Hard Target (1993) Senza tregua

hardtarget_filmtv0Con questo film mi è impossibile stilare una scheda “classica” o fare battutacce come mio solito, qui nel blog: devo per forza ripetere l’operazione di Senza esclusione di colpi! (1988) e Kickboxer (1989) e fondere la recensione con il ricordo personale.
I due titoli citati sono i primi film di Van Damme che ho visto, mentre Hard Target è l’ultimo: un mese dopo ho cambiato vita e diciamo che la vandammania che mi ha bruciato per i tre anni precedenti è dovuta passare in secondo, se non in terzo piano.
Per fortuna l’atleta belga mi ha aiutato nel distacco lanciandosi in film deludentissimi dove non faceva nulla di quello che sapeva fare, così non ho sofferto più di tanto da questo addio…

Roma, novembre 1993 © Lucius Etruscus

Roma, novembre 1993 © Lucius Etruscus

Questa che vedete qui sopra è una foto scattata da me all’uscita del film in Italia – con lo stupidissimo titolo Senza tregua – quel 19 novembre 1993: ad onor del vero l’ho scattata quando sono tornato a vederlo una seconda volta con un mio amico, ma siamo lì.
Il film doveva uscire il 12 novembre e all’ultimo fu posticipato: avevo 19 anni… oddio, non ci avevo fatto mente locale. Lo so, ero troppo grande per scrivere la data dell’uscita del film sul diario di scuola, ma l’ho fatto. Ebbene sì: alcuni a 19 anni aspettano che gli regalino la macchina, io invece volevo veder volare Van Damme. Secondo il mio metro di paragone, ero molto più esigente io…
La scuola andava malissimo, come sempre, e non esisteva alcuna soddisfazione per il povero Etrusco se non l’arrivo del nuovo atteso film di J.C. al cinema. Ed era sempre quello, il cinema: il Royal di San Giovanni, il cinema che storicamente ha portato nella Capitale tutti i migliori “film di menare” della storia.
Il 21 febbraio 1973 per la prima volta gli italiani si sono fomentati con un film di gente che si mena, Cinque dita di violenza, e secondo voi qual è stato il primo cinema a trasmetterlo? Esatto: il Royal di San Giovanni.

Vi meno la testa!

Vi meno la testa!

Quasi ogni film di Van Damme l’ho visto al Royal – per I nuovi eroi ho dovuto attraversare Roma perché lo davano solo nei cinema più assurdi e fuori mano! – quindi quel 19 novembre 1993 ero lì a godere di Van Damme. E ho goduto.
L’atleta stava crescendo e migliorava di film in film. Non parlo di recitazione, quella non c’è mai stata, parlo di costruzione della storia e di qualità dell’immagine: prendete la rozzezza dei suoi primi film, roba da pomeriggio di Rete4, e paragonatela con la cazzutaggine di questa pellicola che vanta la firma della Universal Pictures. All’epoca sembrava davvero che il cinema marziale potesse solo crescere: che ingenui che eravamo. Stava per morire e noi stavamo ballando sul Titanic
John Woo nessuno sapeva chi era e solamente dopo in Italia si è conosciuto il cinema contemporaneo di Hong Kong – grazie a scrittori d’avanguardia come Stefano Di Marino, che all’epoca presentavano ottimi saggi sul cinema asiatico per chi, come me, non aveva altro tipo di informazione.

Ecco come John Woo motiva gli attori!

Ecco come John Woo motiva gli attori!

Quando lo recensirò sarò più preciso, ma andiamo: Hard Target è il remake scintillante de I cacciatori della notte (1986) di Sam Firstenberg, il primo film a prendere il tema degli “Hounds of Zaroff” e a sostituire un ricco cacciatore con un ricco che organizza la caccia insieme ad altri ricchi.
Visto che non c’è traccia di questo nei crediti – la sceneggiatura risulta scritta unicamente da Chuck Pfarrer, che è il barbone che viene ucciso nei titoli di testa! – invece di “remake” potrei benissimo parlare di scopiazzamento, ma approfondirò quando tratterò il film con Michael Dudikoff.
Ciò che conta è che un mito assoluto come Lance Henriksen era l’attore dannatamente migliore per interpretare un ricco organizzatore di cacce all’uomo, che poi deve fare i conti con la “preda più pericolosa” (come veniva a volte tradotto in Italia il racconto originale di Richard Connell), cioè Van Damme.
Lance in alcune interviste successive ha sbeffeggiato l’attore belga, temo che non ci sia mai stata la “scintilla” tra i due, ma con John Woo è andata decisamente meglio.

John Woo e Lance Henriksen se la ridono davanti a Van Damme che recita

John Woo e Lance Henriksen se la ridono davanti a Van Damme che recita

Stando alla biografia di Henriksen firmata da Joseph Maddrey, Not Bad for a Human (2011), il regista di Hong Kong voleva che il suo personaggio usasse una mitragliatrice. not bad«Dissi a John Woo che non avrei usato una mitragliatrice, bensì una pistola a colpo singolo calibro 45, perché volevo qualcosa che mostrasse quanto fossi selettivo sulla violenza in cui ero coinvolto.»
Woo pendeva dalle labbra dell’attore, stando alla biografia, e accettava tutte le sue improvvisazioni, tanto che Lance si è dato anima e corpo fino al finale, quando ha accettato per la prima volta di essere ricoperto dalle fiamme: come si vede benissimo, Lance non usa uno stuntman e va letteralmente a fuoco!
Il fatto che non una sola parola nella biografia sia spesa per Van Damme fa capire che sul set non ci sia stata intesa tra i due attori: meglio, perché il film ha guadagnato spessore dalla tensione evidente tra i due.

hardtarget_filmtv10Potrei parlare di chicche sparse, tipo che quella vecchia volpe di Sam Raimi ha messo dei soldi nel film e che come sempre ha voluto l’apparizione cameo del fratello Ted – è il passante che rifiuta l’aiuto al barbone nero Roper (Willie C. Carpenter). E che Raimi in questo film adocchia Arnold Vosloo, il rude braccio destro del cattivo, e se lo porta via dandogli il ruolo da protagonista bendato di Darkman II (1995).
Potrei dire che Van Damme ha chiamato il padre (Eugene Van Varenberg) a fargli da produttore e che per la splendida colonna sonora il compositore Graeme Revell è riuscito ad acchiappare al volo i Kodò in tourne americana: i celebri percussionisti giapponesi sono un accompagnamento perfetto, e il CD della colonna sonora è un’esperienza che vi consiglio. Potrei raccontarvi che nel ruolo di uno dei ricchi cacciatori – quello con il sigaro – c’è Sven-Ole Thorsen, caratterista che Schwarzenegger chiamava spesso negli anni Ottanta: è quello che all’inizio di Predator (1987) uccide l’ostaggio sparandogli alla testa.
In realtà le vere chicche che voglio raccontarvi… portano la mia firma!

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Dopo 23 anni posso anche confessarlo: all’epoca portai una macchina fotografica in sala e scattai delle foto! Come quella che vedete qui sopra.
Nel 1993 la tecnologia fotografica era davvero preistorica, a meno di non essere impaccati di soldi potevi accedere solo a macchinette rozze, ma non importava: entrai in sala con la macchinetta fotografica di famiglia, disattivai il flash che mi avrebbe chiaramente fatto scoprire, ed avendo già visto il film sapevo in che punti avrei scattato.
Purtroppo quando tornai per questa “operazione segreta” il cinema era talmente pieno che trovai posto solo in alcune poltrone laterali, così l’inquadratura è un po’ sbilenca.
Sì, amici all’ascolto: negli anni Novanta i film di Van Damme riempivano i cinema!

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Non ci crederete, ma anche nelle scene più rumorose… il click della mia macchinetta si sentì distintamente per l’intera sala! Temo di essere stato molto meno furtivo di quanto avrei voluto, ma per fortuna nessuno mi ha fermato all’uscita.
Il risultato, come potete vedere, è alquanto scarso, ma in un’epoca pre-internet avere foto di film era talmente raro che tutto andava bene.

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Foto scattata in sala nel novembre 1993!

Avendo in un solo ottimo film Van Damme, simbolo delle arti marziali che adoravo, ed Henriksen, simbolo del mondo di Aliens che adoravo, fu davvero un film con cui toccai l’apice prima che tutto cambiasse nella mia vita.

Due miti diversi, di qualità diversa... ma sempre miti!

Due miti diversi, di qualità diversa… ma sempre miti!

Con la prima delle sue infinite scelte sbagliate Van Damme interpreta Timecop (1994) quindi mi rende facile smettere di seguirlo. Mi rimane il piacere di aver assistito in diretta al film tecnicamente migliore della sua carriera, e per capire quanto Hard Target sia un capolavoro… basta vedere Hard Target 2, interpretato dal tirapiedi di Van Damme, un certo Scott Adkins. Che forse ha capito che seguire l’esempio del belga è la strada sicura per il fallimento…
La caccia all’uomo non ha mai fine, ma la caccia più difficile è quella… ad un bravo atleta che accetti di fare film marziali senza velleità artistiche!

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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27 risposte a Hard Target (1993) Senza tregua

  1. Denis ha detto:

    Mi sa che Woo nel periodo americano non abbia mai avuto il director cut dei suoi film,secondo me proprio gli americani sono un pò xenofobi,ci fosse state Kurt Russel anche Lance era più contento comunque ottimo film

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che gli americani siano xenofobi è appurato e indiscutibile, ma considera che questi film action anni Novanta non credo siano così appetibili per le case tanto da tirar fuori edizioni Director’s Cut o anche solo con qualche ghiottoneria del DVD. “Broken Arrow” di Woo è un gioiellino ma lo stesso dubito che siano andati a cercare le scene tagliate (se c’erano).
      So che “Hard Target” ha diverse scene tagliate, di cui si vocifera da decenni, ma temo che non le vedremo mai…
      Nel 2013 la Universal ha portato in Italia il Blu-ray del film con UNA MAZZA DI NIENTE come contenuto speciale: che gli costava metterci almeno il trailer? Figuriamoci una Director’s Cut…

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      • Denis ha detto:

        Più che scene tagliate intendevo che non ha potuto montarli come voleva lui,comunque mi sa che per l’America e come diceva un mio amico”il paese degli hamburger e patatine vuoi che non si sparino addosso”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per quanto fosse un titano ad Hong Kong, Woo in America era un signor nessuno quindi anch’io penso che non abbia avuto poi tutta questa libertà nel montaggio.

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  2. Cassidy ha detto:

    Potrei farti ci complimenti per esserti ricordato di Sam Raimi (che questo film avrebbe anche dovuto dirigerlo) e di Arnold Vosloo, ma cosa ti devo dire, quando parli di Van Damme vai più in alto dei suoi salti. Infilarsi in sala con la macchina fotografica è vera passione, i cellulari di oggi non contano, troppo facile! Henriksen poi è un grande, ha scelto un arma a colpo singolo, perché aveva capito che John Woo stava girando un western. Non sono razionale parlando di Woo, perché è un gigante, ma dei suoi film americani, questo è uno di quelli che ogni tanto mi riguardo volentieri 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non avevo mai visto un film di Woo, o anche solo uno asiatico post-anni Settanta, quindi la prima visione al cinema è stata epocale! In confronto con la qualità media dei film di J.C. è davvero su un altro pianeta…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Concordo in pieno con Cassidy, recensione bellissima ma la vera chicca è quando emerge il lato biografico…e quella romantica macchina fotografica vale più di mille parole!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ha accompagnato la mia famiglia fin quasi al 2000, non ricordo la marca – forse non l’aveva! – ma apparteneva ad un periodo in cui gli apparecchi erano costruiti per durare 😉

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  3. Giuseppe ha detto:

    Che i film di Van Damme riempissero le sale nei ’90 lo posso testimoniare anch’io, eccome (con I Nuovi Eroi fui fortunato, da me lo davano in piena zona centro)!
    Qui poi mi sento di dire che, oltre a un’appassionata recensione di questo grande classico che mi sono rivisto giusto ieri, hai condiviso con noi una preziosissima testimonianza d’epoca: la tua altrettanto appassionata esperienza di fotografo di scena al cinema 😉
    Dialogo immaginario tra i due miti lassù:
    Henriksen: “Non ci sarai nella mia biografia…”
    Van Damme: “Sopravviverò” 😉
    P.S. 1) Avevo letto che, oltre che con Henriksen, nemmeno con Vosloo ci fu poi chissà quale intesa..
    P.S. 2) Senza gridare al miracolo, Timecop mi era piaciuto (e il mio rimpianto è che di action sci-fi senza velleità artistiche ne avrebbe potuti fare di più, in quegli anni: purtroppo le cose sono poi andate diversamente 😦 )

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sia “I Nuovi Eroi” che “Timecop” potevano contare su un’ottima resa visiva, garantita da un eccellente cast tecnico: il problema è che poi mancando la parte marziale, e spesso l’action, sono film che richiederebbero un attore protagonista: cosa che Van Damme non era.
      Lance è un bel peperino, racconta che appena giunto nei Pinewood Studios per girare Aliens già stava per menare qualche tecnico: lì si usa gesticolare e toccare le persone, mentre lui è di New York e quelli sono gesti che precedono una rissa!

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      • Giuseppe ha detto:

        Immagino la scena (pensando al suo ruolo e a quello del suo predecessore, non si rendevano conto di quanto fossero a un solo passo dal trasformare Bishop in Ash) 😉

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