Darkman 3 (1996) Darkman morirai!


Torna l’appuntamento dedicato allo sport estivo più amato dai zinefili: la maratona horror! Grazie a The Obsidian Mirror parte la nona edizione della storica “Notte Horror“, in omaggio all’omonima iniziativa di Italia1 dei tempi d’oro. (Ecco il bannerone con gli appuntamenti.)


Ultimo appuntamento del Zinefilo con la Notte Horror di quest’anno, e ultimo appuntamento con l’Uomo Oscuro nato da Sam Raimi: girato insieme al precedente seguito, ecco arrivare Darkman III: Die Darkman Die.
John Kenneth Muire, nel suo saggio raimiano The Unseen Force (2004), mi spiega che è una strizzata d’occhio ad una tradizione titolistica che risale ai tempi di Scream, Blacula, Scream (1973).

Annunciato per novembre 1995 (secondo “Cinefantastique”) e poi uscito nelle videoteche americane solo nell’agosto 1996 (secondo IMDb), arriva in Italia in una rarissima VHS CiC Video con il titolo Darkman III. Darkman morirai!.
Tele+1 lo presenta (a pagamento) nella seconda serata del 17 gennaio 1998, mentre Italia1 aspetta il 6 luglio del successivo 1999.

Mai titolo fu più veritiero, visto che dopo questo film Darkman non si è più visto

Purtroppo squadra che perde non si cambia, quindi alla regia c’è sempre Bradford May, autore televisivo che cerca di rifare Sam Raimi con effetti men che dignitosi.
Eppure il regista è molto sicuro del proprio lavoro, tanto che quando riceve la visita del giornalista Frederick C. Szebin di “Cinefantastique” (ottobre 1995) gli racconta che la Universal Pictures era così contenta di Darkman II che voleva addirittura distribuirlo al cinema. Boh…

«Mi sarebbe piaciuto vederlo in sala: mi avrebbe reso un uomo ricco.»

Eh, si vede che May è spinto dalla passione e dalla visione filmica: non è un regista, è un missionario!

«Spero che anche la distribuzione in home video vada bene, credo che sia un seguito di culto per il personaggio. Abbiamo un altro Darkman ma credo che il lavoro di Arnold Vosloo sia ammirabile.»

Il giornalista ci spiega che May era stato ingaggiato dalla Renaissance Pictures di Raimi, Tapert e altri per gestire i film della serie “Hercules” per la Universal, ma poi ci sono stati problemi, “divergenze creative”, e la grande major ha allontanato il regista affidandogli la saga di Darkman. E pare che lui non abbia capito che era una punizione!

«Non credo che i fan di Darkman rimarranno delusi. Ciò che volevamo era ritmo veloce e grande energia. Abbiamo realizzato entrambi i seguiti con un po’ meno di sette milioni di dollari, ed è ancora un alto budget rispetto a film medi. Inoltre stiamo discutendo di altri due film: sono molto orgoglioso di questo risultato.»

Non esserlo, Bradford, visto degli altri due film sono rimaste solo le discussioni.

Una rivelazione interessante del regista è che i due seguiti del primo Darkman sono stati girati uno appresso all’altro ma poi la distribuzione li ha invertiti: questo terzo episodio in realtà doveva essere il secondo.
Poi chiude l’intervista con una battutona: «Ho fatto due Darkman ora… che è uno in più rispetto a Sam Raimi!» Che ridere, ma forse la battutaccia testimonia il fatto che il regista crede davvero di poter anche solo gareggiare con Raimi, solo perché ha più esperienza sui set televisivi: il risultato in video testimonia come invece non esista gara. Sono due registi di razze molto diverse.

Quando un regista televisivo cerca di ricreare le sequenze d’azione raimiane…

Sapere che questo film è stato girato subito dopo il primo rende chiaro come mai il regista cerchi con molto più impegno di ricreare dall’inizio alla fine lo stile di Raimi, quasi a volerlo far passare come un altro prodotto degli stessi autori. Invece ne Il ritorno di Durant è molto meno raimiano, tanto da sembrare un film diretto da due persone diverse.
Tanta è la voglia di May di ricreare identico quello stile particolare, che ci scappa pure una TV accesa con in onda – guarda a volte la coincidenza – il promo per il parco a tema degli Universal Studios.

Citazioni così nascoste da essere appena percettibili…

Per fortuna stavolta lo spiegone è ridotto all’osso e andiamo subito al sodo: il dottor Peyton Westlake (Arnold Vosloo) continua a studiare un modo per far durare la sua pelle sintetica più di 99 minuti, così da poter tornare a mostrare la sua brutta faccia in giro.
I tentativi falliscono come sempre ma stavolta finalmente pare aver trovato la formula giusta.

Che faccia mi metto oggi? Cosa sta bene con il rosso mattone?

Chi sarà mai il cattivo di turno che gli impedirà per l’ennesima volta di potersi spalmare in faccia una pelle duratura? Entra in scena il cattivo da fumetto Peter Rooker, interpretato da un gigioneggiante Jeff Fahey, già signore assoluto della Z televisiva.

Non c’era un impermeabile della sua taglia?

Mi diverte pensare che la presenza di Vosloo nel cast abbia spinto qualcuno (dubito il regista) ad organizzare una scena in cui il cattivo suona il pianoforte, che mi ricorda quella identica di Senza tregua (1993), sempre con Vosloo nel cast.

Suonare il piano mi fa sentire tanto Lance Henriksen

Seee, te piaceresse!

Seccato dalla presenza del giustiziere oscuro, Rooker gli organizza una “trappola al miele”. Westlake viene infatti avvicinato dalla dottoressa Bridget Thorne (Darlanne Fluegel) che era fra i dottori che l’hanno operato quando era stato mezzo massacrato da Durant. All’epoca gli hanno dovuto tagliare il nervo che si occupa delle emozioni, ma ora la dottoressa glielo può riattaccare, operando nella sporcizia della metropolitana dove vive Darkman. Va be’, non mi sembra che gli sceneggiatori siano in grado di intendere e di volere.

Vieni, che ti riattacco il nervo dei sentimenti con scotch e colla

La dottoressa invece è l’amante di Rooker e impianta una roba nella testa di Westlake così a fondo che a Darkman bastano due secondi per strapparsela: mi sembra chiaro che la sceneggiatura sia improvvisata sul momento.
Lo scontro fra il cattivo Rooker che vuole conquistare la città con i suoi steroidi velenosi e Darkman che rivuole la formula della Coca e del biscotto (come “Lancillotto 008“) è davvero roba da dimenticare, invece ho trovato molto più interessante la sotto-trama della seconda parte, quando cioè Darkman con la maschera di Rooker si ritrova a dover passare la serata a casa del cattivo, risultando un marito e un padre migliore.

D’un tratto cambia qualcosa nella trama cialtrona e nasce un guizzo narrativo interessante che avrebbe meritato un migliore sviluppo: una storia d’amore fra Darkman e Angela (Roxann Dawson), la moglie del super-cattivo, in omaggio dichiarato e sottolineato alla favola della Bella e la Bestia.
Solo qualche anno prima si era conclusa la storica serie omonima con Ron Perlman e Linda Hamilton, e guarda caso lì la Bestia abitava il sottosuolo esattamente come Darkman: per me sarebbe stata divertentissima una serie TV con Darkman che combatte il male dalle fogne con l’aiuto della bella moglie del cattivo. Che oltre che cattivo è pure cornuto!

Sento qualcosa premermi sulle tempie per uscire. Tipo due corna…

A sorpresa quel semplice guizzo di sceneggiatura mi fa rivalutare l’intero film: a parità de Il ritorno di Durant è una stupidata inutile che non sarebbe mai dovuta nascere, ma almeno qui c’è quel pizzico di sentimento in più che dà sapore alla storia, e ci scappa pure un bel finale melodrammatico. In mano a un vero sceneggiatore e a un regista più audace sarebbe stato un film molto più dignitoso.

La Universal in quegli anni pare credere nel progetto, visto che in parallelo ai due film televisivi affida alle librerie anche una serie di romanzi con Darkman, ma è chiaro che non ci creda così tanto da affidarsi a gente in gamba. O, peggio ancora, credeva davvero che questa fosse gente in gamba!
Non so quanto riscontro di pubblico possano aver avuto i “figli” di Darkman, film TV e romanzi, ma visto che sono stati subito soppressi temo che non sia stato molto.

Finisce dunque qui il viaggio al fianco dell’Uomo Oscuro, ma non escludo di poter trovare prima o poi in giro altri prodotti che ne raccontano le gesta (libri, fumetti, ecc.), quindi tremate, criminali: l’Oscurità può essere ovunque!

L.

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34 risposte a Darkman 3 (1996) Darkman morirai!

  1. Sam Simon ha detto:

    Roxann Dawson! Ho già gli occhi a cuoricino… Che faccio, lo recupero sto film Z? :–D

    Povero il regista però, coi suoi progetti tutti finiti male…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La parte della Dawson è davvero minuscola, ma un’occhiata non la si nega a nessuno 😉

      Il regista era decisamente troppo ottimista sul successo di questa saga, possiamo credere che davvero abbiano parlato di altri seguiti, ma temo che i risultati di questi due seguiti hanno raffreddato tutti gli animi.

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  2. Cassidy ha detto:

    Per me questo resterà sempre: dai Darkman dai! Nel senso fai qualcosa! Jeff Fahey fa sempre piacere ritrovarlo ma la tua versione con cattivo cornuti risulta migliore del film finito. Per altro qui, quello che resta di Raimi è la bionda, che intereptava Olimpia la socia di Xena nel telefilm prodotto proprio da Raimi, fine delle influenze e per fortuna anche se seguiti, anche se mi dispiacerà non leggere altri tuoi post su Darkman, questi seguiti non fanno che ricordarci che gran film fosse l’originale 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui il regista è affetto da raimite seria, che lo spinge a imitare uno stile che chiaramente non gli appartiene, con effetti poco lusinghieri.

      Non dispero di stanare qualche chicca oscura che mi porti ad agiungere post al ciclo, ma per ora possiamo dirlo completo.

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  3. Evit ha detto:

    Ero sicuro di averlo visto d’estate questi “IL DARKMAN IL” (semi-cit.)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Italia1 all’epoca li ha mandati almeno un paio di volte, questi due seguiti, quindi magari li hai beccati in una qualche Notte Horror estiva.

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    • Vasquez ha detto:

      È Telespalla Bob, ve’?

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      • Evit ha detto:

        Esatto 😄
        Vasquez garanzia

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      • Vasquez ha detto:

        In sottofondo c’era la colonna sonora di Cape Fear, impossibile sbagliare! Adoro Telespalla Bob 🤩

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ci sarie mai arrivato 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Mito assoluto!
        Non so chi lo doppia in originale, ma in italiano ha una voce fantastica e un doppiatore bravissimo, come sempre ne “I Simpsons”.

        Che poi, sappiamo chi è “IL Darkman”, ma chi dovrebbe essere “IL Bart”?… a meno che non sia un riferimento a “EL Barto”…😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In originale è Kelsey Grammer, il mio amato Fraser Crane, e il doppiatore italiano lo rende alla perfezione, anche se comunque Grammer ha quella parlata “all’inglese” che a ogni americano fa salire il sangue agli occhi, quindi dà al personaggio una sfumatura di crudeltà in più.
        Ricordo quel capolavoro di puntata dove Telespalla usciva di prigione ricreando il De Niro di “Cape Fear”, magnifico! (Con tanto di sigarone e camicia hawaiiana)

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      • Vasquez ha detto:

        Un’altra di quelle serie sepolte nei magazzini delle emittenti. Riuscirò a recuperare Frasier prima o poi 😢

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In realtà dovresti andare più indietro: ti ricordi “Cin Cin”, la sit-com ambientata nel bar con Ted Danson? Per rinfocolare gli screzi amorosi con la co-protagonista Shelley Long a un certo punto (terza stagione, 1984) gli autori le forniscono un fidanzato, così da far ingelosire il barista: un fidanzato pallone gonfiato, altezzoso e con la parlata da puzza sotto il naso… di nome Frasier Crane. Il personaggio piace così tanto che rimane nella serie per dieci anni, mollato dalla protagonista trova una moglie, algida e spettrale, si sposano, fanno un figlio, si separano, ha una relazione con la nuova barista della serie, (Kirstie Alley) e quando nel 1993 “Cin Cin” chiude i battenti… è l’unico personaggio ad avere l’onore di uno spin-off con il proprio nome, “Frasier”. In dieci anni di questa serie tutti gli attori di “Cin Cin” faranno in tempo a fare una visita, da Ted Danson a Shelley Long a Woody Harrelson, e sua moglie nella serie (Bebe Neuwirth) diventerà così iconica, pur apparendo solo una puntata a stagione, che quando l’attrice fa una comparsata in “Will & Grace” tutti la trattano come se fosse la moglie di Frasier e non un’attrice!
        Mi fermo che se no inizio a recitarti a memoria tutti i 264 episodi di “Frasier” 😛

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      • Vasquez ha detto:

        In quella puntata di “Will & Grace” Jack e Karen sono affranti per la chiusura delle loro serie preferite, tra cui “Frasier”. La tengo di mira da allora, e visto il numero di episodi mi farei bastare quella, senza andare a scomodare pure “Cin Cin” 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahha muio! Anzi, “dài”!!! 😀
        Non ricordavo minimamente questa puntata, dovrei fare un ripasso della saga di Telespalla Bob.

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      • Evit ha detto:

        Aggiungi la battuta “IL DARKMAN IL” sennò l’articolo è incompleto 😄😄

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Qui l’oscurità annebbia soprattutto la mia mente, visto che non ricordo se l’ho visto o meno! In ogni caso, interessate la recensione e anche quel risvolto che, quando tutto sembra perduto, riabilita un po’ la pellicola. D’altronde, il bello della Z è che non bisogna mai darsi per persi (salvo spesso scoprire che invece lo si è irrimediabilmente! Ahahah!)! 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Un guizzo interessante, giusto un guizzo, che però avrebbe dovuto essere gestito da mani ben diverse (May credeva di averle quelle mani, ma non era proprio così: volare basso, Brad, altro che metterti in competizione con Raimi), verissimo. Per il resto, si rimpiange una volta di più l’occasione mancata per una serie televisiva su Darkman con sceneggiatori e registi ad hoc…

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  7. Pietro Sabatelli ha detto:

    Non l’ho visto, ma poi muore almeno? o il titolo è inesorabilmente fuorviante?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo hai visto bene, il titolo è “acchiappone”, il classico riferimento alla morte che è sempre falso 😛
      Il regista ha dichiarato che si stava parlando di altri due film e in effetti in libreria c’era una saga in quattro libri che prometteva buona salute a Darkman, ma poi niente, tutto si è spento nel nulla.

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  13. Obsidian M. ha detto:

    Ho la sensazione che Sam Raimi abbia fatto più male che bene alla stiria del cinema. In nome suo (o per arrivare a lui) sono stati consumati milioni di chilometri di pellicola a ufo, tanto da fare tre volte la strada per Saturno e ritorno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è che Raimi stesso ha abbandonato subito il suo stile e ha lasciato orfana una generazione che aveva trovato un nuovo Messia, così altri hanno dovuto cercare di imitarlo mentre lui faceva i soldi con il fantasy televisivo. Per fortuna poi si è subito dimenticato chi era Raimi e quando è tornato al cinema non era più lui, per cui la generazione dei supereroi non ha idea di chi sia stato e non ha problemi.
      Noi che abbiamo visto nascere il Messia lo piangiamo e ci detergiamo le lacrime con un po’ di zucchero, baby, agitando il nostro boomstick in aria 😛

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