[Notte Horror 2022] Darkman 1 (1990)


Torna l’appuntamento dedicato allo sport estivo più amato dai zinefili: la maratona horror! Grazie a The Obsidian Mirror parte la nona edizione della storica “Notte Horror“, in omaggio all’omonima iniziativa di Italia1 dei tempi d’oro. (Ecco il bannerone con gli appuntamenti.)

Quest’anno apre le danze Cassidy ed eccomi di seguito ad iniziare una trilogia che da anni volevo affrontare: quella dell’uomo oscuro, che è tutti gli uomini e nessuno, che è dovunque e in nessun luogo. La Trilogia di Darkman.


Indice:


La “crescita” di Sam Raimi

Girato in piena “Batman-mania”, è impossibile per i giornalisti di allora non considerare Darkman “figlio” della novella passione per i supereroi su grande schermo, idea che Sam Raimi non ha mai fatto nulla per scoraggiare anche se ogni volta che gli capitava un microfono davanti alla bocca cercava di rettificare.
A Kyle Counts della rivista “HorrorFan” n. 4 (inverno 1989) spiega:

«Amo i fumetti quindi non reputo ingiustificato il paragone [con Batman], ma vorrei dire che Darkman è probabilmente più simile a Spider-Man che a Batman. Come Peter Parker, Peyton è un’anima travagliata, senza parlare dei suoi problemi con le ragazze.»

Quando si siede con Quelou Parente, che lo intervista per “Monsters Attack!” n. 4 (settembre 1990), Raimi spiega che Darkman

«è un thriller in stile da fumetto [comic book-style thriller], ma è anche una storia d’amore, una versione della Bella e la Bestia. È diverso dai miei film precedenti, diverso dal genere horror.»

Per “Cinefantastique” del settembre 1990 il giornalista Steve Biodrowski va a fare una chiacchierata con Sam Raimi, che si dev’essere svolta almeno un paio di mesi prima, visto che viene annunciata per il successivo 17 agosto l’uscita al cinema di Darkman.

«Questo è diverso da qualsiasi altro film io abbia lavorato in passato, in quanto c’è un soggetto: il che è una cosa nuova per me.»

Così, tra il serio e il faceto, Raimi racconta la sua prima esperienza con un film che abbia alle spalle una casa importante come la Universal, il che comporta un profondo cambiamento dai piccoli film indipendenti a cui il regista è abituato.
Riguardo al personaggio protagonista:

«Rappresenta una sorta di ritorno al passato, ai vecchi mostri della Universal come l’Uomo Lupo: il poveraccio che viene maledetto. I suoi aguzzini sono criminali il che fa di lui un eroe, ma a volte li punisce un po’ troppo rispetto a quanto si meritino. Da questo punto di vista si avvicina di più alla categoria dei cattivi, quindi alla fine diciamo che si pone nel mezzo, fra il bene e il male.»

Il giornalista ci spiega che questo film rappresenta per Raimi un tentativo di cambiare direzione alla propria arte, passando cioè da film dove a comandare è l’obiettivo, la cinepresa che gira ovunque e interferisce con le vite dei personaggi, ad una vicenda più incentrata su un protagonista e sulla sua storia. Questo cambiamento non è stato indolore, considerando anche che non si tratta più di un gruppo di amici che si divertono a girare nei boschi: con la Universal non si scherza, e quindi ci dev’essere un copione, non idee smozzicate in giro.
Il giornalista ci informa che l’idea originale di Raimi ha attraversato dodici revisioni di copione, scritte da Raimi stesso, poi da suo fratello Ivan, poi da Chuck Pfarrer, Joshua e Daniel Goldin. Solo per citare nomi famosi, perché sicuramente altri avranno infilato le loro dita nel copione.

«Non ho mai fatto così tante riscritture, né mi è mai capitato di chiamare altri scrittori a rielaborare la mia roba, ma credo che sia così che si lavora con uno studio

Se Raimi deve rinunciare alla realizzazione del film come l’ha sognato, in favore di un film che corrisponda ai sogni dei produttori della Universal, in cambio vuole qualcosa: due sciocchezzine come alto budget e bravi attori. Inezie, quisquilie, eppure le ottiene.
Undici milioni di dollari nel 1990 sono una signora cifra, soprattutto per un regista che proviene da produzioni “pizza e fichi”, così come non è assolutamente scontato trovare una nominata all’Oscar come Frances McDormand, già all’epoca attrice “impegnata”, come pseudo-co-protagonista ma in realtà “damigella in pericolo”. E se Liam Neeson all’epoca era poco più di un volto noto, era comunque Liam Neeson e tutti sapevano che era Liam Neeson, quindi averlo protagonista di un supereroe horror del regista di Evil Dead era qualcosa che faceva dannatamente notizia.

Avere a disposizione soldi, bravi attori e tecnici eccezionali potrebbe essere un sogno per un giovane regista… ma forse non per Raimi, vista la punta di amarezza che si avverte nelle sue parole.

«Io e i miei compagni non abbiamo fatto molto, abbiamo delegato parecchio. Il risultato è un film che è completamente creato da professionisti di alto livello, ma che è molto meno individuale di come invece l’avrei fatto io, anche se non l’avrei fatto così bene. Perciò avrete qualcosa di un po’ più generico.»

È davvero sorprendente sentire un regista di un film in uscita dichiarare che… lui l’avrebbe fatto in modo diverso! Dietro quella frase, e dietro quel giudizio terribile che è «a little more generic» ci leggo un profondo rimpianto, quello di un giovane regista abituato ad avere il controllo su come le proprie visioni prendevano vita, e che d’un tratto si trova schiacciato dalla produzione in serie hollywoodiana e le sue regole ferree. È un compromesso che tantissimi – direi quasi tutti – hanno dovuto affrontare, ma di solito lo fanno ben contenti di ricevere soldi e attori: Raimi preferisce di gran lunga “giocare” con la sua cinepresa.

«Invece di guardare attraverso l’obiettivo e poi spostare una sedia di tre metri, ora guardo attraverso l’obiettivo e dico al mio assistente “Chiedi ai responsabili degli oggetti di scena di muovere quella sedia di tre metri”. Questa è la differenza fra budget piccolo e grande. E con un grande budget ottieni la sedia da regista… ma tanto io non mi ci siedo mai.»

Raimi poi spiega che trovandosi a gestire tecnici di alto livello e attori così bravi non può più tirarsela da “io so tutto, si fa come dico io”, ma deve ascoltare i consigli di tutti e tenerne conto. «Il che è bene», conclude in modo decisamente poco convinto.

Molto più convinta è invece la Universal, visto che ci viene detto come il produttore Jim Jacks si sia sempre dimostrato disponibile e addirittura alcune scene gli sono piaciute così tanto che ha autorizzato un budget aggiuntivo per migliorarle, il che non può che far piacere a un qualsiasi regista.


I due protagonisti

In quel 1990 Liam Neeson ha interpretato una vasta gamma di ruoli, uno diverso dall’altro, in film anche famosi, ma in pratica è giusto un volto noto. «Potrebbe camminare tra la folla senza che nessuno lo riconosca» ci dice il giornalista Kyle Counts su “Starlog” n. 161 (dicembre 1990). Ecco che ne pensa Raimi:

«Avevo bisogno di un attore che sapesse recitare un mostro con l’anima da uomo sotto la maschera, un attore capace di passione e gentilezza, e secondo me Liam ha tutte queste qualità. Mi è piaciuto all’istante, ha un carisma alla Gary Cooper. Sapevo che sarebbe riuscito a creare un buon contrasto melodrammatico con Darkman.»

Il giornalista va a parlare con Liam e l’attore afferma di aver accettato subito il ruolo perché la considerava un’ottima sfida, vedendolo come una sorta di ritorno al teatro delle origini, quando gli attori recitavano con indosso una maschera.

«Come attore ero attratto dal tumulto interiore di questo personaggio, che inizia normale, uno scienziato un po’ impacciato, per poi svilupparsi in questa versione tragica di un supereroe.»

Stando all’attore, prima dell’inizio delle riprese ha contattato la Phoenix Society, che si occupa di persone sfigurate e del loro reinserimento nella società: Liam voleva capire come rappresentare la dignità di una persona sfigurata al momento di rapportarsi con gli altri, senza dimenticare “mostri melodrammatici” del passato come Quasimodo e il Fantasma dell’Opera.

Frances McDormand è un’apprezzata attrice teatrale passata poi al cinema e subito candidata all’Oscar per Mississippi Burning (1988), dove interpreta una povera donna del sud abusata. Come diavolo c’è finita a fare la damigella in pericolo in Darkman? Se lo chiedono tutti e soprattutto lo chiedono a lei, come fa per esempio Peter Jensen che la intervista per “Starlog” n. 158 (settembre 1990), e il giornalista suggerisce sottilmente quale potrebbe essere la risposta: finalmente l’attrice può smetterla di recitare con un accento del sud, lei che è della Pennsylvania.

«È la prima bimbo che interpreto.»

Trovo difficile tradurre quel termine molto usato nel cinema americano in tempi più maschilisti: forse “bambolona” è la parola assonante più simile, ma chiaramente la McDormand non assomiglia al concetto che “bambolona” evoca. Diciamo che bimbo indica la donna IES, “Inciampa E Strilla”, la bella damigella in pericolo che l’eroe di turno corre a salvare. Non è un ruolo proprio edificante, probabilmente oggi non viene più usato ma dobbiamo ricordarci che parliamo del 1990.

«Volevo fare qualcosa che provasse alla comunità hollywoodiana che so interpretare anche donne sofisticate, intelligenti… che vengono bene in video, ed è una delle ragioni principali per cui ho accettato il lavoro in Darkman

da “Starlog” n. 161

Visto che il termine bimbo si può associare per esempio ai ruoli di Marilyn Monroe, direi che la definizione della McDormand può rientrare nell’etichetta. Anche se il termine è noto per ben altre qualità, come l’attrice dimostra di sapere bene.

«Anche se lei ha un lavoro, lo stesso passa l’ultima parte del film imbavagliata, legata e a strillare, in attesa che il suo uomo arrivi a salvarla.»

Ecco perché ultimamente è difficile trovare quel termine.

«Nel genere “action” c’è un solo motivo perché ci sia una donna, e anche se gli sceneggiatori si sforzano per dare posizioni più importanti alle donne nelle storie di genere alla fine il risultato è lo stesso. Soprattutto nei film d’azione.»

Purtroppo è tutto vero, nel momento in cui l’attrice sta parlando.


Distribuzione

Il film esce in patria il 24 agosto 1990 e circa sei mesi dopo, il 16 gennaio 1991, riceve il visto italiano con un bel divieto ai minori di 14 anni.
Come ormai sappiamo, quell’anno rappresenta il salto di livello nel mercato delle videocassette: se prima era un’esplosione, ora è potenza nucleare. Un divieto va bene al cinema, perché all’epoca esistevano ancora adulti in sala, ma il mondo delle VHS aborre i divieti: il 29 novembre 1993 viene rilasciato un secondo visto privo di divieti, previo taglio di un metro di pellicola. Cosa c’era in quel metro? Ce lo dice ItaliaTaglia.it:

«nella II parte venga eliminata l’inquadratura in cui il protagonista legato su letto della sala operatoria rivive in flashback l’incubo in cui appare un teschio insanguinato»

Mi sa che quel metro di pellicola da allora è stato reintegrato

Arriva nelle nostre sale dal 25 gennaio successivo: «Tra “Il fantasma dell’Opera” e “Diabolik”, nello stile dell’horror-ingenuità anni Trenta» lo presenta “La Stampa”.
Rimane in sala fino a settembre poi da novembre arriva in videocassetta per la consueta CIC Video.

Italia1 lo presenta in prima visione venerdì 26 novembre 1993: la mitica “Notte Horror” lo manda in onda nella seconda serata del 1° settembre 1998.
Le immagini di questa pagina sono tratte da un passaggio su IRIS del 2 aprile 2021.

Già solo per la grafica del titolo merita un applauso

Esiste un DVD Dall’Angelo Pictures datato 1999.


«Io sono Darkman»

La storia la conoscete tutti, quindi sarò veloce e schizzante come lo stile del film. Perché Raimi potrà anche essersi convinto che i dollaroni della Universal abbiano reso il suo tocco “troppo hollywoodiano”, ma Darkman è palesemente figlio dell’autore di Evil Dead, perciò con velocità da cartone animato strippa, strappa, stroppia e fa male! (Per citare il poeta Nico Fidenco.)

«Un pugno di stronzi» (testuali parole), fra cui Ted Raimi (a destra)

Tutto inizia dall’abitudine di Sam di bullizzare il fratello Ted Raimi, infilandolo sempre in ruoli da infame che fa una brutta fine, così da poterlo umiliare pubblicamente. Quindi qui Ted fa parte di un gruppo di cattivi cattivissimi che fanno malissimo, ammazzando gente a valanga e torturando in giro senza che nessuno dica niente.
C’è uno scienziato sfigato che gira col cardigan e gli occhiali a penzoloni? Solo per questo merita di essere maciullato.

Ebbene sì, è esistito un tempo in cui Liam Neeson faceva pure lo scienziato nerd

Così il dottor Peyton Westlake (Liam Neeson) stava per scoprire il segreto di Diabolik, cioè come costruire pelle sintetica duratura, e finisce invece come Will il Coyote alla fine dell’ennesimo piano che non funziona.

Th-th-th-th-th-that’s all folks!

Salvo per miracolo, del povero corpo martoriato di Peyton si occupano il dottor Landis…

Mmmm… quella barba non mi è nuova

… e il dottor Raimi…

«Dottore», «Dottore», «Dottore», «Dottore», «Dottore»…
(questa la capisce solo chi negli anni Ottanta vedeva su Italia1 Spie come noi di John Landis,
prima del suo totale oblio italiano)

… perché non importa il film, Raimi e Landis devono infilarsi a vicenda nelle rispettive opere…

Sam Raimi in Spie come noi (1985) di John Landis

Va be’, piaciuta la gag dei dottori? Possiamo andare avanti?

Bruciato e bendato come Duffy Duck sotto il mirino di Taddeus, Peyton raccoglie vecchi computer distrutti ma che funzionano benissimo – eh, gli scassoni di una volta non li fermavi manco con le bombe! – si infila un pastrano, un cappellaccio, trova un rifugio che gli faccia da bat-caverna e il supereroe oscuro, l’anti-eroe a fumetti per eccellenza, è nato con tanto di volo di colombe a battezzarlo. Quando ancora The Killer (1989) di John Woo non è uscito in America.

Un volo di colombe nella dark-caverna e John Woo… muto!

Come potrà Peyton vendicarsi dei cattivi cattivissimi? Visto che nessuno gli darà una mano… dovrà farsela da solo!

«Io in un supereroe guardo principalmente le mano» (semi-cit.)

Ogni giustiziere nasce come vendicatore, quindi svolto il Racconto delle Origini si passa alla cara vecchia vendetta, con Peyton che usa la pelle artificiale di Diabolik per ingannare i cattivi e farli fuori uno per uno, partendo ovviamente da Ted Raimi, come da contratto.
Se i supereroi nascono nel dolore e acquistano poteri, gagliardiaggine e rettitudine strada facendo, Sam Raimi getta in aria il tavolo e ricorda in ogni scena che questo è l’anti-supereroe, che fa l’opposto dei suoi colleghi a fumetti (e in quel momento anche al cinema). Quindi il “costume” è solo una serie di stracci sporchi di sangue, non c’è alcuna rettitudine bensì rabbia cieca e più passa il tempo più l’oscurità si mangia quel poco che del buon Peyton era rimasto. Con il rischio di diventare null’altro che uno dei gargoyle che scrutano la città di notte.

Un’immagine iconica che a 14 anni mi ha folgorato

Con il trucco di Tony Gardner in faccia il nostro Liam ha provato varie tecniche, visto che doveva recitare con una maschera addosso, finché ha deciso che l’unica maniera… era ignorarla. In pratica, la maschera diventa il volto, e l’attore diventa il mostro, regalandoci un’altra delle creature Universal per cui provare pietà.

E Lon Chaney… muto!

Completata la vendetta, l’eroe non conquista la ragazza, la bestia non conquista la bella, ma rimane bestia. E rimane solo. Quella vaga ombra d’amore che gli è rimasta in corpo lo spinge a non contaminare la donna che ama con l’oscurità di cui ormai è diventato parte. Non è un eroe, non è un supereroe, è solo… un uomo oscuro.

La mia è solo una speculazione, come ha detto Raimi il copione è passato per tantissime mani ed è facile che quanto sto per dire sia una mera coincidenza, ma non posso resistere a notare una curiosità.
Non importa chi fosse il giornalista e quale la testata, tutte le interviste dell’epoca iniziavano con la domanda su quale fosse il rapporto di Sam Raimi con Batman: ne stava girando una propria reinterpretazione? Ne era stato ispirato? Darkman is the new Batman? Basta leggerne qualcuna per capire quanto Sam odiasse queste domande.

La faccia che fa Sam Raimi quando gli citano Batman

Nella sua costruzione dell’anti-supereroe perfetto non posso non notare che il nome “Darkman” non venga mai pronunciato, mentre Batman viene nominato venti volte nel film del 1989 (contare per credere).
Ad eccezione del titolo in locandina, il nome dell’eroe è il manifesto della distanza presa da Batman, film in cui il protagonista appena entra in scena la prima frase che dice è «sono Batman»: l’ultima frase che dice l’eroe di Raimi prima dell’oscurità è «Io sono Darkman». L’esatto opposto.

Di nuovo, è solo un gioco, in originale le due frasi sono diverse («I’m Batman», «Call Me Darkman») ma mi piace pensare che sia una finezza di un genio folle come Raimi, che vive per giocare con il cinema.

Dura un secondo, ma è fra le migliori interpretazioni di Bruce Campbell

Il film inizia come un cartone animato di Bugs Bunny, prosegue con le invenzioni matte ed esplosive di Will Coyote e finisce come Il fantasma dell’Opera, un eroe tragico che dal fondo del suo inferno vuole avere cura della donna che ama, da cui non potrà mai essere ricambiato.
E Sam Rarimi credeva di essersi troppo “hollywoodizzato”: ha creato l’anti-supereroe nel momento esatto in cui la figura del supereroe era al suo apice. Quanti cineasti avrebbero avuto le palle per farlo, all’inizio della propria carriera? Quanti altri avrebbero usato i soldi della Universal per creare la versione Evil Dead di un supereroe da fumetto?

Il film non sarà il successone epocale che la Universal sognava, ma il cuore di chi ama il cinema l’ha raggiunto e ci rimane in pianta stabile, oltre ad aver comunque creato parecchi “figli”, come vedremo.

L.

P.S.
E ora, tutti da Cassidy, che ha recensito magistralmente questo film di culto, e poi tutti sul Bollalmanacco di Cinema di Babol.

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35 risposte a [Notte Horror 2022] Darkman 1 (1990)

  1. Pingback: Darkman: recensione del film

  2. Sam Simon ha detto:

    Olè, è cominciata la notte horror!

    Complimenti per questo gran post su Darkman, splendido film di Raimi. Mi piace un sacco come tu abbia recuperato le sue interviste d’annata, e come tu abbia provato ad interpretare i suoi pensieri dalle risposte alle domande su come sia (bello) lavorare con un alto budget. Per prima cosa non ha potuto avere il suo amico Bruce Campbell come protagonisa, e già per quello immagino gli girassero abbastanza gli zebedei! X–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche se in realtà siamo al terzo mese d’estate, il calendario continua a fingere che siamo all’inizio, e quando inizia l’estate il cinema horror è l’unica arma per combattere il caldo 😛

      Tutti i registi hanno dovuto gestire il passaggio a “faccio tutto io” a “sono solo il tizio seduto sulla sedia del regista”, e sono più che sicuro che Raimi sia fra i pochissimi che ci ha sofferto, perché non voleva “fare carriera”, voleva semplicemente avere più mezzi per giocare con il cinema. li ha avuto, ma ha dovuto rinunciare all’atmosfera da “quattro amici sul set”.
      Fermo restando che il suo lavoro è 100% Raimi, è imossibile vedere “Darkman” e pensare “ah, Sam s’è venduto a Hollywood” 😛

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  3. Fabio ha detto:

    Dopo il tuo pezzo dedicato a questo filmone mitologico,nel rispetto della tradizione “Zinefila”,a questo punto ci starebbero nù babà due bei post dedicati ai due sequel straight to video con Arnold Vosloo!

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  4. Fabio ha detto:

    Direi che non è andata male a Sam Raimi,dover rinunciare a dirigere l’adattamento de “L’uomo Ombra” che inseguiva da tempo in cambio di “Darkman”,di certo gli andò meglio rispetto allo sfortunato Russell Mulchahy!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Personalmente il problema è il regista, non il film. Darkman o The Shadow non si basano sulla storia, ma sulla regia. Raimi ha fatto un film alla Raimi e riluce perché è un film alla Raimi, non perché è la storia di un supereroe; Mulcahy ha fatto un film nel suo stile piatto ed è un film piatto, al netto di un personaggio che non ho mai trovato affascinante a fumetti, tutt’altro.
      Se i due registi si fossero invertiti di ruolo, parleremmo di The Shadow come di un film del cuore e di Darkman come di uno sbaglio che nessuno ricorda.

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  5. Fabio ha detto:

    Vivesse a Gotham City,probabilmente il Dottor Peyton Westlake sarebbe uno degli acerrimi nemici di Batman,e mò che si fà? In quella occasione e probabile che faremmo il tifo per il villain!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da odiatore di Batman non so immedesimarmi in quella situazione: disprezzo sia il titolare che i suoi nemici, quindi se davvero Darkman fosse nell’universo DC mi limiterei a ignorarlo come ignoro qualsiasi altro personaggio di quel mondo 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Anche Jonah Hex è un personaggio DC, ma quello mica lo disprezziamo, no? 😜
        Ecco, lui certo avrebbe beneficiato assai della regia di Sam: fosse stato Raimi a tenere le redini, oggi Jonah sarebbe entrato di diritto nell’immaginario collettivo al pari di Darkman (e magari ci scappava pure un bel crossover)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ una vita che non frequento più Jonah, ma certo un film a lui dedicato diretto da Raimi sarebbe un sogno ^_^

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  6. Cassidy ha detto:

    Post da urlo per iniziare la notte horror, ti ringrazio per averlo scelto, perché sai quanto sia uno dei miei film del cuore, Raimi era il più avanti di tutti, grazie ancora! 😉 Cheers

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  7. babol81 ha detto:

    Complimenti e per il post enciclopedico e grazie per aver cominciato la Notte Horror col botto!
    Questo film l’ho riguardato dopo anni giusto poco tempo fa e sono rimasta sorpresa per la freschezza di idee e per lo stile modernissimo che spiccano anche in quello che è un omaggio sentitissimo al passato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando ho rivisto il film in occasione del post mi ha stupito quanto ricordassi ogni singolo fotogramma: quando l’ho visto la prima volta avevo all’incirca 14 anni, e mi si è impresso a fuoco nel cuore.
      Raimi è eterno, questi suoi film storici li si potranno vedere fra mille anni e sembrberanno sempre nuovi, freschi, vivaci. Non posso dire di amare alo stesso modo le sue produzioni più recenti, ma il primo Raimi lo si ama per sempre 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Pensa quanto posso ricordare bene io ogni singolo fotogramma, avendolo visto (come già dissi da Cassidy) per la prima volta su grande schermo, ai tempi… 😉

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Piacere multiplo! Per l’inizio della “nostra mitica notte horror”, per la scelta ricaduta sull’altrettanto mitico Darkman, per come hai sviluppato il post, pieno di aspetti e con le interviste che, come di consueto, regalano un quid in più, in particolare quelle in cui Raimi espone la sua insoddisfazione (e che in pratica rivelano lo spessore di un regista che si distingue decisamente dalla massa)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fa davvero un grande effetto vedere un film immortale, puro Raimi 100% e sentire invece Sam lasciar trapelare una certa insoddisfazione, quasi un essersi venduto alle grandi case e quindi al cinema “generico”. Non c’è un solo fotogramma “generico” in Darkman, quindi posso solo immaginare cos’avesse in mente Raimi per questo film, se avesse avuto mano libera…

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  9. Pietro Sabatelli ha detto:

    Mi ero ripromesso di vederlo ma ancora non ho avuto occasione, devo assolutamente trovarla 😉

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  10. stefanoramarro ha detto:

    Che articolo fichissimo!

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  12. Pingback: [2013-03] Colonial Marines su “Micromania” 217 | 30 anni di ALIENS

  13. Marco ha detto:

    Gran bel articolo, Complimenti!

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  14. Pingback: Darkman 2 (1995) Il ritorno di Durant | Il Zinefilo

  15. Obsidian M. ha detto:

    Avrei voluto inserire qui un commento di rara intelligenza, come meriterebbe il tuo post, ma non conosco abbastanza Darkman per poterlo fare. Non mi resta che iniziare a farmi una cultura in materia leggendo anche i tuoi post successivi. Chissà che ora del terzo capitolo riesca a dire qualcosa di concreto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah basta il tuo passaggio per impreziosire il post ^_^
      Se la Universal avesse creduto di più in Darkman avremmo un’ottima saga anti-eroistica, invece rimane uno splendido primo film, che ha generato romanzi, fumetti e seguiti.

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