Most Dangerous Game (2020) Il nuovo Zaroff

Venerdì scorso mi accorgo che su Prime Video è apparsa un po’ di roba nuova, compreso un film in esclusiva dal titolo più che esplicativo: Most Dangerous Game.
L’anno prossimo ricorrerà il novantesimo anniversario del Conte Zaroff, che sulla sua isola organizzava la sua pericolosa partita, cioè la caccia all’uomo: quale modo migliore per prepararsi a festeggiarlo?

In realtà, scopro solo in seguito, questa su Prime Video è la fusione a film di una mini-serie creata dalla CBS per il canale Quibi: quindici brevissimi episodi da sette minuti diretti da Phil Abraham che costituiscono i quindici capitoli di un’unica storia. Apprezzo il gesto, preferisco la forma del film, anche se il contenuto purtroppo è assai deludente.

Un gruppo di sceneggiatori esordienti (solo Nick Santora ha un più che dignitoso curriculum televisivo) raccolgono l’eredità dell’antico racconto di Richard Connell apparso su “Collier’s” nel 1924, quasi cento anni fa, e cercano di adattarlo in chiave moderna, onestamente risultando molto più vecchi dell’originale.
Dopo un secolo di rifacimenti in ogni salsa – che racconto nella rubrica “Hounds of Zaroff” – bisognerebbe avere idee fresche per tirar su un prodottino almeno divertente da vedere, invece questo gruppo di neo-sceneggiatori si limita a fare la solita tarantinata che tanto piace a giovani (o supposti tali).

A Dodge Tynes (Liam Hemsworth) dice proprio male, non solo il suo investimento nella costruzione di un palazzo sta andando malissimo, ma ha appena scoperto di avere un super-tumore seborroico con scappellamento a destra che lo ucciderà nel giro di trentadue minuti e mezzo. Giusto il tempo di stringere un patto con lo Zaroff di turno per farsi preda nella sua caccia all’uomo e garantire un futuro alla propria famiglia.

Un uomo che la jella chiama per nome

La cosa è studiata così male che il colpone di scena è mostruosamente scontato, ma in fondo si sente che non ci hanno nemmeno provato: tutto lo sforzo creativo nella serie è nel fare il cattivo frizzante e allegrotto, cioè come ogni altro cattivo degli ultimi trent’anni – roba fresca, roba nuova – e il valore aggiunto è che è questo Zaroff è interpretato da Christoph Waltz, che porta scritto in faccia “Ho fatto due film con Tarantino”. E purtroppo da allora recita sempre uguale.

Christoph Waltz nel ruolo di Christoph Waltz (cioè il solito)

Ricreando pressoché identica la scena di Senza tregua (1993), Miles Sellars (Christoph Waltz) chiede a Tynes se abbia parenti che possano fare domande scomode sulla sua eventuale scomparsa, perché siamo negli anni Settanta e non esistono i computer con cui appurare questa informazione. Ah no, aspetta, Sellars ha un’intera squadra di geni del computer che riescono ad accedere ad ogni informazione nel mondo in mezzo secondo: perché allora deve chiedere a voce alle vittime se hanno parenti?
Va be’, è inutile guardare questi particolari: questo prodotto fa pena da ogni prospettiva, quindi è meglio guardarlo con la schiena rivolta allo schermo, che ne guadagna in qualità.

Liam corre… giusto per i primi minuti, poi si stanca. Che è proprio un eroe d’azione…

Accettato di partecipare al “gioco più pericoloso” – anche se game in inglese ha la doppia valenza di “gioco” e “caccia” che si perde in italiano – Tynes inizia a correre. Perché Tynes corre, lo vediamo correre all’inizio e si capisce che è uno parecchio in forma, perché corre. Quindi inizia a correre perché Sellars è contentissimo che corra, se uno corre rende più interessante la caccia per i ricchi svitati che vi partecipano.
Quindi Tynes corre… poi dopo cinque minuti viene ferito e non corre più. Perché allora perdere tutto quel tempo nell’esaltare una qualità che il personaggio perde subito? Che senso ha? Non c’è una scuola per sceneggiatori a Los Angeles? Io qualche soldo ce lo investirei.

Perché gli assassini devono essere tutti pittoreschi e strani?

Questa è una tarantinata, quindi gli assassini devono essere pittoreschi e dire cose stupide a getto continuo. Qualcuno potrebbe far notare che da almeno dieci anni il cinema d’azione è andato avanti, rispetto ai tempi preistorici di Q, e che non è più accettabile un film d’azione con le cacchiate che Tarantino presentava ricopiandole (dichiaratamente) da altri film. Ora servirebbero degli stuntman capaci e dei protagonisti allenati: eh, sì, lallero, e dove li troviamo? E con quali soldi li paghiamo?
Quindi abbiamo Hemsworth che a parte farsi crescere la barba non sa fare altro, inseguito da un gruppo di dementi buffoni che a parte sparare minchiate tarantiniane non sa fare altro: quanto può essere coinvolgente la storia di un gruppo di assassini che inciampa sui propri piedi, si incastra con le mani nelle serrande e muore di raffreddore? Già al secondo minuto questo film muore male. Molto male.

Secondo voi quello è un prete o un assassino? Uhhh che tensione!

Tynes corricchia di qua, si siede là, si appoggia qui, si sdraia lì, tutto senza un minimo di ritmo o di partecipazione, visto poi che è inseguito da incapaci totali è impossibile temere per la sua vita. Da citare la quota rosa, la spietata assassina Kennedy (Natasha Liu Bordizzo) che dà due calci orribili (e dài, almeno un’ora di palestra gliela potevano pure far fare!) poi muore come una cogliona. Avrebbero fatto miglior figura a non mettere quote rosa nel film.

L’assassina più impedita mai vista su schermo

Tutto è di una scontatezza mortale per chiunque abbia visto un film in vita sua, tutto è così ovvio che fa male a pelle, comprese le stupide battutine con cui Zaroff-Sellars gongola come un beota, con Christoph Waltz che ricorda a tutti che ha fatto due film con Tarantino. Alla fine un peto liberatorio chiude questo prodotto imbarazzante oltre ogni imbarazzo.

Il peto liberatorio che sancisce la fine dell’imbarazzo

Perché affrontare un tema che preveda forti dosi d’azione e scontri fisici se non si è minimamente in grado di gestire nessuno dei due elementi? Beffa delle beffe, nello stesso 2020 in cui Liam fa una figura barbina (e barbona) in questa robaccia, suo fratello Chris esce con il capolavoro d’azione Tyler Rake (Extraction), che alza ancora di più l’asticella della qualità. Consiglio a Liam di dedicarsi ai romantichelli televisivi o al massimo ai thrillerini dozzinali, perché con un fratello simile non è consigliabile impegnarsi nello stesso genere.

Pronto, Liam? Sono tuo fratello Chris: buttati sui romantichelli, che è meglio

Povero conte Zaroff, lui che da solo ha creato un personaggio e un intero sotto-genere, imitato da un secolo, e si ritrova a fare la macchietta tarantiniana: spero che nel 2022 si saprà festeggiare in modo più decente i 90 anni del most dangerous game.

L.

– Ultime “pericolose partite”:

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13 risposte a Most Dangerous Game (2020) Il nuovo Zaroff

  1. Cassidy ha detto:

    Mi attirava per il tema, non l’ho ancora voluto guardare per la presenza di Liam Hemsworth. Se suo fratello è Tyler Rastrello lui non può essere nemmeno Tyler Paletta, gli darò un’occhiata voltato di spalle ma ho già capito il non colpo di scena solo leggendo la trama, veramente sembra la sagra dello spunto di sceneggiatura riciclato. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un prodotto di così bassa lega che non può neanche addurre come scusa la pandemia, visto che è stato fatto prima: è semplicemente robbetta di serie Z con attori di serie A…. ma che recito da serie Z 😀

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Come sono felice che condividiamo l’amore per il film Tyler Rake: quello è bellissimo! E non c’entrano nulla gli addominali di Thor, sia ben chiaro, lo dico con grande obiettività 😉
    Mi spiace per il fratellino Liam, in effetti non sembra riuscire a sfondare: lo ritroverò qui sul Zinefilo nella rubrica romantichelli tra qualche tempo. Waltz ormai da anni non fa nemmeno finta di recitare, si limita a comparire, sa che basta quello. L’ho anche visto leggere in scena senz anemmeno guardare in camera, tipo “mi importa così poco di questo film che mentre voi filmate io mi leggo il copione del prossimo”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dal punto di vista dell’azione, “Tyler Rake” è una bomba come “John Wick”, nel senso che ha creato un nuovo stile di creare questi film, in questo caso raccogliendo l’esempio del maestro “The Raid”. Al confronto il povero Liam non ha proprio speranze 😀

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  3. Austin Dove ha detto:

    ma liam a parte vivere nell’ombra del fratello più bravo e più figo, oltre a HG ha fatto qualcosa?

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Delusione! Leggo il titolo e, wow, mi prende benissimo, procedo nella recensione (come sempre mitica) e , sob, capisco che vederlo sarebbe un errore imperdonabile. Quegli errori imperdonabili che però, come ben sai, mi piacciono…ahahaha! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le premesse sono tutte buone, come sai un film di “caccia all’uomo” si guarda sempre con piacere, a prescindere, il problema è che è solo una lunga serie di occasioni mancate, riuscendo a sbagliare tutto ciò che era impossibile sbagliare. Da quel punto di vista è un film unico, perché sbaglia cose che avrebbe azzeccato anche solo rimanendo fermo 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        E forse proprio questo poteva essere il segreto per rendere il tutto più interessante: che Liam rimanesse appunto fermo, lì, senza fuggire, circondato da assassini così frizzanti e pittoreschi nella loro incapacità tanto da ammazzarsi fra di loro per sbaglio (senza mai arrivare a sfiorargli manco un capello) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ uno scontro di assassini da scrivania, dove ci si ammazza prevalentemente di sbadigli 😛

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