[Film infranti] ISOBAR: un treno per Stallone

Ci sono film che sembrano grandiosi “sulla carta”, il cui progetto ambizioso poi si scontra con un’esecuzione spesso dimenticabile, e ci sono film che rimangono grandiosi per sempre, semplicemente… perché non arrivano ad essere girati.
Per fortuna in alcuni casi ci restano testimonianze e ricostruzioni da utilizzare per raccontare il cinema anche quando non arriva su schermo, e per raccontare film che non esistono, se non nel loro progetto: per citare “Law & Order SVU”, ecco le loro storie.

Data la grandiosità di ISOBAR e le incredibili storie e personalità che lo coinvolgono, il post è venuto lunghetto: ve lo lascio da leggere durante questo lungo ponte della Befana. Occhio che martedì interrogo!


Indice:


Introduzione

Anno 1991. Il potente produttore hollywoodiano Joel Silver è nel suo ufficio a gridare in faccia a Julie Meier Wright, presidentessa del Dipartimento del Commercio della California, che ha convocato proprio con l’intento di gridarle in faccia. Il suo ufficio ha rifiutato un permesso per girare una scena di The Last Boy Scout (che uscirà nel dicembre 1991) e la produzione sta perdendo un mare di soldi: girare un film principalmente è un sapiente gioco ad incastri, un’organizzazione millimetrica dove basta che una tessera si incastri per bloccare tutto, e perdere valanghe di soldi.

Silver è stufo di leggere sui giornali che i suoi film sforano il budget perché è lui a creare mille problemi, o che i registi non vogliono lavorare con lui che li tratta male. «Steve De Souza ha scritto tredici film per me, John McTiernan e Dick Donner ne hanno girati due: nessuno gira due film con qualcuno che odia!»
Silver è stufo dei problemi, e sapere che il suo film è fermo – e perde soldi – perché i permessi per girare non possono essere rilasciati lo fa infuriare. E sapere che il motivo del rifiuto è perché… una signora del posto non vuole che la troupe le rovini le rose in giardino… lo fa uscire di testa. «È più economico ucciderla che aspettare che firmi quella fottuta liberatoria!» grida come un pazzo. «Sfondate quella porta e trascinatela via!»

Pronto, Bruce? Sono Joel Silver: mi raccomando, attenti alle rose!

A raccontare tutto questo è John H. Richardson, penna eccellente della rivista “Premiere”, che in un precedente numero (dicembre 1990) ha firmato il pezzo “Joel Silver: il Selznick dei poveri”: un ritratto impietoso di un produttore megalomane che crea un mucchio di problemi. E Richardson ha potuto assistere alla scena raccontata… perché era il successivo, in fila quel giorno, ad attendere che Joel Silver gli facesse pelo e contropelo.

Seduto davanti al potente produttore di Hollywood, Richardson si vede sventolare davanti il numero di aprile 1991 della rivista “Premiere” e inizia la lamentela.

«Guarda qua! Guarda! Sono citato undici volte nelle prime nove pagine della rivista. Non hanno neanche riportato correttamente i fatti. Ecco, qui dice che la Carolco ha tirato fuori un film chiamato Dead Reckoning, e nella pagina dopo si dice che la Carolco sta iniziando la lavorazione di un film chiamato Isobar. È lo stesso film! Si tratta solo di un titolo alternativo: è lo stesso film!»

Questa è la storia intricata di un film mai entrato neanche in pre-produzione, ma che ha attraversato tutti gli anni Novanta finendo sulla scrivania di tutti i grandi di Hollywood. Ad aiutarmi c’è David Hughes e il suo meraviglioso saggio Tales from Development Hell (2004): una incredibile raccolta di inferni produttivi. È lui che ha raccolto tutte le informazioni che riporto di seguito: le eventuali “aggiunte” saranno sempre specificate.


Lo Scott sbagliato

Anno 1987. Siamo molto lontani dal film Fight Club (1999) che metterà per un attimo il nome di Jim Uhls nella rubrica di Hollywood, alla voce “sceneggiatori da tenere d’occhio”. Uhls nel 1987 non è nessuno ma mette a segno un bel colpo: alla giovane casa di produzione Carolco – resa celebre da Rambo (1982) e che ha appena presentato Ricercati: ufficialmente morti (1987) di Walter Hill – riesce a vendere una sceneggiatura dal titolo Dead Reckoning. Una sorta di “Alien a bordo di un treno”.

«Era un thriller fantascientifico ambientato nel futuro in cui una forma di vita mostruosa si liberava in un treno sotterraneo ad alta velocità. Il mostro era un umanoide con un cervello geneticamente modificato che originariamente doveva servire da “hard disk” per un progetto di intelligenza artificiale.»

Così Uhls descrive il suo ambizioso progetto, la cui immagine della Los Angeles del futuro è una città sommersa di carcasse d’auto, dove in pratica l’unico mezzo di spostamento è il treno sotterraneo. L’immagine piace alla Carolco che subito mette il produttore Joel Silver sul progetto: sapete quale regista ci starebbe proprio bene a gestire questo “Alien a bordo di un treno”? Proprio lui: Ridley Scott.

Malgrado i suoi tanti estimatori non sembrino averlo mai notato, Scott ha vissuto diversi momenti particolarmente bassi in carriera. Per esempio nel 1982 il suo Blade Runner è stato penalizzato da critica e pubblico, risultando un mezzo fallimento: dal 1992 della sua “rinascita” sarà il film più amato della storia dell’universo, ma negli anni Ottanta è stato un flop e Scott ha detto “basta con la fantascienza”. E dopo l’ancor più scottante tonfo di Legend (1985) ha detto “basta con il fantasy“. In questo 1987 è appena uscito Chi protegge il testimone, che è un ottimo film ma in totale nel mondo guadagna 10 milioni di dollari… su 17 milioni di costo. È un meteorite sulla testa di Scott: può fare “ciao ciao” con la manina ad Hollywood, che lì ha chiuso…

Il regista più amato da chi non guarda i suoi film non sa dove sbattere la testa e d’un tratto non può più fare il difficile o il ritroso. Fantascienza no? Fantascienza sì! Accetta dunque di buon grado la proposta della Carolco: Dead Reckoning sulla carta è un filmone, magari potrà rimetterlo in piedi e i colleghi registi famosi magari torneranno a salutarlo, per strada.

Appena Ridley entra nel progetto come regista, con Jim Uhls come sceneggiatore, lo Scott sbagliato prende la parola e mi immagino il tono del suo intervento: “Avete già qualcuno che si occupi degli effetti visivi del film? Perché io ne conosco uno bravo. Uno preciso… uno svizzero!” Scott alza la cornetta: H.R. Giger lo aspetta!
Nel suo libro Giger’s Film Designs l’artista svizzero racconta:

«All’incirca nel 1988 Ridley Scott mi telefonò e mi chiese se volessi lavorare con lui ad un film di fantascienza: per me non c’era niente di meglio. Ne ero entusiasta ed accettai immediatamente. […] Mi disse di preoccuparmi solo di trasformare le mie idee in schizzi e illustrazioni, che lui nel frattempo avrebbe negoziato un contratto con la Carolco.»

Povero Giger, che ancora crede ad Hollywood. Già era rimasto scottato quando Jodorowsky nel 1975 non gli aveva pagato un solo centesimo per le illustrazioni create per Dune, ma fa niente: tre anni dopo le aveva rivendute pare pare a Scott per Alien, e al regista sono così piaciute che alcune le ha riusate identiche per Prometheus (2012). Vista l’esperienza, sarebbe stato plausibile che l’artista si fosse dimostrato più sospettoso verso il cinema, ma Giger è così, ammette di non aver avuto voglia di aspettare un contratto: è un autore istintivo, deve creare quando ha ispirazione, non quando ha una firma.
Per nove mesi, dall’estate del 1988 alla primavera del 1989, l’artista svizzero lavora al progetto di Dead Reckoning, disegnando treni e stazioni con il suo stile inimitabile, quando riceve una telefonata: Ridley Scott molla. Sente di non avere il suo spazio… (Uhls invece afferma che ha avuto “divergenze creative” con Joel Silver, il che è più plausibile.)

Mentre Giger disegnava, Scott nell’ottobre 1988 ad Osaka (Giappone) ha iniziato le riprese di Black Rain (1989) per la Paramount, che sarà un discreto successo, mentre nel 1989 ha comprato per la MGM la sceneggiatura di Callie Khouri per un film di cui sarà solo co-produttore, ma che poi alla fine dirigerà lui stesso. Un film dal titolo Thelma & Louise. Ridley Scott è appena rinato, gli altri registi tornano a salutarlo… e in Svizzera c’è un artista piccolo e (vestito di) nero che si sta dando in faccia dei dipinti con treni mostruosi. Non essendo stato mai ingaggiato, non vedrà un soldo.

Quando Giger perse il treno…

Quando anni dopo la MGM ingaggerà Giger per gli effetti visivi di Specie mortale (1995), l’artista farà come per Dune: l’arte è anche riciclaggio. Come i disegni per Jodorowsky sono andati a Scott, i disegni di Scott sono andati al film di Roger Donaldson, dove ad un certo punto – e senza alcun motivo – la protagonista sogna un treno mostruoso. Un treno nato anni prima per Dead Reckoning.



Isobara volante

Evaporato Ridley Scott, Joel Silver rimane da solo con il copione di Dead Reckoning e comincia a giocarci, decidendo per un titolo che trova molto più affascinante: Isobar. Lui legge dall’Oxford Modern English Dictionary mentre io mi rifaccio alla Treccani, che tanto la definizione è la stessa: «Isobara – In meteorologia, linea ideale che congiunge i punti della superficie terrestre aventi la stessa pressione atmosferica». Che c’entra con il mostro nel treno? Non si sa.
Il problema è che Isobar è un titolo già esistente: Jere Cunningham l’ha scritto proprio per Silver fra il 1986 e il 1987, per un film che parla di un combattente professionista e mutante del futuro, alla scoperta delle proprie origini. Arnold Schwarzenegger è molto interessato al progetto, ma vuole cinque milioni di dollari e la Fox – casa per cui Silver ha gestito il film – non vuole spendere tanto. Poco male, Arnie va dalla Carolco che è ben lieta di affidargli Atto di forza (1990).

Mi spiace, Silver: io me ne vado su Marte

Silver chiama Cunningham: “ti spiace se usiamo il titolo Isobar per un altro film?” Ci mancherebbe, per un re di Hollywood questo ed altro: tanto il film del povero Cunningham non vedrà mai la luce, e lui dovrà aspettare Cuba Libre (1993) per vivere un quarto d’ora di notorietà.
Perché Silver vuole così tanto quello strano titolo? Ce lo rivela Uhls: è un acrononimo succulento. ISOBAR. Intercontinental Subterranean Oscillo-magnetic Ballistic Aerodynamic Railway. Tipico titolo da film fanta-action.

La riscrittura del copione trasforma l’ambientazione in una Terra futura in cui la vita sulla superficie è ormai impossibile. I soliti scienziati irresponsabili studiano il sistema per modificare geneticamente gli umani per vivere nelle mutate condizioni atmosferiche e scappa fuori il mostro: nel trasportarlo in un laboratorio speciale mediante un treno sotterraneo magnetico che “vola” super-veloce nel vuoto, la creatura si libera e si parte con il massacro. Per sopravvivere, il mostro ha bisogno di adrenalina e la ottiene dalle vittime che uccide: non è chiaro se questa idea sia copiata di netto da Arma non convenzionale (1990) o sia quest’ultimo film (che comunque parla di endorfina) a rifarsi all’idea di ISOBAR che girava fra gli addetti ai lavori.

Vengo dallo spazio a rubare idee da film infranti

Mentre insieme a Jim Uhls rimaneggia il copione, Joel Silver cerca anche registi e attori che possano portarlo su grande schermo, e finalmente sembra aver trovato i nomi giusti. Organizza così una riunione con Jim Uhls, il regista tedesco Roland Emmerich – che sogna un giorno di diventare famoso – e un certo Sylvester Stallone.

Emmerich si affianca subito ad Uhls per rivedere la sceneggiatura, ma Stallone blocca tutto. Lui è molto interessato al ruolo da protagonista ma mette in chiaro che nel caso si porta da casa il suo sceneggiatore privato, un ragazzo in gamba che ha conosciuto da poco e già insieme stanno lavorando ad un filmone di fantascienza destinato a cambiare per sempre il cinema: un giovane sceneggiatore di nome Steven E. de Souza.
Demolition Man (1993) sarà una stupidata spernacchiante che topperà al botteghino e de Souza neanche risulterà fra gli autori, ma in quella riunione ancora non lo sanno. Sanno solo… che la stanza comincia ad essere affollata.



Demolition de Souza

Steven E. de Souza è già uno sceneggiatore davanti al quale togliersi il cappello. Ha già Commando (1985) e L’implacabile (1987) sulle spalle, che basterebbero per dieci curriculum, e ha lavorato a quegli scherzetti di Die Hard (1988) e Die Hard 2 (1990), quindi l’entusiasmo di Stallone nel volerlo a bordo è assolutamente giustificato. Così come è plausibile ritenere che se entra Steven… esce il povero Jim Uhls, signor nessuno. La ricostruzione di Hughes non lo specifica, ma si capisce che il giovane aspirante sceneggiatore deve lasciare il passo al nuovo migliore amico di Stallone.
Solo al comando, de Souza prende in mano il copione di Dead Reckoning, ora ISOBAR, lo legge e si mette le mani nei capelli.

«Il copione originale verteva su uno dei soliti futuri distopici e post-apocalittici, ma non era altro che una copia di Aliens fuso con Alien: una squadra di uomini armati incaricata di catturare questo mostro per conto della “Compagnia”. Un scopiazzata senza ritegno [a shameless rip-off].»

Voglio sapere una sola cosa: ¿donde está ISOBAR?

Passata la sorpresa della trama scopiazzona, de Souza comincia a farsi domande: con le storie di fantascienza questa non è mai una buona idea. Se la Compagnia vuole tenere segreta questa creatura, perché farla viaggiare su un treno pubblico pieno di gente? Tante altre domande non trovano risposta, così come allo sceneggiatore non va giù l’idea del mostro umanoide – quindi da rendere con il solito costumone di gomma – con le zanne per succhiare adrenalina dalle vittime. Il giudizio finale è senza scampo: «Dalla prima all’ultima pagina il manoscritto non aveva alcun senso: era semplicemente imbarazzante».

Non è un bel periodo per de Souza, perché anche sul fronte Demolition Man del suo nuovo amico (ancora per poco) Stallone le cose vanno male. La produzione insiste perché il film sia ambientato 25 anni nel futuro, così che il protagonista possa incontrare sua figlia in una sotto-trama “sentimentale”, ma poi la sceneggiatura è piena di cose assurde che è impossibile giustificare con così pochi anni di distanza.

«C’è questa ragazza che dice: “Cosa significa un bacio nella tua lingua, terrestre?” Eppure hanno dei poster alle pareti, quindi c’è ancora Blockbuster. Dicevo ai produttori: “è come se qualcuno mi dicesse: ‘Sento un miagolio’ e io rispondessi: ‘Cosa significa miagolio, terrestre?’ Insomma, so ancora capire il linguaggio delle persone di venticinque anni fa!”»

Povero de Souza, non immagina che fra cento anni, nel futuro di Alien: Covenant (2017), la gente ricorderà le canzoni country americane ma avrà dimenticato cosa sia il formaggio…

Tutto il problema di Demolition Man verrà risolto alla radice tagliando via la sotto-trama della figlia dal film, insieme a de Souza, ma intanto Stallone lo considera ancora il suo sceneggiatore: siamo nei primi anni Novanta e l’attore firma per ISOBAR.

Voi nel futuro ce li avete gli sceneggiatori?

Neanche Sly se la passa bene. Siamo in quel periodo in cui Stallone vorrebbe fare altro dall’eroe muscolare che l’ha reso famoso, così prova la strada della commedia: Oscar. Un fidanzato per due figlie (1991), remake di un capolavoro francese, e  Fermati, o mamma spara (1992) sono due insuccessi così sonori che l’attore dovrà per sempre stare lontano dal genere commedia. Tutti sanno che Stallone deve fare solamente Rambo, anche se con altri nomi, ma lui non vuole: men che mai farne una versione fantascientifica come vorrebbe la sceneggiatura di ISOBAR. (Poi lo farà eccome, in altri film, lo Sci-Fi Rambo, con risultati ben poco lusinghieri.)

Lo sceneggiatore obietta che Stallone, in quanto eroe positivo, non può fare lo scienziato che ha creato il mostro, come prevederebbe il suo ruolo originario, perché il pubblico non potrebbe mai schierarsi con lui, così via: si riscrive il personaggio e diventa l’eroe che nel treno salva tutti dal mostro. Ovvio che de Souza sente già gli spettatori commentare: da uno degli autori di Die Hard, ecco un’altra storia con un eroe comune che si ritrova a salvare tutti per caso. Quindi… perché mascherare la cosa? Visto che Stallone non vuole fare John Rambo… facesse almeno John McClane.

Voglio vedere Stallone a strisciare come McClane!

L’idea di de Souza è però più sottile. McClane dice subito di essere un poliziotto, invece lo sceneggiatore decide che il personaggio di Stallone sarà più vago e… non dirà chi sia. Il pubblico darà per scontato che è un poliziotto o comunque un uomo addestrato, invece alla fine dell’eroica vicenda si scoprirà essere un tizio qualunque. Un eroe per caso, come il film di successo del 1992 di Stephen Frears.

L’idea piace a Mario Kassar, uno dei fondatori della Carolco, che racconta un fatto curioso di cui è stato testimone. Durante un volo su un Concorde un tizio accanto a lui ha chiamato mille volte l’hostess, l’ha fatta impazzire, e alla fine le ha rivelato di lavorare per le British Airways: stava mettendo segretamente alla prova il personale. «That’s great, Mario», esulta de Souza: «rendiamo Sly quel tizio, così una volta che si è identificato tutti iniziano a seguirlo, perché comunque è un dirigente minore della Compagnia.»
Il salto da Rambo a John McClane è niente, in confronto a diventare controllore di treno!



Assassinio sull’Isobar Express

Giustificata l’esistenza del “treno mondiale” con un assottigliamento dello strato di ozono, che rende impossibili o comunque lenti gli spostamenti in aereo, Steven de Souza crea un treno speciale dove far viaggiare Stallone: un treno transatlantico al suo viaggio di inaugurazione da Londra a New York. Un viaggio lungo, per risolvere la situazione a bordo, in una storia che ormai è distante dai soliti schemi di Sly e diventa più – secondo le parole dello sceneggiatore – qualcosa come Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie: un problema a bordo e tanti personaggi.
Si comincia a spargere la voce che il progetto è diventato qualcosa di importante e che ci sono un sacco di ruoli da ricoprire: cominciano ad arrivare attori desiderosi di ricoprirli.

Per me l’assassino… è lo sceneggiatore!

La prima ad arrivare è Kim Basinger, in un periodo strano della sua carriera. Il successo di 9 settimane e 1/2 (1986) l’ha incastrata in un ruolo da sex symbol che cerca sin da subito di togliersi di dosso, senza riuscirci. Anche lei si è buttata sulla commedia con il divertente Ho sposato un’aliena (1988), che però è un tonfo colossale al botteghino: l’attrice si “salva” con Batman (1989) ma artisticamente il suo ruolo è meno importante della carta da parati. È un periodo strano, dicevo, perché lavora tantissimo in tanti ottimi film, che però sono fallimenti totali a livello di incassi. Come per esempio Analisi finale (1992), uno splendido thriller hitchcockiano con un cast da applauso, che addirittura non rientra neanche delle spese.
In attesa di una seconda giovinezza con L.A. Confidential (1997), disastri professionali e vita privata burrascosa rendono l’attrice desiderosa di un riscatto che potrebbe arrivare con ISOBAR.

Perché appena mi vedono, gli uomini si spogliano?

Stabilita la protagonista femminile, viene ingaggiato il caratterista Michael Jeter nel ruolo di un truffatore che viaggia a scrocco sul treno; James Belushi, lanciato da Danko (1988) e Un poliziotto a 4 zampe (1989), ottiene il ruolo di un imprenditore un po’ buffo che ha fatto i soldi con le uova; c’è una vecchia signora altolocata – per cui si è parlato di coinvolgere Sophia Loren – con nipote al seguito a cui trovare marito; c’è un giovane squattrinato che serve per la storiellina d’amore giovanile, da contrapporre a quella adulta fra Sly e Basinger; e alla fine arriva Walter Matthau, perché Stallone lo vuole a bordo.

L’ultimo personaggio da scrivere è il “vero protagonista”, cioè la creatura. «Visto che stiamo rubando dai migliori, prendiamo La “cosa” da un altro mondo di Howard Hawks», dice de Souza e propone una creatura plantoide. La Compagnia cercava di ibridare uomini e piante per affrontare il disastro ecologico della Terra del futuro, e il risultato è stato una creatura che beve acqua e sprigiona ossigeno. Ecco perché, una volta che si libera nel treno, vengono trovate vittime rinsecchite come mummie.
Per disegnare questa creatura la Carolco chiama Rick Baker, il celebre artista degli effetti protesici che doveva fare i lupi mannari per Joe Dante invece poi li ha fatti per John Landis. Esiste un nastro «incredibile», rivela de Souza, con un video-test di Baker che mostra la creatura da cui escono tentacoli “succhioni”.

Il mostro di ISOBAR, fotografato per Movie Props Group

Volendosi rifare a Psycho (1960), de Souza ha un’idea geniale. Sa che il pubblico si aspetta che la creatura faccia fuori delle comparse, prima di minacciare i protagonisti, così vuole fare come Hitchcock e far morire a metà film un nome importante del cast. Scrive così un ruolo appositamente per Clint Eastwood: quando il mostro si libera, Clint si alza, avverte tutti di seguirlo che li porterà in salvo, fa un discorso molto bello… e la creatura se lo pappa subito. Applausi per de Souza!
Il personaggio di Stallone è invece recalcitrante a prendere in mano la situazione, si limita a dire agli altri che dovranno tutti organizzarsi in barricate fino alla stazione successiva. Qui entra in scena un nuovo eroe, che prende il comando… e muore pure lui! Ormai de Souza si sta divertendo un mondo a giocare con il copione, e Roland Emmerich è contento: regista e sceneggiatore sono in sintonia, può iniziare la pre-produzione.

Tranquilli, iniziamo le riprese: parola di Roland Emmerich

Viene ingaggiato il celebre production designer Dante Ferretti, all’epoca pluri-candidato all’Oscar (il primo dei tre vinti sarà solo nel 2004 con The Aviator) mentre l’altrettanto candidata all’Oscar Marilyn Vance, celebre costume designer di tanti grandi film, crea alcuni vestiti di stile «very retro future», stando a de Souza. Viene fissata la data di inizio costruzione dei set cinematografici futuristici ma una settimana prima… il futuro si interrompe.



Storia di un futuro passato

L’11 novembre 1995 il “New York Times” riporta la notizia che «la Carolco Pictures, Inc. ha presentato ieri istanza di fallimento ed ha accettato di vendere gran parte del suo patrimonio per cinquanta milioni alla 20th Century Fox», comunque viene specificato che questo non basterà a saldarne i debiti. Abbiamo sempre indicato il disastroso Corsari (1995) del povero Renny Harlin come goccia che ha fatto traboccare la Carolco, ma quel film è uscito a dicembre di quell’anno, quando cioè la casa aveva già dichiarato fallimento da un mese. Certo, se il film con Geena Davis avesse incassato bene magari si sarebbero saldati i debiti, ma con 98 milioni di costo… in tutto il mondo ne ha guadagnati 10. Uno dei più grandi disastri della storia del cinema, anche se onestamente non merita tale fama.

Mario Kassar ed Andrej Vajna si separano, anche se solo per qualche anno, ma la situazione doveva essere ben chiara da diverso tempo: Vajna doveva aver visto lungo quando aveva preso Stallone e de Souza, aveva detto “dite ciao ad ISOBAR” e li aveva messi a lavorare ad un altro progetto, Judge Dredd (uscito nel giugno 1995), targato Cinergi Pictures Entertainment: cioè la casa produttrice del solo Vajna.
Con il successo di Die Hard 3 (maggio 1995) la Cinergi può andare ben salda per la sua strada, anche se con Deep Rising. Presenze dal profondo (1998) in pratica cessa l’attività: guarda caso lo stesso anno in cui Vajna e Kassar si rimettono insieme.

Carolco, ti ordino di rilasciare i diritti di ISOBAR!

Non sono chiare le modalità di “smaltimento” della Carolco, si sa solo che ha un archivio di film che fa gola a molti. E non solo film. L’indagine di Hughes risale al 2003, e de Souza confessa di aver provato a partecipare alle liquidazioni fallimentari della Carolco per cercare di ricomprare la sceneggiatura di ISOBAR, che addirittura considera il suo miglior copione. La produzione del film ha totalizzato all’incirca sette milioni di dollari di debiti, con tutti i grandi nomi coinvolti e i lavori già eseguiti – dalle infinite riscritture del copione ai set già prenotati – e malgrado il ribasso di prezzo il solo de Souza non può affrontare la spesa di riscattare la propria sceneggiatura. Ci vorrebbe un pezzo grosso che investisse nella riesumazione del progetto. Che so… magari uno Stallone qualsiasi…

Come ogni volta che l’attore non interpreta Rambo e Rocky, è un momento di crisi. L’attore più amato da chi neanche morto pagherebbe per andare al cinema a vedere un suo film se la passa maluccio: da Cliffhanger (1993) non fa che cadere dal dirupo per dieci anni. Che i suoi film facciano storcere la bocca ai critici è normale, ma il problema è che anche i fan gli hanno girato le spalle in massa. Se i suoi film riescono (con gran fatica) ad incassare qualche dollaro netto, giusto lo stretto necessario per non scomparire dal mercato, il Duemila inizia con il baratro più profondo: La vendetta di Carter (2000), Driven (2001) e D-Tox (2002) sono catastrofi nucleari al botteghino, neanche i parenti di Sly vanno a vederli. Che sia il momento di salire tutti su un treno sotterraneo super-veloce?

In D-Tox ci sono più attori in scena che pubblico in sala

«Fra la fine del 2002 e l’inizio del 2003 andai ad una festa e ci trovai Stallone e il suo manager». A parlare è sempre de Souza, e ci racconta di aver avuto la sensazione di essere stato invitato a quella festa esclusivamente perché Stallone è convinto che lo scrittore possegga i diritti di ISOBAR. «La conversazione si spostò in modo maldestro sul film in questione, e Sly disse qualcosa come “Sono pronto a farlo, ora”.» Il problema è che i diritti rimangono in mano al liquidatore della Carolco in attesa che qualcuno paghi qualche milioncino di dollari per riscattarli, ed anche se Stallone trovasse una casa disposta ad investire nel progetto… siamo sicuri che nel 2003 si possa presentare un film del genere?

«I film non sono fatti perché il copione è buono, ma perché a qualcuno piace il copione in quel momento. Oggi qualcuno potrebbe dire: “No, l’eroe dev’essere più eroico”, “L’eroe deve avere superpoteri come gli X-Men” o qualcosa legato ad un altro film appena uscito in sala.»

Il nostro de Souza è poco fiducioso sul futuro del film, anche se ci sono voci che Roland Emmerich potrebbe alla fine davvero dirigerlo – no, non lo farà! – e soprattutto è frustrato perché è il primo suo film a non essere poi stato girato. Che dovrebbe dire allora Stallone? Dal profondo del baratro in cui è finito ha dovuto tirare fuori un sesto film di Rocky per tornare a vedere qualche incasso. E poi dovrà tirare fuori un altro Rambo. E poi un altro Rocky. E poi un altro Rambo. Perché i suoi tanti fan in giro per il mondo si farebbero tagliare un braccio piuttosto che vedere Stallone in un qualsiasi altro ruolo, come dimostrano gli scarsi incassi dei suoi film dove non indossa i guantoni o la fascia in testa.

Vedremo mai ISOBAR al cinema? Probabilmente no: non sarà mai bello come la storia della sua produzione infranta.

L.


Fonti:

    • David Hughes, Tales from Development Hell. Hollywood film-making the hard way, Titan Books (marzo 2004)
    • John H. Richardson, Silver Lining, da “Premium” (dicembre 1991), raccolto in “The Grove book of Hollywood”, a cura di Christopher Silvester (Viking 1998; Grove Press 2003)

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30 risposte a [Film infranti] ISOBAR: un treno per Stallone

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    In attesa dell’interrogazione di martedì ( 🙂 ), sottolineo che l’idea di dedicarsi ai “film infranti” mi attira moltissimo, se poi hanno dietro una storia così arzigogolata e così tanti nomi noti…prima o poi vedremo Isobar con Stallone? Diretto da Emmerich? Credo di no, come da te pronosticato. Mi sa che farà la fine di Expendables 4, film pluri-annunciato, sempre con e di Sly ma che…dubito vedrà mai la luce!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se pensi che il progetto è nato nel 1987, mi sembra che siamo un tantino fuori tempo massimo, considerando che chiusi i Novanta non è più tempo per filmoni di questo tipo. Visto che una eventuale produzione dovrebbe sborsare diversi milioni solo per sbloccare il progetto, capisci che siamo vicini allo zero come possibilità.
      Se Sly vuole fare un quarto film come i Mercenari 3, spero che un tribunale glielo impedisca: siamo già pieni di buffonate, non ne servono altre. Se invece vuole divertirsi come nel secondo, allora ne possiamo parlare. 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        “Se invece vuole divertirsi come nel secondo, allora ne possiamo parlare”, esatto, anche io se devono fare una porcheria stile il terzo eviterei, ma per un “secondo bis” mantengo un lumicino-ino-ino di speranza, più di quanto ne serbi per la realizzazione di Isobar come giustamente da te ribadito sopra! 🙂

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  2. Evit ha detto:

    Storia incredibile e mai sentita prima! Wow. Grazie Lucius per questo spaccato di una Hollywood in un periodo fallimentare per tutti. Sembra uno di quei film che o lo facevano all’epoca o non lo rifaranno più.

    La scena dell’uccisione del protagonista dopo un discorsone di incoraggiamento è l’origine della scena con Samuel Jackson in Blu profondo?

    Non so perchè ma ogni volta che leggevo la parola ISOBAR pensavo a Rosabella (Rosebud) di Quarto potere e lo leggevo in quel modo

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mmmm in effetti Isobar ha contagiato diversi film, chissà che il Samuel di Blu profondo non nasca proprio da lì…
      Mentre leggervo questa indagine di Hughes strabuzzavo sempre di più gli occhi: al confronto il Dune di Jodorowsky è un filmino amatoriale 😀

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      • Evit ha detto:

        Abbiamo visto dal documentario di Dune di Jodorowsky che le idee buone contaminano altri film per decenni. L’ironia è che se questo film vedesse la luce così com’è stato descritto, lo accuserebbero di plagio. Adesso voglio un documentario su ISOBAR per la miseria!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Come visto, il primo a rivendersi le idee del film è stato il povero Giger, che così starebbe in entrambi i documentari, fregato due volte 😀

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      • Evit ha detto:

        Giger risulta fregato per gli standard di Hollywood e infatti sono addetti ai lavori che narrano le sue vicende ma per essere un artista non lo vedo affatto come una fregatura e probabilmente nemmeno lui la vedeva così, altrimenti non sarebbe tornato a lavorarci, dopotutto ha prodotto dei lavori artistici fatti su ispirazione e di cui sicuramente è fiero, se nessuno glieli ha pagati e non c’è nessun contratto firmato vuol dire che sono di sua proprietà e può farci quello che vuole incluso esporli, pubblicarli in un libro o catalogo, venderli etc…, magari li avrebbe fatti lo stesso avendo sentito un’idea che lo ispirava. Non hanno trovato la strada fino alla pellicola cinematografica per quel film specifico, ma intanto l’artista ha prodotto nuovo materiale che gli appartiene. Artisticamente parlando non la vedo come perdita o fregatura. Quei cinematografari di Hollywood senza cuore pensano solo ai soldi che uno “avrebbe potuto fare”. Ma non credo che Giger campasse di Hollywood come invece i vari sceneggiatori e registi. Infatti mi sembra l’unico che nelle interviste varie non ha l’aria di chi se l’è presa in culo per vent’anni come invece hanno i vari sceneggiatori 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Indiscutibile. La fama di Alien ha solo fatto da cassa di risonanza ad una fama già propria di Giger, e a creazioni già sue prima che del film. Alla fine il treno di Stallone è andato a Species e dimenticato, ma Giger ha fatto così tanto che di sicuro non è stato un problema. Però dopo due volte, spero che la terza volta abbia capito che se voleva soldi dal cinema, prima vedere contratto poi lavorare 😛
        Comunque Giger nei documentari non racconta le tante cause fatte alla Fox negli anni, che invece racconta nelle interviste su carta: ai soldi del cinema ci teneva eccome, così come aver lavorato “a sciupo” gli è seccato, ma ovvio che non moriva certo di fame. Nelle interviste video sono tutti più buoni 😛

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      • Evit ha detto:

        Certo anche io denuncerei a destra e a manca se sentissi che gli studios si approfittassero del mio lavoro indebitamente.

        Conio qui e adesso: “Nei documentari è sempre Natale”. La puoi usare 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahahah sintesi perfetta! 😀

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  3. Evit ha detto:

    Ancora oggi penso che Stallone trovi difficile fare altro. “Jimmy Bobo” non se l’è visto nessuno, Expendables e i vari Rambo e Rocky invece ancora vengono prodotti e visti. I fan di Stallone sono proprio delle merde 😂 io adoro anche i suoi film anni ’90 da Cliffhanger a Demolition Man, passando per Daylight e pure Dredd. Temo di essere più io un fan di “Sly” di molti altri, pur non essendomene mai reso conto 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il vero fan è quello pagante: quando Sly non indossa i guantoni o la fascia in testa non ha fan! Qualsiasi film abbia fatto nella sua carriera che non fosse Rambo o Rocky nel migliore dei casi ha guadagnato qualcosa, ma di solito è stato un tonfo. E non parlo dell’Italia, parlo di incassi mondiali. Quindi farà ancora Rocky e Rambo finché avrà vita, se vuole guadagnare.
      Isobar temo sia un film troppo legato ad un cinema che non c’è più per funzionare oggi: i ragazzini (gli unici che pagano un biglietto e quindi gli unici che comandano) vogliono jumanjate e marvellate. Solo la Asylum potrebbe fare Isobar, con tutte le star citate (che tanto oggi vengono via a due spicci), allora sì che ci sarebbe da divertirsi 😛

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      • Evit ha detto:

        Verissimo. Questo film era per il ragazzino anni ’90 che ero io e che si andava a vedere Deep Rising al cinema adorandolo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ieri sera IRIS ha mandato proprio “Demolition Man”: stavo piegato in due dal ridere! Sly quando fa il serio è il Chaplin dell’action 😀
        All’epoca ci credevo, aspettavo quel film pieno di aspettative: che delusione… Dai Novanta ho avuto molto più soddisfazione dall’action marziale, meno nota ma più onesta: non fingeva di essere altro se non sano intrattenimento da quattro soldi 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    Sono commosso, non solo perché le storie di produzione dei film sono il mio pane quotidiano, ma soprattutto perché le innumerevoli citazioni alla Bara Volante mi hanno fatto sentire a casa durante la lettura, mille grazie per questa nuova rubricona! 😀 Bisogna dire che de Souza è sempre stato un gran guastatore, nel senso positivo del termine, uno capace di smontare i clichè, solo che quando le produzioni a cui ha partecipato hanno funzionato, sono usciti capolavori, ma in tanti casi, beh sono film anche mediocri. Questo “Isobar” coinvolgeva tutti i nomi giusti (tu no Ridley!), ma nel momento sbagliato, i film sono anche questi, questione di tempismo. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Immaginati la faccia che facevo mentre preparando il pezzo scoprivo ultimi boyscout, Scotti sbagliati, Giger, Stallone, Clint ammazzato e de Souza che distrugge il futuro… Poco mi importa che non abbiano mai fatto Isobar, mi basta la storia della sua (non) produzione ^_^

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  5. wwayne ha detto:

    Viene da sorridere nel leggere che De Souza si scandalizzò per una sceneggiatura da lui ritenuta “una scopiazzatura senza ritegno”: oggi infatti TUTTE le sceneggiature sono dei plagi spudorati, e la cosa è diventata così comunemente accettata che gli sceneggiatori non cercano neanche più di camuffare i loro furti. Bisognerebbe che qualcuno di loro venisse portato in tribunale e costretto a pagare un risarcimento milionario: allora sì che ricominceremmo a respirare un po’ di aria fresca, anziché il puzzo stantio di roba vecchia spacciata per nuova.
    Particolare la scelta di ingaggiare James Belushi e Walter Matthau, 2 attori noti soprattutto per i loro ruoli comici. Va detto tuttavia che entrambi avevano dimestichezza anche con i film drammatici: Matthau ad esempio aveva già fatto Un volto nella folla, che tra l’altro è uno dei miei film preferiti. Ruota attorno ad un vip che cade in disgrazia dopo la diffusione di un fuori onda in cui deride il suo pubblico: una vicenda molto simile a quella che ha travolto Flavio Insinna molti anni dopo, e questo ti fa capire quanto sia straordinariamente attuale pur risalendo agli anni 50.
    Riguardo ai flop inanellati da Sly nei primi anni 2000, D – Tox è un buon film, La vendetta di Carter invece ha strameritato di non incassare, perché lo considero l’unico film veramente brutto che Stallone abbia mai fatto (e infatti è anche l’unico che io non abbia visto fino in fondo). I film di quegli anni avevano tutti i colori ipersaturi (era una moda iniziata nei video musicali ma che poi aveva infettato anche il cinema): La vendetta di Carter è girato così dalla prima all’ultima scena, e quindi anche visivamente è una vera tortura per gli occhi. Per fortuna adesso questa moda è cessata: che io ricordi, l’ultimo film con i colori ipersaturi è stato Domino nel 2005. E’ costato 50 milioni e ne ha incassati 22, quindi direi che i film girati in quel modo non facevano schifo solo a me. 🙂
    Non so se ci hai fatto caso, ma quasi tutti i film che hanno conosciuto un development hell poi fanno flop al botteghino. Gli spettatori tendono a diffidare dei film che hanno avuto problemi di produzione, perché pensano: “Se il film fosse stato buono, la sua produzione sarebbe filata liscia come l’olio”. Non capiscono che invece un film può entrare in un circolo vizioso per mille motivi, tutti indipendenti dalla qualità della sceneggiatura. Inoltre non è affatto detto che, se un copione è stato rimaneggiato da 5 sceneggiatori diversi o ci sono stati dei cambi dietro e davanti alla macchina da presa, allora il film deve venire per forza una schifezza. Ad esempio, Jane got a gun ha avuto tutti i problemi di produzione possibili e immaginabili, ma resta un gran bel film.
    Una domanda: in quali film Stallone ha interpretato una versione sci – fi di Rambo?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Cerco di rispondere con ordine 😉

      Gli americani hanno sempre copiato, non appena trovano un buon film straniero da copiare: addirittura per “Sahara” (1945) con Bogart si è fotocopiato, scena per scena, un film sovietico! Si finisce in tribunale, ci si mette d’accordo, si paga, ma tutto è messo a tacere e si scopre solo molti anni dopo, e sempre sottovoce. (La Fox ha pagato il “vero autore” di Alien ma è una notizia ancora oggi detta sottovoce, mentre per tutta la vita Dan O’Bannon ha millantato in giro di essere il padre della storia! Ha potuto farlo perché gridava più forte delle notizie contrarie.)
      Al pubblico medio americano non interessano i film stranieri, quindi è giusto copiare da loro. Da qui a copiare dai propri film il passo è breve.
      Diciamo che all’epoca, a cavallo fra Ottanta e Novanta, la situazione era tale che si storceva di più la bocca a copiare: oggi, morto il cinema, si vive solo di remake, quindi ci sarebbero meno problemi 😛

      I giudizi sui film di Stallone sono soggettivi e ognuno ha il suo, ma l’unica cosa che conta è chi paga un biglietto per andarli a vedere appena escono in America, e i fatti dimostrano che in tutta la sua carriera Stallone ha toppato ogni volta che non indossava i guantoni o la fascia in testa. Ecco perché è nata quella roba imbarazzante di “Rambo 5”, al cui confronto “La vendetta di Carter” è Hitchcock!
      “D-Tox” aveva tutti i presupposti per essere un filmone: “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie fuso con “La Cosa” di Carpenter: come fai a sbagliare? Semplice, ci metti Stallone, che interpreta Stallone in tutti i suoi film, assicurandosi di non avere personaggi intorno che gli facciano ombra. A me è un film che non è dispiaciuto, pur con i suoi evidenti difetti, ma ciò che penso io non conta, così come non conta chiunque non l’abbia visto in sala alla sua uscita in America.

      I colori ipersaturi sono stati una piaga molto dolorosa, che solamente un numero ristrettissimo di registi ha saputo sfruttare bene. Come Tony, lo Scott giusto 😉

      Le storie di produzioni travagliate sono una lama a doppio taglio: a volte creano curiosità negli spettatori, a volte li tengono lontani. Per questo ogni produzione sceglie se far trapelare notizie o tenere il massimo riserbo. Considera che la storia che ho raccontato qui l’ha “scoperta” Hughes nel 2003, cioè 15 anni dopo la nascita dell’idea del film.
      Molti dei grandi film che oggi sono amati in realtà sono stati più che travagliati, come ogni grande film di solito è, ma solamente tempo dopo sono uscite notizie. Di solito il brutto segno è quando pospongono la data di uscita, perché vuol dire che ci sono stati problemi gravi, e se appena escono fuori notizie di scene rigirate è l’apoteosi: tutti a parlare di disastro. Quando invece è normale che possa capitare di rigirare delle scene: dipende dal motivo. A volte può voler dire che il regista è uno preciso, che vuole fare un film perfetto e rigira una scena venuta male. (Tanto per rimanere in tema, James Cameron che richiama Henriksen, Hudson e gli altri Colonial Marines, ubriachi al bar, per rigirare la scena del coltello di “Aliens” che reputava non buona) altre volte vuol dire che il regista non è capace e si è accorto di aver fatto una cazzata. (Tipo il povero Shane Black che solo in sala di montaggio si è accorto di aver sbagliato il finale di “The Predator”…)
      Una produzione travagliata non vuol dire niente, conta solo il prodotto finale.

      Mentre Sly cercava di scrollarsi di dosso Rambo – che, va sempre sottolineato, nel 1988 fece un gran tonfo: oggi tutti fanno finta di niente, ma “Rambo 3” è stato un disastro colossale, scontentando tutti – le case gli proponevano solo ruoli da Rambo, spesso di Sci-Fi Rambo (espressione usata da de Souza) perché era un periodo in cui la fantascienza tirava. E sebbene non volesse fare quel tipo di personaggio, è difficile non vedere in “Demolition Man” (1993) e “Dredd” (1995) dei semplici Sci-Fi Rambo. E infatti hanno fallito miseramente, perché non era più tempo di Rambo ma Stallone sa fare solo quello, oltre Rocky.
      Per sua fortuna la morte del cinema ha reso impossibile la nascita di nuove iconografie e così si è andati tutti a grattare il barile, ripescando vecchi eroi nell’incapacità di crearne di nuovi. Così il revisionismo storico ha fatto pensare che Rambo sia stato un personaggio amato, quando già nel 1988 nessuno ne voleva più sapere: avevano molto più successo i film che lo sfottevano, tipo il capolavoro “Hot Shots! 2” (1993).

      Spero di aver risposto a tutto 😛

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      • wwayne ha detto:

        Grazie mille per quest’ottima e ricchissima risposta! 🙂

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      • Jena Pistol ha detto:

        Povero Stallone lo stai massacrando,saper fare Rocky e Rambo non è mica da buttare,ad’esempio Stallone che fa Rocky poliziotto in Cop Land non mi dispiace affatto,per gli incassi poi,avrei una lista infinita di film che meritavano più incassi(La cosa,Blade Runner), ma anche di film che non meritano ma incassano in maniera imbarazzante(Twilight,Star Wars EP. 1).Per me quello che conta sono i film buoni che ci ha dato,a parte i vari Rocky e Rambo mi piacciono Anno 2000 la corsa della morte,I falchi della notte,Fuga per la vittoria,Cop land,mi vengono in mente poi altri 6/7 film che,pur con dei difetti amo lo stesso tipo Tango & Cash.Quello che voglio dire e che gli spettatori non hanno sempre ragione,certi flop stallone non li merritava.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ognuno ha i propri gusti su Stallone, ma ti faccio notare che la maggior parte dei titoli che hai citato sono di inizio carriera: il più “vecchio” di quelli citati è del 1989! 😀
        Non so perché tutti adorano “Cop Land”, lo considero fra i film che più odiato vedere, ma le nostre opinioni sono appunto opinioni: sono i fan di Sly che lo massacrano, ogni volta che NON vanno al cinema a vederlo, rovinandogli la carriera e costringendolo a rifare gli unici suoi personaggi di successo.

        P.S.
        “Anno 2000” e “Fuga per la vittoria” con moltissima difficoltà li considero “film di Stallone”, semplicemente sono film in cui ha recitato.

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      • Jena Pistol ha detto:

        Riconosco effettivamente che Stallone a volte è decisamente ingombrante,gli piace fare il protagonista e crede in maniera eccessiva a se stesso,D-tox non me lo ricordo ma ti credo sulla parola. A proposito…,bel post,l’ho adorato,nel messaggio di prima mi son dimenticato di dirlo,son curiosissimo di leggere altre puntate.Tra l’altro di questo Isobar non ne avevo propio mai sentito parlare,ma è un film per cui pagherei il biglietto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio e in effetti Isobar ci ha preso tutti alla sprovvista: come abbia fatto un film così grosso e con così tante star a rimanere ignoto per così tanto tempo è davvero un mistero!
        Iniziare la rubrica con un piatto così ricco è stato un azzardo, perché le prossime puntate per forza di cose rischieranno di essere minori 😛

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  6. Jena Pistol ha detto:

    Mmm,non ti è piaciuto Cop Land ? L’avro visto 15 anni fa e all’epoca mi piaquè,mi sa dovrò dargli un’altra occhiata.Sui fan di Stallone mi sa hai ragione,gli ci sono voluti 27 anni per superare gli incassi di Rambo 2 e Rocky 4,e si,prima che lo dica tu si, i due film dell’85 sono effettivamente quello che il grande pubblico vuole da lui,e aggiungo io che i 314 milioni del 2012 non sono certo da paragonare ai 300 dell’85.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per “2012” intendi i Mercenari? Nel caso, considera le cifre in patria: il primo film è costato 80 e ha guadagnato 100, il secondo è costato 100 e ha guadagnato 80. L’inguardabile terzo ne è costati 80 e ne ha guadagnati 39!
      Per fortuna sono film affidati a buoni distributori e portati in ogni angolo del mondo, così che sommando tutti gli incassi fuori dall’America si può andare in attivo, ma rimangono film tutt’altro che di successo: sono perfettamente in linea con i film di Sly, che si salvano solo grazie ad una buona distribuzione estera.
      “Avengers Endgame” è costato 350 milioni e in patria ne ha incassati 850: QUELLO si chiama successo, ed è quello con cui tutti i divi del passato devono vedersela. Ecco perché fanno a botte per entrare nel cast DC o Marvel, cinema o TV che sia, perché è una pioggia di soldi azionata da un colosso editoriale come pochi al mondo.
      Quando Sly si presenta con la bocca storta a fare cose che già nel 1988 fallivano, deve essere contento di racimolare ancora qualche dollaro da fan nostalgici…
      Cito Sly perché è protagonista del post, ma vale lo stesso per Schwarzenegger o per altri divi dell’epoca: chi non è andato in Romania a fare filmetti da cassetta può solo accontentarsi di briciole provenienti da fan che già negli anni Novanta non li andavano a vedere più al cinema.

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