To Be the Best (1993) Per essere i migliori

Lascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage!
L.

Indovina indovinello: quale film dal titolo ambizioso, dal tema di fondo accattivante (torneo di kickboxing!), dal regista iper-mestierante… insomma, quale film, nonostante le suddette, succulente, premesse riesce nell’impresa di finire nell’inglorioso tritacarne della rubrica Zintage? Oddio, ammettiamolo. Ci sono almeno una miriade di pellicole che corrispondono alla descrizione testé fatta e che regrediscono inesorabilmente col passare dei minuti affondando qualsivoglia aspettativa. Ma nel caso in oggetto ci riferiamo a Per essere i migliori, sciagurato lungometraggio datato 1993 e diretto dal celeberrimo Joseph Merhi.

Ecco, “sciagurato” è la parola chiave e, da indomiti buongustai del kitsch, andiamo a disvelare il perché: si inizia col più classico dei tornei per strada (a Las Vegas), dove la gente si mena con mosse e atteggiamenti palesemente fuori misura e con pubblico esultante doppiato in modo inverecondo. Quisquilie, direte voi, ma quando ci accorgiamo che il protagonista, Eric Kulhane, è interpretato da quel damerino cicisbeo di Michael Worth, la situazione comincia a farsi preoccupante. E che dire del dialogo antecedente l’incontro, che il nostro intrattiene col boss malavitoso?
Quest’ultimo dice che il padre era un perdente, ricorda che la stupidità è una qualità della sua famiglia e poi gli chiede di andare al tappeto anche dietro compenso. Complimenti per la diplomazia: nemmeno la Corea del Nord avrebbe fatto peggio.

Eric chiaramente rifiuta e affronta un tizio-spaventapasseri con impermeabile e cappello nero che non farebbe paura manco alla popolazione di un ospizio. Difatti vince ma il problema è che il citato boss vuole vendicarsi dell’onta subita e allora… lo fa legare con una corda ad un elicottero per spaventarlo. Eeeeeeh, sul serio? Sul serio. La sequenza, già ridicola, tocca abissi insondabili quando il pilota, in preda al divertimento più totale, si distrae e si fracassa contro un palazzo: non so se sia peggio la palese trasformazione in modellino dell’elicottero nell’attimo dello schianto, il «nooo» recitato malissimo (malissimo!) dal cattivo di turno, l’assurdità della situazione o il fatto che Worth salvi la pellaccia.

Nel frattempo si lotta per strada anche a Los Angeles (certo, negli USA durante gli anni ’90 non si faceva altro) e qui il protagonista è Sam Kulhane (Phillip Troy Linger), il cui combattimento però è interrotto dall’arrivo degli sbirri onde ragion per cui il regista imbastisce un’altra scena, stavolta di inseguimento, che regala perle trash a profusione: intanto, ad ogni nuova inquadratura, il numero di macchine della polizia aumenta esponenzialmente assumendo le fattezze di un esercito alla caccia di un umile lottatore clandestino in moto, in secondo luogo, quando una delle suddette vetture perde il controllo sbandando, anche le altre per misteriosi motivi fanno altrettanto rovesciandosi o planando sull’asfalto come se ci fossero campi di forza invisibili, infine il buon Sam completa la sua fuga salendo, col suo centauro, su uno scaleo (!) e raggiungendo, nel salto, altezze da far concorrenza a E.T. in bicicletta.

La situazione non migliora quando compare il pur mitico volto di Martin Kove, che ha una palestra e che, nelle vesti di Rick Kulhane, sarebbe il padre dei due: opinabili dettagli anagrafici a parte (sembra più un terzo fratello) ciò che davvero lascia basiti è la verve con cui lo stesso incita i suoi allievi, ho visto molta più grinta nel prete che dispensa l’incenso. Va be’, in fondo il nostro deve solo scegliere i cinque rappresentanti americani ai campionati del mondo, una robetta da nulla.
E del nonnismo che trasuda dal fatto di includervi i due figliocci ne vogliamo parlare? Anche no, altrimenti non la sfanghiamo più.

Steven Vincent Leigh

Seguono due momenti di elevata inutilità: le immagini degli agguerriti avversari tailandesi inframezzate da ossessivi ed inspiegabili primi piani di edifici locali e un delirate dialogo tra Worth e la sua ragazza, dialogo che si sviluppa con tale simil-canovaccio «Tuo padre mi odia», «Solo perché sei un combattente, ti vedrò ai campionati quando ti usciranno le cervella dalle orecchie», «Non accadrà, sono fatto di acciaio», «Te l’acciaio l’hai soprattutto lì (indicando le zone basse), ma come mai sei triste dopo aver fatto l’amore?». Vi ho dato l’idea?
A proposito di dialoghi improbabili, appena i team arrivano a Las Vegas per l’importante competizione, il campione degli orientali, Hong Do (Steven Vincent Leigh) vede Eric, gli dice «Voglio farti molto male» e improvvisa un balletto. Mah: cattivo, ridicolo, tuttavia poliglotta, riconosciamoglielo. Subito dopo scatta la rissa al bowling perché Sam ci ha provato con la capo-delegazione tailandese: tutto molto trash… ma ancora non è nulla!

Eric chiede alla sua ragazza di sposarlo, lei accetta e la cerimonia ha luogo il giorno successivo (d’altronde, siamo a Las Vegas) ma è interrotta dall’arrivo degli avversari asiatici con successiva, ennesima, cagnara cui pone fine l’officiante dell’unione che tira fuori la pistola e spara in aria. Vi rendete conto di cosa state leggendo e, dunque, di cosa io mi sono dovuto sorbire?  Joseph Merhi, ma quando giravi il film… che cignata t’avevi? Che poi, quando iniziano i combattimenti veri e propri (con tanto di varie, garrule, nazionalità), la pellicola assumerebbe anche un aspetto dignitoso ma ciò che è avvenuto prima, così come alcuni siparietti, non si può proprio cancellare. Ed è ciò che rende sempre attuale l’indovina indovinello: Per essere i migliori merita in pieno la considerazione Zintage. E se ciò non farà dormire sogni tranquilli a Merhi & soci… pace. Anche loro, col suddetto film, ci hanno regalato una discreta quantità di incubi.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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17 risposte a To Be the Best (1993) Per essere i migliori

  1. Cassidy ha detto:

    Credo che non potrò mai più guardare E.T. con gli stessi occhi dopo questo commento, riesco solo a pensare alla motocicletta volante 😉 Cheers

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Boh, sono scioccato! 0_o’
    È come se avessero frullato assieme tre sceneggiature a caso trovate nelle buste sorpresa in edicola…
    Vabbè, negli anni ’90, tre quarti dei film di menare ignorante erano basati solo sulla presenza di attori muscoletti che facevano spaccate sagittali, il resto dipendeva dalla buona volontà dell’Onnipotente – che aveva sempre altro da fare.

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Il The Best che vale la pena sempre di sentire e vedere:

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Vado off topic dal mio stesso topic ma segnalo che stasera su Cielo ci dovrebbe essere The condemned 2 con l’inedito titolo “L’ultimo sopravvissuto”. Accorrete numerosi!

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  5. Denis ha detto:

    Dalla descrizione mi hai ricordato l’orrendo videogioco Pit Fighter con attori digilizzati che si muovevano a scatti,insomma il migliore dei peggiori quindi Zinefilo Doc

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  6. Giuseppe ha detto:

    Con la scelta di questa settimana, Willy ci suggerisce quanto si possa praticamente dare per scontato che “Per essere i migliori” questo film sia assolutamente da prendere a esempio. A esempio di tutto quello che va assolutamente evitato sennò le migliorie uno se le può scordare vita natural durante, ovvio.
    Se non altro, riconosco anche a Merhi qualche volonteroso intento citazionista qua e là, tipo il boss malavitoso che nel suo dialogo con Kulane potrebbe ricordare vagamente la battuta che Kraschinsky/Van Damme rivolge a Jason Stillwell: “Ora ricorda: sei il figlio di quel vigliacco!” o, ancora, quello spaventapasseri che non spaventa nessuno come rimando all’IT kinghiano in versione televisiva (che non spaventava nessuno, infatti… ci provassimo qua, magari? “Qui galleggiano tutti, Eric… Combatti con me, se vuoi rimanere a galla” “Sì, certo, pure gli stronzi galleggiano” “Appunto, Eric, appunto” No, mi sa che non funziona lo stesso). E l’elicottero, allora? Puro cattivismo alla Malcolm McDowell in “Tuono Blu” in versione ridicolo/economica compresi gli effetti speciali che, tra l’altro, spiegano l’inaspettata incolumità del protagonista: siccome Worth pesava troppo per il modellino, allora l’hanno lasciato legato all’elicottero vero del quale non era prevista nessuna esplosione per via del budget scarso (un altro non se lo potevano permettere)… il tutto impreziosito da quel “Nooo” posticcio con il quale Merhi dimostra di intuire con molti anni di anticipo quell’inarrestabile declino creativo che porterà George Lucas a piazzare un “Nooo” altrettanto posticcio in bocca a Darth Vader. Non dimentichiamoci poi del fratello Sam, letteralmente calato in contesti spielberghiani con quel torpedone di auto della polizia – in crescita esponenziale- che ricorda chiaramente Sugarland Express (con, se vogliamo, un tocco del Blues Brothers di John Landis per l’analoga e sovradimensionata tipologia di inseguimento) oltre al salto motorizzato dalle chiare reminiscenze alla E.T. giustamente colte da Willy. Quanto al comportamento delle macchine, ravviserei sia un intento di denuncia riguardo a una polizia letteralmente e collettivamente allo SBANDO che un affettuoso omaggio a Lucas: quel planare sull’asfalto non è forse tipico dei landspeeders di Star Wars?
    Passando a Martin Kove, tocca purtroppo constatare quanto il suo ruolo qua dentro non sia proprio cosa da incensare, anche per via del fatto che alla bisogna ci mancava pure il turibolo di un prete dalla giusta verve… sorvoliamo poi sul possibilissimo fraintendimento occorso fra regista e operatore alla macchina (“O.K., adesso fammi una serie di primi piani dei locali. Ma che cazz… DEI LOCALI INTESI COME GENTE DEL POSTO, NON GLI EDIFICI!!) e concentriamoci sugli angosciosi interrogativi sorti dai dialoghi fra Worth e fidanzata: l’uscirgli le cervella dalle orecchie è l’unico modo per dimostrare che le ha (le cervella)? E se è ha l’acciaio proprio lì, perché è triste dopo aver fatto l’amore? Per via degli effetti della dilatazione termica dei metalli? O per aver motivato la sua tristezza con “perché i momenti più belli mi sembrano ogni volta durare solo una manciata di secondi” sentendo la di lei conferma “beh, ma guarda che è proprio così”? E cosa diavolo avrà risposto a Hong Do, “Hai ragione: vederti fare questa merda di balletto fa male davvero?” Lì, al bowling, La capo-delegazione Thailandese si sarà forse sentita dire “Sai di chi è il birillo più grosso qui dentro?”
    Accodandomi a Willy, concluderò anch’io sulle originali nozze della coppia di piccioncini…
    Eric alla futura moglie: “C’è solo da sperare che nessuno ci disturbi!”
    (Arrivo avversari e conseguente cagnara)
    Officiante armato: “No, semmai c’è solo da SPARARE perché nessuno vi disturbi!”
    😀 😀

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahah! Abbiamo aspettato a lungo il tuo commento ma ne è valsa la pena!!!
    🙂 🙂 🙂

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