Venerdì 13 [8] (1989) Incubo a Manhattan

Nuovo appuntamento per raccontare i miei venerdì con Jason.

Negli anni Ottanta Rob Hedden scriveva per serie come come Alfred Hitchcock Presents e MacGyver, perché non rovinargli il curriculum con un bel Venerdì 13? Chiamato a partecipare alla serie televisiva nata dalla saga – serie che magari presenterò, se riuscirò a trovarla – per disintossicarsi in seguito Hedden scriverà “ritorni in TV”, cioè film televisivi che continuano la storia di serie famose: Supercar 2000 (1991), Il ritorno di Ironside (1993) e Simon & Simon: In Trouble Again (1995), fino all’apice massimo della sua carriera: l’imbarazzante The Condemned (2007).
Cos’ha distrutto la vita e probabilmente il morale di Hedden? Il fatto che Barbara Sachs e Frank Mancuso jr. (produttori della Paramount) gli siano arrivati alle spalle e gli abbiano piazzato una proposta che non poteva rifiutare: «Saresti interessato a scrivere e dirigere il prossimo film di Venerdì 13?» Nessuno dovrebbe mai sentirsi fare certe domande…

“Gorezone” n. 10 (novembre 1989)

Intervistato da Steve Newton per la rivista “Gorezone” n. 10 (novembre 1989), Hedden racconta di aver fatto questo ragionamento ai produttori della Paramount:

«Guardate, credo che abbiate fatto fin troppi film in cui Jason è nei boschi del campo estivo, cercando adolescenti per ucciderli. Magari potremmo fare qualcosa di differente.»

Che genio, si vede proprio che è la mente eccelsa di cui la saga aveva bisogno. I produttori lo fanno parlare, è il loro mestiere assecondare i pazzi, così Hedden propone le sue due grandi idee:

  1. Jason sale su una nave da crociera piena di adolescenti e parte una trama alla Alien, con tutti intrappolati in una barca invece che in un’astronave.
  2. Jason va a New York, a cercare vittime a Time Square.

I produttori lo guardano come si guarda qualcuno con la scolapasta in testa, e poi esultano: «Be’, perché non le facciamo entrambi nello stesso film?» Mi sa che gli scolapasta in testa ce li avevano i produttori…

La Warner pompava di brutto il suo Batman (1989), tanto che anch’io l’ho visto in sala!

Hedden per un soffio ha già perso per ben tre volte la possibilità di dirigere un film per il cinema, quindi ha tutto l’ardore e la voglia di esordire, e addirittura considera una fortuna aver perso quei film perché così è bello pronto per Jason, essendo poi – come all’epoca si usava dire – un grande fan del cinema horror.

«Ho amato La zona morta [1983], è la migliore delle storie di Stephen King da trasformare in film, e Cronenberg l’ha fatto. Anche John Carpenter l’ha fatto. Gli ho parlato prima di girare il mio film, e gli ho raccontato un po’ della trama, perché il suo montatore Steve Mirkovich avrebbe lavorato con me. In realtà, è stato John a chiamare me per raccomandarmi Steve. È stato emozionante avere John Carpenter che mi chiamava, ed io che dicevo “Dio, spero di fare un film buono la metà di come li hai fatti tu”. E lui ha risposto, “Ah, sta’ zitto” [shaddup].»

Un minuto di raccoglimento a pensare alla scena dello sconosciuto esordiente Rob “Signor Nessuno” Hedden che racconta al Maestro John Carpenter la trama di “Jason in crociera a New York”: avrei pagato milioni per vedere la faccia di John! Temo che il suo “sta’ zitto” fosse riferito a tutto ciò che il regista gli stava dicendo!
Comunque l’entusiasmo del giovane regista-sceneggiatore si concretizza in Friday the 13th Part VIII: Jason Takes Manhattan, che esce in patria americana il 28 luglio 1989 addirittura anticipando la data prevista del 4 agosto..

Altro celebre titolo falso, visto che a Manhattan Jason ci va per dieci secondi…

Uscito in data ignota (probabilmente intorno nel 1990) nella consueta VHS CIC Video con il titolo Venerdì 13 Parte VIII. Incubo a Manhattan, esordisce su Tele+ (a pagamento) il 13 novembre 1992, mentre Italia1 lo presenta in seconda serata il 3 agosto 1993.
La Paramount lo porta in DVD dal novembre 2002 e poi, insieme ai precedenti episodi, in VHS e DVD dall’ottobre 2004.

“Fangoria” n. 85 (agosto 1989)

A metà dell’aprile del 1989 il citato giornalista Steve Newton va sul set del film in lavorazione – all’UBC Ocean Research Center dell’Università della British Columbia – per un’anteprima che apparirà su “Fangoria” (n. 85) il successivo agosto. Entra nel minuscolo camper che la casa ha riservato al produttore Randy Cheveldave e lo intervista.

«In soldoni la storia è che questa è l’ultima classe di diplomati della Crystal Lake High School: la scuola sta chiudendo i battenti e il padre di uno degli adolescenti possiede una nave. Come regalo per la promozione “Vi porto tutti a New York con la barca”.»

Va lodato lo stomaco forte del produttore, che non sembra stia sghignazzando mentre racconta questa trama né sembra avere conati di vomito. Così come si lancia in affermazioni da mani in faccia del tipo: «In generale questo film sarà meno sanguinolento rispetto ai precedenti». Ancora meno? Perché allora non fare una commedia romantica con Jason? “Crystal County”, con storie di giovani amori e turbamenti fra adolescenti che ad ogni puntata vengono uccisi di bacetti e carezze da Jason…

«We’ve been on the run / Driving in the sun / Looking out for #1 /
Crystal County here we come / Right back where we started from
»

Visto che il produttore dice che trova volgare la violenza manifesta, risultando quindi davvero curiosa la decisione di produrre uno slasher movie, il giornalista va a chiedere al regista come si stia preparando agli inevitabili tagli della famigerata censura americana, con i suoi ri-montaggi che hanno inferto più coltellate a Jason di quante lui non ne abbia date a sua volta.

«Ho girato in due versioni. Per esempio, in una scena in cui Jason taglia la gola del capitano della nave ho fatto una versione dove il coltello penetra nella gola mentre la vittima sta seduta, tanto che non sembra neanche accoltellata. Si fa indietro e allora vedi che ha la gola aperta, iniziando a fuoriuscire il sangue. Questa è la versione A. Nella versione B appare una fessura nella gola ma senza sangue: abbiamo tagliato prima che questo inizi a fuoriuscire. Quindi siamo coperti in entrambi i modi.»

Ripeto, questo Hedden è un genio: per evitare che la censura tagli le scene, se le taglia da solo! L’unico motivo per cui la gente paga per questi film è vedere Jason che sbudella la gente, ma la censura copre tutto: come risolviamo? Semplice, copriamo tutto a priori

Non stupisce che con questi geni al comando la barca – non solo quella diretta a New York – cominci ad imbarcare acqua: costato cinque milioni di dollari, il film ne incassa solo sei nel primo weekend e 14 in totale. Sicuramente è un successo, sicuramente è andata bene, ma siamo molto lontani dai grandi successi dei precedenti titoli, che incassavano dieci volte il loro costo. È chiaro che se non si vede niente, non c’è alcun motivo per andare al cinema per guardare Jason che cammina di qua e di là.

«Il mio impegno è tutto rivolto alla storia. Mi spiace dirlo, soprattutto ai fan di “Fangoria”, ma tu puoi avere gli effetti speciali più fantastici del mondo, ma se la storia non ha senso allora non importa a nessuno. La storia viene prima di tutto.»

Si capisce che quando definisco “genio” Hedden in realtà sto dicendo che è un demente? Usare “storia” e “Venerdì 13” nello stesso discorso è valido motivo per essere denunciati per incapacità di intendere e volere. E come ogni altro regista che ha detto che avrebbe curato di più la storia, ha curato tutto tranne che la storia.

Un modo “comodo” ed economico di viaggiare

Nella sua collezione di matti, il giornalista Newton passa ad intervistare Kane Hodder, il Jason di turno che era Jason pure nel film precedente, che però può dire poco: stavolta sembra molto stringente l’obbligo di non divulgare particolari sul film. Perché? Tanto l’articolo uscirà in edicola quando il film è già in sala. Tanto stiamo parlando di Venerdì 13, che colpi di scena si rischia di rovinare? Jason morirà cento volte e cento volte rinascerà, cervo a primavera…
Di sicuro il regista non vuole quello strano Jason del settimo film, come nel 2003 racconterà a “Fangoria” il make-up FX artist Bill Terezakis. «Ronny ha voluto un Jason rinato, qualcosa senza le ferite, senza il foro d’ascia in testa: voleva che l’enfasi fosse tutta per la maschera da hockey.»

Un Jason tirato a lucido per la gita a New York

Nel ricordare il suo provino, Jensen Daggett racconta allo speciale “Jason Goes to Hell Magazine” (1993): «Il mio provino consisteva nel leggere qualche scena e gridare in camera».

“Jason Goes to Hell Magazine” (1993)

Ottenuta la parte, l’attrice avrebbe ben presto scoperto che l’impegno prevedeva tre mesi di riprese notturne al freddo e al gelo. Ogni suo ricordo è un ricordo di notte e freddo, «ogni volta che mi giravo erano sempre le 4 di mattina», e le è rimasto particolarmente in mente il giorno passato in un tunnel pieno di melma schifosa.

«L’unico momento in cui mi sono sentita in imbarazzato ad aver partecipato a quel film è stato quando ho incontrato Oliver Stone. Essendo il mio ruolo più grande fino a quel momento, è stata la prima cosa che Stone ha letto nel curriculum. Mi ha semplicemente guardata e ha detto “Oh, così hai fatto un film di Venerdì 13?” Ma in realtà non me ne vergogno: tutti gli attori hanno nel curriculum un film di questo genere, nessuno in realtà ci bada.»

Sicuramente si è divertita di più Kelly Hu, che così si racconta a “Femme Fatales” nel giugno 2002:

«È stato in assoluto il mio primo ruolo. Ero una delle vittime, è stato divertente da interpretare anche se non avevo una gran parte. Mia madre ha cronometrato il mio ruolo, e muoio esattamente a metà film. Ho passato otto settimane a Vancouver, in Canada, e ho imparato tanto sull’acqua fredda e su come vestire sotto la pioggia. […] Dopo un po’ questo genere di film diventa sciocco, e il pubblico se la ride: altro che horror! Davvero, ma quanti modi ci sono per uccidere un adolescente? […] Eppure ho firmato più foto alle convention per il mio ruolo in Venerdì 13 che per qualsiasi altro mio lavoro.»

La giovane Kelly Hu in cerca di lancio

La trama l’ha già raccontata il regista all’inizio. Jason uccide ragazzi a bordo di una nave talmente titanica che nessuno si accorge che stanno morendo a secchiate, poi i pochi superstiti naufragano e sbarcano a New York, buttandosi subito nelle fogne per stare più sicuri. Jason li insegue e mannaiate a destra e a manca. Gli ultimi due minuti di film si arriva a Manhattan, così da giustificare il titolo, e Jason muore (?) sommerso dall’acido che notoriamente abbonda nei bassifondi di New York, provocato sicuramente dalle lacrime dei coccodrilli albini, piangenti al pensiero di quanti brutti film girino nella loro città.

Il black buddy che ancora non ha capito come vanno le cose negli horror…

La noia è potente e lo sbadiglio è amico fedele della visione, che più di una volta ho mandato avanti veloce perché davvero non trovo alcun motivo di attenzione.
Invece è da notare che la protagonista ha allucinazioni in cui vede un bambino, che scopriremo essere il giovane Jason: da bambina la donna l’ha visto nelle acque di Crystal Lake e… va be’, un mare di cazzate. Quello che è da notare che l’immagine del bambino che cerca di portare sott’acqua la protagonista è straordinariamente simile alla trovata vista più di dieci anni dopo in Triangle (2001), piccolo film che getta le basi per vari cloni del genere “Ghost Ship“.

Vieni giù con me… qui nessuno galleggia!

Rimane da sottolineare l’unico momento simpatico del film, quando i due sopravvissuti entrano in un bar di Manhattan inseguiti da Jason, ed hanno questo scambio di battute:

— C’è un maniaco che cerca di ucciderci!
— Benvenuti a New York.

Al di là di questo, il film è un’altra totale nullità come tutti quelli che l’hanno preceduto.

«Hot Town, stabbin’ in the city» (semi-cit.)

Per il numero 10 (ottobre 1989) della rivista “FEAR” Philip Nutman ha cercato di recensire il film, ammettendo però che non essendo fan della saga gli è molto difficile. Così ha pensato di capirne di più intervistando qualcuno degli spettatori della sala, una volta usciti dalla proiezione: in genere è una cocente delusione per tutti.

“FEAR” n. 10 (ottobre 1989)

«Pensavo fosse l’episodio migliore, invece il trailer è meglio del film», ci dice Steve Williamson del Bronx. «Va bene, c’è il più alto numero di cadaveri dell’intera saga, ma dov’è il sangue? La MPAA non ha avuto niente da tagliare, perché non hanno usato alcun effettaccio. Non sprecherò più il mio tempo: lo splatter è morto.»
Questa è la media dei commenti: manca la storia, manca il sangue… che senso ha il film?

Oltre ai soliti difetti insiti nella saga – come una inutile e noiosa parata di morti invisibili – stavolta se ne aggiunge un altro: l’ardore di un regista televisivo che vuole fare un film cinematografico, riuscendo in realtà a fare un semplice TV movie proiettato in sala. Per tutto il film è fortissimo il gusto del prodotto televisivo anni Ottanta, che viene gridato da ogni fotogramma, e l’uso di icone del piccolo schermo come Peter Mark Richman rafforza la sensazione.
Conferma questa impressione Jim Harper nel suo saggio Legacy of Blood (2004):

«In termini di produzione, Jason Takes Manhattan è girato in modo professionale ma in un modo televisivo. Non c’è tensione e i colpi di scena sono telefonati. Il tema di Henry Manfredini è sostituito da un’indefinibile base al sintetizzatore e canzoni blandamente rock eseguite da band sconosciute.»

Tutti difetti talmente facili da evitare che sorge il dubbio che il regista non l’abbia fatto apposta, forse cercando di dare uno stile proprio ad uno degli anonimi sequel di Jason: in fondo c’è riuscito, è sicuramente il film della saga più “televisivo” di tutti – almeno finora – ma non lo metterei nel curriculum. Di sicuro Hadden è tornato poi nel suo ambiente, lasciando il cinema per il quale non sembra avere lo stile giusto.
Gli rimane la soddisfazione di aver inserito un inside joke per testimoniare la sua passione per i romanzi di Stephen King: ad inizio film, alla protagonista regalano una penna antica, dicendole:

«Sembra che anche Stephen King la usasse a scuola»

Nelle interviste Hadden dice che ha reso il personaggio una scrittrice, ma in realtà questa sua mansione non esce mai fuori nel film: è solo un’altra inutile e anonima vittima di Jason.

Siamo sicuri che King abbia mai usato antiquariato del genere?

Purtroppo o per fortuna la saga arriva ad un bivio importante. L’abbiamo visto succedere per Hellraiser e probabilmente è un rito di passaggio comune a tutte le grandi saghe: appena sfociano negli anni Novanta… finiscono nelle mani di terrificanti case di produzione in serie, il cui scopo è azzerare totalmente ogni qualità dei film originali e farne robaccia da distributore automatico. Il problema… è che Venerdì 13 era già così!
Questo vuol dire che rimarrà della stessa qualità o peggiorerà? Può il peggio peggiorare? Lo scopriremo dalla settimana prossima.

L.

P.S.
E ora, tutti nella Bara Volante… prima che vi ci mandi Jason!

Bibliografia

  • Steve Newton, Hedden for Horror, da “Gorezone” n. 10 (novembre 1989)
  • Steve Newton, Jason takes Manhattan, da “Fangoria” n. 85 (agosto 1989)
  • Jim Harper, Legacy of Blood. A Comprehensive Guide to Slasher Movies (Critical Vision 2004)
  • Kane Hodder: Third Time Behind the Mask, da “Jason Goes to Hell: The Official Movie Magazine” (1993)
  • Philip Nutman, Nightmares on Wall Street, da “Fear” n. 10 (ottobre 1989)
  • Mitch Persons, Kelly Hu, da “Femme Fatales” volume 11, n. 7 (giugno 2002)
  • The Surviving Starlets of Friday the 13th, da “Jason Goes to Hell: The Official Movie Magazine” (1993)
  • Dayna Van Buskirk, Old Blood in New Bottles, da “Fangoria” n. 227 (ottobre 2003)

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36 risposte a Venerdì 13 [8] (1989) Incubo a Manhattan

  1. Zio Portillo ha detto:

    Purtroppo qua siamo in un terreno a me familiare perché il film lo vidi e stravidi. E il “bello” è che questa pellicola quando me la gustai da ragazzino mi piacque pure! Mi sa che lo vidi proprio su Tele+ nel ’92… Non ci scommetterei un euro su, ma sono piuttosto convinto perché il periodo coinciderebbe.

    Schifezza unica ma almeno i retroscena ritornano ad essere gustosi e ricchi di particolari pittoreschi. A tutto quello che hai scritto, mi permetto solo di aggiungere un racconto personale visto che anche a me capitò una cosa in stile Hedden/Carpenter. Da ragazzino ero con “a mio cuggino” e dovevo uscire con una ragazza ma ero giovane e avevo mille paranoie e così “a mio cuggino” mi disse “Senti, io alle elementari ero in banco con Rocco Siffredi. Vuoi che lo chiamiamo? Magari lui ti da qualche consiglio per farti fare più bella figura, che ne dici?”. E così chiamammo Rocco. Io tutto emozionato presi il telefono e parlai col mito. Balbettando gli dissi: “Rocco, vorrei sfoderare una prestazione buona almeno la metà delle tue!”. Lui rispose con un semplice “Ma vai a cagare!” e riagganciò.

    Lucius, tu che sei ne sai, sta storia della telefonata fa curriculum? Posso ambire a qualcosa di più sostanzioso come il buon Hedden? Non dico una serie Netflix o HBO. Mi basterebbe una serie tv alla Rai o a Mediaset… Anche “Un Posto al Sole” mi andrebbe bene.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaah mitico! In pratica ti è successa la stessa identica cosa di Hadden con tanto di risposta uguale! 😀
      Per me un po’ di fiction ti spetta di diritto! O se no prendi il cellulare e gira un cortometraggio qualsiasi, immagini in libertà, ti presenti al primo festival che capita e, quando ti intervistano, racconti questa storia: successo garantito! Sarai il prossimo Sorrentino, che tutti amano perché tanto non lo vede nessuno 😀

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    • Kukuviza ha detto:

      Ahaha, avevo scritto prima di leggere questo commento! Ma allora è una formula assodata quella che consiste nell’accennare alla metà in confronto agli “esperti nel settore”!

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Idem con vergogna 😉! Nel senso che quando lo vidi non mi dispiacque e me lo ricordo anche un po’. Ero molto incuriosito dalla nuova location e questo stimolo probabilmente mi suggestionò a tal punto da farmi sopportare la visione! 😃

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  2. Kukuviza ha detto:

    Sì ma povero JC che si sente raccontare una trama del genere e poi dire: spero di fare un film bello almeno la metà dei tuoi. Ma cosa deve aver pensato? Che i suoi film fanno schifo, perchè il doppio di una schifezza non diventa un capolavoro, ma una doppia schifezza.
    A proposito…non è che ti andrebbe di scrivere e dirigere il prossimo Venerdì 13?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Carpenter deve aver fatto una faccia da antologia: ma chi è ‘sto matto che mi sta raccontando una trama del genere? 😀
      Vista la qualità, chiunque può girare un episodio di questa saga, non è richiesta alcuna capacità, basta far passeggiare Jason di qua e di là e tutto va bene…

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      • Kukuviza ha detto:

        Non scherzare con la maledizione di Jason…che poi tutti direbbero: Lucius? Ma chi, quello che scriveva ottimi libri e poi si è visto arrivare alle spalle da due produttori con una proposta…
        A proposito, la Daggett non ha mica poi fatto il film con Stone…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Uh, non ho pensato ad indagare. Pare di no, visto l’attrice in seguito ha fatto esclusivamente serie TV, con qualche puntatina in film televisivi. Mi sa che Jason non le ha portato bene…

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  3. Evit ha detto:

    Leggendo questa serie di recensioni mi sono reso conto di quanto il mio istinto cinematografico sia veramente utile, ho sempre saputo che esistono i film della serie Venerdì 13, non so esattamente quanti, ma li ho evitati da sempre, sospettando qualcosa di simile. Ma non avevo idea dell’entità del DANNO. Il solo titolo di questo capitolo sembra parodistico.

    Ricordo però la serie tv che passava sui canali regionali e che all’epoca (ero bambino) adoravo anche se non ho mai capito come si legasse al famoso assassino ritornante con la maschera da hockey.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se nel mio caso sia stato istinto o pura casualità, comunque anch’io non ho mai visto un film di Jason per intero, anche perché con milioni di horror molto più belli davvero non ne sentivo il bisogno.
      All’epoca le serie TV horror spaccavano di brutto e fioccavano a iosa, da “Tales of the Crypt” a quella prodotta da Spielberg che ora mi sfugge, fino a quelle legate ai film: temo che anche quella legata a Nightmare fosse una semplice antologia di storie horror con Freddy a fare da presentatore. (Questa ce l’ho in “archivio” da vedere da tipo dieci anni: magari un giorno inizio il ciclo Nightmare così la sfrutto!)

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      • Evit ha detto:

        Quella di Nightmare non l’ho mai vista neanche di sfuggita ma le altre, cazzo, una più bella dell’altra. Sarà che per le antologie ho un debole!
        Quella di Spielberg era Amazing stories, poi c’era quella di Roald Dahl, poi tales from the darkside (di cui ricordo un episodio, poi scoperto appartenere alla quarta stagione, che vidi da piccolo su tele+ e mi terrorizzò), poi il celeberrimo Tales from the Crypt, poi hammer house of horror, poi… potrei andare avanti all’infinito

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Una meglio dell’altra! Un paio l’ho anche schedate per Uruk 😉

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      • Conte Gracula ha detto:

        Credo stia parlando della serie in cui due giovincelli – ragazzo e ragazza – ereditano un negozio di antiquariato che vende oggetti stregati: il defunto zio era uno stregone infernalista e aveva dato agli oggetti dei poteri, attivati da un sacrificio umano.
        Tipo il bisturi di Jack lo squartatore: ti avrebbe garantito la capacità di eseguire un’operazione perfetta, se prima lo avessi usato per ammazzare qualcuno.
        E ogni puntata, questi due cercano di recuperare un oggetto bizzarro – bambole maligne, orologi ferma-tempo etc.

        Con Jason c’entra una mazza, aveva solo il titolo in comune. Ricordo che aveva delle puntate carine, ma ehi, saranno passati anche vent’anni, dall’ultima volta che l’ho visto! 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Potrebbe essere intrigante, chissà se si riescono a trovare in italiano…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      P.S.
      Se non altro questo ciclo è molto istruttivo sulle abitudini dei produttori. Capisci che se guadagnavano fior di milioni con il nulla più completo, senza il minimo sforzo, poi si sono trovati spiazzati quando negli anni Novanta si è iniziato a guadagnare poco coi blockbuster super-mega-costosi, in cui cioè puntavano molto di più.

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  4. Cassidy ha detto:

    Anche se sono passati decenni dall’ultima volta che vidi questo film lo ricordo ancora piuttosto bene, anche se non c’è molto per cui ricordarlo 😉 Ovviamente il paragrafo dedicato al Maestro è quello che calamita la mia attenzione, tipica risposta alla Carpenter quando qualcuno cerca di adularlo “Ah, sta’ zitto” [shaddup].» Giovanni Carpentiere al 100%

    “Hot Town, stabbin’ in the city” è davvero una chicca complimenti! Non vedo l’ora di vederti alle prese con gli altri capitoli della sag(r)a, i più caciaroni, cioè, ancora più caciaroni! 😉 Cheers

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  5. Denis ha detto:

    A me l’ho ricordo il nero prende un cazzotone da Jason che la decapita comunque e come diceva uno dei creatori di Doom ,John Carmack la trama di un videogioco e come nei film porno “non è tanto importante ” e si può estendere ai film serial(i) horror più trippa e budella e meno chiacchere ,un pò come dire a Sasha Grey di non spalancare la bocca.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è che se poi non segue un film horror, allora l’assenza di trama è un dramma. Quando giocavo a Doom me ne fregato della trama: c’era un esercito di mostri da sbudellare e tanto mi bastava. Se non ci sono i mostri, se non ci sono gli sbudellamenti, allora forse un po’ di trama serve 😛

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      • Denis ha detto:

        Ma i produttori all’epoca non interessava non c’erano i social network che stroncano senza pietà,si andava al cinema o comprava la vhs poi lo si “prendeva nello stoppino” andando a casa delusi ,ma i “malvagi” produttori i soldi se li son fatti.
        Confermo Evit il serial di Spielberg era Storie Incredibili ma ve ne dico due dimenticati American Gothic prodotto da Raimi e gli Acchiappamostri prodotto da Dante

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  6. Evit ha detto:

    Nessuno gli ha detto che nominare Carpenter non vuol dire niente 😄

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  7. The Butcher ha detto:

    Giuro, avrei pagato parecchio per vedere la faccia di Carpenter mentre ascoltava Hedden. Pura arte.
    Ci credi che di questo film non ricordi quasi nulla? L’unica scena che mi è rimasta impressa è quella di Jason che si toglie la maschera davanti a dei ragazzini. Poi il vuoto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, una piccola parentesi umoristica giusto per ricordare il quarto film, ma è davvero una goccia nel liquame!

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      • The Butcher ha detto:

        Lo riguarderei solo per ricordare di che cosa parlava e delle scene di morte (anche se, come hai giustamente detto tu, che senso ha togliere lo splatter in questi film).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono scene di morte totalmente anonime, non inquadrate: i ragazzi muoiono sempre fuori scena – a parte un paio di eccezioni – senza alcun tipo di enfasi, quindi cade del tutto l’appartenenza del film al genere slasher e al genere splatter. E quindi non rimane alcun motivo per vederlo, essendo assente qualsiasi storia o sceneggiatura.

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      • The Butcher ha detto:

        L’unico motivo per vederlo è se sei curioso (o molto masochista a quanto pare).

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  8. Giuseppe ha detto:

    L’unica nota di merito riguardo a questo tristo capitolo? Me lo sono chiesto per anni, in effetti, ma era ancora troppo presto per trovare una risposta soddisfacente… che adesso però è arrivata: l’aver generato questo tuo post con la puntuale e collaudata serie di aneddoti, testimonianze e dietro le quinte (impagabile quanto inevitabile la reazione del mitico John: e che mai avrebbe dovuto rispondergli, essendo “papà” del diretto -e superiore- concorrente Michael Myers?) 😉
    Hedden, qui, riesce a raggiungere vette di inconsistenza tali da giocarsela quasi alla pari con il quinto capitolo, oltre a dimostrare doti da auto-censore capaci di far rimpiangere le censure precedenti. Non parliamo poi della “storia” a cui Rob sembrava tenere talmente tanto da ridurla a una semplice trasferta cittadina per… cosa, esattamente? Esibire numeri come quello della maschera e del pugno decapitante allo scopo di farci vedere il lato “umoristico” di Jason, magari giusto per tentare maldestramente di stare al passo con quello spiritosone di Freddy Krueger e, com’è ovvio, non riuscendoci? Trovavo il tutto già insipido ai tempi, figuriamoci oggi… 😦
    P.S. Ma quante meravigliose serie m’avete ricordato, gente! Nightmare Café con l’anfitrione/entità in fattezze umane Robert Englund (attivo pure in Freddy’s Nightmares), poi… al suo predestinato collaborante che rammentava di come, da piccolo, lui strappasse le ali alle mosche rispondeva con perle come questa: “Quand’ero piccolo io strappavo le ali agli pterodattili” 😀
    A proposito dell’omonima e affascinante serie tv Venerdì 13, il John D. LeMay protagonista del prossimo e ultimo Jason ufficiale prima della “rinascita” nel 2001 viene proprio da lì 😉

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  9. Austin Dove ha detto:

    Se hanno fatto tanti sequel piaceranno^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, come tutte le saghe c’è uno zoccolo duro di fan, in America, che garantisce un numero di biglietti venduti sufficienti a giustificare nuovi sequel. E negli anni Ottanta il cinema era in un’età d’oro tale che qualsiasi film guadagnava cifre da capogiro. Ora che entriamo nei Novanta il discorso cambierà…
      Anche Hellraiser viene prodotto regolarmente dal 1987 ad oggi, segno che vende ancora, ma è una merda totale che andrebbe denunciata per violazione dei diritti umani: ciò dimostra che i fan sono davvero gli ultimi al mondo a saper giudicare la bontà di un prodotto 😀

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