Great White (2021) I falsi 47 metri

Il precedente 47 metri: uncaged (2019) deve aver venduto bene, altrimenti non capisco come mai la Cecchi Gori abbia deciso in questi giorni di far uscire in DVD e Blu-ray (in vendita da gennaio 2022) un film che non c’entra niente ma inserito a forza nella saga.

Sto parlando di Great White, che dal maggio 2021 sta girando per il mondo ed è arrivato in Italia con il furbesco titolo 47 metri – Great White.
Nessuna delle minuscole ed infinitesimali case dei primi due film è stata coinvolta in questo, prodotto da altre case minuscole ed infinitesimali, ma studiando attentamente l’esercito di produttori esecutivi dei tre film scopro in effetti tre nomi in comune (Andy Mayson, Mike Runagall e Will Clarke), quindi la scritta sulla locandina “Dai produttori esecutivi di 47 metri” è tecnicamente esatta. Ma è ovvio sia una paraculata.

Intendiamoci, 47 Meters Down non è una saga, è un titolo appiccicato a film a slegati fra di loro, quindi anche questo ha tutto il diritto di fingersi parte di qualcosa. Il problema non è la saga… è tutto il resto!

Non è un bianco così grande…

Me l’immagino che faccia avrà fatto Michael Boughen, produttore di lunga data, quando gli hanno detto che doveva fare lo sceneggiatore: fissando il vuoto, avrà detto «in che senso?» con la voce di Verdone.
Otto case produttrici e ben diciotto produttori esecutivi si sono messi insieme per racimolare un budget di circa mezz’etto di prosciutto crudo: oh, ma di quello bbono, eh? Quindi uno sceneggiatore privo d’esperienza come Boughen deve inventarsi qualcosa per riempire 90 minuti di puro nulla, che non ci sono i soldi per fare niente. E che ci vuole?

Tipici operatori turistici della barriera corallina

Facciamo che due fotomodelli sono i gestori di un parco naturalistico nella barriera corallina, o qualche menata simile, noto nel mondo per essere totalmente deserto: non ci sono soldi manco per una comparsa in lontananza, quindi nel vuoto più totale e sconfinato abbiamo due gestori che accolgono tre turisti.
I due biondi e belli gestori rassicurano i turisti: tranquilli, il grande squalo bianco qui non lo vedrete MAI… Le ultime parole famose.

Quando i due operatori turistici dicono una cosa, è quella

Dopo alcuni minuti di sottilissimo approfondimento dei personaggi – un turista odia l’altro e lo minaccia: ma perché? Non lo sapremo mai – il grande squalo bianco, quello che qui non incontrerete mai, dà una nasata all’idrovolante e lo distrugge. Ammazza, e che naso c’ha ’sto squalo?
Essendo atterrati a mille chilometri dalla riva, che i due gestori sono dei furbacchioni, i nostri cinque morituri fanno appena in tempo a gonfiare la scialuppa di salvataggio, così da poter passare lì la successiva ora di film.

Lo facevo più dinamico, per essere un film di squali

Per un’ora i naufraghi vegetano sulla scialuppa, mentre lo spettatore si appennica, cullato dal rumore dell’acqua. Ogni tanto dicono una stupidata, ogni tanto fanno cose idiote – tipo prendersi a spintoni – lo spettatore si sveglia un attimo ma poi, cambiando posizione, ci si riaddormenta che è un piacere.
Intanto lo squalo cattivo, che sembra avercela proprio con i nostri eroi, li segue lentamente ma inesorabilmente. Cosa penserà lo squalo? Do per scontato che i cinque umani non pensino, magari invece dal pesciolone potrebbe arrivare qualche barlume di pensiero.

Secondo voi, in questa foto chi è l’essere pensante?

Passate ore infinite sulla scialuppa, dove le due donne trovano addirittura un cambio di vestiti, arrivati a 75 minuti è il caso che succeda qualcosa: finora i superstiti sono morti uno alla volta per semplice stupidità, magari se facesse qualcosa pure lo squalo sarebbe meglio.
Ecco finalmente lo scontro “umano vs animale” e subito l’umano bara, perché c’ha la pistola. Quindi le pistole lancia-razzi di segnalazione sparano pure sott’acqua? Scoprivàtelo, su Shark Channel.

Coraggio… fatti squalare!

Negli ultimi dieci minuti i nostri eroi fanno di tutto per buttarsi addosso agli squali e recuperare tutto il tempo che hanno passato a dormire, con scene semplicemente fatte d’acqua e noia.
Per cercare di dare qualche brivido allo spettatore Boughen fa fare alle due donne un po’ di respirazione bocca-a-bocca subbaqua, ma siamo proprio agli sgoccioli.

Patetici tentativi di svegliare il pubblico

Il regista australiano Martin Wilson si dà da fare e mi sento di dire che il suo lavoro lo fa egregiamente, le scene non sono mai banali e le sequenze sottomarine sono intriganti: ma non è che possa fare miracoli, non avendo alcuna sceneggiatura per le mani né personaggi, se non dei cartonati da spostare a pelo d’acqua.
All’inizio, prima che il sonno ci sommergesse tutti, avevamo due donne che si spogliavano in una scialuppa davanti a tre uomini… mi sembra che il resto si sarebbe scritto da solo! Ah, che filmone ne sarebbe uscito, invece di un episodio apocrifo senza spessore.

Ah, sarebbe stato tutt’altro film, se lasciamo stare gli squali…

Visto che qui abbiamo dei naufraghi “sopra” l’acqua, invece di legarsi a 47 Meters Down (con naufraghi “sotto” l’acqua), si sarebbe dovuto legare a Open Water, e non è escluso che magari su piattaforma uscirà così.

Finora della non-saga di tre film il migliore è nettamente il secondo, dove almeno si ride di gusto in faccia a tutti e si arriva alla fine con il sorriso.

L.

amazon– Ultimi filmacci con squalacci:

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Informazioni su Lucius Etruscus

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19 risposte a Great White (2021) I falsi 47 metri

  1. Fabio ha detto:

    Una domanda che mi balena in testa dopo aver visto questo film,riguarda lo squalo stalker del gommone,con un intero oceano pullulante di pesci da papparsi,come mai era cosi fissato con 5 persone in croce su una scialuppa in mezzo al nulla popolato dall’infinita’ della vita marina? Mi sa proprio che lo squalone se l’era proprio legata al dito con loro,anzi alla pinna🐟

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un tema che credo sia stato sdoganato dal nostro Dino De Laurentiis con “L’orca assassina” (1977), film nato palesemente come “anti-squalo”, ed è piaciuto così tanto che dieci anni dopo sarà proprio lo squalo storico a riprenderlo, ne “Lo Squalo 4” (1987): cioè il tema dell’animale che la prende sul personale, e compie una vendetta contro gli umani.
      Quindi anche qui abbiamo due squali che per motivi ignoti seguono i protagonisti per tutto il tragitto perché non avranno pace finché non se li saranno mangiati: non è natura, è vendetta personale!
      Diciamo che è solo uno dei tanti difetti di una sceneggiatura totalmente assente.

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  2. Cassidy ha detto:

    Totalmente d’accordo, filmetto da nulla che fa rimpiangere il secondo, anche se sembrano quasi tornati i tempi dei film con Bruce Lee nel titolo ma non nel film, credo che per qualunque regista oggi, usare la parola Squalo sia il lascia passare per ottenere due spiccioli, non serve avere una trama o un’idea, basta una pinna. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In fondo proprio in questi giorni Italia1 sta rispolverando i vari “Mamma, ho fatto qualcosa”, e vogliamo parlare di “American Qualcosa”? Quando hai zero budget e millantando un franchise ottieni qualche spiccio, perché non farlo? 😀
      Poi purtroppo qui c’è il vuoto acquatico assoluto, almeno nel precedente titolo due risate se le si faceva.

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  3. Evit ha detto:

    È decisamente un Open Water mancato, ma chi se li ricorda più quelli. Meglio sfruttare l’ultimo film squalesco a caso

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  4. Evit ha detto:

    Mi permetto dell’autopubblicità visto che quello che ha fatto “sgabbiare” Lucius per tuffarsi a 47 metri è stato il mio nuovo capitolo di “sequel apocrifi” 😉 https://doppiaggiitalioti.com/2021/12/19/sequel-apocrifi-47-metri-great-white/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ah è vero, ti avevo citato ieri nel secondo episodio e ho dimenticato di rifarlo 😛

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      • Evit ha detto:

        Questo è quello più importante! È quello in cui si sonnecchia di più!
        Ho aggiornato la parte sui produttori esecutivi alla luce delle nuove rivelazioni.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il marchio “47 meters down” mi ricorda “Shark Attack”, cioè un etichetta da affibbiare a storie che non c’entrano niente l’una con l’altra, ma almeno lì c’era una casa specializzata che possedeva il marchio: qui c’è solo un esercito di produttori che tirano fuori mezzo centesimo l’uno. Non so se quei tre comuni a tutti e tre i film posseggano il marchio o semplicemente sia una frase che chiunque possa usare (o non usare, come in questo caso), ma di sicuro la frase di lancio “dai produttori di” è stata leggermente esagerata dalla Cecchi Gori, che comunque è rimasta fedele al prodotto. Avrebbe benissimo potuto chiamarlo “Open Water 4” e anzi sarebbe stato più giusto a livello di trama, invece ha seguito le indicazioni sulla copertina originale 😛

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  5. Evit ha detto:

    Continuo a dire che “Dallo stesso pianeta della serie 47 metri” sia uno slogan più autentico

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  6. Sam Simon ha detto:

    Certo che se avessero fatto il filmone che avevi pensato prima che il sonno ti attanagliasse avresti dovuto recensirlo su il XXXinefilo invece che su il Zinefilo! X–D

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Ho visto prima questo del secondo film (forse, pregustandolo come migliore, mi è venuto spontaneo lasciarmelo come “gran finale”) e devo dire che concordo con il giudizio negativo/sonnolento (anche io devo aver cambiato posizione di ronfata durante la visione 🙂 ).
    Peccato perché alcune inquadrature/sequenze non sono assolutamente malaccio (anzi!), perché c’erano tutti i presupposti per fare un film godibile e perché se al momento del cambio-costume-su scialuppa effettivamente lasciavano perdere gli squali e viravano su un altro genere…ahahahaha! 🙂

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  8. Lorenzo ha detto:

    Boh, a me il primo 47 metri non era dispiaciuto 😛
    Sinceramente faccio fatica a distinguere i vari open water, 47 metri, adrift, paradise beach e chi più ne ha più ne metta: se te ne piace uno allora ti piacciono tutti perché sono tutti uguali.
    Da quanto leggo mi sembra che sia finita la tendenza della protagonista donna, elemento in comune a tutti i filmacci survival degli ultimi anni 😅

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ una moda che va ad ondate dagli anni Settanta, ogni tanto torna e poi se ne va 😛
      Non è certo per la trama che possono essere apprezzati questi film, se c’è una regia vispa e pure qualche buona idea in mezzo sarebbe meglio: nel secondo 47 metri ci sono trovate così assurde che si ride per tutto il tempo, qui invece si dorme e basta.

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      • Giuseppe ha detto:

        Riassumendo all’estremo, al di là dei pregi tecnici, questo film sembra essere l’ennesimo squalo senza denti (nel senso di non avere abbastanza mordente -è la parola adatta- nei confronti del pubblico) 😉
        P.S. “Coraggio, fatti squalare”: la battutona ideale per Katrina “Callaghan” Bowden 😛

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