Quale Frankenstein Junior preferite?

Lo confesso, il titolo è un colossale acchiappa-click, ma neanche tanto: la domanda che pongo è vera e parlerò davvero di Frankenstein Junior, ma è chiaro che ho usato il titolo del celebre film per attirare molti più lettori che se avessi chiamato il pezzo “Quale formato home video preferite?”.

Grazie al mio recente ritrovamento di una videocassetta con il film di Mel Brooks più amato nella storia della Repubblica italiana, e grazie al sapiente lavoro di video-archeologia dell’amica Vasquez, posso confrontare ben tre formati diversi dello stesso film, con “tagli” diversi: visto che sono fuori dai social – e anche lì l’occasione di avere una conversazione costruttiva non l’ho mai avuta – parlo da qui di quel mondo misterioso e segreto che è il formato assunto dai film nel momento di vederli sulla TV di casa.

Per tutta la mia infanzia ed adolescenza ho avuto un televisore a tubo catodico Blaupunkt indistruttibile: io e mia madre non vedevamo l’ora si rompesse per costringere mio padre a cacciare i soldi per una TV più moderna, ma niente, quell’apparecchio tedesco era nato per sfidare i secoli. Comunque la differenza tra la TV, i film italiani e i film americani era chiarissima: questi ultimi avevano le “bande nere” in alto e in basso.
Quando nel 1991 ricevetti per Natale un piccolo mixer audio-video che consentiva, tra l’altro, l’inserimento di fasce nere su un video, lo usai per rendere “cinematografici” i miei filmini casalinghi: ai miei occhi, quindi, quelle bande nere rappresentavano la summa di un prodotto da cinema.

“Bande nere” messe in post-produzione
sul mio film horror amatoriale Il decapitato senza pace (1989)

Una cosa però erano i film americani trasmessi in TV e un’altra erano quelli distribuiti in videocassetta. Per la mia promozione in terza media i miei genitori mi regalarono la videocassetta de I 3 dell’Operazione Drago (1973), film con Bruce Lee all’epoca ignoto perché la Warner Bros da sempre vieta la messa in onda di qualsiasi suo film non abbia Clint Eastwood o Mel Gibson nel cast. (Sto ovviamente scherzando, anche se solo fino a un certo punto.)

Dalla VHS Warner 1985, cimelio di Casa Etrusca

Ricordo ancora l’orrore di vedere in TV quel video massacrato, e purtroppo all’epoca in videoteca poteva capitare di trovare film con i titoli di testa “compressi” per entrare in uno schermo quadrato…

Negli anni Ottanta era facile trovare titoli di testa “zippati” in VHS

Ah… erano così i veri titoli di testa??? (dal DVD Warner 1999)

… mentre il formato dell’immagine era tagliato con l’accetta.

Giusto per avere un’idea di quanto fosse tagliata la VHS

I film in VHS non erano tutti così orribilmente deturpati, anche se comunque “tagliati” in vari modi, con “bande nere” più o meno marcate. Non ricordo come trasmettesse il canale a pagamento Tele+1, a cui ci siamo abbonati all’incirca alla sua nascita (1991), ma credo che il formato fosse molto simile a quello che si poteva trovare in giro.
La prima volta che ho scoperto che esisteva un problema – cioè che i film erano girati con inquadrature molto più ampie di quelle poi riversate in VHS o trasmesse in TV – è stato quando al Columbia-TriStar ha messo in vendita un’edizione speciale del film Quel che resta del giorno (1993), dove usava un nome curioso che divenne subito di gran moda: widescreen.

Dal retro della locandina della VHS, un esempio di inquadratura larga

Era il 1995 quando spesi una cifra molto importante – 31 mila lire, quando i film nuovi costavano 20 o al massimo 25 mila lire – per l’acquisto del citato film di James Ivory, sia perché l’avevo adorato in sala, sia perché mi era piaciuto da morire il romanzo originale di Kazuo Ishiguro (della cui esperienza ho già raccontato), sia perché volevo provare l’emozione di vedere per la prima volta un film nel suo formato da grande schermo, non in quello tagliato per la TV di casa.

A mia memoria, la mia prima VHS “panoramica”

Con il 1999 e l’avvento del DVD in Italia quella mia “emozione” particolare è diventata la regola, e le bande nere la consuetudine. Finalmente si potevano vedere le inquadrature complete e i personaggi che in videocassetta o in TV erano stati tagliati via. Un esempio illuminante arriva da Alien 3 (1992):

Nella VHS del 1992 sembra che Bishop II sia da solo…

… e invece nel DVD del 1999 appare il genio di Fiorina!

Da ragazzino ricordo che era normale vedere attori parlare al vuoto, semplicemente perché l’interlocutore era finito tagliato dall’inquadratura: non era un problema, ma ora che finalmente si poteva vedere tutta l’inquadratura non volevo più tornare indietro.

Quindi i DVD sono sempre meglio delle VHS? Quindi la splendida edizione DVD del Frankenstein Junior (1974) che ho comprato nel Duemila è meglio della sua versione in videocassetta uscita in edicola nel 1995 con il quotidiano “l’Unità”? Ecco, qui dipende dai gusti, e ci viene in aiuto un cacciatore spaziale.

La prima volta che ho scoperto l’esistenza di DVD “che fregano” è stato con l’edizione digitale del 2001 di Predator (1987). Per anni mi sono crucciato che né l’edizione VHS né quella trasmessa in TV riuscivano a rendere bene quell’alba rossa esplosiva che apre la vicenda, così tutto contento vado a mettere il DVD nel lettore… e l’alba è blu! Oh, si sono fregati l’alba! Diciamo che la correzione dei colori ha tolto un po’ di patina “romantica” al film.

Un’alba calda in sud America…

… che però in digitale diventa freddissima!

Quel che più conta… è che l’inquadratura è pesantemente tagliata rispetto alla VHS.

Come mi insegnano gli esperti, i film sono girati ad inquadratura ampia che poi verrà tagliata da mascherine particolari, ma a volte può succedere che il film venga riversato su nastro senza mascherina, proprio per adattarlo meglio alla dimensione “quadrata” degli schermi di casa. Quindi può capitare, come in Predator, che alcuni trucchi pensati per lo schermo da cinema si rovinino per lo schermo da casa, come il celebre “vero braccio finto” di Carl Weathers.

In VHS 1990 Carl Weathers ha due braccia…

… che diventa uno solo nel DVD 2001

Però di questi difettucci ce ne sono davvero pochi, parliamo di quisquilie: onestamente io preferisco vedere più film possibile, anche a costo di intravedere qualche “inestetismo”. E qui arriva la domanda: voi preferite più film ma grezzo o meno film ma più curato?
Ed eccoci al Frankenstein Junior: visto che non avevo mentito?

Rarissimo titolo italiano del film (Italia1, 2 gennaio 1995) recuperato grazie a Vasquez

Grazie a Passoridotto scopro questo “inestetismo” nel finale: dalla foto non si vede bene, ma in alto c’è un microfono che si muove a seconda dell’attore che parla.

In alto, sulla sinistra, c’è un microfono mobile

L’inquadratura viene “corretta” in DVD e non si vede alcun microfono.

Taglio netto, e il microfono non c’è più

Io personalmente preferisco vedere più film possibile, anche a costo di imbattermi in un microfono, ma c’è la via di mezzo televisiva, che taglia decisamente meno rispetto al DVD.

Niente microfono e inquadratura più larga: e brava Italia1!

Una scuola di pensiero si chiede: quale di queste versioni è quella pensata dal regista? Quale potrà essere l’inquadratura precisa pensata dall’autore? Visto che è davvero difficile che un regista si metta a disquisire sulle proprie inquadrature – che magari le ha impostate il suo aiutante mentre lui dormiva! – e visto che l’opera appartiene al pubblico e non all’autore, è chiaro che ognuno dovrà pensare al proprio gusto e decidere quale formato scegliere. Oppure – come faccio io con i film di Alien e Predator – prendere tutti i formati esistenti e conservarli tutti.

Collezione etrusca di Predator: mi manca il 4k…

Per esperienza personale, vista la pessima tecnologia usata per i formati moderni – con scene tagliate reinserite ma che fanno “saltare” la scena, con mezzi sottotitoli smozzicati che si mangiano l’audio italiano, con montaggi alternativi fasulli che sono in realtà software che saltano di scena in scena mangiandosi pezzi di film e se torni indietro va tutto in pappa – per i film del passato preferisco di gran lunga la videocassetta, perché lì c’è il film vero, come l’abbiamo visto all’epoca, nella versione italiana che magari abbiamo visto da bambini e a cui siamo legati.
Per i film moderni il problema non si pone, visto che già nascono con “bande nere” e visto che abbiamo tutti TV più o meno orizzontali.

Quindi la morale è: vedetevi Frankenstein Junior da VHS!

VHS 1995

TV 1995

DVD 2000

L.

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43 risposte a Quale Frankenstein Junior preferite?

  1. Fabio ha detto:

    Mi hai fatto pensare a quei curiosi casi di restauri in alta definizione,di cui non ho sempre compreso se si trattassero di semplici color correction che appunto correggievano i difetti cromatici di una VHS ripristinando il colore originale,o se invece erano restauri realizzati senza interpellare il regista di turno, in cui deliberatamente per rendere l’immagine piu’ nitida si modificava pesantemente la gamma di colori che magari era una specifica scelta creativa del regista e del direttore della fotografia,non ha caso ci sono poi dei film restaurati in cui al contrario si specifica che c’e’ stata la supervisione diretta del regista,in modo da poter mantenere intatta la sua idea! Pero’ e anche vero che molti registi con l’avvento del digitale sono stati loro stessi a modificare pesantemente i loro vecchi film,facendo a volte dei discreti danni! Insomma,buona fortuna a capirci qualcosa dei restauri cinematografici😬!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è una giungla, e per un Ridley Scott che viene chiamato a fare danni – fingendo di espandere qualcosa che invece ha stagliuzzato senza criterio, tipo Alien – è pieno di John McTiernan che grasso che cola se gli mandano una mail per avvertirlo che è uscito in digitale Predator.
      Un film è anche la somma dei suoi errori e delle sue scelte sbagliate: correggerle per me è un grosso errore, perché si toglie carattere e personalità a un’opera che neanche per idea appartiene al regista, ma esclusivamente al pubblico. E’ il pubblico che decreta il successo di un film, non il regista, quindi se il pubblico ama una scena sbagliata, dovrebbe essere obbligatorio lasciarla sbagliata sempre, anche in versione 4K o 3D. Aggiustare significa creare un altro film e offendere il pubblico che aveva decretato il successo del precedente. Ma tanto alle case non frega nulla di tutto questo, già è tanto se a volte distribuiscono i loro film 😀
      Per me dovrebbe imporsi il modello Sinister Film: un disco con sia il film in versione “pulita” (rimasterizzata quanto si vuole) e come contenuto speciale il film “zozzo” come l’abbiamo amato all’epoca della sua uscita, con i tagli, le scene sbagliate e i colori sporchi. E il doppiaggio dell’epoca!
      Per ora sono pochi i DVD con queste caratteristiche, ma spero prendano sempre più piede.

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      • Fabio ha detto:

        Vero,belli i dvd della Sinister,l’unico loro limite e che ne stampano pochi,andando fuori catalogo alla velocita’ della luce! I vecchi film d’animazione ad esempio sono stati parecchio massacrati dalle modifiche digitali,uno dei pochi registi d’animazione che ha rifiutato tale pratica e’ stato Don Bluth,infatti isuoi film in HD li trovi restaurati ma non modificati,colori originali uniti alla patina grezza dell’epoca che serve a ricordare la sua eta’ ma anche il suo fascino d’altri tempi! Al contrario gli studi,vedi la Disney li modificano cosi’ tanto da farli sembrare film attuali,secondo me perche’ pensano che il pubblico pagante considerano meritevole di visione solo film usciti al massimo l’altro ieri!😱

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Temo anch’io che la politica Disney sia votata alla novità costante, anche perché probabilmente le loro indagini di mercato testimoniano un sentore che ho anch’io: solo un film che esce ORA merita di essere visto. Fra cinque minuti è roba vecchia che non frega niente a nessuno. (Guarda tutti i filmoni usciti negli ultimi dieci anni, un secondo dopo la loro uscita scompaiono nel nulla, nessuno li cita più, nessuno se ne ricorda più.)

        Per fortuna si allarga la cerchia di CEI (Conservatori di Edizioni Italiane) e si va sempre a caccia di vecchie cassette e registrazioni televisive che preservino il ricordo di quello che abbiamo amato, nella forma in cui l’abbiamo amato. Poi per collezione si possono anche prendere i ridoppiaggi e le rimasterizzazioni, ma un film classico andrebbe lasciato “classico”. Non per rispetto al regista o alla produzione ma per rispetto al pubblico pagante che ne ha decretato la classicità.

        Il mese scorso ho preso “il figlio del dottor Jekyll” che la Sinister ha sfornato in doppia versione, con la splendida pellicola italiana e doppiaggio d’epoca. Hai ragionissima, tocca sbrigarsi perché sono edizioni che scompaiono subito, per questo tocca integrarle con felici ritrovamenti in VHS tramite eBay, tipo i quattro Frankenstein della AVO Film che mi sono fatto l’anno scorso, due dei quali da pellicola italiana ^_^
        (Scoprendo, peraltro, che la AVO non ha usato la stessa pellicola della Skema, la prima a portare Frankie su nastro, e infatti ci sono un paio di scene inedite nella precedente edizione, anche se il doppiaggio è sempre lo stesso.)

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      • Vasquez ha detto:

        Esci le scene inediteee!!!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi spiace d’aver dato false speranze, quell’inciso sulla AVO film era dedicato ai Frankenstein veri, non alla parodia di Mel Brooks. In effetti mi sembra di ricordare che nel DVD di Frankenstein Junior ci siano delle scene tagliate fra i bonus, ma io parlavo di scene inedite (per l’epoca) del “Frankenstein” originario, che la AVO ha presentato in un’edizione più completa rispetto alla precedente Skema.

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      • Vasquez ha detto:

        A me andrebbero bene lo stesso: coglierei finalmente l’occasione per vedere il Frankestein originale, recuperando magari anche il testo scritto, cosa che sto rimandando da troppo tempo 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Visto che sei immersa nel Dracula, il Frankie è molto simile, visto che anche lì è un romanzo epistolare. Che ovviamente non ha nulla a che vedere con il film, se non il cognome del dottore.
        In digitale gira la versione più completa possibile del film, tanto le storiche scene censurate non sono state poi riattaccate, al massimo hanno ritrovato la pellicola dove il dottore si paragona a Dio ma il doppiaggio italiano l’ha ignorata. Solamente l’anno scorso, per la prima volta in Italia, il film è andato in onda su Rete4 con una voce fantasma che doppia il dottore nella scena riattaccata: non so chi di Mediaset si sia prestato a pronunciare la frase che in Italia non è mai stata pronunciata in cento anni di film («Ora so cosa si prova ad essere Dio!») ma è stato davvero un ottimo lavoro, rendendo quel passaggio unico nella storia della TV.
        Per il resto è un film da gustare per gli scenari, la fotografia e il trucco 😉

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      • Vasquez ha detto:

        Un classico alla volta 😵

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Concordo sul fatto che i film “veri” sono quelli che abbiamo visto e apprezzato da ragazzini. Quindi per me possono pure correggere tutti i colori che vogliono, ma l’alba in PREDATOR tinge il cielo di rosso e non d’azzurro. Punto. Non voglio sentire ragioni! Ma se da un lato la mia nostalgia è una bella gatta da pelare, dall’altro ammetto che la limpidezza e la chiarezza dei film restaurati e riversati in dvd non si batte. C’è una pulizia e una limpidezza incredibile (basta vedere le 3 foto di Gene Wilder seduto mentre fa lezione). Discorso diverso riguardo i doppiaggi storici che spesso non vengono “salvati” (ne parlavo qualche settimana riguardo “Amadeus” dove per il dvd è stato raddoppiata l’intera pellicola) e sono botte dure da digerire…

    Detto questo, lasciati dire che sei un pazzo! Chi compra 6 versioni di Predator?!?!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Premettendo che in realtà le versioni di Predator che ho sono di più, contando i cofanetti e robe varie – e sono sempre poche in confronto alle versioni dei film alieni! (non mento quando mi definisco collezionista pazzo! ^_^) – sin dal 1999 sono un fautore del digitale perché permette di vedere film con una qualità impensabile prima: ho passato anni a vedere storie che amavo attraverso la nebbia di trasmissioni televisive pessime e VHS sgranate, quindi poter ammirare scene addirittura nitide, dove poter distinguere i volti dei personaggi, è indiscutibilmente un passo avanti a cui non so rinunciare. Però se poi cominciano a tagliare il film per trasformarlo in 16:9 e via dicendo è un gran peccato, così preferisco integrare con la vecchia versione in VHS, che invece ha più immagine.

      Per fortuna nel 2000 ho comprato subito la prima edizione DVD di “Amadeus”, che amo sin da quando negli anni Ottanta l’ho visto in TV, e così ho in digitale l’audio vero, quello storico. Pensa che il Director’s Cut l’ho pure visto al cinema ma senza rendermi conto che le voci erano diverse! Probabilmente l’impianto audio della sala mi rendeva tutto diverso 😉

      Spero che prenda sempre più piede la formula Sinister Film, di inserire sia il film “moderno” che la versione classica, con tanto di vecchio doppiaggio. Tanto ormai i DVD li comprano solo gli appassionati, perché allora non fare edizioni speciali per appassionati con all’interno il doppio doppiaggio?

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  3. Cassidy ha detto:

    Che poi ammettiamolo, il fascino retrò della vhs ben si applica al film di Mel Brooks, quel l’alba algida di Predator è un chiaro esempio. Cheers!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Hai affrontato una questione sulla quale mi ero poco interrogato e che ha suscitato il mio interesse, interesse “potenziato” dal taglio biografico di parte del post. Ho letteralmente divorato il pezzo e, se il titolo era un acchiappa-click…ben vengano questi trucchi quando ci troviamo di fronte a una lettura cosi stimolante! 😉🙂👏

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Capisci che con un titolo del genere già ho acchiappato il triplo dei lettori occasionali che di solito raggiungo 😀
      Scherzi a parte, è incredibile quanto il DVD del film di Mel Brooks abbia un’inquadratura tagliata rispetto alla VHS, che ho preso quasi controvoglia (ben 1 euro m’hanno chiesto!) ma che ora sono ben contento di custodire.

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  5. Il Moro ha detto:

    Immagino che i singoli film vadano presi caso per caso. E’ quindi una domanda a cui non esiste risposta, se non quella che hai già dato tu: la migliore è la versione a cui sei più legato sentimentalmente.

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  6. Andrea87 ha detto:

    Io sono per il formato cinematografico originale: vediti la “Bella Addormentata” Disney finalmente in bluray nel formato cinematografico dopo mille anni di versione croppata nelle VHS (ed anche nei recenti passaggi TV, in epoca di canali HD…) ha reso giustizia ad un film che ho sempre considerato a torto “moscio”… invece erano meravigliosi “arazzi in movimento”, una gioia per gli occhi!

    Purtroppo nemmeno la Disney conosce i veri “aspect ratio” dei suoi film: i classici del periodo Xerox (La Spada nella Roccia, Gli AristoGatti, La Carica dei 101, Robin Hood…) li hanno orribilmente croppati in formato 16/9 per riempire lo schermo senza inserire inestetiche bande nere :/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Là dove non arrivano le case, spesso le ultime a conoscere i propri prodotti, arrivano gli appassionati 😉
      Io sono cresciuto negli anni Ottanta vedendo secchiate di film al cinema parrocchiale, dove la qualità non era certo quella del Blu-ray: è proprio quando vedo immagini sfocate che mi parta la nostalgia! Sono i tagli della pellicola e i frame mancanti che mi fanno sciogliere il cuore e mi fanno ricordare il “vero aspetto” dei film in sala, visti in terza visione e con la pizza massacrata da pecette, scotch e tagli vari.

      Come detto, ognuno ha il proprio ricordo di un film, ed è bello ci siano vari formati così che ognuno si possa scegliere quello che preferisce, anche se a volte bisogna ravanare per bancarelle polverose.

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      • Giuseppe ha detto:

        E in genere sono quelle a dare più soddisfazione, visto i diamanti che si possono trovare nascosti sotto la polvere 😉
        Tornando alla questione dei formati, credo che il passaggio dall’analogico al digitale abbia creato ai tempi un tale (e giustificato, intendiamoci) entusiasmo da farci abbassare momentaneamente la guardia, convinti com’eravamo che il nuovo supporto, oltre a una definizione video superiore, avrebbe ospitato sempre e solo il tanto agognato cine-formato originale corretto, senza più tagli d’immagine con relativo Pan & scan o adattamenti arbitrari… mentre casi come quel capolavoro di “Frankenstein Junior” (ma non solo) stanno lì a dimostrare quanto sarebbe stato meglio conservare pure il VHS. Se non fosse che l’entusiasmo di cui sopra comprendeva una tale soddisfazione nel liberarsi finalmente del 4:3, così mortificante rispetto allo spettacolo di un film “intero” in sala, da portarci a sacrificare pure quelle videocassette che, ragionando col senno di poi, ci saremmo dovuti tenere ben strette (così magari anch’io, oggi, avrei potuto confrontare personalmente il DVD con le altre versioni, a patto di riuscire far ripartire ancora una volta il mio vecchio videoregistratore)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti ad averci avuto spazio si sarebbe dovuto conservare tutto, pure i Super8! Così da fare una media dei vari formati e vari tagli di un film per poterne vedere quanto più possibile 😛
        Speriamo che una sempre maggior consapevolezza del formato digitale spinga le case a non sbattere un video a caso su disco ma a curarne maggiormente le edizioni. almeno dei film amati dal pubblico.

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  7. Lorenzo ha detto:

    Quindi dici che alcuni film vengono girati tipo in 4:3 e poi tagliati per arrivare al formato cinematografico? E che alcune VHS conservano il formato non tagliato, anche se vorrebbe dire tornare indietro di un passaggio rispetto al prodotto finale?

    Decenni fa, quando avevo il mio piccolo Mivar personale, ricordo che certi film venivano trasmessi con le bande nere in alto per mantenere i 16:9. In particolare ricordo un film di Star Trek, evidentemente non tagliato, che occupava solamente un terzo dello schermo: nel mio mini televisore ci voleva la lente di ingrandimento. Però preferivo le bande nere e il rimpicciolimento al taglio laterale.

    In ogni caso non me ne sono mai fatto un cruccio, a parte quella volta che mi passasti il DVD de I quattro dell’oca selvaggia, barbaramente tagliato in verticale (si nota benissimo nei titoli di testa, con l’Africa mozzata).

    Infine, ti dico che sono leggenda e che non ho mai visto Frankenstein Junior 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono onorato di conoscerti, visto che sin da ragazzino sono circondato da gente che si taglierebbe le vene per quanto gli piace Frankenstein Junionr (peraltro non capendo nessuna delle citazioni) e io che al massimo da ragazzino ho fatto un paio di sorrisi, non trovandoci proprio niente da ridere, sono sempre stato una semi-Leggenda, visto che non posso dire di odiarlo ma neanche mi piace.
      Amando invece i film originali che cita e di cui fa la parodia, tutti pressoché ignoti agli italiani che lo adorano, questo di Mel Brooks lo prendo come “derivato” ^_^

      Ogni film fa giurisprudenza a sé, ma come puoi vedere dalle schermate ci sono casi in cui sì, il DVD ha semplicemente preso la VHS e l’ha tagliata per fare il 16:9. Quindi se un film che ami esiste in entrambi i formati, butta un occhio ad entrambi per vedere quale dei due mostri “più inquadratura”.

      Se non ricordo male quell’Oca selvaggia era presa da Rete4, e Mediaset non è certo nuova a titoli di testa “zippati” o tagliati, anche se poi con l’arrivo delle TV 16:9 ha smesso di farlo. (O al meno non l’ho più beccata a farlo.)

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      • Lorenzo ha detto:

        No, quella versione dell’oca selvaggia è un DVD rip dall’edizione rimasterizzata. Immagine nitidissima (quindi non credo sia un riversamento da VHS) ma purtroppo tagliata.

        Tra l’altro quel libro che citi credo di averlo letto: parlava tipo di un collegio con dentro ragazzi con qualche facoltà paranormale? Lo ricordo vagamente.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Uh, devo essermi perso: quale libro cito?

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      • Lorenzo ha detto:

        Quello di Ishiguro, “quel che resta del giorno”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, sì. No, niente paranormale, era ancora la fase “normale” dell’autore. E’ un bellissimo ritratto della nobiltà di inizio Novecento vista attraverso gli occhi di un samurai, che noi chiamiamo “maggiordomo”: un uomo votato anima e corpo al suo padrone, a cui non è permesso discuterne le scelte – anche quando significa allearsi con i nazisti – e a cui votare la propria vita, rinunciando a tutto per il bene superiore. Cioè servire il proprio signore.
        Uno splendido paragone fra i maggiordomi e i samurai che solo un giapponese cresciuto in Inghilterra poteva concepire. Il film è spacciato come storia d’amore il che non è vero: sì, c’è anche una storia d’amore ma è principalmente la storia di un samurai che diventa sempre più ronin e veder crollare il proprio signore lo costringe a valutare la propria intera vita.

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    • Andrea87 ha detto:

      in maniera grossolana, diciamo di sì, i film vengono ripresi con ampie parti extra (in gergo “open matte”) da tagliare in fase di montaggio.
      Esempio immediato: la “Zack Snyder’s Justice League”, in 4:3 “come papà l’ha fatto”

      Ed è uno dei motivi per cui dei Classici Disney del periodo Xerox non si conosce l’effettivo aspect ratio, proprio perché i mascherini venivano inseriti in seguito e non sempre lo stesso (addirittura questi film avevano dettagli non rifiniti: gira un fotogramma abbastanza famoso di Duchessa “senza faccia” perché non era previsto fosse da proiettare quel singolo particolare di fotogramma)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Addirittura senza faccia??? Allora è andata meglio a Carl Weathers, col suo braccio che sbuca fuori da un’inquadratura non pensata così larga 😛

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      • Andrea87 ha detto:

        @Lucius: sì, in pratica c’era Duchessa in braccio alla padrona, con la testa senza occhi, naso o bocca… perché se il film andava in 16/9 (a quanto ho capito, ogni cinema aveva la libertà di inserire o meno i mascherini e la Disney negli Xerox lavorava su fotogrammi “ibridi”, al contrario dei classici precedenti, pensati per un formato fisso) era inutile disegnare quei particolari che tanto nessuno avrebbe visto… fino a quando non è uscito l’home video che permetteva di visionare i singoli fotogrammi xD

        Purtroppo è da stamani che cerco quell’immagine, ma non la trovo più… hai presente quando una cosa la vedi 10.000 volte e quando ti serve non la trovi mai? Ecco, appunto…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha ti capisco benissimo, succede anche a me ed è una cosa da dare capocciate nel muro 😀

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  8. Vasquez ha detto:

    Quando ho digitalizzato la VHS di “Frankestein jr. sono rimasta malissimo nel vedere quanto si è sbiadita, e si evidenzia benissimo in questi confronti di oggi.
    Poi vedendo la scritta del titolo sul Zinefilo ho pensato che a farla potesse essere stato lo stesso tecnico che mette i titoli in italiano sui film digitalizzati che sta mandando in onda Mediaset 😀
    Il microfono mobile non veniva chiamato “giraffa”? O quella era solo quella della TV?

    I complimenti oggi non basterebbero, allora sai cosa? non te li faccio per niente e via, che stiamo a perdere tempo a fare? 😛
    A parte gli scherzi pezzone assoluto, che mi va a toccare una questione a cui sono particolarmente legata (ne parli qui
    https://ilzinefilo.wordpress.com/2020/05/01/total-recall-12/
    to’, c’è una mia foto anche lì 😛).
    Senza l’inquadratura dove si vede “più film”, “Atto di forza” perde un po’ della sua forza.
    Si vedono più cose di quelle che aveva in mente il regista anche nella versione in 4:3 di “Major League”.
    Sì, anch’io preferisco vedere di più, l’ideale sarebbe vederlo in qualità digitale, in mancanza si cerca di recuperare tutte le versioni esistenti del film…

    P.S. Vengo a sapere che c’è il libro di “Quel che resta del giorno” che ho visto tanto tempo fa, quindi perdona le eventuali imprecisioni, che mi pare di capire sia un film che conosci bene. Nel libro vengono spiegate le motivazioni del personaggio di Hopkins? Perché si condanna ad una vita di infelicità? Senso del dovere? Mancanza di coraggio? Forse si ritiene non meritevole? Neanche quando la trova in lacrime (palesemente a causa sua) riesce a dichiararsi; e quando di decide è ormai troppo tardi…

    P.S.S. Dove l’hai presa quella bara formato Lego? Dal cimitero di Beetlejuice? 😀 Ma poi scusa, non l’ha ancora chiesto nessuno?!? Esci immediatamente la director’s cut de “Il decapitato senza pace”! O almeno la sceneggiatura! Non ci puoi lasciare così!!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come scrivevo più sopra, il maggiordomo di Ishiguro è un samurai, quindi non ci sono motivazioni: la sua intera vita è votata al suo signore, non c’è spazio per sciocchezze personali. Il problema è che poi il Novecento ha distrutto tutto e il suo padrone comincia a crollare, perdendo l’aura divina, e questo costringe il samurai – sempre più ronin, cioè senza padrone – a valutare la propria intera vita. Così come intere generazioni di domestici a cui d’un tratto qualcuno ha chiesto l’opinione: come spiega bene quella terribile scena del romanzo/film, un domestico non ha opinioni. Farli votare significa solo creare casino.
      Questo terribile sottofondo, con un’epoca in cui la servitù muta ottiene voce – e un altro britannico tornava dalla sua prigionia in Asia, fra i servi che osavano alzare lo sguardo, e scriveva “Il pianeta delle scimmie”, dove i babbuini osano guardare gli umani negli occhi – fa da cornice alla storia d’amore del protagonista, decisamente meno importante.

      Gli anni non sono stati gentili con un’opera raffazzonata dell’Etrusco 15enne: i venti minuti del “Decapitato senza pace” sono decisamente inguardabili e temo incomprensibili, visto che è un filmato muto e senza alcuna spiegazione 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Ti ringrazio Lucius, della spiegazione. Non è per la storia d’amore, è che la devozione al padrone per come la intendono i samurai non mi sarebbe mai venuta in mente. Non sono mai stata brava nelle metafore, anche se in “Quel che resta del giorno” avevo capito che c’era qualcosa che andava oltre il semplice senso del dovere, che già anche solo quello mi sembrava assurdo come “motivazione” su cui basare una vita intera, anche per l’epoca in cui è ambientato il film.

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      • Vasquez ha detto:

        P.S. Mi servirebbe uno stock di quelle mini-bare: dovrei seppellire un sacco di Lego dove la peste di casa non possa mai più trovarli!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhaa giammai! Le Lego vanno tenute sempre a portata di mano, per esigenze creative improvvise 😛
        Non sai mai quando avrai esigenza di girare un filmatino in stop-motion con le Lego ^_^

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    • Sam Simon ha detto:

      Io mi unisco sia ai complimenti (non fatti) di Vasquez sia alla richiesta de Il decapitato senza pace. Potresti farne una versione rimasterizzata con audio aggiunto e con un 2022 cut, e allo stesso tempo pubblicare anche la versione originale non ritoccata. :–P

      Bellissimo questo excursus sulle versioni dei film, mi hai messo la curiosità di vedere come sia l’immagine del mio DVD di Young Frankenstein (che adoro, e faccio il presuntuoso dicendo di capirne anche [quasi] tutte le citazioni!)… :–)

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  9. Emanuele ha detto:

    Anche io preferisco il 4:3. Il 16:9 lo odio da quando hanno introdotto questi schermi schiacciati nella seconda metà degli anni 90. La TV o la guardavi con bande nere ai lati o era tutto schiacciato (diventavano tutti bassi e ciccioni). Solo in seguito hanno corretto ma a discapito dell’immagine che veniva tagliata (mi riferisco ai prodotti per la TV, come le serie animate, nate quadrate). Come te, anche a costo di incappare in giraffe o braccia non nascoste (ma quella è colpa del montaggio, sei rincoglionito se non te ne accorgi!).
    Poi sarà un problema mio ma con lo schermo quadrato riuscivo a vedere tutto, con quello schiacciato devo scorrere da un lato all’altro con gli occhi, non riesco a farlo tutto in una volta. Abbiamo due occhi ma si focalizzano comunque in un punto, non è che uno guarda una metà e l’altro l’altra 😆

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti quando ha iniziato a prendere piede il 16:9 trovai spiazzante la perdita di “fuoco”: le scene diventavano più larghe e quindi più dispersive, mentre prima l’intero schermo era riempito dal protagonista della scena.
      Io per fortuna sono stato fra gli ultimi a comprare una TV 16:9, quindi per quel poco che vedevo la TV non ho mai avuto problemi di bande nere 😛
      A parte il mio caso particolare, in effetti il “regno di mezzo” quando le emittenti mandavano in 4:3 su schermi 16:9 è stato davvero bruttarello.

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  10. Kukuviza ha detto:

    Riguardo al formato ci devo pensare, però una cosa che non mi piace delle nuove tv è la troppa definizione! i film mi sembrano servizi televisivi! C’è troppo dettaglio!
    (Ma come si è passati in definitiva dal rosso fuoco al blu in Predator? o meglio, come si era arrivati al rosso partendo dal blu? non sono praticamente agli antipodi come colori?)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La caratteristica dei film con cui siamo cresciuti era proprio quella patina di sfocatura che rendeva una scena normale una scena… cinematografica. In sala non si vedevano mica tutti quei particolari che ora si vedono in TV, era tutto più avvolto nella magia del cinema. Quindi ora gli attori dovranno fare molti più interventi chirurgici per apparire in video 😀

      Credo che al momento di digitalizzare “Predator” in quella scena abbiano preso il controllo dei colori e cancellato drasticamente ogni traccia di magenta, così che rimane solo il ciano. Nelle altre scene non si nota un intervento così massiccio, credo si siano “sfogati” solo in quella sequenza.

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  11. Pingback: [Italian Credits] Frankenstein Junior (1974) | Il Zinefilo

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