È dall’estate 2008 che i giovani esordienti Tiller Russell e Ray Wylie Hubbard portano in giro il progetto The Last Rites of Ransom Pride finché un paio di piccole case – una americana e una canadese – finalmente cacciano un paio di dollari.
Il film viene presentato in anteprima il 17 giugno 2010 all’Edinburgh International Film Festival: risulta inedito in Italia.
Tres Piedras, Messico del 1901.
Una donna americana entra in una cantina, rifiuta la bevanda offertale e comincia a parlare decisa al cantiniere:
Il corpo di Ransom Pride mi appartiene, e se qualcuno pensa il contrario… di’ a quel testa di cazzo che si sbaglia.
Ransom Pride (Scott Speedman) è un poco di buono, un furbone che voleva fare i soldi vendendo vecchie armi difettose ai messicani spacciandole per roba di lusso. I messicani non sono stupidi e la cosa è finita male. Molto male.
Ora l’americana Juliette Flowers (la spettacolare Lizzy Caplan che adoro grazie alla prima stagione della serie TV Masters of Sex) è pronta ad affrontare i messicani per riaverne il corpo.
C’è però un problema. Quel sant’uomo di Ransom Pride prima di morire, rispondendo al fuoco dei suoi assassini, ha ucciso per errore un uomo di chiesa. Sua sorella, una bruja chiamata Maria la Morena (la splendida cilena Cote de Pablo sfregiata per l’occasione), vuole punire quest’onta lasciando il cadavere del gringo tra le grinfie degli avvoltoi.
Due donne ferite trovano sempre un accordo, e l’americana fa alla bruja un’offerta incredibile: se le verrà restituito il corpo di Ransom Pride, porterà in cambio… il corpo del di lui fratello! Gli avvoltoi potranno spolpare quello ed entrambe le donne saranno soddisfatte.
Intanto a Glory, Texas, il giovane Champ Pride (Jon Foster) deve vedersela con suo padre, il reverendo Early (Dwight Yoakam), uomo di Dio eternamente alcolizzato. Tutto si aspetta tranne che durante una funzione… piombi in chiesa Juliette con un fucile in mano.
Non rivela le sue intenzioni ma chiede al giovane Champ di seguirlo per riavere il corpo di Ransom: il texano la segue… ma non sa che il piano di Juliette prevede la sua morte!
Il reverendo Early non è sempre stato un pio uomo di Chiesa alcolizzato e violento: c’è stato un tempo in cui era pure un assassino senza scrupoli, e lavorava per il boss Shepherd Graves (un imbalsamato 74enne Kris Kristofferson).

Kris Kristofferson è ormai chiaramente una vittima della Legge Fornero:
un esodato costretto a fare filmacci per sopravvivere. Non si spiega altrimenti…
Chiesto aiuto al boss, Early parte alla volta del Messico con due uomini d’arme: Matthew (W. Earl Brown, il caratterista che qualcuno ricorderà al fianco del perfido Al Swearengen nella serie TV Deadwood) e un balbuziente demente.
La carovana di gente che viaggia alla volta del Messico è imbarazzante: tutti che vogliono ammazzare tutti e l’odissea è inframmezzata da siparietti da freak show. Tra nani, gemelli siamesi e prostitute, non mancano pure dei… Beati Lotofagi!
La parata di personaggi improbabili e inquadrature livide viene salvata sempre, e in ogni scena, dal carisma magnetico di Lizzy Caplan che da sola porta sulle spalle l’intero film.
Mentre i “cattivi” maschi dicono solo baggianate legate agli stereotipi dei loro personaggi, è Juliette che ci regala le vere “frasi maschie”.
Chi di voi cazzoni vuole fare colazione per primo all’inferno?
La storia è piena di spunti e di tentativi di giocare in modo “moderno” con gli schemi del western classico, e di sicuro Tiller Russell e Ray Wylie Hubbard ci hanno messo passione: la somma dei momenti di stanca e di calo di stile è però purtroppo leggermente superiore rispetto alle scene intriganti.
Russell cerca di creare un prodotto visivamente accattivante, grazie anche alla fotografia del professionista Roger Vernon, ma ormai sappiamo tutti la disperazione in cui versa il cinema e non ci caschiamo più: non è una ricerca stilistica o una scelta visiva, è semplicemente che bisogna mascherare in qualche modo l’assenza di un budget decente, così immagini “sporche” e montaggio serrato dovrebbero distrarci e non farci accorgere che siamo sempre nella stessa location, tra quattro stracci che fanno tanto “città di frontiera”.
La storia non è male e i personaggi non da buttar via, però va assolutamente sottolineato che l’intero film esiste solo per il fascino magnetico di Lizzy Caplan: senza di lei tutto crollerebbe come un castello di carte.
Spero di rivederla ancora in panni western.
L.
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Povero Kris Kristofferson, ieri sera mi sono rivisto un pezzo di “Pat Garrett e Billy Kid” che icona di essere umano, dannata Fornero!
Peccato perché sembrava una trama interessante è tutte le facce giuste, mi stava quasi venendo voglia di correre a recuperarlo 😉 Cheers!
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Una visione però te la consiglio, foss’anche per il piacere di Lizzy in vesti western 😛
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In effetti non sembra male, gli do una chance
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Lizzy merita assolutamente: è un western povero e di serie Z, ma non proprio da buttar via 😉
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Con quel po’ po’ di nomi in effetti, per quanto possa sembrare paradossale dirlo, sembra quasi una Z di classe 😉
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Ultimamente questi filmacci sfoggiano un’ottima fotografia: in fondo i grandi direttori devono lavorare pure loro, e i grandi film non è che si filino molto…
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