Champion (1949) Il grande campione

campione_posterBazzicando piccoli canali televisivi locali, in cerca di chicche da presentare nella mia rubrica “Italian credits” (su Doppiaggi Italioti), mi è capitato di gustarmi un classicone d’annata che mi permette di integrare il mio ciclo Cine-Boxe.
Purtroppo è la semplice messa in onda di un DVD e non di una pellicola italiana dell’epoca, come mi è fortunatamente capitato con questa chicca, ma mi accontento ugualmente data la rarità del film.
Sto parlando di Champion, diretto da quel Mark Robson che abbiamo già incontrato per Il colosso d’argilla (1956).

Titolo lapidario, pulito, essenziale

Titolo lapidario, pulito, essenziale

Uscito in patria il 9 aprile 1949, arriva nelle sale italiane il 23 novembre successivo con il titolo Il grande campione solo per scomparire poi nel nulla, facendo ogni tanto capolino in TV. Inedito in VHS, riappare solo grazie alla CG Entertainment che lo porta in DVD dal 29 giugno 2010.
La pellicola è tratta dal racconto Champion di Ring Lardner, apparso sulla rivista “Metropolitan” nell’ottobre 1916 e da allora più volte ristampato fino al 1949 del film.
In Italia l’unica notizia del testo che ho trovato è che è raccolto nell’antologia “Chi ha fatto le carte?” edita da Tranchida nel 1993.

Un pugile arrivato in alto... nel peggiore dei modi

Un pugile arrivato in alto… nel peggiore dei modi

Midge Kelly (uno spettacolare Kirk Douglas ad inizio carriera) e suo fratello Connie (Arthur Kennedy) affrontano un lungo viaggio denso di pericoli con il sogno di gestire un bar a Chicago per il quale hanno comprato delle quote: arrivati sul posto, scoprono che era tutta una truffa ma il proprietario per pietà li assume.
Per tutto ringraziamento, Midge compromette Emma (Ruth Roman), la figlia del proprietario, e si ritrova costretto a sposarla: il prete non fa in tempo a finire le frasi del rito che Midge se ne va di casa. Se ne frega di una donna che è stato costretto a sposare e va in California con il fratello.
Insomma, Midge Kelly è un uomo da niente.

Un nuovo inizio...

Un nuovo inizio…

Partecipa per caso ad un incontro e scopre di saper incassare bene. Convince il manager Haley (Paul Stewart) ad allenarlo e, con duro lavoro e del talento di base, incontro dopo incontro Midge comincia a fare la vita che ha sempre sognato: spendere e spandere senza ricevere ordini ma anzi dando cazzotti.
Più fa successo nel corrotto e sporco mondo della boxe, più Midge diventa un uomo odioso e profittatore, disposto a passare sopra tutto e tutti pur di arrivare in cima. Nel film, al contrario del libro, mostrano che compra una casa alla madre per cercare di smussare la sua odiosità: ma tanto non va mai a trovare la genitrice e questa morirà sola.
champion_dImpresari senza scrupoli, bionde platinate e fatali, donne di classe col vizio del fustacchione: Midge affronta tutti i pericoli a testa alta e li batte tutti. Perché lui è più infame di tutti gli infami.

Arriva l’incontro per il titolo, il match di New York, quello che tutti in città attendono, l’apice della carriera: l’infame Midge dal bel sorriso e dai modi signorili contro un bravo pugile, uno che combatte con il cuore. Uno che Midge avrebbe potuto essere se non fosse bastardo dentro.
E l’ultimo incontro assume i contorni dello scontro epico, ma sono gli anni Quaranta… è tutto troppo buio per l’epica. Proprio quando tutti hanno capito che Midge è finito, proprio quando tutti i suoi nemici lo fissano intorno al ring – tutte le persone che durante la storia il pugile ha infangato, umiliato e a cui ha spezzato il cuore – proprio allora Midge scatena la sua furia e vince. L’infame vince e il buono va a tappeto: questa è la morale di questi anni bui.

Kirk scatenato

Kirk scatenato

Non c’è giustizia se non quella divina… Mentre negli spogliatoi Midge si sente il re del mondo, ballando sui corpi di quanti ha sfruttato e tradito per arrivare in cima, un’emorragia per i colpi subiti se lo porta via. E qui entriamo nel regno del Cuore di tenebra di Conrad: Midge / Kurtz muore alla fine di un sogno assurdo e con l’odio in bocca.
Quando un giornalista si avvicina al fratello, questi sta per rivelare al mondo quanto fosse spregevole il “campione” Midge Kelly… ma poi si ferma ed ha pietà di lui, e come il Marlow di Cuore tenebra mente. Mente per regalare un briciolo di cuore a chi cuore non ne ha mai avuto. E al giornalista dice: «Era un grande campione».

L'urlo del campione infame

L’urlo del campione infame

Scusate se vi ho rivelato il finale, ma tanto è un film rarissimo che difficilmente troverete in giro, e mi premeva l’accostamento con il Cuore di tenebra perché il direttore della fotografia Franz Planer esegue un meraviglioso lavoro con i suoi bianchi e neri taglienti e spietati.
Tutto è buio, tutto è oscuro e solo quando si sale sul ring la luce dona visibilità ai corpi: quando Midge è fuori dal ring, è un uomo in penombra, un uomo la cui oscurità gli si legge in volto, anche se non ci si crede. Un uomo con quel sorriso e quei modi affabili non può essere uno spregevole tagliagole, come invece è.
Quando incontriamo la sua sfortunata moglie, è tutta in luce e vestita di chiaro: alla fine è vestita di nero e tutta avvolta nell’oscurità, perché il “campione” le ha strappato via ogni briciolo di cuore.

Fotobusta dell'epoca

Fotobusta dell’epoca

Non ho avuto la possibilità di leggere il racconto originale, ma è lecito ipotizzare che lo sceneggiatore Abraham Polonsky l’abbia letto bene e l’abbia voluto rielaborare per il suo Anima e corpo (Body and Soul, 1947) perché gli elementi comuni sono in pratica identici.
Un pugile che scala la vetta perdendo di vista i propri valori e la propria famiglia – con tanto di madre e fratello sciancato! L’amante intellettuale – qui è una scultrice, nel film del ’47 era una pittrice – gli impresari corrotti che vogliono che lui perda l’incontro, insomma, gli elementi sono una fotocopia, ma mentre il film del ’47 è zuccheroso e di una noia mortale, questo del ’49 è un piccolo capolavoro indimenticabile.
La prova di Kirk Douglas è di quelle da applauso: non stupisce che sia nata la leggenda di Joan Crawford che, subito dopo visto il film, abbia chiamato il giovane attore per una sveltina a casa propria…

Kirk Douglas e la fatale Marilyn Maxwell

Kirk Douglas e la fatale Marilyn Maxwell

Nella sua autobiografia “Il figlio del venditore di stracci” (The Ragman’s Son, 1988, Rizzoli 1989) Kirk così ricorda: «Fare Champion è stata un’esperienza deliziosa. Ci trovavamo tutti nella mia casa di Vado Place a mangiare panini e a lavorare sul copione. Ognuno dava consigli: è così che mi piace fare film.»
Sicuramente Kirk si è divertito ma soprattutto il lavoro per il film è eccezionale: rimango di sasso al pensiero che sia forse il meno noto tra i film dell’attore… mentre quella mosceria di Body and Soul ha conosciuto ben due remake!

L.

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13 risposte a Champion (1949) Il grande campione

  1. Cassidy ha detto:

    Cosa sei andato a ripescare! Penso anche io che sia uno dei migliori film di Kirk Douglas, soprattutto uno di quelli di cui non si parla mai, per fortuna lo hai fatto tu alla grande oggi 😉 Cheers!

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  2. Denis ha detto:

    Tra l’altro Kirk Douglas aveva aiutato Kubrick per Orizzonti di gloria,un’altra diceria di Hollywood era su Gary Cooper soppranominato il mulo del Montana,non c’entra nulla mo ho trovato un gioco dedicato a te senti il titolo Tcheco in the castle of Lucio^_^

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  3. loscalzo1979 ha detto:

    Credo si possa affermare che senza Kirk Douglas e Il Grande Campione, forse non avremmo avuto Toro Scatenato e l’interpretazione di De Niro.

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  4. Giuseppe ha detto:

    Teniamoci strette emittenti “piccole” ma al di fuori di logiche esclusivamente commerciali come ReteCapri, che in epoca digitale porta avanti quella stessa tradizione di “recupero chicche rare e rarissime di genere” capace di renderla un mito già ai tempi della tv analogica (ed è possibile che, nei molti anni di vita dell’emittente, Il grande campione sia stato trasmesso ben più di una volta)…
    Grande boxeur infame Kirk Douglas ed eccellente il lavoro di Franz Planer, che sottopone i personaggi a una vera e propria “fotografia dell’anima” per mostrare senza mezzi termini quello che i volti, da soli, possono solo far intuire (Cuore di tenebra? Sì, senz’altro).
    P.S. Aveva sì comprato casa alla madre, ma perché gli serviva un posto abbastanza spazioso per metter via guantoni, paradenti, sacchi, scarpette, pantaloncini (che avrebbe fatto stirare a mamma) ecc. ecc. 😉

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  5. benez256 ha detto:

    Vedo che Rete Capri inizia a darti soddisfazioni…

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