Lone Rider (2008) La vendetta degli Hattaway

Se il western al cinema è presentato con il contagocce, nel mondo televisivo prosegue a testa bassa la sua cavalcata.
Scritto da Frank Sharp, un attore e un tecnico che non si sa perché abbia sfornato anche un paio di sceneggiature, e diretto dal prolifico professionista David S. Cass sr., ecco Lone Rider.
Non sono riuscito a risalire ad alcun passaggio televisivo nostrano, che di sicuro c’è stato e probabilmente più d’uno. Comunque in Italia è stato trasmesso come Lone Rider. La vendetta degli Hattaway.

Sembra il titolo di un film “duro”, invece ha un cuore di panna

Bobby Hattaway (Lou Diamond Phillips) tornava dalla guerra, lo accoglie la sua terra cingendolo… no, decisamente non d’alloro.

Bobby è tornato giusto in tempo per finire nei guai

La trama è leggermente inflazionata e sa un tantinello di “già visto”. Il buono torna dalla guerra e sogna di iniziare una nuova vita nel suo paese natale, ma trova l’amico Stu Croker (Vincent Spano) sposato con la sua ex ragazza e soprattutto piccolo boss che spadroneggia.
La città è piena degli scagnozzi di Stu e anche papà Hattaway (Stacy Keach) è finito nelle sue maglie: chissà come svilupperà questa trama complicatissima…

Vincent Spano al suo minimo storico

Il western è un genere in cui la ripetitività degli schemi sembra essere più pressante che nelle altre narrative, ma mentre ci sono film come Forsaken (2015) che sono indigeste copie-carbone di mille cose già viste, esistono anche piccoli filmetti come questo che alla fine non dispiacciono.
Siamo molto lontani da deliziosi piccoli titoli come La febbre della prateria (2008), dove una levità frizzante si alterna ad idee non dico nuove ma che cercano d’esserlo: siamo nei pressi di un film televisivo normalissimo in cui già alla seconda scena hai capito cosa succederà, e ti vedi per semplice leggerezza.

E ora, pose plastiche a scelta

Lou Diamond Phillips è ormai animale televisivo di prima levatura, capace di affrontare i suoi personaggi con la consumata bravura di un grande attore ma con il misurato dosaggio di chi sta con i piedi ben piantati a terra. Inoltre la sua razza dubbia gli consente di ricoprire qualsiasi ruolo da non-americano: dal pellerossa al messicano, dall’indio all’inuit. (Che per lo spettatore medio sono tutti la stessa razza.)

Fa il duro, ma l’è un bonaccione…

Essendo qui in TV, con un prodotto dedicato al largo consumo, non è che ci si può mettere contro l’opinione pubblica, per cui la storia d’amore di un personaggio palesemente non-americano può svolgersi solamente con un personaggio di pari minoranza: Serena, interpretata dalla bella portoricana Angela Alvarado.

Come dice zio Tobia, ognuno stia con la propria etnia!

Ci viene detto che prima Bobby era fidanzato con la biondissima americana Constance (Cynthia Preston), che è pure alcolizzata a dimostrare quanto sia a stelle e strisce, ma ovviamente lo straniero deve stare al suo posto.

Esiste un western senza dinamite?

Cavalli, fucili, dinamite, saloon, la guerra e la famiglia: ogni elemento western è rispettato e ogni canone seguito fino in fondo. Non è certo un filmone da cercare, ma un onesto prodotto televisivo che fa i suoi compiti con professionalità.

L.

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16 risposte a Lone Rider (2008) La vendetta degli Hattaway

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Mi dà l’idea di un film che si digerisce bene come una puntata di Walker Texas Ranger…ho inquadrato?

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Vincent Spano che “spadroneggia”, a parte il raffinato gioco di parole, fa molto Abatantuono in “Eccezzziunale…Veramente”!

    Non amando il genere western mi limito ad osservare che fine ha fatto Lou Diamond Philips che era partito in quarta da giovane (La Bamba, Young Guns,…) mentre ora è diventato un onnipresente della TV. Ogni volta che guardo una serie (sopratutto il genere “crime”) me lo ritrovo come “Guest Star”!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    La cosa delle unioni trans-etniche vietate dai produttori americani mi ha fatto ridere e piangere allo stesso tempo: se non sei wasp, puoi anche cuccarti una bellona, ma non può essere una Barbie!

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  4. Cassidy ha detto:

    Mitico Lou Diamond Phillips, altro serio contendente al titolo del nomi fighi 😉 Davvero ormai si è trasferito in tv a tutti gli effetti, che poi sia con il “Cuore di panna” o meno il western ancora scalcia, anche se archetipi ripetuti all’infinito, sono storie che avranno sempre pubblico. Cheers!

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  5. Giuseppe ha detto:

    Si, di passaggi televisivi ce ne sono stati… ad esempio, tempo fa credo di averlo visto su LA7, in quei periodi in cui trasmette western “per sbaglio” (uso questo termine perché vedere programmato su quella rete qualsiasi cosa abbia ancora a che fare con l’intrattenimento classico -film, telefilm, ecc.- che, evidentemente, da quelle parti non interessa più a nessuno dev’essere per forza frutto di un errore).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti io l’ho scoperto stilando la guida TV di un weekend, che poi La7 ha cambiato completamente. Diciamo che lì i film sono un riempitivo poco interessante: meglio trasmettere quintali di Barnaby e angeli nani. Ma davvero fanno ascolti così alti??? Barnaby avrà tipo 570 stagioni che La7 trasmette ogni giorno da 100 anni: ma davvero ci sono ascolti che giustifichino questa scelta?
      Però c’è da dire che spesso quando per errore manda un film lo fa con i titoli italiani, attingendo a fonti misteriose e ancora non identificate, quindi si fa perdonare tutto ^_^
      Per esempio solamente su La7 puoi ammirare classici come Cleopatra (1963) e Sfida all’OK Corral (1957) con titolazione italiana: seguendo i link puoi ammirare le schermate che ho presentato su “Doppiaggi Italioti” 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Certo che se ci pensi la cosa ha del paradossale: una rete alla quale ormai non frega praticamente nulla dei film -classici e non- poi si preoccupa di presentarceli in veste smagliante con cotanti ritrovati titoli nostrani (credo che la maggior parte degli spettatori “generalisti” si sia perfino dimenticata che esistono, i titoli italiani)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per questo la cosa è ancora più misteriosa. Sarebbe stato plausibile infilare il Blu-ray e mettere play, o al massimo – se magari alla rete c’è qualche tecnico purista – trovare la pellicola italiana originale e mandare quella. Invece proiettano film con la qualità del Blu-ray… ma con titoli italiani assenti in quell’edizione.
        Possibile che si siano messi a scriverli a mano? Possibile tanto sforzo per un risultato che raramente uno spettatore potrà notare? (Se non mi avesse contagiato Evit io stesso non avrei mai saputo notare il grande mondo degli “italian credits” ^_^)
        Per ora rimane un mistero fitto: un giorno qualche tecnico farà outing svelando al mondo l’origine di quegli stupendi titoli italiani, di qualità troppo alta per riferirsi alla pellicola italiana dell’epoca…

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  6. gioacchino di maio ha detto:

    Anche Vincent Spano non mi sembra abbia avuto una carriera luminosa, me lo ricordo quando faceva l’assistente di Peter O’Toole in Dr. Creator (1985) innamorato di una giovane Virginia Madsen .

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