Robinson Crusoe on Mars (1964) SOS Naufragio nello spazio

Una navicella sfreccia sullo schermo, anticipando alla perfezione la grafica che due anni dopo sarebbe diventata la firma dell’Enterprise nella sigla di “Star Trek” (1966). Ma non è Kirk, è Kit (Paul Mantee) e sta andando a vivere l’equivalente fantascientifico del Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe: sta andando a naufragare su Marte.

Una minuscola casa gira per la Paramount Pictures un film che sembra piccolo ma non lo è: un milione e mezzo di dollari per il 1964 è una cifra da capogiro, ma poi l’intera pellicola consiste in un tizio che cammina qua e là, parlando da solo. Non mi sembra proprio una pellicola spendacciona.
Presentato in patria americana nel giugno 1964, Robinson Crusoe on Mars arriva nei cinema italiani il 15 gennaio 1965 con il titolo S.O.S. Naufragio nello spazio, destinato a non lasciare gran che segno del proprio passaggio.
Il 18 ottobre 1980 inizia la sua breve vita su piccoli canali televisivi locali, prima di scomparire nel nulla: ignoto all’home video, la Sinister Film lo riesuma e lo porta in DVD dal marzo 2013.

Il titolo spoilera già tutta la trama

La particolarità del film è che può contare sulla sceneggiatura del danese Ib Melchior (1917-2015), autore molto noto agli italiani dell’epoca – viene citato nel lancio pubblicitario sui giornali italiani del 1964 – ma oggi temo noto solo ad un ristretto gruppo di appassionati.

Ib Melchior

Per darvi un’idea di chi sia Ib Melchior, ecco una storia che lui stesso ha raccontato nel 1987 alla rivista “Starlog” (n. 117). È da poco arrivato negli USA, quel 1939, quando va ad assistere alla gara automobilistica di Indianapolis, ritrovandosi seduto accanto alla tribuna con le mogli dei piloti. Avviene un incidente, un pilota muore e Ib, voltandosi, riesce ad intercettare lo sguardo della moglie che vede il marito morire in pista, mentre dietro di lei l’urlo della folla in delirio è assordante. Melchior ricorderà tutto questo quando, nel 1956, scriverà il suo racconto The Racer, un successo ristampato continuamente – arriva anche in Italia! Negli anni Settanta Roger Corman trasforma quel racconto nel culto Death Race

Non vi basta? Devo raccontarvi di quando Sam Arkoff – storico produttore di filmacci a basso costo – si presenta da Melchior con un copione scritto (male) in Italia? “Facci qualcosa”, gli dice, e Melchior scrive una sceneggiatura poi girata da Mario Bava: il film è Terrore nello spazio, uno dei titoli sicuramente scopiazzati da Dan O’Bannon per Alien (1979). Cos’altro vi serve per volere bene ad Ib Melchior?

La forza del film: ultimi ritrovati tecnologici!

Malgrado le locandine italiane del 1965 riportassero la scritta «scientificamente autentico», credo che un’avventura di Dragon Ball sia molto più “scientifica” di questa sceneggiatura, che nel tentativo di sembrare plausibile finisce per essere ridicola fino alla risata grassa.
Non sembra che la “scienza” sia stato il primo pensiero di Melchior, stando alle sue stesse parole:

«Quando scrivo, credo nell’attento lavoro di ricerca e nel rendere ogni idea plausibile. Per SOS Naufragio nello spazio ho selezionato personalmente ogni location, identificandola con precisione nella sceneggiatura, così da concretizzare le immagini che avevo in mente. Sfortunatamente non ho potuto dirigere io il film, essendo all’epoca a lavoro su un’altra produzione.»

Così Ib racconta alla rivista “FantaScene” n. 1 (inverno 1975), che gli dedica un omaggio: l’impegno che non gli ha fatto girare questo film è The Time Travelers (1964), scritto e diretto da lui stesso. Nel citato pezzo, Robert Skotak e Bob Scott ci raccontano che il copione originale era decisamente più lungo rispetto al film come poi è uscito al cinema, e prevedeva secchiate di mostri giganti, battaglie a profusione e tutto ciò che il budget non era in grado di garantire.
Visto il gusto con cui è girato questo film, dobbiamo essere grati al regista Byron Haskin (a fine carriera) di aver tagliato via tutti quei mostri…

In realtà, com’è andata lo spiegherà Melchior stesso a “Starlog” nell’aprile 1987:

«Robinson Crusoe on Mars era un mio grande progetto che sottoposi al produttore Howard W. Koch, il quale disse: “Al momento sono occupato, ma so che è qualcosa che piacerebbe ad Aubrey Schenck”. Schenck ed Edwin Zabel erano storici soci di Koch, e furono molto entusiasti del progetto: che ci crediate o meno, volevano un film da tre ore e mezzo, ed io scrissi un copione da tre ore e mezzo! Allo stesso tempo fui ingaggiato per The Time Travelers, progetto che iniziai a lavorare proprio mentre Robinson Crusoe on Mars entrava in produzione, quindi non ho avuto nulla a che fare con l’esecuzione di quel film.»

Infatti appena avviato il progetto, la Paramount passa il copione da tre ore e mezzo a John C. Higgins, che nel 1977 così racconta alla rivista “FantaScene” n. 3:

«Alla Paramount ho lavorato su questo copione per circa quattro o cinque settimane. Facevo riunioni con Schenck e Byron Haskin in cui discutevamo sull’intera idea: che tipo di problemi dovrà affrontare quest’uomo? Abbiamo dovuto tagliare parecchio dalla versione originale, in parte per ridurre i costi e in parte perché stavamo cercando di essere più scientificamente accurati possibile.»

Stando a quello che ci dice Melchior, comunque, lui credeva così tanto nella resa visiva del progetto che è andato personalmente nella Death Valley a trovare le location adatte descrivendole minuziosamente nel copione. Lodo la sua passione, ma onestamente mi sembra fatica inutile: sembrano i soliti sfondi cartonati di Hollywood…

«Com’è il paesaggio di Marte?» «Bah, due palle…»

Una missione di ricognizione su Marte finisce male e il comandante Christopher “Kit” Draper (Paul Mantee) è costretto ad un ammartaggio di fortuna. Finire su un pianeta così ostile senza avere alcun tipo di apparecchiatura se non un registratore a nastro sarebbe un problema per tutti, ma non per Kit. Perché tanto su Marte si respira e c’è la stessa gravità terrestre: più che un pianeta rosso è solo una località turistica poco frequentata.

Se non fosse così roccioso, sarebbe un pianeta da venirci in ferie

Kit trasforma una grotta in casa sua, con tanto di nome sulla porta e bandiera americana in cortile, ha poca acqua quindi si fa la barba tutte le mattine, non ha nulla da mangiare quindi si abboffa di non si sa cosa, e intanto parla per ore al suo registratore a nastro, che non si sa che tipo di pile abbia: neanche una batteria nucleare durerebbe così tanto.

Non mi sembra ci sia nastro sufficiente per ore ed ore di chiacchiere!

Tecnologia, portami via!

La plausibilità del personaggio è così sotto lo zero che non lo vede neanche con il binocolo, lo zero, ma poi la storia peggiora.

Paaaaa para-paaaaa!

Perché questo Crusoe sui generis ritrova la scimmietta che gli teneva compagnia durante il viaggio e non poteva mancare Venerdì (Victor Lundin), uno schiavo costretto da non si sa chi a scavare nelle miniere di non si sa cosa e che ogni tanto della astronavi non meglio identificate torturano con il magnetismo… Va be’, un minestrone tipico della narrativa fantascientifica anni Venti trapiantata nel cinema anni Sessanta.

Aridàteme Charlton Heston!

Per chi pensasse che “all’epoca era così la fantascienza”, basta citare che solo due anni dopo uscirà “Star Trek”, che al confronto di questo film è un manuale di scienza universitario: Naufragio su Marte è solo una divertente stupidata da ridergli in faccia, perché altro non si può fare.

Ma perché voi Marziani girate sempre in mutandoni?

Però poi c’è l’altra faccia della medaglia. Proprio pensando di ambientare Robinson Crusoe su Marte Andy Weir nel 2014 ha scritto L’uomo di Marte, ribattezzato poi Sopravvissuto. The Martian in onore del film di Ridley Scott dell’anno successivo (in DVD Fox).
Quindi la storia di Ib Melchior migliora se ci aggiungiamo un po’ di vera scienza? Sì e no. Nel senso che con la scienza non è più una congerie di asinini luoghi comuni sulla vita marziana come neanche Totò nella Luna (1958) riusciva a spararne (almeno lì era una parodia!), però il risultato è noiosetto: la sceneggiatura è interamente riassumibile nel titolo del film. Sopravvissuto. Fine del film.

Mi ricordo una sera a Mogadiscio… (cit.)

Cos’è meglio, allora, una cazzata divertente o un pippone serio? Ognuno decida come meglio crede: nessuna rigorosa narrazione scientifica può però darmi le stesse risate grasse di vedere Kit che passa la serata marziana al calduccio di un focolare, a respirare aria da una busta di plastica mentre dètta le sue impressioni ad un registratore a nastro.
Grazie, Ib Melchior: la tua totale a-scientificità e il tuo discutibile gusto cinematografico mi hanno regalato grandi risate di cuore!

L.

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9 risposte a Robinson Crusoe on Mars (1964) SOS Naufragio nello spazio

  1. Kuku ha detto:

    Post fantastico! Ho riso dall’inizio alla fine!
    Ma dai, tutte le premesse sull’accuratezza e precisione scientifica e poi ce ne fosse una di cosa plausibile!
    Mi piacerebbe sapere cosa sono quei pulsanti Cage e Uncage..
    Iil tipo nella penultima foto sarebbe un marziano?? Ma perché è vestito con stile mesopotamico??

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  2. Cassidy ha detto:

    Ib Melchior resta un grande, ma in altre occasioni deve essersi impegnato di più. Hai centrato tutto con la didascalia, fa rimpiangere Charlton Heston che fumava allegramente il sigaro nella nave spaziale. Lo voglio anche io il pulsante che fa partire un film di Nicolas Cage! 😀 Cheers

    Piace a 1 persona

  3. Conte Gracula ha detto:

    Questo non l’ho visto, mi sa che in passato potevi spacciare per scientifiche molte cose che con la scienza c’azzeccano poco (ormai si può fare pure oggi, che il mondo è un enorme 45 giri e un gigante autistico a causa dei vaccini si mangia l’Indonesia).

    The Martian non sono ancora riuscito a vederlo, ma il libro di Weir mi è piaciuto, il protagonista è un simpatico cazzone 😀

    "Mi piace"

  4. Giuseppe ha detto:

    Sai quanto me ne fregava dell’accuratezza scientifica quando l’ho visto per la prima volta, da ragazzo. Il fatto è che ho dovuto continuare a fregarmene pure da adulto, per riuscire a rivedermelo fino ai titoli di coda (rimane comunque un film divertente, a modo suo, e quindi ce l’ho pure se non in DVD) 😛 Addirittura, per risparmiare, hanno riciclato le navi marziane de “La guerra dei mondi” private del loro disintegratore a testa di cobra: figurarsi se ci avessero messo dentro tutte quelle belle cose da copione ambizioso con sostanzioso budget che nessuno poteva permettersi!
    Ib Melchior ha senz’altro fatto di meglio con “Viaggio al settimo pianeta”, prima, e con “Terrore nello spazio”, dopo… a proposito di far meglio, poi, va detto che Star Trek già si stava impegnando in tal senso: il famoso pilot “Lo Zoo di Talos” (riutilizzato nel doppio episodio “L’ammutinamento”), infatti, è proprio del 1964 😉

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