Trieste 2020 – Yummy e Alone

I festival di mezzo mondo stanno chiudendo a grappolo, per via della seconda ondata della pandemia, mentre il Trieste Science+Fiction Festival 2020 ha avuto un colpo di genio: la vogliamo sfruttare quella Rete che dal marzo scorso ogni abitante del pianeta sta utilizzando per comunicare a distanza? Finalmente il futuro arriva anche nei festival dedicati al futuro, e questo mi permette di partecipare al mio primo festival cinematografico, direttamente dalla poltrona di casa mia.

Questi primi giorni di novembre li dedico a raccontarvi le anteprime che ho visto.


Un festival del cinema fanta-horror non può certo farsi mancare dei morti viventi nel palinsesto, e dato che stiamo parlando di una rassegna di film che utilizza il “già visto” e l’ovvietà come cifra stilistica, vi lascio immaginare quanto originali possano essere i due titoli zombie in questione.

Per il suo esordio al lungometraggio il regista e sceneggiatore olandese Lars Damoiseaux ha una bella pensata: perché non prendere una storia per un cortometraggio e allungarla fino ad immotivati 90 minuti? Il risultato è Yummy.
Damoiseaux parte da un’ottima idea, una satira molto tagliente, cattiva eppur verissima dell’ossessione femminile per il “ritocco”, che si sposa con un’ossessione di segno opposto, cioè quella per il risparmio. Pare che l’unico argine alla cocente voglia femminile di modificare il proprio corpo sia la questione economica, cosa succederebbe dunque se una clinica offrisse prezzi irresistibili? Com’è facile intuire, c’è la fregatura sotto.

L’inizio del film è quindi deliziosamente cattivo e politicamente scorretto, con tutte queste donne ansiose di togliere la pancia e aggiungere poppe che accettano di farsi operare da gente che non dovrebbe neanche girare a piede libero, figuriamoci dedicarsi alla medicina. Il forte accento degli operatori sanitari fa pensare ad una clinica slavofona nella campagna olandese, che fa grandi sconti, offre aborti gratuiti e in generale chiede molto poco per pratiche di chirurgia estetica: non stupisce sia piena di clienti.
Tra divi decaduti che si allungano il pene e signore attempate che si diminuiscono la pancia, Alison (Maaike Neuville) si eleva per virtù: lei non c’entra niente con quei vanagloriosi, lei deve ridursi il seno perché ha problemi alla schiena. Non stupisce che questa decisione sia vista come inconcepibile, ma era necessario non rendere la protagonista abietta come il resto dei personaggi.

Suo marito Michael (Bart Hollanders) non è convinto né dell’operazione (e posso capirlo) né della clinica, che appare immediatamente un baraccone davvero poco sicuro. Però, come tutti i mariti, la sua opinione non ha il minimo peso nelle decisioni della moglie. Neanche quando una serie di incidenti rende chiaro che esperimenti fuori controllo nelle segrete della clinica stanno portando morte (vivente) e massacro tra i pazienti.

Neanche davanti a un massacro zombie una moglie darà ragione al marito

A circa venti minuti dall’inizio, il film è finito. La satira sociale della chirurgia plastica? Il problema etico del dissacrare corpi, sia vivi che morti? Il parallelo tra i vivi che non riescono ad accettare il proprio corpo, modificandolo continuamente, e i morti che sono legati per sempre ad un corpo che non possono modificare? Basta, tutte chiacchiere da festival: Damoiseaux è un regista di cortometraggi, e già tocca ringraziare che i primi venti minuti siano decenti. Perché dopo va decisamente peggio.

L’intervento per togliere la pancia è perfettamente riuscito!

La dottoressa fraulein Kattivissima che parla tetesco di Cermania ha compiuto non si sa che esperimenti, non si sa come né perché, e l’ospedale si riempie di zombie e un ranocchio brutto, che non si sa che roba sia. La successiva ora passa tutta in noia a vedere ripetute scene già viste in miliardi di altri film zombie, l’autore pone molta attenzione a non creare un solo fotogramma originale o a dire cose banali in modo frizzante: la noia è padrona della scena mentre l’ovvio esegue il suo spettacolino triste.
Arrivati a un certo punto, quando è chiaro che Damoiseaux sta per giocarsi il colpo di scena finale più ovvio, scontato, banale e dozzinale di tutti, quando lo vedi che sta per calare la carta peggiore del mazzo, sei lì che lo preghi in ginocchio: Damoiseaux, ti prego, abbiamo capito tutti che stupido colpo di scena vuoi giocarti, non lo fare.. non lo fare… non… Niente, tutto inutile. Un film assolutamente insalvabile.

Sullo stesso livello, ma all’apparenza con meno soldi, è Alone, diretto dal californiano Johnny Martin – che di mestiere fa lo stunt coordinator – e scritto dal quasi esordiente Matt Naylor.
Ammorbandoci a morte, il film ci racconta come al solito l’inizio dell’epidemia zombie attraverso i TG: ammazza che inizio originale! Mai visto prima…
Il protagonista già al primo strillo si barrica in casa e rimane lì, cominciando a fare video su YouTube e robe simili. Dopo quindici ore di film che non sta in piedi manco con il vento a favore, finalmente una speranza: la dirimpettaia bionda è rimasta viva nel condominio dei morti viventi!
Ad Aidan (Tyler Posey) poteva capitare la vecchia gattara che strilla alla Luna e invece becca la bella Eva (Summer Spiro).

Dopo aver comunicato a distanza in silenzio, esplorando il proprio condominio Aidan trova dei walkie-talkie, che proprio sono di uso comune e si trovano in tutte le case. Così come nella casa del vicino trova una piccozza d’alpinista: finalmente un’arma con cui difendersi! Perché evidentemente un semplice coltello da cucina ad Aidan sembrava troppo poco.
Di banalità in scontatezza, di noia in pennichella, il film procede lento per ore ed ore mentre Aidan ripete tutti gli errori già visti mille volte nei peggiori film zombie della storia: credo che gli autori abbiano studiato con molta attenzione l’argomento, identificando le cose più stupide e inverosimili che i protagonisti fanno in questi casi e le abbiano messe in pratica.

Sono stato a riunioni di condominio molto più paurose

Capisco l’esigenza di ambientare tutto in un condominio così da risparmiare, ma gli spunti che la situazione offre sono davvero pochi, e soprattutto gestiti male. In nessun momento si teme per la vita dei personaggi, semplicemente perché agiscono in modi così assurdi che diventano intollerabili.
Negli scorsi mesi di serrata anche noi abbiamo vissuto una situazione simile ad Alone: quante scorte alimentari avevate in casa? Quanti beni di prima necessità avevate da parte? Quanto avreste potuto durare se fossero stati chiusi i supermercati? Il protagonista sembra vivere per mesi dentro casa sua, e la cosa è risolta con “Avevo tante bottiglie d’acqua”, il che non spiega niente e anzi fa nascere tante domande, che non avranno risposta. Tanto i momenti chiave della storia sono altri, tipo Aidan che si arrampica su e giù per i balconi del cortile: chi è che non saprebbe farlo?

Il film è così: o ti mangi ’sta minestra, o salti… dal balcone

Eva dice ad Aidan di aspettare, che ci sarà tempo per organizzarsi, perché prima non parliamo un po’? Giusto, in mancanza di cibo e acqua e con eserciti di morti viventi fuori la porta, che fretta c’è? Parliamo d’ammòre. Così gli autori hanno la possibilità di allungare il brodo e poter spacciare il film per “horror sentimentale”, roba che un piccolo gioiello come Zombie Honeymoon (2004) si rivolta nella tomba. Semmai qualcuno ci avesse rimesso dentro i protagonisti.
Poi d’un tratto Eva dice “vieni subito“: e ora cos’è ’sta fregola? Aidan, da buon maschietto, scatta a comando, a dimostrazione che nessuna epidemia zombie potrà cambiare i rapporti tra uomini e donne.

Quando una donna ti dice “scatta”, non c’è epidemia zombie che tenga

Se non bastassero dei personaggi il cui agire riesce ad essere ogni volta contrario alla logica, in maniere sempre diverse, la totale povertà d’idee della vicenda rende Alone detestabile, e visto che di film zombie ne escono mille all’anno da sempre, per non parlare della sterminata letteratura in merito, non c’era proprio bisogno di questa storia con assolutamente nulla da dire, se non passare in rassegna errori già ben noti.
C’è anche un piccolo ruolo per Donald Sutherland, che recita in modo magistrale ma ha una parte così ridicola che è meglio far finta non ci sia.

Dire qualcosa di nuovo sugli zombie è impossibile, visto che da un secolo è tra gli argomenti più trattati della narrativa horror, ma dirlo con uno stile diverso, uno sguardo fresco e magari un po’ di personalità sì, si può. Invece entrambi questi film sembrano voler calare sul tavolo carte sicure per fare punti facili, e magari ci sono anche riusciti stando ai commenti lasciati dagli spettatori di Trieste. Lo spero per loro, ma dubito fortemente che chi abbia visto almeno due film zombie in vita sua possa trovare vagamente soddisfacenti queste opere.

In attesa della prossima pandemia (zombie o meno), vado a fare scorte di bottiglie d’acqua: a quanto pare garantiscono la sopravvivenza per mesi.

L.

– Ultimi film di zombie:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Zombie. Contrassegna il permalink.

30 risposte a Trieste 2020 – Yummy e Alone

  1. Sam Simon ha detto:

    “Però, come tutti i mariti, la sua opinione non ha il minimo peso nelle decisioni della moglie.”

    “Aidan, da buon maschietto, scatta a comando, a dimostrazione che nessuna epidemia zombie potrà cambiare i rapporti tra uomini e donne.”

    Due film accomunati dalla noia e dal comune tema del dos tetas tiran más que dos carretas, come dicono gli spagnoli! X–D

    Piace a 2 people

  2. Cassidy ha detto:

    Leggendo il programma del festival, ho avuto l’impressione che “Alone” fosse già il rifacimento americano del coreano “#Alive” uscito su Netflix qualche settimana fa, leggendo il tuo post ho avuto la conferma è lo stesso identico film, solo che nel film coreano per ovvie ragioni, la vicina non era bionda, in compenso era biondo (tinto) il protagonista. Il film di zombie è il classico corto stiracchiato, insomma bene ma no benissimo ecco. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi manca #Alive, ma visto l’argomento che si presta ben poco alla creatività mi sa che salterò.
      A parte un paio di casi, tutti i lungometraggi di questo festival hanno trame da cortometraggi di 10 minuti stiracchiate a 90, 100 e 110 minuti. Capisci che il simbolo di Trieste 2020 è il vuoto vacuo in cui si sbadiglia per la maggior parte del tempo. Uniamoci poi la totale mancanza di originalità, ed è chiaro che la situazione del cinema fantastico internazionale è davvero triste.

      "Mi piace"

      • Lorenzo ha detto:

        Ci avevo pensato anche io! Però #alive non è male.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        In un festival dove l’originalità è stata bandita, ci sta rifare identico un film asiatico 😛

        "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Ecco, se non altro pare che anche i più grandi estimatori di “Yummy” siano disposti a riconoscerne ALMENO la mancanza di originalità (magra consolazione)… Peccato per “Alone”: a prescindere da “#Alive”, la sua dimensione condominiale mi aveva fatto sperare per un attimo in qualcosa di simile al francese “La Horde”, e invece niente di niente 😦

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        “La Horde” prevedeva più personaggi, secchiate di splatter, una fotografia tosta e soprattutto uno stile personale d’impatto. “Alone” è tipo un gruppo di amici che con lo smartphone tira fuori un filmino su un condominio dei morti viventi, sono proprio universi distanti.
        Non so se questi “lunghi corti” siano la nuova tendenza o è roba che fanno solo per i festival: spero di cuore non prendano piede perché sono la noia più totale. Molto meglio i filmacci Z, almeno lì la trama corrisponde alla durata del film 😀

        "Mi piace"

  3. Conte Gracula ha detto:

    Non sono mai stato un fan dei film sugli zombie e queste storie cotte a metà confermano che “è ora di basta!” (cit. non ricordo cosa 😛 ).
    E dire che basterebbe cambiare qualche tratto dello zombie e adattare il resto per raccontare cose nuove… invece, il massimo dell’evoluzione della figura, finora, è stata lo zombie corridore (che sì, cambia certo molte dinamiche, ma se poi le persone si comportano sempre in modo scemo, siamo punto e a capo.

    Che la tipa del primo film voglia rifarsi il seno senza che il marito metta bocca può pure starci, quando il marito avrà le tette, potrà gestirle in piena libertà XD ma che non si renda conto di che clinica folle sia quella in cui è finita… solo le dinamiche di Quella casa nel bosco possono spiegare certa idiozia.
    Nel secondo film, manco Quella casa nel bosco può fare qualcosa XD ma almeno hanno toccato il tema di sopravvivenza della carta igienica? 😛

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Yummy poteva essere un’ottima occasione per dire qualcosa di nuovo, perché di solito i film zombie sono buoni quando non parlano solo di zombie, ma in cui i morti viventi sono metafora di qualcos’altro. La profonda mancanza di rispetto, se non addirittura il disprezzo che la società contemporanea dedica al corpo umano era una griglia di partenza fenomenale per un film che avesse la forza (e il talento) di essere satirico: vogliamo poi parlare dello zombie che risorge e mangia il corpo umano? I riferimenti cristiani sono lì, pronti perché qualcuno li raccolga: gli zombie sono molto più cristiani degli umani, che si appendono al collo una croce per poi violare uno per uno tutti i comandamenti che essa prevede. C’è materiale per ottimi film, invece niente, si comincia a correre per corridoi bui, vanno in scena dinamiche identiche dal 1969 ad oggi, e tutto finisce in peto.
      Seguendo il tuo discorso, l’adulterio è dunque lecito: quando le donne avranno un pene, decideranno dove ficcarlo 😀 😀 😀

      Piace a 1 persona

      • Conte Gracula ha detto:

        Riguardo al finale del commento, è una questione diversa, dipende da quali accordi abbiano preso le due parti della coppia. Messa come dici tu, lei potrebbe dire “la fregna è mia e ci faccio giocare chi voglio io” ma spesso, quando due persone stanno assieme, vogliono l’esclusività di certe interazioni (o vogliono l’esclusività “ma io me la faccio con chi voglio”) 😛

        Se fossi sposato e lei mi rompesse per tagliare i capelli o fare la barba, che due palle, avrei sposato mia madre XD ma l’adulterio è una questione più complessa. 😛

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ovviamente stavo giocando, ma è certo che è una questione molto complessa e delicata, che ogni coppia affronta in modo diverso (non sempre soddisfacente per entrambi) e che il film invece non è minimamente intenzionato ad analizzare, non avendo alcun peso ai fini della vicenda: l’operazione della protagonista serve solo a 1) portarla sul luogo del massacro zombie e 2) renderla moralmente migliore delle altre clienti della clinica, così da giustificarne la sopravvivenza. Se il primo punto è narrativamente soddisfacente, il secondo lo trovo decisamente debole, perché automaticamente fornisce un giudizio negativo nei riguardi di chi ricorre alla chirurgia plastica quando poi nella vicenda non viene spiegato altro.

        Piace a 1 persona

      • Conte Gracula ha detto:

        Infatti c’è un tocco di pregiudizio nel concetto del film che hai descritto: puoi cambiare il tuo corpo come vuoi, ma se lo fai per vanità, meriti d’essere sbranato dagli zombie. Se invece ti riduci il seno perché ti spezza la schiena, tutto ok.
        Diciamo che è rifinito con l’accetta.

        Mi lascia sempre perplesso come l’orrore, un genere che dovrebbe essere anticonvenzionale (soprannaturale e violenza a vari gradi rompono gli schemi di natura e civiltà) possa essere così moralista.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti questa è la deriva dell’horror, quello dozzinale un tanto al chilo, roba per riempire i festival e i palinsesti televisivi. Anzi, no, magari: ora l’abisso si è aperto su quella mostruosità chiamata streaming, dove solo il peggio viene premiato. Ecco, questi film credo farebbero un’ottima figura nei vari servizi di streaming, tutti presentati come “grande prima visione, direttamente dal festival di Trieste”.
        Tutte le grandi rivoluzioni sociali sono state colte prima dalla narrativa che dal grande pubblico, è proprio prerogativa del racconto di genere saper cogliere lo spirito dei tempi, portarlo all’eccesso così da metterlo a nudo e farlo analizzare dal pubblico, che poi può scegliere se sia d’accordo o meno.
        Ma non possono essere tutti autori ispirati, e così come per la narrativa, dove un romanzo azzeccato è circondato da centinaia di roba dozzinale, per il cinema horror è più facile trovare paccottiglia che prodotti pregiati.

        Piace a 1 persona

  4. Kukuviza ha detto:

    che bojate devastanti. Ma è così brutto fare un cortometraggio bello invece di un lungometraggio indecente?
    E poi, se proprio si vuole copiare, con tutte le cose che ci sono, proprio quelle trite e ritrite si va a copiare?

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono senza parole, ho sempre pensato che fosse il cinema americano ad essere ormai arido, a forza di ripetere sempre le stesse cose, invece in questi giorni ho visto film da ogni parte del mondo che sono di un vuoto banale da mettere paura.
      Tutti i registi sono autori di corti che per l’occasione si sono misurati con il lungometraggio, fallendo miseramente: dal punto di vista tecnico sono tutti film eccezionali, non ce n’è uno che sia roba Z come le bojate che escono da noi in DVD, sono tutti prodotti di altissimo livello: ma narrativamente sono il vuoto che circonda il nulla. Sono storie per un cortometraggio di dieci minuti, ad essere ottimisti, che però ne durano 100 e quindi è pura noia.

      Piace a 1 persona

      • Kukuviza ha detto:

        Infatti, la tecnica non è più un problema e ho l’impressione che questi filmucoli ricevano in genere più complimenti di quelli che meritano perché non hanno un aspetto amatoriale. Sono sicura che qualcuno gli elogi glieli fa!

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Qualcuno”? Diciamo che ho fatto la figura del barboso bastiancontrario!
        Essendo il festival in streaming, i film si possono vedere sulla pagina di MyMovies e al fianco della schermata c’è una chat dove ognuno degli spettatori scriveva giudizi e commenti, oppure lasciata stelline come voto. Più il film era vuoto, più i giudizi entusiastici fioccavano, semplicemente perché erano tutti prodotti tecnicamente e stilisticamente eccellenti, ben diversi dalla robaccia che riempie videoteche e canali TV. Rispetto al romantichello da due soldi mandato sulla RAI, è ovvio che questi film sembrano capolavori, ma poi sono così totalmente vuoti, semplicemente perché sono corti trasformati in lunghi, che lasciano parecchio amaro in bocca e personalmente non posso salvarli.

        "Mi piace"

    • Kukuviza ha detto:

      questa cosa mi preoccupa perché se uno non è in grado di andare oltre il mero aspetto tecnico di un film… avrà mica uno zombi nel cervello?

      Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ davvero una sparuta minoranza, temo, quella che non si lascia fregare da una bella fotografia. Per carità, gli aspetti tecnici sono importanti, ma come condimento: non come unico piatto.

        "Mi piace"

  5. Austin Dove ha detto:

    grazie a un canale yt, dead meat, ho conosciuto un film orientale con le stesse premesse del secondo film ma fatto molto meglio 🙂

    Piace a 1 persona

  6. Zio Portillo ha detto:

    Ci sono tonnellate di corti la cui idea è così folgorante ma contemporaneamente così limitata che non possono diventare un film vero e proprio. Non dico che dovrebbe essere “vietato dalla legge” di trasformare un corto in un (pessimo) lungometraggio, ma se la si facesse sarei contento.
    Sti due film di oggi li cancello dalla cronologia.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello è che durante il Festival sono stati proiettati tantissimi corti, ma dopo le prime tranvate assurde ho smesso di seguirli. Quindi i corti fatti bene si possono concepire solo se rovinati in forma di lungometraggio…

      "Mi piace"

  7. Willy l'Orbo ha detto:

    “Dopo quindici ore di film che non sta in piedi manco con il vento a favore”, ahahahaha! Per fortuna lo zinefilo ha sempre il vento in poppa! 🙂
    Devo dire che, nonostante mi sia passata un po’ di passione per il genere zombi data la sua clamorosa sovraesposizione (ormai ce l’hanno propinato in tutte le salse) e malgrado questa tendenza sia stata confermata leggendo i tuoi commenti su Alone, beh…l’incipit di Yummy mi aveva quasi fatto drizzare le antenne Z…poi però l’hai bocciato in modo così sonoro (e mi fido delle tue bocciature 🙂 ) che sono tornato al precedente spleen da zombi. Diciamo che se mi dovesse capitare tra le mani…al ventesimo minuto stacco!!! 🙂

    Piace a 1 persona

  8. SAM ha detto:

    Secondo me i film di zombie avrebbero mille altre idee e argomenti da sfruttare, ma gli sceneggiatori di film sono solitamente dei pigri figli di papà che fanno questo mestiere per evitare di lavorare , e quindi si limitano sempre a copiare pigramente quello che è stato fatto prima.
    Quali idee ?
    E volete che ve le dia così, aggratis ? 😛

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.