Goal of the Dead (2014) I morti calcianti

Era il 1996 quando il mondo esplose di fronte ad una pubblicità della Nike che ha fatto epoca: Good versus Evil, dove non importa per quale squadra tifavi o se (come me) eri disinteressato al calcio, era un capolavoro e basta.
Quel «maybe they’re friendly» di Paolo Maldini e quell’«au revoir» finale di Eric Cantona sono rimasti nella mitologia della cultura popolare anni Novanta. Per i giovani all’ascolto, ecco un ripasso del mitico video:

Che succederebbe se l’idea di un breve spot diventasse un film intero? Un’opera capace di fondere calcio e horror saprebbe essere convincente? La risposta la trovate nel francese Goal of the Dead (2014) di Thierry Poiraud e Benjamin Rocher. Spoiler: era meglio lo spot del 1996!

Uscito in patria nel febbraio 2014, Koch Media lo porta in DVD e Blu-ray italiani nel febbraio 2015.

Dai quindici a sedici fotogrammi di film sono dedicati al motore scatenante della vicenda, quindi basta che battiate le ciglia per perdere una spiegazione che non verrà mai più citata: non ricordo cosa stavo facendo in quel lasso di tempo che servirebbe ad una farfalla per morire battendo le ali – come canta Umberto Tozzi – ma di fatto non ho capito quale sia il piano diabolico del dott. Belvaux (Philippe du Janerand).
Seguendo una consolidata e storica consuetudine calcistica, il dottore inietta un bel bombone dopante a un calciatore, che di per sé non sarebbe certo una cosa strana, ma il problema è che un istante dopo il calciatore diventa uno zombie, di quelli che corrono. «Ma perché tutto ciò?» si chiedeva il Francesco Salvi dei tempi d’oro, dandosi da solo la risposta: «Ma che cosa ne so?» Perfettamente adatta anche a questo film.

Il film che non ha voglia di raccontarvi la trama!

Mentre un calciatore zombie attraversa correndo tutta la campagna, con indosso una maglia “Belvaux” che è il nome del suo “creatore”, intanto vediamo una squadra di provincia arrivare in pullman, durante un viaggio che serve a presentare i vari personaggi.
Sappiamo così che il protagonista Sam Lorit (Alban Lenoir) sta tornando nella sua città natale desideroso di riallacciare i rapporti con le sue radici, ora che è un calciatore famoso (con le dovute proporzioni), e magari stabilirsi lì e allenare la squadra dei bambini. Tutto questo quadretto romantico si scontra con il calcio di provincia, che serve solo per odiare: in paese tutti odiano Lorit, che se ne è andato a fare il calciatore in terra straniera (cioè in qualsiasi altro posto che non sia il suo paesino natale) e ogni speranza di riallacciare i rapporti con il passato sono impossibili.

Questa non è una storia edificante di come il calcio sia uno sport che unisce le persone, è la storia molto verosimile di come il calcio tiri fuori il marcio dalle persone, tanto che fra un tifoso e uno zombie è sempre più difficile capire la differenza.

La notte dei tifosi viventi

Varie storie personali di straordinaria insignificanza ruotano attorno al fatto che c’è quello zombie che corre per campi mordendo la gente e quindi spargendo la zombìa: ignoro se fosse questo il piano del dottore diabolico, gli autori non fanno alcuno sforzo per spiegarlo con dettagli che superino i due fotogrammi di durata.
Intanto inizia la partita di calcio di provincia, pratica che le Nazioni Unite equiparano a “bombardamento di un mercato affollato”, in quanto a violenza fisica e psicologica.

L’unica regola la sapete: chi muore per primo, muore due volte

Dopo due minuti arrivano gli zombie campagnoli e, mordi che ri-mordi, tutto il paese è zombificato, con i protagonisti che se ne accorgono chiusi nel bar locale.

Appena ho visto i personaggi nel bar ho pensato a Shaun of the Dead (2004), così ho potuto notare come venga ripetuta pressoché identica la scena del padre, quella geniale trovata commovente con cui Simon Pegg riallacciava i rapporti con il padre e nel pieno di una pandemia zombie i due facevano in tempo a dirsi tutto ciò che non si erano detti in tanti anni.
Come dicevo, qui la scena è ripetuta identica, ma totalmente priva di mordente, come purtroppo tutto il film, che ha ottimi elementi a disposizione ma li spreca tutti.

Ho visto scene peggiori durante i derby Roma-Lazio

Quindi abbiamo un campo di calcio pieno di gente zombie, l’intero paese trasformato in morti viventi da non si sa cosa, quindi… ora che si fa? Al momento di sferrare il colpo gobbo, la fatality, gli autori invece si alzano e se ne vanno. Si inventassero qualcosa gli attori.
E pensare che si erano preparati pure il tifoso armato di nunchaku… Il capolavoro era dietro l’angolo, invece gli autori sono andati dritti, smettendo di guidare.

Tante buone idee, tutte buttate via

Partendo dalla scuola di pensiero per cui gli zombie mantengano brandelli di memoria della loro vita passata, trattandosi di “tifosi zombie” (si è poi capita la differenza?) ecco che l’unico modo per distrarli dalla voglia di mangiare carne umana è giocare a calcio.
Due scenette di pallone e fine del film. Oh, ragazzi, se non vi andava di fare questo film nessuno vi obbligava, eh?

Il mistero misterioso del motore (inerte) della storia

È doloroso vedere un sacco di buone idee buttate via malamente, tutte sprecate da una non-sceneggiatura per un non-film, che non sa dove andare ma tanto non ha voglia di andarci.
Spero che un giorno qualcuno raccolga le parti migliori di Goal of the Dead per farne un prodotto migliore, e basterebbe davvero poco.

L.

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20 risposte a Goal of the Dead (2014) I morti calcianti

  1. Cassidy ha detto:

    Uno di quei titoli da usare come esempio quando si parla dei film “… Of the dead” sfuggiti di mano. La vecchia pubblicità degli anni ’90 era un milione di volte meglio, durava poco ed era brillante, questo film invece scontenta quasi tutti, appassionati di calcio e di horror. In ogni caso è vero porta più distruzione un post derby che una pandemia Zombie 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sulla carta poteva essere un filmone, è pieno di ottime idee: ci vuole talento a sbagliare tutto con queste premesse!

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      • Giuseppe ha detto:

        Il primo difetto (che finisce poi per tirarsi dietro tutto il resto)? Troppo lungo per la storia che avrebbe potuto raccontare e, se si diluisce troppo, le ottime idee non riescono più a rimanere connesse in un insieme coerente… anziché arrivare ai tempi supplementari, calcisticamente parlando, sarebbe stato meglio rimanere sui regolari 90 minuti 😉

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  2. Kukuviza ha detto:

    un film che è praticamente un teaser trailer.
    Mi sa che le buone idee bisogna anche saperle poi maneggiare. Come certi libri che partono bene e dici, bella idea, ma poi va tutto a schifìo.

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  3. Lorenzo ha detto:

    Ho letto su un giornale che il film preferito di Mancini, l’allenatore dell’Italia, è “Classe 1999″… Che ci sia un Zinefilo alla guida della nazionale di calcio? 😄
    https://www.corriere.it/sport/calcio/europei/21_luglio_01/mancini-film-preferito-che-imponeva-compagni-che-dice-tanto-lui-623b4230-dab4-11eb-b90a-fb70429ba8fb.shtml

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Boh! Avere così tanto buon materiale, così tante idee da ricavare almeno tre film di tre generi differenti (commedia, horror e film impegnato col metaforone zombie/tifosi) ma finire per gettare tutto nel cesso è uno spreco che andrebbe punito. Magari dimmi pure che il trucco e gli effetti sono buoni e così la caSSata è completa.

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Questo articolo mi ha fatto tornare in mente quando volevo creare un videogioco particolare, un manageriale consistente nel gestire una squadra di assatanati per evitare scandali di prostituzione, cocaina, doping a base di sangue di licantropo (che rende il calciatore inarrestabile, ma nelle notturne in luna piena si scopre in un attimo senza nemmeno gli esami).
    Non avevo una storia in mente, quindi il mio gioco sul non-calcio aveva molto in comune con questo film 😂

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Iniziare citando QUELLA pubblicità, hai già vinto tutto 😀👏
    Sul film purtroppo concordo, tante discrete attese per il binomio pallone-horror…quasi tutte deluse!!! 😣😉

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  7. Madame Verdurin ha detto:

    Che ricordi ancestrali hai risvegliato in me con quella pubblicità: io allora avevo 3 anni ma me la ricordo ancora, anche se solo adesso la capisco 🙂 Peccato per il film, poteva anche venire fuori una cosa divertente…

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  8. Sam Simon ha detto:

    Negli anni 90 se tiravi un rigore senza alzarti il colletto dicendo Au Revoir non eri nessuno!

    Questo film lo salto a pie pari, che faccio prima! :–D

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