Dream Team (2012-2016) Due squadre da incubo

Ho sempre trovato i film francesi particolarmente piacevoli perché in grado di presentare prodotti freschi, capaci non solo di evitare gli schemi inflazionati e abusati del cinema americano ma anzi di giocarci. Evidentemente sono stato fortunato, perché la contentezza di aver trovato su Prime Video due film di calcio, per questo ciclo tematico, si è raffreddata davanti al fatto che sono due filmetti dozzinali che… sembrano americani. E lo dico come offesa!

Avrei voluto parlare di un film solo, ma quando ho scoperto che lo stesso identico film è stato girato due volte tanto vale accorpare le recensioni:

Dream Team (Les seigneurs, 2012) scritto e diretto da Olivier Dahan, uscito nelle sale italiane il 17 giugno 2013 (fonte: FilmTV.it); in DVD Mustang (Cecchi Gori) dal novembre 2013 – disponibile su Prime Video

Una squadra da sogno (La Dream Team, 2016) scritto e diretto da Thomas Sorriaux, che non sembra essere uscito al cinema ma direttamente in DVD Videa dal dicembre 2016 – disponibile su Prime Video

Entrambi questi film partono rifacendosi palesemente a Quella sporca ultima meta (1974), che era già stato reso (magistralmente) in versione calcistica da Mean Machine (2001). Quindi abbiamo un calciatore molto famoso e amato che però si lascia contagiare dal successo fino a rovinare tutto, anche e soprattutto a livello personale, rimanendo solo e incorrendo nell’intervento della giustizia.

Nel primo film questa figura è Orbéra “le roi” (José Garcia), nel secondo è Belloc (Medi Sadoun). Entrambi giocatori arrivati ad altissimi livelli, osannati dal pubblico, e subito dopo in rapido declino per vari motivi. Alla fine, Orbéra fa a botte durante una trasmissione televisiva in diretta e Belloc se ne esce con un commento omofobo durante un’intervista: entrambi vengono condannati al massimo della pena per riabilitarsi, cioè allenare una squadra di incapaci.

Tutti in posa, e dite “Sfigati”

Orbéra viene mandato in un posto che a quanto pare per un francese è l’apoteosi dell’ignominia: la Bretagna. Anzi, peggio: un isolotto al largo della Bretagna. Qui una pseudo-squadra locale di pescatori vuole partecipare ad un importante torneo per vincere la cifra che serve per non far chiudere la fabbrica di sardine, che se la passa molto male, e quindi avrebbe bisogno di un professionista del calcio per sistemare le proprie pecche tecniche, che in realtà sono più grandi di una casa.

Belloc invece viene mandato in una più semplice provincia, anche se per un calciatore viziato è lo stesso deprimente, per di più ad allenare una squadretta di ragazzini di varie etnie, tutti accomunati dal non saper giocare a calcio. Servirebbe un professionista per tirar fuori qualcosa di buono da loro, anche se sarà dura.

Mentre nel primo caso l’allenatore ufficiale è il capo-pescatore Leguennec (Jean-Pierre Marielle), nel secondo è Jacques (Gérard Depardieu), che negli anni non è mai riuscito a fare gran che con quei ragazzi.

La saggezza contadina di un allenatore ruspante

A questo punto si potrebbe pensare che i due film, iniziati identici, debbano per forza andare per strade diverse: il primo deve allenare un gruppo di pescatori sovrappeso, il secondo dei giovani ragazzi svogliati. Invece entrambi gli autori seguono la stessa identica strada, non so se il secondo abbia copiato dal primo o semplicemente entrambi si lascino andare alla dozzinalità più mediocre.

Avete presente i citati pescatori e ragazzi? Ecco, scordateveli: tutti escono dalla vicenda in un attimo e non sapremo più nulla di loro. Nel primo film si passa alla commedia più rozza possibile quando Orbéra decide di richiamare suoi vecchi compagni di squadra, ormai ritirati, e può così cominciare la parata di attori comici francesi impegnati a NON far ridere, anzi onestamente a dare un ben misero spettacolo di sé.

E venne il tossico corrotto, l’aspirante attore vanesio, il rude festaiolo, lo schizzato di mente e il nero, che non fa niente tanto sta lì come tappezzeria. Tutta la trama crolla perché d’un tratto tocca dare spazio a questi cinque comici tristi con il loro mediocre spettacolino imbarazzante.

Ramzy Bedia, Franck Dubosc, Joey Starr, Gad Elmaleh e Omar Sy: i comici tristi

Non va meglio nel secondo film, dove Belloc si mette a fare il mollicone con la bella mamma single e il resto scompare. Non doveva allenare una squadra di bambini? Boh, non si vede più alcun bambino. Sempre meglio però la noia della solita inutile storiellina d’amore in provincia che vedere attori noti fare i coglioni in video.

«Questo è il ballo del coglione / Ballo io che balli tu» (semi-cit.)

Nei film americani sullo sport la parte buona è dove ci snocciolano un po’ di filosofia dello sport scelto nella trama, e da autori francesi era lecito aspettarsi tre o quattro parole spese per il calcio, sport leggermente amato in quel Paese. Invece in questo francesi e italiani si assomigliano: non si parla MAI dello sport, perché dello sport non frega una mazza a nessuno. È solo tifoseria, quindi si parla di arbitri cornuti e giocatori corrotti, di rigori sbagliati e falli ingiusti: la filosofia del pezzente, che speravo di non trovare nella cultura francese, invece siamo più simili di quanto pensiamo. Forse per questo ci odiamo.

Non uno schema, non un calcio al pallone, non una pur vaga spiegazione di quale sarebbe il motivo per cui una squadra scalcinata vice poi il campionato – per infusione divina? – solamente comici tristi e romanticume spiccio. E Depardieu che sta seduto a fare le facce. Ammazza che film sportivi che ci regala la Francia!

Tristezza, portami via…

Se il primo film è solo una cafonata mediocre, il secondo sicuramente è più delicato ma non certo migliore come costruzione, essendo ricopiato scena su scena dal primo. Semplicemente non ci sono i comici tristi, c’è solo Depardieu sullo sfondo e una storia un po’ più delicata, ma sempre di un pessimo film stiamo parlando.

Fare identici due film sul calcio senza parlare di calcio è un qualcosa che onestamente non avrei mai pensato di imputare al cinema francese, di cui sono da sempre un grande estimatore. Forse, come dicevo, semplicemente sono stato fortunato nei titoli visti, o semplicemente appena si parla di calcio anche la cultura migliore crolla a livello da tifoseria da stadio. Chissà se un giorno un Paese amante del calcio come la Francia riuscirà a fare un film sul calcio che parli di calcio, senza bisogno di comici tristi o di storielline d’amore dozzinali.

L.

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17 risposte a Dream Team (2012-2016) Due squadre da incubo

  1. Cassidy ha detto:

    Non ne bastava uno di film triste così no, due dovevano farne, persino con lo stesso titolo. Si vede che ci sono tanti comici senza lavoro in Francia, ma se ci sono un motivo ci sarà penso 😉 Cheers

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Visti entrambi su Sky all’uscita. Mi hanno fatto schifo entrambi ma paradossalmente ricordo meglio “Dream Team” rispetto a “Una squadra da sogno” seppure (concordo con te), il meno peggio è proprio quello con Depardieu che almeno grattando pesantemente sul fondo del barile, ha un significato un po’ più profondo. E prova dire qualcosa.

    Viceversa, “Dream Team” mi strappò un paio di sorrisi per gli strambò personaggi, ma la rimpatriata di vecchi compagni di squadra è un film girato col pilota automatico senza guizzi o variazioni di tema. Se al posto di copiare paro paro gli americani sfruttavano il cast per dare un senso di rivalsa, una seconda opportunità, i “terribili vecchietti” che uniti sono meglio degli sbarbati, il senso di squadra,… Potevano tirar fuori una pellicola differente che insegnasse qualcosa. E invece è la solita fuffa.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nessuno dei personaggi ha modo di essere presentato o descritto, è tutto con il pilota automatico e privo di qualsiasiasi accento.
      Direi che sul tema gli americani hanno già detto tutto con “Major League”, per questo dai francesi mi aspettavo molto di più.

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      • Zio Portillo ha detto:

        “Major League” film del mio cuore da ragazzino!

        So che non c’entra nulla ma ho letto un articolo che lo trattava e analizzava pochi giorni fa: “Slam Dunk” (manga) l’hai letto?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A parte Alita non ho mai letto alcun manga, ma ho visto il film che ne è stato tratto, che al di là di due splendide canzoni è da dimenticare.
        Magari se becco l’anime me lo vedo, ma coi manga ho un pessimo rapporto.

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    Se Atene (il cinema italiano che tenta di rappresentare il calcio) piange, Sparta (il cinema francese che tenta di rappresentare il calcio) non ride…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Dissento! 🙂
    Dream Team del 2012 l’ho visto e non mi è dispiaciuto, oddio, non grido al miracolo ma mi ha piacevolmente intrattenuto.
    Tieni conto però che il mio giudizio è notevolmente “dopato” dal concetto “ammucchiata bislacca che gioca a calcio” che già vale qualche stellina nel mio computo! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Effettivamente, che i francesi prendano così pedissequamente esempio da noi nel fare film sul calcio SENZA il calcio (con un contorno di comicità che NON riesce mai a essere comica) è un qualcosa da lasciare perplessi… e, va da sé, far passare la voglia di recuperare questi titoli 😦

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  6. Pingback: Dream Team (2012) | CitaScacchi

  7. Sam Simon ha detto:

    Negli ultimi anni ne ho visti di film francesi, soprattutto perché il mio cinemino di fiducia ne programma a secchiate. Alcune volte ho visto roba davvero meritevole, ma ammetto che il più delle volte sono uscito dalla sala con più domande esistenziali (sul cinema francese) di quante ne avessi prima di entrare…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari mi ha sempre detto bene, in percentuale, ma di solito se c’è in giro un film francese me lo guardo di gusto, al di là del genere. I film sul cacio paradossalmente vengono maluccio, malgrado la tifoseria francese.

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      • Sam Simon ha detto:

        Tra l’altro quelli di cui hai scritto usano lo schema narrativo più usato e abusato di tutti, almeno al principio: campione in declino punito con squadra di incapaci torna a vincere/sorridere e a prendere la vita per il verso giusto. Che fantasia!

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