Viva San Isidro (1995)

Mi piace il cioccolato, le patatine fritte e il sugo all’amatriciana: se metto tutto insieme sicuramente verrà fuori un piatto squisito. Invece no, non funziona così: lo dimostra l’imbarazzante film di questa settimana, che parla di calcio esattamente quanto parla di tante altre cose. Poco e male.

Il film in questione è stato trasmesso da Cine34 all’alba del 17 agosto e così avevo deciso di parlarne: peccato che la pendrive non abbia funzionato, mi sarebbe piaciuto usare le immagini di buona qualità dell’emittente.

Per tutti gli anni Ottanta Diego Abatantuono era stato una macchietta, coi riccioloni, i baffoni e la parlata del collega Giorgio Porcaro (“il terrunciello”), o almeno quest’ultimo ne rivendicava la paternità. Solamente con il famoso Regalo di Natale (1986) e il meno famoso ma altrettanto drammatico Un ragazzo di Calabria (1987) l’attore dimostra di avere talento anche per ruoli seri. Smessi i panni comici e fatta un po’ di gavetta drammatica, arriva la doppia bomba Marrakech Express (1989) e Turné (1990), due film che posso testimoniare hanno incantato tutti, all’epoca, e spingono Abatantuono a rimanere serio… persino in Vacanze di Natale ’90 (1990)!
Se Gabriele Salvatores gli ha regalato un lancio coi controfiocchi con quei due film, con il successivo Mediterraneo (1991) l’apoteosi è completa: da Cecco il fornaio e il suo sfilatino al Premio Oscar in una manciata d’anni…

Basta l’ombra di Diego per spingerti a comprare il biglietto

In quei primi Novanta Diego è l’attore caldo del momento, è un magnete che attira spettatori ovunque si posi, tutti lo chiamano nei ruoli più impensabili, e lui che cantava d’essere «sproporzionato per quel che riguarda le dimensioni di sesso» si ritrova a interpretare niente meno che San Giuseppe in Per amore, solo per amore (1993).
Personalmente ho trovato sbagliati diversi suoi film del periodo, ma posso testimoniare come la sua presenza nel cast ti spingeva a comprare il biglietto, anche se poi lo rimpiangevi amaramente. Piango ancora al pensiero dei soldi buttati per Puerto Escondido (1992)…

Arriva Il toro (1994) di Carlo Mazzacurati, pluripremiato a Venezia e pompatissimo dalla stampa, arriva Camerieri (1995) che considero ancora oggi uno dei migliori e più cattivi film italiani mai girati: Diego è un attore che sì, continua a fare battute, ha un modo di fare non certo alla Jean Gabin ma incarna una drammaticità tutta italiana e le storie in cui appare sono di fortissima denuncia sociale.

Dopo anni di apice, era inevitabile il crollo

Poi il crollo, ad opera proprio dell’uomo che l’ha lanciato. Quando Gabriele Salvatores ti chiama per una porcatina di film, a fare giusto un paio di scene, che fai, non ci vai? Gli devi tutta la tua carriera, certo che ci vai. Non pensi che quello è solo il primo di una lunga sequenza di errori.
Dopo l’errore di Puerto Escondido Salvatores si era risollevato con Sud (1993) e mentre pensava a distruggersi la carriera con lo spaghetti cyberpunk di quel madornale errore noto come Nirvana (1997) ha una bella idea: perché non produrre un film diretto da un giovane talento?

Mentre si svolgono questi fatti, intanto nel 1993 viene sommerso di premi in patria il film messicano Come l’acqua per il cioccolato (1992) di Alfonso Arau, che arriva addirittura ai Golden Globes americani. In Italia la copertura mediatica è devastante, non c’è un solo canale dove non vada in onda il trailer mille volte al giorno, è il super-mega-filmone dell’anno. E sapete perché? Perché si tromba. Ah però, che novità! Dev’essere una scoperta recente…

Salvatores così chiama il divo che ha plasmato, Abatantuono, dal film messicano chiama i due attori “bollenti” Marco Leonardi e Lumi Cavazos, e infine sceglie qualcosa che parli di calcio e Sud America, i due grandi idoli di ogni italiano dell’epoca. La scelta è ovvia: il romanzo San Isidro futból di Pino Cacucci, edito originariamente dalla bolognese Granata Press nel 1991 e poi ristampato dopo il film dalla Feltrinelli (1996).
Chiamato un giovane regista come Alessandro Cappelletti, che insieme a Gloria Corica si occupa anche di trasformare il romanzo in sceneggiatura, il gioco è fatto: Salvatores ha preso cose che non c’entrano niente le une con le altre e le ha messe insieme. Il fatto che Cappelletti non abbia più lavorato nel cinema la dice lunga sul risultato.

Gli elementi buoni, mischiati assieme, non sempre danno un buon risultato

¡Viva San Isidro! esce in sala nell’aprile 1995 e crea subito un bel problema: malgrado ogni italiano dell’epoca venderebbe la mare ai beduini per trasferirsi in Sud America, che proprio la cultura sudamericana è una seconda pelle per l’italiano medio, non è ben chiara l’interpunzione per cui i segni esclamativi in spagnolo si anticipano ad inizio frase. Ancora molti anni dopo capitava che il film nei cataloghi italiani lo si potesse trovare alla lettera “i”, iViva San Isidro! Vaglielo a spiegare che quello ad inizio frase è un punto esclamativo rovesciato. Chi se lo ricorda il codice ALT+0161 per fare quel segno al computer?

Cecchi Gori lo porta in VHS – con ovviamente Abatantuono campeggiante in locandina – e poi lo ristampa in DVD dal 2006.

Diego, l’unico attore mostrato dalla campagna stampa del film

La campagna pubblicitaria del film è stata sottile e discreta: è un film che parla di una partita di calcio e Diego Abatantuono fa il prete sopra le righe. Purtroppo non c’è alcuna partita di calcio e non c’è Abatantuono. Su “La Stampa” del 14 aprile 1995 ci si chiede se non ci siano gli estremi per una denuncia per pubblicità ingannevole. «Un filmettino tanto pallido quanto si pretenderebbe pieno di colore» è la chiusura della recensione.
Forse se la pubblicità martellante non fosse stata così ingannevoli, in perfetta cattiva fede, il film si sarebbe potuto salvare… no, scherzo, è insalvabile.

Due attori inutili chiamati solo per ammucchiarsi ad inizio film

Ho provato a leggere il romanzo originale ma alla seconda riga ero già annoiato a morte. Purtroppo non condivido la cocente e immotivata passione italiana per il Sud America, quindi non me ne frega assolutamente niente di San Isidro e dei suoi pittoreschi abitanti: se la storia fosse stata ambientata in un paesino italiano avrebbe avuto un senso che invece nell’ambientazione sudamericana non ha, visto che è un prodotto italiano.
Mediante l’uso di doppiatori troppo bravi per gli attori improvvisati chiamati nel film, assistiamo ad alcuni secondi di partita di calcio, per giustificare la pubblicità che parlava di un film calcistico, poi via, Leonardi e la Cavazos vanno ad ammucchiarsi, in scene di sesso bollente prive di qualsiasi motivazione se non ricordare agli spettatori Come l’acqua per il cioccolato: dopo tre minuti calcio e sesso ce li siamo tolti di mezzo, i due attori possono pure andarsene che tanto sono inutili e via a parlare italo-spagnolo che piace tanto: fa tanto Che Guevara…

Bisogna stare attenti per cogliere quei pochi fotogrammi di calcio in un film spacciato per calcistico

Stando ai trailer, agli speciali, alle interviste, ai dietro le quinte, agli articoli di giornale e di riviste, molto prima dell’uscita del film sapevamo tutti che la trama verteva sul problema di trovare abbastanza calce per disegnare le strisce di un campo di calcio, dove si sarebbe disputata un’importante partita: alla fine il materiale scelto, all’insaputa di tutti, è cocaina. Il campioncino Quintino (Leonardi) inciampando cade con il naso proprio su una striscia (nome perfetto) e rialzatosi diventa un goleador che manco Pelè si sarebbe sognato.
La cocaina non cresce sugli alberi… ma questa sì, visto che è stata trovata su un aereo caduto vicino al paese: il problema è che ora arriveranno i cattivi a chiederla indietro. Per fortuna tutto questo ci era stato raccontato prima del film, altrimenti c’era il rischio di trovare interessante la sceneggiatura. Così invece è pura noia sonnacchiosa per novanta minuti.

Però, niente male la calce sudamericana…

Quintino cade subito sulle strisce e la coca fa effetto senza che noi sappiamo cosa stia succedendo, e i trafficanti non si presentano come tali quindi tutto quello che il trailer raccontava era teoricamente un colpo di scena. Il risultato è dunque un film scontato che non si capisce perché non dica le cose più ovvie, salvo tenerle per “rivelazioni” ridicole, visto che già sapevamo tutto da mesi.

Dove c’è Diego, c’è sempre anche Ugo Conti

L’arrivo finale di Padre Pedro (Abatantuono) è la ciliegina che rovina tutto, visto che la recitazione sopra le righe dell’attore non c’entra niente con la vicenda narrata fino a quel momento ed è chiaro nessun attore lo capisca né finga di starlo a sentire: abbiamo così un comico che entra in scena a fare battute dove nessuno lo capisce. Una scena triste alla fine di una visione noiosa.

Venticinque anni fa la visione di questo film è stata una delusione così cocente da portarmi a cancellarlo dalla memoria: rivisto oggi, è riuscito ad essere ancora più deludente: chissà quanto lo detesterò alla prossima visione.

L.

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13 risposte a Viva San Isidro (1995)

  1. Sam Simon ha detto:

    Uh, questo deve essere proprio bello! X–D

    Non ricordo di averlo visto, ma ho apprezzato tanto l’excursus su Salvatores e Abatantuono (Camerieri lo ricordo bello pure io!).

    Per questa rubrica ti segnalo, nel caso tu non lo conosca già, un film spagnolo (non sudamericano!) che si intitola Días de fútbol (che ho recensito qualche tempo fa, è una commedia carina). E poi tra qualche giorno scriverò di Bedknobs and Broomsticks, con quella sua strampalata partita di pallone di cui avevamo parlato da Madame Verdurin! :–)

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Mi sa che La compagnia dei celestini di Benni parla di calcio più di questo film, e dire che c’è un leone parlante, uno stregone allenatore, un fantasma… 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    Ricordo benissimo il titolo del film e poi più niente, ma quando hai ricordato la scena della “striscia” mi è tornata alla mente la martellante pubblicità in televisione, avevano davvero esagerato era impossibile non imbattersi in questo film che lo stesso Salvatores non cita mai, ci sarà un motivo no? Cheers!

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Inutile che mi nasconda. Per me, quando ero un “giovane uomo”, Salvatores era una sorta di Dio del cinema. I suoi film mi arrivavano dritti come fusi e mi parlavano allo stomaco. Fui folgorato tardi da “Marrakech Express” (che tutt’ora, per mio gusto, ritengo uno del migliori film italiani di sempre), ma alla fine il film mi arrivò dritto al cuore tanto che anni dopo feci un viaggio con gli amici molto simile ma con una metà differente.
    Ovviamente dopo la sbornia dei recuperi di TURNÈ, MEDITERRANEO, SUD e pure PUERTO ESCONDIDO (non riesco a volergli così male… So pezzi de core!), sbavavo per mettere le mani e gli occhi sul suo VIVA SAN ISIDRO.

    La delusione quando riuscii a vederlo fu cocente e bruciante. Un film inutile, che mi fece male al cuore e allo stomaco e che da allora non ho mai più voluto rivedere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Abbiamo vissuti tutti lo stesso innamoramento, seguito da un cuore spezzato, e tutti per colpa dello stesso film! 😛
      Quando poi è arrivato “Nirvana” è stato solo dolore…

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, magari “Viva San Isidro” fosse valso anche solo un decimo di “Nirvana”, dove perlomeno si provava a stare in argomento sci-fi/cyberpunk (ed è forse stato l’ultimo film di Salvatores -pur con tutti i suoi limiti- a piacermi)… il misero film di Cappelletti invece non prova a fare niente di niente, tantomeno parlare di calcio (per qualcosa di più che una manciata di fotogrammi) o dare un pur minimo senso alla presenza di Abatantuono 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’Oscar a Mediterraneo aveva dimostrato che il cinema italiano piace quando fa l’italiano, così Salvatores ha iniziato a fare storie straniere…

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Peccato, c’era tutto il materiale… per una bella barzelletta! XD
    Adesso non guarderò più con gli stessi occhi l’arbitro che spruzza la panna spray per terra per fare la linea della punizione…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Non ho visto il film né tantomeno lo conoscevo e ciò mi ha stupito essendo io un assiduo pallonaro…poi quando ho letto che ci sono più fotogrammi di calcio nel filmino della mia comunione…ho capito tutto! 🙂

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