Screamers (1995) Urla dallo spazio


Dopo le interviste agli autori, siamo finalmente arrivati al film Screamers, dove gli autori si sono dimenticati curiosamente di spiegarci… che cacchio abbiano da urlare quei mostriciattoli!


Distribuzione

Presentato al Toronto International Film Festival l’8 settembre 1995, ci dice l’IMDb, il film esce in patria americana il 26 gennaio 1996 e il 17 maggio successivo riceve il visto della censura italiana, con divieto ai minori di 14 anni: già dal 30 maggio 1996 lo troviamo nelle nostre sale con il titolo Screamers. Urla dallo spazio.

da “l’Unità” del 30 maggio 1996

Non rimane convinta la giornalista Alessandra Levantesi, che così scrive sul quotidiano “La Stampa” (1° giugno 1996):

«Nella professionale regia del canadese Chris Duguay il discorso non assume le inquietanti valenze di “Blade Runner”: qui il doppio incubo dell’umanizzazione della macchina e della simmetrica disumanizzazione dell’uomo non arriva a farsi metafora.»

Be’, certo, se qualsiasi film di robot o tratto da Dick lo paragoniamo a Blade Runner, nato in un’altra epoca e in un altro modo di fare cinema, non ne usciamo proprio più.

Il film rimane in sala per un paio di mesi proprio a fatica, poi dal febbraio 1997 la stessa Columbia-TriStar delle sale lo porta in VHS – il 7 febbraio è il quarto film più noleggiato… battuto da Loch Ness con Ted Danson! Che vergogna… – e due anni dopo in DVD, in una di quelle edizioni dalla custodia trasparente in plastica dura che costavano uno sproposito. Per fortuna poi la casa ha capito che se voleva vendere doveva abbassare decisamente i prezzi.

Intanto dal febbraio 1998 sbarca sul canale a pagamento Tele+1 e il 15 aprile 1999 Rete4 lo manda in seconda serata… dopo Lassie (1994)!


Premessa

Dalle scritte iniziali:

«Anno 2078. Una colonia di minatori sul pianeta Sirius 6B.

Da cinquant’anni il nuovo blocco economico, la corporazione N.E.B., controlla le estrazioni minerarie in tutti i sistemi solari conosciuti.

Vent’anni fa, su Sirius 6B, il N.E.B. ha trovato una soluzione alla crisi energetica del mondo: il berynium. Ma ben presto si è scoperto che l’estrazione del berynium sprigionava dosi letali di radiazioni e inquinamento. L’“Alleanza”, una federazione di minatori e scienziati, ha chiesto l’immediata sospensione delle operazioni minerarie: per tutta risposta il N.E.B. ha scatenato una guerra totale.

Il conflitto fra l’Alleanza e il N.E.B. ha alimentato una nuova Guerra Fredda sulla Terra, ma il combattimento fino ad ora è stato confinato su Sirius 6B.

Bombardamenti nucleari a tappeto hanno decimato la popolazione civile e devastato questo pianeta un tempo bellissimo. Altre migliaia di persone sono state uccise da nubi letali di radiazioni di berynium.

Ora, nel decimo anno della guerra, i sopravvissuti su Sirius 6B devono affrontare una nuova minaccia, oltre ogni immaginazione…»

Dal febbraio 2022 fa sempre impressione notare come siamo tornati indietro di decenni nella nostra società: guerra fredda, crisi energetica e via dicendo. I nostri TG sembrano scritti da sceneggiatori nostalgici.


Hendricksson,
gente di un certo livello

Se abbiamo capito qualcosa da anni di interviste a Peter Weller, è che il ragazzo ha gusto, ama le cose belle e “culturali”, e vuole che si sappia.

Mentre tutti gli chiedono di Robocop, Weller fa il numismatico

Cistoforo (moneta d’argento del valore di quattro dracme) di Ottaviano Augusto
con la sfinge raffigurata al rovescio, datato 27 a.C. circa (fonte: BritishMuseum.org)

Così in questo rozzo futuro dove l’umanità è a pezzi e il mondo è una discarica, Weller fa entrare in scena il suo Hendricksson placidamente intento a studiare un’antica moneta dell’epoca di Augusto imperatore, mentre ascolta l’aria “Madamina” del Don Giovanni (1787) di Mozart e con al fianco quella mostruosità tecnologica che però all’epoca del film cercavano di spingere: la tastiera ergonomica, una roba che era più piacevole gettarsi in pasto agli artigli della sabbia.
Insomma, Hendricksson fa parte della “gente di un certo livello” dei siparietti di Fabio De Luigi su Italia1.

«Ah, la batracomiomachia!» (cit.)

Sono più che convinto che Weller abbia ottenuto dal regista di arredarsi da solo l’ufficio del proprio personaggio, così Hendricksson ha una scrivania trasparente di classe sorretta da una piramide: ah, quanti simbolismi, e quanto dev’essere piaciuta l’idea al “piramidologo” O’Bannon.

Un ufficio di un certo livello

I freddi e volgari computer sono sullo sfondo, invece a portata di mano ci sono i caldi libri di carta, la collezione di monete, strumenti vari e tutto è di “un certo livello”. Ah, che futuro post-atomico gaudente!

’Sto futuro è ’nu babà

Com’è possibile che gente di un certo livello come il maggiore Joseph Hendricksson (Peter Weller), amante del bello e del buon gusto, rovini tutto avendo vicino a sé quell’orribile tastiera ergonomica? È come ordinare una bistecca al sangue in un ristorante vegano. Ma è proprio qui il genio di Weller, la conferma che sia stato lui ad arredarsi l’ufficetto: quando cambia l’inquadratura… scopriamo che la tastiera non è collegata a niente! Che sia una velata critica alla tecnologia? O magari un modo di Weller di considerarla inutile, visto poi come sviluppa la vicenda?

Quella tastiera sullo sfondo mi sa tanto di presa in giro

Mie illazioni a parte, quella tastiera sembra invece avere una qualche utilità, visto che al suo fianco c’è un apparecchio che Hendricksson usa per scansionare il messaggio che gli è arrivato: oggi sembra una roba ovvia, ma nel 1995 in cui è stato girato il film al massimo esistevano scannerini farlocchi che facevano schifo, per uso privato.

Nel 1995 avrei pagato oro per uno scanner in casa

E invece Peter Weller lo usava con disprezzo

A volte dunque l’informatica può essere utile, ma lo vogliamo però dire che quando Hendricksson analizza il software di uno screamer… sullo schermo appaiono solo schifi? Mi pare ovvio che in questo film si spari a zero sulla tecnologia, ed è apprezzabile in un periodo in cui invece il cinema stava spingendo l’acceleratore in direzione opposta.

Inutile che fai finta di star leggendo, Peter, è chiaro che sono schifi buttati a casaccio

Siamo in un mondo futuro dove la tecnologia arranca, le apparecchiature per la realtà virtuale fanno cilecca ma i distributori automatici di alcolici funzionano benissimo, e per combattere le radiazioni… ci sono le “sigarette rosse”! Nei bacchettoni anni Duemila mi ero scordato quanto fumassero gli attori nei film.

’Sto futuro è ’na cuccagna: se fuma, se beve, se magna


Cambiare tutto, per rimanere fedeli

È davvero un peccato che dalle interviste dell’epoca non si sia riuscito a capire quanto il film conservi della vecchia sceneggiatura scritta da Dan O’Bannon nei primissimi anni Ottanta e quanto sia stata rimaneggiata da Miguel Tejada-Flores con la supervisione del regista Duguay. Di sicuro fra i cambiamenti di questi ultimi è citato espressamente il portare tutto lontano dalla Terra e togliere di mezzo lo scontro fra USA e URSS, anche se purtroppo oggi è tornato tristemente “di moda”.
Però dalle prime dichiarazioni di Dan sappiamo che è sua l’idea di aggiungere un personaggio a cui il protagonista possa spiegare il soggetto del film, quindi possiamo immaginare che Jefferson (Andy Lauer), detto “Asso” (ma chi mai potrebbe chiamarlo così, che è un tordellone?) sia una creazione obanniana.

Quale che sia la percentuale di idee mischiate nella sceneggiatura, direi che funziona abbastanza, per un piccolo film di serie B, in quegli anni d’oro in cui esisteva ancora la serie B.

Quando appare scritto “Dan O’Bannon” bisogna sempre prendere i crediti con le molle

Quello che secondo me è il primo problema del film è che togliendo di mezzo la guerra nucleare fra USA e URSS, che ogni spettatore avrebbe capito al volo senza neanche bisogno di spiegazioni, si è dovuto creare un palazzo di informazioni che Hendricksson deve raccontare a Jefferson in scene un po’ forzate, finché il protagonista giustamente si chiede come mai quel tizio non sappia una mazza di niente della storia recente.
La parte sulla guerra di corporazioni che ha portato alle radiazioni l’ho trovata un po’ farraginosa e spezza-ritmo, mentre magari avrebbero potuto dedicare qualche minuto in più a spiegarci le macchine che hanno preso auto-coscienza e iniziano ad auto-replicarsi, una cosa che onestamente se non avessi letto il racconto non avrei colto in pieno. (Delle precedenti due volte in cui ho visto il film, una alla sua uscita su Tele+1 e un’altra una quindicina d’anni fa, non ne conservo alcuna memoria.)

Dopo l’enorme spazio lasciato alle parti inventate della storia, con dovizia di particolari non sempre utilissimi, arrivano dei mostriciattoli robotici («Lama Mobile Autonoma», autonomous mobile sword) che non vengono spiegati e dati per ovvi. L’impressione è che gli autori diano per scontato che tutti sappiano a memoria il racconto di Dick, quindi perché spiegare le cose che già stanno lì? Tutto il tempo è impiegato a spiegare le nuove svolte della storia.
Fra parentesi, grande peccato non essere riuscito a trovare l’ideatore dei deliziosi mostriciattoli urlatori, curiosamente passati in totale silenzio nelle interviste e temo non entrati nella storia del cinema fanta-horror come invece meriterebbero.

«Ma dove li pesca quei magnifici giocattoli?» (cit.)

Hendricksson dunque gestisce una base su Sirius 6B che riceve l’ordine di fare la pace, ma poi crolla una navetta da Tritone-4 con solo Jefferson rimasto in vita, il quale dice che quegli ordini sono falsi. A chi credere? E la bomba nucleare che Jefferson porta con sé? Boh, gli sceneggiatori poi se la scordano, quindi facciamolo anche noi.

Il maggiore Joe capisce che vent’anni di guerra sono stati inutili e quindi parte da solo per andare nel territorio nemico, portandosi appresso Jefferson così gli racconta tutta la trama geo-politica di Sirius 6B dell’ultimo ventennio, annoiandoci a morte. Va be’, prendiamola così come viene, l’importante è che il nemico abbia i capelli di George Michael.

Un personaggio che funge da father figure

Screamers è diviso a metà: la prima parte è tutto il confusionario spiegone di robe che non servono a niente, perché tutto sparisce con la seconda metà e si torna finalmente al racconto di Dick, dopo aver deragliato in giro per l’universo. I protagonisti non sono più americani e sovietici, sono altro ma il succo è quello: sono nemici storici, quasi biologici, sicuramente addestrati sin dalla nascita ad odiarsi, che ora devono affrontare un nemico terzo, ostile ad entrambi, e quindi devono per forza di cose trovare un equilibrio e lottare insieme.
Tutto questo Dick non aveva bisogno di dirlo, in quel caldissimo 1953 ogni lettore ha capito perfettamente la situazione e il paradosso di due nemici incompatibili che non solo devono allearsi… ma devono anche fidarsi. Missione impossibile, una volta capito che il nemico crea robot indistinguibili dagli esseri umani e il tuo amico più intimo potrebbe essere ormai “sostituito”.

Questa doveva essere la seconda metà del film, il momento in cui la vecchia volpe Hendricksson e il giovane spaesato Jefferson si ritrovano a dover cooperare con i nemici Becker (Roy Dupuis), Ross (Charles Edwin Powell) e la grintosa Hanson (Jennifer Rubin). Cioè semplicemente persone sgradevoli e un po’ maleducate, come un qualsiasi collega di ufficio. In nessun momento del film si capisce quello che si capisce dal racconto originale, che cioè si tratta di persone che si considerano il “male assoluto” a vicenda, che si ucciderebbero pur di cooperare ma che ora una situazione eccezionale spinge a un comportamento eccezionale.
Mi sembra che nessuno degli autori si sia minimamente sforzato di creare frizioni, limitandosi al canone fisso di “personaggi antipatici che un mostro costringe a stare chiusi in un posto”.

George Michael e Andrew Ridgeley: gli Wham! spaziali

Come già ho raccontato, nel 1953 in cui Dick scriveva non era assolutamente scontata nella narrativa americana l’idea di un robot a forma umana, che cioè potesse ingannare persino un conoscente, quindi il protagonista del racconto scopre con crescente orrore la capacità degli artigli di evolvere la propria tecnologia fino a creare veri e propri esseri umani. Nel 1995 tutto questo è così scontato che gli autori non perdono che pochi istanti a descrivere il gioco del “Modello 1” e “Modello 3”, così che il mistero del Modello Due (che dava il titolo al racconto di Dick) a malapena è citato.
Capisco il cambio delle mode, ma possibile non c’era qualche minuto da dedicare alla “scoperta scioccante”, magari togliendolo ai dieci paesaggi desertici che ci vengono mostrati?

Abbiamo capito, bello il paesaggio desertico, ma non è che ce lo devi mostrare sempre

Se a tutto questo uniamo l’immancabile “sali le scale, scendi le scale; apri la porta, chiudi la porta” che in un film horror non può mai mancare, parliamo di un filmetto che forse ha generato un po’ troppo entusiasmo rispetto al proprio contenuto: però poi arriva la parte sorprendente, che – di nuovo – non so se si possa far risalire a O’Bannon, denotando uno dei suoi rari momenti ispirati, o attribuire a Tejada-Flores-Duguay.
Dopo che Philip Dick è stato (immotivatamente) legato a Blade Runner (1982), il tema del replicante che vuole vivere – quando quelli originali di Dick non lo volevano affatto! – è una tematica sempre attuale. Visto che per tutto il film gli autori danno per scontato che tutti sappiamo a memoria il racconto originale, come si fa il “colpone di scena finale”? Quello che nel racconto è così scontato da aver voglia di dare scoppolotti sulla collottola di Dick? Cambiamo tutto per dire la stessa cosa, dicendo però una cosa diversa, più attuale visto che nel frattempo Blade Runner è diventato un faro nella notte.

A questo punto però devo mettere l’ALLERTA SPOILER.

Leggete a vostro rischio e pericolo

INIZIO SPOILER. Come dicevo, nel racconto è scontatissimo che sia la donna il “modello due”, così nel film si inventano una “prova” che non lo è per niente: lei perde sangue quindi è umana… e invece no. Una stupidata che devono aver copiato da Alien 3 al contrario, visto che lì c’è l’umano Bishop che tutti credono androide perché perde sangue!
Creando un controsenso logico – perché il modello due è più avanzato del modello tre? – la donna qui è robotica ma si è innamorata di Hendricksson: per motivi inspiegati, essendo inventati sul momento, questo e questo solo esemplare del Modello Due prova amore e vuole vivere.

«Voglio vivere, voglio amare, ma è lunga la strada fuori dall’inferno» canterà Marilyn Manson nel 1997, ma già qui Hanson anticipa il discorso, mentre tutti gli altri modelli suoi fratelli sono macchine sanguinarie votate al massacro totale. Boh.
Comunque pur con tutti i suoi difetti il gioco finale del “se persino un replicante può capire il valore di una vita umana, forse un giorno ci riusciremo anche noi” l’ho molto gradito, salvando una sceneggiatura che onestamente zoppica in troppi punti per poterle dare una sufficienza. FINE SPOILER

Jennifer Rubin: la punk di Nightmare 3 (1987) cresciuta decisamente bene

La gestione finale della tematica robotica e delle varie invenzioni, nata perché anche chi conoscesse il racconto avesse una sorpresa finale, le ho trovate abbastanza buone, sicuramente meglio della sceneggiatura che le ha precedute. Rimane un ottimo titolo di serie B, con in pratica quattro attori che camminano per vari ambienti come un “Meteo Apocalypse” qualunque, ma fatto in modo dignitoso e comunque gradevole, attributi di solito sconosciuti alla serie Z.


Ma gli androidi sognano Shakespeare?

Essendo l’unico autore noto al grande pubblico americano, William Shakespeare tocca infilarlo ovunque, anche in un pianeta sperduto dove da vent’anni la gente vive nelle grotte e gli unici libri esistenti ce li ha tutti Hendricksson nel suo studio. È lontano il 1953 in cui esistevano altri autori in lingua inglese, nel 1995 ne esiste solo uno, quindi la citazione tocca per forza.

Ad un certo punto, dunque, un personaggio si mette a citare brani da uno degli ultimi monologhi del lunghissimo dramma Enrico VI (1592) di Shakespeare (parte terza, atto quinto, scena sesta). Poco prima di venir ucciso Enrico VI elenca i segni di sventura che avevano accompagnato la nascita del suo spregevole assassino, quel Riccardo III che sarà protagonista del dramma successivo di Shakespeare, decisamente più famoso e replicato. Al che lo storpio sanguinario, mentre colpisce a morte il sovrano, quasi si fregia di sottolineare come sia tutto vero quant’è stato detto, e anzi rincara la dose:

«For I have often heard my mother say
I came into the world with my legs forward:
»

«Ho udito mia madre narrar spesse volte com’io venni al mondo co’ piedi in avanti»
(Traduzione di Maria Antonietta Andreoni D’Ovidio, Newton Compton 1990, 2012)

Mi piace citare il traduttore Carlo Rusconi, che nel 1859 è più fedele all’originale con il suo «io venni al mondo colle gambe all’innanzi».

Fra gli altri segni che anticipavano la natura violenta e sanguinaria dell’infante c’era l’esclamare delle donne che, alla vista della sua nascita, gridarono «Gesù ci benedica! Egli è nato co’ denti!» (O, Jesus bless us, he is born with teeth!).

In precedenza lo stesso personaggio se ne era uscito con:

«When he’s best he’s little worse than a man,
and when he’s worst he’s little better than a beast

«Al suo meglio, ha fatto anche di peggio. Al suo peggio, è persino migliore di una bestia».

È tratto dal monologo di Portia ne Il mercante di Venezia (1598), atto primo, scena seconda, ma come si vede il doppiaggio italiano lo rielabora un po’. Alessandro Serpieri per Garzanti 1987 traduce:

«Al suo meglio, è un po’ peggio che un uomo, e al suo peggio è un po’ meglio che una bestia.»

Immagino che questa citazione sia stata scelta perché verte sul rapporto fra uomo e bestia (e quindi per estensione fra uomo e macchina), la prima credo per indicare una sorta di tradimento da chi è nato esclusivamente per compiere il male, come si suole pensare del povero Riccardo III, che invece non meritava la terribile fama postuma. È come per i replicanti: non sono cattivi, è che li costruiscono così.

L.

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57 risposte a Screamers (1995) Urla dallo spazio

  1. Fabio ha detto:

    Ricordo di averlo visto almeno un paio di volte “Screamers”,lo trovai un film guardabile ma anche piuttosto sonnacchioso nel ritmo narrativo!Sono d’accondo con te Lucius sulla questione di tirare in ballo il film di Ridley Scott ogni volta che si parla di un film sui robot o su Dick in generale,classici discorsoni da critici con la pipa in mano,come se non capissero la differenza tra produzioni di serie A e di serie B.In ogni caso penso che citare ogni volta “Blade Runner” sia tipico di chi non conosce veramente le storie di Philip K.Dick,voglio dire concordo che Scott abbia diretto un grandissimo film,ma non lo considero il miglior adattamento cinematografico di una sua storia,su questo mi sono già espresso da Cassidy,ritengo che questo titolo spetti a Gary Fleder ed il film da lui diretto “Impostor”,sottovalutatissimo e semi sconosciuto,ma decisamente da riscoprire,ovviamente parlo a titolo personale!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      le tesi sono due: 1) i giornalisti di solito non hanno idea di ciò che scrivono quindi parlano per titoli famosi così da buttarla in caciara; 2) pensando di parlare a un pubblico poco informato, citano sempre film famosi se no nessuno ti capisce.
      Nessuna delle due ipotesi mi sembra positiva 😛

      Anche ammettendo che un regista riesca a farsi dare gli stessi soldi e libertà creativa che ha avuto Scott nel 1982, temo non sia possibile fare un film anche solo paragonabile, perché il cinema dell’epoca non ha più smesso di crollare, quindi la potenza visiva non può più essere ricreata come si usava fare all’epoca, quando cioè si stava ancora vivendo di rendita sui grandi prodotti degli anni Settanta. Persino un filmucolo come “Atmosfera Zero” poteva vantare una visione così potente che manco Spielberg nel Duemila saprebbe ricreare. Semplicemente è un altro mondo, ogni paragone è totalmente inutile, oltre che ingiusto.

      Proprio “Blade Runner” è la prova lampante che la fonte originale non conta niente, conta solo il risultato: se il film è buono e non c’entra una mazza con il romanzo/racconto originale, va bene; se il film è noioso, non va bene. “Screamers” è abbastanza fedele alla fonte ma è noioso per tre quarti della sua durata, e certi passaggi li ho capiti solo perché avevo letto il racconto prima, visto che sono spiegati poco e male. Per fortuna la trovata finale per me riscatta tutto.

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      • Fabio ha detto:

        Concordo che determinate condizioni produttive e creative,nel nostro presente siano estremamente difficili da attuare,in molti darebbero la colpa principalmente ai produttori,ma come dico sempre,loro non sono altro che il riflesso dei “discutibili gusti” del pubblico,che a loro volta il loro “discutibile gusto” lo hanno assimilato,fidelizzandosi alle scellerate scelte dei ragionieri di Hollywood,in pratica in circolo infinito di decisioni auto-distruttive e ignoranti!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti il gusto del pubblico è basilare: anche se oggi una grande produzione spendesse fiumi di soldi per creare un film “alla Blade Runner”, starebbe due settimane al cinema, tutti urlerebbero sui social per dieci giorni, e poi nessuno ricorderebbe che quel film è mai esistito. Quindi a che serve farlo?

        E poi vorrei ricordare che alla sua uscita “Blade Runner” è stato un fiasco, come al solito quando si tratta di Scott, ma alle grandi case piace buttare i soldi nel cesso con Ridley, lo fanno ancora oggi, quindi va tutto bene 😀

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      • Fabio ha detto:

        “Atmosfera Zero” è tosto,davvero un gran bel film,sempre un piacere rivederlo! Ma lo sai Lucius che io tempo fa casualmente su Prime Video ho visionato la versione Z del film di Peter Hyams realizzata dalla mitica UFO? “Dark Descent” che è praticamente “Atmosfera Zero”,ma invece che nello spazio,è ambientato sott’acqua,al posto di Sean Connery abbiamo Dean Cain,le risate che mi sono fatto…….!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ah, grazie della dritta: ultimamente ho trattato il film di Hyams nel mio blog alieno, per la questione se appartenga o meno all’universo narrativo di Alien, quindi anche la sua versione Z mi interessa ^_^
        “Atmosfera Zero” l’ho visto da ragazzino in un’arena estiva e mi ha segnato a vita: da allora non ho mai più ritrovato scene ambientate nello spazio così spaventose e inquietanti.

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  2. Cassidy ha detto:

    La tastiera ergonomica è peggio degli artigli, penso che tu abbia ragione, il vecchio Peter si è divertito ad arredare il set in base al suo buon gusto. Penso che la svolta un minimo nobiliti un film di onesta serie B, il Bardo poi non può mancare mai, ma proprio mai! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il giorno che un androide citasse Philip K. Dick… esploderebbe il mondo ^_^
      Ricordo ancora nella metà degli anni Novanta i negozi e i venditori che cercavano di spacciare come “invenzione suprema” la tastiera ergonomica, che sapeva sfruttare una posizione delle mani risposante e bla bla bla: temo che all’uscita del film in DVD fossero già scomparse tutte 😛

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      • Evit ha detto:

        Un compagno di classe aveva a casa la tastiera ergonomica e lo prendevamo in giro per questo in modi che oggi non è politicamente corretto ripetere e non vi dirò come. Basti sapere che già all’epoca quelle tastiere portavano ad essere presi in giro. Giustamente

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per me che digitavo a livello professionale era una pura bestemmia, e di solito se la comprava chi voleva fare il fighetto, cioè chi poi non dovesse davvero usarla davvero, quella mostruosità assurda.

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      • Evit ha detto:

        Costavano pure un botto e occupavano più spazio del necessario!

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, nei fumetti le trovavi ancora, vedi ad esempio in Nathan Never dove si usavano e si usano a tutt’oggi tastiere di ogni tipo (comprese le ergonomiche che, evidentemente, alla fine avevano ragione d’essere solo in ambito fantascientifico) 😀
        Il buon gusto dimostrato da Peter, lassù, penso sia uno dei momenti più alti di tutto il film, che comunque rappresenta a pieno titolo una solida serie B di cui oggi si sente ancor di più la mancanza (su quei mostriciattoli cibernetici, poi, si sarebbe dovuta spendere qualche parola almeno, in tutti questi anni). E, ovviamente, qualsiasi paragone con “Blade Runner” è inutilmente forzato oltre che pretestuoso, a prescindere da come si consideri il film di Scott…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In nessuna delle riviste dell’epoca ho trovato anche solo un accenno a quei gioiellini di screamers, che peraltro danno il titolo al film quindi un pizzico di attenzione in più l’avrebbero dovuta ottenere. Il fatto che siano stati ignorati da tutti mi fa temere che in patria il film non abbia avuto il seguito che invece ha avuto in Italia fra gli appassionati del fanta-horror.
        Ad avercene oggi di film di serie B come questo, oggi sarebbe considerato serie A ^_^

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  3. Evit ha detto:

    Dico la mia prima esperienza col film anche se interesserà relativamente 😄
    Vidi il poster quando a Firenze lo davano in uno storico cinema del centro (pensa te che trattamento!) nel quale vidi anche Deep Rising quindi un cinema di lusso che non rifuggiva alla serie B. La sola locandina mi era bastata per desiderarlo ardentemente ma i miei genitori me lo negarono, forse 10 anni erano troppo pochi per un film sconosciuto che aveva QUELLA locandina. Lo vidi finalmente in quella prima TV in seconda serata, registrandolo in VHS (no, non ce l’ho più purtroppo, avrà avuto sicuramente i titoli in italiano). A 13 ormai ero un veterano dell’horror per i miei coetanei, ma già a 11 i miei non mi negavano più niente. Finalmente libero di scoprire Screamers! Adorato a prima vista. Persino a mia madre piacque molto. I vari colpi di scena erano roba che dava molta soddisfazione all’epoca. Il giorno dopo vado a trovare un mio amico di scuola e il padre (appassionato di fantascienza) era disperato perché si era perso il film la sera prima. No problemo, l’ho registrato io. Gli faccio avere la mia registrazione. Quella stessa settimana andiamo a casa di amici di famiglia, anche loro, scopro, si erano visti con passione il film. E questi non erano soliti guardare la TV, figuriamoci un “filmetto” del genere. Insomma nella mia microscopica esperienza personale dell’aprile 1999 Screamers era piaciuto A TUTTI! 😄😄😄😄
    Ovviamente lo comprai anche in DVD (poi andato fuori catalogo) e recentemente in Blu Ray dal Regno Unito (niente lingua italiana). Il racconto pubblicato dalla Fanucci non tardò troppo dopo la prima visione, penso di averlo comprato pochi mesi dopo perché ricordo che lo leggevo al liceo (iniziato a settembre ’99)

    Rimane tra i miei film (e racconti) di fantascienza più amati. E anch’io avrei preferito fosse rimasto il conflitto USA/Russia più immediato per chiunque della mia generazione e delle precedenti. Capisco che nel 1999 avrebbe datato molto il film ma sarebbe stato più comprensibile. Detesto quel “exposition dump” (il vomitare tutte le informazioni) all’inizio con interminabili scritte che scorrono.

    Ancora una volta, grazie per questa quotidiana esplorazione, Lucius. Ora mi tocca vedere il 2 prima che ne parli tu. È lì sulla mia scrivania che mi minaccia.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente se l’avessi visto anch’io in tenera età sarebbe stato tutto diverso, quei primi film horror che ho visto da ragazzo, fomentato da “Dylan Dog”, li porto ancora nel cuore, al di là della loro qualità.
      Invece quando ho visto questo film, su Tele+1, avevo 24 anni: troppo tardi perché si creasse un “caro ricordo”. Di quella prima visione ricordo solo che i mostriciattoli iniziali la trovai un’ottima trovata, ma visto che poi scompaiono devo esserci rimasto male, perché non ricordo altro.
      L’ho rivisto intorno al 2005 e di nuovo non mi ha lasciato proprio niente, né di positivo né di negativo.

      Dopo aver letto il racconto l’ho apprezzato di più, perché ci vedo i tentativi di cogliere di sorpresa lo spettatore con quel quadruplo-quintuplo colpo di scena finale, però per me hanno puntato troppo sulla conoscenza del racconto, tanto che ho avuto la sensazione che non spiegassero niente delle cose originali, impegnandosi invece troppo a spiegare le cose nuove, totalmente prive di utilità ai fini della vicenda. (Bastava dire “ci sono le radiazioni”, punto: perché perderci tutto quel tempo?)

      Rimane comunque una visione più che piacevole, e di questi tempi è tantissimo, per un film di fantascienza 😛

      Sbrigati, che “Screamers 2” arriva domani ^_^

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      • Evit ha detto:

        Non lo ricordo così incomprensibile nelle visioni precendenti alla lettura del racconto, anzi per niente 😄. Secondo me te stavi a fa na pennica durante le molteplici camminate nel deserto. Il che è più che legittimo.

        Ah una cosa che vorrei menzionare è che se alcuni effetti speciali risultavano ridicoli per l’epoca (le gambe che si muovono è quella che ricordano tutti) ci sono i “matte painting” che compensano e sono bellissimi. Da lì a breve il cinema sarebbe passato interamente alla composizione digitale e questo film sta proprio a cavallo tra due mondi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti sono sempre “comprensivo” con questo tipo di effetti, perché quando vedevo i film in videocassetta o in TV non si notava alcun difetto, e spesso anzi non si notavano nemmeno le facce degli attori, tanta era la bassa qualità 😀

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      • Evit ha detto:

        Ahahah. Posso confermare che in blu ray i dipinti reggono ancora splendidamente, come quelli degli anni ’80.

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  4. Vasquez ha detto:

    Ma gli Etruschi sognano i Batman di Tim Barton?!? 😛

    Essendo fresca di visione (ma comunque ricordavo il film abbastanza bene) non posso che confermare tutti i difetti imputabili a questo film, non ultimo l’eccesso di verbosità per cercare di compensare il mancato uso della rivalità USA-URSS. Va bene il “cammina-e-parla” per spiegare qualcosina, ma dopo i primi passi io mi sono persa: tutto fumoso e inutilmente complicato.
    Tu ci hai visto George Michael in Roy Dupuis? A me ha fatto pensare di più a uno che cerca di imitare Mel Gibson quando fa (faceva) gli occhi da pazzo.
    Comunque il film mi è ri-piaciuto come ai tempi, registrato in quella seconda serata di Rete 4, conoscendo già il racconto di Dick.
    L’unico che non ho mai riguardato dei film tratti dall’autore è “Paycheck” (2003): Tonno Affleck me lo impedisce, mentre concordo con chi ha detto qui sopra che “Impostor” è un buon adattamento del racconto, con un ottimo cast.
    Di “Next” è meglio non parlare 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Da Augusto a Shakespeare, ho letto con molto piacere questa, attesa, recensione (di un film che all’epoca gradii assai, condividendo questo giudizio positivo con fratello e cugino spacciatore-di-fantascienza), ricca come sempre di tanti spunti. Ma proprio tanti: io come tu riesca a essere sempre così completo e certosino…non sarà mica che esiste un “modello due” etrusco? Ahahah!
    Nell’attesa di svelare l’arcano vado a riguardarmi la batracomiomachia! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ora che ci penso mi sa che De Luigi diceva «Ah, la tauromachia». Va be’, sempre di guerre di animali si tratta 😀 (non so perché abbiano cancellato tutti i suoi video di un certo livello dal Tubo!)
      Se il film ha ricevuto il bollino-qualità dal cugino-spacciatore di fantascienza, dev’essere per forza qualcosa di buono ^_^

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  6. Lorenzo ha detto:

    Ma solo io ero totalmente ignaro dell’esistenza di questo film? 😅

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  7. Sam Simon ha detto:

    Ho saltato la parte spoiler perché ormai voglio recuperare questo film…
    Ma secondo me ti sei fatto più domande te sugli oggetti di scena dello studio di Wellet che il tizio che se li è dovuti procurate! X–D

    E sbaglio o hai citato il Joker di Tim Burton? Mi hai sorpreso! :–P

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  8. Pingback: Screamers 2 (2009) L’evoluzione | Il Zinefilo

  9. Evit ha detto:

    Lo sto riguardando con più attenzione e spiego qui la cosa dei modelli. Modello 1 è “il rettile”, Modello 3 è David. Il modello 2 non identificato dicono essere un soldato ferito che chiede aiuto, non la donna come avevi pensato, è un modello che non vediamo mai nel film. Il soldato con le lacrime tatuate sotto l’occhio dev’essere dunque un modello successivo (4?), che include anche la programmazione del soldato ferito, e poi c’è la donna che può sanguinare uno ancora più avanzato, il 5.

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    • Evit ha detto:

      … “che fa bene l’ammmore” mi sono dimenticato di aggiungere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ chiaro che nel tentativo di cogliere di sorpresa i lettori del racconto di Dick abbiano fatto un bel po’ di casino coi Modelli, perdendosi parecchio per strada .

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      • Evit ha detto:

        Vabbè mi sembra relativamente semplice per chiunque altro. Unico caso in cui conoscere il racconto complica la comprensione del film! 😄
        Devo ritirarla fuori quella raccolta della Fanucci. Ricordo che al liceo lo adorai così tanto che in un’attività che dovevamo svolgere nella biblioteca della scuola (lettura ad alta voce e analisi di una porzione di un libro a nostra scelta) scelsi la parte finale del racconto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Temo che essendo il film un tuo culto personale, magari avendolo visto parecchie volte, reputi semplici cose che non mi sembrano affatto, soprattutto perché inventate sul momento da autori non ispirati come Dick nel 1953.
        Tutta la parte “cammina-e-spiega” è molesta, e ricevere vent’anni di storia futura in dieci minuti lo chiamerei in tanti modi, “semplice” non è fra questi.
        Nel racconto il protagonista trova il modello 1 e il modello 3: chi sarà il modello 2, che dà il titolo al racconto? Questo lo chiamo semplice. Quando iniziano a uscire fuori modelli su modelli, e il 2, e il 5 e il 4, e la sorella del fratello dell’androide robotico, con quello che cita Shakespeare, quello che sanguina, quello che non sanguina, quello che ama, quello che odia, e via dicendo, è tante cose: “semplice” non è fra queste.
        Visto che gli autori stanno parlando esclusivamente a chi sa il racconto a memoria, non potevano usare lo stesso colpo di scena finale di Dick, quindi hanno dovuto pastrocchiare tutto per prendere di sorpresa i lettori, travisando il racconto e arrivando a inventare in pratica un mondo di robot, quando invece a Dick ne bastavano molti meno.

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      • Evit ha detto:

        😄😄 Non l’ho visto poi così tante volte. Una ogni dieci anni, dai. Dico solo che il modello 2 non è più complesso del 3, perché il 2 non è la donna. Nel film.

        Poi che il racconto sia più semplice non lo nego. Ma questo è il post sul film. 😁 E il finale del film sembra quello del Silenzio dei prosciutti? Non nego neache questo.

        La narrazione iniziale ammetto che ammzzerebbe l’attenzione di chiunque lo guardi per la prima volta. Ma questo esula dal discorso dei modelli di robot.

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      • Vasquez ha detto:

        No vabbe’ questa è una delle discussioni più interessanti che mi sia capitato di leggere in rete negli ultimi tempi! Mi piacerebbe da matti poter dirimere la questione, ma non so se posso fornire un parere terzo perché non so se sono un campione rappresentativo.
        Ho visto il film che ero già ben più che grandicella, e mi è piaciuto. E però conoscevo il racconto, quindi la sorpresa fu che la donna sanguinava e quindi non era un robot. Poi però invece sì, altra sorpresa.
        Però non stetti lì a fare la conta dei modelli perché la presi come la questione della guerra tra l’Allenza e la NEB (o quel che è): inutile, noiosa e fuorviante. L’enumerazione dei modelli, che effettivamente nel film è un po’ più complicata che nel racconto, non serve per arrivare in fondo al film, che sì, è fatto per spiazzare chi già conosce il racconto (io, per esempio), ma secondo me può piacere anche a chi non sa nemmeno chi sia Dick, che si riesca a stare dietro o meno al numero di modelli.
        C’è pure chi si è divertito a schedarli sulla pagina uichipedia del film (se volete divertirvi ancora un po’) curandosi di non descrivere il modello Due 😀
        Non ho mai visto “Il silenzio dei prosciutti”, come finisce?

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      • Evit ha detto:

        Nel mondo ci dev’essere un Evit a cui interessa aggiornare Wikipedia ahah.
        Nel finale del silenzio dei prosciutti comparivano uno dopo l’altro personaggi già visti che si toglievano la maschera alla Mission impossible rivelando di essere qualcun altro.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Delle prime due volte che ho visto il film non ho alcuna memoria, ma stavolta conoscevo il racconto e ho molto apprezzato gli sforzi finali per evitare di ricopiarne il finale pur lasciando intatto parte della trovata. Non sono stato a farmi domande sugli altri modelli, era chiaro che la cosa fosse un po’ sfuggita di mano ma lo stesso per me funziona, e anzi il finale la considero la parte migliore del film, a parte la scena di Weller nel suo ufficio “di un certo livello”, che mi ha divertito tantissimo.
        Il mio timore è che nel 1995 non potevano più parlare liberamente di androidi, come faceva Dick nel ’53, ormai c’era “Blade Runner” ad essere ossessivamente protagonista, quindi i Modelli qui sono semplici replicanti: ecco che abbiamo modelli assassini ma poi il modello Rachael che scopre l’ammmmòre. Tutto assente in Dick, ma è chiaro l’abbiano fatto per il pubblico assettato di Blade Runner.
        Al di là delle motivazioni, comunque ho specificato che il film mi ha divertito e ho apprezzato gli sforzi per cambiare pur rimanendo uguali alla storia (all’incirca).
        Certo, manca la critica alle armi, ma come sappiamo gli USA non ci sentono da quell’orecchio ^_^

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      • Evit ha detto:

        Nel seguito scopriamo anche i modelli di piacere che nella loro programmazione includono 1001 posizioni erotiche da usare all’occorrenza. E stirano pure!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Peccato non sia uscito subito un seguito di quel tipo 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Il modello Due in realtà è il ferro da stiro, da usare nella posizione n. 1002 (funzione da sbloccare all’occorrenza, tavola da stiro non inclusa)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Poi c’è il Modello Giuditta, replicante da sfilata comprensivo di vari abiti e tagli di capelli 😀

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      • Evit ha detto:

        Mi ero perso gli ultimi commenti. Il modello Giuditta! AHAHAHAHAHAHAH

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      • Evit ha detto:

        Mi sono dimenticato di chiedere a Vasquez dov’è quel sito con le schede di tutti i robot? Ormai sto riaccendendo la fiammella della passione per questo film.

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      • Vasquez ha detto:

        È la pagina wikipedia https://it.m.wikipedia.org/wiki/Screamers_-_Urla_dallo_spazio
        paragrafo “Tipi di screamer”.

        Il modello Giuditta era il n.5, viene da chiedersi cos’è uscito prima, se “Il piccolo diavolo” o “Corto circuito”. Qua ci sono gli estremi per una denuncia…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vado a memoria e per illazioni: Racahael non è il quinto modello di replicante visto in “Blade Runner”? La verità è là fuori 😀

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      • Evit ha detto:

        Ooh, carino. Se fossi una persona più paziente gli porterei delle modifiche ma non c’ho voglia 😄

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  10. Pingback: Screamers - Urla dallo spazio (1995) & Screamers 2 - L'evoluzione (2009) | Doppiaggi italioti

  11. Evit ha detto:

    Autospammo il mio articolo di approfondimento sull’adattamento e il doppiaggio italiano di Screamers visto che è Lucius è il vero responsabile del mio riscoprire l’amato Screamers. Così amato che ogni 10 anni mi ricordo di riguardarlo. Però effettivamente parlerei di questo film a non finire.

    Screamers – Urla dallo spazio (1995) & Screamers 2 – L’evoluzione (2009)

    Piace a 1 persona

  12. Pingback: [2009] Screamers 2 | 30 anni di ALIENS

  13. Pingback: I sogni elettrici di Dick 4 (guest post) | Il Zinefilo

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