Screamers 3. La versione di O’Bannon


Da O’Bannon con furore

Quando il giornalista Dan Perez di “Science Fiction Age” (vol. 3, n. 6, settembre 1995) va a trovare Dan O’Bannon per intervistarlo, mi immagino che lo sceneggiatore non lo faccia neanche sedere prima di piazzargli una delle sue solite infinite lamentele:

«O’Bannon vuole che sappiate di come il titolo originale della sceneggiatura fosse Dragon’s Teeth, dal mito greco di Cadmo e Giasone, dove i denti di un drago vengono sepolti e ne nascono guerrieri armati.»

Che sia una citazione della storica scena del film Gli Argonauti (1963)? Di sicuro ciò che segue sembra una citazione da Il piccolo diavolo (1988) con Benigni: il giornalista cita dei film… e sono tutti scritti da O’Bannon. Dark Star, mio! Alien, mio! Total Recall, mio! Lifeforce, mio! E via dicendo. Ci sono gli estremi per una denuncia di millantato credito, ma Dan è famoso proprio per la sua collezione di crediti falsi. Ad essere buoni lo si potrebbe definire autore delle idee iniziali di alcuni film, in seguito totalmente riscritti e resi famosi da altri, ma è una sottigliezza che lui non avrebbe colto.

«I produttori di solito hanno ego sanguinanti, e sono disposti a fare di tutto per infilare il loro contributo in un film. Arrivano al punto di perdere di vista che il film è un prodotto fatto per essere visto da un pubblico, ma loro non pensano a ciò che sia meglio per il risultato finale.»

Dopo il consueto sbotto di veleno che contraddistingue ogni intervista con Dan, finalmente lo sceneggiatore passa a raccontarci la storia del suo coinvolgimento nel progetto.

«Intorno al 1979 o 1980 sono stato avvicinato da un giovane produttore di nome Daniel Gilbertson [di cui ho parlato ieri. Nota etrusca] che aveva acquistato i diritti del racconto Second Variety. Mi chiese se lo conoscessi e ovviamente risposi di sì, mi era molto familiare sin dalla mia infanzia. Mi chiese se volessi scriverne un adattamento per il cinema, io risposi di sì e lo scrissi. In seguito ha fatto decadere i diritti e, in base al nostro accordo, i diritti sono passati a me. Ho stretto un accordo con il produttore Chuck Fries ma a quel punto ho perso traccia di quell’accordo finché non è apparsa questa gente nuova.»

Questa “gente nuova” («new people») sarebbero le nuove compagnie arrivate a co-finanziare il film, cioè la Fuji 8 Co., Triumph Films e Allegro Films.

Continua O’Bannon:

«In Second Variety Dick si tuffa nei propri incubi. Che io sappia La Cosa di John W. Campbell jr. è la prima storia ad affrontare il tema: l’idea che fra questo gruppo di persone ci sia un impostore mostruoso, che può imitare chiunque e li prenderà tutti uno per uno, finché non riusciranno a scoprire chi sia. Una storia terrificante e potente. Non so se John W. Campbell abbia mai raccontato come sia arrivato a quell’idea: non credo abbia mai scritto qualcosa del genere, né prima né dopo.
Quella storia è stata centrale nella vita e nel pensiero di Philip Dick, attivo uno o due decenni dopo.»

Secondo O’Bannon attraverso i suoi scritti e interviste si può stabilire che Dick sia sempre stato tormentato sin dall’infanzia da ciò che era vero e ciò che non lo era.

«Il mio problema principale era rendere il pensiero intimo dell’eroe visibile allo spettatore. Un sacco di storie sono raccontate da un io narrante, ma in un film è qualcosa di un po’ più difficile. Ho risolto la cosa aggiungendo un secondo personaggio a cui l’eroe può parlare. Era abbastanza semplice, così invece del viaggio di un eroe solitario è diventato il viaggio di due eroi.»

Trattandosi dell’adattamento di un testo di Dick, autore di cui O’Bannon specifica più volte l’adorazione, non si può proprio evitare di affrontare l’elefante nella stanza: Blade Runner (1982) di Ridley Scott, «il cui adattatore semplicemente ha gettato via il materiale originale, che proprio non gli interessava». Va lodata questa inedita diplomazia di O’Bannon per cui non cita il nome dell’adattatore, sebbene ne parli male: che magari non lo ricordasse? La sceneggiatura di Blade Runner risulta firmata da Hempton Fancher e David Peoples, ce l’ha con tutti e due o uno solo in particolare?

«Non c’era alcun motivo di comprare i diritti di Ma gli androidi…? per quella sceneggiatura. Provo compassione per lo sceneggiatore, in questo caso, perché Phil Dick rappresenta una sfida eccezionale per chiunque provi ad adattarlo per il cinema. Sa usare trucchetti sulla carta irriproducibili su pellicola. Quando provi a rendere concreti quei giochi, un qualcosa che puoi vedere con gli occhi, diventano magie prive di effetto, perché funzionano solo a livello letterario. L’unica soluzione che rimaneva all’adattatore di Blade Runner era gettare via il libro. Le uniche volte in cui ho adattato Phil Dick ho sempre preso l’impegno di non gettar via niente dell’originale, ma spremermi per trasformare su pellicola i giochi che l’autore metteva su carta.»

Dan poi fa notare come portare un racconto breve su schermo sia molto più efficace, rispetto a un romanzo, perché le sceneggiature sono brevi ed equivalgono appunto a racconti. Un romanzo va pesantemente tagliato per adattarlo su schermo, mentre un racconto ci si può concedere il lusso di rappresentarlo per intero, essendo poi già di suo diviso nei tre atti di una sceneggiatura.

«Second Variety era perfetto, non ho dovuto aggiungere o tagliare nulla, tutto ciò che ho dovuto fare è studiare quei cambiamenti necessari per trasformare i suoi giochi letterari in qualcosa che funzionasse sullo schermo.»


Il furore di O’Bannon colpisce ancora

Nel febbraio 1996 su “Sci-Fi Entertainment” (vol. 2, n. 5), rivista ufficiale del canale tematico Sci-Fi Channel (oggi Syfy), presenta una lunga intervista che però è curiosamente priva di qualsiasi firma: qualcuno, che per motivi non chiari si nasconde dietro l’anonimato, è andato a intervistare Dan O’Bannon per uno dei tanti sproloqui acidi dello sceneggiatore.

«L’ultima volta che ho parlato con Dan O’Bannon Alien doveva ancora uscire al cinema e la Fox ci aveva chiamato per organizzare un articolo da copertina sul film per la rivista “Starlog”»: perché un giornalista che dichiara subito di avere almeno vent’anni d’esperienza nel campo evita accuratamente di firmarsi? Nel marzo 1979 “Starlog” presenta una corposa anteprima del film con una lunga chiacchierata con O’Bannon, mentre il servizio da copertina esce il successivo settembre ma non c’è traccia di O’Bannon, quindi non è chiaro a quale articolo si riferisca questo giornalista ignoto.

Comunque, una volta pubblicato il pezzo con la solita geremiade di O’Bannon, giovane artista che si è visto stuprare il proprio copione (parole testuali) dai produttori, la Fox non è per nulla contenta e il giornalista ignoto si ritrova al telefono con Walter Hill, plausibilmente per subire un cazziatone, anche se non viene specificato.

Dopo questo “incidente” del 1979 – che invece magari si riferisce all’intervista del 1984 in cui O’Bannon spara a zero su tutto e tutti – il giornalista misterioso si è stupito quando nel 1996 è stato incaricato di intervistare di nuovo Dan, anche se non è chiaro il motivo del suo stupore. Ci spiega che la casa distributrice TriStar è rimasta così stupita che lo sceneggiatore, noto lamentatore seriale, abbia apprezzato il film Screamers che vuole subito un’intervista, prima che ci ripensi. La voce che gira è che O’Bannon avrebbe dichiarato: «Screamers è migliore di Total Recall». Il giornalista innominato non capisce l’entusiasmo per la dichiarazione, visto che per lui la frase è scontata: a suo giudizio il film di Verhoeven è un pessimo adattamento di un racconto di Dick, quindi è ovvio che Screamers sia migliore. (Forse è stato un bene che questo tizio non si sia firmato.)

Incontrare per la seconda volta O’Bannon, a distanza di quasi vent’anni, è stato «inspirational»: sono indeciso su come tradurre la parola perché renda i sentimenti dell’autore, ma temo che nessuna parola italiana sia così piena di saliva come nelle intenzioni del giornalista. «Ben istruito e dotato di un intelletto che probabilmente intimidisce certi tipi di Hollywood»: siamo sicuri che non sia un giornalista italiano prestato alla rivista? Certe “penne alla bava” solo il nostro Paese riesce a sfornarne.
Finite le lunghe righe di leccamento senza vergogna, in cui si elencano fantomatici progetti in corso che non vedranno mai la luce, probabilmente perché esistono solo nella testa di O’Bannon, finalmente saltiamo il tappeto di saliva e arriviamo all’intervista, che si apre sulla nascita del progetto Screamers.

«Un giovane di nome Daniel Gilbertson che voleva diventare produttore un giorno è venuto da me. Era in società con Holly Palance e l’aveva convinta a comprare i diritti del racconto di Phil Dick Second Variety. Voleva sapere se io fossi disposto a trasformarlo in sceneggiatura e io accettai, adorando quel racconto.»

Il primo problema, ci spiega Dan, è che non c’erano molti soldi in ballo, ma l’idea di adattare per lo schermo quell’amato racconto era così deliziosa che Dan ha accettato anche per un compenso basso.

«Abbiamo stretto un accordo per cui se non fossero riusciti a fare un film in tempi utili, i diritti sarebbero passati a me. Così ho ottenuto i diritti del racconto di Dick e anche del copione: non sono riusciti a fare il film e un giorno il mio agente mi chiama e mi dice “Il copione è tuo”.»

Non richiesto, Dan ci spiega che il titolo originale Second Variety non era adatto per un film, essendo troppo generico, ma le macchine assassine della storia non hanno un nome, così lui, e lui solo, se ne è uscito con l’acronimo CLAWS, che però non spiega. Forse perché non ha idea di cosa voglia dire, dato che Gilbertson afferma di averlo inventato lui quell’acronimo, spiegando il significato di ogni lettera.
Subito dopo averci detto che l’ha inventato lui il titolo CLAWS, Dan nota però che non va bene, «suona come un horror italiano»: sarebbe un difetto? Eppure il film Claws (1977) è americano…

Comunque quel titolo non va bene, malgrado lui stesso l’abbia scelto (o così va raccontando), ecco quindi che lo vuole sostituire con Dragon’s Teeth: eh sì, “I denti del drago” fa proprio pensare a un film fanta-horror di ambientazione apocalittica…
Al momento di rivendere il copione a Charlie Fries, quest’ultimo sulla copertina legge CLAWS «e si innamora di quel titolo». Quindi Dragon’s Teeth era scritto solo nella fervida mente di O’Bannon, non nel mondo reale…

L’intervistatore anonimo chiede come mai consideri questo film migliore di Total Recall.

«[Screamers] è straordinariamente ben diretto e, dal mio punto di vista egoistico, Christian [Duguay] ha fatto qualcosa che di solito nessun regista fa con le mie sceneggiature: ha seguito alla lettera le mie indicazioni. Secondo me è questa una delle ragioni per cui il film funziona così bene, e se sarà possibile cercherò di lavorare ancora con lui.»

Era scontato fosse questo il motivo per la stima di Dan, visto che notoriamente i suoi rapporti con registi (o produttori) sono disastrosi, a causa di un motivo che ovviamente lo sceneggiatore non ha mai ammesso: quasi niente delle sue sceneggiature è giunto su schermo, essendo impresentabile, quindi ogni sua idea sul film in lavorazione non aveva alcun peso.

Dan O’Bannon sul set del Ritorno dei morti viventi (da More Brains, 2011)

Passando al succo del film, O’Bannon spiega:

«La definizione di umano secondo Dick aveva a che fare con la gentilezza e la dignità. Le sue storie sono piene di miserabili bastardi, alieni e robot dalle qualità morali che li fanno considerare umani. I Sufi affermano che la gente non nasce umana ma è capace di diventarlo attraverso la diligenza morale: Screamers potrebbe essere la realizzazione di questo tema, se alcune delle macchine raggiungessero lo stato di “umanità”.»

A questo punto è ovvio che si passi a parlare della carriera pregressa di O’Bannon: non resisto a riportare una panoramica delle sue opinioni relative ai film a cui il suo nome è legato.

Il ritorno dei morti viventi

«Per me è molto lontano dall’essere perfetto. Era un’idea che non aveva bisogno d’essere concretizzata. Non è stato un grande successo e il motivo era che il succo della storia non era particolarmente avvincente. Le cose che mi avevano affascinato erano idee che, secondo me, meritavano di finire su schermo, invece è stato un caso in cui ho dovuto lavorare con qualcosa di davvero minuscolo.»

Alien

«I produttori hanno impedito a Ridley Scott di girare il film come io l’avevo scritto. Ci sono solo pochi punti in Alien dove il mio copione è rimasto intatto, e Ridley ha realizzato pienamente quei punti. Per il resto, ha creato una splendida interpretazione dell’ignobile imbastardimento di ciò che ho scritto, creato da altri autori. Se avesse girato il mio copione, allora avrei apprezzato il risultato finale.»

Blue Thunder

«Una volta che John Badham accettò di dirigere il film, io e Don Jacobi andammo nel suo ufficio per incontrarlo. Lui si tirò indietro sulla sedia e unì gli indici, pontificando: “Io vedo questo film come un fumetto”, e lo diresse come tale, viziando ogni buona idea in esso. Non gliene è mai fregato niente del film, tirò fuori quattro o cinque esempi a cui rifarsi e finì qui il suo impegno.»

The Resurrected

«L’esperienza acquisita per Il ritorno dei morti viventi l’ho applicata a questo film tratto da Lovecraft: alla fin fine ho fatto un buon film, o almeno è qualcosa che mi siederei a vedere. Ma i produttori, abituati ai film con nudità, avevano altri obiettivi e hanno rimontato il film. Tutto ciò che mi resta è una VHS con il montaggio iniziale, sufficiente per mostrarlo a qualcuno se dovesse servire, non abbastanza per un’uscita al cinema.»

Total Recall

«Ci abbiamo lavorato insieme per anni, con Ron Shusett, e lui adorava quel copione, diventandone ossessionato: produrlo divenne la missione della sua vita. L’avrebbe portato su schermo ad ogni costo… anche se questo voleva dire rovinarlo. C’è un detto che recita: “Certi uomini sono rovinati dal fallimento, altri sono distrutti dal successo”. A Ronnie è successo il secondo caso, e a un certo punto non ho più potuto lavorare con lui.»

Dan O’Bannon, lamentatore seriale

Dopo aver sputato acido ovunque, l’intervista si chiude in modo delizioso, con l’anonimo giornalista che chiede a O’Bannon cosa direbbe al se stesso del 1973, se potesse tornare indietro nel tempo a quando studiava cinema.

«Non credo che vorrei sapere tutto ciò che stava per accadere, credo invece che barerei. Se potessi tornare indietro nel tempo, racconterei al giovane me stesso tutte le trame dei film di maggior incasso dei successivi vent’anni.»


L’ultimo combattimento di O’Bannon

Passa qualche mese e a luglio del 1996 il numero 200 di “Starlog” presenta una nuova intervista a O’Bannon, stavolta firmata da Ian Spelling. In questa lo sceneggiatore d’un tratto… si dice meno coinvolto nel progetto di quanto avesse dichiarato in precedenza.

«Qualche settimana fa ero impegnato in altri progetti quando mi chiama il mio agente, che mi dice: “Ehi, sai che hanno girato Screamers?” Ecco qual è stato il mio coinvolgimento nel film.»

Ma… e tutte le sue mirabolanti dichiarazioni alle precedenti riviste? Era tutto uno scherzone?

Stando alle sue parole, il film girato rispetta il copione che lui aveva scritto ma hanno cambiato tutti i dialoghi, il che è curioso: una sceneggiatura è fatta principalmente di dialoghi, quindi diciamo che è rimasto ben poco di ciò che Dan afferma di aver scritto.

«Quando Shakespeare riscrive i miei dialoghi, non obietto.»

Ricevere un complimento da O’Bannon è qualcosa di più unico che raro. Anche con la scelta di Peter Weller nel ruolo da protagonista è d’accordo, anche se lui ci avrebbe visto meglio Jack Nicholson, sebbene sia il primo ad ammettere che al momento di girare ormai era un attore troppo vecchio per il ruolo.

Quando il giornalista gli chiede cosa ne pensi del suo posto nella storia del cinema di genere, O’Bannon fa il ritroso e si dice dubbioso di averne uno, poi immancabilmente vengono citati Alien, Total Recall e altri film in cui in realtà O’Bannon non c’entra nulla e il timido sceneggiatore lascia il posto al decano del “millantato cinema”.

«Un giorno in effetti mi sono chiesto se avessi avuto alcun impatto nel mondo. Ero in un negozio e ho visto una versione giocattolo dell’Alien: in quel momento mi sono reso conto che ce l’avevo fatta, e che in un qualche modo avevo lasciato il mio segno nella storia.»

Quindi ora persino la forma dello xenomorfo è opera sua? Il Piccolo Dan colpisce ancora.

(Continua)

L.

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17 risposte a Screamers 3. La versione di O’Bannon

  1. Fabio ha detto:

    Volendo essere cinici,mi chiedi se O’Bannon si sarebbe lamentato ugualmente di quei film(Alien,Atto di forza,ecc ecc) se fossero stati dei flop al botteghino,o comunque dei film non riconosciuti nel tempo per il loro valore! Tutto e possibile con Dan!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nel corso di decenni Dan ci ha regalato interviste deliziose, dove è riuscito sempre a sorprendere e sempre per i motivi sbagliati, quindi nulla è scontato con lui 😀
      Vista la sua cocente passione per attribuirsi meriti non suoi dire che si sarebbe attestato persino fallimenti, l’importante è che gli dessero crediti inesistenti.
      C’è però comunque da dire che i giornalisti di cinema hanno sempre dato prova di scarsissima preparazione, o magari era una tecnica per slinguazzare gli interessati così da assicurarsi altre interviste: andare da Dan e considerarlo autore di Alien, Total Recall e via dicendo significa non avere idea di cosa si sta parlando, e voglio vederlo un nome noto del cinema, quindi vanesio per natura, rispondere “no, no, non sono io autore di questi film famosi, io non conto niente e mi scartano tutti i lavori”…

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  2. Sam Simon ha detto:

    Che uomo meraviglioso Dan, è sempre stupendo leggerne le parole incattivite che ci ha regalato nel corso degli anni. Grazie per tutte queste interviste così interessanti del lamentatore seriale! :–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dan è una delizia, e non stupisce che per tutta la vita abbia avuto problemi intestinali, con tutto quell’acido e veleno che aveva in corpo!
      Nel mondo del cinema, pieno di gente permalosa e delicata, gli schizzi d’acido di Dan erano peggio del sangue xenomorfo 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        E forse è proprio di questo che parlava, a proposito dell’Alien giocattolo: non si attribuiva la paternità della forma dello xenomorfo, no… solo quella del suo sangue acido 😀
        Certo, prima o poi qualcuno dovrebbe seriamente considerare l’idea di realizzare un biopic su Dan O’Bannon: “Dan the Alien” (non solo per via del suo schizzare acido, ma anche per l’essere alieno -appunto- a tutti quei progetti in cui lui di solito si diceva essere coinvolto con certezza) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “L’autore che non ha mai firmato ciò che porta la sua firma” 😀
        Dovrebbero però fare un documentario diverso dal solito, bensì dare libertà agli intervistati di dire ciò che pensano di Dan: se l’hanno incontrato, sicuramente hanno qualche aneddoto saporito e cattivissimo da raccontare.

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  3. Fabio ha detto:

    Comunque O’Bannon o era campione di cinismo acido cronico,o era cosi’ incredibilmente ingenuo da non rendersi conto che un film,e piu precisamente un adattamento viene sempre incontro a modifiche dovute alle varie persone che vi lavorano,a sentirlo sembra che fosse solamente lui la mente creativa,il demiurgo definitivo,il compito di un regista e capire quali gli elementi delle sceneggiature che funzionano sullo schermo e quali no,avrebbe dovuto comprenderlo essendosi dato lui stesso alla regia,motivo per qui non ho mai considerato Dan veramente un regista,non ne aveva i requisiti fondamentali!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Capisco benissimo la frustrazione di un creativo che si ritrova a vedersi distruggere da altri ciò che lui crede essere perfetto, ma è chiaro che – come dici giustamente – ogni film, anche la produzione più a basso budget che esista, è per forza creato tramite il contributo di tante persone, e quindi per forza bisogna trovare un compromesso fra le esigenze di tanti. (Quando i registi diventano famosi e cominciano a fare film come vogliono loro, è davvero raro trovare qualcosa di meritevole, perché di solito è puro onanismo da chi si sente artista e non sempre lo è.)
      Una volta che da sceneggiatore frustrato Dan è diventato regista, nel 1985, deve aver capito cosa si prova a stare anche dall’altra parte, invece il suo livello di acidume non ha fatto che crescere, con l’aumentare dei progetti di cui si è falsamente attribuito crediti. Se poi aggiungiamo che quello del cinema è un ambiente minuscolo e altamente clientelare, offendere i colleghi e sputare acido su tutti è il modo migliore per avere una carriera alla O’Bannon, cioè nulla.

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      • Fabio ha detto:

        E difficile trovare un regista che e anche sceneggiatore in chiave positiva,ed in ogni caso anche quando un cineasta e’ autore del suo stesso soggetto da dirigere,c’e quasi sempre un co-sceneggiatore con il compito di aiutare il regista a mettere ordine fra le sue idee per poterle rendere pratiche sullo schermo!Cito ad esempio uno dei miei film preferiti in assoluto “Dark City” di Alex Proyas,film di qui era il completo ideatore del soggetto,ma al suo fianco c’erano in qualita’ di co-sceneggiatori David S. Goyer piu’ un terzo sceneggiatore ad aiutarlo,lavoro di squadra si chiama,non si lavora bene da soli,tranne che in rarissimi casi!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando si parla di film così “grandi” – almeno a livello organizzativo – è impossibile che un autore riesca a mantenere intatta la propria visione, spesso anche solo per stringenti esigenze fisiche: nella propria testa i set non seguono le leggi newtoniane 😀
        Discorso diverso per cineasti più “d’autore”. Penso al mio amato Bergman, o all’Abel Ferrara dei tempi d’oro, o comunque a registi che dovevano in pratica occuparsi solo degli attori, non avendo strutture da tenere in piedi. Quando la tua opera prevede tre o quattro attori in due o tre ambientazioni, è molto più facile riuscire a ricreare ciò che si ha in mente. Però si corre il rischio di toppare alla grande: gli autori citati per me non sbagliano e anzi hanno creato capolavori, ma è una cosa poi legata al gusto.

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  4. Evit ha detto:

    Sto seguendo diligentemente tutti i passaggi che hanno portato al mio amato Screamers. Il vecchio Dan strappa sempre un sorriso. Come sempre, ottimo lavoro sulla ricostruzione della storia, Lucius.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, ma rigiro i ringraziamenti alle riviste dell’epoca che hanno seguito la lavorazione e agli archivi digitali che le hanno salvate 😉
      Secondo me i giornalisti all’epoca facevano a botte per andare a intervistare O’Bannon, perché c’era sempre qualche ghiottoneria da portare a casa: polemiche, lamentele, geremiadi, schizzi d’acido, come si fa a resistere??? Mentre gli altri autori non fanno che slinguazzarsi a vicenda, almeno Dan ci fa divertire ^_^

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  5. Cassidy ha detto:

    Incredibile, se fosse vivo oggi Dan O’Bannon sarebbe il re di Twitter, il paladino di tutti gli odiatori da tastiera del pianeta, talmente assurdo quello che dice che quasi risulta convincente, sembra un personaggio uscito da un film di Woody Allen, si capisce perché in vita abbia litigato con tutti però a suo modo è un mito, certo intervistarlo doveva essere una bella gatta da pelare però, anche se la tua espressione “penne alla bava” mi sembra perfetta per certa stampa 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ai giorni nostri O’Bannon avrebbe rappresentato un serio pericolo per Silicon Valley: ogni volta che avrebbe commentato sui social avrebbe fatto cadere la connessione per lo tsunami di sdegno che avrebbe sollevato 😀
      Oggi gente viene licenziata perché dieci anni prima ha fatto una battutaccia, Dan l’avrebbero impiccato al primo twitter o sarebbe diventato Presidente americano!!!
      P.S.
      Mi piacerebbe attribuirmi il merito dell’espressione “penne alla bava” ma non essendo io O’Bannon sento il dovere di riconoscere la paternità al saggio “Slurp” di Marco Travaglio, dedicato proprio ai giornalisti italiani diversamente ostili agli intervistati 😛

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  6. Vasquez ha detto:

    Carina la titolazione dei paragrafi che fanno il verso ai film di Bruce Lee, sicuro che O’Bannon meritasse tanto? 😛
    E siamo sicuri che l’intervistatore misterioso non sia lo stesso O’Bannon, che così se la canta e se la suona come vuole? 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ la prima volta che incontro un articolo non firmato, per di più con una premessa in cui l’autore afferma di avere almeno vent’anni d’esperienza nel settore e di essere contattato da grandi case cinematografiche. Ci sono solo due motivi perché si nasconda: si vergogna di com’è uscito il pezzo, o è davvero O’Bannon stesso 😀

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Certo che le dichiarazioni di O’Bannon fanno scalpore a leggerle nella realtà di oggi, già di per sé intrisa di social e relativi odiatori, complottisti polemici, figuriamoci ai tempi quanto potessero “stonare” dal contesto…! 🙂

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