Total Recall 3. La versione di Dan

Mentre sul set dei Churubusco Studios (Mexico City) Arnold Schwarzenegger distrugge cose diretto da Paul Verhoeven, il giornalista Will Murray va a parlare con Ronald Shusett per un pezzo che apparirà su “Starlog” nell’ottobre 1990.

«Nel 1974 ho trovato un racconto di Philip K. Dick intitolato Chi se lo ricorda che ha toccato delle corde in me. Ma era giusto una bozza di storia, non aveva né un secondo né un terzo atto.»

Dunque abbiamo già almeno due date: il 1974 come anno in cui Shusett avrebbe acquistato i diritti del racconto di Dick (per mille dollari, stando al saggio del 2003 di David Hughes Tales From Development Hell, visto che Dick era ignoto al cinema e i suoi racconti venivano via con poco) e il 1976 come data in cui insieme all’amico Dan O’Bannon decide di usare la storia per una sceneggiatura. A seconda dell’intervista e della fonte queste due date possono cambiare, ma non di molto.

Ciò che però conta è che Shusett non è uno sceneggiatore: al massimo è uno che dà idee agli sceneggiatori. Quindi nasce la domanda: chi ha scritto le prime bozze della sceneggiatura, quella proposta ai produttori dopo l’uscita e il successo di Alien (1979)? Mi sembra ovvio: Dan O’Bannon. Dobbiamo tornare a studiare il secondo ego più grande dell’universo. (Il primo è ovviamente quello di Ridley Scott.)


La versione di Dan

15 agosto 1984. A Los Angeles non piove mai: quel giorno piove. Il Fato continua a lanciare messaggi che nessuno sembra cogliere. All’una del pomeriggio il giornalista Kris Gilpin viene introdotto in un magazzino di Burbank dove si ritrova al cospetto dell’ego di Dan O’Bannon, che può intervistare durante la pausa pranzo. La discussione – che apparirà sul numero 5 di “The Splatter Times” (inverno 1984) – finisce inevitabilmente su un progetto ormai abbandonato da Dan.

«Ronnie Shusett aveva i diritti del racconto Chi se lo ricorda e mi chiese di darci un’occhiata, se per caso si poteva tirarne fuori una sceneggiatura: per me sì, si poteva.

Era l’epoca in cui ancora non facevo soldi, prima che diventassi un professionista, ed ero troppo stupido per sapere che devi avere un contratto prima di lavorare per qualcun altro. Così buttai giù un mezzo copione e glielo passai. Negli anni poi gliel’ho completato, quel copione e, una volta che le carriere di entrambi sono decollate, sono diventato un professionista e gli ho chiesto di formalizzare un contratto e darmi dei soldi.

Gli dissi poi che volevo dirigere quel film ma lui disse di no: non me l’avrebbe lasciato fare. Voleva qualcuno, un regista dal nome famoso, e così fui tagliato fuori.»

Mentre succede tutto questo, arriva un certo Daniel Gilbertson con anche lui i diritti di un racconto di Dick ma, a differenza di Shusett, si presenta a Dan coi soldi in bocca: vorrebbe mica trasformare il racconto in sceneggiatura? Davanti al colore dei soldi O’Bannon scatta e in sei mesi scrive la sceneggiatura richiesta: «Non mi portò via sette anni, come quell’altra». Questa sceneggiatura diventerà subito un film, Dan ne è sicuro… peccato che ci vorranno invece altri undici anni, per l’uscita di Screamers (1995). Ma questa è un’altra storia…

Malgrado ci abbia dedicato sette anni, a sua detta, O’Bannon è stato veloce e arido nel ricostruire gli eventi: bisognerà aspettare il 2007 per avere da lui altri dettagli, e per scoprire di che pasta è fatta la sua decennale amicizia con Shusett. L’uomo che lo ospitò sul proprio divano quando Dan non aveva più un posto dove andare…

«Ronnie davvero non sapeva cosa farci [con il racconto di Dick], ma non gli andava l’idea di lasciarmi da solo a scrivere l’intera cosa, perché… be’, chiamalo e chiediglielo. Ti dirà qual’era la questione: l’unica cosa importante per lui è il suo nome sul titolo.»

Ah, quanto amore in questa intervista per il sito Den of Geek, una delle sue ultime.

Dan O’Bannon dal documentario The Beast Within (2003)

«Mi ha portato il progetto e ha detto “Pensi che possa uscirne una sceneggiatura corposa?”. Conoscevo bene quel racconto e risposi che sì, ne ero sicuro. Mi sedetti ed immediatamente buttai giù le prime trenta pagine, passandogliele. Lui mi disse di scrivere ancora e lo feci. Dissi che era un testo buono per un solo atto, ma se l’obiettivo era un film servivano altri due atti.»

È in questo momento, quando cioè nasce l’esigenza di aggiungere trama ad un racconto minuscolo, che O’Bannon dice a Shusett una frase degna di entrare nella leggenda di Total Recall: «Be’… portalo su Marte».

«Mi sembrava ovvio che il protagonista dovesse andare su Marte, perché tutto verteva sulla sua ossessione di essere una specie di James Bond marziano. Dissi che secondo me il resto della vicenda dovesse essere una via di mezzo tra Casablanca e un film di James Bond. [Ron] mi rispose: “Non sono per niente d’accordo, penso invece dovrebbe essere un western su Marte”. Hai presente? Pancho Villa su Marte. Gli dissi che era un’idea terribile e che non l’avrei scritta. Così Ronnie se ne andò a cercare qualche beota che gli scrivesse un western marziano.»

Va ricordato che già nelle interviste del ’79 per Alien il nostro Dan affermava che il western avesse chiuso la sua parabola con la fine degli anni Sessanta, un’altra delle sue idee sul cinema che non trovavano conferme nell’evidenza dei fatti. Alla fine sarà proprio il suo ex amico John Carpenter il “beota” che ha scritto un western marziano, con Fantasmi da Marte (2001).

John, che facciamo: lo portiamo il culo su Marte?

«Dopo alcuni mesi [Ron] tornò indietro dicendomi che [il copione] l’aveva scritto lui ma che non piaceva a nessuno, così voleva provare la mia idea. Scrissi un altro atto e portai il protagonista su Marte, continuando con lo stile di… immagina il migliore dei film di Bond, tipo Goldfinger (1964), ecco: continuai con quel tono.

Mi immaginai come dovesse essere il terzo atto e a quel punto Ronnie me lo strappò di mano, di nuovo, e corse via a cercare qualcuno che gli scrivesse il terzo atto, e di nuovo non trovò nessuno. Quindi tornò di nuovo da me, io mi sedetti e scrissi il terzo atto come richiesto. Ronnie si prese il copione e passò anni a girare la città in cerca di un contratto. Finalmente riuscì a trovare i finanziamenti per il film, ma quelli ora coinvolti nel progetto riscrissero il terzo atto, in modo incoerente secondo me. Così i primi due atti sono più o meno opera mia e di Dick, il terzo è di Ronnie Shusett.»

Dan O’Bannon è così, ha solo belle parole per amici e colleghi…

Quando si è svolto tutto questo lavoro su una sceneggiatura su cui i due si sono impegnati solo dal 1979 del dopo-Alien? Visto che solo dal 1980 comincia l’interesse delle case cinematografiche per il film, e risale al settembre di quell’anno la registrazione del copyright del racconto di Dick a nome Shusett, possiamo immaginare che sia stato tutto abbastanza veloce. Per quanto riguarda l’esclusione finale di Dan dal progetto, in un’intervista del giugno 1983 risulta ancora legato alla produzione del film mentre in quella citata dell’agosto 1984 è ormai fuori: probabilmente fra queste due date si è consumata la definitiva rottura con Shusett.


La prima stesura

Dopo l’uscita al cinema di Total Recall il giornalista Carl Brandon di “Cinefantastique” (il cui pezzo apparirà nell’aprile 1991) ha l’ingrato compito di raccogliere la lamentele e geremiadi di O’Bannon, ma a sorpresa ci fornisce un regalo inaspettato: la vera trama del film, così come l’aveva concepita Dan nella sua prima stesura.

Tracce della piramide di Dan

Quail è un super-agente segreto terrestre che continua a sognare una struttura marziana che non ha mai visto: una piramide. Data la passione di Dan per le piramidi, non facciamo fatica a sentire la sua mano nel testo: chissà che non cercasse di rifarsi della cancellazione della piramide di Alien. Il risultato però è lo stesso, e anche in questo caso la piramide viene cancellata, sebbene nella locandina originale rimangano tracce di forme piramidali.

Sbarcato sul pianeta rosso ed entrato nella struttura, Quail scopre una terribile verità: era già stato lì… ed era stato ucciso. La piramide ha creato una copia sintetica dell’uomo, e il protagonista è quella copia. Essendo invincibile, in quanto in grado di anticipare il pericolo, il Governo terrestre ha pensato bene di cancellargli la memoria così da renderlo innocuo: l’unico modo per neutralizzare un super-agente invincibile è fargli credere di essere un tizio qualunque.

Raggiunto l’apice della tensione, Quail mette la sua mano sull’oggetto marziano contenuto nella piramide – che ha il calco preciso della sua mano – ed ottiene la “memoria totale” (total recall), scoprendo la sua vera identità:

«È la resurrezione della razza marziana in un corpo sintetico. Si gira e dice agli altri personaggi: “Sarà divertente essere Dio”.»

Quando sul grande schermo O’Bannon ha visto il film completato, di cui ormai non aveva più saputo niente da anni, è rimasto profondamente deluso dal finale diverso dal suo. L’emozione finale è data… dall’aria che invade Marte!

«A chi importa? Per caso il film si chiama Aria? Per caso si chiama Pressione? No, il film si chiama Memoria totale… Il finale doveva riguardare l’incredibile rivelazione sull’identità dell’eroe, che gli arriva in forma di memoria.»

La lunga lamentela del nostro Dan si chiude con il giornalista che gli chiede come avrebbe diretto lui il film: con un altro attore, con la musica più bassa e con un altro finale. «Allora sì che avreste avuto un film decente».

Al di là dei rimbrotti e dei capricci, va notato che la “versione di Dan” del film sarebbe stata molto più fedele al racconto dickiano, dove in effetti una delle verità prevede che Quail sia l’unico umano capace di impedire l’invasione marziana della Terra, cioè una figura quasi divina. Questo però non vuol dire che poi al cinema una trovata del genere avrebbe funzionato, e oggi possiamo essere contenti che la trama sia cambiata solo perché sappiamo essere stata poi un successo: e se invece avesse fallito? Se Total Recall fosse stato uno dei tanti enormi buchi nell’acqua che hanno funestato i primi anni Novanta? Chissà, magari poi sarebbero tornati tutti in ginocchio da Dan, a chiedergli se ci faceva entrare nella sua piramide.

(continua)


Fonti

  • Carl Brandon, Dan O’Bannon on Why it doesn’t Work, da “Cinefantastique”, vol. 21, n. 5 (aprile 1991)
  • Kris Gilpin, Return of the Living Dead, da “The Splatter Times” n. 5 (inverno 1984)
  • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
  • Will Murray, Writing “Total Recall”, da “Starlog” n. 159 (ottobre 1990)

L.

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9 risposte a Total Recall 3. La versione di Dan

  1. Cassidy ha detto:

    Aspettato l’arrivo di Dan e della sua mania per le piramidi, cinque altissimo per aver ricordato lo “schiaffo morale” di Carpenter, che su Marte ci è andato alla faccia dell’ex amico 😉 Comunque la scottatura di “Alien” non è servita poi molto a O’Bannon, doveva proprio sbatterci sempre il naso il ragazzo. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni intervista che trovo con O’Bannon è oro puro: riesce sempre in poche parole ad insultare tutti e a far sapere che lui avrebbe fatto meglio, qualsiasi cosa in qualsiasi campo 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Anche se, in effetti, la “versione di Dan” non era male considerando la maggior fedeltà all’opera di Dick 😉 Però il grosso del pubblico andava principalmente a vedere il nuovo fantakolossal con Schwarzenegger diretto dal regista di Robocop, senza nemmeno sapere chi fosse Dick, ragion per cui i “nobili” intenti di Dan sarebbero probabilmente naufragati nel nulla: non conoscendo l’impostazione generale e il finale voluti dall’autore del romanzo, avrebbe fatto davvero differenza per lo spettatore generalista trovare su grande schermo la versione originale (senza il ripristino dell’atmosfera marziana così odiato da O’ Bannon? Come il resto del film) al posto di quella solo liberamente ispirata? Mi permetto di dubitarne..

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Come sempre Dan parla con passione autentica ma dimostra di non avere il polso del periodo in cui lavora. E’ come quando per Alien voleva la stop motion, non rendendosi conto che il cinema fantastico stava andando altrove.
        L’insuccesso di “Blade Runner” aveva di nuovo chiuso Dick nel ripostiglio, dove temo si trovi ancora, visto il grado di fedeltà dei film che millantano di essere tratti da sue opere: Dan aveva pensato ad un copione fedele ad un autore che nessuno spettatore conosceva, quindi l’intento è lodevole ma è la situazione che non va bene.
        Mi viene da fare un paragone con Steven de Souza alle prese con Stephen King: se “L’implacabile” fosse stato fedele al romanzo originale, temo non se lo sarebbe visto nessuno, perché è un gusto anni Settanta che temo avrebbe fallito nel 1987. Invece Steven ci mette roba che esplode e Schwarzy che mena la gente, ed è esattamente quello che all’epoca il pubblico vuole. La storia non ha né la profondità del romanzo né la sua grandiosità (la scena finale è così enorme che nessun film potrebbe mai anche solo avvicinarglisi), ma funziona perché in quel momento il pubblico vuole Arnie che mena la gente: non accetta altro da lui. Quando poi nei Novanta il pubblico volterà le spalle agli eroi d’azione anni Ottanta, il povero de Souza avrà tempo di fallire, visto che purtroppo ci si ritrova spesso a lavorare insieme.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Fantasmi da Marte: come far sbadigliare una giovane gracula con Carpenter… quanto non mi è piaciuto, quel film!

    Riguardo Dan Dan, rimane ovviamente il dubbio di quanto ci sia di vero in ciò che dice; di sicuro non apprezzo l’idea di lavorare a una storia come se fosse un copia e incolla di modelli narrativi: un po’ di Casablanca, un po’ di James Bond… manca solo agitare, non mescolare 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ sempre difficile capire quanto nelle dichiarazioni di Dan ci sia di livore verso i colleghi e quanto di vero, ma visto il grado di “originalità” di Dan non mi stupisce che stesse prendendo pezzi di qua e di là 😛
      “Fantasmi da Marte” l’ho visto anch’io al cinema (a memoria credo sia stato il mio unico Carpenter su grande schermo) e mentirei se dicessi che ne sono uscito soddisfatto, ma con il senno di poi l’ho rivalutato: il cinema da allora è caduto così in basso che quel film ha acquistato molti punti 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Riprendo la vostra discussione su Fantasmi su Marte, sono del partito graculiano e del giovane Lucius, mi vengono i colpi di sonno solo a leggerne il titolo! Chissà se a rivederlo oggi lo rivaluterei…ma non correrò il rischio! 🙂
        Comunque O’Bannon ormai è una presenza talmente costante e verso cui proviamo affetto ai limiti dell’amorevole…che a San Valentino non poteva mancare! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Un atto d’amore verso il secondo ego più grande dell’universo 😛

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  3. Pingback: Total Recall 4. Un canadese su Marte (1) | Il Zinefilo

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