Total Recall 20. È così che Marte finisce

Ultima puntata di questo viaggio, così da chiudere con venti capitoli tondi tondi e con il mese di giugno. A luglio si partirà per un altro viaggio, che non solo ci riporterà sulla Terra… ma anche sotto terra!

Intanto avevamo lasciato i fratelli Weinstein nel 2002, con i portafogli vuoti, a disperarsi perché Schwarzenegger dopo anni in cui si è mostrato interessato (forse non in modo sincero) è ormai sfumato. Loro non lo sanno, ma di lì a pochi mesi l’attore austriaco annuncerà la propria entrata in politica e quindi è davvero fuori da ogni gioco cinematografico. (Infatti l’unico Terminator in cui non appare è il quarto episodio, in piena carica politica, dove viene usato un suo “doppio” giovane fatto al computer.)

Persa ogni speranza, la Dimension Films tenta il tutto per tutto, e per non rinunciare completamente a Total Recall 2 compie un gesto inconsulto: richiama Ronald Shusett.


Verrà la fine
e avrà gli occhi di Shusett

Parlando con David Hughes, che poi ha riportato tutto nello splendido saggio Tales from Development Hell (2003) che ho usato come guida per questo lungo speciale, Ronald “Ron” Shusett e William Goldman (non si sa chi dei due sia a parlare) raccontano:

«[Quelli della Dimension Films] Ci hanno chiamati e ci hanno detto: “Ecco le idee di Matt [Cirulnick]: infilateci quelle vostre scene d’azione che ci piacciono tanto”. Questo perché, come per il primo film, avevamo un sacco di idee inedite da effetti speciali, alcune umoristiche e altre bizzarre. Ci hanno detto. “Potete infilarle nel copione di Matt?”. E noi: “Sì, certo”.»

Come mai i produttori avevano chiesto a Cirulnick di riscrivere il copione abbassando drasticamente il costo del film, e invece poi a Ron e Will hanno chiesto di aggiungere le loro matte scene di costosi effetti speciali? Va sempre ricordato che la credibilità delle affermazioni di Shusett è come l’IVA: intorno al 20%. Non a caso Ron ci informa che il nuovo copione piace a tutti, Weinstein compresi, ma mentre tutti battono le mani Schwarzenegger boccia di nuovo la storia. Ma non era andato via? Perché è ancora alla Dimension a bocciare copioni?

Gli anni passano e chi non muore si rivede: a volte si rivede anche chi muore. Per esempio la Carolco, la cui morte epocale scosse dalle fondamenta il mondo del cinema, segnando la perdita dell’innocenza e l’inizio della “frugalità”: i fondatori Andrew G. Vajna e Mario Kassar tornano ad unire le loro forze e fondano la C2 Productions. Si sentono riverginati, tutti gli errori del passato sono dimenticati così che si possono ripetere identici. I due produttori sono fermi agli anni Ottanta, come se neanche si fossero accorti della mattonata che hanno preso con il super-costosissimo Rambo III (1988): il cinema nel frattempo è cambiato profondamente, siamo nel 2002 e a breve comincerà l’esodo in Romania e Bulgaria. Il cinema non ha più un soldo, e dal 1990 nessuno vuole più i film di Schwarzenegger. Cosa fa la neonata C2? Un film super-costoso con Schwarzenegger.

Compra i diritti del marchio “Terminator” e supera addirittura la somma degli errori commessi finora: Terminator 3 (2003) costerà l’abominevole cifra di duecento milioni di dollari e a vederlo in sala appena uscito non ci andranno manco Vajna e Kassar, perché si vergognavano anche ad uscire di casa. La C2 è morta prima ancora di nascere, ma i due geni del cinema hanno un’ultima idea: vuoi vedere che con Basic Instinct 2 (2006) andrà meglio? La coronazione perfetta della loro carriera sarebbe stato un grandioso Showgirls 2

Un giorno uno psicologo bravo, ma bravo sul serio, ci dovrà spiegare perché Schwarzenegger abbia preso così tante decisioni sbagliate ma non quella di fare Total Recall 2: se avesse accettato già nel 1994 o ancora nel 1998, forse (ed è un “forse” titanico) qualcosa di buono ne sarebbe venuto, invece ha accettato ogni più ignominioso film – compreso uno dove rimane incinto – ma non quel seguito. Chissà che parametro avrà utilizzato per le sue scelte.

Comunque nel 2002 Vajna e Kassar hanno ancora la falsa ed inspiegabile convinzione di essere professionalmente vivi, così appena acquistato il marchio “Terminator” vanno a bussare alla Dimension Films: per caso vi avanza un marchio “Total Recall”? Facciamo a scambio con figurine Panini? Non sembrano esserci notizie sicure ma pare che dopo un po’ di contrattazione quell’accordo non sia stato fatto: i fratelli Weinstein ormai sono così affezionati ad un marchio che sta lì morto da anni che proprio non ce la fanno a separarsene.

Mentre la Dimension tratta con la C2 Pictures, intanto i poveri Weinstein hanno alla porta Shusett e Goldman che continuano a citofonare: si presentano con continue revisioni della sceneggiatura, ancora più idee divertenti, spettacolari, inedite, super-mega-fantastilose: «Speriamo di scioccare il pubblico», rivela Ron a Hughes, sperando ancora che Schwarzenegger partecipi al progetto malgrado all’epoca di quest’ultima dichiarazione fosse già entrato in politica. (Magari Ron sperava perdesse le elezioni.)

Arnold invece vince le elezioni e finalmente accantona una carriera cinematografica ormai più che appannata. Passano anni e a parte un ristretto numero di sceneggiatori e produttori nessuno pensa più a Total Recall, finché nel maggio del 2011 a sorpresa la Dynamite Entertainment presenta un fumetto sorprendente: una saga di quattro numeri in cui Vince Moore ha l’ingrato compito di concretizzare un progetto che da vent’anni non conosceva altro che fallimenti. Cioè il seguito del film del 1990.


“Total Recall 2” a fumetti

Marte, 15 marzo 2084. Il pianeta rosso ha finalmente l’aria e il cielo azzurro, mentre Quaid si sbaciucchia Melina sperando che non sia tutto un sogno. Però è un bacio amaro, perché Quaid si rende conto che si è avverato tutto ciò che McClane gli aveva promesso alla Rekall: «Melina, fino a sei settimane fa io non ero reale, ero il sogno di qualcun altro. Sono contento di essere vivo, contento di averti, ma… cosa devo fare ora?» Non c’è tempo di rispondere a questa domanda filosofica, perché i soldati continuano a sparare e a falcidiare i ribelli, malgrado la morte di Cohaagen.

Raggiunto il capo delle guardie – quello che nel film è interpretato da Marc Alaimo! – Quaid scopre che Marte è ancora sotto la Legge Marziale, perché la morte del capo Kuato ha dato mano libera ad ogni cellula ribelle di attaccare a piacimento, senza più un condottiero ad organizzare tutti. Stabilita una pace tra guardie e ribelli, con Quaid come “ambasciatore”, la situazione torna esplosiva con l’arrivo dei nuovi amministratori del Governo di Marte: Milos e Vila Cohaagen, i figli del morto.

Gli scontri con i ribelli riprendono e sono sempre più sanguinosi, intanto alcuni mutanti telepati muoiono (non si sa perché) mentre uno di loro aziona un secondo e terzo macchinario come quello azionato da Quaid nel primo film, e così oltre all’aria… tornano pure i marziani! Sono pacifici ma i rapporti saranno tesi, finché Quaid, Melina e i ribelli non riusciranno ad annientare i nuovi Cohaagen, dando il via ad una nuova èra di pace per Marte. E tornano a baciarsi davanti al cielo azzurro.

Intervistato da CBR.com il 27 aprile 2011, Vince Moore mette subito le mani avanti:

«Con soli quattro numeri a disposizione non avevo molto spazio per approfondire, anche se mi sarebbe piaciuto: come per esempio il passato di Quaid come Hauser. Comunque se le vendite saranno buone forse la Dynamite e i possessori del marchio “Total Recall” si convinceranno a mettere in programma nuovi numeri. Allora sì che potrò studiare il ritorno in azione di Hauser.»

Non è andata così. Forse le vendite non hanno raggiunto il risultato sperato, forse una trama che non ha nulla dello spirito del primo film – in quanto focalizzata sulla lotta di liberazione di Marte e non sul recupero dell’identità perduta del protagonista – non è piaciuta ai lettori o forse l’insieme di questi fattori: sta di fatto che dopo l’agosto 2011 in cui esce il quarto ed ultimo numero della saga, il marchio scompare dai cataloghi Dynamite. E parliamo di una casa che da quindici anni conserva gelosamente i suoi marchi.


Non con un botto

«È così che il mondo finisce / Non con un botto ma con un piagnucolio», scriveva T.S. Eliot alla fine del suo poema The Hollow Men (1925).

Purtroppo questa storia finisce così. David Hughes ha pubblicato il suo splendido lavoro di ricerca nel 2003 e quel che è successo dopo nessun lo sa. Si sa solo che quell’anno il giovane illustratore Len Wiseman sale di livello e dirigendo Underworld (2003) fa il botto: ora che può sognare in grande, comincia a prendere appunti di idee che un giorno potrebbero servire per un grande film di fantascienza ambientato nel futuro. Un film che sarà Total Recall (2012), di cui parlerò a parte lunedì prossimo.

Cosa ne è stato della Dimension Films che deteneva i diritti del marchio? Non si sa, ora c’è la Original Film che per la Sony Pictures produce il film insieme alla Prime Focus. Nelle interviste nessuno si lascia scappare che da ventidue anni si stava cercando di portare di nuovo Quaid sullo schermo (sebbene nessuno avesse mai pensato ad un remake), né si accenna ad alcun precedente problema di produzione. In realtà a parte superficiali dichiarazioni prestampate non abbiamo altro: l’uscita del film del 2012 è stata salutata dall’indifferenza più totale, e un minuto dopo la sua sepoltura è stata eseguita senza una parola di commiato. Se non critiche da chiunque.

È così che finisce questa avventura marziana: non con una memoria totale ma con un piagnucolio. Quello di Ronald Shusett, che afferma ancora di essere autore di Total Recall.


Fonti

  • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
  • Steve Sunu, Vincent Moore has “Total Recall”, da “CBR.com” (27 aprile 2011)

L.

– L’intero ciclo:

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22 risposte a Total Recall 20. È così che Marte finisce

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ma Schwarzy non era quello del teorema tutto matto dove “Base per altezza diviso due = numero dei biglietti venduti nel primo weekend. Se maggiore di pi greco mezzi allora il film vale la pena di essere interpretato”.

    Probabilmente fare il gemello di De Vito, il vestirsi da donna e partorire (aiutato sempre da De Vito!) o sputt@nare uno dei totem (T-800) della tua carriera con seguiti man mano più ignobili rientravano perfettamente nel teorema. Ho scorso velocemente la sua filmografia: dal 1994 (TRUE LIES, ultimo suo film valido) al 2019 (il Terminator tappezziere! Dio mio… E io lo spernacchiavo per gli occhiali alla Elton John in “T3″…) il buon Arnold non ha beccato mezzo titolo! To’, salvo giusto “Giorni Contati” perché è il meno peggio degli altri e la saga de “I Mercenari” per questioni di cuore.
    Peccato… Veramente peccato…

    Concordo con te. Non dico che “Atto di forza 2” sarebbe stato sicuramente un successone, ma nel mare magnum di schifezze non credo che questo film in particolare potesse sfigurare nel suo curriculum. Sopratutto dopo una serie di flop pesanti messi in fila uno dopo l’altro perché non provare con un titolo “sicuro”? Solo per orgoglio? O c’è ancora puzza di menzogna?

    Gran bel viaggio Lucius! Grazie.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie a te per aver partecipato al viaggio ^_^
      E pensa che io annovero “True Lies” fra i film sbagliati, visto che ripeteva fuori tempo massimo cose che non andavano più di moda. (Mi annoiai a morte, quel 1994: credo sia stato il primo film d’azione in cui guardavo l’orologio e dicevo “ma quando finisce?”) A parte il mio giudizio, che non ha valore, è innegabile che True Lies sia andato male: non perché non abbia guadagnato, ma perché non ha guadagnato quanto speravano: era chiaro a tutti che rispetto ai film di Schwarzy precedenti era stato un flop, infatti Cameron ha detto “ciao ciao” all’action e ha puntato sul romance, che vende sempre e pure tanto.
      Ne “I Mercenari” Schwarzy fa solo un’ospitata, anche un po’ puzzosa: nel primo fa una passata come a dire “A sfigati!”, poi ha visto che l’operazione è piaciuta ed è rimasto di più nel secondo. Non li chiamerei proprio suoi film 😛

      “Atto di forza” è stato l’ultimo film di un’epoca: qualsiasi tentativo di rifarlo nell’epoca successiva è votato al disastro. Però nel 1994 forse in mano a bravi autori qualcosa si poteva ancora salvare; nel 1998 era già più a rischio perché si tendeva a fare cose tremendamente “modaiole” e che quindi invecchiavano male, ma è matematicamente certo che dopo il Duemila neanche gli dèi avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di buono da Total Recall. E visto che Arnold nella sua biografia si fregia di snocciolare quelle formule matematiche a cui facevi riferimento, mi stupisce che non se ne sia accorto. Infatti quella roba matematica la racconta parlando del 1990, mica del 2000 😛

      Rimane il mistero: perché accettare film altamente discutibili e non Total Recall 2? Forse la tesi di “Il 6° giorno” è l’unica plausibile: ha preferito fare una sorta di seguito slegato così come Spielberg ha fatto “Minority Report” come film a sé stante. Solo che a Spielberg è andata uno zinzinino meglio di Schwarzy 😀

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      • Cassidy ha detto:

        La verità è che Arnold avrebbe dovuto finire a fare il presidente (come pronosticato dai SImpson e da “Demolition Man”) ok non è nato negli Stati Uniti, ma la direzione era quella. Aveva preparato tutta la prima parte della sua carriera alla grande, infatti la sua filmografia era impeccabile, dopo la politica invece decisamente no. Quella doveva essere la fine della storia: presidente Arnold Beckenbauer, Schwarzenegger (Salute!). Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se mai qualcuno avesse trovato “risibile” (alla Monty Python) uno Schwarzy for President, dopo Trump credo che ora tutti lo invochino. Sarebbe stato un Presidente moderato ed illuminato, che alla fine del suo primo mandato avrebbe detto… I’ll be back 😀

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      • Vasquez ha detto:

        @Cassidy: mi ha sempre fatto ridere tantissimo quella battuta in Last Action Hero! Sarà pure perché per scrivere il cognome di Arnold io devo ancora consultare la guida apposita. E suppongo che in inglese non citino Beckenbauer…fa ridere lo stesso?
        Comunque io vado alla Recall a farmi impiantare il ricordo di Arnoldone presidente, con un cognome facile da scrivere e da pronunciare come quello di Donald Duck 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Scommetti che ti insegno un modo per ricordarti la grafia del nome?
        Anni fa su Tele+ ho visto il film russo “Luna Park” (1992), un ritratto tagliente della neonata “Russia post-comunista” vista da un naziskin… che scopre di essere figlio di un ebreo!
        Uno degli amici del protagonista gli fa un indovinello: (specifico che uso il linguaggio colorito come citazione, non perché condivida il disprezzo delle parole usate): «Cosa nasce se un’ebrea si accoppia con un negro? Schwarz-Negger»!
        Ecco, aggiungi una “e” al posto del trattino e scommetti che ricorderai sempre la grafia? 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Ti farò sapere se funziona! 😉

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  2. Il Moro ha detto:

    Non conoscevo il fumetto, ma la trama che hai raccontato è dieci volte meno interessante della prima teoria di sceneggiatura di cui hai parlato nel post precedente.
    Comunque grazie a te ho imparato a odiare Ronald Sushett, del quale prima non conoscevo nemmeno l’esistenza! XD
    Da grandissimo amante dei film di Schwarzy da ragazzino, assistere alla sua parabola discendente mi ha fatto male al cuore. Quando è entrato in politica ero quasi contento, almeno non avrebbe più infangato sé stesso con film tremendi. Però devo ammettere che quelli comici con De Vito e Un Poliziotto Alle Elementari mi sono dispiaciuti meno di altri, almeno sono riusciti a essere quello che volevano essere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quei film li considero ancora nella “parte buona” di Schwarzy, quando cercava di passare alla commedia come il suo collega Sly 😛

      Se mai ti capitasse un qualsiasi documentario su “Alien”, Shusett lo riconosci subito: dopo che Dan O’Bannon ha detto che ha inventato tutto lui, Ron è il secondo a dire che ha inventato tutto lui, poi si passa a Ridley Scott che – indovina un po’? – ha inventato tutto lui. La Trinità di Alien non sgarra mai, non esiste documentario senza la tripletta di dichiarazioni, e nessun giornalista si azzarda a chiedere loro “Ma cosa, precisamente, hai inventato?” perché allora la faccenda si farebbe imbarazzante 😀

      Il fumetto è troppo legato ai personaggi del film quando invece avrebbe dovuto inventare completamente, essere libero di prendere un tema vecchio di vent’anni, di nessun interesse per qualsiasi lettore del 2011, e reinventarlo, reinterpretarlo, invece si limita a rimanere ancorato ad un solo aspetto del film, quello più marginale, e davvero delude.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Noi che siamo “affascinanti uomini maturi” (cioè siamo vecchi!) ce lo ricordiamo benissimo il tormentone di Gianfranco d’Angelo/Pippo Baudo al DRIVE IN:
        “L’ho inventato io!”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaah che sei andato a ricordarmi!!! 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        @Lucius un paio di settimane fa è morto Roberto Gervaso. Grande giornalista, proficuo scrittore, intellettuale,…
        Sai cosa fu la prima cosa che mi venne in mente? Il DRIVE IN e d’Angelo che lo imitava (Gervasetto) facendo le finte interviste alla Carrà, alla Ripa di Meana,… I “baffetti da sparviero”
        Confermo ancora una volta che sono una brutta persona…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In tutti questi anni l’unica cosa che mi ha informato dell’esistenza di Gervaso è stata proprio la parodia di D’Angelo! Non seguendo né i suoi libri né le sue apparizioni TV, senza Drive In non avrei mai saputo della sua esistenza, quindi un po’ di servizio gliel’ha fatto 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    “Atto di Forza 2” non è finito con il botto, ma questa tua rubrica marziana termina tra gli applausi, un gran bel viaggio 😉 Il fumetto è sembrato molto frettoloso anche anche a me, la parte migliore restano le copertine disegnate da Darick Robertson e poco altro, il remake senza Marte non ha nemmeno senso di essere ricordato, infatti la ReKall lo ha cancellato dalla sua lista di ricordi impiantabili 😉 Cheers!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Nonostante la briosità che mi trasmettono i fumetti (in generale e sovente anche in particolare), quando arrivo al termine di un viaggio il sentimento prevalente è la malinconia, non per forza da interpretare negativamente, e poi…già dalla prossima settimana si ricomincia con un nuovo girovagare! 🙂
    Per ora dico solo…grazie per le tappe di questo itinerario marziano, in barba alla quarantena ( 🙂 )!

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  5. jenapistol ha detto:

    Ah che bel viaggio grazie,in un’altro post mi ero lamentato della scarsita di contenuti speciali nel blu-ray,ma con questo speciale ho riempito il vuoto grazie. Ronald Shusett mi ha fatto sorridere fino alla fine. Aborro il sequel a fumetti o qualsiasi altra cosa che derivi da questo meraviglioso film. Certo che se Arnold avesse accettato The Rock…,forse,dopo aver salvato Marte avrebbe salvato anche la Terra in armaggeddon chissa…

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  6. Giuseppe ha detto:

    Alla fine la montagna (parlando di Marte, l’Olympus Mons) ha partorito il classico topolino, che in questo caso ha preso la forma di fumetto nemmeno troppo ispirato: tra le altre cose mi affascinava l’idea del ritorno degli antichi marziani, intendiamoci, ma che in Totall Recall si parlasse pure di loro temo lo ricordassimo -dopo più di vent’anni- giusto noi spettatori del film… dove invece, probabilmente, molti lettori Dynamite contemporanei non sono nemmeno a conoscenza del fatto che il film esista, come il mancato successo della miniserie sembra aver dimostrato.
    Adesso si torna sulla Terra, quindi, ma fino a qui abbiamo fatto un buon viaggio e adesso ci prepariamo per il prossimo 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Paradossalmente il fumetto richiama l’idea dei primi abitanti di Marte che attinge proprio a Dick, in special modo al romanzo “Noi Marziani”, ma li ritrae come i soliti “omini verdi buoni”, mentre i marziani dickiani sono molto più simili ai mutanti di Total Recall.
      Un film come quello non va toccato, come in effetti non va toccato mai nessun film di così grande successo: per fortuna ci è stato risparmiato un “Total Recall 2”: questa è la morale della fine del viaggio ^_^

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