Total Recall 17. Andare oltre Marte

Stando alla biografia di Arnold Schwarzenegger, Total Recall si piazza al primo posto degli incassi sin dalla prima settimana di proiezione e si guadagna il record di «numero uno di tutti i week-end di uscita in ogni tempo per un film che non fosse un sequel». Con 28 milioni di dollari incassati nei primi tre giorni e sulla giusta via per i 120 totali nell’anno, nei soli Stati Uniti. Per i criteri del cinema del Duemila è quasi obbligatorio mettere subito in cantiere un seguito, ma nel 1990 la situazione era molto diversa.


Il rapporto di minoranza
di Goldman

Intervistato da David Hughes per Tales From Development Hell (2003) – da cui ho tradotto tutte le dichiarazioni che seguiranno – l’unico sceneggiatore che abbia davvero scritto il film che abbiamo visto, cioè Gary Goldman, racconta che nessuno degli attori protagonisti di Total Recall era disposto a tornare per un ipotetico seguito, semplicemente perché nel 1990 vigeva il preconcetto per cui un sequel è una scelta di carriera squalificante, trattandosi in genere di prodotti di pessima fattura che “sporcano” i curriculum. Eccezioni come Aliens (1986) o l’imminente Terminator 2 (1991) erano appunto solo questo, eccezioni. Non la regola.

Goldman però non ci sta ad abbandonare l’idea e comincia davvero a pensare ad un seguito, e come primo passo acquista i diritti di un altro racconto di Philip K. Dick, che potrebbe tornare utile: un certo Minority Report. Apparso su “Fantastic Universe” nel gennaio 1956, arriva in Italia nel 1965 come appendice di “Urania” (Mondadori) n. 385, con il titolo Rapporto di minoranza, pronto ad essere più e più volte ritradotto e ristampato.

Animato da un’ambizione destinata a rimanere insoddisfatta, Goldman va da Paul Verhoeven a chiedergli se vuole essere produttore esecutivo di un film a basso budget diretto da Goldman stesso, conscio che avere un nome importante collegato in qualsiasi modo sarebbe già un bel lancio. «Paul ha letto il racconto, gli è piaciuto ed ha accettato di aiutarmi, chiedendomi se avevo pensato al fatto che la trama sembrasse perfetta per essere un seguito di Total Recall». In effetti nel film di Verhoeven si parla di mutanti che possono leggere nella mente, anche se è un elemento marginale: svilupparlo in un seguito e rendere questi mutanti i chiaroveggenti che predicono i crimini futuri di Minority Report potrebbe essere l’idea per il seguito che Goldman cercava. Solo che adesso lo sceneggiatore si ritrova combattuto fra due scelte: proseguire con l’idea di scrivere e dirigere un piccolo film da quel racconto di Dick od usarlo per il grande seguito di Total Recall?

«A quel tempo lavoravo ancora con Paul e la Carolco. Abbiamo lavorato insieme per Basic Instinct che si è trasformato nel film di maggior successo di quell’anno [il 1992], e intanto avevo riscritto Crusade [che non uscirà mai, come già raccontato. Nota etrusca], quindi sembrava che il seguito di Total Recall fosse una cosa sicura, un progetto che potesse andare subito in produzione per poi diventare un grande successo. Decisi che era un’opportunità troppo buona per lasciarsela sfuggire.»

Mentre Goldman prende un foglio e scrive “Total Recall 2”, pronto a creare il seguito del grande successo del 1990, il destino bussa alla porta: e il Fato ha l’aspetto di Ronald Shusett, il virus che infesta il cinema di serie A dagli anni Settanta. Agli allibiti Verhoeven e Goldman l’ubiquo Shusett mostra il proprio contratto stipulato con la Carolco, il quale prevede che qualsiasi idea di un seguito di Total Recall deve avere il suo permesso. Il Titanic comincia ad incrinarsi…


Ron Shusett colpisce ancora

Shusett si dimostra subito ben disposto all’idea di un seguito del film, e visto che sono rimasti in buoni rapporti lui e Goldman stipulano un patto: scriveranno insieme questo seguito, ma tutti gli altri seguiti saranno opera del solo Goldman. Il quale evidentemente non ha ancora capito che brutta fine faccia chi “stringe patti” con Shusett.

Intervistato sempre da Hughes, Ron racconta di un rapporto subito idilliaco e fruttuoso:

«Ci abbiamo lavorato insieme [al seguito del film] ed è diventata una splendida storia. Sarebbe stata interpretata da Arnold e diretta da Paul Verhoeven. Poi però appena finita di scrivere la Carolco è andata in bancarotta».

Come mai a Goldman tutti rispondevano che non avrebbero interpretato un seguito del film mentre Shusett era sicuro che l’avrebbero fatto? I misteri di Ron non finiscono mai di stupire.

Con la fine della Carolco nel 1995 ogni sogno di grandezza svanisce: addirittura pare che molto del compenso dovuto a Shusett e Goldman sia stato sospeso, e tutto ciò che è rimasto in mano ai due sono stati i diritti del seguito di Total Recall, che però a questo punto Goldman dice di non essere più interessato a fare. E per magia il progetto finisce nelle mani della 20th Century Fox: chi ce l’ha portato? L’interrogativo tira fuori per la prima volta la cattiveria da Verhoeven:

«Qualcuno di cui non farò il nome l’ha portato via [il progetto del seguito], qualcuno sul cui libro paga sono stato anch’io, come Giuda. Così in un modo truffaldino il progetto dalla Carolco è finito nelle mani di Jan de Bont.»

È la prima volta che trovo dell’acredine in una dichiarazione del regista, segno che la questione l’ha molto scottato: qualcuno per cui ha lavorato in precedenza ha preso il seguito di Total Recall e l’ha dato a Jan de Bont in modo non limpido? Non si sa, ma va ricordato che de Bont era fra gli unici tre numeri di telefono nell’agenda di Verhoeven quando è arrivato negli Stati Uniti, come raccontato, segno di un’amicizia più che di una conoscenza nata dall’essere connazionali, e il giovane tecnico del cinema è appena esploso a livello mondiale dirigendo Speed (1994). Anche se “partito tardi” rispetto a Paul, l’olandese Jan ne seguirà i passi visto che dopo un altro grande successo come Twister (1996) sarà tutta in discesa e poi l’oblio con l’arrivo del Duemila.

Jan de Bont e Paul Verhoeven, amici-nemici fregati entrambi da Hollywood

Qualunque sia stato l’evento che ha tanto infastidito Verhoeven, sta di fatto che mentre lui sta dirigendo Showgirls (1995), il cui insuccesso darà una sonora batosta alla sua carriera, un altro insuccesso ha invece chiuso un’altra carriera: quella di Ron Shusett, che dopo aver perso tutte le proprie carte con lo sfacelo intitolato Freejack (1992) non ha altro in mano. Un seguito di Total Recall al cinema è per lui un obiettivo della massima importanza.

Quando ancora Freejack sembrava un film con qualche possibilità, Will Murray di “Starlog” va ad intervistare Shusett ed ottiene addirittura il titolo del fantomatico seguito di Total Recall di cui non esiste ancora nulla: Red Dust of Mars.

«Ho una grande idea per il seguito: non voglio rivelare troppo ma sarà meraviglioso. Sarà tutto incentrato su Doug Quaid. Se ricordi, non ha mai ottenuto indietro la sua vera identità, perché non vuole più essere Hauser. La storia prevede che ci siano altri oscuri segreti nella sua mente di cui lui ancora non è a conoscenza. E dovrà scoprirli in fretta.»

Al che il giornalista gli fa notare che Arnold Schwarzenegger ha appena dichiarato pubblicamente che non prenderà più parte a seguiti – buon proposito che rinnegherà una volta distrutta la carriera, e quindi vai con Terminator come se piovesse – ma Shusett non si scompone:

«Arnold l’ha detto ma spero che non sia vero. Credo che sia così esausto dalla lavorazione di Total Recall che l’ultima cosa che vuole è girarne un altro. Sta andando bene con il seguito di Terminator, quindi penso che farà anche quello di Total Recall, specialmente se arriveranno tempi in cui cercherà un altro successo.»

La piccola cattiveria si è rivelata vera! Comunque Shusett afferma che non si potrebbe fare il seguito senza Arnold, e per fortuna il finale del film di Verhoeven regala alla produzione il sistema per tenere bassi i costi: l’immissione di aria su Marte lo rende un pianeta “normale”, quindi basta girare nel deserto dell’Arizona e si hanno esterni a basso prezzo.

Prima che nel 1995 il crollo della Carolco blocchi tutto, devono essere girate molte voci nell’ambiente sul ritorno di Total Recall al cinema, voci giunte… fin nello spazio!


Total Deep Space Recall

Sarà un caso, ma il 24 ottobre 1994, proprio mentre sono in corso le trattative per decidere il futuro di Total Recall, va in onda l’episodio 3×05 della serie televisiva “Star Trek: Deep Space Nine” con una trama curiosa: la versione trekkiana di Total Recall!

Il maggiore Kira come Doug Quaid!

Lo sceneggiatore Robert Hewitt Wolfe, che in seguito ci ha regalato quel gioiello di “Andromeda”, ci racconta del maggiore Kira (Nana Visitor) che viene raggelata dallo scoprire che la sua vita era solo una copertura: in realtà lei è un agente segreto cardassiano di nome Iliana che si è sottoposta ad un rimaneggiamento della memoria per infiltrarsi nella resistenza bajoriana. E se non crede alle parole dei suoi “veri” connazionali, allora… crederà alle proprie. Un filmato con lei stessa che dal passato le racconta del cambio d’identità – e richiede indietro il proprio corpo! – dovrebbero essere la prova definitiva. Infatti Kira vacilla.

Un altro video-messaggio alla Hauser

Forse informato sulla difficile gestazione di un seguito del film di Verhoeven, Wolfe si diverte a rielaborarne il succo e a rendere Kira una novella Quaid, anche se il finale sarà ovviamente più chiarificatore e definitivo del film. Saprà un ipotetico seguito essere all’altezza di un film che è entrato così in profondità nel cuore dei fan e degli autori di fantascienza?


E alla fine arriva Steven

Goldman racconta ad Hughes che i dirigenti Fox e Jan de Bont hanno discusso a lungo se acquisire il marchio “Total Recall” dalla Carolco in liquidazione, sviluppando l’idea di un seguito a partire dal racconto Minority Report, oppure usare quest’ultima storia come film a sé. Non stupisce che un regista appena esordiente, per lo più straniero, possa sedere al tavolo della Fox, visto che dopo l’immenso successo di Speed sulla testa di de Bont piove qualsiasi tipo di progetto, anche quello innovativo di creare un film di Godzilla in America, che poi vedrà la luce solo nel 1998 per la regia di un altro straniero, il tedesco Roland Emmerich: i 300 milioni di dollari guadagnati dal suo Indipendence Day (1996) avevano spazzato via i 120 di Speed.

La Fox alla fine decide di seguire la via di un Minority Report indipendente, così Goldman (che ha i diritti del racconto di Dick) inizia a cancellare dal copione già scritto ogni riferimento a Total Recall. Un lavoro che svolge insieme a Shusett, che a questo punto non si sa perché si ritrovi a bordo visto che questo non è più un seguito di Total Recall. Ma si sa che Ron è impossibile da sradicare da una produzione.

«Steven, vedo gente che non esiste…» «Non preoccuparti, Tom: è Ronald Shusett!»

Stando alle dichiarazioni di Shusett ad Hughes, negli anni che seguirono il copione di Minority Report rimase in sospeso, mancando sempre qualcosa per arrivare in pre-produzione. Nel 1995, quando – come detto – de Bont è l’uomo d’oro della Fox, Goldman e Shusett presentano una nuova stesura del copione per lui ma non si trova un attore giusto. Poi esce fuori – stando alle parole di Ron, che valgono quanto l’IVA (cioè al 20%!) – che de Bont stesso aveva scritto una propria sceneggiatura per il film, anch’essa rimasta per anni nei cassetti della Fox. Nel 1998 o 1999 quest’ultimo copione capita sotto gli occhi di Steven Spielberg che lo boccia senza riserve: Ron e Will arrivano subito e fanno leggere al regista la loro sceneggiatura, quella originaria, e allora sì che Spielberg è contento e vuole fare il film. Di nuovo, quanto credere alle parole di Shusett sta alla vostra sensibilità.

Se a Spielberg è piaciuto il copione scritto da Shusett e Goldman, così tanto da spingerlo a realizzare il film, perché nessuno dei due scrittori risulta nei crediti? Sicuramente il loro copione sarà stato rimaneggiato, ma come mai non risultano neanche autori del soggetto? Ronald Shusett non ha mai scritto nulla, lo stesso appare come sceneggiatore di film come Alien e Total Recall, dove a parte dare fastidio sul set non ha mai fatto molto altro, perché stavolta non è riuscito a spuntare il solito credito che lo accompagna? Forse perché con Spielberg non se l’è sentita di ricorrere alla WGA (il sindacato degli sceneggiatori), e quindi ha accettato il contentino della Fox: sia lui che Goldman risultato produttori esecutivi di Minority Report (2002), un modo per pagarli anche se non hanno fatto niente. Stesso servizio dedicato a Jan de Bont, produttore esecutivo anche lui, malgrado il suo copione avesse fatto schifo a Spielberg: com’è strano il cinema.

Invece di ringraziare con la faccia per terra, Shusett ne approfitta per criticare la scelta di Spielberg di fare un film troppo oscuro per essere un prodotto estivo. Infatti, dice Ron ad Hughes, malgrado abbia guadagnato tantissimo non ha guadagnato così tanto come altri successi dell’epoca, e in proporzione non quanto Total Recall dieci anni prima. Però prima ha dichiarato che Spielberg ha fatto il film partendo dalla sceneggiatura sua e di Goldman, quindi sono stati loro due ad inserire toni oscuri nella vicenda: se invece quello girato è un copione totalmente diverso… perché Ron continua a dichiararsene autore? Se solo Shusett avesse scritto in forma di sceneggiature tutte le immaginarie fantasie che nei decenni ha propinato ai giornalisti…

Con la fine degli anni Novanta sembra ormai chiuso per sempre il progetto Total Recall 2, ma il marchio è ancora sul mercato: possibile che nessuno se lo voglia comprare? In realtà qualcuno c’è: da Marte… è il momento di sbarcare in TV.

(continua)


Fonti

  • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
  • Will Murray, Absolute Recall, da “Starlog” n. 177 (aprile 1992)

L.

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22 risposte a Total Recall 17. Andare oltre Marte

  1. Cassidy ha detto:

    Non solo hanno tolto il film a Polvèron, ma lo hanno affidato al suo amico Jan de Bont, doppio tradimento, ci credo che in questa unica occasione ha tirato fuori un po’ di malcoltento. Sto guardando una serie stupidina ma divertente, “Future man” una roba di viaggi nel tempo con Cameron nel cuore, in una puntata una dei personaggi, crea una realtà parallela convincendo Arnold Schwarzenegger (un sosia ripreso di spalle) a non recitare in “Terminator 2” perché i grandi divi non fanno seguiti, quindi mi sono ritrovato completamente nel preambolo del tuo post.
    Spielberg vecchio volpone, scarta tutti sorridendo ma poi fa quello che vuole lui, comunque Shusett ha una lingua pericolosissima, mi sono fatto l’idea di uno impossibile da zittire. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Siamo tutti amici, finché non ci fregano i progetti 😀
      “Future Man” mi ha molto divertito la prima stagione – con davvero Cameron come faro guida! – ma non riesco a decidermi ad iniziare la seconda. Poi magari recupererò tutto insieme.
      Che darei per vedere la faccia di Spielberg mentre Ron Shusett gli spiega come dovrebbe fare il film… Per me assomiglierebbe al finto documentario dove Ben Stiller dà fastidio a John Woo sul set di “M:I 2” dandogli consigli molesti 😀

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  2. Il Moro ha detto:

    Potrei quasi dire che Minority Report è il mio terzo film di fantascienza preferito, dopo Atto di Forza e Il Quinto Elemento. Che due di questi tre fossero in qualche modo legati lo si capiva anche solo guardandoli.
    Credo di aver capito di cosa parlerà il prossimo post… C’entra qualcosa Blade Runner? 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo (almeno per me) Blade Runner c’entra con qualsiasi opera di fantascienza nata dal 1982 in poi: gli storici del futuro, semmai ne esisteranno, dovranno considerare con un virus letale quel film 😀
      Scherzi a parte, c’entra di striscio 😛

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      • Il Moro ha detto:

        Allora la prossima volta vediamo se avevo ragione. 🙂
        Diciamo che l’influenza di Blade Runner ha portato anche a cose belle, dai. A me Nathan Never piace. 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ci sono tante cose belle, anche perché parliamo di una produzione sterminata, il problema è la mancanza di qualsiasi fantasia, il che per il genere fantastico è un peccato capitale. Il terrore di non essere apprezzati dal pubblico sempre più schematizzato ha reso codardo ogni autore filmico. Mentre nei romanzi questa dittatura tematica in pratica non esiste, nei film-telefilm è più pressante. Un giorno gli spettatori scopriranno che è esistita la fantascienza anche prima di quel film, ma sarà ormai troppo tardi 😛

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Idem con patatine 🙂
      Diciamo che con me Minority Report scala giusto al secondo posto, ergo un post con Atto di Forza che confluisce in Minority Report…molto bene!!! 🙂

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  3. Sam Simon ha detto:

    Che folle Shusett!

    Comunque fantastico l’omaggio Total recall in Deep Space Nine, quell’episodio è davvero impressionante: a un certo punto riesce ad instillarmi il dubbio! Così come il film di Verhoeven… :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il riproporre la struttura di Verhoeven funziona alla grande, Kira stessa è sull’orlo della convinzione, ma per fortuna alla fine viene data una risposta certa, al contrario di Total Recall 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Star Trek non è The X-Files, che si poteva permettere di non dare risposte ai misteri, a volte, né un film geniale di Verhoeven come Total Recall. Però quanto è bello? (scusa, ho avuto un momento “fan”)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti capisco benissimo! ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Che Kira e Quaid non potessero avere la stessa mancanza di risposte era ovvio, alla fine, ma un episodio di DS9 che si rifà così apertamente a Totall Recall rimane comunque da antologia (a riprova che tra grandi ci si omaggia volentieri) 😉
        Per quanto riguarda il molesto, fantasioso ma non in senso positivo e onnipresente Ron Shusett cos’altro dire, se non che qui dimostra per l’ennesima volta la sua costanza nell’inanellare grandi risultati uno dietro l’altro… infatti dev’essere stato un grande onore, per lui, arrivare a farsi schifare persino da Steven Spielberg in persona (perché, riflettendoci, quel mancato accreditamento difficilmente si può considerare alla stregua di un semplice -chiamiamolo così- malinteso: Steven, al contrario, doveva aver inteso fin troppo bene che tipo fosse Shusett, facendogli magari velatamente capire di non tirare troppo la corda) 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti con i registi precedenti Shusett è sempre riuscito a spuntarla e ha ottenuto crediti da sceneggiatore totalmente immaginari, ma con Spielberg evidentemente non l’ha sfangata. Ma intanto si è appuntato sul petto anche la medaglia di Minority Report 😀

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Al di là del discorso sui seguiti che vengono dipinti come “degradanti” per la carriera, è curioso come Goldman e Verhoeven avessero avuto un’intuizione geniale, avanti di 25 anni su tutti: l’universo cinematografico. Fare “Minority Report” e ambientarlo nello stesso universo di “Total Recall” dove potevano esserci citazioni all’altro film (la Rekall o il taxi guidato dal robot) o magari lo stesso personaggio di qua e di là, principali come Cohaagen o il sicario Ritcher (che nella vita precedente poteva lavorare come poliziotto alla Pre-crimine), o marginale come la nana Pollicina o la prostituta tri-popputa. Se veramente fosse uscita una cosa simile, avrebbe riscritto (ancora una volta per quanto riguarda il regista olandese!) le regole di Hollywood anticipando la normalità di 25 anni.

    Pensa a questo. In un universo parallelo sono riusciti a convincere Arnold a riprendere i panni di… Hauser (!!!) e avessero scritto “Minority Report” come un prequel di “Total Recall” con Schwarzenegger che fa il poliziotto della pre-crimine (come farà Cruise nel film di Spielberg) e al termine del film l’eroe buono Schwarzy viene avvicinato da Cohaagen per una missione segreta su Marte. Film che termina con Arnold che bacia sua moglie Lori (la Stone) e si fa cancellare la memoria alla Rekall… Boom! Sarebbe venuto giù tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una sorta di grezzo universo cinematografico già c’era, anche se non gli si dava alcuna importanza anzi era violentemente screditante: l’odio e il disprezzo che ha riscosso “L’avventura degli Ewoks” (1984) dimostra che se non ci sono i titolari i fan ti tirano pomodori in faccia. Un “Total Recall 2” senza Arnold sarebbe stato un flop, così come un “Minority Report” con elementi dal film di dieci anni prima: oggi, dove sembra che la Marvel abbia inventato chissà che – quando invece ripete identico lo stile che adotta a fumetti da decenni – può sembrare bello avere due film così famosi legati da elementi comuni, ma prima sarebbe stato un difetto imperdonabile.

      L’odio e il disprezzo che gli spettatori hanno da sempre riservato a tutte le opere che trattano ciò che loro amano dimostra che gli universi narrativi non piacciono ai più, sono un prodotto per pochi appassionati: finché non arriva qualche santone a dire che sono belli, allora… evviva gli universi narrativi! Ma solo quelli che dice il santone, gli altri fanno schifo 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Oddio! Ti confesso che non pensavo a “L’avventura degli Ewoks” da… 30 anni almeno! Da piccolino (elementari) mi piaceva, ma veramente non solo non lo rivedo, ma pure non ci pensavo dal secolo scorso. Come ti è venuta sta ispirazione?

        Vabbè, nel mio esempio dell’universo parallelo, il “Total Recall 2” (o il “Minority Report”) avrebbe dovuto essere girato a pochi anni di distanza dal film di Verhoeven. Diciamo un ’92 al massimo. Prima del botto “Basic Instinct” e subito dopo “T2”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Peggio, proprio quando il cinema era pieno di numerali e ai seguiti gli sparavano in faccia! 😀
        Per carità, ci sono felici eccezioni – da T2 a Ritorno al futuro 2-3 – ma la possibilità di prendere una enorme cantonata era altissima, e con palanche di milioni sul tavolo era tosta prendere una decisione, soprattutto in un’epoca di profondo e totale cambiamento del cinema come i primi anni Novanta.

        Oggi, con diecimila supertutine imparentate al cinema, l’idea di raccontare più storie all’interno di uno stesso diverso è stata sdoganata, ma è una conquista del Duemila inoltrato e soprattutto è una derivazione dei fumetti, altro medium molto poco considerato nei Novanta, almeno a livello di grandi produzioni. (E quelle piccole non è che abbiano fatto chissà che fortuna a sfruttare i fumetti e i loro stili)
        Semplicemente all’epoca era un altro mondo, un altro gusto, un altro pubblico, per il quale sarebbe stato un rischio altissimo pensare ad un Total Recall 2 o addirittura a qualcosa di ignominioso come un universo condiviso.
        Nel 1998 Anderson ha provato a invogliare gli spettatori dicendo che il suo “Soldier” era ambientato nello stesso universo di “Blade Runner”, paraculata che sulla carta doveva funzionare: invece non l’ha fatto. E se non funziona con IL film per eccellenza, figurarsi il resto.
        Vista la produzione sterminata di Dick, se oggi proponessero “Total Recall: Reloaded” avrebbe più senso. Ah, no, l’hanno già fatto e non ha funzionato 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Noto che hai democristianamente glissato sugli Ewoks… Ti capisco! 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        No, è mi ero scordato. Io provo imbarazzo per tutto ciò che Star Wars ha fatto dopo gli Ewoks, quindi non capisco l’odio verso di loro 😀
        Erano due film che concretizzavano alla perfezione ciò che oggi chiamiamo universo narrativo, esattamente come film come “La cognata di Zorro” o “Il dirimpettaio di Frankenstein” avevano fatto per decenni. Con la differenza che nessuno degli altri universi aveva fan così scostanti 😀
        In quel 1984 degli Ewoks in solitaria stavano nascendo prodigi meravigliosi, era nato un nuovo medium – l’informatica popolare – e programmatori erano andati a bussare a casa di romanzieri per chiedere l’incredibile: trasformare in avventura interattiva i loro romanzi. Esperimenti da far saltare sulla sedia, nell’anno in cui per la prima volta è nato un romanzo ispirato all’universo narrativo di un videogioco.
        Tutto stava ribollendo, gli universi narrativi stavano fondendosi l’un l’altro per offrire ai lettori sempre nuove esperienze… Ma nessuno aveva calcolato la cosa più ovvia: il profondo razzismo becero che alberga nel cuore di ogni appassionato. Chi ama un medium disprezza tutti gli altri, così come chi ama Star Wars disprezza gli Ewoks ma ama Boba Fett, che non ha la benché minima idea di chi sia ma sa che lo ama. Contro il fanatismo religioso non si può nulla, quindi la grande ondata transmediale si è sciolta. Per fortuna oggi esiste ancora, ma va a comparti stagni: videogiochi per i videogiocatori, film per gli spettatori, romanzi per i lettori e via dicendo. E ognuno sputa addosso all’altro… e ai poveri Ewoks! 😀

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  5. jenapistol ha detto:

    Minority Report lo adoro ma qui devo dare ragione a Shussett,se nella ricetta ci fosse stato meno dramma sarebbe stato ancora meglio,Spielberg fece lo stesso per la Guerra dei mondi di 3 anni dopo,troppo dramma,ma dico,hai alieni che distruggono la Terra e ammazzano miliardi di persone e mi fai il drammatico ? Mah !? Ma,stavo pensando,a Hollywood puoi guadagnare soldi anche se scrivi sceneggiature di merda ? Mi sa che mi metto subito a scrivere…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visti i film al cinema, penso che SOLO le sceneggiature pessime vendono! 😀
      Scherzi a parte, mi sa che hai molta concorrenza, se è vero ciò che si dice: a Los Angeles tutti hanno in tasca una sceneggiatura. E poi saresti disposto alla macchina del fango che ti aspetterebbe? Vedere il tuo testo passare per minimo dieci autori che lo riscrivono, poi venir modificato sul set perché l’attore protagonista non riesce a dire quelle battute o perché alla diva di turno non piacciono, e via dicendo? Alla cosa ti rimarrebbe in mano? Tanti soldi? E che ci fai? 😀 😀 😀

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