Payback (1995) Conti in sospeso

Non è stato un bel periodo per me, il giugno del 1993, ma Italia1 mi è stata vicino e quel 10 giugno ha mandato in onda in prima serata Kid. Ritorno all’inferno (1990), dove per la prima volta rivedevo C. Thomas Howell dai tempi di The Hitcher (1986). Aveva ancora la faccia da bravo ragazzo e per questo era un ruolo perfetto, quello di “straniero” che arriva in paese a vendicare torti passati.
Quel gioiellino grezzo era prodotto dalla neonata Tapestry Films, che nei successivi vent’anni metterà in piedi produzioni dalla A alla Z, e che avrà in scuderia nomi talentuosi come Anthony Hickox e David Twohy, che le regaleranno chicche come Warlock. L’angelo dell’apocalisse (1993). Prendendo il regista Hickox e l’attore Howell, la casa sforna il piccolo Payback, presentato in patria americana il 10 gennaio 1995.

Mi sa che il Times New Roman non va bene per la grafica dei titoli

Proprio come nel ’93, è ancora la TV ad occuparsi di Howell, e la nostra amica TeleRoma56 trasmette il film l’11 giugno 2019 – guarda caso di nuovo giugno! – con il titolo Conti in sospeso.
Il primo passaggio televisivo noto risale alla notte di mercoledì 10 marzo 1999 su Rai2.

Il film è disponibile su Prime Video.

Lo dico ai millennials: questi sono gli anni Ottanta!

Siamo nei ruggenti anni Ottanta, quando due punk tentano una rapina ad un drugstore che finisce parecchio male: l’unico di loro due a sopravvivere è Oscar Bonsetter (C. Thomas Howell). Il gestore è una specie di giustiziere della notte fuso con Rambo, e appena i due criminali si distraggono un attimo tira fuori un fucile a canne mozze con mille proiettili e inizia a distruggersi da solo il locale, nel tentativo di ammazzare ogni forma di vita. Forse è un tantino esagerata l’idea di un’orgia di fuoco con cui il gestore tenta di massacrare i due rapinatori, ma almeno è l’occasione per il regista di mostrare il proprio talento visivo, facendo subito capire che farà di tutto per regalare oro anche ad un prodottino di basso profilo.

Le fucilate erano niente, in confronto a ’sti baffi…

Non sappiamo quanto tempo passa, ma ritroviamo Oscar ai lavori forzati, in compagnia di amici galeotti come Marcus (il bravissimo caratterista John Toles-Bey, all’epoca molto attivo). La prigione è dura, il lavoro in prigione è più duro… ma niente è duro come Tom “Gully” Gullerman, capo delle guardie dal pugno d’acciaio e dalla faccia di cuoio, perfettamente interpratato da Marshall Bell, altro titanico caratterista.

Ve li addrizzo io, i punk anni Ottanta

Gully se la prende continuamente con vecchio carcerato, trattandolo così male che alla fine questo ci muore: prima di esalare l’ultimo respiro, però, riesce a confidarsi con il nostro Oscar e scopriamo il motivo di tutto. Ci sono dei soldi di mezzo, tanti soldi: la refurtiva che il vecchio carcerato ha nascosto e nessuno ha mai trovato. Il perfido Gully la voleva ma non è riuscito a far cantare il carcerato, che ora sul letto di morte rivela al giovane Oscar un indizio per trovare i soldi. Gully dunque inizia a trattare male pure il giovane… finché un giorno scompare e il prigioniero viene rilasciato.

La galera è niente, in confronto a ’sti baffi!

Perché d’un tratto l’unico che può trovare i soldi viene rimesso in libertà, guarda caso proprio lo stesso giorno in cui viene rilasciato l’amico Marcus? Qui c’è puzza di bruciato, ma lo sceneggiatore non sembra badarci e fa vagabondare il nostro eroe fino al luogo in cui, da qualche parte, sono sepolti tanti soldi. Con orrore Oscar scopre che lì vicino c’è una tavola calda gestita dal perfido Gully, reso cieco da un incidente e con una moglie troppo giovane e troppo bella per non essere un dannato problema.

Ciao, sono la moglie del cieco che uccise il vecchio che i soldi seppellì, ma chiamami Rose

La texana Joan Severance era una “bionda bollente” del cinema di serie B dell’epoca, scopro che in contemporanea con questo film portava avanti Black Scorpion: eroina vestita di pelle e con tanto di frusta!
Qui è perfetta per il ruolo della classica femme fatale di una storia nera, perché è chiaro che il giovane Oscar cascherà con tutte le scarpe in quella che sembra proprio una “trappola al miele”.

Sono disposta a tradire mio marito… ma non con quei baffi!

Nascondendo il proprio passato e il motivo che l’ha spinto lì, Oscar inizia con la coppia qualcosa che assomiglia ad un’amicizia, dando la mano all’invalido Gully a mandare avanti l’attività e iniziando con la moglie un gioco pericoloso, che diventa esplosivo quando entra in ballo un amico della coppia: il poliziotto locale Al Keegan, interpretato dal divo televisivo Richard Burgi. La sua ossessione per Rose non promette bene…

Mai diventare antipatici a Richard Burgi

Dal citato Warlock arriva lo sceneggiatore (e co-produttore) Sam Bernard, che ha lavorato poco e soprattutto in produzioni infinitesimali: sembra essere rinato con l’ottimo Trappola esplosiva (1999) ma poi Krocodylus (2000) chiude la sua carriera.
Forse la casa avrebbe fatto meglio a prendere lo sceneggiatore di Kid, perché sebbene Howell interpreti un personaggio molto simile, le due narrazioni partono da punti di vista opposti e questa è molto penalizzata, rispetto alla precedente.

Qui l’unica penalizzazione… so’ ’sti baffi!

Mentre in Kid Howell arriva in paese e noi non sappiamo chi sia, prima che inizi una vendetta che solo strada facendo capiremo, qui la voglia di raccontare una storia in modo cronologico fa sì che tutte le premesse siano veloci, confuse e temo anche sconclusionate dal punto di vista cronologico. Il vecchio carcerato conosce Oscar per due secondi e gli rivela dove ha nascosto il suo bottino? Gully dice due battutine ad Oscar e questi giura di ucciderlo? In realtà tutta la prima parte andava taciuta e solo raccontata in seguito, secondo me.
Alla tavolta calda in riva al mare arriva Oscar, un ragazzo di cui non sappiamo nulla ed aiuta il proprietario cieco: solo in corso d’opera avremmo dovuto scoprire tutti gli antefatti e capire perché il giovane odi il cieco. Così il racconto sarebbe stato decisamente migliore, invece la voglia di essere lineari ha reso troppo rapida la narrazione.

Tutti questi ricordi… sono come baffi nella pioggia!

Non svelo la parte finale – il film lo potrete trovare facilmente replicato su TeleRoma56 (o scrivendomi in privato!) – ma è spumeggiante e soprattutto strizza gli occhi alle atmosfere giuste. È noir di quelli buoni, che mette sul tavolo verde le stesse carte di tutti gli altri ma ci sa tirar fuori buoni punti.
Malgrado certi risvolti siano facili da immaginare, lo stesso il risultato non è affatto scontato e anzi la serie di colpi di scena finali sono robba bbuona, proveniente dalla tradizione migliore del noir.

Un piccolo prodotto televisivo che merita assolutamente di essere gustato d’un fiato.

L.

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8 risposte a Payback (1995) Conti in sospeso

  1. Cassidy ha detto:

    La catenella naso-lobo è di buon gusto rispetto a quei baffi, bisogna dirlo 😉 Concordo in pieno, un film con elementi da Noir ben in vista e una serie di svolte finali non imprevedibili ma riuscite, ho sempre guardato con un occhio di riguardo al lavoro di questo regista, specialmente perché ho voluto tanto bene ai suoi due “Waxwork”, bel ripasso, ci sta a pennello sulle pagine del Zinefilo questo film 😉 Cheers!

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Questo l’ho visto. E anche più volte! Veniva spesso trasmesso in piccoli canali regionali in prima serata! Mi ricordo il finale con doppio colpo di scena. Trama semplice semplice ma con un paio di intrecci non scontati e… Hai ragione Lucius: in mano altri professionisti sarebbe uscito un gioiellino!

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  3. wwayne ha detto:

    Sul cliché dello straniero che arriva in paese a vendicare torti passati è basato anche quest’altro splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2019/08/18/un-grande-uomo/

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante! Filmettino anni 90 che potrei anche aver visto ai tempi ma, visto che tale ipotetica visione, si è persa nelle nebbie trash di un decennio magico, gli darei un’altra visione…e a tale proposito ho scoperto che è su youtube!

    🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Kid e Payback, due grezzi gioiellini vintage entrambi meritevoli di recupero, direi… E se il primo è strutturato un tantino meglio, in effetti, non per questo al secondo mancano le carte in regola per farsi seguire fino alla fine 😉

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  6. Pingback: [Multi-Recensioni] Viva i Novanta su Prime Video (3) | Il Zinefilo

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