Morgan (2016) Tale Scott, tale figlio

Da tempo mi prefiggevo di portare più donne artificiali sul blog, e da anni non trovavo il coraggio di vedere Morgan (2016): un misterioso sesto senso mi ha protetto tutto questo tempo, suggerendomi inconsciamente che niente di buono sarebbe venuto dal film.
Visto che lo scorso mercoledì 27 maggio 2020 Rai4 l’ha trasmesso in prima serata mi è sembrata l’occasione giusta per riuscire finalmente a vederlo, anche se il logo di Ridley Scott mi ha subito gettato nella disperazione: possibile che dovunque mi rigiri ci sia lo Scott sbagliato a maledire le mie visioni?
Uscito nei Paesi anglofoni nel settembre 2016 per la 20th Century Fox – che è sempre contenta di regalare milioni di dollari a Scott a fondo perduto – il film arriva in Italia il 7 novembre dello stesso anno (fonte: FilmTV.it).

La Maledizione di Scott sta per colpire

Chi ha seguito il mio speciale su Alien, ricorderà che nel 1979 il set di quel film con ricostruita la superficie del pianeta alieno sfidava ogni norma di sicurezza, con gli attori che svenivano anche perché nelle tute non era previsto alcun ricambio d’aria. Visto che per le riprese in lontananza Ridley Scott usò i propri figli, costretti a respirare prima i miasmi del set e poi a trattenere il respiro nelle tute, non stupisce che poi Luke Scott cresca e diriga questa roba.

Gli “scottini” costretti a lavoro minorile poco sicuro

Visto che dopo questo strepitoso esordio registico è finito a fare il braccio destro del padre in Alien: Covenant (2017), diciamo che c’è speranza che non sia nata la seconda generazione di registi fuori di testa.

Ritratto di famiglia con clone

Sin dai primi secondi è chiaro che Morgan è “uno di quei film”. La sceneggiatura è un’arte basata sul ritmo, ci sono autori che preferiscono tenere un ritmo costante fino a crescere nel finale e chi invece preferisce partire al massimo per poi rallentare sempre di più. Questo purtroppo è un film che segue il secondo stile.
Quindi nei primi dodici secondi di film ci viene snocciolato tutto, e quando dico tutto intendo TUTTO: nomi, luoghi, soggetti, professioni, mansioni, missione, scopo, obiettivo, paure, timori, lavoro, soldi, amore. Meno male che l’ho registrato così sono potuto tornare indietro venti volte per capire di che cazzo stava parlando, perché bastava distrarsi a grattarsi la schiena per perdere tutta la trama del film e non sapere più cosa si stesse guardando.

Guarda negli occhi di Ridley Scott e dispera

Agli autori – lo Scottino sbagliato e un tizio di passaggio che fa finta di fare lo sceneggiatore – scadeva lo yogurth quindi sono dovuti andare di corsa, e nei citati dodici secondi iniziali, mentre mi stavo grattando la schiena, ci raccontano che una compagnia di nome SynSect ha investito ingenti capitali in un esperimento non meglio identificato, ma c’è stato un incidente che riguarda il prototipo L-9, caso numero 68-1-138 (come vedete, informazioni indispensabili mentre il film ancora deve iniziare): invece di inviare una squadra che farebbe più confusione che altro, un “qualcuno” ha deciso di inviare la giovanissima Lee Weathers (Kate Mara), consulente di gestione del rischio, ad indagare non solo sull’incidente in sé ma anche su come il personale addetto stia gestendo l’intero progetto.
C’era bisogno di dire tutto questo mentre ancora mi sto sistemando sulla sedia? Non sono manco partiti i titoli di testa! Ma il meglio deve ancora arrivare.

Un personaggio immobile mentre la trama va a mille intorno a lei

Mordendo il freno per andare a giocare a pallone con gli amici, gli autori non vogliono mica perder tempo a presentare i personaggi man mano che ce ne sia bisogno, no, in quei citati dodici secondi menzionano l’intero cast con relative mansioni: a meno di non rivolgersi a chi il film l’ha già visto, e mi sembra strano, sono tutti nomi ignoti, che cazzo me li tiri a fare addosso a spruzzo? Ma chi è ’sta gente?
Ci sono i dottori In, Con, Su, Per, Tra e Fra – tanto i veri nomi sono detti con una velocità tale che è impossibile ricordarseli – poi c’è John, poi c’è Jane, poi c’è James, poi c’è Zi, poi c’è Zi Pa, poi c’è Zi Papero, poi c’è Zi Paperone e Qui, Quo, Qua. Solo non si vedono i due liocorni.
Ora che la genealogia familiare di ogni personaggio è stata citata, compresi i suoi sogni per il futuro e i suoi timori per i propri cari, non dimenticando hobby e capacità particolari, dopo che m’è toccato tornare indietro per mezz’ora di fila – in un paradosso temporale per cui 12 secondi sono durati solo per me 30 minuti, invecchiando più del resto del mondo – posso anche iniziare a vedere un film che già odio. E non a caso c’è il Marchio Infame di Ridley Scott.

Ti do pure un altro nome: Pino!

L’odore di incenso di Scott è subito avvertibile: l’uomo che sente su di sé la missione di portare la Fede in questo corrotto mondo infedele poteva lasciarsi scappare l’occasione dell’ennesimo scontato pippone? (Scott usa solo sceneggiatori-scendiletto quindi a tutti gli effetti le sceneggiature dei suoi film sono sue! Dopo aver combattuto con ossi duri come Walter Hill, ha imparato a non avere mai sceneggiatori con la schiena dritta.)
Morgan (la sempre inquietante Anya Taylor-Joy) è una ragazza nata da clonazione e non da parto santificato dal Signore: quindi non ha un’anima e quindi è il Male. Fine del film. Il resto sono solo inutili dettagli allunga-brodo.

Io sono il Male nella testa di Ridley Scott

I due Scott ci portano amabilmente nel Medioevo europeo raccontandoci una moralità d’altri tempi, una di quelle che non piacevano agli inquisitori spagnoli perché erano troppo bigotte.
Nulla viene spiegato in questa barzelletta di film, un paio di mezze sillabe vengono buttate via ad un certo punto per spiegarci che la tipa clonata ha usi militari, il che non spiega lo stupore dei personaggi quando comincia ad uccidere: è nata per quello, cos’altro doveva fare? Ricamare a maglia?
Quando poi Morgan legge nel pensiero, prevede il futuro e comanda le apparecchiature con la forza della mente, è chiaro che si tratta dell’Anticristo, e il Profeta Scott ci sta gridando dall’alto della sua montagna, con occhi di bragia: “Guai a voi, anime prave”, come il Caronte dantesco. Non affidatevi alla scienza del Diavolo, che genera mostri senz’anima.
Un giorno Gesù tornerà, andrà da Ridley Scott e gli dirà: «Emmobbasta!»

Bella senz’anima…

In un susseguirsi rutilante di banalità spaventose, assistiamo alla storia di una ragazzina che passa la vita con lo stesso giacchetto – oh, ragazzi, ogni tanto almeno lavatelo! – che non dà alcuna prova di umanità eppure riscuote un profondo e immotivato amore dagli scienziati che la seguono, del tutto mal riposto. I personaggi non ci vengono presentati: entrano in scena solo per morire. Quindi perché dare loro spessore?
Visto che il nostro Scott è sempre attento a seguire il suo Elenco del Luoghi Comuni Banali e Scontati, segue anche il canone che ha ammazzato i film sui manicomi: quando in un manicomio arriva un controllore, sicuri che non sia invece un matto convinto di controllare? E chi sono i matti e i sani? Ecco, togliete il manicomio e mettete un laboratorio e l’asfittico canone è rispettato fino alle estreme conseguenze.

In un film di Matto Scott, chi sono i matti e chi i sani?

Con la scintillante sciatteria e il luccicante vuoto che contraddistinguono le messe cantate di Scott, Morgan è palesemente una prova generale per il successivo Alien: Covenant: le inutili frasi fatte popolane di cui Scott va ghiotto ci sono; buchi di sceneggiatura come non ci fosse un domani ci sono; banalità banali al cui confronto Lino Banfi è Kubrick, ci sono tutte; colpo di scena telefonato già dal primo minuto di film, c’è; il vuoto come filosofia registica, all’ennesima potenza; personaggi-burattini mossi male, ci sono; totale e bruciante assenza di logica in ogni singola scelta dei protagonisti, hai voglia se c’è. Insomma, il Marchio di Scott (a forma di croce) questo film se l’è meritato.
Invece il mondo non si meritava un’altra moralità spicciola, per fortuna non l’hanno vista in molti ’sta roba.

L.

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20 risposte a Morgan (2016) Tale Scott, tale figlio

  1. Cassidy ha detto:

    Non smetterà mai di tormentarci, infatti mi sembrava strano non avesse ancora piazzato i figli. Ho visto circa cinque minuti di questi film l’altra sera in tv, stupendomi dei nomi noti applicati da una trama noiosissima. Avendo beccato il film già iniziato, ho perso il bombardamento di informazioni quindi mi sono “goduto” la parte migliore. Hai fatto bene a dare un’altra picconata allo Scott sbagliato, tanto è pieno il mondo di persone che lo idolatrano ancora, malgrado tutto. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tecnicamente Luke è come il padre, un ottimo regista, il problema è che continua la tradizione familiare di moralità spicciole travestite da “filmoni”. Era davvero facile tirar fuori un filmetto godibile con quelle basi, ma niente: solo personaggi che agiscono in modi assurdi (come sarà in Covenant) e tanto fastidio. Bah…

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti con “Morgan” abbiamo un film tecnicamente di alto livello, unitamente a un’azzeccatissima Anya Taylor-Joy protagonista, ma per raggiungere un pari livello pure in tutto il resto Luke (il cui cortometraggio “Loom” non era niente male) avrebbe dovuto affrancarsi dall’ingombrante influenza paterna, ormai diretta verso Covenant come un treno espresso: riassumendo potrei dire che il potenziale c’era, sì, solo è mancata la possibilità di esprimerlo davvero… anche per questo non posso dire che il film mi abbia poi fatto schifo, alla fine, pur rimanendo senz’altro un’occasione sprecata.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il problema è che grandi doti tecniche annegano quando la storia è un minestrone ribollente di stantii luoghi comuni, e pure scritti male. Addirittura Giamatti, attore di enorme levatura, che ha fatto una serie di documentari sulla fantascienza e sul transumanesimo, che stava seduto a parlare con David Cronenberg a discutere su cosa voglia dire essere umani ed essere artificiali… poi qui fa il caratterista di terza scelta, snocciolando frasi fatte seguendo gli ordini di Padron Scott, capace di comunicare solo tramite proverbi. (Qui aveva ancora barlumi di intelligenza e ha fatto un essere artificiale che non conosce proverbi e modi di dire: con Covenant crea un suo clone, che parla esclusivamente per proverbi e modi di dire.)
        Che Scott padre e figlio siano registi eccezionali non si discute, ma non riesco a gustarmi belle immagini quando sono tenute ostaggio da una sceneggiatura squinternata.

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, l’hai detto 😦 Almeno voglio pensare che i barlumi d’intelligenza fossero dovuti più a Luke che non a suo padre (lì a tarpare le buone idee del figlio, in qualità di produttore)…

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  2. Pingback: Morgan (2016) | CitaScacchi

  3. Sam Simon ha detto:

    Anche da questo mi tengo alla larga! Poi per me tutti gli Scott sono sbagliati (uno è un tronfio inutil e l’altro mi fa venire i ma di testa con la sua shaky cam e i tagli ogni diciotto millisecondi! Non me vogliate Cassidy e te… :–(

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    Ma no dai, c’è innegabilmente di peggio, a me comunque è sufficientemente piaciuto, certo, si poteva fare molto di più..

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Sarà che mi sono perso i primi 12 secondi, utilizzati per trovare la corretta postura sul divano con conseguente forma mentis distratta, fatto sta che il film non mi ha preso molto dall’inizio, e poi noia noia luoghi comuni noia, ergo condivido la damnatio memoriae. Ridatemi un Furia bianca (oh, scherzo! 🙂 )!
    Malino, comunque 😦 🙂

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Lucius, scusami ma non so come dirtelo. E allora faccio come quando ti strappi un cerotto: colpo secco e via. Vado? Vado…

    …iltuopostmihastranamentefattovenirevogliadivedereilfilm! (respiro lungo)

    Quando in qualche maniera lo recupererò (tra mesi e mesi!) non ti dirò nulla. Nemmeno che avevi ragione. Va bene? Scusa Lucius…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahahh guarda che invece sono contento se lo recuperi, perché farà più male a te che a me: sarà la punizione perfetta! 😀
      E se pensi che dovrai aspettare tanto, ti sbagli: Rai4 lo replica stasera in seconda serata, quindi è tutto tuo ^_^
      Ma ricordati di non perdere i 12 secondi iniziali, perché l’intera trama è lì…

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  7. Pingback: Ex Machina (2014) Il nuovo Scott in città | Il Zinefilo

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