Island of the Dead (2000) E Talisa indagava

Qualche mese fa c’erano divieti incrociati e colori cangianti che rendevano difficoltoso uscire di casa per andare in edicola, visto che nel mio caso devo anche uscire dal Comune di residenza, ma un pomeriggio finalmente era consentito “emigrare” e così ne approfittai per piombare sul giornalaio più fornito della zona: avevo un bisogno impellente di comprare qualcosa!
Dopo la prima uscita del Castello di Harry Potter, e dell’Orient Express, mi sono fiondato sulla vetrina in cui l’edicolante aveva buttato a casaccio alcuni DVD al prezzo di un euro l’uno. Quella cifra magica mi aveva fatto perdere ogni raziocinio quindi cosa ho comprato l’ho scoperto solo a casa: lì mi sono limitato ad afferrare tutto alla cieca.

In mezzo a quel bottino di gemme oscure c’è questo Island of the Dead (2000), che ho sempre creduto erroneamente trattare l’argomento zombesco: dopo il deludente Army of the Dead (2021) con cui Snyder copia Aliens ci stava bene un filmaccio zombesco più “ruspante”, invece niente: sono solo bestiacce supposte. Perché in realtà non si vedono mai! (E indovinate a chi vanno tutte quelle supposte?)

Era un febbraio dei primissimi anni Novanta quando il giornalista Peter Koper si trova su Hart Island a scrivere un servizio che stupirà molti locali. Secondo lui a New York ben pochi sanno che la quantità non indifferente di cadaveri non identificati che la città “produce” viene sepolta su quell’isolotto al largo del Bronx.
Da fine Ottocento si parla di più di un milione di salme senza nome, ma mentre scrive il suo pezzo a Koper ciò che colpisce sono le mosche: Hart Island ne ha un numero enorme. E i becchini del luogo la trovano una reazione naturale, vista la quantità di cadaveri che ogni anno è riversata sull’isola.

Koper però – racconterà a Donato Totaro di “Fangoria” n. 199 (gennaio 2001) – comincia a far volare la fantasia: e se invece quelle mosche fossero… Boh? Dieci anni dopo quel “boh” è una sceneggiatura per questo immondo filmaccio, diretto (probabilmente a sua insaputa) da Tim Southam.

Visto che la produzione è di base in Canada, Mecca del cinema prima della predominanza dell’Est Europa, si va tutti a girare su un’isoletta del posto, che tanto nessuno conosce Hart Island e un’isola vale l’altra, no?
Qui si daranno appuntamento i personaggi della vicenda per andare in contro al loro destino di vuota inconsistenza.

Un film accurato come una mosca su un’isola di morti

Abbiamo la detective Melissa O’Keefe (Talisa Soto), che da bambina è stata abbandonata per le vie di New York e quindi ha avuto un’infanzia molto dura, ma ora ricopre un ruolo che altri tutori dell’ordine considerano screditante mentre lei invece adora: identificare le vittime senza nome. Ci si butta anima e cuore e per lunghi ed estenuanti minuti vediamo il suo personaggio raccontarci tutti i cacchi propri la cui attinenza con la storia supera lo zero e sfocia nei numeri irreali. Come irreale è tutta questa sceneggiatura.

E Talisa indagava, e indagava dritto, e indagava di lato e indagava indagava, e indagava su Mario, e indagava su Gino, e nasceva il bambino, che non era di Mario e non era di Gino; e Talisa indagava, e la gente diceva, “Anvedi che attrice con la faccia d’amianto”.

Non ci sono prove che Talisa Soto sia una vera persona e non ricreata al computer

Poi c’è Rupert King (un dei milioni di miliardi di ruoli orribili di Malcolm McDowell), riccone che compra l’isola per realizzare i suoi grandiosi sogni di una città, Hope City, costruita sul marcio visto che lui ha fatto i soldi con ditte farmaceutiche ben poco attente alla bioetica e all’ecologia.
La cosa triste è che l’intero film, ogni singolo fottuto secondo di questo inutile film, si poggia su di lui… e il personaggio non ha alcuno spessore!

L’uomo che sognava di costruire una città con milioni di morti come fondamenta

Per fortuna ad allungare il brodo ci sono dei giovani detenuti costretti a fare i cassamortari, fra cui il rapper Mos Def (Yasiin Bey, come oggi si fa chiamare) che garantisce un’indigesta quota musicale insopportabile: almeno tre canzoni rap sono mandate per intero, così quindici minuti di film volano via nel nulla più fastidioso.

Neanche al rapper Mos Def piacciono le canzoni scelte per il film

Errore mio il credere che il film parlasse di zombie, va bene, ma di qualsiasi cosa parlasse di sicuro non succede niente per un’ora di vicenda, su un’ora e venti di durata totale. Alla fine si scopre che le mosche dell’isola uccidono, i nostri si chiudono in una stanza buia e fine del film. Tutto il resto è parlottio al buio, letteralmente al buio, e quindi l’interesse velocemente crolla.

L’ultima parre di film è tutta così…

Se McDowell è abituato alla spazzatura, visto che costituisce il 95% della sua sterminata filmografia, Talisa Soto è spaesata, costretta a dire battute senza alcun senso e a girare con la faccia inebetita di qua e di là, mentre un sapiente montaggio alterna scene di ragazzine che giocano, ripetute per mille volte sperando che tutto questo acquisti un senso: no, mi spiace, acquista solo ulteriore disprezzo.

Non butto via il DVD solo perché è un bel ricordo di quell’uscita in tempo pandemico con la voglia di depredare un’edicola, ma davvero questo film merita di essere abbandonato su un’isola piena di cadaveri. Insieme a chi l’ha scritto.

L.

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26 risposte a Island of the Dead (2000) E Talisa indagava

  1. Sam Simon ha detto:

    Il titolo trae in inganno, è innegabile. Se non sbaglio è come romero voleva intitolare il suo Survival of the Dead!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Con quel titolo, chiunque penserebbe a un film di zombie, anche perché un “L’isola dei morti viventi” mi pare che esista.
    Comunque, vedrai che la prossima volta, in Zedicola, andrà meglio ^^

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  3. Cassidy ha detto:

    Le mosche svolazzano anche intorno a questo film, puzza di carogna da qui. In ogni caso con Rino Gaetano non si sbaglia mai, mi hai fatto morire dal ridere 😉 Cheers

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Ma non era anche l’anno scorso che a Hart Island avevano creato delle fosse comuni per i newyorchesi vittime del COVID o mi sbaglio?

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  5. Austin Dove ha detto:

    che copertina brutta…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Non solo ce l’ho ma l’ho anche visto!!! (tanto sennò lo avrei fatto dopo la tua recensione scoraggiatoria ma attizza-Z 🙂 )
    Non sei commosso da questa corrispondenza di amorose Z???
    Ero partito, nel vederlo, senza l’illusione zombiesca perché avevo letto un po’ di trama (parolona…) iniziale e mi pareva potesse essere un discreto viatico per un prodotto trash divertente. Invece no. Ho condannato i seguenti minuti alla damnatio memoriae e quindi sposo le tue sensazioni. Viva la Z sempre e comunque ma a volte…l’è dura! 🙂

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  7. wwayne ha detto:

    Noto che qua sopra nello snocciolare i titoli di film “isolani” vi siete scordati de “L’isola perduta”: è stato un superflop sia di critica che di pubblico, ma io l’ho adorato (e infatti gli ho riservato un posto d’onore in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/).
    E comunque un film girato per buona parte al buio deve mettere un sonno pazzesco.

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  8. Giuseppe ha detto:

    Anvedi che attrice con la faccia d’amianto
    ma a noi, del suo ruolo, non ci importa poi tanto
    pur se i fatti indaga e i dati collega
    di quello che scopre c’importa una sega
    Pazienza, vabbene, i tempi son lenti
    ma ‘ndo cazzo sono ‘sti morti viventi?
    Più il tempo passa, più le cose son fosche
    poi restiam tutti con un pugno di mosche!
    Un sol pugno? Magari! Qui volano a frotte!
    Se aspetti uno zombie ormai si fa notte
    In certezza mutato s’è il mio tarlo
    che il morto mai non arrivi, nemmeno a pagarlo!
    Ma c’è una morale, e non la si perda:
    un film con le mosche può esser di merda! 😀

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  9. Kukuviza ha detto:

    non c’è un’edicola nel tuo comune?? troppe edicole sono state sterminate dalle mosche, mi sa.
    Comunque mi piacerebbe proprio vederti mentre adocchi un mucchio di roba tutta a 1€ e compri tutto! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le edicole ci sono nel mio Comune ma sono barellette, grasso che cola se ci trovi i quotidiani! La gente non compra più niente e man mano le edicole prendono sempre mena roba, ormai vendono solo gadget.
      Per fortuna qualche edicola grande è rimasta, ma per come se la passa ormai è solo questione di tempo prima dell’estinzione.

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