itALIENi 1. Scontri stellari

Continuano i festeggiamenti per questo ALIEN DAY, ed ecco la nuova puntata del ciclo dedicato alla storia, raccontata per la prima volta con dovizia di particolari, dei due italiani che girarono il loro seguito di Alien (1979).


1.
Scontri (e incontri) stellari

Sul numero di novembre 1977 la storica rivista “Robot” (Armenia Editore) pubblica la notizia secondo cui il noto esperto di fantascienza Luigi Cozzi starebbe per iniziare le riprese del film Starcrash, che «sarà distribuito in Italia in marzo». Per documentare la faticosa uscita di Cinecittà dalla sua crisi (che in realtà è endemica sin dalla sua nascita) un giornalista del quotidiano “l’Unità” durante una visita per ficcare il naso nelle nuove produzioni sente martellare in un capannone: «sette otto operai sono al lavoro per costruire dei piccoli “robot” di polistirolo. Saranno i protagonisti del film americano che si sta preparando» (20 novembre 1977), mentre Emio Donaggio su “Stampa Sera” presenta la bella Caroline Munro, protagonista «del primo film kolossal di fantascienza girato in Italia con capitali americani» (13 dicembre 1977).

Malgrado l’anticipazione di “Robot”, il film non esce a marzo 1978 e non ci sono tracce dell’uscita natalizia citata da Cozzi stesso nel suo saggio Il cinema dei nuovi mostri, ma di sicuro Starcrash è proiettato nelle sale italiane da gennaio 1979, con il titolo Scontri stellari oltre la terza dimensione, con il regista sotto pseudonimo (Lewis Coates) e nessuna foto sui quotidiani. I lettori delle pubblicazioni di fantascienza sono molto meglio informati, grazie a testate come la citata “Robot” che presentano il film con dovizia di particolari. Essendo quello un periodo in cui il cinema fantastico italiano è molto richiesto nel mondo, il film viene venduto molto bene all’estero e durante il 1979 appare in vari Paesi europei.

Febbraio 1979, Luigi Cozzi e Gianluigi Zuddas stanno lavorando ad una sceneggiatura per un film che non vedrà mai la luce, I pirati del tempo, e di lì a un anno (dicembre 1980) verrà trasformata in romanzo per una collana della Libra (“Narratori italiani di fantascienza”) inventata apposta per l’occasione, visto che oltre a un romanzo di Franco Enna non vanta altri titoli. Mentre Cozzi e Zuddas stanno lavorando, arriva la telefonata di Alain Schlockoff da Parigi con una proposta che non si può rifiutare. A marzo ci sarà il Festival di Parigi del Cinema Fantastico (Festival International de Paris du Film Fantastique et de Science-Fiction), che negli anni è cresciuto sempre di più, riscuotendo consensi da tutti i Paesi, e visto che dieci giorni dopo la chiusura dell’evento uscirà in Francia Starcrash, perché Cozzi non vola a Parigi per presentare il suo film al Festival? L’autore l’ha visto nascere, quell’evento internazionale, sin da quando nel 1972 si trovò a Parigi durante la prima edizione, per cui è più che lieto e lusingato di accettare.

Alain Schlockoff, foto dal sito FEFFS

Per avere un’idea del richiamo del film, la rivista “L’Écran fantastique” – fondata nel 1969 proprio da Schlockoff – pubblica per l’occasione un numero speciale dedicato ai due più grandi film presenti al Festival: Star Trek. Il film e Starcrash. Arriva la notizia che Los Angeles è tappezzata dalle locandine di Starcrash, distribuito dalla New World di Roger Corman che però, per aumentare il numero di proiezioni, ha tagliato tredici minuti di film, cioè tutti i discorsi esplicativi: a quanto pare, funziona uguale. La proiezione di Parigi è un trionfo, Cozzi nel suo citato saggio racconta minuto per minuto l’evento e guarda caso dei film in concorso non gliene piace neanche uno. Il risultato finale è che Starcrash vince il primo premio del pubblico battendo… Halloween di John Carpenter! Per favore, controllate meglio quei voti?

Dopo questo glorioso marzo, il 1979 è contrassegnato da uscite in giro per il mondo e Cozzi racconta di come Starcrash riscuota incassi record, stando sempre ben attento a non fornire MAI dati, cifre o fonti: non esistendo alcuna informazione riguardo agli incassi del suo film, dobbiamo credere per pura fede che fossero alti. È anche vero che si tratta di un metodo che raramente sbaglia: appena un film di serie A fa successo (in questo caso Star Wars di George Lucas), le versioni di serie B-Z si vendono che è un piacere, perché appena lo spettatore capisce di non aver avuto ciò che voleva ormai ha già comprato il biglietto. Arriva l’estate e a luglio Cozzi riceve un’altra telefonata importante, stavolta da un produttore di cui non cita mai il nome: cos’è tutto questo segreto? Sarà un Custode di Cthulhu? Temo semplicemente che Cozzi ami la saggistica vaga e fumosa, quella che purtroppo in Italia ha tenuto banco per anni nel campo del fantastico.

Stando al racconto fatto nel suo saggio Gli anni di Alien (2017), in quel luglio Cozzi e quella che all’epoca era sua moglie sono stati invitati per una vacanza tutta spesata ad Haiti, e non stupisce si sbrighino ad accettare. Non sappiamo chi sia il produttore di Santo Domingo che ha fatto questo generoso invito, ma Cozzi specifica di averlo conosciuto quando per lui ha lavorato alla sceneggiatura del film Paradiso Blu, poi girato da Joe D’Amato e uscito in sala nel settembre 1981, con Cozzi mascherato dietro lo pseudonimo Garcia Casto de la Vega. Visto che questo film ha solo D’Amato tra i produttori “singoli”, dobbiamo pensare che l’ospite di Cozzi gestisse la Santo Domingo Universal, casa produttrice del film che – grazie al sito OpenCorporates.com – scopro essere stata fondata nell’agosto 1979 e sciolta nell’agosto 1999: malgrado sia una casa di produzione cinematografica, in venti anni di vita sono note solo due pellicole con il suo marchio, il citato Paradiso Blu e Orgasmo nero (maggio 1981), sempre di Joe D’Amato.

Seguendo il racconto di Cozzi, lui è stato invitato sull’isola della Repubblica Dominicana perché questo innominato produttore locale, stupito dei ricchi incassi di Starcrash, voleva commissionargli un nuovo soggetto da girare sull’isola, e così per tutto l’agosto 1979 i coniugi Cozzi si gustano la vacanza caraibica. Visto che la Santo Domingo Universal nasce proprio quell’agosto e che uno dei suoi soli due film ha Cozzi come co-sceneggiatore, è lecito pensare che il produttore contasse sull’autore italiano per iniziare la carriera, non per continuarla. Purtroppo non è andata così.

L’agosto 1979 passa nello splendore dell’isola caraibica, dove in seguito possiamo immaginare siano nati i personaggi di Karen e Peter, i due naufraghi che in Paradiso Blu mettono in scena quella che ha tutto l’aspetto della versione povera di Laguna Blu, film che proprio in quel momento la Columbia Pictures sta girando alle Fiji, dall’altra parte dell’Atlantico, e che uscirà a luglio del 1980, mentre la versione di Cozzi dovrà aspettare almeno un altro anno.

Finito agosto, gli impegni premono e la vacanza deve finire: in compenso Cozzi non ha avuto neanche un’idea per un film da ambientare sull’isola, il che è davvero increscioso visto che era l’unico motivo per cui il produttore gli ha pagato la vacanza. (Facile pensare che la sceneggiatura di Paradiso Blu nascerà di lì a poco proprio per sopperire a quella mancanza.)

Via, si parte per New York per incontrare Caroline Munro, la stella di Starcrash che sta vivendo il suo (brevissimo) momento di notorietà, girando per convention di fantascienza – dove il suo evitico costumino basta da solo a vendere il film – e per riunioni di produzione. Esce fuori che Cozzi sta trattando con la Cannon per la distribuzione di un film tratto dal romanzo I vampiri dello spazio (1976) di Colin Wilson – quello che diventerà poi tutt’altro progetto, nel 1985 – e pensa che Caroline Munro sia perfetta nel ruolo della “bonazza dallo spazio“. Siamo nel settembre del 1979 nella rutilante New York, ti pare che fra una riunione e una convention non ci scappi l’occasione di andare al cinema, a vedere il nuovo fanta-film del momento? Così, ci racconta Cozzi, ha visto Alien un mese prima dell’uscita italiana. (Gli archivi del quotidiano “New York Times” confermano che quel settembre il film di Ridley Scott era programmato in città.)

Il film di Scott era uscito dalla primavera precedente negli Stati Uniti quindi aveva avuto tutto il tempo di far capire che si stava replicando il successo di Guerre stellari, così a Cozzi non rimane che la matematica base: se la versione Z di Star Wars è piaciuta così tanto… figuriamoci quella di Alien! Be’, no, non ha detto proprio così, ma è così che mi immagino il suo pensiero inconscio. Comunque non è una versione incompatibile con il suo racconto, perché secondo Cozzi sono stati proprio i grandi incassi del film di Scott a convincerlo a “rifarlo”, usando come ambientazione l’isola haitiana per far piacere al suo amico produttore innominato.

«Una storia alla Alien ma ambientata sulla Terra! Una vicenda i cui punti focali fossero, proprio come in Alien, delle “uova” extraterrestri, con il potere di provocare l’esplosione dei corpi umani contagiati… più un grosso mostro alieno da utilizzare solo nel finale, per ovvi motivi di convenienza economica e realizzativa.»

Gli ingranaggi nella mente di Cozzi cominciano a girare vorticosamente, storici film del passato si affacciano per regalare la loro piccola dose di ispirazione e inizia il processo di gestazione di un film che Cozzi battezza subito Alien arriva sulla Terra. Per far piacere al produttore di Santo Domingo la trama è infarcita di richiami ad Haiti ma è tutto inutile: impegnato in altri progetti, il misterioso produttore si tira indietro (magari deluso di aver pagato una vacanza a vuoto), lasciando al suo socio decidere se continuare con l’alieno di Cozzi. Per fortuna sappiamo il nome di questo socio che sbuca fuori solo ora, Ugo Valenti, noto per aver esordito producendo Bestialità (1976) di George Eastman e che chiuderà la sua attività nel 1980. In pratica tutti quelli che hanno lavorato all’alieno italiano hanno chiuso i battenti, tranne Cozzi.

Valenti accetta il progetto e Cozzi gli consegna la prima bozza di sceneggiatura nell’ottobre del 1979, cioè proprio mentre il film Alien arriva nei cinema italiani, e mentre un collega cineasta ha l’idea di girarne un seguito nostrano, idea a quanto ne sappiamo nata in maniera del tutto indipendente.

(continua)

L.

– Ultime indagini aliene:

Informazioni su Lucius Etruscus

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24 risposte a itALIENi 1. Scontri stellari

  1. Evit ha detto:

    Non mi puoi sganciare il capitolo 1 così, in mezzo alla settimana lavorativa!

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  2. Fabio ha detto:

    Ultimamente sto recuperando per la mia videoteca tanti film assurdi con i mostroni della “sinister film”,un buon numero di essi con la presentazione di Luigi Cozzi fra gli extra,ultimo arrivato l’allucinante “Dinosaurus” del 1960,le risate divertite che mi sono fatto,tra l’altro oserei dire che vi è presente una sorta di antenato dello scontro finale di “Aliens”,solo che lì c’è un t-rex contro una grossa gru,rigorosamente in un grezzissimo stop-motion,che meraviglia!!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se “Dinosaurus” è quello che ricordo, allora sì, è un film divertente e devo rivedermi la scena della gru, che in effetti sa di powerloader 😛
      La Sinister è un’ottima che collana che ripesca un sacco di buona roba, il problema è che finisce subito fuori catalogo e ritrovare vecchie uscite è difficile e costoso.

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Doppietta oggi o ti è partito un post per errore? Comunque molto bene questo nuovo approfondimento. Molto, molto bene… E siamo ancora alle battute inziali! 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Letto tutto d’un fiato…e ora, col fiato sospeso, attendo gli altri post! Tra l’altro si parla/parlerà di sequel apocrifi che ho visto e di cui leggo volentieri dettagli e aneddoti che fornirai copiosamente. Intanto, iniziare con un regista che porta ben due Z, come marchio di fabbrica, nel cognome è cosa buona e giusta! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Si sa che il film si sarebbe dovuto chiamare “Cozzi stellari”! 😀
      Trovare informazioni su Cozzi e Ippolito è difficilissimo, ammantati come sono da mille leggende, e quando si sono raccontati l’hanno fatto con una vaghezza disarmante, il che stupisce nel caso di Cozzi, trattandosi di uno storico saggista del cinema fantastico di lunga data. Possibile gli pesi così tanto usare date e nomi nel raccontare un evento autobiografico???

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  5. marco1946 ha detto:

    Ricordo poco del Cozzi Movies. C’era Christopher Plummer in una parte tutto sommato inutile e c’erano le cosce di Nadia Cassini (allora molto in forma)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nadia Cassini è stata un grande tormento della mia infanzia, ma onestamente non la ricordavo nei film di Cozzi, che ho visto su piccoli canali locali prima che scomparissero tutti nel nulla. Adoravo l’Ercole con Lou Ferrigno, ma solo in tempi recenti ho scoperto che era suo 😛

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  6. Lorenzo ha detto:

    Starcrash è un film divertente, meglio di tutta la saga di Star Wars messa insieme 😛
    Alien 2 sulla terra invece non ho mai avuto il coraggio di guardarlo, ho provato alcune volte ma già pochi minuti sono un sonnifero potentissimo. The Descent (tornando al post di stamattina) non è piaciuto nemmeno a me, non ho mai capito come mai degli esseri ciechi, che per bilanciare l’handicap dovrebbero sviluppare al massimo gli altri sensi, possano stare a due centimentri da un essere umano fermo senza sentirne l’odore ma solo il rumore. O se c’era la spiegazione me la sono persa 😛
    Infine non ho capito una cosa: perché al produttore di Santo Domingo interessa che si parli di Haiti e non della Repubblica Dominicana?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ultimo è uno dei tanti misteri dei racconti autobiografici di Cozzi, pieni di ombre e nebbia 😛
      Pensa che da bambino piccolissimo ho visto al cinema “Scontri stellari”, in una qualche replica a cui mi portarono i miei, ma non ricordo se poi l’ho più rivisto per intero.
      Per questo dico che non esiste sceneggiatura in “The Descent”, perché è pieno di momenti come quello che descrivi: la voglia di fare il “buio urlante” ha fatto chiudere gli occhi su tutto il resto del soggetto e trama.

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      • Lorenzo ha detto:

        Un film del genere per un bambino al cinema negli anni ’80 deve essere stato il massimo… magari meno per i tuoi genitori 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In realtà io giocavo sui gradini, del film mi interessava poco, ero davvero piccolo: ricordo solo il pelato che volava nello spazio 😀
        Invece i miei erano cresciuti con il cinema di genere visto in sala, quando costava due spicci e manco controllavi il cartelloni: ti sedevi e quel che c’era c’era.

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    • Conte Gracula ha detto:

      Alien 2 sulla Terra è un discreto bidone di film. La sua storia produttiva è divertente, però XD
      Se la metà delle storie che girano su quel film è vera…

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  7. Nick Parisi ha detto:

    Il buon Lewis Coates era un nome ricorrente anche nella fantascienza scritta, nella quale spesso, spacciava per sue collaborazioni con scrittori famosi, ricordo un Non-a 2 venduto come una collaborazione con A.E. van Vogt della quale lo scritttore canadese non aveva visto nemmeno una riga. Questo almeno avevo letto in una rubrica sulla rivista “L’Eternauta”

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  8. Giuseppe ha detto:

    Effettivamente “Alien 2 sulla Terra” E’ un bidone, il che può sembrare un’affermazione troppo gentile solo fino a quando non si specifica di cosa sia pieno quel bidone di m… 😀
    Di “Starcrash” invece ho un divertente ricordo di fanciullo (già sai che anch’io lo vidi in sala), e dico fanciullo perché rimango convinto che la Cozzata Stellare funzioni alla grande fino a che non superi i dodici anni d’età e ci devi per forza tornare mentalmente, a quegli anni, se vuoi rivederti il tutto da adulto 😉
    E adesso non vedo l’ora di leggere il prossimo post sulle avventure del misterioso e sfuggente (alle fonti verificate) Cozzi, con il suo “Contamination”… 😉

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  9. Sam Simon ha detto:

    Starcrash meglio di Halloween? Ma perché mai sono un fan sfegatato di John Carpenter, quando sarei potuto restare in terra natia ed idolatrare Luigi Cozzi? X–D

    Che anni quelli, per il cinema italiano, a fare seguiti apocrifi e copie Z di film statunitensi famosi…

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