[Novelization] Nightmare – Nuovo incubo (1994)

Che ne dite se prolunghiamo i festeggiamenti per il compleanno di Wes Craven? Ho infatti scoperto su Archive.org (meraviglioso database di cui sono drogato perso) il romanzo-novelization del film dove il regista e sceneggiatore diventa addirittura “vero” personaggio.
Molti dei film della Saga di Freddy Krueger hanno conosciuto una riduzione a romanzo, ma il problema è che sono tutte edizioni rarissime e in mano a pochi satanici collezionisti: le novelization horror sono i prodotti più ambiti dai fan del genere.

Ora, come sapete Nightmare 7 Nuovo incubo (1994) è un film metanarrativo, dove i protagonisti della finzione sono in realtà i veri autori del primo episodio (regista e due attori), dove appaiono in giro veri tecnici, produttori e via dicendo, tutti ad interpretare se stessi in una storia che gioca tra realtà e finzione: come scrivere un romanzo da tutto questo? Come cioè rendere in forma di finzione una storia che invece gioca sulla verità?

Ci sono due modi. Il primo è la novelization classica, quella cioè in cui il romanziere si limita a scrivere su carta quello che vede in video, annoiando a morte il lettore. Oppure c’è il tocco di genio: per nostra fortuna, l’esordiente David Bergantino adotta questo secondo metodo.

Bergantino ha un’idea geniale: se Craven si finge se stesso per girare il suo film, il romanziere fa la stessa cosa. Bergantino quindi scrive un romanzo su uno scrittore di nome Bergantino a cui è stato affidato il compito di curare la novelization del nuovo film di Nightmare, e nel farlo scopre che Craven non ha inventato niente: il male sta davvero lacerando la realtà. Infatti ciò che leggiamo sono le carte trovate dall’editore una volta entrato nell’appartamento di Bergantino, romanziere che non è sopravvissuto a Freddy Krueger.

Capite che è davvero un peccato che questo romanzo, come ogni altro legato alla saga, sia inedito in Italia.

Traduco in esclusiva l’inizio di questo delizioso gioco con cui Bergantino si unisce alla metanarrativa di Wes Craven.


Wes Craven’s
New Nightmare


Introduzione

Dal diario di David Bergantino
North California, 29 giugno 1994

Ore 4:47. Finalmente ho finito il libro. Sono fortunato che lui non abbia finito me, prima.
Che grande prima opportunità, sembrava all’inizio, scrivere il romanzo del nuovo film di Elm Street. Sarebbe stata una scrittura facile, bastava adattare la sceneggiatura in romanzo e ottenere un po’ di visibilità.
Ma nessuno mi aveva detto a cosa sarei stato davvero esposto.
Tuttavia, un lavoro è un lavoro, un’occasione da sfruttare, e considerando quello che ho passato, penso che il libro sia uscito bene. Dovrebbe fare vendite decenti, stando al mercato delle novelization. Adolescenti ignari e affamati di orrore – qualcuno potrebbe essere affamato di orrore nel mondo di oggi? – lo leggeranno e penseranno che si stanno semplicemente godendo una bella storia spaventosa.
Questo diario racconta la verità, sulla storia del libro e sulla storia dietro il libro. Per il bene di tutte le persone coinvolte, terrò la verità per me. Inoltre, c’è la possibilità che superi la mia paura di scrivere e voglia tornare nel mondo degli affari. Non c’è bisogno di bruciare i ponti lavando in piazza i panni insanguinati di qualcuno.
Per ora, non sono sicuro di cosa farò della mia vita. Probabilmente non sarei in grado di svolgere nemmeno un lavoro in un centro commerciale, soprattutto se il centro commerciale avesse una libreria. Penso che andrò in spiaggia e ci penserò.
Qualunque cosa succeda, dovrebbe andare tutto bene… se gli incubi cesseranno.

Prologo


I demoni ululanti si radunarono, brontolando e ruggendo. Serpenti d’argento si aggrappavano alle pareti, sibilando in coro, gocciolando veleno, aspettando. In mezzo a questa cacofonia infernale, una figura umana lavora con cura per creare qualcosa di empio.
Colpi di martello. Scintille che volavano. Acciaio che si piegava. Una mano stava prendendo forma. Era potente, pulsante e con una vita tutta sua.
Era il locale caldaia, dove fuochi impetuosi davano alle fornaci demoniache le loro voci infernali. Nubi di vapore uscivano dalle valvole nei tubi a serpentina. Gocce d’acqua cadevano in pozzanghere oleose. Il locale caldaia: più sinistro che mai. Quando la figura oscura iniziò ad attaccare rasoi scintillanti alle dita della mano di metallo, divenuta ora un artiglio, la sua vera natura fu rivelata. Era il guanto. Il suo guanto.
L’uomo appese l’ultima, letale lama all’ultimo dito d’acciaio. Ora era completo, tremava e si fletteva come una potente creatura appena nata che prendeva coscienza di se stessa. L’uomo accarezzò l’Artiglio, orgoglioso del suo lavoro. Ma non aveva finito. Non ancora. Nonostante la somiglianza, questo non era un guanto da indossare. Era solido, pensato per essere una parte del corpo, non un semplice accessorio.
Mettendo da parte l’Artiglio, l’uomo appoggiò la mano destra sul tavolo da lavoro. La sua mano sinistra afferrò il manico di una mannaia gigante. L’ombra contorta dalla luce del fuoco della lama danzò sul polso della mano destra. Poi la mannaia colpì, tranciando il polso dell’uomo e conficcandosi nel tavolo sottostante. Ignorando la mano che si contorceva, l’uomo alzò il moncherino sanguinante. Il sangue denso sgorgava dalle vene recise in flussi pulsanti.

* * *

«Più sangue!» gridò qualcuno: «Più sangue!»
Dylan, il figlio di cinque anni di Heather Langenkamp, le si contorceva in grembo, cercando di sbirciare, ma le mani della donna erano salde sui suoi occhi. Non gli era mai stato permesso di vedere uno dei film della madre, eppure in qualche modo suo marito, Chase, l’aveva convinta a portare il bambino sul set di questo.
Sì, stavano girando un altro film di Nightmare on Elm Street. E lei non era sicura del perché. Un tempo erano divertenti, ma era quando lei era più giovane, nel cuore di Hollywood, vivendo l’eccitazione dei propri sogni: il sangue e la violenza non l’avevano mai infastidita. Ora però era un’adulta, con un marito e un figlio piccolo. Negli anni il mondo era diventato un luogo pericoloso e violento, gli schermi televisivi si riempivano quotidianamente di notizie di atrocità della vita reale, non solo in Paesi lontani e stranieri: il suo stesso quartiere non sembrava più così sicuro. In un mondo del genere, che posto avevano i film dell’orrore? Non c’è da stupirsi che fossero fuori moda.
Tuttavia, Heather si era sempre divertita a fare film. Avrebbe dovuto divertirsi anche in quel momento.
Sospirando, tornò alla scena che stavano girando. Una cinepresa si era spostata per un primo piano intenso del moncherino insanguinato mentre veniva conficcato nel polsino dell’Artiglio. I tendini serpeggiavano fuori dal polso, mentre l’Artiglio veniva innestato all’estremità del braccio dell’attore. Un trionfo di effetti speciali all’avanguardia. Una volta completato il processo, l’attore si girò e colpì minacciosamente la cinepresa.
«Stop!» gridò Wes Craven, sceneggiatore e regista del film, nonché “padre” di Freddy Krueger. «Fantastico!» Era alto, magro e sembrava assolutamente innocuo. Era incredibile che un ragazzo di Cleveland così simpatico avesse inventato un personaggio così malvagio, ma in qualche modo amato, come Freddy Krueger. Suonò un cicalino e le luci si accesero. Le voci dei finti demoni furono soffocate e il coro del serpente andò scemando, sostituito dai suoni di gente che parlottava. In meno di un minuto, l’atmosfera del posto è cambiata, da quella di un incubo a qualcosa di più simile a una chiesa. Heather tolse le mani dagli occhi di Dylan.
Craven corse da Chase, il supervisore degli effetti speciali del film e progettista dell’artiglio meccanico. Chase Porter era stato assistente nel primo Elm Street, dieci anni prima. Il suo corteggiamento con Heather era iniziato quando aveva simulato una ferita sanguinolenta per attirare la sua attenzione. A quel tempo lei pensava che fosse immaturo, malgrado fosse bello e con un sorriso che le dava le palpitazioni. Era un eterno ragazzo e lei non voleva avere niente a che fare con un tipo del genere. Due anni dopo si sposarono. Quando arrivò Dylan, Chase aveva fondato la sua compagnia di effetti speciali, lavorando principalmente in pubblicità televisive. Aveva lavorato sodo, messo su alcuni lungometraggi a basso budget e alla fine aveva ottenuto un lavoro di alto livello, con gli effetti speciali nel nuovo film di Elm Street. E ora guidava i suoi assistenti immaturi.
«Sei un genio, Chase!» gli disse Craven. «Questo fa sembrare la vecchia mano di Freddy come quella di Madre Teresa». Chase lo ringraziò modestamente, e con un cenno indicò i due giovani in piedi accanto a lui, ciascuno con in mano siringhe e tubi che portavano all’Artiglio. Craven li lodò altrettanto entusiasta. «Anche voi, Terry e Chuck. Ottimo sangue!» Ed era serio: era stato un gran bel fiotto di sangue.
Il riconoscimento del regista nei loro confronti fece quasi svenire gli assistenti.
«Grazie», squittì Terry.
«È uno dei nostri lavori migliori» rispose Chuck, arrossendo. Almeno Heather credette dal tono della sua voce che stesse arrossendo; dato che era ricoperto dalla testa ai piedi di un liquido rosso appiccicoso, quindi non poteva esserne sicura.
Entrambi poco più che ventenni, Terry e Chuck avevano un po’ dello Stanlio e Ollio: erano una squadra affiatata quanto lo era stato il duo comico del cinema muto. Chase faceva molto affidamento su di loro.
Con un ultimo pollice in su a Chase e al suo equipaggio, Craven corse via per preparare la scena successiva. Chase si sedette con Heather e Dylan mentre gli assistenti scollegavano l’Artiglio dal suo tubo. Dopo un minuto, Chuck passò con l’Artiglio gocciolante. Heather notò che suo figlio lo fissava. Così fece Chase. Si avvicinò e arruffò i capelli di Dylan.
«Vuoi vedere delle cose incredibili?» chiese strizzando l’occhio e prendendo Dylan per mano. Heather li fermò. Non era il momento di una visita guidata. Soprattutto non lì. Chase sapeva come si sentiva.
«Chase, no…» protestò lei, ma prima che potesse dire di più, Chase si impuntò.
«Andiamo, è solo finzione». Allontanò Dylan da lei e i due si tuffarono fra le scenografie. Heather si affrettò a raggiungerli: almeno poteva tenerli fuori dai guai. E poi lei e Chase avrebbero fatto un bel discorso su tutto questo.
Quando li ritrovò, Dylan stava fissando con gli occhi spalancati un vasto assortimento di parti del corpo sanguinolente e teste demoniache. Ma quello che lei notò furono tutte le facce maligne di Freddy Krueger che la guardavano dagli scaffali. Heather rabbrividì. Quella roba era così inquietante che le avrebbe dato degli incubi, e certamente anche a Dylan. Distogliere lo sguardo non serviva a niente: in qualche modo poteva ancora sentire gli occhi ciechi di Freddy che la perforavano dentro. Cercando di ignorare la sensazione sgradevole, guardò Chase offrire a Dylan una confezione di cibo cinese.
«Hai fame, Dylan?» Il contenitore fu messo nelle mani del bambino prima che potesse rispondere. Lo aprì… e la testa di un rettile munito di zanne saltò fuori, spaventandolo. Terry e Chuck ridacchiarono in sottofondo.
«Fregato!» Chase rise e riprese il contenitore.
«Chase!» sbottò Heather. Pensava che non ci fosse alcunché di divertente, ma Dylan invece aveva un sorriso stampato sul volto. Chase le fece l’occhiolino, dicendole di calmarsi. Girò il contenitore per mostrare che la creatura era solo un burattino.
Heather iniziò a rilassarsi, finché Chuck non posò l’Artiglio sul banco di lavoro vicino a lei.
«Avrebbe dovuto flettersi di più», disse a Chase. «Penso che i servo-comandi siano andati in cortocircuito con il sangue». Discorsi tecnici, pensò. Bla bla bla.
«Isolateli con un po’ di polistirolo!» Chase rimproverò bonariamente il suo assistente. «Non doveva essere così sommerso».
Heather si ritrovò a fissare l’Artiglio. C’era qualcosa nell’aria, come se stesse per avvenire un incidente. Voleva che Dylan venisse portato a casa adesso. Stava per dirlo a Chase, ma invece disse: «Non mi piace quella cosa».
Chase la guardò in modo strano. «Questa “cosa” mette il pane sulla nostra tavola». Forse, ma restava il fatto che non le piaceva. Per niente. Dylan, nel frattempo, stava valutando la cosa. Finito la scatola cinese, guardò l’Artiglio con cautela, tenendo la mano di suo padre per sicurezza.
«È vivo, papà?»
Prima che potesse rispondere, una voce gridò: «Heather, sei nella prossima scena!» Non proveniva da una direzione distinguibile, né suonava vagamente familiare. Heather si sentiva un po’ confusa. Chase iniziò a parlare, la sua voce fluttuava verso di lei da molto lontano, anche se erano nella stessa stanza. Dylan aveva chiesto se l’Artiglio fosse vivo?
«Potrebbe anche esserlo, Dylan. È un animatrone all’avanguardia, potenziato con innesti bio-organici». Elencò i materiali che componevano l’Artiglio. «Tendini di toro, fasci nervosi di un dobermann, persino una parte del cervello di un primate omicida è stato…» L’elenco sembrava continuare all’infinito.
Mentre Chase continuava a parlare, la luce balenò ai margini della visuale della donna. Sul tavolo da lavoro, l’Artiglio aveva cominciato a sollevarsi lentamente in aria.
«Chase!» Lo vide anche lui e smise di parlare.
«Ehi!»
Chuck alzò lo sguardo da dove stava preparando un panino. Era chiaramente sorpreso di vedere l’Artiglio in movimento.
Chase raggiunse l’Artiglio. In una percezione sfocata, l’oggetto si scagliò contro di lui. L’uomo gridò di dolore e si tirò indietro, con il sangue che gocciolava dalla mano. I tagli non sembravano troppo profondi; più che altro Chase sembrava stupito. Con la sua mano integra, spense il telecomando.
«Merda!» sibilò Chase.
Chuck si avvicinò all’Artiglio, curioso ma impassibile.
«Deve aver intercettato i segnali dai walkie-talkie dell’aiuto-regista». Con un cacciavite, aprì l’Artiglio. Questo si lamentò: un piccolo gemito per metà macchina e per metà animale. I brividi scorrevano sulla schiena di Heather.
Terry mise una mano sull’Artiglio e chiese: «Sei sicuro che sia spento?»
«È spento.»
«Curioso, è caldo, come una vera mano». Terry si allontanò per dare un’occhiata più da vicino. Cominciò a piegarsi. Heather l’avrebbe fermato, ma la confusione le impediva di muoversi.
Senza preavviso, l’Artiglio sfrecciò verso Chuck, affondandogli i rasoi in gola. L’uomo si ritrasse di scatto con un urlo gorgogliante, afferrando l’Artiglio, strappandolo finalmente via. La gola di Chuck divenne una fontana orribile, con il sangue che sgorgava tra le sue dita. L’Artiglio atterrò sul tavolo con un tonfo e scivolò via, scomparendo tra gli strumenti e le attrezzature.
Dentro Heather esplose il terrore. Riuscì a urlare quando Chase afferrò il telecomando e lo fracassò, gettando via le batterie. Proprio in quel momento, tutte le fornaci presero fuoco contemporaneamente. Il vapore ululava dai tubi giganti. Craven stava gridando: «Che diavolo sta succedendo qui? Spegnete gli effetti!» Ma il rumore presto coprì la sua voce.
Chuck finì addosso a Chase ed entrambi caddero. Terry frugò nel guazzabuglio in cima al banco di lavoro, alla ricerca dell’Artiglio. Questo emerse da dietro alcuni oggetti e cadde rapidamente in terra. Heather poté solo guardare mentre un rasoio tagliava la caviglia di Terry. L’uomo gridò e cadde, e quando colpì il suolo, l’Artiglio si conficcò dritto nel suo cuore, affondando le lunghe lame fino alla punta delle dita d’acciaio. Il suo corpo ebbe una convulsione e rimase immobile. L’Artiglio si staccò e si girò.
Partì in direzione di Chase, che stava cercando di districarsi dal corpo di Chuck scosso da convulsioni. Il terrore di Heather si scaricò in un urlo. Chase tenne d’occhio l’Artiglio mentre sfrecciava verso di lui. Lottava duramente per spingere via Chuck, ma rimaneva bloccato dal peso morto del suo assistente.
L’Artiglio si arrampicò sulla spalla di Chuck e vi si appollaiò. Le lame si allargarono, proiettando ombre sottili che dividevano il viso di Chase in segmenti.
Improvvisamente, le fornaci iniziarono a tremare, come se stessero per esplodere. Un terribile brontolio proveniva dal profondo del set. Chase gridò ad Heather, che era ancora paralizzata.
I loro occhi si incontrarono quando l’Artiglio si tese per balzare su Chase. E lei non poteva fare niente. Niente di niente. Tutto divenne nero.

* * *

Qualcuno la stava scuotendo.
«Heather! Il terremoto!» Era la voce di Chase.
Era vagamente consapevole che Chase stesse cercando di tirarla fuori dal letto. L’uomo tremava, e così l’intera stanza.
«Mettiti nel vano della porta!» Dovette urlare al di sopra del rombo e del rumore dei vetri che si rompevano.
«Mammaaaaaa!» La voce di suo figlio le fece immediatamente riprendere i sensi.
«Dylan!»
Ora era completamente sveglia, mentre il pavimento la faceva traballare. Un quadro cadde dalla parete, e la pioggia di vetri mancò di poco Chase, che barcollava. Si fecero strada nel corridoio fino alla stanza di Dylan. Era intrappolato nel letto dal continuo movimento della stanza. Prima che Heather potesse raggiungerlo, ci fu un’ultima grande scossa.
Poi finì tutto.
Non ancora convinto che il terremoto fosse davvero passato, nessuno si mosse per diversi secondi. Dalla strada arrivavano suoni intermittenti. L’immagine di astronavi in atterraggio balzò nella mente di Heather, con il terremoto ad annunciarne la discesa. Poteva quasi crederci. Quella era Los Angeles, dopotutto.
«Allarmi di auto», disse Chase, notando il suo sguardo perplesso. «Stai bene?»
Annuì mentre sollevava Dylan, che aveva cominciato a piangere piano. Era accaldato, il pigiama fradicio di sudore. Che grande spavento per il suo piccoletto. Dylan aveva ereditato l’aspetto di suo padre, ma per la maggior parte aveva preso la personalità di sua madre. A volte lei si preoccupava di quanto fosse serio e adulto per la maggior parte del tempo. Non sembrava mai del tutto rilassato. Quando aveva raccontato a Chase le proprie preoccupazioni, lui aveva detto che solo perché il ragazzo era accigliato non significava che qualcosa andasse. O che non fosse felice. E non è che non sappia come divertirsi, avrebbe detto Chase come prova finale. Era vero. Dylan giocava proprio come gli altri bambini, anche se più intensamente. Le parole di Chase avevano senso. Teneva profondamente a Dylan ed era un buon padre. Lei sapeva che tendeva a preoccuparsi troppo: le brave madri lo facevano.
«Stai bene, campione?» chiese gentilmente Chase.
«No». Ma le lacrime si interruppero. Dylan stava cercando di essere coraggioso per mamma e papà. Fu allora che lei si preoccupò ancora di più: il calore emesso del bambino sembra aumentare.
«Hai la febbre, tesoro?» Dylan scosse la testa, lei gli baciò la fronte per controllare la temperatura (sua madre lo faceva, chiamandolo “ter-mam-metro”) e sebbene Dylan fosse caldo non sembrava avere la febbre.
«È stato solo un terremoto, Dylan». Chase massaggiò la schiena del bambino per confortarlo. «Ogni tanto avvengono».
«Va tutto bene, tesoro», disse Heather. Ma Dylan non era ancora del tutto convinto.
Dylan alzò lo sguardo mentre suo padre gli scostava i capelli dagli occhi. L’espressione spaventata sul suo viso lo faceva sembrare più adulto dei suoi cinque anni.
«Papà, sangue», disse Dylan a bassa voce e indicò.
Heather seguì il suo sguardo e vide il sangue gocciolare dalla mano di Chase. Il panico iniziò ad infiltrarsi in lei dalle crepe fatte dal terremoto. Era la stessa mano che era stata tagliata nel suo sogno. Chase la vide e avvolse le sue dita sanguinanti in una delle magliette di Dylan.
«Niente di grave, ragazzi», disse velocemente. «È solo un graffio».
È molto peggio, pensò Heather. La maglietta era già intrisa di sangue.
«Dove te lo sei fatto?» chiese nervosamente.
Chase scrollò le spalle. «I vetri del quadro, immagino». Ma lei non stava davvero ascoltando, solo fissando la sua mano. «Quando è caduto. Non è niente, davvero». Il tono della sua voce la fece alzare lo sguardo. Vide dalla sua espressione che stava cercando di convincerla in modo che non avrebbe turbato Dylan. «Ci metterò una benda, non ti preoccupare». Poi fece a entrambi un grande sorriso, uno di quelli da “non preoccupatevi, siate sereni”, e lasciò la stanza.
Ma Heather era preoccupata. Molto. E dallo sguardo sul suo viso, lo era anche Dylan. Ma decise di seguire l’esempio di Chase e cercare di non turbare ulteriormente il figlio. Il terremoto era stato già abbastanza grave. Così sorrise a Dylan e gli disse che papà sarebbe stato bene. Mentre lo posava sul letto, si chiese come Chase si fosse procurato quel taglio. Dai vetri del quadro, aveva detto. Certo, deve essere andata così. Accettò subito quella spiegazione. Era l’unica che avesse un senso.
Le venne in mente un’altra possibilità, ma era un po’ folle. In realtà, parecchio folle. Heather scacciò quel pensiero dalla sua mente. Ma le ci volle un certo sforzo.

* * *

Dal diario di David Bergantino
9 maggio 1994

Si inizia lentamente. Succede sempre così.
Mi sembra di ricordare un terremoto come quello descritto nella sceneggiatura. Sono andato in biblioteca et voilà, ho trovato un articolo di giornale. Incredibile. Mi chiedo se Craven abbia aggiunto altri piccoli tocchi che diano “autenticità” alla storia. Se ho tempo andrò a controllare.

L.

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12 risposte a [Novelization] Nightmare – Nuovo incubo (1994)

  1. Cassidy ha detto:

    Direi che Bergantino ha davvero capito l’opera, non l’ha vista, l’ha vissuta! 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  2. Sam Simon ha detto:

    Veramente geniale! Mi hai messo voglia di guardare qualche Nightmare… :–)

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  3. Vasquez ha detto:

    È bellissimo quando nelle novelization si trovano questi guizzi che arricchiscono le storie. È il motivo che mi spingeva ad acquistarle (quelle poche che trovavo), poi ho smesso perché non trovavo più niente, a volte anche meno di quanto c’era su schermo.
    Continuo però a cercare i libri da cui sono tratti i film che mi sono piaciuti: quando nei titoli di coda leggo: “Tratto da un romanzo -o da un racconto- di…” non resisto 😛
    L’espediente di Bergantino qui è geniale, e il tutto diventa una matrioska della metanarrativa: la finzione nella finzione nella finzione nella finzione… Bello che tu lo abbia portato alla luce 😊

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    E ancora una volta per oggi…wow! Spunto geniale, qualcuno dia una traduzione completa a questa novelization! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Che romanzi del genere non arrivino in Italia non è solo un peccato ma anche un delitto vero e proprio… Perché privarci della possibilità di leggere Freddy Krueger, quando si poteva ancora provare a sfruttare il traino dei film della saga? Certo, poi ripenso a com’è andata finire con i fumetti e capisco quanto le mie siano sempre state nient’altro che pie illusioni 😟

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  6. Pingback: Freddy Krueger’s Tales of Terror 3 (1995) | Il Zinefilo

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