Tarzan, l’uomo scimmia (1932)

Tarzan 1932 PosterNegli anni Settanta si tiene a Los Angeles un raduno di fan di Edgar Rice Burroughs, in un affollato hotel: d’un tratto echeggia l’urlo della giungla, il Tarzan yell talmente famoso e riconoscibile che un affarista di razza come Burroughs l’ha depositato. Ancora oggi se fate il verso a Tarzan dovete pagare i diritti alla Edgar Rice Burroughs Inc.
Centinaia e centinaia di fan e tutto il personale dell’albergo si immobilizzano, esattamente come gli animali della giungla al sentire il richiamo del loro padrone: potrebbe essere uno scherzo, ma lo yell è stato troppo perfetto… Una folla di teste guarda in alto… e Tarzan è lì. È un settantenne austro-ungarico di nome Peter Johann Weißmüller, ma tutto il mondo lo conosce come Johnny Weissmuller e lo considera il “vero” Tarzan.
Lo considera tale anche Danton Burroughs, il nipote di Edgar che racconta questo aneddoto in prefazione a Tarzan, My Father (2002), la biografia di Weissmuller scritta da suo figlio.
Qual è il segreto del successo dello storico Tarzan del 1932? Semplice: soldi e marketing.

Johnny Weissmuller, il più grande dei tarzanidi

Johnny Weissmuller, il più grande dei tarzanidi

La MGM scende in campo e riesce subito a far dimenticare i film precedenti: tutti grandi successi, va ricordato, tutti moneymaker da record ma troppo datati per superare gli anni Venti. E poi ormai c’è il sonoro, la grande moda del momento, quindi servono professionisti di questa nuova tecnologia.
La MGM punta tutto sul sonoro perché finora nessuno ha mai sentito Tarzan: va bene, Tarzan the Tiger aveva qualche rumore di scena aggiunto in post-produzione, ma è ora di salire di livello.

Il 12 settembre 1931 la MGM lancia per radio una serie di show in cui due attori scelti per bieco nepotismo – James Pierce (protagonista di Tarzan and the Golden Lion, 1927) e la moglie Joan Burroughs, figlia del romanziere – recitano le avventure di Tarzan e Jane mentre in sottofondo passano i versi di mille bestie feroci e i suoni della natura africana incontaminata.
Edgar Rice, da sempre critico sulla resa cinematografica del suo personaggio, rimane ammaliato dal sentire il mondo letterario che ha creato. Però questa estasi non lo distrae dal controllare come un falco ogni singola parola che venga pronunciata in suo nome: prima di essere uno scrittore è un affarista, e il business di Tarzan alza cifre troppo alte per distrarsi.

Tarzan 1932 PosterIl successo delle trasmissioni radiofoniche crea la situazione perfetta per l’uscita di Tarzan the Ape Man il 2 aprile 1932.
Alla prima vengono invitate tremila persone, e Weissmuller si lancia in un’anteprima del suo personale yell: sono tutti talmente rapiti che viene dimenticato all’istante l’urlo di Jim Pierce per radio, viene dimenticato l’urlo di Frank Merrill e addirittura si sceglie di ignorare il fatto che la voce di Weissmuller è stata rielaborata dai tecnici MGM, che l’hanno mixata con il verso di una iena, di un cammello, lo stridio di un violino e il Do alto di un soprano. Quello che si sente nel film non è l’urlo che Weissmuller emette dal vivo in ogni occasione della sua vita, ma non fa niente: con Tarzan non si discute…

Il film deve ancora uscire nelle sale che Tarzan diventa testimonial della Signal Oil, la quale presenta ogni tipo di gadget nei propri distributori di benzina. Sin dal 1916 esistono Tarzan Club in giro per l’America, ma gli iscritti sono solo pochi appassionati: a soli tre mesi dall’inizio della campagna della Signal Oil qualcosa come 100 mila ragazzini si iscrivono a questi club!
Non parliamo delle statuette di Tarzan, che in poco tempo diventano un fenomeno di isteria collezionistica di massa: erano nate come semplici premi da regalare ai giovani partecipanti dei giochi radiofonici, ma in breve sono il gadget definitivo in un’epoca molto avara di personaggi da collezione per ragazzi.

Burroughs non ce la fa da solo a gestire tutto e a farsi pagare ogni volta che viene usato il nome “Tarzan” per qualsiasi cosa, e finalmente assume personale e ingrandisce l’attività. John Taliaferro, nel suo Tarzan Forever (1999), ci rivela un grande dolore del romanziere: negli anni Venti aveva permesso che il cowboy Ken Maynard usasse per il suo cavallo il nome Tarzan, ma non poteva prevedere che nel ’32 Maynard facesse un film e lo intitolasse furbescamente Come On, Tarzan. E Burroughs, che stava guadagnando fiumi di dollari, si mangiava le mani perché da quel film non beccava un centesimo…

Tarzan 1932 DVD ITAaIn Italia il film esce il 3 gennaio del 1933 con il titolo Tarzan, l’uomo scimmia. Gira in VHS per L.T. Home Video, Panarecord, MGM e varie altre edizioni. La Warner Home Video lo porta in DVD il 14 dicembre 2004 e la compianta Stormovie lo ristampa il 1° ottobre 2010.

La storia cambia molto rispetto ai film precedenti, scritta da un esordiente Cyril Hume che scriverà molti Tarzan nella sua carriera, tanto che in alcuni punti stupisce che il puntiglioso Burroughs abbia dato il benestare.
Siamo in un Africa strapiena di animali e la MGM ce li inquadra tutti, con tanto di suoni: in pratica sembrano sequenze del National Geographic appiccicate nella vicenda.
Jane Parker (la star esordiente Maureen O’Sullivan, futura mamma di Mia Farrow) arriva come un ciclone, con un entusiasmo ignoto alle altre Jane, e informa il padre James (C. Aubrey Smith) che è lì per restare: è stanca di starsene a Londra e vuole entrare nell’attività della famiglia. In effetti per essere gli anni Trenta il suo personaggio è molto indipendente ed emancipato.

Tarzan feticista dei piedi?

Tarzan feticista dei piedi?

Cosa fanno i Parker in Africa? Cercano il mitologico cimitero degli elefanti per arrubbare tutto l’avorio: nasce qui la storia ben nota e usata di nuovo in seguito.
Malgrado nei loro lunghi mesi africani Porter e il suo socio antipatico Harry Holt (Neil Hamilton) non abbiano incontrato alcun problema, appena arriva la peperina Jane tutto va storto: che portasse un po’ jella, la ragazza?
Tra le belve feroci che incontrano mentre cercano il fantomatico cimitero, i Porter si imbattono in un gruppo di scimmie… tra cui ce n’è una bianca! Saltando di liana in liana, arriva nell’inquadratura Tarzan: il primo… ma anche il più tonto!

«Io Jane... No, aspetta...»

«Io Jane… No, aspetta…»

Dimenticatevi il re della giungla, dimenticatevi il grande avventuriero: questo Tarzan è un demente che non ha mai visto un essere umano prima. E sì che vive in un territorio pieno di indigeni!
A parte il celebre grido che lancia a casaccio, sempre identico perché in fondo è un nastro registrato, il personaggio è muto e guarda i bianchi con il vuoto negli occhi: è molto più espressivo il finto scimmione che lo accompagna.
Rapita Jane, la starnazzante ragazza riesce a fargli capire come si chiama e chiede al selvaggio quale sia il suo nome. Dopo un paziente e snervante lavoro come se stesse parlando con un ritardato, alla fine pure quel genio di Tarzan capisce che indicare se stesso significa indicare se stesso, e se la ragazza indica se stessa e dice Jane, per esclusione lui indica se stesso e… No, troppo difficile, si ricomincia la scena daccapo e alla fine abbiamo il selvaggio che batte una mano sul petto della ragazza e dice «Jane» poi batte la mano su di sé e dice «Tarzan». E ripete il tutto per tipo dieci volte: più che Tarzan sembra Rain Man…
Da questa scena tristemente demente nasce il mito di una frase MAI pronunciata: «Io Tarzan, tu Jane.»

«Tu Tarzan... No, aspetta...»

«Tu Tarzan… No, aspetta…»

«Non ho mai detto quella frase – racconta Weissmuller al figlio, nella citata biografia, – ma nel corso degli anni così tanta gente l’ha creduto che alla fine mi sono stancato di stare a correggere. Una volta Humphrey Bogart mi ha detto: “Ragazzo, io non ho mai detto Suonala ancora, Sam, quindi non stare a lamentarti”.»

«Va be', chiamiamoci "Bella, zio" e facciamola finita!»

«Va be’, chiamiamoci “Bella, zio” e facciamola finita!»

Tarzan e Jane passano bei momenti a crogiolarsi nei fiumi africani, con lei che racconta di come sia vivere a Londra e lui che ripete parole a caso, raggiungendo lo stesso livello di demenza di Bruce Willis che ripete «Fibra?» negli spot Vodaphone.
Arrivato papà Parker a portare via la ragazza, che abbandona a malincuore l’uomo selvaggio, tutti vengono rapiti dai pigmei nani… cioè, dai nani pigmei… Boh, non si sa che accidenti siano: sono dei normalissimi nani pittati di nero…
A salvare la situazione ci pensa Tarzan, avvertito prontamente da Cita… Ebbene sì, in questo film nasce un altro mito.

Mi sa che il più intelligente è l'attore al centro...

Mi sa che il più intelligente è l’attore al centro…

I film di Tarzan sono sempre stati pieni di scimmie, ma per la prima volta ci si discosta dai romanzi e nasce così un personaggio destinato a fama imperitura allo stesso livello di Tarzan: chissà la contentezza di Burroughs per la fama di un co-protagonista non suo…
Weissmuller ha raccontato al figlio che il primo incontro con il giovane scimpanzé che doveva interpretare Cheeta è stato terribile, con il primate che cercava di morderlo. Ma poi durante le riprese della scena del fiume l’animale cade in acqua e sta per annegare, quando Weissmuller si tuffa e lo salva: nasce un’amicizia durata tutta la vita. Quando la vecchia scimmia verrà mandata “in pensione” allo zoo di Los Angeles, Weissmuller andrà regolarmente a trovarla, e quando il primate muore per l’uomo è come aver perso un figlio. (E a raccontarlo è suo figlio “umano”!)
Tarzan 1932 Poster 2Comunque nel film l’esordio di Cheeta – che non si sa perché si chiami come un “ghepardo” (cheetah) – non è dei migliori: Jane le deve ripetere dieci volte di andare a chiamare Tarzan, prima che la scimmia si muova: probabilmente condivide con Tarzan lo stesso numero di cellule celebrali…
Merita una citazione il fatto che nel 2008 appare in Inghilterra una biografia geniale del personaggio, intitolata Me Cheeta. My Life in Hollywood.

Un’altra scimmia è il grande gorillone che i pigmei usano per massacrare i prigionieri: sarà proprio la piccola Cheeta a distrarlo perché Tarzan lo uccida a colpi di coltello.

Per molti versi questo è davvero il primo film di Tarzan, sia per la trama che per le trovate, per l’audio della giungla che per il costume adamitico: mai un tarzanide si era visto così discintamente vestito!
Questo non vuol dire che abbia superato indenne i molti anni sul groppone: al contrario di altri film coevi che si possono gustare ancora oggi, tipo King Kong (1933), questo Tarzan the Ape Man è davvero datato in ogni suo aspetto. Non c’è fotogramma che non strida profondamente con la cultura del Duemila, dalle belve ammazzate a caso al razzismo dei bianchi contro gli indigeni: ok, va visto con l’ottica degli anni Trenta, ma è davvero un film troppo datato per essere ancora apprezzato.

L.

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5 risposte a Tarzan, l’uomo scimmia (1932)

  1. Cassidy ha detto:

    Devo smetterla di imitare l’urlo di Tarzan, non ho tutti questi soldi da donare alla famiglia Burroughs 😉 Certo che Tarzan affetto da autismo fa effetto “Acqua calda brucia Cheetah! Acqua calda brucia Cheetah!! 😉 Con questa: «Va be’, chiamiamoci “Bella, zio” e facciamola finita!»
    Hai ufficialmente chiuso l’Internet per oggi 😉 Cheers!

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  2. Pingback: Il Tarzan di Weissmuller (1932-1948) | Il Zinefilo

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