Fino alla morte (1992)

to-the-deathLascio la parola ad un mio lettore – che ha scelto di firmarsi Willy l’Orbo – che ci parlerà di un film vintage… anzi, Zintage! Gli lascio volentieri la parola: io mi limito alle didascalie.
L.

«Non me ne voglia Michel Qissi, gli voglio bene perché è stato uno dei più mitici cattivi del cinema marziale, ma quando entra in scena Tong Po 2.0, la release 2016 del cattivissimo che fa malissimo, ti vibra ogni osso del corpo».
Parole e musica del nostro padrone di casa Lucius Etruscus che forse, nel recensire Kickboxer Vengeance, non immaginava che il buon Qissi fosse un seguace del giovedì zintage.
Dopo avermi telefonato inviperito per il ridimensionamento subìto ad opera di Lucius mi ha così intimato di riabilitare la sua memoria marziale magari recensendo un film in cui il suo spessore attoriale fosse venuto alla luce. E proprio quando le rotoballe stavano prendendo possesso delle mie facoltà mentali mi sono ricordato che c’era in gioco il destino di Lucius e così mi sono detto: «Proviamoci con Fino alla morte».

Michel Qissi e John Barrett

Michel Qissi e John Barrett

Già dal titolo direi che siamo in tema. Anche se le musiche di apertura di questo film targato 1992 ti portano sulla strada dell’equivoco: la colonna sonora, un motivo afro-brasileiro-rap-hip hop che ti proietta su una macchina molleggiata del ghetto, è talmente fuori contesto e inascoltabile che te pensi debba essere proprio lei a condurti fino alla morte.
Con questo amletico dubbio vediamo Rick Quinn (interpretato da John “nonsorecitareeppuremiscritturano” Barrett) che annuncia il suo ritiro dalla boxe thailandese. Noi ce ne faremmo una ragione ma non il suo principale avversario desideroso di non meglio specificata rivincita. Tale figuro, di nome Denard, è proprio il nostro Qissi che, diciamo, la prende bene inveendo ripetutamente e sfracellandosi la testa contro l’armadietto.
Insomma, il buon Michel negli spogliatoi spacca sempre qualcosa ma lo preferivo nelle vesti di Tong Po che demolisce colonne.

Non contento Qissi va a casa del suo rivale per convincerlo a concedergli un ultimo match e nella colluttazione imbraccia un forcone. Ebbene sì. E non è finita: la moglie di Quinn esce armata di fucile per cui in una scena davvero surreale abbiamo arti marziali (Barrett) vs arma da fuoco (moglie) vs forcone (Qissi).
Il tutto si conclude con un nulla di fatto per buona pace di Dio.

qissi-forconeStacco (nel senso di salto di scena anche se la tentazione insita nel presente del verbo staccare è forte) ed eccoci proiettati in un torneo clandestino di lotta con tanto di scommesse e presentatore con faccia pitturata di bianco stile clown. E la cosa peggiore non è il suo abbigliamento: è che prima degli incontri, da buon pagliaccio, fa battute tipo «Qual è la differenza tra boxeur e ninja? Non potete vederla perché vi rompono prima». Ah, ecco, allora a portarti alla morte non era la musica iniziale ma questo umorismo d’accatto.
E invece no, il motivo è un altro: i match suddetti, nel caso l’organizzatore butti una rosa sul ring, si concludono con l’esecuzione del perdente prontamente “pistolettato” dall’arbitro.

L’organizzatore di cui sopra, un tale Dominique che col fratello gestisce tutto l’ambaradan, cerca di reclutare Quinn incassando un rifiuto. Ma poi la moglie dello stesso Quinn viene fatta esplodere in auto, il nostro accusa l’arcinemico Qissi e cade in depressione raggiungendo vette inesplorate di espressività e facendoci scompisciare quando viene avvicinato da una racchia che si offre di consolarlo perché “costo poco”. Ci credo che costi poco, all’ospizio ci sono passeggiatrici più avvenenti.
Comunque Dominique approfitta del suo dolore per tornare alla carica e qui la pellicola entra in una dimensione, scusate il francesismo, “a cazzo di cane” nel senso che la logica umana perde di significato: Quinn giunge a casa del suo nuovo datore di lavoro e questi come prima cosa gli dice di buttarsi in piscina perché puzza. Ok.

TO THE DEATH, John Barrett, 1993. ©Cannon Films

TO THE DEATH, John Barrett, 1993. ©Cannon Films

Per rimettersi in forma in vista dei match gli danno come allenatore l’arbitro (quello che “pistoletta”) che si presenta vestito in bretelle (abbigliamento ideale per un presunto maestro di arti marziali) e lo motiva (?) con frasi tipo “Non dureresti mezzo round con un frocio”. Ottimo. Non solo, Quinn, praticamente prigioniero nella villa di Dominique, entra subito nelle simpatie della moglie del suo carceriere e, dopo un nanosecondo, tra loro ci sono ammiccamenti, baci, sesso e quant’altro; il cattivone, in serie, è l’unico a non accorgersi di nulla, la tratta come la peggiore sgualdrina di Caracas tanto che quando sono a mangiare la caccia perché a suo dire sbocconcella (davvero, usa proprio questo verbo) e si dichiara sicuro della fedeltà della consorte. Sublime. Sì, un sublime idiota.
In questa realtà parallela “a cazzo di cane”, nel frattempo, non si hanno più notizie di Qissi e delle arti marziali. Il primo compare ogni tanto e sembra sempre meno gaglioffo e indegno di come pareva all’inizio. Sento puzza di turn face. Le arti marziali invece fanno la loro comparsa dopo circa 40 minuti. Dico io, 40! E non è manco un’apparizione memorabile.

Ora però sono costretto a fare spoiler pesante (anche se per i film visti da tre gatti eliminerei il concetto stesso di spoiler) perché Qissi mi ha minacciato a tale proposito: insomma gli organizzatori degli incontri mortali pianificano il tanto atteso match Quinn vs Denard e costringono il primo (che vorrebbe abbandonare il folle circo) a lottare dopo averlo trovato a letto con la moglie di Dominique (ohibò). Ma qui verrà fuori la recitazione da Oscar di Qissi che forse vincerà la sua personale sfida con Barrett, che magari svelerà di non essere causa della morte della moglie, che, chissà, diventerà buono, amico del suo ex nemico e farà piazza pulita dei nemici, che, con la sua prova attoriale, salverà il film dall’abominio.

Come avrete capito, questa recensione è stata fortemente influenzata da fattori esterni. Ma l’ho fatto per te Lucius. E spero di averti salvato le chiappe.

P.S.
Ringrazio Willy l’Orbo per aver recensito il film.
L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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11 risposte a Fino alla morte (1992)

  1. Cassidy ha detto:

    Michel Qissi il forcone della morta 😉 Sempre belli questi giovedi Zintage, Willy tira fuori dei film che non faccio nemmeno finta di conoscere. Cheers!

    Piace a 1 persona

  2. Giuseppe ha detto:

    Povero Michel, sì: “Alla cortese attenzione di Qissi ricorda ancora di me: ecco, fatemi almeno il favore di non farlo per questo film. Grazie” 😉

    Piace a 1 persona

  3. Pingback: Lake Placid: Legacy (2018) La cocco-eredità | Il Zinefilo

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