Nico (1988) 30 anni di Seagal in Italia

18 luglio 1988, muore ad Ibiza la cinquantenne Christa Päffgen, la “Sacerdotessa delle Tenebre”: fra i molti generi musicali seguiti, la cantante è considerata la progenitrice del gothic rock.
La particolarità della donna, è che è nota con lo pseudonimo Nico.

Le Tenebre piangono la perdita, ma rimpiazzano subito il posto vacante: mentre la donna veniva sepolta, arrivava in Italia Steven Seagal con Nico. Era ora che il mondo sapesse!

Abbattiamoci le mani, a Nico!

IMDb attesta il 26 luglio 1988 come la data d’arrivo del film nelle sale italiane, probabilmente quelle di Roma, ma non citando fonti non possiamo esserne sicuri: l’unica certezza è che il 20 agosto il film esce a Torino, ed è quindi oggi, 20 agosto di trent’anni dopo, che festeggiamo l’arrivo del più irresistibile divo anti-marziale d’Italia, che ha stregato ogni singolo italiano – soprattutto quelli che non vedono i suoi film – che ha ucciso le palestre di karate italiane, rovinando intere famiglie di maestri, che ha diviso quei quattro gatti fan marziali in faide eterne e che in generale ha portato tanta non-marzialità nel cinema marziale, che già di suo era traballante.
E pensare che Seagal dice di essere stato il primo occidentale ad aprire una palestra in Giappone: ma non poteva restare lì? (A proposito, ma non era stato Stephen K. Hayes ad essere il primo occidentale ad aprire una palestra in Giappone? E per di più negli stessi anni di Seagal… Ammazza, ma ’sto Giappone degli anni Settanta era pieno di stranieri marziali.)

Ecco un post speciale dedicato ai trent’anni in Italia di Steven Seagal, in gemellaggio con il blog La Bara Volante. Essendo questo attore straordinariamente amato in Italia, soprattutto da chi non ha mai visto che un paio dei suoi film, vi prego di evitare di intervenire nei commenti dicendo le solite robe che sento da trent’anni, tipo che è l’unico che “fa sul serio”, che è il re dell’aikido e menate varie: le ho già sentite tutte milioni di volte dal 1991 ad oggi, quindi non ha davvero senso ripeterle.


Indice:


L’anteprima di Taormina

Era ancora il 21 luglio quando al Festival del Cinema di Taormina viene proiettato in anteprima il film Nico, con protagonista «un monumentale poliziotto di Chicago “tutto muscoli e karatè”» spiega il giornalista Ernesto Baldo il giorno dopo su “La Stampa”. «Nato a Palermo, questo nuovo eroe rivale di Rambo è impersonato da un interprete debuttante, l’americano Steven Seagal, che per la trasferta siciliana si è fatto accompagnare dalla moglie Kelly Le Brock, meglio conosciuta come La signora in rosso
Seagal ancora non è noto e già abbiamo la sua prima dichiarazione alla stampa italiana:

«Io non conosco mafiosi, anche se i miei nonni materni sono siciliani ed io in Sicilia ci sono stato parecchie volte. Prima di cominciare le riprese di Nico ho fatto leggere la sceneggiatura “a chi di dovere” perché non volevo essere accusato di aver screditato la CIA agli occhi del popolo americano».

Quindi è andato a Taormina a dire che malgrado abbia legami siciliani non ha mai conosciuto mafiosi? Ma che discorso è? Comunque è spettacolare il commento del giornalista:

«Strano personaggio questo gigante dallo sguardo orientale. Cominciò la sua ascesa in Asia dove imparò le arti marziali, poi divenne guardia del corpo di uomini importanti sia in Italia sia in Giappone, dove tra l’altro conobbe l’attuale moglie Kelly Le Brock, dopo di che decise di dedicarsi al cinema. E adesso i coniugi Seagal prima di arrivare a Taormina hanno fatto tappa a Palermo per essere premiati in municipio e festeggiati dalla Brooklin Comunity. Dai notabili di questa associazione che si occupa degli scambi culturali tra gli Stati Uniti e la Sicilia, Steven Seagal ha raccolto molte confidenze che gli potranno essere utili per i due prossimi film che conta di realizzare entro un anno: si tratta del seguito di Nico e di una storia sulla mafia da girarsi in Sicilia.»

Che meraviglia, me l’immagino il Municipio di Palermo che premia Seagal: se qualcuno trova una foto, me la mandasse!
Me l’immagino poi che grandi trame possono aver ispirato le “confidenze” dei broccolini siciliani: visto che hanno fatto tipo dieci milioni di film sull’argomento, forse non c’era molto da “confidare” ancora…


Profilo di Seagal

Recupero il profilo di Steven Seagal che ho stilato per ThrillerMagazine il 26 gennaio 2011. Le informazioni sono tratte da due citati numeri d’epoca della rivista specialistica “Black Belt”, quindi non subiscono l’influsso del fandom successivo e di Wikipedia: questo non significa che siano informazioni “vere”, ma ciò che le rende interessanti è che risalgono al periodo della “nascita” del personaggio Seagal, quando è ancora presentato come un atleta diventato attore e non come un dio in terra, com’è visto dai fan che non vedono i suoi film.

“Black Belt” aprile 1990

Anche i forti detrattori (come chi scrive) non possono negare che il cinema marziale proveniente dagli USA negli anni Novanta abbia avuto fra i suoi interpreti più noti Steven Seagal.

Steven F. Seagal nasce il 10 aprile 1951 a Lansing, nel Michigan. Si allena nelle arti marziali sin dall’età di sette anni con il maestro Funio Demura, e dagli anni Sessanta studia aikido con Harry Ishisaka, in California. Dopo il suo primo dan, nel 1974, si trasferisce in Giappone per completare il suo allenamento (e dove incontra la sua prima moglie, Miyako Fujitani): arrivato al settimo dan di aikido, e dopo essere stato il primo straniero ad aver gestito una palestra di Aikido in Giappone (l’Aikido Tenshin Dojo), torna negli USA per insegnare privatamente a Los Angeles.

È arrivato al cinema grazie al talent scout Michael Ovitz della CAA (Creative Artists Agency), che è stato suo allievo. Debutta nel 1988 con il ruolo da protagonista in Nico (Above the Law) della Warner Bros.

Già al suo secondo film, Duro da uccidere (Hard to Kill, 1990), Seagal ha problemi con i produttori e soprattutto non è contento di non poter gestire completamente i propri film. «Credo di saperne un po’ più io di azione di chiunque altro in questo settore – afferma con umiltà in un’intervista esclusiva a Jim Coleman nel numero dell’aprile 1990 di “Black Belt Magazine” (la prima rivista americana a dedicargli la copertina), – come montarne le scene, come coreografarla e come dirigerla. Con Above the Law non ho potuto muovermi come volevo, né ho potuto avere alcun controllo, anche se il regista Andy Davis mi ha dato quasi sempre ascolto. Io credo che le scene d’azione sarebbero venute infinitamente meglio se avessi potuto lavorare a modo mio.»

Non è un mistero che Seagal abbia pestato più di un piede, a Hollywood, e che il suo carattere difficile gli abbia precluso opportunità che invece altri hanno saputo cogliere. Lo stesso la sua lunga carriera dimostra che nonostante tutto è amato dai fan e il suo nome è ormai legato al cinema di genere: qual è il suo segreto? Nel 1996 Terence Allen, per la rivista “Black Belt Magazine” (sempre attenta al cinema marziale), propone una propria formula in cinque punti che vogliamo qui presentare, con parole nostre.

1) Perfetto tempismo. Seagal arriva in un momento di svolta: Schwarzenegger, Stallone e Norris sono signori assoluti del cinema d’azione, Van Damme è ancora agli inizi e il pubblico è in cerca di un nuovo volto per un nuovo tipo di azione cinematografica.

2) Fascino misterioso. L’attore si atteggia troppo perché sia solo spacconeria: molti dicono che abbia un trascorso in alcuni corpi speciali (o addirittura, nel suo periodo di vita in Giappone, aderenze con la Yakuza), e lui non si è mai disturbato a negare nulla. Il mistero, si sa, vende bene…

3) Amici potenti. Nella sua palestra di North Hollywood Seagal ha allenato attori, registi e produttori: un bacino di amicizie a cui potersi rivolgere in caso di bisogno.

4) Presenza scenica. Con il suo metro e 93 centimetri di altezza, il suo sguardo corrucciato e cupo, Seagal ha un’innegabile carisma e presenza scenica: complice è ovviamente – aggiungiamo noi – avere sempre la stessa parte in ogni film!

5) Reali capacità marziali. L’indubbio curriculum marziale di Seagal gli permette di porsi al di sopra di tutti i suoi colleghi, che spesso le uniche arti marziali che conoscono sono quelle che eseguono davanti all’obiettivo. Peccato però – aggiungiamo noi – che questo sia in realtà un’arma a doppio taglio: proprio l’eccessiva rigidità delle sue tecniche e la quasi totale mancanza di fantasia e mutevolezza, rendono molto meno appetibili le sue coreografie rispetto a quelle dei meno titolati colleghi.

Con lo spegnersi degli anni Novanta, il cinema marziale statunitense muore e gli attori che ne erano stati la linfa vitale si riciclano altrove. Seagal sceglie la strada seguita da altri illustri colleghi, come Van Damme: film a costo zero, girati nei più economici ma pittoreschi angoli dell’est europeo e distribuiti esclusivamente sul mercato home video. Questo sistema gli permette di sfornare un esercito di titoli, nessuno dei quali è degno di nota né può essere ricordato a pochi minuti dalla visione, ma lo stesso mantengono in vita sia un nome che un genere, in attesa che in futuro qualche casa cinematografica coraggiosa abbia l’ardire di far rinascere il genere in Occidente.

Seagal ha detto che «essere un buon attore consiste nel non recitare»: come dargli torto? Chi potrà mai negare che egli non abbia recitato in questi anni, mostrando semplicemente se stesso agli spettatori? Al di là del sarcasmo, rimane un fatto che un gran numero di fan lo abbia seguito per più di vent’anni di carriera, quindi la sua non è stata una mossa sbagliata.


Nico

Nicolino Toscani è nato in Sicilia, la patria per eccellenza del cognome “Toscani”. Da giovane però va in Giappone, dove la comunità siciliana è ben nota e potente. Appena arriva i giapponesi si inchinano subito: «Oh, è arrivato Nicolino il siculo, scansiamoci». Il nostro eroe vede un vecchio che mena e decide che vuole diventare pure lui un vecchio che mena.

Sembra uno dei filmati d’epoca dello Zelig di Woody Allen!

Trasformatosi in Maestro dell’antica tecnica della Manata in Faccia, detronizza Ugo il re del judo e come chiunque frequenti una palestra è avvicinato da un tizio della CIA: «Nicolino, visto che sei un vecchio che mena, vuoi entrare nella CIA e sparare ai vietcong con uno strumento che sempre dà la stessa nota ta-ra-ta-tà?» Nicolino accetta e usa le sue profonde conoscenze nell’aikido per sparare alla gente. Senza mitra.

Io so’ Nico… e mo ve lo dico!

A forza di sparare cazzate, Nicolino lascia il Vietnam per andare a Brooklyn, scenario che non cambia molto. Si sposa Sharon Stone che non è ancora Sharon Stone, e infatti nella trama conta quanto il due di picche, ha per collega Pam Grier che non sembra Pam Grier, e infatti nella trama conta quanto il due picche, e in generale è circondato da cartonati che non contano niente, perché il film è tutto su Nicolino e il suo pontificato.
Nicolino pontifica qua e pontifica là, che lui ha capito tutto della CIA, che chi tortura non è figlio di Maria, che i preti bravi bisogna aiutarli e che nella pasta alla carbonara non ci vanno le zucchine.

Henry Silva nel ruolo di Henry Silva

Intanto il torturatore Kurt Zagon (Henry Silva più Henry Silva che mai) si compiace del nome figo che suona straniero e continua a torturare gente, senza ottenere la benché minima informazione: come abbia fatto a durare anni alla CIA non si sa, visto che il suo lavoro non ottiene mai alcun risultato. Nicolino ha capito tutto, perché lui è Nicolino nippo-siculo e la sa lunga, che ha imparato tutto dal vecchio che mena, e quindi arriva alla fatale verità: mica so’ tutti onesti, al mondo. Lo so, è incredibile, ma è vero. Parola di Nicolino.

Michael Douglas, quando mi lanci? Con Seagal qui non s’arza ’na paglia…

Ogni tanto nella storia qualcuno si ricorda che nel lancio pubblicitario hanno spacciato quel vecchio che mena come un maestro di arti marziali: addirittura maestro di A-chi-le-do. Guarda caso un maestro proveniente dal Paese dove i maestri sono autocertificati, mica un maestro americano, dove invece ti fanno le pulci e rischi di fare la fine di Frank W. Dux, sputtanato qualche anno dopo l’uscita di Bloodsport, quando una rivista ha scoperto che i suoi “diplomi” erano carta straccia.

Il machete è una tipica arma dell’aikido

Probabilmente conscio della mandrakata di Masaaki Hatsumi, che insegnava karate finché un giorno ha capito dove tirava il vento, s’è alzato e ha detto «Oh, fermi tutti, sono maestro ninja da cento generazioni», ed è finito omaggiato in Si vive solo due volte dove appare insieme a James Bond, Seagal ha scelto oculatamente le sue mosse ma c’è un problema: almeno due pugnetti li deve titare. Su, dài, Nico è stato spacciato nel mondo come interpretato dal Gran Maestro Vecchio Che Mena, qualche pugnetto di A-chi-le-do devi tirarlo. Nicolino si mette l’anima in pace, chiama Tano il Nano, uno stuntman asiatico alto 90 centimetri, e mena solo lui.
Scusa, Nicolino, hai dieci mafiosoni ciccioni a disposizione, non puoi menare un po’ pure loro? No, le capriole e le mossette dell’A-chi-le-do mi vengono solo con Tano il Nano: meno solo lui.

E meno Tano il Nano uno…

E meno Tano il Nano due…

E… Tano da morire!

Il film finisce senza che Nicolino abbia avuto occasione di muovere un muscolo facciale, lanciando una moda che durerà trent’anni e 50 film, per fortuna ignoti ai suoi più grandi fan.


Un commento acido

«Mafia, CIA e arti marziali», così il 23 agosto 1988 “La Stampa” presenta Nico, e Seagal è considerato «una via di mezzo tra il giustiziere-faccia-di-pietra Bronson e l’agitatissimo Stallone, in salsa orientale alla Bruce Lee»: be’, mi sembra molto azzeccata come descrizione del giovane Seagal (escludendo Bruce), che ha avuto la fortuna di essere l’uomo giusto al momento giusto.

La Warner Bros è sempre stata attenta alle mode dei “bassifondi”, e se all’inizio degli anni Settanta aveva capito che le arti marziali spaccavano e ha co-prodotto Enter the Dragon con Bruce Lee, così ha capito che il 1988 era l’anno in cui il fenomeno si sarebbe ripetuto. Il fenomeno ninja nato per mano di Menahem Golan ha dato la stura ad ogni filmaccio inguardabile concepibile, tanto che quelli della Cannon sono i prodotti migliori: il che è tutto dire!
Visto che la Warner distribuisce i film Cannon, sempre più marziali, sa in anteprima che la risposta del pubblico è ottima, come quella che premia un filmetto da due soldi girato due anni prima e distribuito poco e male, che però misteriosamente al pubblico sembra piacere: un certo Bloodsport con un tizio che viene dal Belgio…

In questo periodo Warner dà il meglio di sé e mentre comincia ad inondare le videoteche di filmoni e filmacci di Hong Kong – così che possano arrivare anche in Italia – ne mette in cantiere di ottimi, curandoli straordinariamente bene, per quel poco che ci guadagnerà. Purtroppo infatti l’esperimento va male e paradossalmente hanno più successo i filmetti delle casupole che i filmoni Warner, anche perché questi ultimi costano parecchio di più.
In questo 1988 la casa però non bada a spese e accetta il soggetto di ’sto tizio che da guardia del corpo ora si sente cineasta, chiamando però a riscriverlo un paio di tizi niente male: il romanziere e sceneggiatore Steven Pressfield, che veniva da King Kong 2 (1986) ma che darà il meglio di sè con Caccia mortale (1993) con Dolph Lundgren, e Ronald Shusett, proprio uno dei papà di Alien (1979).
Mette in campo un ottimo cast di caratteristi – da un’irriconoscibile Pam Grier ad un sempre crudele Henry Silva – e dà una possibilità ad un regista di genere come Andrew Davis, che veniva da Il codice del silenzio (1985) con Chuck Norris: non proprio una primizia nel curriculum.

E allora gli ho detto: “Non mi importa che sei Roger Corman, io le mutande non me le levo!”

Fotografia anni Ottanta, musica anni Ottanta, ritmo «da telefilm dilatato a lungometraggio», come giustamente fa notare la citata “La Stampa”, e tutto quanto fa VHS anni Ottanta inizio Novanta. Sarà lo stesso stile che la Warner adotterà per Resa dei conti a Little Tokyo (1991) e Drago d’acciaio (1992), un action marziale disimpegnato e innocuo da pomeriggio televisivo ma che all’epoca posso testimoniare che faceva il suo bell’effetto.
Sempre meglio rispetto alle porcate che la stessa casa portava in videoteca, ravanando nei peggiori cataloghi di Caracas: roba indegna che solo i fan malati come me potevano cercare ghiottamente…

La VHS Warner Home Video è arrivata in Italia nel maggio del 1991 quindi devo aver visto il film quell’estate, anche se i miei ricordi me lo facevano retrodatare di almeno un’estate. All’epoca affittavamo di tutto in videoteca quindi non ricordo se avevo “speranze marziali” sul film o se semplicemente l’abbiamo preso perché era nel reparto “novità”, di sicuro è stata una grossa delusione.
Tolta infatti la parte in cui Seagal pontifica su vari argomenti – non si sa dall’alto di quale autorità – il film utilizza lo stile del tipico action anni Ottanta senza però averne le possibilità, e soprattutto mischiando malamente i generi: un po’ di Rambo, un po’ di police story, un po’ di gangster movie, un po’ marziale, un po’ Brooklyn Life, un po’ Ciocco e un po’ Norris. In definitiva, niente totale.

Parla, o ti faccio vedere Nico!

Per carità, è sempre un prodotto Warner di serie B, e la serie B del 1988 è A deluxe in confronto alle porcate che fa oggi la stessa casa, ma per l’epoca è davvero un film inutile: chi cerca un poliziesco non lo trova, perché è una trametta da due soldi che non sarebbe sufficiente neanche per uno dei prodotti televisivi dell’eoca, e chi cerca marzialità nemmeno, perché il Gran Maestro Seagal tira per puzza du’ mossette in croce e butta per terra tre volte lo stesso gnappetto di 90 centimetri: perché il Big in Japan, l’unico occidentale della galassia ad aprire una scuola in Giappone, non affronta un cristone alto quanto lui? No, se la prende per tre volte di seguito con lo stesso nano che pesa 10 chili: so’ boni tutti a butta’ pe’ terra Brontolo!

Nel 1991 in Italia eravamo ancora agli inizi dell’esplosione marziale ma bastavano i film Cannon per capire quanto fosse ridicolo Nico: utilizzava gli stessi stili – torturatore esagerato, black buddy inutile, buono che ammazza tutti – ma per tirarsela da superiori perché Seagal è ovviamente superiore a quei quattro pezzenti del cinema d’azione marziale: lui mica è quel buffone di Dudikoff, lui le sa fare davvero le mossette di aikido. E perché non le fa? Perché mica si sporca a fare cinema marziale. Peccato che i suoi fan, cioè quelli che non conoscono i suoi film, lo considerino tale.

Su Sharon, resisti: Paul Verhoeven sta arrivando…

In seguito è nata una rivalità un po’ posticcia tra i fan di Van Damme e i fan di Seagal, che non ha nulla a che fare con loro personalmente ma affonda le radici in quelle naturali faide come fra i nomadi e gli stanziali. È l’antica divisione fra chi crede che un attore debba recitare e chi crede che debba essere, faida che nel cinema marziale ha una valenza maggiore. Perché il cinema, in quanto tale, è finzione per eccellenza, e quindi un film marziale non deve mostrarmi il possibile: deve andare oltre. Esattamente per lo stesso motivo per cui a nessuno sarebbe piaciuto Rambo se il protagonista si fosse tenuto nascosto in un cespuglio per tutto il film: vogliamo vedere Rambo saltare dai burroni e ammazzare una città intera con un mitra che non si inceppa mai, così come vogliamo vedere Schwarzenegger distruggere il mondo con una mano sola: perché queste scelte, di puro intrattenimento, non sono messe in dubbio dagli integralisti che poi hanno deciso che “Seagal sa fare su serio quelle cose”? Gli stessi che non hanno idea di quello che dicono, visto che Seagal nei suoi 50 film non fa un cazzo di niente, se non quel paio di mossette identiche da trent’anni a questa parte…

Copiate e incollate quella faccia per i prossimi 50 film…

Inutile tentare di sanare le faide, nascono da sole e nulla le può fermare. Lascio volentieri ai fan integralisti di Seagal la falsa consapevolezza che lui sia il Gran Maestro di Aikido, perché questo tipo di fan semplicemente odia il cinema marziale e quindi si trova bene con Seagal, che non ne ha mai fatto.
A me invece piace l’intrattenimento, che sia “verosimile” o meno, e quindi sin dal primo film non mi è mai piaciuto Seagal, con il suo identico ruolo ripetuto per cinquanta volte. Eppure, al contrario del fan medio di Seagal, li ho visti tutti i suoi film. Sono il suo anti-fan da trent’anni, quindi… auguri anche a me!

L.

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47 risposte a Nico (1988) 30 anni di Seagal in Italia

  1. theobsidianmirror ha detto:

    “Io non conosco mafiosi…”. Bella roba! Ma nessuno lo ha insultato o, che so, sputato?
    Non so perché ma mi è venuta mente questa scena qua, anche se non c’entra niente.
    Complimenti al re dell’aikido! (Qualunque cosa sia l’aikido).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mitica la scena di “Ridere per ridere”, e in effetti la reazione del pubblico di Taormina doveva essere proprio quella 😛
      Le mode marziali in Italia sono andate crescendo di intensità e diminuendo di durata: prima il judo poi il karate almeno sono durati un paio di decenni, poi è arrivata la kickboxing dai film di Van Damme e l’aikido da quelli di Seagal, e le palestre si sono dovute riciclare, ma ormai ogni anno arriva uno stile nuovo – non marziale, che il cinema di quel tipo è scomparso dall’Italia nella seconda metà dei ’90 – ma sento ancora usare termini simil-marziali che cambiano di volantino in volantino di quelle poche palestre ancora in attività.
      Diciamo che l’aikido non ha fatto in tempo ad entrare nell’immaginario collettivo come il judo e il karate, citati in film e canzoni italiane, anche perché poi sono arrivate le mma (mixed martial arts) a cancellare tutto e ora semmai si parla solo di brazilian ju jitsu: il semplice ju jitsu, che c’era pure negli anni Novanta, non era abbastanza “figo” 😀

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    • Anonimo ha detto:

      L’ha mai sputato….

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  2. Evit ha detto:

    L’intervento a Taormina mi ha ucciso, spero sia entrato in scena suonando lo scacciapensieri. Anche io voglio le foto degli eventi siciliani! (Soprattutto per Kelly)
    Curioso che Le Brock sia tornata a Taormina (nel 2012), secondo me è lei che viene invitata, e quell’anno per l’appunto si era portata pure il marito appresso ed ecco Seagal al Taormina Film Festival ahah.
    (Comunque ho seri problemi a pubblicare commenti più lunghi dal cellulare, è il fato che non vuole che io commenti l’articolo)

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  3. Evit ha detto:

    Hai identificato benissimo il motivo del successo di Seagal in quegli anni, i suoi film non si spacciano per film marziali, sono sempre altri generi con qualche mossa dentro, come Nico è chiaramente un poliziesco con qualche mossa, Trappola in alto mare è un Die Hard sul mare con qualche mossa e così via. Per questo hanno avuto successo sul pubblico più generalista, tutta quella fetta di pubblico che non è fanatico delle arti marziali e che di solito non si guarda film di arti marziali, in questa grossa fetta ha trovato molti suoi fan in quegli anni. Il tuo profilo del fan di Seagal di quell’epoca è dunque perfetto e ha senso che, vista la tua passione marziale, tu lo descriva in questo modo.

    Il rifare sempre le stesse cose, riproporre sempre lo stesso personaggio, poi va a soddisfare la voglia innata di qualsiasi essere umano a cui è piaciuta una cosa e ne vuole un’altra “diversa ma uguale”, come ti diranno i fan di Ghostbusters a cui piace anche il 2! È lo stesso cazzo di film ma fa piacere rivedere gli stessi personaggi e le stesse dinamiche. Infatti quando mi ha perso Seagal come fan? Quando dal 2000 ha cominciato ad allontanarsi dalla formula, da Exit Wounds (che ancora aveva budget hollywoodiani) in poi. Non ha però influito sul mio gradimento dei film precedenti. Le varie “Trappole” sono sempre benvenute quando compaiono nella programmazione televisiva, per niente intaccate dalla costante presenza dei suoi film bulgari ogni sera né della serie dove fa finta di essere un vice-sceriffo. E quella slogatura del piede (mai vista in Aikido) me la deve fare ogni santa volta sennò non sono contento, ahah!

    Se nella sua finta partecipazione alle retate della polizia ogni tanto mi tirasse fuori qualcosa del genere

    sarei il primo a vederlo.

    Mi dispiace solo di non essere riuscito a preparare il mio articolo in tempo perché avevo cose divertenti da dire e anche rappresentare un po’ meglio le sue mosse che per quanto possano essere state ripetute alla nausea nei film successivi, in Nico e negli altri primi film apparivano per la prima volta e non sono passate inosservate a giudicare dallo spazio dedicatogli nelle riviste di settore che hai tirato fuori.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì sì, all’epoca andava il “combattimento maschio”, cioè cazzottoni maschi di tradizione western e al massimo qualche calcio, ma poco se no si passa per effeminati. Quindi lo stile di Seagal, con prese e leve, era sicuramente inedito o comunque meglio rappresentato. (Anche Chuck Norris ha fatto qualche leva, ma del livello “levati proprio” 😀 )
      Mi è capitato di vedere dei video propedeutici di aikido e ho notato che anche lì gli allievi attaccano i maestri come gli stunt attaccano Seagal nei vari film: cioè con tecnica assurdamente inefficaci e inverosimili, però perfette per porsi poi a fare la capriola. Non è colpa di Seagal, è proprio l’aikido che lo prevede 😀

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      • Evit ha detto:

        Diciamo che nessuno vuole farsi male durante la pratica e in molti casi se non finisci con una capriola l’alternativa è rovinare a terra. Puoi obbiettare che gli assalitori nel film non dovrebbero conoscere l’aikido quindi probabilmente non farebbero certe capriole da studente di questa arte marziale. In questo hai certamente ragione, ma la resa cinematografica non ne gioverebbe, come ti dirà qualunque nemico dei film americani che è sempre un insospettato maestro di kung fu o di spada. Lasciamogli dunque questa licenza poetica di cadere “bello”, è pur sempre un film.

        Sull’inverosimile o l’inefficace metodo di attacco degli assalitori invece non saprei che dirti senza cadere in vecchissime (queste sì stra-sentite da decenni) diatribe di chi conosce altre arti marziali ma non ha mai praticato aikido. Lo studente di aikido (che si ponte in veste di assalitore per permettere ad un altro di praticare) emula semplicemente una vasta gamma di attacchi standard volti a prevedere una serie di situazioni realistiche, dal pugno alla pancia, pugni al volto, fino ai vari attacchi con coltello (dall’alto in verticale, dall’alto laterale, diretto al ventre etc…) o con il bastone, o la spada. Invero molta della tecnica sta nel portare un attacco là dove più conviene all’aikidoka per riuscire ad applicare le sue tecniche.
        Tra l’altro, per molte di queste è anche previsto che si possano fare da seduti in ginocchio (come fa Seagal nella scena della rapina nel drugstore in Duro da uccidere, di sicuro ideata come risposta a precedenti accuse del “facile, tu sei alto due metri, i tuoi assalitori un metro e un tappo”. Ci sono maestri di un metro e un tappo che fanno le stesse identiche cose) e sebbene il macete non sia un arma tipica dell’aikido, in questo sport non ci si formalizza sullo specifico strumento, prevedendo un’applicazione realistica degli insegnamenti. L’allenamento avviene con strumenti standard ma nell’esperienza pratica, “di strada”, una scopa può essere usata come un jō, così come un macete può sostituire una spada. Spesso Seagal usa i fucili come jō. È parte della disciplina il poter adattarsi con quello che si ha a disposizione. Questo come risposta pesata alla vignetta (divertente) sul macete. Per chi fa aikido niente di strano che possa usare un macete se l’occasione lo richiede, anche se si presta a buone vignette non è penalizzante all’apprezzamento del personaggio.

        È un’arte difficile da giudicare attraverso dei video su YouTube solo perché gli studenti cascano in maniera “bella” (per non slogarsi durante le cadute) ma, come ti ho detto, questa critica all’aikido (è l’assalitore che glielo permette / è tutto coreografato / etc) è tipica e vecchissima, né mi sorprende. Posso capire perché in molti possano pensarlo, sotto qualunque video troverai sempre commenti simili finché non spunta fuori qualcuno che l’ha provato davvero (anche per pochissimo tempo). Quando inizi a praticare aikido non vieni introdotto ad una setta segreta di inscenatori il cui unico scopo è far finta di sapersi difendere davvero per aumentare le fila dei falsi cascatori. Quasi tutti quelli che si avvicinano all’aikido sono portati a rimanere per le realistiche opportunità di difesa personale non mirate a vincere gare, campionati o fare punteggi più alti degli altri.

        Da ex-aikidoka però accetto ben volentieri obiezioni sul fatto che Seagal nei suoi film ’80-’90 faccia 3/10 aikido (quando va bene) e 7/10 pugni e schiaffi in faccia. Pensa che disperazione per noi praticanti di aikido doverci accontentare di quella magra frazione mista alle tradizionali “botte da orbi”. Difatti mi sarebbe piaciuto fare una vera statistica del numero di mosse di aikido presenti in ciascuno dei suoi film, quali le più popolari e quali solo presunte, lì sì che ci sarebbe da ridere.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Di solito nei video propedeutici marziali (che non vogliono certo “insegnare” bensì al massimo illustrare uno stile) un allievo tira una tecnica generica, un calcio o un pugno, e il maestro risponde utilizzando le tecniche tipiche dello stile in questione. In una VHS di aikido che trovai anni fa invece l’allievo non utilizza alcuna tecnica “logica”: si ritrova così ad aggredire il maestro agitando le mani in aria… ma che attacco è? Ovviamente è solo una scusa per mettere le mani al punto giusto in cui servono al maestro per buttarlo per terra. Credevo fosse solo una scelta curiosa degli autori della VHS, invece questi attacchi poi li ho ritrovati nei film di Seagal! 😀
        Dovrei avere ancora quella cassetta, con una maestra di aikido grande quanto il Seagal di oggi che illustrava lo stile scegliendo come avversaria una gnappetta di 50 centimetri di altezza: una disparità che evidentemente fa parte dell’aikido 😀

        Sin da ragazzino in palestra facevo karate perché nel quartiere c’era solo quello. Un giorno, dopo l’esplosione del fenomeno Seagal, sull’insegna della palestra è apparsa la scritta “aikido” e tutti ci chiedemmo chi mai l’avrebbe insegnato, visto che i nostri “maestri” per puzza conoscevano le basi del karate 😛 Se non ricordo male ogni tanto veniva un tizio che si diceva maestro di aikido, ma in generale non era proprio una cosa serissima.
        E poi noi andavamo in palestra per cazzeggiare e tirare calci volanti al sacco, tutte ‘ste differenze di stile ci riguardavano ben poco 😛

        Anche a livello “pulp” c’è stato un salto generazionale. Gli eroi d’azione degli anni ’60 in poi si dicevano esperti di karate, perché era la tecnica del momento, poi con Bruce Lee si cominciò a citare il kung fu, poi con gli Ottanta si è affacciato il ninjutsu e un bel giorno dopo-Seagal è apparso l’aikido. Gli eroi della narrativa oggi ovviamente sono più ferrati nei mix tipici delle mma e se devono citare uno stile preferiscono il più “figo” brazilian ju jitsu, ma magari domani ne nascerà un’altra. In fondo “The Raid”, il migilor film d’azione marziale della storia, ha messo parecchio i riflettori sugli stili indonesiani, sia a mani nude che con lama. (Io stesso in una mia fan fiction ho citato il karambit, il terribile piccolo coltello visto nel secondo Raid: con solo quello faccio abbattere un Predator! 😀 )

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  4. Cassidy ha detto:

    Mi sono ritrovato a pensare al film “Nico 1988” ma non pensavo che le date fossero così vicine, davvero abbiamo perso la mitica Nico e ricevuto in cambio un altro tipo di Nico tutto differente, non so se ci abbiamo proprio guadagnato 😉 Pezzo sontuoso, pur non amando Steve-O hai mantenuto la professionalità, per altro la didascalia su Sharon Stone che invoca Douglas mi ha fatto schiantare dal ridere! Anche se il vincitore morale resta Tano il Nano, sacrificato sull’altare della carriera di Seagal 😉 Cheers

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  5. Il Moro ha detto:

    Mamma mia Seagal quando era ancora magro e riusciva a muoversi!
    Mai sopportato i suoi filmacci noiosissimi, ma credo di aver visto almeno quelli più famosi, come questo Nico. L’unico di cui ricordo più di un secondo e mezzo di girato è Trappola in alto mare, credo solo per la presenza di uno sprecatissimo e completamente fuori parte Tommy Lee Jones.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento di saperti nella schiera dei non sopportatori di Seagal 😛 E pensa che hai visto i film di serie A dell’attore: su un qualsiasi canale, in un qualsiasi giorno della settimana, puoi trovare la sua spazzatura attuale di serie Z, e davvero lì fa male…

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Volevo solo dire che è l’unico che “fa sul serio” e che è il re dell’aikido. Tutto qua. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahha ti stavo giusto aspettando: ora ti metto in “Spam da fan” 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Al di là degli scherzi pezzo ottimo, quando ti lanci in questi articoli di “amarcord storico-cinematografico” dai il meglio di te! 🙂
      Oltretutto anche io non sono un estimatore clamoroso del nostro e anche io, come IlMoro, ho fisso in mente solo Trappola in alto mare…e la co-protagonista che esce dalla torta 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio quei primi film, onesti action di ottima fattura, hanno creato un’immagnie falsata di Seagal perché per i vent’anni successivi è stato giudicato per quelli, non per il 99% del resto della sua filmografia che è spazzatura. Ma non perché è lui, ma perché l’action bulgaro ormai ha quegli standard di ignominia per cui “Nico”, “Duro da uccidere” e “Giustizia a tutti i costi” sembrano capolavori di serie A.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Giusto, concordo pienamente e aggiungo che, mentre Lundgren ha mantenuto un quantomeno simpatico appeal anche in film putridi, le prestazioni di Seagal condite da immobilismo come status symbol sono davvero imbarazzanti…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti quando puoi solo fare film di basso livello, l’unica differenza è quanto sai rendere divertente o simpatico il personaggio, che tanto sono tutti nella stessa situazione. Almeno Dolph sa divertirti…

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    • Conte Gracula ha detto:

      Io volevo dire che il papa giapponese scintoista (non credo esista, ma vai a sapere) lo ha eletto divinità vivente e Aikido no Kamisama e che secondo i sacerdoti buddhisti Shingon del monte Koya è a tanto così dal diventare bodhisattva…

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  7. Evit ha detto:

    Toscani non è un cognome usato neanche qui in Toscana, ahah! Secondo la mappa dei cognomi italiani è un cognome del nord italia con NESSUN rappresentante in Sicilia. Di Toscani non ce ne sono neanche per sbaglio in Sicilia.
    Uno di quei casi dove l’adattamento italiano era meglio che cambiava il cognome per non risultare comico. Altro che Vader/Fener.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Notoriamente la conoscenza americana della geopolitica italiana è una barzelletta che non fa più ridere. E se continuano ad informarsi con la gente di Brooklyn, che di Italia non sa una mazza, sarà sempre peggi…

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  8. Conte Gracula ha detto:

    “Il nostro eroe vede un vecchio che mena e decide che vuole diventare pure lui un vecchio che mena.”

    E qui sono lievemente morto, ma vabbè XD
    Mi sa che l’unica cosa buona che abbia fatto davvero sia stata sposare la donna esplosiva… di certo, ingoiare quello scaldabagno negli ultimi decenni non è una buona mossa – anche se ora, i maestri di aikido devono fare leva con un paranco, per schiantarlo a terra, o aspettare che si schieni da solo come una testuggine.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so perché faccia così scalpore aver sposato la LeBrock, come viene fatto notare da tutti i giornali da trent’anni, però ricordo che è stato solo uno dei suoi quattro matrimoni. E’ durato una decina d’anni e certo è tanto per gli standard americani, ma come mai nessuno nota che Seagal è diventato maestro aikido quando ha sposato la figlia di un maestro aikido ed è diventato attore quando ha sposato un’ammanicata nel cinema? Sarò maligno io…
      Non so perché gli ormoni si scaldano nel sapere che era marito della Le Brock: non mi sembra che quando si parla di Alec Baldwin si dica con enfasi che è il marito di Kim Basinger, eppure i matrimoni sono quasi coetanei e sono durati lo stesso… E Richard Gere? Oh, è il marito di Cindy Crawford… no, non mi pare si dica molto.
      Credo invece che non essendoci una mazza da dire su Seagal, le riviste preferiscano citare quel suo vecchio matrimonio dell’epoca 😀

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  9. Zio Portillo ha detto:

    Film con il quale Seagal è entrato nel mito. Come ho scritto di là da Cassidy, non importa se per meriti propri o se per una botta di c@lo clamorosa (persona giusta nel posto giusto al momento giusto. Della serie 6 al Superenalotto levate prorpio!). Da qua in poi altre 3-4 pellicole guardabili e poi via in Bulgaria a campare di rendita per i prossimi 30 anni! Chiamalo scemo…

    Domanda banale ma non scontata. Ma Seagal è amato/replicato alla nausea solo qua in Italia o ha anche un mercato decente e un seguito pure all’estero? Non per nulla, ma in America a naso mi sa che è abbastanza perculato. Tipo Rodriguez in “Machete” che gli mette in sottofondo il suono del rallentatore ad ogni mossa oppure quell’altra pellicola (ora mi sfugge il titolo) dove il figlio di Billy Christal chiama Steven al telefono e lo smerd@ dicendogli le peggio cose.

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  10. Massimiliano ha detto:

    Mai visto nemmeno un film!
    Ciao

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  11. Giuseppe ha detto:

    Un post tanto dettagliato e “controllato” (sì, so che tante di più gliene avresti volute dire) quanto spassoso: uno come Seagal non si merita tutto questo 😀

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