Howling 7 (1995) New Moon Rising

Spero vi siano piaciuti gli episodi migliori della saga, fin qui presentati: ora i lupi cominciano a fare male sul serio. Come cantava il Boss nel 1985, «going down, down, down, down».

«Nessun fastidioso numerale, stavolta: che il franchise voglia ripartire da zero? Questa volta, un lupo mannaro si aggira in una cittadina country/western e dà ai suoi abitanti “piccoli problemi di cuore”» È difficile tradurre l’ultima frase di questo breve testo con cui “Fangoria” nel novembre 1995 informa i suoi lettori dell’uscita di un settimo episodio della saga di Howling, eppure in quell’espressione c’è davvero tutto il film. Infatti il lupo mannaro dà agli abitanti… some real achy breaky hearts, come la celebre canzone.
Perché stavolta la licantropia è tutta in chiave musicale country!

Don’t tell my wolf, my achy breaky wolf

Sulla rivista “Imagi Movies” dell’autunno 1995 il giornalista John Thonen parla dei “seguiti che non vogliono morire” e ci regala questo indovinello: «Cos’ha più vite di un gatto nero? Una saga di film horror.» Dopo aver notato che nel solo 1994 sono stati presentati qualcosa come trenta seguiti, tutti andati male, il giornalista cerca di capire in quale strana moda cinematografica stia vivendo.

«Il DTV (Direct-to-Video) è una perfetta area di ripopolazione per quella miriade di seguiti di film che già al primo titolo erano dimenticabili. È fuori di dubbio che nessuna videoteca stia smaniando per mettere a noleggio Wolfman 2, Witchcraft VI o Howling VII, lo stesso questi e molti altri titoli stanno per uscire in video nel 1995. Perché?»

Il giornalista ci spiega che al contrario della distribuzione cinematografica, in cui a “comandare” sono i gusti del pubblico in sala, quella in DTV è spinta unicamente dalle necessità dei proprietari di videoteche: sono loro che comprano i film per poi metterli a noleggio, sperando di guadagnarci, quindi sono loro a stabilire quali titoli andranno di più. Ergo, sono loro i principali responsabili della sequel-mania.

«Se il primo titolo di una saga vende bene, tanto il secondo quanto il settimo andranno all’incirca allo stesso modo. In più, un seguito rinnova l’interesse nelle uscite precedenti, che probabilmente sono lì a prendere polvere sugli scaffali.»

L’esperienza italiana delle videoteche è fuorviante, temo che non facessero “testo” (così come dubito che avessero tutto questo potere di scelta nei film da comprare), mentre a quanto pare in quegli anni Novanta chi gestiva le videoteche americane era in grado di influenzare la produzione filmica.
Thonen procede a dividere per categorie i tanti sequel della sua epoca, e per quanto riguarda la saga di Howling la inserisce nella categoria “In Name Only”, cioè una serie di film totalmente slegati gli uni dagli altri ma accomunati solo dal titolo.

«Al di là di un collegamento molto tenue fra l’originale di Joe Dante e il secondo titolo, i film non condividono altro se non l’idea di fondo: lupi mannari.»

Il giornalista ci rivela quanto già anticipato la volta scorsa, cioè che il settimo film è stato originariamente pianificato come continuazione del sesto, ma poi il produttore Steven Lane – che cura la saga sin dall’inizio – racconta a Thonen:

«Le vendite in video più basse del previsto hanno reso troppo costoso fare un seguito diretto, rispetto al budget che avevamo.»

Tacendo del fatto che anche solo una vendita dell’orripilante sesto film sarebbe stata una vendita in più di quanto era lecito aspettarsi, Lane produce questa saga dal 1981: possibile che in quindici anni e sette film non abbia imparato assolutamente nulla e riesca a sbagliare alla perfezione ogni scelta? Com’è possibile un budget addirittura inferiore rispetto al sesto film, i cui fondali erano costruiti con pongo riciclato? Se avete un budget irrisorio, la soluzione è facile: non fate questi ridicoli filmacci! Fate altro…
Non è che invece produrre a due spicci film che sicuramente non venderanno niente alla fin fine paga? Ne abbiamo parlato su questo blog tempo fa, chiamandolo il Metodo Weinstein: fare film che sicuramente non vedrà nessuno semplicemente per equilibrare le entrate dell’anno e pagare meno tasse. Invece di dieci film che guadagnano bene, farne due che guadagnano tanto e otto che non guadagnano niente, così le entrate sono le stesse ma le tasse otto volte inferiori.

Un uomo solo al comando del branco

Lane in questo momento è tutto concentrato a cercar di capire come sia possibile che Il tagliaerbe (1992) sia stato un successo così enorme – forse perché truffaldinamente usa il nome di Stephen King? – ed è impegnato a farne un delirante seguito, così lascia il progetto Howling VII alle capaci mani di Clive Turner, che ha già sbagliato tutto nella saga sin dal quarto episodio, quindi è pronto a sbagliare ancora.
Perché gente abituata a gestire milioni di dollari si affida a persone di provata incapacità? La risposta temo sia la stessa dei partiti italiani che “perdono sempre”: o sono coglioni, o sono collusi. E chi gestisce ingenti capitali non è coglione.

Chi è che ha fatto un film mannaro tutto da solo?

Clive, è stato Clive

Alla stampa Steven Lane dice che Howling VII. New Moon Rising è il meglio che si è potuto fare con il budget a disposizione, che non è proprio una cosa carina: è come un dottore che avverte della morte di un paziente, però era il meglio che si poteva fare con i mezzi a disposizione! Turner invece rivela di aver inserito dei flashback per fare collegamenti a precedenti titoli della saga: come a dire “non sapevo che fare e ho riciclato vecchie scene”.
Con queste premesse, il film – annunciato nel 1994 ma slittato fino ad uscire il 24 ottobre 1995 – ha tutte le premesse per essere una buffonata.  Invece travalica ogni descrizione: niente di ciò che avete visto nella vostra vita può prepararvi a Howling VII.
Rimane un mistero come un Paese così amante della spazzatura come l’Italia non abbia distribuito questo capolavoro…

E chi è che ha fatto mezzo film di concerti country?

Clive, è stato Clive

Originariamente doveva esserci un certo Roger Nall sulla sedia del regista, ma probabilmente ha girato solo una parte del film che in seguito è stato preso completamente in mano da Clive Turner, nei panni di regista, sceneggiatore, produttore, montatore e attore protagonista, solo per citare le mansioni principali: non escludo che l’intero cast sia formato da Clive Turner con vestiti diversi e baffi finti.
Il nostro genio multiforme interpreta un detective australiano che arriva a Pioneer Town seguendo le tracce dei lupi mannari visti nel terzo film, e qui ricostruisce gli eventi visti nel quarto film (con flashback) mentre dà la caccia al lupo mannaro che potrebbe essere responsabile di nuovi delitti.
Questa è la trama che si evince dai manuali e delle presentazioni ufficiali: qualsiasi collegamento con il film Howling VII è puramente ipotetico. Anche perché questo non è un film: è Male allo stato puro.

E chi è che ha usato flashback a caso per allungare il brodo?

Clive, è stato Clive

Quando non è impegnato a fare il pessimo attore e il pessimo regista, Turner butta a casaccio scene dei precedenti titoli della saga e quella è la parte migliore, purtroppo secondaria. La stragrande maggioranza di ciò che potrebbe sembrare un film di lupi mannari è costituita… da concerti di musica country, con cantantini locali – abbastanza squalliducci – che riempiono lunghe ed estenuanti sequenze girate in modo diverso dal resto del film, come se Turner fosse andato ad attingere ad emittenti locali che hanno ripreso i concerti della zona. Avete presente quei piccoli canali locali che trasmettono cantanti neo-melodici che guaiscono in video con pessime regie? Ecco: l’intero film è fatto così. Non qualche minuto, non mezz’ora: l’intero fottuto film!

E noi a Clive lo menamo!

Vecchi cowboy con una pancia importante, cowgirl di una certa età e bestiame vario si agitano su palchi improvvisati, galvanizzando un pubblico alticcio da festival paesano su sedie di plastica. Il tutto ripreso dal vivo e inserito in un film di lupi mannari…
Come può la New Line Cinema aver distribuito questa roba in videoteca? Ripeto: o sono coglioni, o sono collusi. E i coglioni non gestiscono case cinematografiche internazionali.

Lo menamo, lo menaaaaaaaamo (semi-cit.)

Quali film ha distribuito la New Line Cinema nel 1995? Giusto per dirne uno, a settembre ha presentato quello scherzetto di Seven di David Fincher, una bomba atomica che ha incassato 300 milioni di dollari in tutto il mondo dietro il costo di 30: vi immaginate quante tasse avrebbero dovuto pagare alla New Line se avessero tirato fuori altri dieci film del genere? Meglio volare basso: il mese dopo presenta Howling VII
Volete farmi credere che gli autori di quel successo di Fincher non fossero in grado di capire che il filmaccio di Clive Turner era solo un cesso intasato che non avrebbe tirato fuori niente di buono?

Poeti dall’inferno con Leonardo Di Caprio contro T-Rex con Whoopi Goldberg; il fenomeno Mortal Kombat (che ridendo e scherzando incassa nel mondo 120 milioni contro un costo di 18!) contro il delirante Cyborg Cop III; The Mangler da Stephen King contro Controllato per uccidere con Bryan Genesse; il successo di Terremoto nel Bronx che lancia Jackie Chan in Occidente contro La scuola più pazza del mondo.
Sono ovviamente ipotesi e ogni casa sceglie la politica che più le piace, ma la sensazione è che non esistano filmacci: solo sistemi studiati a tavolino per tenere “spalmate” le entrate, pagando così meno tasse.

E noi a Clive lo menamo!

La rivista “HorrorHound” nel maggio 2011, ricostruendo l’intera saga, ipotizza che l’insuccesso di questo settimo film in home video sia dovuto all’avvento del DVD: tutti erano distratti dal nuovo formato e questo ha penalizzato i film sulle vecchie videocassette. Chi scrive queste baggianate non ha mai visto Howling VII: il mistero non è come abbia venduto poco, il mistero è capire come abbia fatto a vendere anche una sola copia! Il primo che ci è cascato avrebbe dovuto mettere dei cartelli davanti alle videoteche e avvertire tutti che il film nuoceva gravemente alla salute.

In nessuna lingua umana ci sono abbastanza parolacce per descrivere Howling VII, quindi in chiusura mi appello al linguaggio dei licantropi: Clive Turner, ma vaffancuuuuuuuuu….

L.


Bibliografia

  • Stephen Jones, The Essential Monster Movie Guide (1999)
  • John Thonen, Sequels that Wouldn’t Die, da “Imagi Movies”, volume 3, numero 1 (autunno 1995)
  • Video Chopping List, da “Fangoria” n. 148 (novembre 1995)

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Inediti, Licantropi e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

19 risposte a Howling 7 (1995) New Moon Rising

  1. Conte Gracula ha detto:

    Quando hai accennato alla musica country, ho sentito la presenza del padre di Hannah Montone aleggiare sul post… e poi ho aperto il link! XD
    A me nemmeno dispiace, il country, ma dargli un collegamento coi lupi mannari è un grosso azzardo… già il chupacabra avrebbe più senso!
    Se poi è una raccolta di scene di repertorio e concertini nella contea di Hazzard…

    Piace a 1 persona

  2. Il Moro ha detto:

    Io il il Metodo Weinstein non l’ho mica capito tanto. In che modo paga le tasse questa gente? Non in base alle entrate?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per carità, sono solo illazioni che ci divertiamo a fare, così come le tasse hanno tanti aspetti a noi ignoti, ma qualche anno fa gli intervistati dei vari Hellraiser, che dovevano spiegare ai fan come mai così tanti episodi fossero di consistenza pari alla cioccolata ma di tutt’altro odore, hanno cominciato a parlare di film girati unicamente a mo’ di “sgravi fiscali”: che abbiano confessato???
      Guardando indietro, tutte le case in media ogni anno tirano fuori un paio di filmoni e poi il resto tutta spazzatura immonda che farebbe schifo a chiunque: perché? L’idea è appunto che se tirassero fuori dieci filmoni che guadagnano 100 a testa, quindi 1.000 in totale, dovrebbero pagare tasse per 1.000, se invece due film guadagnano 500 e gli altri otto sono tonfi colossali, i guadagni sono gli stessi ma le tasse minori, perché possono piangere miseria a causa di otto film sbagliati sul groppone.
      Ripeto, è solo un divertito gioco per cercar di capire l’Armata della Spazzatura che invade il cinema dagli anni Novanta in poi: non si tratta di film che sono venuti male, si tratta di prodotti studiati a tavolino per fallire miseramente su tutta la linea, proprio a mo’ di sgravio fiscale 😛

      "Mi piace"

  3. Cassidy ha detto:

    Ci voleva Bruce e Latte e i Suoi Derivati a fare da ciliegina sulla torta ad un grande post, il riciclaggio delle immagini prende per i fondelli la struttura stessa del film, oddio film, di questa cosa oscena, penso che questo sia il punto più basso della “Z” da quando sono un lettore del Zinefilo 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante l’excursus sulla sequel mania!
    Per quanto riguarda il film…MIO DIO.
    Forse era troppo anche per la distribuzione italiana, il che è tutto dire. Lucius, sei un eroe anche se ora potresti vivere traumi country 😥😅😅

    Piace a 1 persona

  5. Zio Portillo ha detto:

    Ancora?!?! Se ci siamo lamentati delle saghe grosse che hanno affondato sempre di più nella melma, una saga morta in culla al capitolo 2 cosa deve fare per ottenere l’eterno oblio?

    Trovo invece molto più interessante il punto di vista che mette i Blockbuster al centro del mondo cinematografico nel periodo a cavallo tra gli ’80 e i ’90. Effettivamente se non ci sono pupazzetti da vendere, grossi nomi che facciano da richiamo o “mitologie” che trainino il carrozzone perché continuare a produrre ciofeche sempre peggiori? I diritti di “The Howling” non penso facessero gola a molti, quindi i film in stile “catena di montaggio” non credo fossero necessari per mantenere il controllo sull’universo dei lupi mannari. Unica cosa è la richiesta di titoli in sequenza da parte dei grossi videonoleggi.

    Sarebbe interessante avere qualche dato su quante volte un film pessimo come questo 7° capitolo sia stato noleggiato. E a cascata quante volte i capitoli precedenti siano stati noleggiati all’uscita di un nuovo film della serie. Anche perché se, a quanto pare, questi numeri sono “vitali” per l’uscita di nuove pellicole, tutto sto discorso getta una nuova luce su tutte le serie che finora abbiamo spernacchiato senza pietà!

    Facendo un mix tra il “Metodo Weinstein” e il nuovo “Teorema del Blockbuster” (ti piace sto nome Lucius?), fare film a due spicci ma che abbiano una sequenza (capitolo 3, 4,… 7!) è la chiave di volta che permette di guadagnare dollari, produrre i 2-3 super-titoli all’anno che incassano bene e pure di pagare meno tasse. La quadratura perfetta!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Basta guardare il sito ufficiale di un qualsiasi servizio di streaming odierno per capire come questo metodo sia più vivo che mai: un paio di titoli interessanti immersi in una cloaca massima di filmacci da due soldi.
      Oggi forse il gioco dei “numerali” funziona meno – a parte Sharknado – ma il concetto è sempre lo stesso: sfornare fiumi di film a due dollari di budget così da riempire i palinsesti in streaming.

      Un esempio “nostrano” arriva dagli anni Settanta, quando il pubblico voleva film di arti marziali e tutti sapevano che i film di arti marziali avrebbero venduto tantissimo… ma i film di arti marziali costavano, quindi i grandi capolavori della Shaw Bros arrivavano con il contagocce, e la maggior parte è ancora inedita, mentre la spazzatura di Taiwan o delle case Z di Hong Kong arrivava a fiumi. Filmetti girati al volo ma prodotti a centinaia con due spicci hanno venduto a palate in tutto il mondo, creando l’idea che un film di arti marziali debba essere stupido e recitato male.

      Oggi a forza di vedere filmacci da due soldi il pubblico temo che non si ricordi più com’erano i film di serie B, quelli “da cassetta”, cioè non filmoni da cinema ma onesti prodotti da videoteca. Le porcate di piccole case riempiono la maggior parte dei palinsesti in streaming, ed ecco che quindi torniamo a bomba: fare tanti filmacci fetenti a due spicci vende molto di più che farne di buona qualità!

      "Mi piace"

  6. Giuseppe ha detto:

    Il punto a cui sono arrivati con questi sequel (non solo nel caso in questione, purtroppo) ti spinge a chiedertelo, se non ci siano modi migliori per pagare meno tasse. E la risposta evidentemente è no, almeno per il momento… 😦

    "Mi piace"

  7. Pingback: Howling 8 (2011) Reborn | Il Zinefilo

  8. The Butcher ha detto:

    Quindi questo è pure peggio del capitolo successivo o è meglio? (per quanto possa essere meglio una roba del genere).

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.