Love and Honor (2006) L’onore cieco

Sfogliando il catalogo di RaiPlay, alla sezione “Fuori orario”, scopro che l’emittente nazionale ha comprato una paccata di film del regista giapponese Yôji Yamada, trasmessi in lingua originale con sottotitoli italiani. Magari un giorno studierò meglio l’autore, ma per ora sono rimasto folgorato davanti ad una “parola chiave” che non potevo ignorare: quando leggo “samurai cieco”, il mio cuore torna ai Maestri sciancati!

Il ciclo degli eroi a cui… manca qualcosa!

Arrivando in Italia, Bushi no ichibun (dicembre 2006) giustamente viene tradotto con Love and Honor, perché l’inglese è la lingua ufficiale italiana: sono più che sicuro che sarà stato distribuito nei Paesi anglofoni con un titolo italiano, “Amore e onore”. Ad aumentare la confusione c’è la Wikipedia italiana che ci informa di come il titolo originale del film, 武士の一分, significhi “L’onore del guerriero”: strano, se metto la frase giapponese in Google Translate mi dice “un minuto di samurai”.
Però nel film trasmesso dalla RAI il sottotitolo riporta L’assaggiatore: ma insomma, come s’antitola ’sto film?

Scegliete voi il titolo da dare al film

Shinnojo Mimura (Takuya Kimura) è un samurai da 30 koku, cioè la quantità di “stipendio” annuo per il suo servizio a palazzo in veste di assaggiatore del signore locale, che non ha mai avuto l’onore di incontrare o anche solo di vedere in volto. Malgrado sia di nobile lignaggio, l’idea è che però sia un samurai un po’ di basso livello. Riportando la situazione alla nostra cultura, dà l’idea di essere un umile impiegato che assaggia i pasti del mega-direttore-galattico.

Un’altra giornata in ufficio

Vive con l’amorevole e servizievole moglie Kayo (Rei Dan), che gli viene invidiata da tutti per la bellezza, e con il vecchio servitore Tokuhei (Takashi Sasano), che si prende cura di lui da quand’era piccolo, visto che era già servitore di suo padre. In una piccola casetta spoglia di un paesino di campagna Shinnojo vive una vita modesta, malgrado la sua estrazione, e forse non serena.

Un’altra allegra giornata a casa Mimura

Shinnojo sogna tutt’altra vita, amerebbe aprire una scuola dove insegnerebbe l’arte della spada a chiunque, nobile o povero che sia, il che fa ridere tutti: dove si è mai visto un nobile che insegna ai poveri? Comunque non si può rinunciare allo stipendio del signore, quindi sono sogni che rimangono sogni.
Un giorno però, assaggiando un mollusco insidioso e cucinato male, Shinnojo si ammala gravemente e, dopo alcuni giorni tra la vita e la morte, guarisce… ma perde la vista. Se l’idea di insegnare la spada ai poveri era assurda, ora l’idea di essere un samurai cieco lo è ancora di più. Il suo destino? Fare l’ambulante, cantando storie o facendo massaggi, il che è parimenti umiliante per tutta la casata di Shinnojo. Zatôichi è roba da finzione del Novecento, fare il massaggiatore cieco ambulante è considerata una disgrazia per tutti.

Una famiglia caduta nel buio

Mentre Shinnojo deve trovare un nuovo equilibrio nella sua vita, il problema di come mantenersi si fa pressante. Proprio come i nobili europei, qui sono tutti squattrinati e se il signore locale non si fa magnanimo la famiglia Mimura dovrà occuparsi del loro parente sfortunato: ma che siamo matti? Dare affetto ad un congiunto? Ma che siamo, barbari?
La famiglia è più che contenta quando scoprono che la moglie di Shinnojo conosce un potente samurai, Shimada (Mitsugorô Bandô), il quale potrebbe intercedere per il signore. A loro non importa quale sarà l’ovvio prezzo che la donna dovrà pagare.
Quando Shinnojo scopre che il signore locale gli ha confermato lo stipendio di 30 koku, addirittura a vita, l’ombra cade sul suo matrimonio: cos’avrà chiesto Shimada alla giovane Kayo per intercedere con il signore?

Shimada ha proprio la faccia del viscido

Attraverso un viaggio nelle consuetudini familiari e sociali del Giappone medievale assistiamo al crollo dei valori di Shinnojo, come naturale conseguenza della perdita della vista e quindi del suo intero universo morale. Per la prima volta da quando è nato dovrà decidere cosa fare della propria vita e del suo rapporto con la moglie.
Grazie al suo addestramento riesce lo stesso ad essere bravo con la spada, con le dovute proporzioni, e il primo atto della sua nuova vita passerà attraverso un duello con Shimada, che non sarà solo per lavare l’offesa subita dalla sua famiglia: sarà anche per capire se ha ancora una vita da vivere o meno.

Un samurai cieco al momento di una svolta nella vita

Quello tra Shinnojo e Shimada potrebbe sembrare un duello squilibrato, visto che uno è un cieco e l’altro è un fenomenale spadaccino addestrato ad una delle migliori scuole della provincia. Però c’è un elemento a testa che riequilibra tutto. Shimada è fondamentalmente un vigliacco, che gioca sporco e quando non è visto ha ben poco onore. Shinnojo non ha più niente da perdere, avverando lo stato d’animo che il suo maestro gli ha spiegato essere fondamentale: solo quando il guerriero è convinto di morire insieme al suo sfidante, potrà batterlo.
Non assistiamo al classico scontro di katane dei chanbara, i western giapponesi, ma a qualcosa di più simile a Rashômon (1950): uno scontro sporco, tentennante, poco dignitoso, sgradevole. Eppur vero, perché comunque Shinnojo è cieco, malgrado sia animato da profonda determinazione. L’attore è di una bravura mostruosa, perché non solo deve usare bene la spada come un samurai, ma deve pure fingersi cieco pur combattendo contro l’altro attore. Non so come il duello si sia potuto girarlo in sicurezza, senza che i due attori sul set si affettassero a vicenda!

Il duello fra un cieco e un verme

Love and Honor non è un film d’azione né marziale, è una storia pacata e tranquilla, due ore che si prendono il loro tempo eppure che volano via in un attimo, perché i personaggi sono subito così ben delineati e diventano subito cari allo spettatore che ci si appassiona alle loro vicende. Anche quelle più romantiche.
È un episodio anomalo dei “Maestri sciancati“, ma merita di essere menzionato perché c’è tanto cuore ed è proprio quello il segreto dei crippled masters: sopperire alla disabilità con “amore e onore”, quindi il samurai cieco Shinnojo Mimura ha pieno titolo di far parte del gruppo.

L.

– Ultimi Maestri sciancati:

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14 risposte a Love and Honor (2006) L’onore cieco

  1. Cassidy ha detto:

    Che bellezza rivedere i Maestri sciancati così, senza nessun preavviso 😉 Per altro il catalogo di RaiPlay contiene un sacco di vecchi titoli, se non cerchi nulla in particolare, puoi trovare delle sorprese, tu lo hai fatto con questo film. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I film lì vanno e vengono velocemente, ci sono titoli disponibili per tipo tre giorni, quindi non è un archivio storico ma un qualcosa da cogliere al volo, mentre tutta questa serie di film giapponesi è lì fissa, da approfondire in futuro 😉

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante e convincente, devo dire che apprezzo particolarmente i post dei maestri sciancati perché parlano di film che non ho visto e forse non avrei troppo l’ardire di vedere, eppure leggerne le vicende mi intrattiene assai piacevolmente: paradosso o reminiscenza del mio animo da lettore (oltre che spettatore)? Chissà, fatto sta che non vedo l’ora arrivi una prossima puntata…quando meno ce lo aspettiamo! 🙂

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  3. SAM ha detto:

    Primo: il titolo è in inglese perché immagino sarà quello dato dai nipponici per il mercato internazionale ( tutti i film NON americani, hanno due titoli : uno nella lingua locale per il mercato interno, e un altro in inglese per l’estero).
    Non a caso, in USA il film si chiama così’.
    Secondo: ma la Rai, gli mancano i soldi per doppiare questi film ?
    Per me un film non è davvero arrivato in Italia se non è stato doppiato.
    Terzo: gli ideogrammi giapponesi sono pieni di omofoni, ovvero, hanno la stessa pronuncia ma significati diversi: Ichibun può significare tra le altre cose, “onore” o “dovere” , mentre bushi “guerriero ” o “samurai”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tutti i film non-americani hanno un titolo inglese, o almeno quelli distribuiti all’estero, che poi in Italia è sempre stato tradotto, fino a tempi recenti quanto l’inglese è diventata lingua nazionale italiana, grazie a quelli che la difendono adducendo motivazioni totalmente inconsistenti.

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      • Giuseppe ha detto:

        In pratica da quei tempi recenti hanno deciso che era la lingua italiana a dover rimanere sciancata, al pari dei maestri di questo ciclo…
        Interessante questa tua scoperta di Yamada su RaiPlay, piattaforma che francamente non mi aveva dato granché l’impressione di essere interessata a titoli di nicchia come i suoi (per quanto la loro presenza in una sezione specifica come “Fuori orario” possa avere un senso)… Va detto che di RaiPlay io mi son rotto le palle piuttosto presto, però, e forse dovrei tornare di nuovo a ridarci almeno un’occhiata.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Temo che non troverai molto di cui ricrederti. La sezione Fuori Orario sicuramente presenta titoli interessanti, ma finita quella decina di film l’esperienza è chiusa. A parte Sordi, western e altre banalità, fisse lì per sempre, ogni tanto passa un film e scompare presto, quindi la situazione è: il vecchiume che hai già visto mille volte lo trovi sempre disponibile, le novità le perderai sempre e quindi non le vedrai. Non una piattaforma eccellente…

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  4. Lorenzo ha detto:

    Allora, il kanji 分 significa sia minuto che parte, mentre 一 è uno. Però “un minuto” e “onore”, scritti entrambi 一分, si leggono in modo diverso, ecco perché sulla copertina, per non trarre in inganno, c’è la corretta lettura dei kanji in piccolo, ovvero ICHIBUN (いちぶん). Un minuto si dice IPPUN, ma Google Translate non potrà mai saperlo, se il contesto della frase non è chiaro (tanto più che questo termine per indicare onore è poco comune).
    Perché una parola composta da “uno” e “parte” significa onore? Forse è simile all’italiano “tutto d’un pezzo”.

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