Sniper 3 (2004) Ritorno in Vietnam

Martedì 17 luglio 2007, Rete4 presenta in prima visione TV un film dal titolo Sniper 3, purtroppo non ricordo come l’ho scoperto né se ho riconosciuto subito la saga: ignoravo l’esistenza del secondo film e il primo era noto in Italia solo come One Shot, One Kill. Molto probabilmente a convincermi a registrarlo sarà stata l’ambientazione thailandese: dopo Ong-bak (2003) dalla Thailandia arriva solo roba buona!
Non a caso il giorno dopo subito catturo un combattimento che si vede nel film per farne un filmatino da dieci secondi per la mia personale enciclopedia del cinema marziale, ma questa è un’altra storia. Ecco comunque una schermata di quel filmatino, per mostrare la scritta “PRIMA” sul logo di Rete4.

Dall’Archivio Etrusco, una schermata di quella Prima TV del 2007

Purtroppo non si sa niente di questi film, regista e attore non ne parlano anche perché nessun giornalista fa loro domande in proposito: è considerata paccottiglia da cassetta (o meglio, da DVD) e quindi possiamo sapere solo ciò che si vede dall’esterno.
Due anni dopo Sniper 2 (2002), Tom Berenger torna a raccontarci un’avventura del suo cecchino monco.

La saga del “cecchino monco”

Sniper 3 esce in un vago 2004 in patria americana (stando ad IMDb) e Sony Pictures lo porta in VHS e DVD italiani subito quel dicembre 2004, a noleggio, poi in vendita da gennaio 2005, con il titolo Sniper 3. Ritorno in Vietnam.
Nel 2016 la Columbita Tristar lo ristampa e torna da noi in DVD per Sony e Dynit: è questa la copia che ho io.

Semplice e pulito

Sono anni brutti e tristi, in cui le grandi case stanno morendo e così per integrare il parco film persino la Columbia Pictures – ripeto, la Columbia Pictures, non la Pizza & Fichi Production – comincia a distribuire spazzatura trovata agli angoli delle strade, creata da minuscuole casupole raramente dignitose, come per esempio la Destination Films: questo connubio insano quell’anno ci regala Sex Crimes 2 (2004), quindi è chiaro che non c’è alcuna speranza che Sniper 3 sia almeno decente.
Non aiuta che alla regia ci sia uno che si chiama P.J. Pesce, che lavora in TV e ogni tanto fa filmetti, tipo Dal tramonto all’alba 3 (1999). Alla sceneggiatura poi ci sono due nomi infausti. Uno è Ross Helford, autore del citato Sex Crimes 2 (2004) ma anche di Sex Crimes 3 (2005), l’altro è J.S. Cardone, che ha solo titoli indecorosi nel curriculum, tipo Nuclear Target (2005). Quindi è deciso: Sniper 3 non ha speranze.
E invece no, non è così. Nessuno può mettere Thomas Beckett in un angolo…

Il cecchino monco si piega, ma non si spezza

Sono passati due anni dalla missione a Budapest e se lì Beckett è sceso a patti con l’essere ancora vivo, riuscendo finalmente a ringraziare l’uomo che l’ha salvato, dall’altra non ha certo davanti un mondo roseo. Reintegrato nei marine, che spazio può esserci per un cecchino senza il dito indice, vecchio e con la mano tremante? I danni neuronali stanno peggiorando e l’età non aiuta, né alzare troppo il gomito. Quante possibilità ci sono che lo chiamino per una qualche missione?

Le possibilità di essere utile si contano sull’indice della tua mano destra…

Inoltre siamo lontani dal 1993, quando ai cecchini era richiesta buona mira e veniva loro fornito un semplice fucile vecchia scuola. Ora i fucili sono casermoni super-tecnologici e i cecchini vengono addestrati con proiezioni digitali, tutta roba in cui Beckett sembra ancora più un vecchio fossile di quanto già non sia.

Ma è un campo di addestramento o un ponte ologrammi?

A Beckett non rimane altro che una scatola di vecchi ricordi e medaglie, un bicchiere di whisky e le repliche in TV de Il ponte sul fiume Kwai (1957). E la sua nuova missione: uccidere il suo più caro amico.
In realtà Paul Finnegan (John Doman) è morto in Vietnam, o così ha sempre creduto Beckett, conservando il caro ricordo dell’uomo che gli ha salvato la vita nella giungla: Beckett ha appena presenziato al matrimonio del figlio di Finnegan facendogli da padrino… e ora scopre che il padre è diventato un signore della droga di Saigon.

We Were Snipers

Il vecchio cecchino monco e amareggiato torna a fare i conti con il passato, ricordando quando era un tiratore scelto in Vietnam e aveva amici fraterni come Finnegan. Ora quello non è più il suo amico bensì l’obiettivo della sua missione, di nuovo suicida perché Beckett sa che questo gioco non potrà durare a lungo.
Arrivato a Saigon – va bene, oggi si chiama Ho Chi Minh City, che è un nome ridicolo rispetto a quello con cui tre decenni di narrativa popolare l’ha identificata – Beckett conosce il suo contatto locale: il poliziotto Quan. Cioè il bravo caratterista Byron Mann, metà americano e metà cinese, che interpreta un vietnamita ma girando in Thailandia. La saga dello Sniper è così, non è mai ambientata nei posti in cui è girata, e gli attori di contorno sono un gran pastrocchio di razze.

Salve, sono un asiatico generico buono per qualsiasi ruolo con gli occhi a mandorla

Qui purtroppo Quan non è ben ritratto come di solito i comprimari della saga, sembra più una replica del secondo film: guarda caso suo padre era cecchino vietnamita… che però serviva nell’esercito americano! Tutta una scusa perché Quan abbia in casa un fucile da cecchino da far usare a Beckett.
Inoltre di nuovo la missione principale non va come dovrebbe, perché il sistema nervoso di Beckett è alla frutta e perché non è facile ritrovare un carissimo amico creduto morto… solo per ucciderlo “di nuovo”. E qui entra in ballo il valore aggiunto del film.

Un gran brutto modo di salutare un vecchio amico

Immaginate una casa fatta interamente di pareti a vetro con cento thailandesi che devono scappare via presi dal panico: il risultato è una scena esplosiva da rifarsi gli occhi. Oggi siamo abituati allo stile asiatico, ma nel 2004 dello stile thailandese nessuno sapeva niente, a parte il citato Ong-bak di Tony Jaa.
Un’orgia di vetri rotti e fiumi di cascatori che volano da tutte le parti, mentre proiettili sibilano ovunque. Devo ancora trovarla una piccola produzione occidentale del Duemila che possa sfoggiare una scena del genere.

Il momento più tranquillo dell’intera scena

Proprio perché la scena principale dev’essere costicchiata, facciamo che Finnegan ha il suo impero nelle grotte e infiliamo gli attori nei celebri tunnel sotterranei del Vietnam, così risparmiamo parecchio sugli esterni. Lo stesso il film non perde il ritmo, perché ora Beckett ha lo stesso fucile che usava da giovane in Vietnam e torna nello stesso luogo in cui ha combattuto.

Ritorno alle origini

L’avere pochi soldi non vuol dire avere poche idee, anzi. I film della Sniper Saga sono contraddistinti da finali da applauso, e questo non fa eccezione. Una sceneggiatura onesta d’un tratto esce fuori essere stata solo un attento e mascherato preparativo ad un finale che all’epoca mi lasciò senza fiato per la sua semplicissima genialità. Arriva dal nulla, ma d’un tratto ti rendi conto che tutta la vicenda narrata portava lì.

Chi salvi, l’amico infame o il giovane asiatico?

Mi spiace, ma non svelo nulla del finale: dovete vedere il film, perché merita assolutamente!

Un finale da tenere… sott’occhio!

Tom Berenger è perfetto nel ruolo del marine al limite: è palesemente fuori forma, stufo e allo stremo delle forze, anche psicologiche, quindi corrisponde perfettamente a Thomas Beckett, regalandoci un’altra spettacolare interpretazione del “cecchino monco”. È un perfetto eroe crepuscolare, dato per spacciato perché è spacciato, ma – come ogni maestro sciancato ci insegna – è proprio quando hai perso tutto che puoi ricostruirti, più forte e più onorevole di prima: l’epica poi fa il resto.

Il ciclo sui combattenti con qualcosa in meno

Ora che ha saldato l’ultimo dei conti con il suo passato, Beckett può dare l’addio e scomparire. Ma qualcun altro sta per raccogliere la sua eredità…


Le armi del film

Come sempre, mi affido al database di IMFDb. Il film si apre con Beckett che si esercita con un super-fucilone: il Barrett M107, sdoganato proprio da questo film. Lo ritroviamo usato da Steven Seagal in The Keeper (2009) e da Liam Hemsworth ne I mercenari 2 (2012).

Chi è che non vorrebbe riceverlo per Natale?

Nei ricordi di Beckett, quando era cecchino in Vietnam, lo vediamo imbracciare un Remington 700, quello reso celebre da Robert De Niro ne Il cacciatore (1978).

Lo stesso fucile, conservato dal padre di Quan, finisce nelle mani del Beckett di oggi, che così commenta: «Per me è il miglior fucile da cecchino mai costruito».

Chi è che non carica fucili da cecchino in auto?

Malgrado lo chiami AW Magnum, e in effetti assomigli moltissimo ad un Arctic Warfare Magnum, secondo l’IMFDb il fucile della missione principale è un Remington 700 AICS con montato un mirino notturno Simrad KN 200. Il fucile tornerà a vedersi in Thailandia nel film Elephant White (2010), imbracciato dal protagonista Djimon Hounsou.

Ammazza, il mirino a momenti è grande quanto la testa!

L.

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18 risposte a Sniper 3 (2004) Ritorno in Vietnam

  1. Cassidy ha detto:

    Un film minuscolo che ai tempi avevo sottovalutato, non pensavo mi sarebbe mai piaciuto invece si lasciava guardare, hai detto bene avere pochi soldi non vuol dire essere poveri di idee, questo film si è sempre giocato bene le sue carte e considerando cosa esce oggi, risulta anche invecchiato benino. A questo proposito, quando un film riesce a sfruttare anche la stanchezza e la scarsa forma fisica del suo protagonista, vuol dire che ha dei numeri 😉 Cheers

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  2. Sam Simon ha detto:

    Bella non solo la recensione del film (e raramente parli così bene di film qui sul Zinefilo!), ma anche l’excursus storico sulle produzioni cinematografiche degli anni in cui uscì questo Sniper 3. Molto interessante!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, di solito qui si spernacchiano i film che lo meritano, ma mi capita anche di parlare di film che amo o addirittura serie intere – come questa – che mi piace molto. La saga del cecchino monco ha seguito tutta la morte del cinema ma ha dimostrato che anche in condizioni ridotte si possono tirare fuori film più che dignitosi, avendo buone idee in mano.

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  3. Il Moro ha detto:

    Questa saga appare splendida, peccato che non riesca a trovarla…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Anche io ho il ricordo un po’ “annebbiato” della mia prima visione del film, non nel senso che non lo rimembro, ma nel senso che quando lo vidi non avevo l’idea ben chiara sui due predecessori (né li avevo visti) tuttavia questa lacuna non toglie nulla al valore di un piccolo grande lungometraggio, di quelli che a noi piacciono tanto tanto; potrei citare il protagonista ormai affezionato, la scena clou o il finale ma è tutto il pacchetto che ci fa passare un’ora e mezzo…alla grande!!! 🙂 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    No, niente. I primi due li ho visti e li ricordo ancora bene (dopo innumerevoli visioni giovanili!). Il terzo e i successivi mi mancano del tutto. Mi sa che questo che conclude la trilogia con Berenger vale la pena recuperarlo per chiudere il cerchio.

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  6. wwayne ha detto:

    L’idea del soldato che va a rintracciare un disperso nella giungla vietnamita è presa pari pari da Apocalypse Now.
    Riguardo a Tom Berenger, la sua carriera è iniziata in serie A, poi si è abbassata sempre di più fino a perdersi in un’altra giungla, quella della serie Z. Tra gli innumerevoli filmetti a cui ha partecipato ce n’è anche uno diretto da Nick Vallelonga, che prima di vincere l’Oscar per Green Book era un regista che più Z non si può. Tuttavia, in mezzo a tanta paccottiglia c’è anche un film che brilla come una stella: Affari di famiglia. Il titolo fa pensare a uno di quei film sui parenti che si ritrovano per le feste e si rinfacciano tutti i vecchi rancori, invece è un ottimo poliziesco: se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Però qui nessuno va a rintracciare un disperso della giungla…

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      • wwayne ha detto:

        “In realtà Paul Finnegan (John Doman) è morto in Vietnam, o così ha sempre creduto Beckett, conservando il caro ricordo dell’uomo che gli ha salvato la vita nella giungla: Beckett ha appena presenziato al matrimonio del figlio di Finnegan facendogli da padrino… e ora scopre che il padre è diventato un signore della droga di Saigon.
        Il vecchio cecchino monco e amareggiato torna a fare i conti con il passato, ricordando quando era un tiratore scelto in Vietnam e aveva amici fraterni come Finnegan. Ora quello non è più il suo amico bensì l’obiettivo della sua missione, di nuovo suicida perché Beckett sa che questo gioco non potrà durare a lungo.”
        Questo passaggio mi ha ricordato molto Apocalypse Now. Se invece non c’è stata nessuna scopiazzatura, mi scuso per essere stato troppo malizioso. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per quanto Conrad/Coppola sia entrato nell’immaginario collettivo del cinema bellico, la storia del film è ben diversa da “Apocalypse Now”.

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  7. Pingback: Sniper 8 (2020) Assassin’s End | Il Zinefilo

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