Cybersex (1995) Più reale della realtà

Torno ad attingere ai DVD che ho comprato su eBay da mcvan11, al prezzo di un euro l’uno.

Oggi Paul Ziller è un regista televisivo noto per filmacci come Creature del terrore (2004) o Stonehenge Apocalypse (2010), ma vi assicuro che nei primi anni Novanta era un nome di spicco del cinema marziale da videoteca, quello più saporito.
Proprio prima di regalarci una delle grandi chicche dell’epoca, Shootfighter 2 (1996), Ziller firma ad occhi chiusi un film che va anche visto ad occhi chiusi, dato che non c’è proprio niente da vedere.

Stando ad IMDb, la Warner Bros Television lo trasmette in TV il 1° agosto 1995 con il titolo Virtual Seduction.

Nel novembre 1996 la Monaco International lo porta in VHS italiano con il più allusivo titolo Cybersex, mentre dall’aprile 2005 la MHE lo presenta in DVD con lo stesso titolo: è quest’ultima l’edizione che ho io.

L’unico passaggio televisivo sicuro (riscontrato sui quotidiani dell’epoca) è su Rai2, che lo manda in onda nella prima serata di sabato 5 luglio 1997 con il discutibile titolo Più reale della realtà.

Tanti titoli per un film che non ne merita neanche uno

Siamo negli anni in cui Jeff Fahey è ancora il più grande nome della realtà virtuale, dato l’enorme successo mediatico dell’unico titolo di rilievo di cui sia mai stato protagonista: Il tagliaerbe (The Lawnmower Man, 1992). Con la scusa di metterci in guardia dalla realtà virtuale, quel film la fece conoscere a tutti e le diede volto umano: cioè lo sguardo spento di Jeff Fahey.

Nel futuro avremo tutti lo sguardo di Jeff Fahey

Cybersex si apre nel futuro, cioè quel Capodanno del 1999 in cui tutti sono convinti che stia per arrivare il ventunesimo secolo, sbagliando di un anno. Perché due persone non festeggiano questa data?
Facciamo un salto indietro al 1998, quando Liam Bass (Jeff Fahey) è un fotografo disamorato della vita, anche perché nel “futuro” vede in giro cartelloni che invitano a vedere al cinema il nuovo film Virus letale, che la Warner aveva presentato a marzo di quel 1995, proprio durante le riprese di questo prodotto televisivo.

Perché nel 1998 ci sono ancora i cartelloni di un film del 1995?

Liam è sconvolto perché qualche tempo prima mentre fuggiva con la propria ragazza per andarsi a sposare ha subìto un’aggressione: due tizi hanno caricato in auto gli sposini, li hanno portati in cima a una rupe e hanno sparato ad entrambi. Il perché rimane tra le pieghe di una sceneggiatura assente ingiustificata. Comunque Liam si salva ma la sua ragazza no.
Da allora a Liam gli pesa la vita e così decide di entrare in un ciclo di sperimentazioni sulla realtà virtuale, dove la compagnia Cybernetiks promette di regalare a tutti una vita digitale decisamente migliore di quella reale, grazie a un sofisticato software che se mangi l’uva… ti pare di mangiare l’uva! Mica le fragole, no: proprio l’uva.

«E assaggia, no? Com’è ’st’uva virtuale?» «È virtuale» (semi-cit.)

Liam in un attimo diventa schiavo della realtà virtuale, tenendo fede al suo precedente ruolo, e comincia a vivere esclusivamente nel mondo digitale, tralasciando tutto il resto della sua misera vita fisica, giungendo a saziarsi solo in digitale e non dal vivo. Proprio quello che volevano i cattivoni della Cybernetiks, il cui scopo è creare cabine virtuali dove imprigionare la gente, intrattenerla, distrarla, e controllarne gusti e tendenze.
In effetti quell’invenzione è stata poi davvero realizzata: si chiama smartphone

Mammmmamia commmme stoooooo!

L’infognatura di Liam nella realtà virtuale è dovuta anche al fatto che lì ha ritrovato la ragazza morta, ricreata dall’intelligenza artificiale di propria volontà: chi mai potrà salvare il nostro eroe che sta sempre più morendo dal vivo e sempre più vivendo nel mondo virtuale?
Ci pensa la sua nuova fiamma, che entrando pure lei in realtà virtuale comincia a fare cose, poi i cattivi fanno robe, e tutto finisce in caciara.

Nella realtà virtuale nessuno può sentirti scrivere una sceneggiatura vera

Non riesco a capire come possa essere targato Warner Bros questa roba, o forse invece mi spiego certe scelte successive: credevamo che dal 2010 la blasonata Warner fosse scivolata nella Z, invece mi sa che è sempre stata nel suo DNA.
Ziller – il cui cognome già la dice lunga sulla qualità dei suoi prodotti – nella doppia veste di sceneggiatore e regista è in libera uscita, dice cose a caso essendo il primo a fregarsene di tutto, quindi il finale è totalmente sballato.
L’impressione è che mentre stava girando, Ziller abbia ricevuto una telefonata dai dirigenti Warner: «Oh Pual, ma sei ancora lì? Guarda che devono entrare quelli delle pulizie: chiudi tutto e chi se ne frega». Solo così mi spiego un finale frettoloso.

Lo stato di perenne alterazione della realtà (virtuale) in cui vive Jeff Fahey lo rende meno divertente del solito, visto che il suo sguardo vuoto e la sua espressione allucinata qui hanno un senso, ma se a un filmaccio Z togli il divertimento di sghignazzare in faccia a Fahey si perde davvero tanto.
Ah, qualcuno si chiederà che c’entri il cybersex o la virtual seduction dei titoli, ma la risposta la potete facilmente immaginare: niente. Sono ovviamente specchietti per le allodole, nel disperato tentativo di dare forma ad un film privo di tutto.

L.

– Ultimi film con Jeff Fahey:

Informazioni su Lucius Etruscus

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16 risposte a Cybersex (1995) Più reale della realtà

  1. Evit ha detto:

    Ma c’è qualcosa di virtuale in questo film sulla realtà virtuale?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Teoricamente una buona metà del film si svolge in una realtà virtuale che vede solo il protagonista, ma capisci che la povertà di mezzi la fa essere decisamente identica alla realtà reale 😀
      Nella sua isola dimenticata dal tempo, dove gioca a fare il dottor Moreau, James Cameron dovrebbe prendere appunti: invece di spendere miliardi in esserini blu che oggi fanno ridere, riprendi attori normali e di’ che sono virtuali 😀

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      • Evit ha detto:

        Manco un effettino, niente?
        Comunque avevo visto anche io questo titolo ma decisi a fatica di starne alla larga, quando leggo cyber o virtual in un titolo anni ’90 mi aspetto esattamente questa roba qui eppure la desidero lo stesso 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La faccia di Jeff Fahey è irresistibile, Mister Virtuality in persona! In fondo se una realtà virtuale è fatta davvero bene, al massimo della sua qualità, dovrebbe essere indistinguibile dalla realtà… quindi questo film è il migliore del genere! 😀

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  2. Cassidy ha detto:

    La presenza di Fahey ammicca a “Il taglia erbe”, uno dei tanti titoli ammicca a momenti pruriginosi che non ci sono, insomma in tutto queato ammiccare si sono dimenticati di metterci dentro anche un film. Ora però voglio una pellicola dedicata agli sparatori di coppiette, mi sembra ben più interessante 😉 Cheers

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Giochiamo ad una specie di SARABANDA dove al poste delle note musicali, ti dò degli indizi di trama. Ti va?
    Ok, vado.

    Film del 1995…
    C’è una specie di realtà virtuale…
    E’ ambientato nel 1999 alle soglie del Capodanno…
    C’è una tizia morta che rivive nella realtà virtuale…
    La gente diventa tossica co sta roba della realtà virtuale…
    Il protagonista è un attore belloccio che recita con la barbetta incolta…
    C’è la mala che fa cose…



    Ok, la so! E’ STRANGE DAYS della Bigelow! No, è CYBERSEX di Ziller. Mi dispiace, hai perso tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhhh è vero! Sai che non ci avevo pensato? Anche perché, essendo io Leggenda, sono l’unico al mondo a cui non è piaciuto “Strange Days” quindi dopo averlo visto una volta l’ho subito dimetnicato.
      Mi sa che questo “Cybersex” allora è la versione Z cialtrona di quel film 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, nemmeno “Strange Days” ti è piaciuto? Perché comunque, avendo io visto anche “Cybersex” (purtroppo, con la sua uva virtuale), fra i due quello di Kathryn Bigelow credo rimanga il più riuscito (ma giusto un tantino, eh) 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhahaah però se l’è giocata alla pari 😀
        Come sai io sono Leggenda, anche se cerco sempre di sforzarmi di non esserlo: ho cercato di farmi piacere “Strange Days” dato l’enorme entusiasmo che tutti provano nei suoi riguardi, ma alla seconda visione provavo solo dolore. Meglio l’uva virtuale 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Quanta Z in un solo post (e quindi quanta gioia per Willy)! 🙂
    Da Ziller agli anni ’90, dalla realtà virtuale (così tipica dei prodotti di siffatta natura dell’epoca) allo sguardo vuoto di Fahey, dalla citazione di Shootfighter 2 (che mi provoca emoZioni notevoli) a scene come l’uva virtuale (ahahahah!), senza dimenticare la sequela di titoli ingannevoli che è un marchio di fabbrica indelebile del trash di quel decennio (e non solo)!
    Il divertimento mancherà nel film ma, per il sottoscritto, non certo nel pezzo di Lucius! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Speravo in una dose più forte di Fahey, qui invece si limita a vegetare di scena in scena, forse era un periodo brutto della sua carriera: probabilmente aveva capito che sarebbe stato destinato alla Z a vita, e magari non l’ha presa bene 😀

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Ma hanno messo sulla locandina “dai creatori di Un Principe tutto Mio”?? Ohi ohi… E quindi niente sex di nessun tipo, né vero né virtuale? Il titolo “Birra Gratis” era già preso? Che ridere Lucius! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha sicuramente sarebbe stato un titolo più “acchiappone” 😀
      Le frasi “dagli autori di…” sono le più false che esistano la mondo, ormai le scrivono direttamente i grafici inventandosi nomi e titoli sul momento: sono molto più verosimili le frasi di lancio di Maccio Capatonda 😛

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