Sharon Stone racconta 1. Stardust Memories

Non capita spesso di avere la testimonianza diretta di un protagonista del mondo dello spettacolo, un’industria dove una parola sbagliata può distruggere una carriera e quindi nel dubbio tutti usano frasi di circostanza. Il che significa che siamo sommersi di dichiarazioni “a caldo” degli interessati, che in piena campagna pubblicitaria si dicono entusiasti di aver partecipato ad uno splendido film: bisognerà aspettare anni perché le dichiarazioni “a freddo” raccontino magari l’esatto opposto.

Solamente una volta usciti dal mondo dello spettacolo, o comunque raggiunto uno status per cui dichiarazioni meno posticce non possono più nuocere, i protagonisti finalmente ci raccontano la loro vita e la loro opera: non c’è alcuna garanzia che stavolta sia un racconto vero, dopo decenni passati a mentirci in campagna pubblicitaria, ma di sicuro è un racconto più verosimile semplicemente perché ormai non può più aiutare una carriera finita.

Dopo il lungo ciclo su Jackie Chan avevo voglia di qualcosa di completamente diverso, e quasi come se avesse intercettato il mio desiderio la Rizzoli nel marzo 2021 ha presentato nelle nostre librerie – in contemporanea con l’uscita originale – Il bello di vivere due volte (The Beauty of Living Twice, 2021), l’autobiografia in cui Sharon Stone racconta la sua prima vita, quella da star del cinema, e la sua seconda: quella della sopravvissuta alla malattia che rimette insieme i cocci di una vita infranta. Ormai l’attrice non ha più alcun vantaggio ad usare le frasette di circostanza rilasciate nei decenni durante le interviste “a caldo”, quindi di sicuro questo è un racconto più verosimile dell’esperienza vissuta nei film grandi e piccoli a cui ha partecipato. Lo stesso non va mai escluso il desiderio di un personaggio pubblico di auto-incensarsi.

Visto che durante la mia attività di registrazione “a strascico” nei canali televisivi locali ho beccato almeno tre filmetti televisivi d’annata di Sharon, e Teleuniverso ne ha mandato uno proprio ieri notte, ecco che tutti questi segni mi spingono ad iniziare un viaggio seguendo le parole della diretta interessata, per l’occasione tradotte da Daniela Marina Rossi per Rizzoli.


La morte mi fa bella

Poiché per la Morte non potevo fermarmi,
gentilmente la Morte si fermò per me.
Emily Dickinson

L’11 settembre 2001 è una data così enorme che ha cancellato tutte quelle intorno a lei. Per esempio ha cancellato un altro incidente d’aereo mortale, di entità decisamente inferiore: quello del 25 agosto 2001 in cui Aaliyah, giovanissima promessa della musica si unisce ad Otis Redding, Buddy Holly, Ritchie Valens ed altri cantanti (molto più noti di lei) nel morire per un crollo aereo. La giovane newyorkese aveva appena iniziato la sua carriera cinematografica, come protagonista di Romeo deve morire (2000), ma ha fatto in tempo a fare solo un altro film, che rimane una crudele beffa: cinque mesi dopo la morte di Aaliyah, esce nei cinema La regina dei dannati (2002) con l’attrice nel ruolo di non-morta.

Se due settimane prima dell’11 settembre sono poche per non essere cancellati dalla memoria, due settimane dopo soffrono lo stesso problema. Così verso la fine di quel settembre 2001 Sharon Stone è a casa sua, affacciata alla finestra a guardare il giardino dove ha sepolto le ecografie dei figli che un destino crudele le ha strappato via a metà gravidanza, quando si sente svenire: è l’inizio di una serie di sintomi che la porteranno su un letto di pronto soccorso con un’emorragia cerebrale in atto. Ha avuto un ictus, e per nove giorni un’emorragia ha interessato volto, cervello, testa e spina dorsale, prima che riescano a salvarle la vita. Anche se ormai la vita che aveva avuto fino a quel momento era già finita, così come la sua carriera. O quel poco che ne rimaneva.

Con un racconto spietato della propria vita, delle proprie scelte e dei propri errori, Sharon Stone prima di raccontare come ha lottato per “vivere una seconda vita” ne approfitta per raccontarci come è diventata Sharon Stone, dandoci l’occasione di ascoltare la sua testimonianza diretta su una carriera più citata che studiata.


A Pennsylvanian in New York

Trasferitasi a New York per lavorare come modella, ma anche per sfuggire ad una vita privata profondamente drammatica, Sharon lavora anche per spot televisivi come quello per la Buf-Puf (spugnette per l’igiene del viso).

«La tipa mi avrà ripetuto un centinaio di volte di dire Buf-Puf con l’accento su Buf o su Puf, o chissà che voleva, ma continuava a impartirmi istruzioni come se fossi un oggetto dentro la scatola, che tra l’altro era incandescente al punto che un’assistente doveva tamponarmi in continuazione la schiena con degli asciugamani freddi, per non farmi svenire.»

Pubblicità della Buf-Puf (grazie a RetroJunk)

La scena della moda newyorkese è ben diversa da Meadville (Pennsylvania) dove Sharon è nata e cresciuta, e di sicuro le persone che incontra sono… pittoresche.

«Ho lavorato con uomini famosi che si presentavano ubriachi e con altri, sempre famosi, che invece arrivavano sobri ed erano tipi fantastici con cui sono rimasta amica, come Bruce Willis, un uomo spettacolare, divertente e gentile.»

Pubblicità per il profumo Charlie (grazie a RetroJunk)

Gli anni Settanta dunque Sharon li passa nel rutilante mondo della pubblicità televisiva, visto che non poteva accedere alle passerelle di moda perché «ero troppo bassa e formosa», e di stranezze il mondo degli spot ne aveva tante in serbo per lei.

«Ho girato spot pubblicitari in cui dovevo pronunciare parole come slimtintlipgloss mentre assestavo un colpo da maestro a biliardo, mettendo la palla in buca con un doppio rimbalzo. Convocarono un esperto di Palla 8 per insegnarmi quel tiro.

Sono stata ricoperta da capo a piedi con un trucco scuro da egiziana mischiato a caffè, mentre giravo intorno a una piscina in bikini per la Coppertone: “Abbronzatevi, non bruciatevi” dicevo, e il cameriere cadeva in acqua. Una persona era incaricata di tenermi pulite le piante dei piedi per evitarmi di soffocare, per via dei pori otturati da quella sostanza.»

Pubblicità della Maybelline: Slim Tint (1982)


Stardust Memories

La pubblicità paga bene («All’epoca, in un giorno potevo guadagnare persino cinquemila dollari, a volte pure il doppio») ma New York è carissima, e poi certo il cinema è un sogno più scintillante, così Sharon accetta subito quando un agente specializzato in comparse, Riccarto Bertoni, la chiama per un provino: è un film di Woody Allen, dal titolo Stardust Memories, che uscirà nel settembre del 1980 (oggi in DVD MGM 2007).

«Quando Riccardo mi chiamò, mi infilai i pattini e partii più veloce che potevo per arrivare in tempo sul luogo dell’audizione.»

Sharon infatti ci informa che all’epoca per risparmiare sui mezzi di spostamento e per rimanere in forma girava per New York con i pattini ai piedi!

«Mi accomodai accanto a Woody, che non mi disse una parola per circa un quarto d’ora. Naturalmente ero paralizzata dalla paura e non aprii bocca nemmeno io. D’un tratto, mi alzai e sfrecciai via sui pattini. Poi mi chiamarono, a quanto pareva ero stata scelta come comparsa e il giorno dopo dovevo presentarmi tutta vestita di bianco nella palestra di una scuola del centro.»

La prima apparizione cinematografica di Sharon

Presentatasi alla palestra, si affaccia il direttore di produzione Michael Peyser che le dice: «La ragazza che doveva recitare una parte non si è vista, Woody vorrebbe parlare con te e proporti di recitare al posto suo». Sembra la trama di una commedia romantica, ma a quanto pare è quello che è successo davvero alla Stone.

«Dopo un po’ uscì Woody in persona. Stavo leggendo un libro per bambini sull’infinito, spiegare il concetto di infinito a un bambino per me è davvero una bella idea. Anche Woody sembrava pensarla allo stesso modo e così parlammo per circa mezz’ora. Poi andò via e tornò Michael, dicendo che avevo ottenuto la parte e che avrei iniziato subito.»

Un esordio della durata di qualche secondo

In un lampo la donna si ritrova in mano ad un costumista che le fa indossare un attillatissimo abito alla Marilyn Monroe, che a quanto pare le metteva in risalto «le mie cicce di campagna». Poi via, subito sul set a girare.

«Andai sul set e Woody mi fece salire su un treno per girare una sequenza di Stardust Memories. Mi disse di baciare il finestrino, e così feci. Lui guardò Gordon Willis – il geniale direttore della fotografia che si è occupato della trilogia del Padrino e di molti film straordinari di Woody Allen, compreso Manhattan, un uomo semplicemente meraviglioso – e si misero a ridere. Poi Woody si avvicinò, si sporse verso di me e mi disse: “Non hai capito, voglio che baci il finestrino come se in realtà baciassi me”. E io stampai un bacio memorabile su quel vetro.»

Il primo bacio di Sharon al cinema

Apparire in un film di Woody Allen è un lancio di tutto rispetto per una giovane attrice esordiente del 1980, quindi ora Sharon non deve fare altro che fare ciò che fa da quando è nata: infilarsi i guantoni e combattere.

Ho conosciuto Woody Allen nella metà degli anni Ottanta, quando avevo all’incirca dodici anni, e adoravo la sua produzione comica: avrei dovuto aspettare altri tempi per apprezzare i suoi film più intimi ma soprattutto i suoi tanti omaggi bergmaniani, quindi Stardust Memories dopo la prima visione finì nel punto più nascosto della collezione di Woody in cassetta. Solamente con il successo di Basic Instinct e la relativa riscoperta di ogni più nascosto aspetto della carriera di Sharon uscì fuori che aveva esordito con Woody, e la trasmissione “CIAK” di Canale5 mandò la scena del bacio al vetro, facendomela riscoprire.

L.

– Ultimi film con Sharon:

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13 risposte a Sharon Stone racconta 1. Stardust Memories

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Sei davvero incredibile, ho appena tolto la fascetta che portavo per il lutto della fine della rubrica su Jackie e tu mi sbalordisci con Sharon Stone! Ma quante ne sai, Lucius?? Paradossalmente mi ricordavo della morte di Aaliyah (avevo appena visto La Regina dei Dannati e ci sono rimasta davvero male, era così giovane e bella!) ma non sapevo nulla delle vicende di Sharon Stone e sono entusiasta di seguirti in questo nuovo viaggio! Insomma, su Jackie ci mettiamo una “pietra” sopra XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contentissimo di aver trovato un degno sostituto della rubrica del venerdì: avevo voglia di cambiare genere e di avere materiale “frrsco” a cui attingere, quindi il libro della Rizzoli è arrivato con tempismo perfetto!
      Sarà un viaggio diverso ma avremo Sharon stessa a farci da guida: non saranno sempre “storie vere”, ma sarà divertente sentire le sua versione dei fatti 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Anche se non saranno sempre “storie vere” basterà che siano “verosimili” per essere comunque interessanti (Sharon deve certo averne di cose da raccontare). Già l’inizio di questa nuova rubrica promette bene, e se il buongiorno si vede dal mattino… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ci resta che gustarci questo nuovo “interrogatorio” a Sharon! ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Conosci già la mia stima e la mia ammirazione per Sharon Stone, una signora sulla cui bellezza è stato detto e scritto tutto, ma del suo Q.I. non così tanto, ogni sua affermazione è una perla di saggezza, quindi una rubrica basata sulle sue confessioni mi ha già conquistato. Ricordo la sfortunata Aaliyah per i suoi film e per il suo (unico?) pezzo arrivato anche da noi, inoltre aggiungo che quando penso ai miei film preferito di Woody Allen, “Stardust Memories” è sempre uno dei primi titoli a cui penso, strano, meno ricordato e famoso, onirico e Bergmaniano da morire, gli ho voluto bene fin da subito, anche per la presenza di Sharon Stone 😉 Non vedo l’ora di leggere il resto! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Messa in ombra troppo spesso dalla sua bellezza, nel libro Sharon può essere libera di mostrarsi del tutto diversa dalla solita bambolona hollywoodiana, e raccontare una vita funestata di disgrazie da cui ha sempre dovuto ritirarsi su. Per nostra fortuna parla molto della sua carriera nel cinema così da darci la sua versione di film in cui finora abbiamo sentito solo la voce di altri 😉

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Mi metto comodo e allaccio le cinture. Mi sa che ci sarà da divertirsi pure in questo viaggio! 😀

    Ti chiedo però un’anticipazione, uno spoiler, se puoi fornirmela. La Stone racconta di come provò a sedurre Pippo Baudo a Sanremo? Mica per niente, ma non ci dormii la notte quando Baudo lo ricordò…

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  4. Sam Simon ha detto:

    Che bella e brava Sharon! La rubrica su Jackie Chan mi ha colto impreparato, ed è un periodaccio in quanto a tempo da dedicare a cose che non siano lavoro o famiglia, ma questa rubrica proverò a seguirla con assiduità! :–)

    Il primo episodio mi è piaciuto già un sacco!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto bene! Approvo e plaudo decisamente il nuovo ciclo, mi piace perché Sharon è Sharon, perché cambiare completamente ottica rispetto al precedente lo vedo come un arricchimento che proprio in virtù della sua diversità risulta ancor più stimolante e perché, in ossequio alle giuste considerazioni fatte a inizio pezzo sulla sincerità nel fare dichiarazioni, credo che ne vedremo (leggeremo) delle belle!
    Già l’esordio, tra spot e Woody, è stato interessante: insomma, un ciclo da gustarsi…coi pattini ai piedi! 🙂

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  6. Pingback: Sharon Stone racconta 2. Benedizione mortale | Il Zinefilo

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