Sharon Stone racconta 15. L’altro lato di Basic Instinct

Giuro che non sapevo di essere senza mutande

Dopo aver parlato della versione ufficiale delle riprese di Basic Instinct (1992) che Sharon Stone racconta nella sua autobiografia, è il caso di dare un’occhiata anche alle informazioni che i vari interessati non raccontano, usando l’ottima ricerca condotta dall’AFI (American Film Institute).

«Gli altri colleghi che hanno fatto carriera negli anni Novanta, i grandi nomi del settore dell’epoca, sono tutti scomparsi dalle mappe. Per qualche ragione io sono ancora qui, trent’anni di carriera nel settore, ancora in vita e ancora impegnato a fare film.»

Così un baldanzoso Shane Black si raccontava alla rivista “The Hollywood Reporter” il 20 maggio 2016 (in un’intervista che ho tradotto qui), fingendo di essere un autore “ancora in vita”: i fatti purtroppo di lì a poco hanno dimostrato l’esatto contrario, infatti dal settembre 2017 nessuno ha più avuto notizie del povero Black. Magari un Predator è sceso sulla Terra ad ucciderlo. Una seconda volta.

Fra i “colleghi” citati da Shane Black c’era l’ungherese Joe Eszterhas, che condivide con Sharon Stone un triste destino: entrambi sono stati resi immortali e contemporaneamente bruciati da Paul Verhoeven.

Iniziata la carriera sceneggiando F.I.S.T. (1978), anche se poi è Stallone che va a dire in giro d’averlo scritto lui, Eszterhas domina gli anni Ottanta con un successo di pubblico dietro l’altro: il ballerino Flashdance (1983), lo splendido thriller poliziesco Doppio taglio (1985), l’intenso thriller romantico Betrayed. Tradita (1988) e lo straziante legal thriller a sfondo Olocausto Music Box. Prova d’accusa (1989). Nessuno al di fuori dell’ambiente conosce il suo nome, ma Eszterhas è uno degli sceneggiatori più “caldi” di Hollywood, e quando arriva Basic Instinct è la consacrazione. Quindi Joe era contento? No, anzi appena ha visto all’orizzonte l’iceberg Verhoeven ha cambiato rotta alla sua nave.

La rivista “The Hollywood Reporter” il 16 luglio 1990 annuncia che la produzione ha trovato il suo attore protagonista, Michael Douglas, dopo che Mel Gibson, Kevin Costner e Richard Gere pare abbiano rinunciato al ruolo: il “Daily Variety” del 19 luglio successivo parla di 10 o 15 milioni di dollari d’ingaggio per l’attore, più una percentuale sugli incassi che sicuramente gli avrà fruttato molto di più. A fine luglio viene ingaggiato Paul Verhoeven, secondo il “Daily Variety”, quindi si parte: le riprese cominceranno nel gennaio 1991. Peccato però che così non sarà, perché il 21 gennaio di quel 1991 il “Daily Variety” riporta problemi nella produzione: a quanto pare sono mesi che stanno proponendo il ruolo femminile di Basic Instinct alle grandi attrici di Hollywood ma tutte rifiutano. La rivista fa anche alcuni nomi: Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Melanie Griffith, Geena Davis e Mariel Hemingway, tutte che tirano in faccia il copione ai produttori denunciando l’eccessiva misoginia della sceneggiatura.

Stando al “Los Angeles Times” del 10 febbraio 1991 alla fine di gennaio Sharon Stone sale a bordo, spinta da Verhoeven contro il parere di tutti. Sappiamo già che all’attrice è stato ben sottolineato come fosse la scelta di ripiego dopo ben dodici rifiuti. Era un volto ignoto quindi nessuno la voleva, invece poi il suo “volto” è stata la chiave di volta del film…

Lo volete vedere da dove nascono le carriera?

Quanto doveva essere improponibile quella sceneggiatura per provocare il rifiuto di ben dodici attrici? Quanto è misogino Joe Eszterhas? Strano, dopo il successo del film è stato subissato di interviste adoranti dove nessuno l’ha accusato di misoginia, e a ben ragione: semplicemente perché il film che abbiamo visto non l’ha scritto lui!

Eszterhas e il produttore Irwin Winkler hanno ufficialmente abbandonato il progetto Basic Instinct nell’agosto del 1990 – stando al “Daily Variety” del 22 agosto di quell’anno – cioè appena è entrato Verhoeven. La motivazione è la solita, “divergenze creative”, ma il problema è con chi avevano queste divergenze: la Carolco, Verhoeven e Douglas. Filotto!

Ingenuamente Eszterhas chiede indietro il copione, così il film magari lo rivende a produttori più rispettosi di ciò che ha scritto, ma alla Carolco stanno ancora ridendo della proposta, tanto più che quel copione l’hanno pagato tre milioni di dollari, stando al “Los Angeles Times” del 26 giugno 1990. Consci che quel film si sarebbe venduto esclusivamente grazie alle trovate sporcaccione che Verhoeven voleva inserire, alla Carolco fanno allo sceneggiatore “ribelle” un’offerta che non si può rifiutare: lasci stare la questione, lasci a loro il copione senza fare casino e risulterà come unico autore del film, sebbene verrà totalmente riscritto da altri. Il che significa un sacco di soldi. Eszterhas accetta, e nelle interviste dell’epoca si guarda bene dal parlare di questo accordo tutt’altro che segreto, visto che lo racconta il “Los Angeles Times” del 23 agosto 1990. (Irvin Winkler ottiene lo stesso accordo, ma il suo nome non appare nei titoli del film, al contrario di quello dello sceneggiatore.)

Ci sarà tempo per dare ulteriori martellate sulla tomba della carriera di Eszterhas – si dice che Verhoeven lo abbia salutato gridando “Vai pure, Joe, che ci vediamo per Showgirls, e lì sì che so’ dolori per tutti!” – intanto per riscrivere Basic Instinct con il livello di zozzaggine che vuole Verhoven ecco arrivare un suo storico compagno di merende: Gary Goldman, il vero autore di Atto di forza (1990) malgrado le fantasiose affermazioni di Ronald Shusett e Dan O’Bannon.

Gary Goldman

Stando alla ricostruzione del “The Hollywood Reporter” del 19 marzo 1992, Paul Verhoeven racconta a Goldman tutte le porcellonate che vuole nel film e il fedele sceneggiatore le ficca in sceneggiatura, al contrario di Eszterhas che invece non voleva: pare che la scena lesbica abbia particolarmente fatto infuriare l’ungherese, che la trovava del tutto gratuita ai fini della storia. Stessi problemi li aveva avuti il produttore Winkler quando Verhoeven gli aveva spiegato i membri eretti che voleva inquadrare a tutto schermo, provocando la rapida fuga del produttore.

Arrivati alla quarta bozza, Verhoeven e Goldman si guardano in faccia e si rendono conto di essersi lasciati decisamente andare: ormai il film potrebbe intitolarsi I bassi istinti del Tromba, ci manca qualche barzelletta su Pierino e siamo al completo. Verhoeven per fortuna capisce di aver superato il limite e torna indietro, mogio mogio, ad una versione molto più simile a quella scritta da Eszterhas. Il nuovo produttore Alan Marshall spedisce questa quinta bozza allo stesso Eszterhas nel marzo 1991, e lo sceneggiatore approva: pare che al ristorante Morton’s di Los Angeles si sia suggellata una riappacificazione tra lui e Verhoeven. Ma tanto la clausola stilata faceva guadagnare soldi a Eszterhas sia che si riappacificasse o meno, sia che accettasse la nuova versione che la rifiutasse, quindi è stato solo un gesto di civiltà tra colleghi. Infatti, malgrado le aspettative, lo sceneggiatore non ha ricevuto alcuna percentuale sugli incassi del film: amici sì, ma fino a un certo punto.

Se tratti così gli amici… che gli fai ai nemici?

Completata la sceneggiatura finalmente nell’aprile 1991 si può iniziare a girare, per cinque settimane su e giù per San Francisco, ma non si fa in tempo a dire “Azione” che arriva un nuovo problema: alcune associazioni per la tutela dei diritti degli omosessuali vogliono un incontro con i produttori per trattare un ammorbidimento di alcuni aspetti estremi della sceneggiatura. Come l’hanno avuta? Come facevano a conoscere la quinta bozza che Verhoeven e Goldman avevano appena scritto? E queste associazioni vanno a bussare a tutte le produzioni di Hollywood o solo a questa, perché conoscono la fama di quello sporcaccione di Verhoeven?

Scusa, Michael, potresti non avere quella faccia da allupato perenne?

Il “Los Angeles Times” del 29 aprile 1991 ci racconta che queste organizzazioni – Queer Nation, ACT-UP e altre – hanno chiesto alla produzione vari cambiamenti, fra cui il sesso del protagonista: invece del solito maschio misogino e sessualmente aggressivo volevano una detective donna. Il 30 aprile successivo il “Daily Variety” afferma che Eszterhas è già all’opera per eseguire le modifiche richieste delle associazioni… Ma come, è dall’anno precedente che è estromesso dal progetto, cosa mai sta cambiando? Temo che per farsi bello lo sceneggiatore stesse fingendo di scrivere robe, sulla sua macchina da scrivere invisibile, agitando i ditini in aria. Volete che cambi il protagonista? Fatto. Volete che non ci siano scene omofobiche? Fatto. Volete che non si veda la patonza? Fatto. Volete dei cuccioli che corrano per i prati? Fatto. Qualcos’altro? Tre etti di crudo tagliato fino? Fatto. So’ quattro etti, che faccio: lascio?

Che Eszterhas stesse solo facendo finta di contare qualcosa ce lo conferma un comunicato stampa ufficiale della Carolco, che il 29 aprile afferma come ogni modifica proposta dallo sceneggiatore è stata rigettata, perché indeboliva sia il film che i personaggi. A rincarare la dose subito dopo (1° maggio) il “Los Angeles Times” riporta il racconto di un anonimo tecnico del set che specifica come le sedicenti modifiche di Eszterhas erano solo un modo con cui lo sceneggiatore voleva mostrarsi “sensibile” alla questione, visto che anche volendo applicarle (e nessuno voleva) sarebbe stato comunque impossibile, dato che le riprese erano già iniziate alla nascita del problema.

La mancata applicazione delle modifiche richieste scatena la violenza delle varie organizzazioni per i diritti degli omosessuali, che tirano su una campagna d’odio subito raccolta dai soliti facinorosi, quindi arrivano atti di vandalismo, minacce di morte e vari arresti, mentre dappertutto – persino in italia! – nasce una campagna che svela il finale del film per impedire il più possibile l’afflusso di spettatori. Invece, come sempre, così facendo gli ha regalato molto più successo.

Alle proteste si unisce la NOW (National Organization for Women), così dopo le accuse di omofobia arrivano quelle di perseguire un piano di svilimento della figura femminile: Basic Instinct, secondo le accuse, ritrae le donne come tutte bugiarde, indegne di fiducia e buone solo per fare sesso. Sul “Los Angeles Times” del 1° aprile Verhoeven risponde che «Potete pretendere che una sceneggiatura sia politicamente corretta, non che lo siano i personaggi: non è così che si scrive una storia drammatica». Mi sa che Paul non ha capito la questione: non sono i personaggi ad essersi scritti da soli, l’ha fatto lui, inserendo scene pruriginose totalmente inutili ai fini della vicenda ma sapendo benissimo che gli spettatori (e i detrattori) sarebbero impazziti.

In fondo l’archetipica femme fatale da sempre è bugiarda, indegna di fiducia e tiene avvinghiato il protagonista maschio con promesse sessuali, l’unica differenza è che nel film di Verhoeven le “promesse” si vedono e nei noir classici no. In Gilda (1946) Glenn Ford non si invaghisce di Rita Hayworth perché salva le tartarughe, ma perché è un «pucchiacchione esagerato» (per citare Salemme): il protagonista non guarda la donna con occhi pieni di rispetto e di pari opportunità, ma pieni di ginnastica da letto. È il noir, baby: non è cattivo, è che lo scrivono così.

Nei primi Novanta escono fiumi di polizieschi americani a forti tinte sessuali esplicite senza che nessuna associazione si esprima mai al riguardo: per Madonna che nel coetaneo Body of Evidence (1992) uccide gli uomini d’infarto, negando loro l’orgasmo al momento giusto, non ho sentito polemiche, eppure il suo personaggio è bugiardo, indegno di fiducia e agisce tramite il sesso.

Com’è che tutti se la prendono con Sharon e per l’emula Madonna tutti muti?

Il 4 maggio 1991 addirittura il “New York Times” parla dell’argomento, ma non solo per Basic Instinct: il giornale racconta che queste proteste sono così forti che è tempo per le grandi case cinematografiche di iniziare ad essere più attente a come trattano l’omosessualità. Altri esempi di film incriminati in quel periodo? JFK (1991) e Il silenzio degli innocenti (1991)… che non mi sembrano proprio film che facciano subito pensare all’omosessualità. Comunque Touchstone, Universal e Columbia emettono subito un comunicato con cui informano d’aver iniziato un programma interno di sensibilizzazione sulle tematiche omosessuali trattate nei film, malgrado sul “Los Angeles Times” del 21 marzo 1992 qualcuno noti che rischia di essere un limite alla libertà artistica. Parliamo però di cinema: che c’entra l’arte? Questa è una semplice catena industriale: se il prodotto rischia di non vendere tocca prendere atto della moda che cambia.

Da oggi in poi si tromba solo con il distanziamento sociale

Arriva il giorno della grande premiere del film di Verhoeven, 18 marzo 1992, e facinorosi piombano nella sala di proiezione, stando al “Los Angeles Times” di due giorni dopo, e varie manifestazioni e picchetti nascono ovunque. Il “The Hollywood Reporter” del 26 marzo successivo suggerisce l’ovvio, cioè che tutto questo clamore non abbia fatto altro che regalare un successo al film maggiore di quanto si era preventivato, infatti con i suoi quindici milioni di dollari incassati nel primo fine-settimana di proiezione Basic Instinct è il secondo più grande incasso dell’anno… dopo Wayne’s World (incredibile!). Il 18 gennaio del 1993 il “Daily Variety” proclama Basic Instinct film dell’anno 1992, con i suoi 350 e passa milioni incassati in tutto il mondo. La critica storce la bocca, i premi importanti rimangono solo in nomination ma il botteghino ha parlato, e sono tutti contenti. Con Eszterhas che va in giro a dire che è la sua sceneggiatura migliore.

Eszterhas va a dire in giro che pure i miei romanzi li ha scritti lui!

Chiuso il mercato americano, il film comincerà a conoscere varie riedizioni, Director’s Cut e rimaneggiamenti vari, anche se pare si tratti solo di modifiche infinitesimali: la versione Director’s Cut presentata al Festival di Cannes nel maggio 1992 aveva solo quaranta secondi di materiale aggiunto, tagliato dall’edizione americana per motivi di censura. Che siano proprio… quei quaranta secondi lì?
Il punteruolo usato nel film viene donato alla catena di ristoranti Planet Hollywood mentre il celebre vestito bianco dell’interrogatorio viene venduto in un’asta di beneficenza (non è chiaro a quale prezzo), ma le conseguenze del film non finiscono qui.

Catherine Tramell scrive romanzi i cui omicidi sembrano poi avverarsi nella realtà, e la sua storia di finzione ha generato un vero atto di sangue: è la precessione del simulacro, l’immagine precede sempre il reale.
Il “Times” di Londra il 18 agosto 1995 racconta la confessione di una donna che è stata arrestata per aver accoltellato il marito… subito dopo la visione di Basic Instinct. E tutti pensavano che il problema principale sarebbe stata l’omofobia.

L.

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24 risposte a Sharon Stone racconta 15. L’altro lato di Basic Instinct

  1. Austin Dove ha detto:

    Ma chi è sto ver
    Un produttore o uno sceneggiatore

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  2. wwayne ha detto:

    Hai detto, bene, le concessioni di Hollywood al politicamente corretto rischiano di essere un limite alla libertà artistica. Oggi si fa molto più caso a quest’aspetto rispetto ai tempi di Basic Instinct: lo si vede dal fatto che oggi TUTTI i film e le serie tv hanno un personaggio gay e uno appartenente ad una minoranza etnica. E spesso questa loro caratteristica è totalmente gratuita: quel personaggio potrebbe essere etero o caucasico e non cambierebbe assolutamente nulla ai fini della trama. Questo prova in modo molto chiaro che quella caratteristica è stata inserita soltanto per una questione di politicamente corretto.
    Un’altra prova dell’esagerata attenzione che Hollywood riserva a quest’aspetto è la sempre maggiore importanza che viene data al test di Bechdel. E’ un metodo per capire se un film è sessista oppure no, ed è anche piuttosto semplice: se c’è almeno una scena in cui 2 donne parlano tra loro di un argomento che non riguarda un uomo, allora il film supera il test di Bechdel e non è sessista.
    Alison Bechdel (che è una fumettista) ha inventato questo test addirittura nel 1985, ma soltanto adesso il grande pubblico ha cominciato a vivisezionare i film scena per scena per vedere se lo superano oppure no. Di conseguenza adesso chi gira i film ne tiene conto, facendo molta attenzione ad inserire almeno una scena che superi il test di Bechdel. Magari quella scena è insipida, magari è pure inutile ai fini della trama, ma dev’esserci per forza, esattamente come il personaggio gay e quello appartenente a una minoranza etnica. Onestamente lo trovo stucchevole e anche castrante per un artista (che invece dovrebbe essere libero di esprimersi senza sottostare a tutti questi vincoli), ma la paura della bufera social e del boicottaggio è tale e tanta che pochissimi artisti hanno il coraggio di ribellarsi a queste regole non scritte.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti dosare tutti questi elementi che esulano dalla sceneggiatura rischia di fare tutto un minestrone insipido, ma se l’alternativa è subire accuse varie alla fine i produttori si adeguano.

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      • wwayne ha detto:

        Il minestrone rischia di diventare non solo insipido, ma anche uguale a cento altri: onestamente mi sarei un po’ stufato di trovare un personaggio gay che fa il miglior amico del protagonista in ogni singolo film o serie tv adolescenziale che mi capita per le mani. Grazie per la risposta! 🙂

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    Forse senza tutte quelle polemiche il film sarebbe passato inosservato…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il timore c’è, e anzi per me è stata la produzione stessa a far nascere le polemiche per vendere il prodotto 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Le polemiche hanno sicuramente fatto bene al film, su questo non ci sono dubbi! Un po’ come, nel mondo della musica, hanno fatto bene agli Oasis i continui scontri tra i fratelli Gallagher: dopo venticinque anni ancora si sente parlare di loro e della loro musica, mentre Damon Albarn coi suoi Blur sono scomparsi (ma negli anni Novanta i due gruppi erano quanto di più popolare fosse uscito in UK)!

        Comunque sempre più interessante questa storia di Sharon, Lucius! :–)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, e per fortuna l’AFI ha fatto una splendida ricerca da poter utilizzare, visto che difficilmente queste cose escono nelle interviste agli interessati.
        Le polemiche vendono, non ci piove 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    Sarà anche vero che “J.F.K.”, “Il silenzio degli innocenti” e “Basic Instinct” hanno personaggi omosessuali in ruoli negativi, ma sono film che parlano di un complotto politico, di un cannibale e un noir con molto più sesso, direi che nessuno li ricorderà solo per il loro mostrare personaggi omosessuali 😉 Bisogna dire il polverone sollevato da Polvéron in patria lo ha seguito anche oltre oceano, il suo “Spetters” (1980) ai tempi fece infervorare l’Olanda, stato con una mentalità tutto tranne che bigotta come la Hollywood degli anni ’90, le associazioni puntavano alla giugulare di Verhoeven, ma la tua chiusura finale è perfetta, la Mecca del cinema Americano non si smuove per i morti ammazzati, ma per la parola con tre “S” (che non è Sassuolo) si e anche parecchio 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro Paul ha la pelle dura, non saranno state le polemiche hollywoodiane a fargli perdere il sonno, anzi: non mi stupirebbe scoprire che le ha fatte scoppiare lui per vendere il film 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Io mi stupirei del contrario, e cioè che NON le avesse fatte scoppiare lui (Eszterhas lo vedo fuori dai giochi, tranne le innocue dicerie su una sceneggiatura che ormai gli era impossibile ritoccare): ad ogni modo, visti i risultati, si può ben dire che la cosa abbia funzionato 😀
        Meno male che questa volta hai potuto ottimamente rifarti alla giustamente puntigliosa ricerca dell’AFI, e non alle lacunose (quando non volutamente artefatte o depistanti) memorie dei diretti interessati… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Io ci spero ancora in una esplosiva autobiografia di Paul Verhoeven, in cui racconti senza peli sulla lingua il suo punto di vista e ci racconti i retroscena bollenti. Sarebbe un libro da leccarsi i baffi!

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Dai, inutile girarci intorno: “Basic Instinct” è stato il mix perfetto. Uscito negli anni giusti quando si poteva mostrare qualcosa in più (ripeto: la scena cruda è la successiva all’interrogatorio! Lo stupro di Nick Curran alla sua fidanzata. Ma siccome è stata furbescamente messa dopo la puchiacchia della Stone, è virtualmente passata inosservata ai più), aveva l’interpete perfetta col look giusto (l’abito candido come la neve, quasi verginale, che sotto invece nasconde il diavolo tentatore) che ha colto l’essenza del suo personaggio in modo magistrale, una trama gialla ma semplice quanto basta per non annoiare lo spettatore in inutili orpelli e un carrozzone di polemiche al seguito. Molte inutili, molte probabilmente montate ad arte per il passaparola. Ma tutto il mondo parlava di “Basic Instinct” prima ancora di averlo visto.

    I produttori e Verhoeven hanno fatto centro e hanno crato un mito con ingredienti semplice, quasi banali, ma cucinati in modo perfetto. E hanno pure fatto scuola con decine di replicatori (“Body of Evidence” di Madnona… Film che avevo totalmente rimosso dalla memoria!) ma che o non hanno colto l’insegnamento di “Basic Instinct” sbagliando clamorosamente o hanno “gettato alla cazzo di cane” (-cit.) gli stessi ingredienti che tanto il pubblico non capisce nulla e si beve tutto. Peccato che non funzioni così…

    Il problema poi è che Verhoeven ha alzato così tanto l’asticella che quelli che ci hanno provato dopo di lui, anche lui stesso, non sono più riusciti a ricreare la “magia” irripetibile che ha sancito il successo di “Basic Instinct”.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante, come sempre!
    Ma quanto ci garba, ci attira, ci “titilla” la polemica? Non a caso, nel mondo del cinema, è quasi sempre sinonimo di successo o, perlomeno, ti aggiunge più di quanto ti toglie…
    La Z è più onesta (tema ricorrente questi giorni), non alimenta polemiche pretestuose…e infatti siamo pochi eletti a guardarla! 🙂

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  7. chiccoconti ha detto:

    Grazie per il post, bello e interessante!

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  8. Lorenzo ha detto:

    Io attendo il capitolo 2, più vicino al mio gusto di appassionato di thrillerini Z lascivi 😛

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  9. Pingback: Sharon Stone racconta 16. La parola a Michael e Paul | Il Zinefilo

  10. jenapistol ha detto:

    Son rimasto basito da quello che già succedeva col politicamente corretto nel 92. Con la maggioranza delle persone senza un computer,senza social,senza… Ma poi i gay non volevano nella maniera più assoluta che i personaggi gay fossero negativi ? Assurdo. Ma d’altronde,propio mentre scivevo queste righe mi è venuto in mente Bob Gale.Nel commento al film di Ritorno al futuro diceva di aver ricevuto una lettera da un’associazione di persone di colore,erano arrabbiati perchè non gli andava propio che un bianco avesse inventato il rock’n’roll.

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  11. Pingback: Sharon Stone racconta 23. Basic Instinct 2 | Il Zinefilo

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