[Death Wish] Vendicatrici di nome Rose (1985-88)

Nel 1972 la narrativa d’intrattenimento dà voce alla rabbia popolare e testimonia il crollo rovinoso delle istituzioni: polizia e politica sono colluse con quei criminali che fingono di combattere, quindi la giustizia vera può arrivare solo… da un Punitore.


Sebbene molto lentamente e non sempre con buoni risultati, negli anni Ottanta le donne con fatica raccolgono la grande lezione degli anni Settanta e iniziano ad essere più attive al cinema: non più damigelle da salvare ma eroine attive. Sia nel bene che nel male.

Dopo che Abel Ferrara nel 1981 aveva dato il La al decennio con la sua “sartina punitrice“, erede spirituale della Jennifer Hills del 1978 e del canone “donna stuprata massacra i propri aggressori uno alla volta”, ampliando il discorso e colpendo tutti i possibili futuri stupratori, il cinema non se l’è sentita di raccogliere quella sfida e al massimo le donne punitrici rimangono apparizioni pruriginose di piccole case, anche straniere come nei due casi che presento oggi.


Rosa, la vendicatrice messicana

Il vispo e vivace cinema messicano ci regala un’eroina pepata con La guerrera vengadora (1988) di Raúl Fernández: non è propriamente una punitrice bensì una semplice vendicatrice, come dice appunto il titolo, ma merita una citazione per alcuni “temi punitori”.

Rosa Gloria Chagoyán credo sia una sorta di Edwige Fenech messicana (anche se si comporta più come Carmen Russo), perché sebbene non si spogli comunque rimane la “bonona” della storia con a ronzargli attorno vari pittoreschi maschietti arzilli. Non mancano siparietti comici che non avrebbero sfigurato nelle sale italiane, invece il film che io sappia rimane a tutt’oggi inedito in Italia.

Una brutta sera la sorella di Rosa viene aggredita insieme al fidanzato: con scene esagerate ed espressioni facciali all’eccesso si consuma la tragedia, con il ragazzo sgozzato e la ragazza stuprata e uccisa. Sconvolta dall’evento, Rosa pensa che ora il suo fidanzato poliziotto e i vari suoi colleghi daranno una caccia spietata al gruppo di teppisti, visto poi che quei criminali sono ben noti nel quartiere, invece scopre quello che scoprono tutti i protagonisti della “narrativa dei punitori”: le istituzioni sono impotenti, o semplicemente incapaci, quando non addirittura corrotte.

Come i suoi colleghi, Rosa decide di prendere in mano la giustizia e va a rispolverare l’attrezzatura di suo padre, che è stato un motociclista acrobatico: come il Punitore indossava una tuta nera con teschio bianco, Rosa indossa una tuta bianca con le alette rossr. Ogni punitore è bello nella tuta sua.

La vestizione della neo-punitrice incede però un po’ troppo sulle curve

Così come la sartina di Ferrara si vestiva in modo provocante per attirare i maschi e punirli, così Rosa va a stuzzicare la banda dei criminali presentandosi in modo provocante e quindi come vittima appetitosa, e una volta portati in trappola può indossare la propria tuta e iniziare la giustizia sommaria a bordo della sua moto.

Tutto questo avviene in realtà solo per larghi capi, il film non è minimamente interessato ai “temi punitori” e la questione è affrontata molto superficialmente: lo dimostra il fatto che al momento di girare La vengadora 2 (1991) la nostra Rosa non faccia praticamente niente, se non strillare come una vittima d’altri tempi. No, questa minuscola produzione messicana non è interessata alle donne punitrici, ma il fatto stesso che abbia comunque affrontato la questione, anche solo di sfuggita, dimostra che il tema è avvertito in modo potente, e i produttori sono convinti che promettere questo tipo di narrativa – anche senza poi mantenere – venda il film già di per sé.


Rose, la vendicatrice coreana

Dall’altra parte del Pacifico qualche anno prima era uscito Poisonous Rose Stripping the Night (Bam-eul beosgineun dogjangmi, 1985) di Kim Si-hyun – informazioni prese dal KMDb – film che temo neanche in patria coreana ricordi più nessuno, se nel 1986 non avesse avuto una capillare distribuzione in ogni più sperduto angolo del mondo grazie al famigerato Godfrey Ho, il dio oscuro del ninja trash di Hong Kong.

Come suo solito, Godfrey Ho si compra il piccolo film coreano, probabilmente a due spicci, ci infila dentro delle scene girate a casaccio con attori occidentali – per esempio il solito baffuto Bruce Baron – aggiunge combattimenti ninja a capocchia, fa doppiare tutto ad attori anglofoni e così rimaneggiato passa il film al suo compagno di merende Joseph Lai della IFD, il quale lo manda in giro per il mondo con il titolo Ninja Champion.

Quello stesso 1986 la Eureka Video porta il film in VHS italiana con il titolo Ninja campione, portato in DVD dalla Vegas nel 2003 insieme ad altri titoli similari.

Il mistero dell’attrice protagonista

Del film originale coreano non rimane gran che, dopo essere passato per il tritacarne di Godfrey Ho, comunque di sicuro la protagonista della vicenda è Rose, versione internazionale dell’originale Jin-suk, interpretata da quella Choi Eun-hee che sarebbe incredibile fosse Choi Eun-hye (con la “y”), attrice sud-coreana rapita da Kim Jong-il nel ’78 e riuscita a scappare dalla Nord Corea solo nel 1986: che sia questo filmaccio di Godfrey Ho ad aver liberato la donna? Troppo brutto pure per il regime nord-coreano! Temo però sia un semplice caso di quasi-omonimia.

Sembra una pagliacciata invece purtroppo è una dura scena di violenza

Il film si apre con Rose e il suo fidanzato che campeggiano sulla spiaggia e la scena non può finire in altro modo se non con dei criminali dalla faccia pittata che li aggrediscono: sono gli anni Ottanta, baby, tempi bui per tutti.
La scena dopo vediamo un ginecologo che sta facendo robe dolorosissime fra le gambe della povera donna, quando si ferma e le dice che non può andare avanti, perché il dolore sarebbe insopportabile. Scusate, ma non esiste l’anestesia in Corea? Pare di no, perché la donna si limita a stringere i denti.

Passa del tempo non meglio specificato e vediamo una donna che porta dei gioielli a un affarista locale indossandoli a mo’ di reggiseno. La cosa colpisce quell’esteta dal gusto sopraffino del trafficante, che subito ingaggia la donna nella propria organizzazione.

Le sigarette coreane le puoi fumare con la bocca ma anche col naso!

Intanto appare a casaccio Richard Harrison, che anni dopo racconterà di come Godfrey Ho e la sua banda lo avevano a tutti gli effetti rapito, visto che ogni tentativo di smettere di fare filmacci ninja era seguito da minacce neanche tanto velate.
In realtà il vero cruccio dell’attore a fine carriera, che non aveva certo le offerte di lavoro accatastate fuori la porta, era che le scene che lui girava per un film poi Ho le riciclava per altri film, infatti qui in Ninja il campione vediamo Richard allo stupido telefono tigrato in una scena presa di netto da Ninja Terminator (1985).

Sul volto di Richard Harrison è stampata la contentezza di apparire in questi film

Togliendo di mezzo i ridicoli inserti ninja infilati da Ho, ciò che rimane della storia del film coreano vede la donna appena entrata nell’organizzazione criminale rivelare i propri scopi: è in realtà Rose venuta a vendicarsi dei propri stupratori.
Avendo questi le facce pittate non li ha potuti vedere in volto, ma con metodi a noi ignoti è riuscita a capire chi erano e ora inizia la sua vendetta. E farà male, infatti il primo lo uccide… con un laccio da scarpe! Ce ne vuole per frustare a morte un uomo con un laccio da scarpe…

I cinesi sono dilettanti: i veri torturatori sono i coreani coi lacci da scarpe!

Come da usanza coreana, si finisce ben presto nel melodramma più mariomerolesco, con personaggi che entrano ed escono senza motivo, frutto di un taglia-e-cuci selvaggio adottato da Godfrey Ho, desideroso di fare spazio ai suoi stupidi inserti ninja, che non c’entrano nulla con la vicenda.
Non sappiamo come faccia Rose ad aver acquisito le conoscenze e le doti fisiche per affrontare criminali e farli fuori uno per uno, probabilmente è la “furia punitrice” che la anima.

Dove ha imparato Rose a combattere nel giro di così poco tempo?

Il film potrebbe rientrare tranquillamente nel genere rape and revenge, trattando appunto della vendetta di una vittima di stupro, ma ho voluto citarlo perché è chiaro come nella seconda metà degli anni Ottanta sia forte il tema delle vittime che non nutrono alcuna fiducia nelle istituzioni e si vendicano, sì, ma non con rabbia o furia: creano piani, seminano trappole, provocano gli aggressori e in pratica ripetono quello che Jennifer Hills faceva nel 1978. Insomma, sono vittime che non cercano giustizia, né vendetta… cercano punizione.

Occhio che non finisce qui il discorso sulle pseudo-ninja punitrici: Godfrey Ho non era uno stupido e sapeva quali prodotti avrebbe venduto meglio in giro per il mondo: con le “punitrici” si andava sul sicuro, come vedremo.

L.

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9 risposte a [Death Wish] Vendicatrici di nome Rose (1985-88)

  1. Cassidy ha detto:

    Bellissimo inizio per annunciare l’ondata di Punitrici, dove tu abbia pescato quella messicana lo sai solo tu, laggiù hanno una filmografia piena di chissà quante altre chicche del genere 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente ci saranno punitrici a iosa, nel cinema messicano c’è tutto tre volte tanto, ma di questi prodottini minuscoli non è facile trovare notizia, quindi è giusto un’occhiata veloce su un’altra cinematografia. Come appunto quella coreana, che dubito ricordi ancora di avere un film manipolato da Godfrey Ho 😛

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  2. Lorenzo ha detto:

    Trattai del rapimento di Choi Eun-hye nel mio commento al film Ten Zan – Missione Finale proprio qui sul Zinefilo… 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non avevo memoria da giovane, figuriamoci ora 😀
      Comunque non so se quella “y” cambia molto, probabilmente non è questa attrice “quella” Choi, ma mi diverte pensare che un filmaccio ninja abbia liberato la donna dalla sua prigionia nord-coreana 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Stuzzicante questo capitolo su punitrici di provenienze disparate, tra facce pittate, curve in evidenza, sigarette anomale e lacci assassini! Non vedo l’ora di conoscere anche le prossime!
    A proposito di film opinabili, ti segnalo su Cielo stasera un Killer Mountain che pare avere le carte in regola per essere molto Z! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Inediti o meno, non credo di dovermi ritenere sfortunato se non ho visto nessuno dei due (i taglia e cuci di Godfrey Ho, poi, molto raramente sono spettacoli imperdibili)… 😉

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