Megalodon (2002)

Megalodon (2)In piena “Shark Attack Mania” il mondo non può rimanere sguarnito di squaloni affamati, così nel 2002 la piccola Corbitt Digital Films LLC produce il suo primo ed ultimo film: Megalodon.
È sin dal 1981 che girano sceneggiature con protagonista il megalodonte, il famigerato squalo preistorico gigante, ma l’interesse sale di gran lunga quando nel 1997 Steve Alten pubblica MEG: fanta-thriller su un megalodonte scopiazzato per il film Shark Hunter (2001). Bisogna battere il ferro finché è caldo, così la casa di produzione fra le molte sceneggiature disponibili sceglie quella scritta nel 2000 da Gary J. Tunnicliffe e Stanley Isaacs. Però anche la NU Image Films per il suo Shark Attack 3 (2003) ha deciso di usare proprio il megalodonte come protagonista, e visto che quest’ultima casa è più potente della Corbitt Digital, riesce a far uscire per prima il suo film, nel novembre del 2002, e il povero Megalodon (che per primo porta su schermo lo squalo preistorico in una storia originale) si ritrova a dover aspettare il febbraio 2004 per poter uscire nel mercato home video americano, facendo così la figura del solito “copione”.
In Italia arriva in DVD per CVC il 13 aprile 2005, a noleggio, e il successivo 15 giugno in vendita.

Piattaforma oceanica futuristica

Piattaforma oceanica futuristica

Siamo nel futuro, e anche nel futuro le trame sono banali.
Malgrado le proteste degli ambientalisti, la Nexecon Petroleum vara una super piattaforma di trivellazione artica dal nome che è tutto un programma: Colossus. Il petrolio serve come non mai e quindi giù a bucare.
La giornalista Christen Giddings (Leighanne Littrell) segue l’inaugurazione della piattaforma petrolifera e con il suo cameraman scende nelle profondità marine per documentare tutto il lavoro di questa apparecchiatura futuristica. Ma appena parte la trivella ci si rende conto che c’è qualcosa che non va: a forza di trivellare… sono finiti in un altro film!

Sembra "The Abyss", invece è "Megalodon"

Sembra “The Abyss”, invece è “Megalodon”

Desiderosa di mettere in campo tutte le capacità digitali che possiede – e per l’epoca e per il budget non sono malaccio – la casa di produzione decide che un semplice squalone preistorico è un po’ pochino: perché non ricreiamo le atmosfere di The Abyss di James Cameron? Ma sì, che sono passati dieci anni e tanto non se lo ricorda più nessuno.
Così vediamo minisommergibili illuminati scorazzare per il fondale marino, con tanto di meduse illuminate ruotargli intorno: ma ci sono le meduse illuminate nei fondali artici? Dubito che gli sceneggiatori si siano informati sufficientemente…
Ad eccezione dell’ascensore che dalla terra ferma porta giù giù fino agli abissi (fregandosene ampiamente delle leggi fisiche che prevedono lunghi tempi di decompressione) il resto dell’ambientazione sembra uscire dal film di Cameron, senza ovviamente averne lo spessore.

Il megalodonte delle profondità

Il megalodonte delle profondità

Da che cinema è cinema, quando si scava in terrirori sconosciuti si trovano cose brutte e antiche. Questo film non fa eccezione.
Alla prima trivellata trovano qualcosa di strano, qualcosa di nebuloso che non si capisce che accidenti sia. Per fortuna un membro del team ha l’occhio lungo e sa riconoscere al primo colpo un animale preistorico quando lo incontra. È lui che ci informa con voce sicura che è un megalodonte, sebbene sia estinto da milioni di anni: è il momento più triste di tutto il film, uno scivolone dilettantesco davvero imbarazzante, ma per fortuna dura poco.
Così la base sottomarina è presa d’attacco da uno squalo parecchio furioso… aspetta, ma quello è Deep Blue (1999)… no, no, sto ancora parlando di Megalodon: è solo che la sceneggiatura è ballerina…

Megalodonte curioso...

Megalodonte curioso…

Così attenta a sfoggiare pacchi e pacchi di effetti speciali, la produzione si è dimenticata che andavano ben dosati con le sequenze “vere”. Si alternano quindi tizi seduti, stabilmente immobili, a sequenze velocissime e confuse, e non si capisce se il tizio che vediamo inquadrato è quello all’interno del sottomarino sbatacchiato dallo squalone, semplicemnte perché il sottomarino si muove, il tizio no!

La confusione regna negli abissi

La confusione regna negli abissi

Il film procede stancamente e banalmente verso il finale, con la netta impressione che una volta mostrate le animazioni in computer grafica a cui teneva, la produzione non fosse proprio interessata a fare un film. Il fatto che non ne abbia prodotti altri non rattristerà nessuno.

L.

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14 risposte a Megalodon (2002)

  1. Cassidy ha detto:

    “Siamo nel futuro, e anche nel futuro le trame sono banali” questa mi ha fatto morire dal ridere 😉 Per il resto, il pesante tributo a The Abyss si vede peccato manchi tutto lo spessore 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda, pur con le dovute proporzioni la capacità tecnica c’era: mancavano gli attori e un minimo di sceneggiatura 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Io ho l’impressione che, in questo caso (e al netto dei difetti), scegliere qualche altra bestia preistorica diversa dal solito megalodonte avrebbe potuto dare una piccola marcia in più… Tanto il rischio di finire in un altro film ci sarebbe stato comunque (magari DeepStar Six, per fare un esempio) 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Era il periodo in cui si smaniava per il megalodonte, ma davvero sarebbe stato divertente pensare a qualsiasi altra cosa: solo la Asylum sa inventarsi i mostri 😀

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  2. Pingback: Shark Attack 3 Megalodon (2003) | Il Zinefilo

  3. loscalzo1979 ha detto:

    lucius, posso solo dirti: hai uno spirito e una forza d’animo IMMANE se riesci a sorbirti SIMILI ABOMINI DI FILM

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  4. Pingback: Lost World (2004) | Il Zinefilo

  5. nicholas ha detto:

    il film non è male anche perche lo squalo si vede a meta film e muore quasi subito ma il finale è scontato

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