Fracchia la belva umana (1981)

Questa sarà una recensione velocissima, perché stiamo parlando del più grande film della storia del cinema italiano. E basta!!!
Scherzi a parte – anche se non scherzo affatto! – più volte mi è capitato di rivedere da adulto le commedie che mi facevano impazzire da ragazzino rimanendo molto deluso: il pensiero era sempre «Ma come facevo a ridere con ‘sta stupidaggine?»
Per fortuna ci sono eccezioni, tipo Fracchia la belva umana, che mi fa ridere da quasi 35 anni…

Erano i tempi di Rocky…

Nelle interviste del 1981 che precedono l’uscita al cinema un serissimo Paolo Villaggio parla di come sia cambiato il suo personaggio nella mutata società contemporanea, dove la criminalità è alle stelle, il boom economico degli anni Sessanta sembra agli sgoccioli e droga e terrorismo infiammano le strade. Tutto vero, ma in realtà il suo personaggio è identico come sarà identico nei decenni a venire: semplicemente se ne è aggiunto un altro, il criminale noto come belva umèna
Il film esce in sala il 20 dicembre 1981 – non lo avrei mai detto un “film di Natale”! – e dopo un solo anno in sala, che per l’epoca è un po’ pochino, se lo comprano subito le neonate reti del Berlusca e Canale5 lo manda in TV in prima serata il 16 maggio 1983 – recplicato l’ottobre successivo da Italia1 – quando probabilmente l’ho visto io, all’età di 9 anni scarsi.
La Cecchi Gori lo porta in un rozzissimo DVD dal 20 novembre 2002: ancora nel 2004 la DeAgostini lo presenta in VHS in una collana dedicata a Paolo Villaggio!

“Ponte Lungo”, la fermata della Metro del quartiere dove sono nato e cresciuto!

All’epoca Neri Parenti era un quasi esordiente, aveva diretto Villaggio in Fantozzi contro tutti (1980) quindi giocava in casa, visto che Fracchia la belva umana ripropone pari pari gli storici sketch di Villaggio, che malgrado quanto andasse dicendo nelle interviste non ha mai cambiato una virgola di quanto inventato negli anni Sessanta. Non a caso chiama il mitico Gianni Agus a ricreare identica la scena del dipendente impacciato e del direttore brusco, che i due avevano inscenato sulla RAI vent’anni prima.

Che qualcuno giri davvero quel film horror!

Non è facile per Neri Parenti gestire la riproposizione dei vecchi sketch di Fracchia, arginare l’irruenza di un Lino Banfi in stato di grazia e gestire i vari comprimari, ma all’epoca è ancora uno sceneggiatore e regista dalla mano sicura e dalla visione cinematografica capace di superare le mode e le età.

Non sarà “La Parolaccia”, ma siamo lì

Presi singolarmente, gli sketch di Villaggio non sono gran che, è tutta roba già vista mille volte perché l’attore l’ha rifatta identica film dopo film, ma la potenza di questo titolo è che mette insieme tante cose dosate alla perfezione, quindi rivederlo non stanca mai.

— Signor guardamacchine, va bene qui?
— Ma va bene er cazzo!

Erano gli anni der Trucido, di una Roma volgare e sboccata, quindi una scena allo storico locale “La Parolaccia” (anche se non con quel nome) era quasi d’obbligo. Visto che Villaggio non poteva attingere al suo solito immutabile repertorio, la novità della situazione ha dato vita a scene da ridere fino alle lacrime.

«Signorina, siamo fatti… l’uno per l’altra!»

La signorina Silvani di Anna Mazzamauro (anche se qui si spaccia per un altro personaggio) è sempre incontenibile e divertente, a simbolo di un certo tipo di donna “ruspante” che vorrebbe apparire più di classe ma che ad ogni occasione si dimostra rozza. Non a caso nel suo ufficio campeggia una marchetta fumettistica quanto mai azzeccata, visto che possiamo vedere una copertina della collana “Zora la Vampira”. (A Roma “zora” si dice di donna volgarotta, dai modi rozzi.)

Il fascino irresistibile della belva umana!

Siamo agli albori del fenomeno Dario Argento, quindi che il personaggio legga fumetti dell’orrore e vada al cinema a vedere film di squartamenti ci sta tutto: diciamo che a parte Villaggio qui tutti i personaggi sono “aggiornati” al mondo contemporaneo.

Vi prego, date il Premio Nobel a questa scena!

E poi c’è lui… l’unico e inimitabile… l’ispettore Callaghan di Roma, l’inflessibile commissario Auricchio!
Non sono mai stato un fan di Lino Banfi, anche perché all’epoca ho visto pochissimo di suo e quello che ho recuperato è simpatico ma non mi fa impazzire. Però per il suo ruolo del commissario Auricchio gli darei l’Oscar!
Grazie ad una serie di gag perfette, ad un ritmo eccezionale e ad una mimica che non gli ho visto in nessun altro film, il personaggio appena entra in scena vince tutto e seppellisce il resto del cast. Nella comicità il ritmo è tutto: puoi avere la migliore battuta del mondo ma se sbagli il ritmo fai solo imbarazzo. Qui Banfi ha un ritmo perfetto all’interno delle gag perfette che gli vengono costruite intorno, grazie anche ad un sapiente lavoro di ridoppiaggio.

La banda della belva: Francesco Salvi, Massimo Boldi e Roberto Della Casa

Per finire, fra i comprimari svetta un giovane Francesco Salvi che gettava le basi per la sua comicità dell’assurdo e per una faccia da schiaffi unica al mondo. La prima volta che ho visto il film non lo conoscevo, ma anni dopo ho iniziato un lungo periodo di venerazione di Salvi e del suo stile: la cultura italiana ha perso molto, con la chiusura del “Mega Salvi Show”!

Un uomo, un mito: troppo avanti per la sua età!

Qui fa solo una comparsata come membro della banda della belva umèna, ma è il perfetto bilanciamento di Villaggio: mentre quest’ultimo ripropone cose vecchie di vent’anni, Salvi si presenta in scena con un orologio disegnato sul polso e parlando alle proprie ascelle. Era avanti vent’anni, quindi i due avevano per lo meno quarant’anni di differenza!

Uno dei rari momenti “innovativi” di Paolo Villaggio sin dagli anni Sessanta!

La trama? Cioè, davvero vorreste che vi parlassi della trama? No, la trama non ve la racconto, perché è impossibile che un italiano non conosca il film. Quindi se non l’avete visto, per amor patrio ora ve lo andate subito a vedere!!!
Ed ora, è il momento di cantare tutti assieme…

L.

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42 risposte a Fracchia la belva umana (1981)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Credo sia il mio film preferito con Villaggio, visto da bambino e rivisto a ripetizione ogni volta che ho potuto! XD
    Due cose mi mettevano tristezza: l’allergia al cacao – io mi sarei sparato, al posto della Belva – e quel finale col lasciapassare, davvero cattivo e fantozziano…
    Ma cavoli, così tante scene cult XD

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  2. Cassidy ha detto:

    Capolavorò! Non scherzo, l’altra sera su tua segnalazione me ne sono rivisto un pezzo, e non perde un colpo. Dici bene Villaggio rifà le stesse cose, ma i piccoli aggiornamenti e dei comprimari in stato di grazia salvano tutto, basta dire la scena della lotta con la vecchia madre della belva umana, con il mitico doppio cazzotto sulla nuca, anche quella è una vecchia gag, eppure la ricordo sempre per questo film, e ogni volta mi fa morire dal ridere! Gran film hai fatto bene ad omaggiarlo! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fiiiiiiiiiiiggghio! ahahah Gigi Reder merita il Nobel per quel ruolo! Da ragazzino questo film lo vedevo appannato perché non riuscivo a tenere gli occhi aperti a forza di ridere, e la situazione non è cambiata molto 😛

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      • Cassidy ha detto:

        Ti assicuro che è una specie di tormentone personale, una di quelle gag che ogni tanto vengono fuori anche nella vita quotidiana, il doppio pugno sulla gobba fa sempre ridere, dici bene Gigi Reder mitico! 😉 Cheers

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Mio Dio che bellezza! Sono un super fan di Fracchia…ma il mio preferito è quello su Dracula…che spero recensirai presto! 🙂

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  4. Denis ha detto:

    Ho un’amico identico a Sergio Ghiani ,Salvi me lo ricordo al Drive In

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  5. Vincenzo ha detto:

    Io sono più per i primi due Fantozzi, inarrivabili… ma questo è notevole…
    alla Parolaccia a Trastevere ci son stato l’anno scorso per un addio al celibato (partiti da Torino apposta) ed è stata una grande esperienza… 😀

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  6. Pietro Sabatelli ha detto:

    La scena è mitica, il film anche 😉

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  7. Evit ha detto:

    Questa è stata una recensione inaspettata! Troppo abituato a leggere di film d’azione da videocassetta e film nuovi e già automaticamente caduti nel brutto!

    (Non conoscevo il significato di zora)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ahahah il Zinefilo spiazza sempre 😛
      Se ci fai caso, in quell’inguardabile film dei Manetti, Zora era una borgatara che parlava con forte inflessione romana. Sarebbe da studiare se la testata a fumetti è stata la causa dello slang o se è stata scelta appositamente, ma almeno dagli anni Ottanta la romanaccia che urla ed è sboccata è di sicuro una “zora” 😛 (credo ci sia anche il corrispettivo maschile, ma di solito si usa “coatto”, anche se non lo sento dire da tantissimi anni.)

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      • Evit ha detto:

        “Zora la vampira” l’ho sentito nominare ma non ho idea di che cosa sia ahah!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        È un ridicolo filmaccio che teoricamente omaggia il fumetto – anche se non c’entra una mazza – e che dà spazio a tutti gli artisti romani di dire la loro, visto.che tutti i rapper capitolini dell’epoca ci scrissero bene o male qualcosa. C’è pure Carlo Verdone ma credo a sua insaputa 😀

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  8. Cumbrugliume ha detto:

    Ecco, ora mi tocca riguardarlo per la sessantesima volta. E a seguire Fracchia contro Dracula!

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  9. Mahatma K. B. ha detto:

    Sara’ un caso che “Gli incivili” si chiamano Sergio e Bruno come i registi Corbucci? Mah…
    Detto questo, devo confessare che ho sempre detestato Villaggio: non solo non mi ha mai fatto ridere, ma e’ riuscito quasi a farmi odiare “La voce della Luna” di Fellini.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo aveva una gamma ristrettissima di sketch e battute, e l’ha riproposta identica in tutti i suoi film. Qui è stemperato dalla presenza di ottimi caratteristi, dal repertorio nuovo, ma quando è da solo Villaggio tende leggerme alla ripetizione ossessiva di cose già viste.
      Di sicuro adoravo i suoi primi film, quando cioè non sapevo a memoria le sue battute e quando era molto più tagliente e sarcastico. A parte questo film, dagli anni Ottanta in poi non ha fatto altro che andare col pilota automatico…

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      • Giuseppe ha detto:

        …oltre a trasformarsi progressivamente -fuori dal set- in un sempre meno sopportabile opinionista/aneddotista con tendenza alla stronzaggine cafona e gratuita (fatta ancora passare per quell’intelligente e graffiante sarcasmo che AI TEMPI sicuramente aveva). Tornando ai personaggi, qui tratteggia un alter-ego negativo di Fracchia memorabile… e che dire del mitico Salvi, quando solleva obiezioni al piano della Belva parlando con sé stesso nel giubbotto?
        “Dice che è troppo difficile”
        “STRONZO, per me NIENTE è troppo difficile!” 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi sa che la belva umana era molto più vicino a Villaggio di quanto non si pensi 😀

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  10. Pingback: [Books in Movies] Fracchia la belva umana (1981) | nonquelmarlowe

  11. Lo Zio ha detto:

    Quoto in toto la recensione e aggiungo che questo film, a dispetto di molte commedie italiane, è invecchiato benissimo e si ride ancora alla grandissima. Condivido anche la parte su Villaggio che è sempre stato (purtroppo…) molto, troppo ripetitivo e tolti i primi 3-4 Fantozzi e questo Fracchia, il resto della sua filmografia è fatta tutta con la carta carbone cambiando solo la location dove si svolgono i siparietti comici.
    Ultima e chiudo: Lino Banfi era talmente in forma e in parte in questo film che la scena dello stornello romano (“…non sono ricchxxne, non mi chiamo fri-fri,…”) fu completamente improvvisata. Se ci fate caso il resto del cast alle spalle di Auricchio fatica a tenere le risate. Mi pare di averlo sentito direttamente da lui in una puntata di Stracult.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi sa che l’abbiamo vista insieme quella puntata di Stracult 😀
      Vado sempre con i piedi di piombo quando si parla di improvvisazione perché TUTTI gli attori comici dicono di aver improvvisato, ce ne fosse uno che seguisse il copione, quindi alla fine non so quanto sia vero. Considera che tutta l’intera scena, come l’intero film, è doppiato in seguito – se ci fai caso molto spesso il labiale non corrisponde bene – quindi ogni improvvisazione dev’essere stata poi accettata e ripetuta in studio di doppiaggio. (Infatti il suono della chitarra scompare quando Banfi comincia a cantare, segno che la scena è stata comunque elaborata in post-produzione.)
      Che sia improvvisata o studiata per me cambia poco: è una scena geniale e capace di far ridere al di là degli anni in cui è nata. E questo la rende una assoluta rarità nella triste comicità italiana, sempre istantanea e mai universale.

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      • Lo Zio ha detto:

        Sai che sta cosa del labiale sfasato mi ha “perseguitato” per anni? Credevo che fosse un semplice fuori-sincrono dovuto alla pessima qualità della produzione e invece. Ma quante ne sai!

        P.S.: ma quanto bella era Starcult?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando penso che oggi i decoder ci offrono centinaia di canali e manco una decente trasmissione di cinema, mi viene una rabbia… Però di televendite ne abbiamo a migliaia!
        Con il tristo inizio degli anni Novanta è nata la devastante moda dell’audio “in presa diretta”, così che abbiamo potuto scoprire quanto siano incapaci gli attori italiani e che anche un motorino che passa a dieci chilometri può dare fastidio. Da allora il cinema italiano è sceso nella graduatoria tecnica subito dopo il Burundi, ma fino agli anni Ottanta l’usanza di doppiare tutto (o quasi) ha generato gioielli che hanno conquistato il mondo.
        Se ci pensi, sia Bud Spencer che Terence Hill parlavano italiano… ma se avessero usato le loro voci non avrebbero superato il primo film! 😀

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  12. Lo Zio ha detto:

    Stracult era fatta con passione e sopratutto i primi anni sfornava delle vere puntate gioiellino (mitica quella su Mario Brega). Poi anche loro hanno un po’ svaccato ma qualche perla la offriva sempre.
    Per il canale tv hai ragione da vendere. Pensa che spesso attendo più lo speciale “Racconti di Cinema” del buon Castenuovo di Sky rispetto al film! Lo speciale che ha fatto per “Il Padrino” era da pelle d’oca. Un canale a basso costo potrebbe offrire film più o meno datati (così da pagare meno i diritti) ma dare in aggiunta i dietro le quinte o gli aneddoti che lo riguardano. Tanto nel 99% dei dvd ci sono già dei piccoli documentari di 15-20 minuti che raccontano come sono stati girati e offrono spunti e curiosità spesso più interessanti del film stesso.

    Comunque sto divagando! Complimenti ancora per la recensione. A presto!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, ma purtroppo non condivido quel 99%. Anzi, lo condivido al contrario: il 99% delle centinaia di DVD che ho a casa non ha nulla al suo interno: al massimo il trailer!
      I documentari e dietro le quinte le mettono le grandi case per i grandi film, o comunque film di un certo richiamo. Magari qualche anniversario sforna un bel dietro le quinte, ma sempre e solo di grandi case. Il cinema di genere non ha grandi case e quindi del 99% del cinema di genere non esiste nulla di nulla, almeno distribuito in Italia.
      E’ anche vero che il cinema di genere è ignoto al grande pubblico quindi perché sprecarsi a farci speciali? Ecco perché servirebbero delle trasmissioni di cinema: per sensibilizzare l’opinione pubblica sul 99% del cinema che ogni anno arriva di nascosto in Italia, all’insaputa di tutti!
      Certo, se il risultato è “Kudros” di Rai4, allora è meglio non fare niente…

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