La legge di Murphy (1986) Trent’anni di Mèrfi

Siamo alla fine del 2017 quindi faccio appena in tempo a festeggiare un ultimo film che quest’anno festeggia i trent’anni di vita in Italia.
Nel 1987 due poliziotti d’acciaio sono usciti nelle sale italiane… ed entrambi si chiamavano Mèrfi!

Nel 1986 la Cannon dei cugini Golan e Globus è ormai regina incontrastata del grande mondo dei filmacci, quelli che fanno schifo ai critici e ai palati fini ma che conquistano i cuori dei fan. E costano poco, quindi TV e videoteche fanno a botte per accaparrarseli.
Il 18 aprile di quell’anno esce in patria Murphy’s Law, ennesimo sodalizio fra Charles Bronson e il suo ormai inseparabile J. Lee Thompson, regista di fiducia sin dai tempi di Candidato all’obitorio (1976). Thompson arriva fresco fresco dal set di Allan Quatermain e le miniere di re Salomone e gli gira ancora la testa per la mattonata che ha preso: c’è bisogno di sana violenza cittadina.

Bronson e la sua pistola: una lunga storia d’amore…

Il film arriva nelle nostre sale il 23 gennaio 1987 come La legge di Murphy, che non è affatto un titolo così ammiccante come si possa pensare, come vedremo fra poco.
La Warner Home Video e Cannon lo portano in VHS in data non chiara, ma di sicuro nell’aprile 1990 esce nella collana economica “Gli Scudi”. La MGM lo presenta in DVD dal 15 ottobre 2007.

Solamente la distribuzione capillare nel 1988 da parte di Longanesi dei volumetti di Arthur Bloch hanno reso popolare in Italia la celebre Legge di Murphy, ma nel 1987 c’erano solo delle citazioni nei film che raramente gli italiani sapevano cogliere.
Il 5 gennaio 1987 il quotidiano “La Stampa” presenta un’intervista fatta al regista J. Lee Thompson, sceso a Roma per presentare questo film. Subito il regista britannico chiarisce il titolo:

«Incominciamo dal titolo del film, “Murphy’s Law”, che non va interpretato alla lettera. La legge di Murphy in America ha un significato intraducibile nelle altre lingue… forse in italiano potrebbe significare “peggio per chi si fa fregare”…»

Non è chiaro se quest’ultima precisazione sia opera del giornalista, visto che si sta riportando un virgolettato attribuito al regista: possibile che Thompson sapesse così bene l’italiano da proporre una traduzione della Legge? (Peraltro una interpretazione che ricorda la Legge del Menga, secondo cui chi ce l’ha in c**o se lo tenga…)
Di sicuro in Italia la Legge di Murphy non è così nota come lo diventerà l’anno successivo, quindi mi sento di dire che non è stato colto il doppio senso: la legge di un poliziotto di nome Murphy e il destino beffardo per il quale se qualcosa può andare storto lo farà.

Bronson va a minacciare i boss a domicilio

«Hai mai sentito parlare della Legge di Murphy?» chiede il mafioso Frank Vincenzo (Richard Romanus). «Secondo la quale succede sempre il peggio di quello che può succedere.» Il doppiaggio fa di tutto per tirar fuori una versione italiana per gli spettatori dell’epoca, che forse però avrebbero potuto cogliere lo stesso la “poesia” della Legge originale: «If anything can possibly go wrong, it will». Non è specificato che succederà “il peggio”, ma semplicemente che se qualcosa potrà andare male, ci andrà.

Subito però il doppiaggio nostrano recupera, e ci regala una frase che da sola vale l’intero film.
Minacciato dal mafioso, Bronson – con la calda voce del mitico Glauco Onorato – si china sul boss e risponde:

«The only law I know is Jack Murphy’s Law. That’s very simple. “Don’t fuck with Jack Murphy.”»

Il personaggio deve specificare che non sta parlando della Legge di Murphy ma della legge di uno che si chiama Murphy, comunque il doppiaggio italiano vince tutto traducendo:

«La sola legge che io conosco è la legge di Jack Murphy, che è molto semplice: non rompere il cazzo a Jack Murphy.»

Basta, chiudete tutto, il film può anche finire qui: il mito è servito!

«Io conosco solo la Legge di Jack Murphy»

Se la “frase maschia” è un capolavoro che vale molto più del film stesso, siamo però in uno «stambo paese a forma di scarpa» (come direbbe Cassidy), dove i doppiatori seguono ben altra legge rispetto a quella del senso comune: la loro legge… è la Legge di Mèrfi!
Quando nel marzo del 1971 arrivò nei nostri cinema L’uomo che venne dal Nord (Murphy’s War, 1971), non ci fu alcun problema a chiamare il personaggio con il suo nome: Murphy, letto cioè Màrfi. Dopo quindici anni qualcosa è cambiato e, si sa, le leggi si dimenticano e vengono sostituite: nella metà degli anni Ottanta vige la Legge di Mèrfi, e non c’è scampo.
Il 17 luglio del 1987, circa sei mesi dopo il film con Bronson, esce da noi Robocop (1986), un altro poliziotto di nome Murphy, e il doppiaggio è italiano è pronto. Pronto per Mèrfi.

Una legge che non conosce scappatoie

Rimarrà per sempre un mistero perché in quel 1987 i doppiatori italiani si inventarono di sana pianta la pronuncia Mèrfi, assolutamente ingiustificabile, ma in fondo è questa la grande creatività italiana…
In compenso il povero direttore del doppiaggio dovette affrontare lo sgradevolissimo personaggio di Arabella (Kathleen Wilhoite), ladruncola sboccata che per tutta la durata del film inonda di variopinte e colorite parolacce buffonesche e non volgari chiunque le passi accanto.
Per dare un’idea dell’immane lavoro che i nostri doppiatori si sono sobbarcati, ecco uno specchietto esemplificativo delle offese di Arabella, originali e italiane: tenete presente che in originale non si usano volgarità come in italiano!

Offesa originale Offesa doppiata
Go ahead, camel-crotch Avanti, cazzo moscio
you snot-licking donkey fart Brutto lecca-moccoli
Bug-sucking booger Brutta faccia di merda
Dinosaur dork Tesca di caprone
Fart-brains Cornutaccio
Suck a doorknob Succhiati lo sfollagente
Eat it, toe-jam Vattene, faccia di rospo
Kiss my squirrel Leccami la coda
Go jump a flagpole Vai a farti fottere con un lampione

Annabella, la ladra dalla bocca larga

Il film è identico allo stile di ogni altro film con Charles Bronson: c’è lui che da solo affronta tutti i cattivi, con l’aiuto saltuario di una donna. Di solito era la moglie Jill Ireland a fargli da spalla fissa, ma qui probabilmente era troppo malata (morirà nel 1990) e si limitò a fare la produttrice.
Jack Murphy si ritrova incastrato per l’omicidio della sua ex moglie spogliarellista ed è convinto che dietro ci sia il boss Vincenzo, che combatte da tempo. Fuggito di prigione insieme alla ladruncola Arabella vivrà mille avventure per riabilitarsi e neutralizzare il suo vero nemico: la folle e spietata killer Joan Freeman (Carrie Snodgress).

Neanche col pendolino riesce a convincersi che questo è un buon film

La prima volta che ho visto il film, sul finire degli ’80 quando uscì in VHS, ricordo solo il fastidio di mia madre: era la fan numero uno di Bronson, ma il film era troppo una buffonata, per lo più strapiena di inutili insulti assolutamente fastidiosi.
Figuriamoci mio padre, che non ha mai sopportato lo stile bronsoniano, davanti a un film così “violento” che si annoierebbe pure una suorina di campagna.
Io ricordo solo l’ambiente non piacevole, in cui in pratica ognuno ha sopportato ‘sto film solo perché pensava piacesse agli altri: ad aver parlato subito avremmo messo STOP a dieci minuti dall’inizio!

Visto che non piace a nessuno, perché non la smettiamo e andiamo a casa?

Rivisto nel 2012, durante una mia personale retrospettiva del cinema di Bronson, lo ricordo vago e brutto proprio com’era stata l’impressione da ragazzo, e rivisto oggi mi sento di confermare: è davvero un film sbagliato sotto ogni punto di vista, e mi sento di salvare solo un unico elemento. Quello meno ovvio e oserei dire innovativo.
Il cattivo al femminile.

Joan, la cattiva che spacca

In tempi di pari opportunità, quote rosa e via dicendo non sembra niente di strano che il cattivo di un film lo faccia una donna, ma nel 1986 non era affatto così: l’unica femmina assassina… era la Regina Aliena di Aliens!
Dieci anni prima Tyne Daly aveva stupito il mondo pop apparendo nelle vesti di donna detective in Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976), al fianco del maschilista per antonomasia Clint Eastwood: il successo è stato tale che qualche anno dopo ha fatto coppia con Sharon Gless per il duo di poliziotte più famose della TV, Cagney & Lacey (1981), che nel nostro confuso Paese qualcuno conosce come “New York New York”.
Daly ha cavalcato sicuramente l’eco mediatica della Police Woman Angie Dickinson che dal 1974 vestiva i per nulla scontati panni di poliziotta nella serie omonima (in Italia, “Agente Pepper”) proprio mentre da noi Mariangela Melato interpretava La poliziotta (1974), ma stiamo sempre parlando di donne forti e decise sì, ma “buone”. E le cattive?

Costruire un tipico poliziesco “macho”, con tanto di eroe solitario contro il mondo, e mettere come big boss finale una donna, non è qualcosa di così scontato nel 1986. Forse l’unico esempio precedente è proprio Callaghan, super-macho che in Coraggio… fatti ammazzare – uscito in quel 1983 quando ormai le donne erano poliziotte sdoganate – si ritrova ad affrontare la schizzata Sondra Locke, compagna di Eastwood.
Chissà che il ruolo della schizzata bionda Joan non sia un omaggio a Callaghan, e chissà che quel ruolo non fosse nato per la Ireland, bionda compagna di Bronson, prima di essere affidato alla muscolare Snodgress.
Una cosa è sicura: le grandi assassine del cinema di solito erano uomini con la parrucca (Norman Bates, sto parlando con te!), mentre forse l’unico merito di questo filmetto con Bronson è aver dato spazio alle quota rosa anche nel campo della psicosi omicida. Visto che è l’anno di Ripley e che di lì a poco Tom Savini e Luc Besson sforneranno delle donne che in quanto ad ammazzare non le frega nessuno, diciamo che siamo agli albori delle pari opportunità assassine!

Come Bronson accoglieva i critici all’uscita del cinema

Non c’è davvero altro da dire su un film che non dispiace sia dimenticato: dubito che festeggeremo altri anniversari della Legge di Mèrfi…

L.

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30 risposte a La legge di Murphy (1986) Trent’anni di Mèrfi

  1. Cristian Maritano ha detto:

    A muso duro (Mr. Majestyk) // Io non credo a nessuno (Breakheart Pass) // Il giustiziere della notte 2 (Death Wish II). Questa è la mia triade preferita del classico Bronson sugli allori. In particolare Mr. Majestyck: la colonna sonora, Al Lettieri e quei dannatissimi cocomeri innocenti hanno fatto storia.

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  2. Denis ha detto:

    Arabella è il itolo di un fil soft core con Tini Cansino,una traduzione poteva essere “Peggio di cosi,si muore ?
    Purtroppo non me lo ricordo

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  3. Cassidy ha detto:

    !986? Ero convinto fosse un film degli anni ’70! Visto solamente una volta anni fa, non lo ricordo molto bene, chissà perché mi ero convinto fosse un film del decennio precedente, poco male, ottimo compleanno per chiudere il 2017! 😉 Per altro in questi giorni sto guardando un po’ di film di Bronson, quindi mi ha fatto molto piacere leggerti, la scenetta familiare descritta riassume il film meglio di mille parole. Però dici bene, basta QUELLA frase maschia a salvare la pellicola 😉 Cheers!

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  4. Kukuviza ha detto:

    Quando ho visto la foto di Richard Romanus, ho pensato che fosse l’attore che faceva Miltie in Saranno Famosi. Sono andata a vedere ed è il fratello di quello (Robert Romanus).

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  5. Vincenzo ha detto:

    ahahahah devo recuperarlo assolutamente solo per sentire quella frase!

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  6. Sam ha detto:

    Non fosse per la prima , le epressioni di Annabella in italiano mi sembrano censurate rispetto a quelle USA, vedi “Kiss my squirrel” diventato “Leccami la coda” che IHMo, sarebbe più corretto tradurre come ” baciami la topa ” ( ma forse il traduttore non sapeva che squirrel, pussycat e beaver sono sinomino di vagina in USA )

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente il doppiaggio ha dovuto compiere scelte pesanti, ma anzi in generale mi sembra che l’originale sia molto castigato, anche perché Annabella parla esclusivamente per insulti, il che la rende uno dei peggiori personaggi che la Cannon abbia mai sfornato…

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  7. Giuseppe ha detto:

    Il mio ricordo migliore riguardo a “La legge di di Mèrfi”? Che lo vidi in sala a gratis! 😛 Per il resto, avevo il sentore che il lessico della Wilhoite fosse stato “arricchito” in fase di doppiaggio (più o meno come succedeva con l’Axel Foley di Eddie Murphy, in originale sboccato sì ma non con la stessa frequenza dell’adattamento italiano)… lei, ladruncola di mezza tacca che sparisce letteralmente davanti a una cattiva gigantesca come Carrie Snodgress, con il suo equivalente della frase maschia di Bronson: “Non dovevi farmi uscire, sai… io sono pazza davvero!”
    P.S. Richard Romanus partecipò anche al celebre Heavy Metal animato di Gerald Potterton del 1981, in qualità di voce del tassista Harry Canyon 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A memoria, Romanus ha fatto capolino in ogni film degli anni Ottanta! 😀
      Scherzi a parte, è vero, il Foley di Murphy è stato davvero super-pompato dal doppiaggio nostrano, che si inventò la famosa risata inesistente di Murphy. Ricordo che da ragazzo gli spot in TV ripetevano a ciclo continuo le risate di Foley tutte italiane, inventandosi questo tormentone per lanciare il film e l’attore. Poi però erano anche i tempi in cui di notte mandavano i film in lingua originale sottotitolati – all’insegna della conoscenza dell’inglese o qualcosa del genere – e così il tempo di conoscere questo nuovo attore che subito mi resi conto che non rideva minimamente come voleva il doppiaggio italiano, che l’aveva reso ebete. In pratica Italia1 si sbugiardò da sola, inventando un tormentone – gli spot con Eddie Murphy che rideva erano tipo mille al giorno! – e mostrando subito la sua falsità…
      Dovrei controllare le date ma credo che nessun presentatore TV chiamò mai Eddie Murphy “Mèrfi”, quindi è arrivato dopo il fatidico 1987 😛

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    • Fra X ha detto:

      Mazza! Ma come facevate ad entrare gratis!?!

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  8. Zio Portillo ha detto:

    Articolo molto interessante sopratutto per la parte della donna come “final boss” che effettivamente non ha precedenti. Il film me lo ricordo poco… Anche se i miei non se ne perdevano uno di Bronson, questo me lo ricordo a “sprazzi”. La fase maschia ad esempio proprio non me la ricordavo… Però quando l’hai citata mi si è accesa la lampadina!

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  9. Fra X ha detto:

    Qualunque film fosse di Bronson pensavo fossero tutti o quasi del giustiziere della notte! XD Solo qualche tempo ho scoperto che aveva avuto una carriera pre-giustiziere.

    “era la fan numero uno di Bronson”

    Anche la mia vedeva volentieri i suoi film. ^^

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