Forced to Fight (2011) Costretto a combattere

Sembra di essere tornati alla Italia1 dei tempi d’oro, quando il canale ci regalava il meglio del peggio dell’azione marziale che spesso non trovavi in videoteca: segnatevi la data, perché questo 2018 lo scettro di Italia1 è passato a CineSony!

La nuova Italia1!

Già ci aveva regalato il Ciclo Steve Austin, doppiando in esclusiva i pessimi filmettini dell’ex wrestler – che comunque ce li vediamo! – ma questo mese il canale ci ha fatto fare un’indigestione di filmacci Z action come non se ne vedevano da tempo!
Per esempio il 28 giugno 2018 nella guida TV leggo Costretto a combattere, con tanto di Lorenzo Lamas in copertina: ma dài, dopo trent’anni quel mitico film torna in TV? Lo devo assolutamente registrare. Quindi è assolutamente per caso che invece mi ritrovo a registrare l’inedito Forced to Fight nella sua prima apparizione italiana.

Dopo trent’anni, in TV c’è di nuovo un “costretto a combattere”

Credevo di trovare un vecchio pit fight con Lamas e invece trovo Gary Daniels che rifà Lionheart (1990) con Peter Weller come cattivo… Applausi a scena aperta per CineSony!

Vedere Gary Daniels in TV è sempre una bella emozione

Non è ben chiaro quando sia uscito in patria questo film, visto che IMDb non riporta alcuna distribuzione americana: facile sia il solito prodotto pensato da far girare per l’home video internazionale.
Di sicuro su Amazon l’edizione DVD inglese risale al 22 luglio 2013, mentre ci sono due edizioni tedesche risalenti al 2011 e al 2012. Insomma, un film senza data…

Ma perché fanno sempre fare il cattivo a Peterone nostro??

Di sicuro è un momento un po’ appannato per Gary Daniels. Malgrado il suo Bryan Fury sia l’unico personaggio decente di quella buffonata di Tekken (2010), sembra un po’ accusare il colpo e si ritrova a fare da tappezzeria ne I mercenari (2010) e Hunt to Kill (2010), o ruoli insulsi come in The Lazarus Papers (2010) e Game of Death (2011), fino a fare la comparsata nell’incredibile Santa’s Summer House (2012).
In confronto di queste parti del tutto dimenticabili, questo in Forced to Fight sembra davvero il ruolo della vita.

Forza, che sono quasi pronto a tornare in pista…

Shane Slavin (Gary Daniels) è un onesto meccanico, padre di famiglia, con un fratello scapestrato (Arkie Reece) che ama partecipare ai combattimenti illegali e ha il vizio di truffare il boss Danny G (Peter Weller).
Mi sembra chiaro dove andrà a finire questa storia, no? Di solito un protagonista buono entra nel mondo del pit fight per due soli motivi: aiutare una donna (incinta o con bambina) o aiutare/vendicare un fratello. Non sembrano ammessi altri motivi: farlo per soldi farebbe sembrare squallido il protagonista, a quanto pare.

Mai nessuno che lavori per alcol e sigari, tipo Peter Weller…

Shane così si ritrova costretto a tornare a combattere dopo due anni di assenza, e specifica che lo fa solo finché non sarà saldato il debito del fratello, finito in ospedale per colpa degli sgherri di Danny G.

Non lo per piacer mio ma per saldare il debito del fratello mio

L’idea ispirata è che il mondo del pit fight sia molto cambiato da quando Gary Daniels combatteva nei film anni Novanta: le movenze aggraziate del muay thai o kickboxing o comunque quella disciplina cinematografica molto in voga all’epoca è ormai roba vecchia. Siamo nell’epoca dell’UFC, del valetudo, dell’mma, con incontri in cui lottatori di diverse discipline nel migliore dei casi si affrontano senza alcuna coreografia, nel peggiore si massacrano di botte che con la marzialità non sembrano avere molto a che vedere.

Fanno i “moderni”, ma poi la capoeira tira sempre

Quindi abbiamo un vecchio lottatore che deve vedersela con un topos cinematografico molto evoluto, e l’idea come dicevo è buona: meno buona la trovata di sceneggiatura per cui il personaggio solamente da due anni ha smesso di lottare: risulta quindi poco plausibile che non abbia mai visto un incontro di lotta libera “moderna”, visto che da almeno dieci anni ha preso il posto dei vecchi stili!

Fono froffo fecchio fer fueste fronfate

Il doppiaggio del film è buono e Peter Weller spiega bene la situazione:

«Devi scordare quelle mosse da checca del muay thai, si usa la presa wrestling, judo, ju-jitsu. Se non entri in quest’ottica non reggerai neanche un round.»

Va be’, a fare i pignoli potremmo discutere se “presa wrestling” sia la traduzione migliore di wrestling holds, ma il concetto è espresso molto bene. Più deludente la risposta del lottatore:

«Io faccio pugilato classico, chiaro? Quello so fare.»

Tipica tecnica del “pugilato classico”…

Qui si svacca di brutto. Come può un doppiatore dire questa frase quando il lottatore ha appena fatto di tutto TRANNE che il pugilato classico? Infatti Daniels dice stand-up fighter, lottatore in piedi, per distinguersi dalla moda della lotta a terra esplosa con le mixed martial arts, dove in piedi ci si affronta pochissimo e spesso il match si decide a terra, con prese di varia natura e vari stili. Daniels viene dal kickboxing dove non si colpisce mai l’avversario a terra, quindi giustamente non si trova a suo agio con questa nuova realtà.

«Il classico è morto! Adesso qui si combatte con qualsiasi cosa, si danno le testate, le ginocchiate, le dita negli occhi, pugni nell’inguine.»

La traduzione è giusta ma il concetto è ridicolo, visto che nessuno dei lottatori farà queste cose, né in questo film né in qualsiasi altro del genere.

Questo negli anni Novanta non si faceva…

Dopo l’immancabile training montage assistiamo al ritorno in attività di un glorioso lottatore, e non sto parlando solo del personaggio: parlo di Gary Daniels, che all’età di 48 anni si dimostra in forma smagliante e recupera tutti gli anni in cui non ha combattuto in video. Non è più il fenomenale lottatore volante degli anni Novanta, ma è comunque uno spettacolo per gli occhi e per il cuore.

Tenete la guardia alta, che Gary Daniels è tornato!

Il regista Jonas Quastel e gli autori Andrew Bronstein e Patrick Dussault – tutta gente specializzata in filmacci di serie Z – cuciono addosso a Daniels un film marziale come non se ne vedevano davvero da tanti anni: Forced to Fight ha il registro di un film degli anni Novanta girato vent’anni dopo, è un prodotto che all’epoca sarebbe stato il fiore all’occhiello di Italia1 e che oggi risalta come una mosca bianca su CineSony, dimostrando che è ancora possibile commettere quel peccato mortale che si chiama “film di arti marziali”.

Muay Thai versus Capoeira: bentornati, anni ’90!

Non è un film d’azione, ma proprio di arti marziali, dove cioè i personaggi si affrontano in lunghe scene di combattimenti eseguite con l’uso di arti marziali. (Non semplici botte generiche.) Ancora non ci credo che questo film sia stato trasmesso nel Paese che più al mondo odia questo genere!

Non chiamatela action: chiamatelo arti marziali

La trama davvero non ha importanza. Shane cade nel tunnel dell’adrenalina e comincia a rimpiangere di aver abbandonato il mondo della lotta. Tratta male la famiglia e sta diventando cattivo, quando scopre che Danny G è più cattivo e – come vuole il copione di ogni pit fight – sta puntando forte sulla sconfitta del lottatore. Arrivati all’apice della storia, ecco arrivare l’unico difetto del film.

Ah, per la prima volta il difetto non sono io!

Il combattimento finale, il battle royale in cui Sean si gioca la vita, propria e della propria famiglia, forse poteva essere il momento per sferrare le tecniche migliori e più spettacolari, invece purtroppo è un po’ deludente: sono di gran lunga migliori i combattimenti centrali del film.

Il famoso Colpo Shiatsu, che ti riordina le vertebre

Gary Daniels risulta fight choreographer e in effetti in più punti si possono riconoscere i suoi passati cavalli di battaglia. Lo aiuta Claudiu-Cristian Prisecaru, tanto il film come al solito è girato in Romania, ma il risultato è comunque una qualità non elevatissima delle coreografie: parliamo però di finezze, perché dopo un intero film marziale come non se ne vedevano da anni non si può fare troppo i pignoli.

Dopo tutti quei colpi in testa, ora deve scriversi il nome addosso

Ormai CineSony è il mio nuovo idolo: sfidando tutte le censure italiane ha fatto ciò che nessun canale ha mai osato fare da più di vent’anni. Cioè ha trasmesso un film di arti marziali a trama pit fight, che in Italia ti arrestano per molto meno!
Non mi resta che continuare a vivere questo grande ritorno di Italia1 sotto un altro nome…

L.

amazon

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16 risposte a Forced to Fight (2011) Costretto a combattere

  1. Conte Gracula ha detto:

    Certo che sto pugilato classico è fatto proprio coi piedi! XD
    Altro che doppiatori, bisognerebbe fare due chiacchiere coi traduttori…

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    No ma è bellissimo tutto questo, non solo il ritorno di Gary Daniels ma anche di Italia 1 sotto mentite spoglie 😉 Voglio credere che Peter Weller lo abbia capito e abbia deciso di muoversi dalla sua cattedra per prendere parte a qualcosa di meritevole. «Fono froffo fecchio fer fueste fronfate» mi ha fatto sbellicare dal ridere 😀 Cheers

    Piace a 1 persona

  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Sono commosso! Questi film, questo canale, quest’aria anni ’90, questa marzialità…rece letta tutta d’un fiato…evviva! 🙂 🙂 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Ecco, sapevo che questo giorno prima a poi sarebbe arrivato. Devo chiamare un’antennista a farmi sistemare i cavi visto che non vedo la tv normale ma solo il satellite e CineSony non lo becco.
    Se mi propone queste chicche devo beccarlo questo benedetto canale!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Merita assolutamente, perche sta doppiando sempre piu Z marziale! Non so se poi smetterà, ma questo giugno ha fatto il pienone di ex atleti anni Novanta! E poi sembra avere un canale aperto con WWE Studios, cha fa bojate ma che una visione la meritano, anche solo per farsi due risate 😛

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  5. Giuseppe ha detto:

    Il problema è che essendo convinti da anni che film come questi ormai non li passi più nessuno in tv, quando poi invece li passano a sorpresa magari (senza il magari, nel mio caso) te li perdi… dai, almeno con questa recensione è come se l’afeffi fifto anch’io, caffo! 😉

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  6. cumbrugliume ha detto:

    Adattamento italiano a parte, sono quasi commosso ;_;

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  7. Pingback: Rumble (2016) Lotta all’ultimo sangue | Il Zinefilo

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