One-Armed Boxer (1972) Con una mano ti rompo…

Non vi basta che Jimmy Wang Yu abbia infiammato il mondo interpretando uno spadaccino monco? E allora l’attore replica con il lottatore monco.

Visto l’oceano di film che Hong Kong sforna a getto continuo, è davvero difficile identificare il momento in cui è nato il gongfupian, in cui cioè si sono smesse le armi tradizionali del wuxiapian (il cinema di cavalieri erranti e principesse svolazzanti, che combattono esclusivamente all’arma bianca) e si è cominciato a menare come fabbri: quando cioè è nato quello che noi chiamiamo “cinema delle arti marziali”.
Di sicuro un primo passo di importanza fondamentale lo compie proprio Jimmy Wang Yu, che abbiamo incontrato senza un braccio in Mantieni l’odio per la tua vendetta (1967): il 27 novembre 1970 esce nei cinema di Hong Kong La morte nella mano dove ci si mena tutti a mani nude, anche se parlare di “arti marziali” è davvero impossibile.
Quei gesti sommari, quei gridolini buffoneschi, quell’agitare mani e piedi facendo finta di saper combattere – quando né il protagonista né i comprimari hanno la minima idea di ciò che stanno facendo – comunque conquista il pubblico locale: vuoi vedere che i nobili principi del wuxiapian stanno per essere affiancati dai rozzi picchiatori del gongfupian?

Wang Yu ha capito che basta agitare le mani per fare kung fu!

Il mondo però avrà bisogno di qualche anno per conoscere questo film, non è ancora il momento della fama mondiale che invece si riverserà copiosa su Cinque dita di violenza (28 aprile 1972 in patria), che è ancora in tutto e per tutto un wuxiapian ma ci sono molti combattimenti a mani nude. Il successo mondiale ed inarrestabile del film – che addirittura arriva pure nella distratta Italia e conquista milioni di spettatori – vede un passo evolutivo successivo in 獨臂拳王 (Du bei chuan wang, “Campione con un braccio solo”), che esce ad Hong Kong il 2 agosto 1972 ed è distribuito a livello internazionale come One-Armed Boxer.
Si possono trovare giusto un paio di lame ma poca roba: ormai è chiaro che è esploso il gongfupian (cinema in cui ci si picchia a mani nude).

Da campione di nuoto a colonna portante di un genere marziale

Proprio come nel citato La morte nella mano (fra i primissimi film di Hong Kong ad uscire in Italia: il 9 marzo 1973, otto giorni dopo Dalla Cina con furore e sedici dopo Cinque dita di violenza), l’ex campione di nuoto Wang Yu se la canta e se la suona: produttore, sceneggiatore, regista e interprete assoluto. L’attore che non sa neanche dove siano di casa le arti marziali d’un tratto sta scrivendo le regole del “cinema di menare”. E i titolisti italiani gli vanno dietro, così quando One-Armed Boxer sbarca il 17 aprile 1973 nei cinema italiani diventa Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo. Si capisce il riferimento al fatto che il protagonista ha una mano sola?

È più lungo il titolo che il film!

Questo film è considerato perso per gli spettatori italiani “ufficiali”. Ignoto a qualsiasi forma di home video, Con una mano… è stato abbondantemente replicato da piccoli canali televisivi almeno dagli anni Ottanta fino al 2001, per poi scomparire completamente nel nulla. Quel cacciatore di pellicole di Evit tempo fa trovò un tizio che si vendeva alcune rarissime pizze di film marziali ormai persi in Italia, non so però com’è finita.
Questo film è perfettamente fruibile per gli spettatori italiani “pirata”, perché qualche santo ha preso l’audio di una copia televisiva nostrana e l’ha sovrapposto ad una copia digitale in lingua originale, creando un prodotto perfetto che potete trovare solo a dorso di mulo: quando un giorno i distributori italiani decideranno di recuperare questo film, sarà un piacere comprarlo.
(Se trovate copie in giro, stampate su DVD, sappiate che sono “manufatti”.)

Una delle più grandi rarità dell’Archivio Marziale Etrusco!

Sono onorato di conservare una copia in VHS (riversata in DVD) registrata da un passaggio televisivo sulla mitica Italia7, che addirittura ha presentato i super-rarissimi cartelli italiani della pellicola. Una chicca di una rarità assurda che mi piace condividere, anche perché non l’ho trovata per mia virtù: mi è stata regalata da un amico scacchista professionista che, nel breve periodo in cui ci siamo conosciuti digitalmente, mi ha dato così tanto che non sarò mai in grado di sdebitarmi.
(Prima che possiate malignare, specifico che non sono stato io a mettere l’audio italiano sulla copia che gira in Rete: se avessi saputo farlo l’avrei fatto, ma proprio non ne sono capace.)

Titolo originale

Siamo in pieno filone “scuole rivali”, in quella vaga Cina rurale dei tempi andati che potrebbe essere tanto l’Ottocento quanto qualsiasi altra epoca storica. Da una parte abbiamo la scuola del bravo e onesto Han Tui (Ma Chi) e dall’altra la scuola del perfido e criminale Chao (Tien Yeh), che vuole diventare signore della droga locale e quindi vuole togliere di mezzo la scuola degli “onesti”.

I “bravi” della scuola di Han Tui

Capito che i propri allievi sono solo bravi a fare i bulli ma al momento buono ci prendono la sveglia, Chao chiama i migliori lottatori dell’Asia per i suoi progetti criminali: si presentano in scena noti caratteristi di Hong Kong truccati secondo il razzismo più becero e i luoghi comuni più vergognosi.

I “cattivi” di Chao: il meglio del peggio dell’Asia!

Abbiamo il maestro di Yoga Mura Singh (Pan Chun-lin) che ha la faccia pittata di nero: che per i cinesi gli indiani siano i neri dell’Asia?
Abbiamo i fratelli siamesi… no, non in quel senso: arrivano proprio dal Siam! Piede di Ferro Ni Tsai (Kwan Hung) e Piede di Bronzo Mi Su (Blacky Ko Shou-liang), che per capire che sono del Siam e non di Hong Kong (come infatti sono gli attori) semplicemente si vestono in modo strano, col canavacchio in vita. (Sono quelli all’estrema sinistra della foto in alto.)
Abbiamo i karateki che, essendo giapponesi, sono automaticamente odiosi e antipatici: Pan Tien Ching è davvero un tipico nome di Okinawa! Comunque uno dei due è interpretato da quel Tsai Hung che qualche anno dopo si vestirà da indiano dell’India in uno dei remake apocrifi del Game of Death di Bruce Lee.
Il più mitico è Pantera Nera (Chin Chi Yung in originale), interpretato dal noto attore Shan Mao specializzato in ruoli da cattivo: vorrebbero farci credere che è un maestro di tae kwon do, stile in cui è richiesta una buona dose di atleticità del tutto estranea al tozzo e piantato attore.

Chi vo’ un po’ de tae kwon do?

La scuola dell’onesto Han Tui viene smontata allievo per allievo, in una lunga scena di combattimento in cui i criminali dell’Asia affrontano e battono tutti, con tecniche balzane e divertentissime. Poi però tocca al campione della scuola, Yu Tien-lung (Jimmy Wang Yu) e d’un tratto i campioni cominciano a perdere.
Ci vorrà il crudele maestro di Okinawa dai denti di vampiro (un irriconoscibile Lung Fei, titanico cattivo di un miliardo e mezzo di film marziali, nonché Black Betty di Kung Pow!) per batterlo: e già che c’è, il perfido maestro gli stacca pure il braccio destro con un pugno. Ammazza che pugno!

Con un pugno… ti ammazzo il braccio!

Un repentino cambio di registro ci porta sei mesi avanti nel tempo: con uno slideshow fotografico ci viene raccontato in due secondi che Yu è stato raccolto per terra da un dottore e sua figlia (ma perché stava per terra?) e, curato, si innamora della ragazza e rimane a vivere nella catapecchia in campagna. Tutta roba veloce perché viene copiata di peso da One-Armed Swordsman (1967) ed è inutile dilungarsi.

E vai con la storiella d’amore più veloce dell’Asia

Quello che interessa a Yu è irrobustire l’unica mano che gli è rimasta – prendendosela a martellate, nell’antica tradizione cinese per cui più ti fai male più ti fai bene – e tornare a vendicarsi.

Ahò, guarda che è già passato Bruce Lee a menarci

Per arrivare giusto in tempo a mettere in scena un combattimento in un dojo nella sana tradizione di Dalla Cina con furore.

Menare la gente nel dojo è prassi tipica dell’epoca

La sfida finale sarà lunga, perché regola del genere vuole che il combattimento finale sia sempre corposo e possibilmente infinito, essendo in fondo il piatto forte che tutti gli spettatori dell’epoca sono venuti a gustare.

Lung Fei, il più cattivo di tutti…

… tanto che ha pure i denti da vampiro!

La curiosità è che Wang Yu come regista ha una freschezza visiva davvero sorprendente, dimostrando che un attore mediocre può essere invece un ispirato cineasta. Addirittura inserisce scene al rallentatore come raramente appaiono in questi film di Hong Kong: incidentalmente queste scene dimostrano la totale incapacità degli attori, ma al di là di questo sono trovate molto belle.

Quanta marzialità supposta…

Con una mano ti rompo… è un film involontariamente comico, rivisto oggi, con attori vestiti come buffoni che fanno cose assurde e quasi soprannaturali, ma non dimentichiamo che nel 1972 è un successo enorme, perché fra i primissimi film a mostrare una quantità così elevata di combattimenti a mani nude, sdoganando più stili marziali – sebbene tutti eseguiti male! – e in pratica concretizzando le basi del gongfupian successivo ripetendo le idee che Lo Wei aveva lanciato con i suoi due film con Bruce Lee.

Stare in equilibrio su un braccio solo è poco?

E allora sto solo su un dito!

Malgrado la sua palese incapacità marziale, Wang Yu rimarrà per sempre uno dei più amati miti del genere di Hong Kong. Prima che i distributori mondiali eleggessero solo Bruce Lee “maestro del kung fu”, sia Wang Yu che Lo Lieh – i due attori il cui successo internazionale ha aperto la via a Bruce – sono stati chiamati a recitare insieme ad attori internazionali, tanto per capire la loro fama.
Se Lo Lieh era amato dagli italiani e al massimo della sua carriera nel Bel Paese ha recitato al fianco di Lee Van Cleef in Là dove non batte il sole (1974) di Antonio Margheriti, Wang Yu lavorerà con George Lazenby per Il drago di Hong Kong (1975): scegliete voi a chi è andata meglio.

Il mito del combattente che non sapeva combattere

L.

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15 risposte a One-Armed Boxer (1972) Con una mano ti rompo…

  1. Cassidy ha detto:

    Oh eccolo è arrivato finalmente, lo aspettavo questo titolo! Ok il film è poca cosa, ne hai descritto alla grande tutti i difetti, però gli voglio molto bene, devo averlo sicuramente visto in uno dei passaggi televisivi da te descritti, lo ricordo come uno dei primi film di arti marziali che mi è capitato di vedere, ora non ricordo se avessi già visto dei film di Bruce Lee, ma molto probabilmente sì. In ogni caso l’assoluta follia del film mi colpì, ai tempi vedere un protagonista con un braccio solo e un cattivo vampiro mi ha fatto pensare che una roba così in vita mia non l’avevo mai vista, poi mettici pure il titolo, che nella sua traduzione Italiota (direbbe Evit) diventa mitico e via, ero stato conquistato. Mi hai allietato il risveglio del lunedì mattina con questo post 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Al di là dei difetti, rimane un film mitico, folle, totalmente schizzato e per questo irresistibile, con lottatori serissimi che fanno cose assurdamente comiche 😛
      E’ stato davvero uno dei grandi film che hanno aperto la via al cinema marziale, addirittura nella distrattissima Italia, ed è un peccato che a parte fortunose copie private non esista alcun tipo di versione ufficiale del film nella nostra lingua.

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      • Giuseppe ha detto:

        E quanto rimanevano in cartellone questi titoli, all’epoca! 🙂 Ricordo ancora le locandine, compresa quella in apertura post, che da bimbetti vedevamo passando davanti ai cinema di zona (che ancora per anni si sarebbero orgogliosamente e giustamente fregiate della qualifica di “sale di seconda visione”)… comunque, se è passato anche su Italia7, devo per forza averlo visto almeno una volta.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Ma se c’è Betty, va visto! XD

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma….a quando la nomina dell’archivio marziale etrusco a patrimonio dell’UNESCO??? 🙂 🙂 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Credo di non averlo mai visto. Il titolo ovviamente mi suona molto molto familiare ma per il resto… Vuoto totale! Un cattivo-vampiro me lo ricorderei sicuramente.
    Da quanto vedo è facile recuperarlo. Ottimo!

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  5. gioacchino di maio ha detto:

    Mi ricordo il titolo colorito ma non credo di aver mai visto il film, questo genere si assomigliava parecchio all’epoca, mi sembra che ce fosse uno con nel titolo “piedi o mani di bronzo”. Poi come dice Giuseppe erano i tempi in cui un film durava mesi in programmazione scivolando sempre più nelle sale di terzordine, non mi meraviglierei se anni dopo in certe sale “malfamate” tipo L’Universale di Firenze (cui è stato dedicato un piccolo film di Federico Micali) venivano proiettati come retrospettive di genere, per poi sparire definitivamente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è successo a molte pellicole, ormai perdute nei meandri di una distribuzione particolarmente distratta. Filmetti di Hong Kong nel migliore dei casi (spesso erano taiwanesi o peggio ancora) comprati a due spicci e gettati in pasto come truffa agli spettatori. Quelli usciti in VHS si possono ancora salvare, gli altri rimangono appannaggio di collezionisti. Che temo non sappiano neanche cosa hanno in mano.

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