Game of Death (1973) Storia di un’opera inedita

In occasione della recensione zinefila del 30 settembre 2015 del “Game of Death” di Wesley Snipes, il film con cui l’attore chiude la propria carriera prima di entrare in prigione, promisi ai lettori che commentarono il pezzo un approfondimento su un altro celebre “Game of Death”: ci ho messo un po’, perché c’era tanto da dire e da cercare, ma alla fine ho mantenuto la promessa…

titoloEsistono miti creati ad arte ed altri che si guadagnano ogni grammo della propria fama: Game of Death non è nessuno di questi. Semplicemente perché è un’opera che non esiste se non nella mente del suo autore, morto prima di poterla completare.
Tutto ciò che Bruce Lee ha creato è niente in confronto a ciò che non ha creato: quest’ultimo diventa un mito e ancora oggi la tuta gialla a fasce nere laterali è un simbolo universale di marzialità. Peccato sia il simbolo di ciò che Lee non è riuscito a fare… mentre ciò che ha fatto – come per esempio la sua filosofia espressa in diversi saggi – viene troppo spesso dimenticato, o ignorato.
Questa è la storia di un mito mancato… come nessuno ve l’ha mai raccontata!

GOD_ADall’agosto all’ottobre del 1972 Bruce Lee gira instancabilmente delle sequenze di combattimento per un film che, nella sua mente, sarà la summa del proprio pensiero filosofico-marziale. Un film che chiama Game of Death, il gioco della morte. E la morte si è davvero divertita a giocare, prima con Bruce poi con il suo progetto.

Le riprese vengono interrotte perché il colosso americano Warner Bros vuole il celebre attore nel cast de I 3 dell’Operazione Drago, il primo film dichiaratamente marziale prodotto da una major statunitense, ma ovviamente Lee sarà solo un comprimario: il mondo occidentale non è ancora pronto ad un asiatico protagonista assoluto di un film prodotto da questa parte di mondo. (In realtà non lo è ancora oggi!) Finite le riprese, nella metà del luglio 1973 Bruce può tornare a dedicarsi anima e corpo al suo progetto. La giornata del 20 di quel mese la passa a casa della discussa attricetta Betty Ting Pei a… discutere della sceneggiatura di Game of Death. Quando arriva Raymond Chow – amico, collaboratore fedele nonché produttore – trova Bruce steso sul letto. Non si muove e non si sveglia. Non si sveglierà mai più.

La confusione che segue dura anni. Bruce nell’ultimo periodo della sua vita è diventato strafottente e litigioso, si è fatto un mare di nemici sia nella comunità marziale che in quella cinematografica, e in una città dove il cinema e la criminalità organizzata non sempre riescono a distinguersi non è stata una buona idea. Iniziano a sollevarsi mille ipotesi e leggende sulle “vere” cause della morte del divo, che però esulano da questo contesto: mi limito alla perizia ufficiale.

Alex Ben BlockAlex Ben Block, autore di una delle prime biografie di Lee – Bruce Lee, il suo mito, la sua leggenda (The Legend of Bruce Lee, marzo 1974) – ci informa che il patologo clinico dottor R.R. Lycette del Queen Elizabeth Hospital di Hong Kong, dove Bruce era arrivato privo di sensi, dove era morto e dove era stata eseguita l’autopsia da parte dello stesso Lycette, afferma che in mancanza di qualsiasi altra prova l’unica causa di morte proponibile è l’ipersensibilità ad uno degli elementi dell’Equagesic, medicinale che Bruce aveva assunto per la prima volta a casa di Betty Ting Pei. Lamentando un forte mal di testa, l’attrice gli aveva passato una delle sue pasticche, un farmaco per il mal di testa che ancora oggi è ampiamente usato: uno degli elementi di quel farmaco – impossibile ormai da identificare, a detta di Lycette – ha scatenato una reazione nell’organismo di Bruce che ha portato il suo cervello a gonfiarsi come una spugna, provocandone la morte.
Non mi esprimerò oltre sulle mille ipotesi e leggende che ricoprono la fine di Bruce Lee, perché qui non voglio parlare della sua morte… ma del suo Gioco della Morte.

Anno 1994. Linda Lee Cadwell, moglie di Bruce Lee nonché detentrice dei suoi diritti, ha appena passato un anno terribile.
Brandon Lee CrowIl 31 marzo 1993 è morto suo figlio Brandon Lee mentre girava il film The Crow. Durante l’autopsia è stato trovato un bossolo nel suo addome, e le indagini successive riterranno essere lo stesso bossolo che non era stato trovato durante una negligente sessione di riprese precedente alla morte di Lee: quando cioè per dei primi piani erano stati sparati dei colpi senza accertarsi che tutti i bossoli fossero espulsi dalla pistola. Quando la stessa pistola, caricata a salve, venne puntata contro Lee, il bossolo rimasto in canna venne espulso penetrando l’addome dell’attore e infilandosi nella sua spina dorsale, come riporta il chirurgo Warren W. McMurry del New Hanover Regional Medical Center, che l’ha operato subito dopo. Nell’ottobre 1993 il procuratore distrettuale Jerry Spivey di New Hanover (dove stavano girando il film) esclude qualsiasi atto volontario: è stato un incidente… misadventure, la stessa parola usata per Bruce.

I giornali impazziscono sin da subito e iniziano a strombazzare ovunque parlando di “Maledizione dei Lee”, e la beffa spietata è che nel maggio del 1993 esce nei cinema americani Dragon. La storia di Bruce Lee realizzato dalla Universal, casa a cui Linda ha venduto la propria biografia del marito scritta nel 1975: nel film il Bruce interpretato da Jason Scott Lee salva il figlio dalla maledizione che lo perseguita. Il Brandon Lee dello schermo è salvo… a due mesi dalla morte del vero Brandon.

Jason Scott LeeIl mondo mediatico si avventa sulla coincidenza della morte di padre e figlio: si dice infatti che è sorprendente la coincidenza col fatto che anche Bruce sia morto sul set con una pistola caricata con veri proiettili: ovviamente non è vero, ma i giornalisti non lo sanno. C’è poi la sorprendente corrispondenza delle date di morte: 1973 e 1993. Per fortuna i giornalisti non indagano, perché altrimenti scoprirebbero che nel 1983, decennio “di mezzo”, un grande attore marziale di nome Fu Sheng è morto per un incidente… dopo aver comprato la casa che fu di Bruce Lee! (E sì che lo avevano avvertito che quella casa portava male.) 1973, 1983, 1993: a chi toccherà nel 2003? In quell’anno muoiono Richard Crenna, Charles Bronson e Alberto Sordi: scegliete voi chi è legato alla “Maledizione dei Lee”. Se invece preferite ignorare Fu Sheng e affidarvi alla “Maledizione dei Vent’anni”, allora siete fortunati (si fa per dire): 1973 Bruce Lee, 1993 Brandon Lee… 2013 Jim Kelly, celebre attore marziale di colore co-protagonista de I 3 dell’Operazione Drago al fianco di Lee.

John LittleIn mezzo a questo teatrino di cattivo gusto, Linda Lee continua a gestire il patrimonio di famiglia e visto che il film Dragon della Universal ha rilanciato la moda di Bruce, decide che è ora di affrontare l’ingente numero di documenti ed appunti del marito che giacciono in stato confusionario in un ripostiglio nella sua casa a Boise, Idaho. Per questo si rivolge a John Little.
Nel campo della saggistica di arti marziali John Little, ex bodybuilder, è un nome di spicco nella saggistica marziale, esperto di Bruce ed inoltre dal 1993 ha un qualità che molti gli invidiano: è l’unico a ricevere l’autorizzazione ad analizzare le carte di Bruce Lee. Linda gli affida il compito di riordinare il materiale con l’obiettivo di trovare degli inediti da pubblicare nella collana “Bruce Lee Library Series”, che vede poi la luce per la Charles E. Tuttle Publishing Company di Boston. Intanto Little dal 1995 usa le sue ampliate conoscenze sulla vita e il pensiero di Lee per una colonna mensile sulla rivista “Black Belt”.

Bruce Lee Kung Fu Magazine 2000-09Sistemando il mare di carte manoscritte, Little si imbatte per caso in qualcosa che lo colpisce subito: «le bozze degli script e le coreografie originali di Lee per Game of Death perfettamente intatti». A raccontarcelo è Little stesso in un articolo che appare nel settembre 2000 sulla testata italiana “Bruce Lee Kung Fu Magazine”: purtroppo non è specificata la data originale del pezzo o da quale rivista americana sia tratto, ma dai dati riportati è facile che si tratti sempre di un articolo risalente al Duemila.

Nell’ottobre successivo Little presenta a San Francisco – la città natale di Bruce – il sorprendente documentario Bruce Lee: A Warrior’s Journey, che viene poi distribuito in home video nel 2001 grazie alla Warner Bros. Arriva anche in Italia lo stesso 2001 in una pregiata edizione in DVD, e poi viene inserito come “contenuto speciale” nel secondo disco dell’Edizione Speciale de I 3 dell’Operazione Drago (2004).
Nel documentario John Little spiega la trama che Bruce Lee aveva appuntato per il suo Game of Death:

«Stando al suo soggetto di 12 pagine, interpreta un campione di arti marziali ritiratosi imbattuto di nome Hai Tien che viene avvicinato da alcuni membri della malavita coreana affinché partecipi a un’incursione in una pagoda a cinque piani che contiene, al piano più alto, un tesoro di inestimabile valore. Quando rifiuta di partecipare, sua sorella e suo fratello minore vengono rapiti, costringendolo a partecipare al colpo.
«Durante una riunione, Hai Tien viene presentato agli altri membri della banda: tutti grandi esperti di arti marziali. Il boss mostra loro un filmino del tempio, spiega come in quel villaggio le armi siano bandite e che a guardia della pagoda vi sono dei mercenari esperti di arti marziali: uno per ogni piano. L’obiettivo dei malviventi è quello di riuscire ad arrivare al piano più alto e prendersi il tesoro.»

Appunti presi da Bruce Lee, mostrati nel documentario A Warrior's Journey

Appunti presi da Bruce Lee, mostrati nel documentario A Warrior’s Journey

Non è proprio una trama da far impazzire, così come la parte del filmino proiettato e del divieto di armi da fuoco è palesemente presa da I 3 dell’Operazione Drago: non a caso Little, mentre racconta la trama, fa passare le immagini di quel film.

Warrior's JourneyTrovati dunque gli appunti di Bruce per la lavorazione di Game of Death, John Little in quel 1994 parte per Hong Kong con una missione impossibile: trovare nei magazzini della Golden Harvest tutto ciò che resta del girato originale.
«Volai ad Hong Kong nel 1994 – racconta Little nel citato articolo della rivista italiana, che riporto fedelmente pur se in un italiano non impeccabile (frutto probabilmente di una traduzione sommaria) – per incontrarmi con i loro dirigenti per discutere il progetto. Fu iniziata una ricerca delle riprese indicate dal copione manoscritto di Lee ma che non si erano mai viste pubblicamente. In un gioco d’investigazione durato sei anni accadde l’impossibile: più di 95 minuti di riprese tagliate vennero alfine scoperte nei sotterranei degli studios Golden Harvest. Il nome del signore che rimosse fisicamente i nastri dagli scaffali e che condivideva con me la stessa passione per il progetto era Bey Logan, un giornalista di Martial Arts Illustrated nel Regno Unito che lavora anche full-time per Media Asia. Adesso, dopo 28 anni, il copione e le riprese di Bruce Lee sono state finalmente riunite.»
Possibile che nel 1973 nessuno alla Golden Harvest abbia pensato a riutilizzare in qualche modo quei 95 minuti di girato che Little troverà vent’anni dopo? Pare proprio che nessuno ci abbia pensato… finché Taiwan non fece l’impensabile.

Good Bye Bruce Lee [1976-08-26]Torino, Italia. Sabato 23 agosto 1975. Cinema Capitol, via San Dalmazzo. Gli spettatori pagano 1.500 lire ed entrano per assistere al nuovo film con Bruce Lee. Qualcuno dev’essersi per forza domandato come sia possibile un nuovo film, quando l’attore è morto da due anni, ma si sa che il cinema sopravvive sempre ai propri interpreti. Finita la messa in onda di Good Bye Bruce Lee!, gli spettatori escono infuriati ed aggrediscono la cassa del cinema: «Rivogliamo i soldi, è un imbroglio. Non c’è Bruce Lee».

Il quotidiano “La Stampa” segue la vicenda, ma è importante ricordare che all’epoca e per molti anni a seguire il cinema marziale è schifato dagli intellettuali e disprezzato dai giornalisti: solo il pubblico lo ama e ne decreta il successo in sala. Malgrado infatti chiunque abbia voce in quegli anni la usi per insultare i film marziali e tutti quei dementi che li vanno a vedere, questi film rimangono in sala per anni ed anni, tra prime visioni, seconde, terze, cinema parrocchiali, arene estive e quant’altro. Lo stesso insultato Good Bye Bruce Lee! sarà proiettato in sala per più di due anni.

Good Bye Bruce Lee [1975-08-24]Il quotidiano torinese ci informa che per evitare altre “rivolte”, il cinema Capitol ha esposto un cartello: «Nel film “Good Bye Bruce Lee”, Bruce Lee non c’è». Al che il distributore italiano del film, Subalpina cinematografica, interviene piccato a spiegare la situazione con un comunicato illuminante: «In realtà questo è anche un po’ il film di un film. Come è noto, Bruce Lee morì durante le riprese. E si dovette sostituirlo: tutto ciò è spiegato chiaramente all’inizio del film, in una sequenza che riprende i teatri di posa, nella palestra dove queste pellicole vengono girate».
È tutto falso, ma non importa: ciò che conta è che né i distributori, né i disinformatissimi giornalisti né il pubblico si rese conto, quel 23 agosto 1975, di aver assistito alla proiezione del Game of Death di Bruce Lee.

Già nel 1973 girano su riviste le foto e le informazioni relative al progetto di Game of Death e ci sono foto dove Bruce presenta i celebri nunchaku gialli che usa nelle sequenze di combattimento. L’arrivo ad Hong Kong nel 1972 del star gigante del basket Kareem Abdul-Jabbar non è certo passato inosservato, e insomma tutti sanno che Bruce sta girando un film dove affronterà vari tipi di lottatori, di varie etnie, salendo i piani di una pagoda.

KareemNel numero di novembre 1973 della rivista americana “Black Belt” Johnson Chan, del Chinese Movies Theater, avverte i lettori che sono finalmente disponibili le versioni doppiate dei film Dalla Cina con furore e Il furore della Cina colpisce ancora: curiosamente quei film sono già usciti nelle sale italiane da diversi mesi. Il “colpo di scena” arriva quando Chan avverte i lettori che ha notizia dell’imminente arrivo in lingua inglese di altri due film con Bruce Lee: «Sono L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente (con la partecipazione speciale di Chuck Norris) e The Game of Death (dove Lee si scontra con Kareem Abdul-Jabbar).» Forse che questo Chan fosse stato male informato? Forse che la Golden Harvest all’epoca avesse sparso la voce che stava per presentare l’ultimo lavoro di Lee? E nel caso, perché poi ha aspettato cinque anni per farlo?

In questo periodo burrascoso, il produttore taiwanese Robert Chow – da non confondersi con Raymond Chow, produttore e amico di Bruce – gira in fretta e furia un film che ricalchi tutto ciò che si sa del Game of Death, sfruttando l’eco mediatica della morte di Bruce e facendo in pratica quello che la Golden Harvest non sembra intenzionata a fare, o che sta ritardando troppo a fare: portare sullo schermo l’ultimo lavoro di Lee. Con una distribuzione capillare, grazie alla Atlas International attiva ancora oggi, gira per il mondo Goodbye, Bruce Lee: His Last Game of Death, diretto da Lin Bing. (Nelle edizioni europee è affiancato dal nome Harold B. Swartz.)

Goodbye Bruce LeeCome protagonista la scelta ricade sul venticinquenne taiwanese Ho Chung Tao – che già aveva recitato nel biografico A Dragon Story o Super Dragon: The Bruce Lee Story (1974) – bravissimo atleta dalla vaga somiglianza fisica con Bruce: versato in molte discipline agonistiche, purtroppo l’attore che verrà conosciuto in Occidente come Bruce Li… non ha la minima idea di cosa siano le arti marziali! Infatti le prime sequenze del film ce lo mostrano impegnato in salti acrobatici, piegamenti, capriole, salti alla sbarra e tutto ciò che non c’entra assolutamente nulla con le arti marziali. Quando nel parco gli fanno eseguire un kata del karate che si insegna alle prime lezioni di questa disciplina, si capisce subito da come si muove che è tutta roba imparata al volo per le riprese.

Ribattezzato immotivatamente Lee Roy Lung per il mercato europeo, Ho Chung Tao interpreta Hai Siung, giovane atleta adocchiato da una casa cinematografica. «Bruce Lee ha lasciato incompiuto il suo ultimo film – spiega il responsabile della casa – che ha un titolo particolarmente significativo: il Gioco della Morte. Noi vogliamo presentare ai suoi ammiratori questo lavoro che il destino ha troncato, e perciò dopo una lunga ricerca pensiamo che lei sia il più adatto per completarlo.»
Questo delizioso siparietto metacinematografico dura poco. Hai Siung finisce vittima del gioco sporco di alcuni criminali, che lo incolpano di aver fatto perdere un’ingente quantità di denaro. I soldi sporchi appartengono al corrotto direttore della Farmaceutica Sin Tin: spero vi ricordiate che la causa ufficiale della morte di Bruce Lee è dovuta ad un farmaco…

Ho Chung Tao nella prima versione filmica del Game of Death

Ho Chung Tao nella prima versione filmica del Game of Death

Dopo vari attentati infruttuosi, i criminali rapiscono la fidanzata del protagonista e la portano in cima alla Torre delle Sette Stelle: qui, salendo piano per piano, Hai Siung affronterà lottatori di ogni razza e stile marziale, ovviamente sbaragliandoli tutti. Finirà affrontando il big boss criminale, interpretato dal celebre caratterista baffuto Fei Lung, interprete di una quantità inimmaginabile di film marziali anni Settanta.
Molte cose sono cambiate, ma anche se i nunchaku sono bianchi… è palesemente il Game of Death di Bruce. C’è la tuta gialla a bande nere e c’è pure il lottatore afroamericano… che però è alto quanto il protagonista: possibile non avessero un atleta di colore più alto sotto mano?

Possibile non abbiano trovato un attore nero più alto?

Possibile non abbiano trovato un attore nero più alto?

A giudicare dalle immagini, la Torre delle Sette Stelle sembra la Pagoda Ci En su lago Riyue, a Taiwan, pagoda costruita nel 1971 dal presidente Chiang Kai-shek in memoria della propria madre. Invece Bruce voleva ambientare il suo film in Corea del Sud, e come location aveva scelto il tempio buddhista di Popchusa, con il suo Buddha di trenta metri e la sua pagoda.

Location scelta da Lee, nella ricostruzione di A Warrior's Journey

Location scelta da Lee, nella ricostruzione di A Warrior’s Journey

Sebbene sia un film dalla rara bruttezza, girato male e recitato peggio, con una trama ridicola e combattimenti indecorosi, Good Bye Bruce Lee! è un vero e proprio smacco alla Golden Harvest, celebre casa di Hong Kong che si è fatta soffiare sotto il naso la sua carta migliore. O forse non ha voluto giocare quella carta?

Un curioso articolo (senza firma) del quotidiano “La Stampa” del 19 luglio 1975 apre un intrigante scenario. «Il film incompiuto di Bruce Lee, il Rodolfo Valentino del cinema cinese di Hong Kong, verrà completato con un definitivo rigetto delle molte pressioni affinché la pellicola già girata venisse distrutta perché “maledetta”.»
Game of Death BNÈ più che noto l’alto livello di scaramanzia e superstizione che pervade completamente ogni abitante di Hong Kong, quindi risulta plausibile che l’immobilismo della Golden Harvest, di fronte ad altre case che sfruttano l’ultimo progetto di Lee, possa essere spiegato con una ritrosia a mettere le mani in una torta avvelenata. L’articolo italiano quindi testimonia che anche in un distrattissimo Paese come il nostro arriva l’eco di una decisione epocale: sfidando la cattiva sorte – come aveva fatto l’attore Fu Sheng comprando la casa “sfortunata” di Bruce Lee… e morendo poco dopo! – la Golden Harvest già nel 1975 ha dato notizia di voler completare l’opera che da due anni giace nei loro magazzini. «La casa cinematografica – prosegue il citato articolo italiano, – è arrivata alla conclusione che i miliardi che sperano di guadagnare con il film sono più che idonei a fugare la paura della “maledizione”.»

Come pensa però la casa di tappare le molte falle del progetto Game of Death? «La Golden Harvest sta considerando due progetti. Il primo consiste nel modificare il soggetto, facendo morire assassinato il protagonista Bruce Lee e quindi continuando la pellicola con l’intervento di un allievo del “maestro” che si batte contro gli assassini finché non riesce a vendicarlo. Il secondo progetto consisterebbe invece nel trovare un attore che possa continuare la parte di Bruce Lee in modo che il film possa essere completato secondo il copione originale. È più probabile che si opti per la prima soluzione.»
Sarà invece la seconda soluzione ad essere scelta, ma rimane un mistero: perché dopo queste notizie del 1975… la Golden Harvest ha aspettato altri tre anni per presentare il film?

Purtroppo non sembra esserci risposta, ma intanto pochi mesi dopo l’articolo de “La Stampa” esce nei cinema italiani il citato Good Bye Bruce Lee!, rimaneggiamento apocrifo del Game of Death con il protagonista che affronta i vari nemici in una pagoda a tre piani… No, un momento: i piani sono sette!

Ma quanti erano i piani della pagoda, 3, 5 o 7?

Ma quanti erano i piani della pagoda, 3, 5 o 7?

Perché il combattimento finale di Good Bye Bruce Lee! si svolge in una pagoda a sette piani quando il progetto di Lee ne prevedeva cinque mentre il Game of Death che abbiamo visto tutti in TV e in DVD ne ha solo tre?
Il protagonista del film apocrifo scala sette piani perché affronta sette avversari: lottatore di kung fu, samurai con la katana, karateka con il bo, bianco occidentale bruto e rozzo, indiano dai poteri soprannaturali, pugile afroamericano e big boss con la frusta. Gli artefici della pellicola stanno cercando di ricopiare in tutto e per tutto il copione di Game of Death noto all’epoca, e si sa che Bruce ha previsto sette combattimenti per il suo personaggio – solo nel ’94 Little troverà gli appunti di Lee con il disegno di una pagoda a cinque piani, non sette – con lottatori di varie nazionalità e colore… compreso il bianco occidentale, cioè il suo amico Bob Wall.

La versione "povera" di Bob Wall

La versione “povera” di Bob Wall

Robert Alan “Bob” Wall, con un passato da campione del mondo dei pesi massimi di kickboxe, conosce Bruce nel ’63 e fa due ben note particine nei suoi L’urlo di Chen terrorizza l’Occidente e I 3 dell’Operazione Drago: già che c’è, viene anche scritturato per Game of Death.
«Lo spunto era quello di Ercole e le sette porte – racconta Bob Wall in un’intervista pubblicata nel 2011 su Cityonfire.com (ma probabilmente anteriore) – ma qui c’era un edificio con sette piani, ad ognuno dei quali si trovava un lottatore sempre più forte e sempre più pericoloso. Io ero al quinto piano, Kareem Abdul-Jabbar era al settimo.»
Wall lancia uno spunto intrigante, suggerendo che l’idea di Bruce per il film non era originale bensì l’adattamento “marziale” di un mito greco: forse però non c’è bisogno di scomodare questa fumosa storia di sette fantomatiche porte (di cui non ho trovato traccia nella mitologia legata ad Ercole), basta guardare molto più vicino.

La pagoda che sicuramente ha ispirato Bruce

La pagoda che sicuramente ha ispirato Bruce

Nello scontro finale contro la spietata banda delle Tigri Volanti, Yi e Siang – interpretati da due mostri sacri come David Chiang e Ti Lung – salgono i piani di una pagoda affrontando frotte di nemici fino al big boss in cima: il mercenario cinico Yi e l’inaffidabile Siang affrontano un percorso interiore che li rende migliori, sia fisicamente che moralmente.
Tigri VolantiNon è un mito greco, è molto di più: è uno dei tanti film in cui il maestro Chang Cheh riversa la sua epica immortale, cioè Bao biao (1969). La distribuzione internazionale lo battezza Have Sword, Will Travel (strizzando l’occhio alla serie western di successo Have Gun, Will Travel) mentre la nostrana AVO Film lo porta in DVD nel 2009 – non esistono tracce di distribuzione italiana precedente – intitolandolo Le invincibili spade delle Tigri Volanti.
Mentre ad Hong Kong nel 1972 Bruce scrive e riscrive la sceneggiatura di Game of Death, può non conoscere un film del ’69 prodotto nella stessa città da uno dei suoi più grandi maestri ed interpretato da due dei più luminosi divi del periodo? Va bene, è un film della Shaw Bros mentre Bruce lavora per la concorrente Golden Harvest, ma è davvero difficile non pensare ad un’ispirazione molto più “vicina” rispetto alla mitologia greca.

Alla morte di Bruce Lee tutto il mondo sa del suo ultimo progetto, ha visto le foto di scena, ha visto la tuta e i nunchaku gialli e sa per larghe somme la trama. Quando due anni dopo il taiwanese Good Bye Bruce Lee! si presenta sugli schermi affermando di presentare l’ultimo progetto di Lee, altre case come la Eternal Film colgono al balzo l’occasione.

«All’inizio mi devo arrampicare in cima a una torre, e quando sono a metà cinque uomini tenteranno di fermarmi. Io li faccio fuori e poi nella scena successiva riprendo ad arrampicarmi e raggiungo la cima. È alta come un palazzo di sette piani.»
Bruce Lee SupercampioneA parlare è di nuovo l’attore Bruce Li che, un anno dopo Good Bye Bruce Lee!, viene chiamato ad interpretare il biografico Bruce Lee Supercampione.
Il film racconta la vita dell’attore in modo pressoché identico a come lo farà, circa vent’anni dopo, l’americano Dragon ma con una sostanziale differenza: qui la moglie americana non conta assolutamente nulla, è una comparsa sullo sfondo che non ha alcuna rilevanza. Bruce va in giro picchiando chiunque e ghignando in camera, perché evidentemente è questo che corrisponde al gusto dell’epoca di Hong Kong.

Ciò che conta è che anche nel 1976 viene raccontato agli spettatori il Game of Death rimasto inedito, con la sua torre di sette piani – ma stavolta con soli cinque “cattivi” – e a farlo è Bruce Lee comodamente seduto nel letto di Betty Ting Pei: la donna nella cui casa l’attore è stato ritrovato morto.
Io Bruce Lee [1977-11-21]Lo spunto intriga addirittura la Shaw Bros, che ingaggia la vera Betty e le fa girare lo stesso anno Io… Bruce Lee, un melodramma smielato in cui personaggio e attrice si fondono: Betty Ting Pei stessa si rivolge ai suoi concittadini spiegando come non sia colpa sua la morte di Lee, visto che lei l’amava e anzi la fatale sera della morte Bruce le aveva appena procurato un ingaggio proprio in Game of Death, che le avrebbe procurato grande fama.

È curioso notare come nelle ricostruzioni occidentali, filtrate dalla moglie Linda Lee, sia taciuto l’ingaggio dell’attricetta Betty Ting Pei in Game of Death: è vero o è un’invenzione del film della Shaw Bros? Non si sa, ma va notato come nel novembre del 1977 il film Io… Bruce Lee viene presentato in Italia con una incredibile scritta sulle locandine: «Per concessione degli eredi e della sua donna Betty Ting Pei»… Chissà se la Linda Lee ha mai saputo di questa frase di lancio.

Game of Death BN2Rimane il fatto che tutte le case di Hong Kong nella metà degli anni Settanta stanno sfruttando in ogni modo l’ultimo lavoro di Lee: l’unica a non farlo è paradossalmente l’unica che ne detiene i diritti. Finalmente però la Golden Harvest si risveglia dal torpore e decide di controbattere. La casa ha in mano una carta eccezionale: il girato di Bruce, le sequenze già pronte da utilizzare con il vero attore, materiale che ancora nessuno ha mai visto al di fuori degli studi cinematografici. C’è però un problema: Lee credeva così tanto nel progetto da essere diventato un maniaco del controllo. Il che vuol dire che ha ripetuto le sequenze di combattimento fino a renderle perfette ma anche fino a rendere la stragrande maggioranza del girato del tutto inutile: si tratta per lo più di semplici ciak sbagliati, sequenze doppie, triple, riprese da tagliare. Insomma, è impossibile fare un film con quel girato senza integrarlo pesantemente.

La Golden Harvest non va per il sottile, non sta omaggiando il suo miglior attore: sta semplicemente sfornando un prodotto che riesca a guadagnare il massimo dagli ultimi scarti rimasti di un personaggio molto noto.
Visto il successo de I 3 dell’Operazione Drago, la casa chiama Robert Clouse a fare da regista “ufficiale”: lui girerà la parte occidentale del film così da assicurarsi l’attenzione dei distributori internazionali come la Columbia Pictures e la Fox… ma il cuore del progetto finisce in tutt’altre mani. Quelle di Sammo Hung.

Sammo Hung, il mito più mito di tutti!

Sammo Hung, il mito più mito di tutti!

Sconosciuto in Occidente fino a tempi recenti, Sammo è una delle colonne portanti del cinema di Hong Kong: è molto difficile trovare qualcuno che in quell’ambiente abbia la sua esperienza e capacità.
Sammo Hung 3Dagli anni Sessanta compare in piccoli ruoli e principalmente la sua specialità è “farsi menare” dal protagonista di turno. Attore e stuntman, diventa ben presto action director per un gran numero di film, e già nel 1972 è così apprezzato che Raymond Chow lo rende co-protagonista del successo dell’epoca Lady Kung Fu (o Hapkido), mentre i suoi due inseparabili amici dell’Opera di Pechino – Yuen Biao e Jackie Chan – devono limitarsi a semplici comparse, in compagnia di Corey Yuen e di altri grandi professionisti che si affermeranno in seguito. Quel film – che sette mesi dopo Dalla Cina con furore ricrea identica la scena del dojo giapponese, con tanto di scritta offensiva! – dimostra che Sammo ha il carisma giusto per Hong Kong.
Dovrà però aspettare fino al 1977 per avere dalla Golden Harvest di Chow l’occasione di svoltare: finalmente ha un film tutto suo, distribuito in seguito come The Iron-Fisted Monk. Sammo ricopre tutti i ruoli possibili, sia tecnici che artisti: regista, sceneggiatore, action director, attore, stuntman e via dicendo, dimostrando alla casa produttrice che puntando su di lui risparmierà parecchio sulle figure professionali!

Non va dimenticato che nel ’73 un Sammo capellone “si fa menare” da Bruce Lee nelle scene iniziali de I 3 dell’Operazione Drago, e quei minuti dimostrano quanto sia un nome di spicco dell’epoca: nessun’altra comparsa cinese nel film ha lo stesso minutaggio di inquadrature, neanche i suoi amici Yuen Biao e Jackie Chan. Insomma, Sammo è l’uomo giusto per “sporcarsi le mani” creando un film al volo partendo da pochi minuti utili di girato.

Bob Wall vs Sammo Hung in Game of Death (1978)

Bob Wall vs Sammo Hung in Game of Death (1978)

Malgrado Sammo si ritaglierà giusto un’apparizione, per “farsi menare” da Bob Wall, è lui il reale unico artefice del Game of Death del 1978, sebbene non abbia certo la libertà di fare il film come vorrebbe. Per sfogarsi, Sammo finite le riprese va da un’altra casa, la Fong Ming, e gira una parodia dei film di Bruce Lee: la storia di un campagnolo ingenuo che va nella rutilante città e passa un mare di guai, non ultimo finire sul set di un film “finto-Bruce Lee” e prendere a calci sul serio gli attori e il sosia-Lee di turno. Enter the Fat Dragon è un capolavoro che conquista l’Asia: da quel momento è Sammo a comandare nel cinema di Hong Kong.

Sammo nel suo capolavoro Enter the Fat Dragon

Sammo nel suo capolavoro Enter the Fat Dragon

Autunno 1977, è il momento di tirare le somme.
Del materiale originale girato da Bruce Lee in vita rimangono circa undici minuti buoni da poter utilizzare nel film, tolti i ciak sbagliati e le ripetizioni. Robert Clouse è il regista ufficiale che in realtà, come vedremo, farà più danni che altro. Sammo Hung è il vero artefice, organizza tutto e chiama i vari attori.
Chiama il suo amico fraterno Yuen Biao a interpretare le scene in cui il finto Bruce Lee dovrà combattere, ma la somiglianza dell’attore con Lee è davvero poca: serve qualcuno con la tuta gialla nel finale, nelle sequenze da inframmezzare con il girato originale. Chiama il coreano Kim Tae-jeong o Kim Tai Jung (scomparso nel 2011), esordiente che non farà altro che imitare Bruce Lee al cinema: ancora nel 1985 interpreterà il fantasma di Lee in Kickboxers: vendetta personale di Corey Yuen, prima di dare l’addio ad una carriera non proprio luminosa.

Kim Tai Jung. Professione: sosia di Bruce Lee

Kim Tai Jung. Professione: sosia di Bruce Lee

Contatta Bob Wall, l’unico attore del film originario che viene chiamato ad interpretare questa operazione pasticciata. Appena ricevuta la chiamata di Sammo che gli spiega il progetto, Bob esclama: «Oh no, non Bob Clouse! È il peggiore regista del mondo!» C’è molta ruggine tra l’attore e il regista che l’ha diretto ne I 3 dell’Operazione Drago, e nella citata intervista Bob Wall non lesina parole durissime e spietate per Clouse. Avverte Sammo che l’incompetenza del regista rovinerà la scene di combattimento e che toccherà rigirarle. Dietro forti rassicurazioni, Bob Wall accetta di partecipare: «Me ne andai nell’ottobre del ’77, e a dicembre mi chiamarono dicendo che toccava girare di nuovo la sequenza di combattimento. Io risposi che sarei tornato solo se avessero messo nel contratto, nero su bianco, “Bob Clouse deve rimanere fuori”. […] La verità è che Bob Clouse è un idiota ed è una fortuna per il mondo che non possa più fare film.»
Non pago di avere un così stimato ruolo di regista, Robert Clouse pensa bene di scrivere anche la sceneggiatura del film, firmandosi però con lo pseudonimo Jan Spears: già c’è Bob Wall che lo vuole picchiare come regista, non serve farsi altri nemici!

Dalla Cina con furore reloaded, con Mel Novak in alto a destra

Dalla Cina con furore reloaded, con Mel Novak in alto a destra

Clouse chiama un attore-stuntman che ha già diretto in Johnny lo svelto (Black Balt Jones, 1974) e ne Gli avventurieri del pianeta Terra (The Ultimate Warrior, 1975): Mel Novak, “cattivo” d’eccezione dell’epoca nonché curiosamente allievo marziale di Bob Wall. A lui Clouse affida la sequenza più controversa e più foriera di devastanti conseguenze.

Billy Lo, il personaggio posticcio inventato da Clouse nel ’78, è un attore marziale di grande fama preso di mira dalla mafia: attenzione, però, non una mafia qualsiasi. La mafia degli attori! In una città come Hong Kong, nota per la sua brulicante criminalità organizzata, agiscono tre brutti ceffi occidentali che girano il mondo uccidendo gli attori famosi che non vogliono pagare il pizzo. Forse la pessima opinione di Bob Wall per il Clouse regista può essere estesa anche alla sua qualifica di sceneggiatore…

La Mafia degli Attori, con tanto di finto Kareem Abdul-Jabbar!

La Mafia degli Attori, con tanto di finto Kareem Abdul-Jabbar!

Billy Lo, insomma, firma la sua condanna a morte quando decide di non cedere alla mafia e addirittura di denunciarne l’operato, e per sfuggire ai tentativi di omicidio ha una gran bella pensata: finge di morire così da poter indagare su chi lo voglia morto. Non fa una piega.

Visto che in questa folle realtà metacinematografica Billy Lo sta girando spezzoni di film già noti di Bruce Lee, Clouse organizza una scena in cui Billy deve eseguire il celebre salto in alto davanti al plotone d’esecuzione del finale di Dalla Cina con furore. Nel film originale del 1972 nessuna comparsa del plotone spara, non ce n’è bisogno perché la sequenza finisce con Bruce che vola e gli spari sono solo un rumore di sottofondo, ma Clouse decide che quella sarà la scena topica del film: Billy Lo corre, salta… e Mel Novak, vestito da mafioso in mezzo a comparse cinesi, spara con una pistola vera uccidendo (o almeno così crede) l’attore marziale.
Questa infelice sequenza verrà ricordata vent’anni dopo, alla morte di Brandon Lee, quando i giornalisti fantasiosi inizieranno a parlare di pistole caricate con pallottole vere sul set.

Mel Novak nella sequenza che ha "ucciso" anche Brandon Lee

Mel Novak nella sequenza che ha “ucciso” anche Brandon Lee

Rimaneggiando i pochi minuti utili di girato originale, utilizzando trucchetti di pessimo gusto – sagome di Bruce appiccicate sulla faccia della controfigura – chiamando addirittura dei sosia di Kareem Abdul-Jabbar e Dan Inosanto da mostrare di sfuggita per giustificare il loro apparire a fine film, Game of Death esce ad Hong Kong il 23 marzo 1978. Viene presentato come quello che non è: l’ultimo lavoro di Bruce Lee terminato dal regista Robert Clouse. In realtà è tutta farina del sacco di Sammo Hung.

Sagoma della faccia di Lee appiccicata con lo sputo: che tristezza...

Sagoma della faccia di Lee appiccicata con lo sputo: che tristezza…

La Golden Harvest è così entusiasta del lavoro di Hung e dell’evidente successo di questo guazzabuglio filmico che poco dopo vuole ripetere identica l’operazione.
monkPrende dalla Shaw Bros le sequenze scartate da I 3 dell’Operazione Drago e le usa per costruirci intorno un altro film: L’ultima sfida di Bruce Lee. Il regista ufficiale è l’artigiano Ng See Yuen, autore di molti film marziali degli anni Settanta compresi gli pseudo-biografici come Bruce Lee Supercampione, ma in realtà dietro di lui c’è di nuovo Sammo Hung.

Stessi identici trucchi di Game of Death, stesso sosia Kim Tae-jeong, stesso ruolo di stuntman per l’amico Yuen Biao, stessa tecnica di rubacchiare scene dei vecchi film spacciandole per nuove, e stessa scelta di richiamare un attore originale: in questo caso, il celebre Roy Chiao, il monaco de I 3 dell’Operazione Drago che interpreta lo stesso identico ruolo così che lo spettatore non capisca che le scene in cui parla con Bruce sono state girate quasi dieci anni prima. (Le sequenze citate sono state reinserite nel film originale in occasione dell’uscita del DVD Warner del 2003.)

Sequenza da Enter the Dragon... con aggiunta di asciugamano!

Sequenza da Enter the Dragon… con aggiunta di asciugamano!

Questo è insomma il modo di fare film con Bruce Lee sul finire degli anni Settanta, e la totale dabbenaggine del lavoro… corrisponde ad un successo internazionale senza limiti: con film raffazzonati rubacchiando scene in giro, la Golden Harvest si impone sul mercato e conquista il mondo. Sammo Hung è ormai il re incontrastato di quel cinema e comincia a fare film dove affronta i re che l’hanno preceduto, cercando una specie di “passaggio del testimone”. Ora può dare spazio anche ai suoi amici Yuen Biao e Jackie Chan, che iniziano la loro carriera in solitaria.
Tutto grazie a filmacci raffazzonati con spezzoni di Bruce Lee…

L'ultimo combattimento di Chen [1978-08-27]Cinque mesi dopo l’uscita originale, seguendo la tradizione italiana di far uscire d’estate i “filmacci”, il 25 agosto 1978 arriva nei cinema di Roma L’ultimo combattimento di Chen.

Discutibile scelta italiana è quella di spacciare per identico il personaggio di Bruce nei suoi quattro film: Fists of Fury, The Big Boss, The Way of the Dragon e Game of Death sono tutti intitolati per far credere agli italiani che il personaggio sia sempre Chen Zhen, anche quando il nome pronunciato nel film è diverso. Sono anni di totale ed estrema libertà dei distributori, che se davanti a prodotti “di marca” come l’Enter the Dragon della Warner devono rigare dritto – e infatti dopo il 1974 l’edizione italiana I 3 dell’Operazione Drago è totalmente ignota ai più fino al finire degli anni Ottanta, quando finalmente la Warner la rilascia in home video – con i “filmacci” marziali di piccole case asiatiche hanno potere assoluto.
I distributori italiani possono rimaneggiarli senza remore, possono prendere tre film a casaccio, fonderli senza alcuna logica e tirare fuori una pellicola con una voce narrante che si spaccia per Bruce Lee – nello specifico, mi riferisco all’incredibile Il braccio violento del Thay-Pan, tuttora trasmesso dalle reti Mediaset. Possono prendere un qualsiasi film di Hong Kong e far credere che il protagonista si chiami Chen, nome che nella metà degli anni Settanta è il simbolo stesso delle arti marziali al cinema: Chen: la furia scatenata, Chen: il flagello del kung-fu, Chen… e continuò a massacrare a colpi di kung fu: sono alcuni veri titoli di film distribuiti nelle sale italiane dal 1973, rendendo i titoli di Bruce Lee solo alcuni tra tanti.

Solo dopo la morte e relativa fama dell’attore inizia la tradizione italiana di usare il suo nome all’interno del titolo di un film, soprattutto nel mondo dell’home video. Qualche esempio? Bruce Lee: Chen l’immortale, Bruce Lee: il colpo che frantuma, Il colpo maestro di Bruce Lee o il chilometrico I 12 colpi segreti del Kung Fu di Bruce Lee l’invincibile: se non altro si è persa l’abitudine di chiamare Chen qualunque protagonista marziale con gli occhi a mandorla.

Game of Death«Finalmente possiamo presentare al pubblico l’ultimo film di Bruce Lee» riporta la locandina italiana del 27 agosto 1978, aggiungendo: «1) Contro il campione americano 2) Contro il campione asiatico 3) contro il gigante nero. Per sostenere questi tre combattimenti Bruce Lee si sottopose ad uno sforzo sovrumano che forse causò la sua fine. Solo oggi la magistratura inglese ha permesso la presentazione del film al pubblico.»
Risulta difficile immaginare quanto poco dovesse importare alla magistratura inglese di una co-produzione sino-americana, ma bisogna tenere presente che è lo stile dell’epoca: i lanci italiani di film controversi in questi anni spesso riportano nelle pubblicità sui quotidiani infiniti (e fasulli) problemi con censure e tribunali vari.

Il film rimane in sala per più di due anni, tra prime visioni, seconde, terze, piccoli cinema di provincia e via dicendo (dubito sia arrivato nelle sale parrocchiali): per gli standard di oggi può risultare un successo incredibile, in realtà è praticamente ignorato. Ormai cinque anni di martellamento massacrante, di una distribuzione selvaggia e irresponsabile, che ha riversato nelle sale italiane fiumi di filmacci a basso costo rimaneggiandoli senza vergogna, promesse di “ultimi film” di Lee e via dicendo, noiosissimi wuxiapian (film di spadaccini volanti) spacciati per gongfupian (film dove ci si mena), tutto questo ha evidentemente saturato il pubblico. Per il “vero” Bruce Lee non ci sono pubblicità sui giornali e discussioni: un paio di locandine improvvisate – rimaneggiando in realtà quelle di Dalla Cina con furore – e basta.

Game of Death BIl 12 aprile 1985 la giovanissima rete televisiva Italia1 inizia la trasmissione di quello che per almeno un decennio sarà un ciclo dall’ordine immutabile: Dalla Cina con furore, Il furore della Cina colpisce ancora (in ordine in realtà invertito, visto che sono rispettivamente il secondo e il primo film di Bruce), L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente e L’ultimo combattimento di Chen. Il ciclo è stato ripetuto da Italia1 solamente altre tre volte – nel gennaio 1987, settembre 1988 e maggio 1990 – ma ha lasciato un segno indelebile nella cultura popolare, prima che la metà degli anni Novanta decretasse la fine completa del cinema marziale in Italia.
Da questa data il pubblico italiano non vuole più vedere nulla che assomigli ad un prodotto di qualità marziale media: gli eroi marziali ora sono Keanu Reeves in Matrix e Uma Thurman in Kill Bill. Cioè i prodotti più lontani possibili dal cinema marziale. Tutti a parole dicono di amare Bruce Lee ma l’ultima volta che hanno visto un suo film era appunto in un ciclo di Italia1 degli anni Ottanta.

LegocartI distributori italiani invece seguono altre strade: quelle del risparmio. I film di Bruce Lee e i titoli marziali in generale costano pochissimo, così da ammortizzare le vendite praticamente nulle, e l’avvento del formato DVD è il momento per invadere un nuovo mercato. Apre le danze la Legocart, che nel 2000 presenta in edicola la nota tetralogia di Bruce in un pessimo riversamento dalla versione VHS della E.P.I. a DVD: una qualità generale davvero biasimevole ma ad un prezzo bassissimo, in un’epoca in cui il digitale è ancora limitato a pochi portafogli. (La stessa Legocart anni dopo presenterà una versione decisamente migliore, aggiungendo un «Remastered» in copertina.)

Negli anni Ottanta le versioni in VHS dei film di Bruce Lee riportano “Giappone” come paese d’origine: l’avvento del DVD riporta invece “Cina”. Gli errori e le generalizzazioni fanno parte della cultura popolare, e nel 2000 italiano Hong Kong è ancora nota solo agli appassionati e agli specialisti, e ancora meno sanno che non è Cina. Così come pochi ormai sanno che Bruce è nato in America o qualsiasi altro aspetto della sua vita: Bruce è diventato un nome, niente più.
In quest’èra digitale L’ultimo combattimento di Chen conosce almeno quattro distinte edizioni in DVD, dovute probabilmente all’economicità del film più che a un reale interesse del pubblico.

Anna Lee e alcuni cimeli all'asta

Anna Lee e alcuni cimeli all’asta

Nel 2013, nel quarantennale della morte di Lee, un collezionista rimasto anonimo ha affidato alla blasonata casa d’aste britannica Spink & Son alcuni preziosi oggetti originali appartenuti a Bruce: stando a quanto dichiarato dalla casa, questo misterioso collezionista li avrebbe comprati all’epoca da Taky Kimura, allievo di Lee, che a sua volta li aveva ricevuti in custodia dal maestro: difficile stabilire quanto ci sia di vero in questa storia.

Il 2 dicembre 2013 Anna Lee, dirigente della Spink di Hong Kong, espone al pubblico quattordici oggetti originali appartenuti a Bruce Lee, tra cui la celebre tuta gialla in poliestere indossata da Lee in Game of Death (valutata tra i 32 e i 38 mila dollari americani), i nunchaku gialli (tra i 26 e i 38 mila dollari) e il frustino di bamboo che l’attore usa all’inizio del combattimento con Dan Inosanto (tra i 9 e i 10 mila dollari). Il 5 dicembre l’asta si svolge in un’esplosione di offerte: i nunchaku vengono venduti a 69 mila dollari, mentre la tuta straccia ogni record e viene venduta a 100 mila dollari. (Le transazioni sono avvenute in dollari di Hong Kong, ma per comodità le ho convertite in dollari americani anche per la loro valuta simile all’euro.)

 

TutaQuesto è il simbolo di Bruce Lee: la vuota superficialità. Nessuno sa perché egli scelse quella particolare tutta, fatta fare su misura dal suo sarto per Game of Death: la moglie Linda pensa che sia per simboleggiare la non appartenenza ad alcuna disciplina marziale codificata, e possiamo anche essere d’accordo. Ma quella tuta è anche il simbolo del mito di Bruce Lee: chi lo venera, in realtà non ne sa molto, perché quella tuta gialla fa parte di un progetto nebuloso, non proprio originalissimo pur se lodevole e totalmente tradito dalla casa produttrice, che ne ha fatto una porcata inguardabile.
La tuta rossa con cui Bruce è apparso l’ultima volta su un set occidentale non è affatto nota come quella gialla, e il telefilm in cui appare (Longstreet) continua ad essere sconosciuto nel nostro Paese. Eppure è proprio mentre indossava quella tuta rossa che Bruce recitò la battuta – scritta da altri ma fedele al suo pensiero – che sempre viene citata da chi non conosce altro di lui: «Libera la tua mente, sii informe, senza limiti come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza. Se la metti in una bottiglia, lei diventa una bottiglia. Se la metti in una teiera, lei diventa la teiera. L’acqua può fluire, o può distruggere. Sii acqua, amico mio.»
tuta rossaBe water, my friend. Recitando con la cadenza esagerata dei cinesi stupidi che tanto piacciono agli americani, Lee nell’episodio 1×10 di Longstreet (18 novembre 1971) recita il testo scritto da Sandor Stern ma che comunque corrisponde alla sua filosofia. (Non a caso uno degli episodi si chiama The Way of the Intercepting Fist, come il Jeet Kune Do che Bruce insegnava ai suoi studenti.)
Proprio imitando l’acqua, il mito di Game of Death si è adattato ad ogni realtà in cui è apparso: è stato portato più volte su schermo e sempre tradito, ma non fa niente. L’acqua continuerà sempre ad adattarsi.

Chiudo con un aforisma di Lee raccolto da John Little nel 2000 per l’antologia Striking Thoughts: è simile al precedente ma meno noto.

Devo lasciarti ora, amico mio. Hai un lungo viaggio davanti a te, e devi viaggiare leggero. Da questo momento in poi, lasciati dietro tutto il fardello di conclusioni preconcepite e “apriti” a tutto e a tutti coloro che troverai lungo il cammino. Ricorda, amico mio, una coppa è utile quando è vuota.
(da Pensieri che colpiscono, traduzione di Andrea Tranquilli)

L.

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22 risposte a Game of Death (1973) Storia di un’opera inedita

  1. Denis ha detto:

    A Warrior Journey l’ho visto e un bellissimo documentario,si evince che gli americani siano più razzisti del politicamente corretto che danno a vedere,John Saxon (il padre di Nancy in Nightmare e cinema bis) protogonista dei 3 dell’operazione drago ,Lee spalla del serial il calabrone verde e sostituito da David Carradine in Kung Fu.
    Comunque lo schema dei boss a difficoltà crescente e salire all’ultimo piano lo hanno copiato i videogiochi(sopratutto i picchiaduro a scorrimento vedi Final Fight).
    Lee era miope e un ballerino di Cha-Cha per questo aveva movimenti unici.
    Il costume giallo a strisce l’ha usato anche il wrestler Low Ki imitando la finta del calcetto basso,e usando la mossa del calci uniti sul petto(in realtà usata da molti wrestler).
    Comunque per i 7 piani può essere che il numero sia associato a qualcosa nella cultura asiatica perchè ho un film anime intitolato Ranma 1/2 e le sette divinità della fortuna (solo un’ipotesi).
    Ma Ti Lung aveva recitato anche nei due A Better Tomorrow di John Woo?con l’Alain Delon di Hong Kong Chow Yun Fat.
    Comunque complimenti Post memorabile.
    N.B oggi fanno quel pasticcio con Drew Barrymore ,Altert Ego su Rai movie un film meritevole dello Zinefilo o Malastrana vhs.

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  2. IT il Clown ha detto:

    Bellissimo articolo! Sei un po’ severo riguardo al soggetto ideato da Lee per G of D: alla fine era solo un film di arti marziali ma Lee cercava sempre di metterci più piani di lettura e di comunicare qualcosa della filosofia orientale, si vedano le scene tagliate da enter the dragon. Inoltre il fatto di sfidare diversi stili di arti marziali, cosa che adesso sembra banale, per l epoca era cosa piuttosto innovativa (l unico precedente che mi viene in mente è jimmy wang yu). Infine Bruce Lee morì in una camera d’albergo(insieme a Betty), non so se si potesse considerare la casa di Betty … 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie per il commento 😉
      Mi spiace di essere apparso severo, mi premeva solo sottolineare la non originalità di un soggetto considerato originale (l’ascesa della pagoda da Cheh e le idee molto simili a Enter the Dragon) ma è certo che l’intento di Lee di “sfidare” gli stili codificati era roba nuova, se non addirittura “troppo” nuova, in un mondo marziale in cui ogni congrega non voleva perdere lo status quo. Siamo poi all’alba del gongfupian, già è difficile che si mostri uno stile: figuriamoci più stili! Nei film di Hong Kong poi di solito se c’è da parlar male di uni stile è il karate, degli odiati giapponesi: Lee non faceva di queste distinzioni e per questo era più avanti dei suoi contemporanei.
      Grazie di avermi fatto notare la cosa, stempererò la severità specificando l’intento assolutamente originale dell’opera 😉

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  3. Cassidy ha detto:

    Di fronte ad un post del genere l’unica cosa che mi viene da dire è: Grazie
    Grazie perchè è palese l’entusiasmo di chi può parlare di un mito, affrontando le montange di materiale disponibile, e venendo comunque fuori con un pezzo dritto preciso e coerente. Ma soprattutto perchè si percepisce la malinconia legata all’enorme ignoranza sull’argomento Bruce Lee. Potrei risponderti parlando di Kareem Abdul-Jabbar e della serie “Longstreet” per ore, ma ti devo ringraziare perchè anche se ho passato anni a leggerti di tutto su Lee, comunque ho imparato delle cose nuove con questo pezzo 😉 Ma il grazie più grande va al fatto che d’ora in poi, potrò dire a chi ha dubbi sulla morte di Brandon Lee, sulla stramba filmografia Italiana di Bruce e su perchè “L’ultimo combattimento di Chen” faccia così pena (un insulto al cinema, all’intelligenza e alla memoria di Bruce Lee): Vai a leggerti il pezzo sul Zinefilo 😀

    Hai affrontato alla grande i sette piani di difficoltà di scrivere un post come questo. ti rendo onore con un inchino marziale, Be water, my friend.Tu lo sei stato 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ehhh ma così mi fai arrossire ^_^
      Ti ringrazio di cuore, e davvero non è facile parlare di un mito così elevato rimanendo in carreggiata, senza cadere in leggende metropolitane o miti complottistici. Mi sono attenuto strettamente ai fatti, a ciò che è dimostrabile e alle dichiarazioni ufficiali, perché credo basti per rendere intrigante una storia sorprendente come quella di Game of Death. Poi ognuno può aggiungere miti e leggende a volontà: c’è spazo per tutto ^_^
      Grazie ancora 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Anch’io ho liberato la mente da quello che pensavo di sapere su Game of Death, per poter viaggiare leggero attraverso il tuo lungo ed eccellente post (è valsa la pena aspettare, eccome) ed aprirmi a tutto quello che mi avrebbe fatto conoscere: la mia coppa è di nuovo piena, adesso 🙂
        Non sapevo -tra le altre cose- del massiccio ruolo ricoperto da Sammo Hung e, pur ricordando quanto Clouse non fosse stato poi così amato ai tempi, ignoravo l’aperto disprezzo nei suoi confronti da parte di Bob Wall… Certo è che dopo la morte di Bruce Lee, molti si sono preoccupati esclusivamente di sfruttarne commercialmente l’immagine e niente più. Tramandarne (molto male, come se non bastasse) la forma senza trasmetterne la sostanza filosofica/marziale autentica, si potrebbe dire, ma per fortuna ci sono appassionati competenti -al di là e al di qua dell’oceano- che rendono onore alla sua memoria riportando il tutto nella giusta prospettiva: John Little e Lucius Etruscus 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sei gentilissimo e sono contento di averti intrigato: tutti i complimenti vanno a John Little e alla sua titanica opera di riscoperta dell’eredità di Lee. Io mi limito a fare l’eco del suo lavoro ^_^

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  4. loscalzo1979 ha detto:

    Articolo straordinario ed esauriente ❤

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  5. claudionizi ha detto:

    È stato un articolo entusiasmante. Gli articoli etruschi hanno sempre questo doppio passo che li rende unici: verità e sentimento, che sottolinea come la realtà alcune volte non necessiti di aggiunte… detto questo, tra qualche giorno torneró a ricordare che Bruce Lee sia morto sparato sul set!

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  6. Antonio ha detto:

    Pezzo gustoso che scopro solo ora…ma non è che il film fu ignorato qui, io mi ricordo la classifica che pubblicava Sorrisi&Canzoni, dove era al secondo posto con un botto di pubblico (quasi 120.000 persone). E mi ricordo l’entrata del cinema Atlantic sulla Tuscolana a Roma letteralmente assalito dalla folla, io ero minore e non potevo entrare. Ignorato forse sul piano della pubblicità, questo non saprei… e l’altra cosa è che I 3 dell’operazione drago tornò in sala anche nella stagione 1981/82, prima di uscire in vhs. Comunque bel pezzo, acuto e arguto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio 😉
      Sì, non sono stato preciso: con “ignorato” intendevo appunto che la copertura pubblicitaria fu decisamente minore rispetto ai film precedenti, strombazzati in ogni dove. Essendo io del ’74 non ho potuto vedere GOD al cinema ma ricordo che ogni suo passaggio televisivo era un evento, e conservo ancora qualche articolo dei giornali dell’epoca che presentavano il ciclo Bruce Lee.
      Grazie della dritta su Enter the Dragon, controllerò il suo ritorno al cinema, ma per ragioni distributive rimane il meno noto in Italia dei film di Lee, al contrario degli USA dove è un cult noto a tutti: se ti va, ti consiglio assolutamente questa recentissima parodia
      https://fumettietruschi.wordpress.com/2016/07/08/bobs-burgers-enter-the-tina-2016/

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