Intervista baskettosa a Cassidy

Nel basket ci vuole cu…? Ci vuole cu…?

Il celebre atleta Kareem Abdul-Jabbar ha appena presentato in Gran Bretagna il suo nuovo romanzo con protagonista il fratello di Sherlock Holmes mentre lo “scottante” Balle mortali (2018) di Roberto Burioni – libro dedicato a come i truffatori e l’opinione pubblica gestiscono le malattie letali – ricostruisce fra l’altro il “caso” di Magic Johnson. Vuoi vedere che l’Universo mi sta dicendo che è ora di tornare a parlare di basket?

Accetto il richiamo e a questo punto mi rivolgo al più appassionato che io conosca, di questo sport: Cassidy, del blog “La Bara Volante“.

Chi segue il tuo blog o il mio ciclo sul cine-basket ormai lo sa bene: Cassidy ha la pallacanestro nel sangue sin da quando aveva le rotelle alla bara volante! Come ti sei appassionato a questo gioco?

In effetti ho iniziato ad amare il giochino con la palla a spicchi relativamente tardi, verso i tredici o quattordici anni. Era la metà degli anni ’90, la mania della NBA stava per sbarcare anche in questo strambo Paese a forma di scarpa grazie alla popolarità di Michael Jordan, ma io tutto questo ancora non lo sapevo, mi sono innamorato del gioco nell’unico posto possibile, al campetto.

Le partitelle a scuola erano poca roba, giocate da dilettanti allo sbaraglio direi, eppure siccome non sapevo giocare, nessuno mi passava mai la palla (storia vera). Per stare in attacco, “battezzato” si dice in gergo, dalla difesa, ho pensato che potevo restare nella metà campo dove nessuno voleva giocare, quella difensiva. Scelta che su un campo “vero” mi avrebbe assicurato la panchina a vita, mentre su quel campetto è servito a farmi guadagnare credibilità, recuperando palloni in difesa, i miei compagni hanno iniziato anche a passarmela in attacco.

Così ho imparato ad amare questo giochino a cui tutti possono giocare, alti, bassi, grassi, bianchi, neri, verdi, da allora non ho mai più smesso di giocare ed amare il gioco, e la parte difensiva è ancora la mia preferita.

Negli anni Ottanta il cartone animato “Gigi la trottola” era un’autorità morale in vari campi, compreso il basket. Tu lo vedevi? E se sì, ti piaceva? C’erano altri cartoni su questo sport che seguivi?

“Gigi la trottola” è una tappa fondamentale per tutti quelli che erano piccoli negli anni ’80, penso che sia ancora così popolare perché il protagonista era azzeccato e divertente, mentre il basket veniva mostrato in modo molto spassoso, stai pur certo che su un campo da basket, prima o poi qualche giocatore vorrebbe poter distrarre la difesa nascondendosi dietro al pallone come faceva Gigi!

Per assurdo gli americani non hanno mai prodotto cartoni animati dedicati al basket, i giapponesi invece hanno sempre spaziato su tutti gli sport (da Rocky Joe a L’Uomo Tigre passando per Mila e Shiro), e negli anni ’90 mi piaceva molto Slam Dunk [da cui il film Shaolin Basket], le divise ispirate ai Chicago Bulls si mescolavano all’etica giapponese per il lavoro e il sacrificio. Hanamichi Sakuragi era l’inetto con grande passione per il gioco, che passa da “zero” a “eroe” migliorando e lavorando duro, molto facile immedesimarsi con lui per chiunque abbia giocato.

Vola, sul campo da basket vola…

Non ho mai seguito il basket ma seguivo Bruce Lee, e l’ultimo “nemico” che affronta in vita è un suo amico ed allievo: Kareem Abdul-Jabbar. Cosa ne pensi di questo grande giocatore e delle sue puntatine nel cinema?

Chiunque ha detto che nessun uomo è un’isola, probabilmente non ha mai conosciuto Kareem Abdul-Jabbar. Al pari di Bruce Lee, uno specimen fisico che gli scienziati dovrebbero studiare, ci sono tante storie su di lui, nato Lewis Alcindor (il suo nome prima della conversione religiosa) in prima elementare era così alto che la maestra, al primo giorno di scuola gli ha detto: «Lewis non stare seduto sul banco, siediti sulla sedia… Lewis ti ho detto di sederti sulla sedia!», «Ma signora maestra sono già seduto sulla sedia!» (Storia vera).

A Kareem basta un film per entrare nella storia del cinema

Il suo gancio cielo è stato il tiro più immarcabile di sempre, almeno fino al tiro cadendo all’indietro di Michael Jordan: quando ho iniziato a giocare in una squadra vera, non sapevo fare quasi nulla, ma tiravo solo in gancio per altro con una certa continuità. Al primo allenamento marcato dal più alto della squadra, ho segnato con un gancio cielo che ha ricevuto i complimenti anche dal difensore (storia vera), lo avevo imparato guardando i vecchi filmati di Jabbar per poi imitarlo (male) al campetto.

Sul campo e nella vita Jabbar è uno notoriamente schivo, in pratica un divo del muto prestato alla pallacanestro, eppure allo stesso tempo uno dei giocatori della NBA con più propensione per il piccolo e il grande schermo, e questo ci dice molto dell’unicità dell’individuo. La sua frase «Prova a vedertela tu ogni sera con quei Cristoni» de L’aereo più pazzo del mondo (1980) è uno dei molti momenti di culto di un capolavoro che è pieno di momenti di culto, anche se il suo ruolo più leggendario resta proprio lo scontro con il suo Maestro Bruce Lee in Game of Death.

Kareem Abdul-Jabbar era uno degli allievi VIP di Bruce Lee (tra gli altri, anche il grande James Coburn), nel tuo gran pezzo su Game of Death hai scritto tutto quello che bisogna sapere su quel film, per Lee ogni piano della torre era uno stile marziale da affrontare e battere, perché la filosofia di Bruce Lee era che le arti marziali non dovevano essere “metodo” ma assenza di metodo. Per questo Jabbar era all’ultimo piano, per Bruce Lee lui rappresentava il marzialista ideale, un fisico allenatissimo ma privo di qualunque preconcetto legato allo stile delle arti marziali, infatti per batterlo nel film, Lee ci insegna che un vero combattente deve capire i punti deboli dell’avversario per batterlo (la luce forte del sole), che poi è anche quello che si fa sul campo da basket quando devi battere il tuo difensore e fare canestro.

Quindi posso dire che Kareem Abdul-Jabbar oltre ad avermi insegnato l’importanza del tiro in gancio, è stato il punto di contatto tra la mia passione per il basket e quella per i film di arti marziali. Grazie signor Jabbar!

Cominciano i Novanta e arriva “Chi non salta bianco è” (1992): hai qualcosa da raccontarci sul film? E quale delle due tipologie di giocatori preferisci?

Cosa posso raccontarti? Che la canzone da doccia di Woody Harrelson è ancora una delle mie preferite da cantare quando mi lavo? (storia vera), oppure che metà dei dialoghi di quel film fanno parte della mia normale parlata nella vita di tutti i giorni? Lo adoro quel film, avevo anche iniziato a scriverne un post “in coppia” che vorrei davvero terminare un giorno.

White men can’t jump ha un enorme pregio, oltre ad essere uno spasso e un gran duo di attori, è il film che spiega al meglio come la pallacanestro possa essere maestra di vita: quello che impari sul campo, serve anche fuori dal campo, nella vita. Ron Shelton ha davvero capito l’essenza del gioco.

La faccia di un nero che “schiaccia”

Per quanto riguarda i due giocatori, bisogna dire che prima o poi capita a tutti di avere un Sidney in squadra, uno che gioca per la platea, magari anche benissimo, ma per fare sempre la giocata spettacolare. Personalmente mi sento più vicino a Billy, non solo perché mi ritrovo nella sua cocciutaggine, ma soprattutto perché è uno che non ha l’aspetto di un giocatore di basket, però sa giocare. Sul campo chiunque andrebbe giudicato solo per quello che sa fare, anzi, non solo lì.

Con un salto in avanti arriviamo al Michael Jordan, di “Space Jam”: che ne pensi del giocatore e dell’attore?

Mi viene sempre in mente un vecchissimo episodio di NBA Action degli anni ’90, trasmissione che termina sempre con la “Top Ten” delle dieci migliori azioni della settimana, dopo l’ennesima “Magata” di MJ il commento era: «La migliore interpretazione di Michael Jordan. Quando interpreta il ruolo di se stesso», bisogna dire che era appena uscito Space Jam.

Come ti posso riassumere MJ per me? La cosa più vicina che io abbia mai avuto ad un eroe: abbiamo citato di Bruce Lee prima, ecco Michael Jordan è stato come Lee, un campione assoluto con un talento unico, capace di esportare e sdoganare nel mondo la disciplina in cui eccelleva. Entrambi iconici poi, se Bruce Lee aveva i nunchaku e la tuta gialla e nera, MJ aveva le Air Jordan ai piedi, la gomma da masticare, il polsino tirato su e la lingua di fuori mentre volava sopra gli avversari. Nessuno ha mai controllato il campo come faceva lui, bastava guardarlo per capire il momento esatto in cui lui pensava: «Ok, adesso la vinco io questa partita» e poi lo faceva davvero. Nella mia vecchia cameretta, a casa dei miei, ci sono ancora i poster di “His Airness” alle pareti (storia vera).

Space Jam era il culto di quella figura iconica nota come MJ, Michael è abbastanza impacciato come attore, anche se deve interpretare se stesso, ma appena si infila la canotta e le “Jordan” ai piedi è un animale nel suo elemento. Non hai idea di quante volte ho visto quel film, l’avevo visto al cinema, conservo gelosamente la VHS, pensa che qualche mese fa me lo sono riguardato in inglese su Netflix, così, per provare una novità (storia vera). Penso che presto inizierò a guardarlo anche nelle altre lingue disponibili, tanto lo so a memoria.

Dal football o dal wrestling arrivano fiumi di aspiranti attori, come mai secondo te dal basket arrivano giusto pochi nomi sparuti? Pare sia più facile che i giocatori finiscano sotto il costume del Predator…

Penso che sia un problema di campionato, la NFL di Football inizia a settembre e termina a febbraio con il Super Bowl, mentre la WWE entertainment, come tu ben sai, può permettersi di usare i suoi atleti in filmacci d’azione in cui NON fanno mosse di wrestling. La NBA invece inizia con la summer league a fine agosto, prosegue fino ad ottobre quando il vero campionato inizia, e se una squadra arriva ai playoffs e magari va in finale, potrebbe finire il campionato a fine giugno o primi di luglio, in base a quante gare si giocano in finale.

Questo lascia ben poco tempo agli atleti NBA per dedicarsi ad altro, infatti di solito li vedi in piccoli film girati in estate, robette di solito di poco conto come Thunderstruck (2012) con Kevin Durant, anche se ultimamente ne ho visto uno che mi è piaciuto molto, Uncle Drew, ho il commento in rampa di lancio sul mio blog.

Un peccato che il Predator di Shane Black non stia andando benissimo al botteghino, ci sono tanti giocatori nella NBA, avremmo potuto avere tanti Yautja!

Il mega-speciale dedicato al Maestro

Ho tirato per le lunghe ma dobbiamo parlare dell’uomo che forse, e dico forse, ama il basket un pochino più di te: John Carpenter, l’unico e il solo. Hai il resto della giornata per parlare del tuo rapporto con lui…

Ma questa è ancora più difficile che farmi una domanda su MJ! No sul serio, quanto tempo ho per rispondere? Ok, diciamo che per me ogni occasione è buona per scrivere e parlare di Giovanni Carpentiere, ogni giornata passata a parlare di Carpenter, è un giorno ben speso, quindi grazie per aver dato un senso anche a questa giornata!

Detto questo, se dovessi scegliere western ed horror sono i miei generi preferiti, Carpenter eccelle in entrambi, persino il suo film più piccolo trova il modo di incollarmi allo schermo, inoltre trovo magnifica la sua capacità di restare eternamente pragmatico, di andare dritto al sodo, quando parla e quando dirige, e di non montarsi mai la testa. Non so se il Maestro abbia anche mai giocato a basket (ai videogiochi di sicuro) ma con queste caratteristiche sarebbe un compagno di squadra ideale, diciamo un altro molto vicino ad essere un eroe per il sottoscritto. Sono piuttosto sicuro che se avessi l’onore di bermi una birra (o più) con il Maestro, finiremmo di sicuro a parlare di pallacanestro, anche perché in ogni intervista, lui si smarca dalle solite domande, sentite un milione di volte e attacca a parlare di basket.

Per altro, l’unica concessione del Maestro alla mondanità di Hollywood è la sua passione per i Los Angeles Lakers, uno “contro” come lui dovrebbe tifare per l’altra squadra della città, i Clippers (che hanno storicamente un solo fan VIP, Billy Crystal), però lo capisco, in “Giallo-Viola” sono passati alcuni dei più grandi giocatori di sempre: ecco, mi spiace solo che ora giochi lì anche LeBron James. Si perché quando i Lakers vanno male in campionato, il Maestro si muove dal suo divano, produce dischi va in tour, ma con James in squadra ora sono certo, che si piazzerà sul divano di casa sua!

Chi non salta, Jena è!

Non possiamo dimenticare Spike Lee, anche lui leggerissimamente appassionato del gioco. Qual è il tuo rapporto con il regista di “He Got Game”? E con il film, già che ci siamo.

L’uomo è controverso, diciamolo, è una polemica pronta ad avvenire, di solito avvolta in sgargianti vestiti, e magari sotto un berretto dei suoi New York Knicks. Spike Lee ha una lingua talmente lunga che spesso ci inciampa da solo facendo anche figure di niente. A bordo campo al Madison Square Garden in pratica è il sesto uomo per i Knicks, normalmente accende “Radio Spike Lee” e stende di parole i giocatori avversari (storia vera).

Come regista mi piace molto, certo è retorico, certo spesso non è raffinatissimo, ed è anche capace di sfornare film di rara bruttezza (sui titoli, sorvolo elegantemente…), ma ha un approccio incazzato che apprezzo, e quando è in vena può sfornare capolavori, tra cui proprio He Got Game, di cui prometto di terminare quel post che ho iniziato tempo fa, lasciato in sospeso causa casini vari.

Un film a cui sono molto legato, ho la colonna sonora sempre a portata di ascolto, e delle tante cose che si potrebbero dire su quel filmone, una mi preme in particolare. A quelli che pensano che è meglio avere un attore, a cui insegnare due mossette di una determinata disciplina per farlo sembrare un atleta credibile, io dico andate ad ammirare la prova di recitazione di Ray Allen, il suo Jesus Shuttlesworth è perfetto. Poi se voi mi trovate un attore, con QUEL rilascio della palla da dietro la linea da tre punti, mi telefonate e mi dite come si chiama ok?

Quando sei sul campo immagino che tu debba avere la massima concentrazione sul gioco, ma… su, confessa: hai mai fatto qualche azione o qualche schiacciata immaginando di star ricreando qualche celebre scena di un film?

Se fisico e talento me lo avessero concesso, penso tutti i canestri di Space Jam. Scherzi a parte è difficile che in campo si manifestino le condizioni per ricreare una determinata scena in particolare, ma guardare i grandi giocatori in azione è un ottimo modo per migliorare, solo che di solito si apprendono le cose inutili, posso assicurarti che negli anni ’90 giocavano tutti con la lingua di fuori come MJ, tutti, anche i più scarsi.

Per quanto riguarda i film, una volta ho fatto perdere le staffe ad un giocatore con la fama di essere uno piuttosto “suscettibile” (diciamo così), facendogli il gesto di quando Neo in Matrix (1999) invita Morpheus a sfidarlo, ma più che altro citavo le frasi di Chi non salta bianco è sul campo.

La faccia di un bianco che fa canestro

Film sul basket ce ne sono tanti ma in realtà il gioco appare in un oceano di prodotti cine-televisivi, anche solo come contorno, credo addirittura più dello sport sacro americano (il football). C’è qualche scena che ti è rimasta particolarmente impressa, da film o telefilm o cartoni che hai visto?

Voglio molto bene alla scena di basket di Qualcuno volò sul nido del cuculo. Trovo bellissimo che McMurphy insegni la pallacanestro agli altri pazienti dell’istituto, per avere qualcosa di bello da fare anche in un posto come quello, il fatto che ad interpretarlo ci sia un mega fanatico di basket come Jack Nicholson (fan sfegatato dei Lakers) aumenta l’immedesimazione nel personaggio.

Inoltre è una scena molto bella perché ci ricorda che a basket possono giocare tutti, non solo quelli alti come Grande Capo, e che riesca ad essere un momento di rivalsa. Dipendesse da me, tutte le dispute sul pianeta, dai CID da compilare al semaforo alle guerre, si risolverebbe pacificamente con un canestro e una palla a spicchi.

Qualcuno volò a canestro

Per finire, c’è qualche film che vorresti consigliare per chi voglia innamorarsi del basket?

Non ho troppi dubbi, Hoosier – Colpo vincente (1986) è un gran bel film, non solo perché illustra molto bene quello che dicevo lassù da qualche parte, ovvero che la pallacanestro può essere grande maestra di vita, ma anche perché porta in scena molto bene le dinamiche sul campo e la vita in una squadra di basket. Inoltre è il film che riesce a rendere al meglio la drammaticità, il senso dello spettacolo e della suspense che fa parte della pallacanestro, un tiro all’ultimo secondo ha tutto quello che serve per fare grande il cinema.

Diciamo che siamo leggermente lontani dall’NBA

Ringrazio Cassidy per la disponibilità a partecipare all’iniziativa e invito tutti sul suo blog.

L.

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22 risposte a Intervista baskettosa a Cassidy

  1. Zio Portillo ha detto:

    Oh, che bella sorpresa! Mi sono riletto tutto distrattamente, ora prendo i pop-corn e ricomincio da capo!

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    • Zio Portillo ha detto:

      Bel post, diverso dal solito ma ugualmente interessante. Lucius, falle più spesso ste interviste a blogger famosi! 😛

      Posso fare una domanda a Cassidy? Vado! Caro Cassidy, avevi anche tu le videocassette monografiche sui giocatori NBA tipo, cito una a caso, “Always Showtime” su Magic o “Air Time” su MJ? Se sì, avevi quella su Jabbar con Darryl Dawkins (altro personaggione!) che raccontava la finale Lakers-76ers con il Chocolate Thunder che simulava gli incubi sul gancio-cielo di Jabbar? “Sky hook, sky hook, sky hook,… brrrr… Sky hook!”. Esilarante!

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      • Cassidy ha detto:

        Certo, me le ricordo bene, Chocolate Thunder poi è stato un mito, ha giocato anche a Torino. Penso di averle viste quasi tutte, da “Always Showtime” a “The reign man” su Shawn kemp, ma quelle che ho consumato (le ho ancora in VHS) erano quelle su MJ. Michael Jordan “Air Time” mi piaceva un sacco, “Michael Jordan’s Playground” mi ha regalato almeno un tormentone (ed un infarto, quando ho scoperto da chi è stato diretto!), ma la mia preferita era “Come fly with me”, narrata da Flavio Tranquillo, so ancora tutte le frasi a memora (“Un giovane, con sogni di grandezza sul diamante del baseball…” basta altrimenti la trascrivo tutta) e pure la musica, davvero consumata! 😉 Cheers

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      • Zio Portillo ha detto:

        Io ne avrò avute una decina più o meno. Ma coi miei ex compagni di squadra ce le scambiavamo spesso. Uno le aveva tutte quante ed era il nostro videonoleggio. Che poi molte erano fatte con gli stessi spezzoni, gli stessi filmati e gli stessi commenti!

        Sta cosa di Snyder la sapevo anch’io. Ogni tanto esce fuori quando dirige un nuovo film e vengono ripescati i suoi vecchi lavori.

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      • Cassidy ha detto:

        Snyder dirigeva super eroi volanti PRIMA di “Man of steel” 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Anche io come lo Zio ho dato un primo sguardo ma mi riservo di leggere meglio.
    Intanto confesso una passione per il basket nella seconda metà anni 90 ai tempi di Bologna basket City forse sopita tra fallimenti e scarna copertura televisiva.
    Ho sempre avuto passione per i tornei con le nazionali, quella mi è rimasta. Ho sempre seguito poco invece l’nba. Sono strano, lo so 😁😁😁😁

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    • Cassidy ha detto:

      Per vedere un po’ di pallacanestro sulle tv italiane è sempre stato necessario organizzare un sacrificio umano a Damballa, persino ai tempi dei grandi scontro tra Bolognesi, la Virtus e quell’altra, di cui non ricordo il nome, in ogni caso una squadra minore 😛 Ancora oggi la telecronaca media italica prevede l’appello del giocatore con la palla in mano, chiamato per cognome, ed inquadrature sulle belle figliole sugli spalti, per la serie: Non fare neanche finta 😉 Cheers

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  3. Cassidy ha detto:

    Non sapevo del romanzo scritto da Kareem Abdul-Jabbar, ma mi sembra perfettamente in linea con il personaggio, un intellettuale dentro un cyber-corpo che gli ha permesso di diventare uno dei più grandi marcatori del giochino. Ti ringrazio per le bellissime domande, mi sono divertito moltissimo a rispondere, davvero mille grazie 😀 Cheers!

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  4. Vincenzo ha detto:

    woah grandissimi… certo che se mi mettete MJ e Carpenter in uno stesso post-intervista il mio cuore potrebbe non reggere 😀
    Cass a proposito di film sul basket, che ne pensi di Yellow 33, prima fatica da regista di Jack Nicholson (per fortuna una delle poche :-D)?
    ne avevamo parlato all’inizio di questo speciale, non so se poi Lucius avevi avuto modo di recuperarlo…

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  5. Sam ha detto:

    Space Jam era una porcata di film dai …..imbarazzante poi la scena con i figli di Jordan ad aiutare Bugs e Duffy che sa di icapriccio di Jordan che vuole far contenti figlioletti che vogliono aiutare l’anatra e il coniglio.
    Si salva solo per Lola Bunny ( che è il motivo per cui tutti ricordano il film 😛 )
    Preferisco di gran lunga Barkley vs Godzilla

    (incredibile che non hai citato questo spot trashissimo della Nike visto pure in Italia )
    Mi ricordo pure il demente videogame “Shaq fu ” clone fantasy di Street Fighter II con Shaquille O’Neal.

    "Mi piace"

    • Cassidy ha detto:

      Nemmeno, perché quelli non sono i veri figli di Jordan, sono due bimbo-attori, quindi l’hanno proprio pensata quella scena 😉 Il tuo è il commento sensato, analitico, logico, quello “De core” invece è che boh, “Space Jam” è una bomba e basta, ogni volta che lo guardo vorrei girarmi il cappello come Bill Murray e scendere in campo pure io 😀

      Non potevo citarli proprio tutti, anche perché sulle pubblicità cestistiche avrei altro che da dire! Per me alcuni spot di Gatorade e Nike sono dei capolavori, questo con Charles Barkley per esempio, poi ho un culto per “Sir Charles” quindi sfondi una porta aperta. O un palazzo 😉 “Shaq Fu” era una scusa per assecondare la mania di Shaquille O’Neal per le robe in stile arti marziali e per lanciare il suo soprannome, “Shaq Fu” appunto, sorvoliamo invece su “Kazaam” o “Steel” 😛 Cheers

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  6. Giuseppe ha detto:

    Gran bella intervista anche per un non esattamente “baskettiano” come il sottoscritto 😉
    P.S. Il Maestro riesce a produrre ottimi dischi pure stando sul divano a vedersi i Lakers, ci scommetto… poi, certo, fare ANCHE un tour nelle stesse medesime condizioni può diventare un problema 😀

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  7. Pietro Sabatelli ha detto:

    Space Jam, ogni volta è un emozione, sopratutto l’inizio e la fine col mitico Jordan 😉

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