A Sound of Thunder (2005) Il Tuono di Ray Bradbury

Il 22 agosto di esattamente cento anni fa nasceva uno dei più grandi autori del fantastico che la narrativa conosca, anche se il cinema fantastico se ne è quasi del tutto disinteressato: Ray Bradbury.
Disgraziato fu l’enorme successo di Fahrenheit 451 (1966), perché ha cristallizzato l’autore in quel film e il cinema in seguito l’ha praticamente ignorato.

Per festeggiare questo autorevole compleanno Cassidy, de La Bara Volante, recensisce Qualcosa di sinistro sta per accadere (1983), di cui ricordo anche la recensione di CineCivetta.
Io vi porterò là… dove nasce il rumore di tuono. Che non è il Rombo di tuono di Chuck Norris!

Il miglior adattamento del racconto di Bradbury!

Homer Simpson torna indietro nel tempo e calpesta una farfalla, al che si ricorda di suo padre che gli diceva di non calpestare mai farfalle quando torna indietro nel tempo.
Ritorna ai giorni nostri e trova tutto cambiato: una famiglia amorevole composta da figli ubbidienti e una moglie servizievole. Il futuro è cambiato ma per il meglio. Festeggiamo con una ciambella. «Cosa sono le ciambelle?» Ahhhhhhhhh!

Quella che ho riassunto (a memoria) dei Simpson è solo una delle infinite parodie e rifacimenti di uno dei più grandiosi racconti sui viaggi del tempo mai scritti, in questo o negli altri universi: A Sound of Thunder, apparso su “Collier’s Magazine” il 28 giugno 1952 e pronto ad essere ristampato a iosa, oltre che a cambiare il mondo.
La prossima volta che sentite citare l’Effetto Farfalla, pensate a Ray, che ne ha scritto dieci anni prima che il nome entrasse nell’immaginario comune.


La storia

«Questo safari mi dà la garanzia di tornare vivo?» «Noi non garantiamo niente. Tranne i dinosauri.»
Così si apre Rumore di tuono, giunto in Italia nel 1964 nell’antologia “Le auree mele del sole” (La Tribuna) con la traduzione della storica Roberta Rambelli, più volte poi ristampato e ritradotto.

da “Planet Stories” (New Zealand) n. 11, settembre 1952

La Safari nel Tempo, Inc. offre ai suoi viaggiatori un viaggio nella preistoria con l’occasione unica di sparare ad un Tirannosauro. L’importante è seguire alcune regole, per esempio si deve camminare su una pista e non uscirne mai, per nessun motivo: «Senza saperlo, potremmo uccidere un animale molto importante, un uccellino, un gallo selvatico, perfino un fiore, distruggendo così un nesso importante con una specie in crescita.»
Eckels è agitato, suda, trema, ma le guide lo tengono d’occhio e finalmente è nel passato, davanti ad un Tirannosauro. Al rumore di tuono che scaturisce dalla gola dell’animale, Eckels è preso dal panico e scappa. Scendendo dalla pista per un attimo. Quando tutto è finito e il dinosauro ucciso dalle guide, gli impiegati della Safari nel Tempo capiscono il danno combinato: chissà che ripercussioni avrà quel terriccio calpestato da Eckels.

Prima apparizione del racconto

Minacciando di ucciderlo, gli impiegati tornano nel 2055 solo perché Eckels terrorizzato ha promesso di pagarli riccamente. In fondo che danni può aver fatto l’aver calpestato un po’ di terriccio? Al loro arrivo in sede tutto è rimasto uguale… ma non così uguale. L’aria ha un odore diverso. I colori… non sono più gli stessi. E le scritte sui muri sono di una lingua ignota.
Eckels si guarda lo stivale sporco di fango. «Incastrata nel fango, emettendo un luccichio verde, dorato e nero, c’era una farfalla, molto bella, e molto morta».

«Non una cosa così piccola! Non una farfalla!» gridò Eckels.

Il tempo di girarsi e si accorge che uno degli impiegati gli sta puntando addosso un’arma. «Poi, un rumore di tuono».

Un racconto così breve, fulminante, immediato, bruciante, non è fatto per il cinema. Purtroppo invece ne hanno fatto un film.


Il film

Un esercito di minuscole casupole si riunisce per dare alla Warner Bros un film da distribuire su suolo americano: A Sound of Thunder, nelle sale dal 2 settembre 2005 (stando ad IMDb).
La Paramount lo porta in Italia in DVD dal febbraio 2008 con il titolo Il risveglio del tuono (ma perché, dormiva? Sicuramente è un richiamo al celebre Il risveglio del dinosauro, sempre da Bradbury). Nel 2010 viene trasmesso diverse volte dalla RAI e nel 2015 da Cielo: dopo il 27 giugno 2016 non se ne hanno più notizie.

Addirittura l’onore di un titolo italiano in home video!

Come lo porti un raccontino fulminante su grande schermo, allungandolo a film di cento minuti? Chiamando uno sceneggiatore bravo. Eh, a trovarlo, uno sceneggiatore bravo.
Abbiamo solo l’affiatata coppia Joshua Oppenheimer e Thomas Dean Donnelly, che dopo Dylan Dog. Il film (2010) e Conan the Barbarian (2011) hanno detto loro “Grazie, potete andare. Vi faremo sapere”; i due sono aiutati da Gregory Poirier, autore di film come Operazione Spy Sitter (2010) con Jackie Chan… Se penso che Poirier sta lavorando a I mercenari 4 mi viene da piangere. (È pur vero che niente può essere peggio di quella minchiata de I mercenari 3.)

Va be’, gli sceneggiatori sono quello che sono, ma con un regista bravo tutto si sistema. Eh, a trovarlo, un regista bravo.
Abbiamo solo Peter Hyams, che sento fitte al cuore solo a scrivere questo nome. Sì, è proprio il titanico Peter Hyams di Capricorn One (1977) e Atmosfera Zero (1981), i due film di fantascienza che più hanno colpito il giovane etrusco durante l’infanzia, è il Peter Hyams di 2010. L’anno del contatto (1984) che mi mise addosso una discreta strizza (ero giovane!) ma anche di quel gioiellino del mai ricordato Il presidio. Scena di un crimine (1988) con Sean Connery e di Rischio totale (1990) con un Gene Hackman più Gene Hackman che mai.
Poi sono arrivati i baccelloni dallo spazio – a forma di Van Damme – e hanno clonato Hyams: quella roba di Timecop (1994) è l’inizio della fine, oltre che l’inizio del nefasto, lungo e fatale rapporto con Van Damme – con cui farà ancora A rischio della vita (1995) e Enemies Closer (2013) – attore a cui Hyams dona la carriera del figlio John (anche lui tre film con Van Damme).

Questa è la preistoria, quando Peter Hyams faceva ottimi film

Dopo aver provato a cavalcare la nuova ondata d’azione proveniente da Hong Kong, con D’Artagnan (2001) – inutile buffonata ma che vanta splendide scene d’azione coreografate da Xin Xin Xiong, storico collaboratore di Tsui Hark – Hyams padre pensa bene di arginare la sua caduta con Il risveglio del tuono, che è come tuffarsi in piscina per evitare di bagnarsi con la pioggia.

«Ogni volta che fai un film, la sfida è farlo meglio di quanto sei capace», dichiara Hyams a “Starlog” (ottobre 2005). «Inoltre questa volta ho la responsabilità di non deludere Ray Bradbury, un tesoro nazionale»: non ho trovato dichiarazioni di Ray in proposito, ma dubito fortemente sia rimasto soddisfatto del risultato.


Il suono futuro

Siamo nel 2055 e Charles Hatton (il solito Ben Kingsley) è diventato miliardario grazie ad una macchina del tempo che porta ricconi e riccastri nella preistoria, così che tremebondi possano credere di aver partecipato ad una caccia grossa in cui hanno fatto fuori un dinosauro, quando in realtà senza l’aiuto del personale della Time Safari, Inc. non riuscirebbero a muovere un dito.
Curatore dell’intero progetto ma anche guida del tempo è Travis Ryer (Edward Burns), che è uno scienziato de core e disprezza sia il ricco Hatton che tutto il progetto, ma i costosi macchinari gli permettono di portare avanti le sue ricerche de core.

Dalla faccia dei protagonisti si capisce subito la qualità del film

Se già l’avere un’industria miliardaria gestita da tre tizi che fanno tutto, dal trasporto merci all’analisi dati alla caccia sul campo, è un’idea da iniziare a singhiozzare, alcune idee azzeccate sembrano tirarci su di morale. Oltre a ricostruire fedelmente il racconto nei primi minuti di film, con le regole da seguire e la pista da non lasciare mai, c’è l’idea del fucile: essendomi recentemente peggiorata la “febbre da armi fantastiche”, sono sensibile all’argomento.

Per una caccia grossa serve un fucile grosso

— Fucili a gas liquido, sparano proiettili di nitrogeno ad almeno duecento gradi che si disciolgono completamente in due minuti.
— Cacceremo i dinosauri con palline di ghiaccio?

L’idea di un gauss rifle che spari frozen liquid nitrogen bullets è decisamente migliore di quella, del 1952, di normalissimi fucili con normalissimi proiettili, che poi toccava andare a recuperare a mano dal corpo del dinosauro.

I pulsantoni sono rozzi, ma la linea del fucile è gradevole

La Time Safari, Inc. del film regala cinque minuti ai ricconi: si cammina fino al centro della pista, si aspetta il dinosauro – sempre lo stesso, che dovrà morire comunque per l’esplosione di un vulcano – si sparano proiettili che non lasciano tracce e si torna indietro. Certo, siamo lontani dalla caccia grossa nella giungla preistorica che offriva Bradbury, ma è tutto più sicuro per non lasciare tracce del futuro nel passato.
E per essere più sicuri, tutti i fucili sono sintonizzati su quello del capo-guida Travis. Visto che i ricconi fanno la voce grossa negli affari ma sul campo di caccia sono fringuellini tremebondi, con il serio rischio che sparino a qualsiasi cosa si muova, solo quando è il momento giusto Travis sblocca i fucili così che anche gli altri possano sparare. Un’ottima precauzione che però crea problemi se – per motivi ignoti – il fucile di Travis si guasta.

«E come ci difendiamo, a parolacce?» (cit.)

Visto il racconto da cui è tratto, sappiamo già che una delle cacce passate andrà male, ma c’è modo e modo. Quest’organizzazione miliardaria, come dicevo, è gestita da tre impiegati a cui non affiderei neanche una biglietteria: ci viene mostrato che i delicatissimi e sofisticatissimi apparati vengono trasportati su un carrello traballante spinto da Stereotipo Nero Bella Fra’ (David Oyelowo), che cammina come un boy in the hood e gli manca solo il walkman con le cuffie. Per limonare con la collega, che poi non si filerà più per il resto del film, fa cascare tipo dieci miliardi di dollari di attrezzature. E che ce frega? Con una spugna asciuga e butta tutto sotto il tappeto: e non avverte nessuno! Sarebbe questo l’incidente che mette in moto la sceneggiatura?
È chiaro che il film è finito, e può solo andare peggio.

Per impratichirvi coi fucili, sparate a Bella Fra’ che la trama ci guadagna

Come già almeno William Tenn nel 1948 ha dimostrato – con il meraviglioso racconto Progetto Brooklyn – cambiare il passato cambia il futuro senza che la gente del futuro se ne accorga, visto che è un processo che inizia già nel “passato modificato”, e infatti Bradbury segue questa idea. Invece il film è più furbo, che lui sì ha dei bravi autori, e così dopo che uno dei cacciatori del passato schiaccia la fatidica farfalla, tutti nel futuro si accorgono che qualcosa è diverso. Perché la farfalla morta ha effetto solo nel futuro!

Cosa c’è di diverso? La sanità mentale degli sceneggiatori, principalmente. Perché d’un tratto Il risveglio del tuono si trasforma in uno di quegli immondi filmacci con bestiacce che proprio in questo 2005 conoscono l’esplosione evolutiva che li porterà a dominare il mercato: quella farfalla morta farà apparire nel futuro per magia piante che crescono a dismisura, bacarozzi a quintali ovunque, le cavallette di Joliet Jake, due coccodrilli e due liocorni. Ma che c’entra ’sta roba? D’un tratto il film cambia totalmente stile e diventa un post-apocalittico in cui Travis e la creatrice della macchina del tempo combattono contro scimmiosauri – immagino nati da un’evoluzione deviata da quella farfalla infame.
E tutti questi mostri sono arrivati all’improvviso: come ha fatto la farfalla a cambiare l’evoluzione dopo milioni di anni? Lo sanno solo quegli squinternati degli autori.

Voi direte: “Perché non tornano indietro con la macchina del tempo così da evitare che calpestino la farfalla?” Siete più intelligenti degli autori del film, che si tengono questa genialata per la fine. Quando ormai gli spettatori hanno già calpestato il DVD al posto della farfalla.
Hyams riesce a girare un filmaccio che sembra uscire da una delle casupole Z che proprio in questo 2005 ci regalano perle del male come Locuste, Komodo vs Cobra, Shark Invasion o il delizioso Formiche assassine, ma lo fa con premesse incredibili come il proprio nome e quello di Bradbury, che infanga pesantemente.

Per festeggiare i cento anni di Ray ho presentato uno dei suoi racconti più splendidi e uno dei film più brutti legati al suo nome. In fondo è un bene che il cinema si sia sempre disinteressato all’opera di Bradbury, così il suo nome non è stato infangato: è semplicemente indifferente, legato solo a Fahrenheit 451 come se avesse scritto solo quello.
Tanti auguri Ray, e ti lascio con Rachel Bloom, che nel 2011 ha fatto sapere al mondo la sua attrazione sessuale per te! Something Wicked This Way Comes

L.

– Ultimi film con bestiacce:

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26 risposte a A Sound of Thunder (2005) Il Tuono di Ray Bradbury

  1. Kukuviza ha detto:

    Mamma mia ci vuole coraggio per mandare a puttane un bel racconto in questo modo. Se volevano fare uno dei soliti film apocalittici, potevano farlo e buonanotte, ma non tirare in ballo Bradbury per dare dignità al prodotto, finendo invece per infangare un po’ tutto. E pure ben Kingsley si è prestato a un film del genere?
    Già in partenza poi, trasformare un breve racconto in film è un’impresa titanica. Ci sono film decenti che ci sono riusciti?
    M’hai fatto morire con gli spettatori che calpestano il dvd al posto della farfalla! 😀
    Grazie per la citazione!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’unica cosa più rara dei film tratti da Bradbury sono le recensioni dei film tratti da Bradbury, quindi citarti era doveroso ^_^
      Ben Kingsley purtroppo è apparso ovunque, in ogni ruolo e in ogni qualità di film, non è una sorpresa trovarlo nella Z profonda.
      L’inizio sembrava addirittura promettente, ma poi il film crolla miseramente e vedere la Warner a distribuirlo mette tanta tristezza.

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  2. wwayne ha detto:

    Peter Hyams ha firmato anche Un alibi perfetto, che è uno dei migliori legal thriller nella storia del cinema. E detto da uno che detesta i remake vale doppio. Il film originale di Fritz Lang è altrettanto bello, ma questo è ovvio: quel regista era una garanzia, e i suoi film sono bellissimi ancora adesso.

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  3. Cassidy ha detto:

    L’idea del fucile e dei suoi proiettili che non lasciano traccia almeno é sensata, ma il resto proprio no, dici benissimo l’episodio di Halloween dei Simpson, oltre a regalare tormentoni, é la migliore delle trasposizioni possibili, anche solo per (breve) durata, il genio di Bradbury adattato senza bisogno di diluirlo 😉 Cheers

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Moooolto interessante! Citazione di Homer sempre gradita, racconto di Bradbury ottimo nonché accattivante, film pessimo! Ma, lo sai bene ormai, è quel pessimo che si traduce nella voglia, folle, di vederlo: oltretutto ho scoperto di averlo (nei miei sterminati e non sempre conosciuti archivi, essendo stati alimentati anche da mio fratello) e sono rimasto abbagliato da quanto letto su wikipedia a proposito della critica del film (soprattutto l’ultima parte): “Il film ha ricevuto critiche negative nella stragrande maggioranza delle recensioni, critiche riferite alla trama, agli effetti speciali scadenti, ad errori scientifici e ai capelli di Ben Kingsley”…ahahahahha! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quei capelli non possono essere perdonati 😀
      Sono curioso di sapere che ne penserai del film, e soprattutto della città futura ricostruita, con gli attori che fingono di camminare su un rullo rotante, manco fossimo ai tempi di Chaplin, davanti a uno schermo verde. E parliamo di roba distribuita dalla Warner Bros!!!

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sempre più curioso di vederlo! 🙂
        Appena visto, ti renderò partecipe delle mie opinioni su film…e rullo rotante! 🙂

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Visto! Ti dirò, alla fine è risultata una visione perlomeno divertente, forse la tua recensione mi aveva preparato al peggio, forse ero in modalità benevola ma…sono giunto alla fine con leggerezza, passando indenne (ma capisco che, al contrario mio, sia plausibile non farlo, anzi…ragionevole, anche per “rispetto” di Bradbury!) il transfer dalle premesse iniziali non malaccio allo sbracamento con le ondate di mostroni e tutte le incongruenze varie.
        Alla luce di questa sopportazione non traumatica dell’evolversi delle vicende il limite del film che più mi ha lasciato di stucco sono stati gli effetti speciali, quelli della città futura poi sono davvero disgraziati, una cosa incredibile! E non erano manco necessari…forse saranno stati elaborati dai dino-babbuini! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah una razza disgraziata tenuta in catene nelle segrete della Warner per lavorare su orribili effetti speciali economici 😀
        Sono contento che almeno sia stata una visione divertente, forse proprio partendo da bassissime aspettative il film alla fine ci ha guadagnato 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Partire da basse aspettative e poi divertirsi è un mantra della Z! 🙂

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  5. Sam Simon ha detto:

    Bradbury è nella lista di autori che voglio approfondire, dopo aver letto un bel libro omaggio scritto da vari autori (tra cui Gaiman, ne scrissi pure sul blog). Questo film lo lascio da parte… :–)

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Da ragazzino a scuola la prof ci obbligò a leggere un libro durante le vacanze estive. Nella lista dei tomi e degli autori cui pescare c’era anche Ray Bradbury ma non con “Fahrenheit 451” perché durante l’anno vedemmo il film di Truffaut. Scelsi altro (probabilmente quello che aveva meno pagine del lotto…) ma Bradbury finì sparato nella mia personale “lista nera” di autori odiati perché trattati a scuola. Ammetto che era in buonissima compagnia.
    Lo riabilitai molto molto tempo dopo, sempre un’estate, con un amico che mi passò “Cronache marziane” che divorai.

    Questo film mi manca e credo proprio che rimarrà una lacuna da non colmare!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le famigerate letture scolastiche hanno provocato danni ad intere generazioni! 😛
      Io ci ho imparato ad odiare Sciascia ma ad amare altri autori – Remarque e Böll in testa – dipendeva dalla fortuna.
      Dopo la mortale tortura del “Giorno della civetta”, che ancora mi fa male a citarlo, l’anno successivo Sciascia tornò fra le letture imposte e un mio amico volle prenderlo, perché “La strega e il capitano” era un libretto di forse cento pagine. Il tapino credeva così di sfangarla velocemente, ma io li misi in guardia e lo pregai di non farlo. Come al solito non mi ha dato retta e ha sputato sangue per cento pagine. Spero almeno che così abbia capito.
      Di Bradbury ti consiglio le antologie di racconti: onestamente credo che il suo meglio lo abbia dato nella narrativa breve.

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      • Zio Portillo ha detto:

        I più odiati dal sottoscritto negli anni scolastici, a mani bassissime, sono stati Tomasi di Lampedusa e Verga, tallonati a brevissima distanza da Ugo Foscolo con “I Sepolcri”, vero e proprio incubo ad occhi aperti. Ancora lo ricordo a memoria e il solo citarlo mi mette la nausea. Tipo donna gravida.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Questi li davo per scontati! ^_^
        Penso che mentre scriveva, Foscolo stesso pensava «Mado’ che palle!» 😀
        Purtroppo qualunque cosa venga insegnata a scuola è odiosa, quindi a nulla valgono le proposte di leggere altri autori: giustamente a scuola andrebbero letti autori italiani che scrivono in italiano, e non sono tantissimi. Spiace che gli italiani vengano istruiti ad odiare la propria cultura, ma è innegabile che quegli autori marcano a fuoco nella carne l’odio per tutto ciò che hanno scritto 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Eh però tu credo abbia fatto il classico, quindi avrai potuto spaziare su più autori odiandone parecchi ma conoscendone pure di altri.

        Io avendo scelto un indirizzo tecnico, a parte i classici nostrani ho letto e conosciuto poco. Fortunatamente avevo una prof che amava anche il cinema e tolti alcuni pipponi oggettivamente inguardabili, abbiamo visto parecchi film durante le sue ore (forse c’aveva poca voglia anche lei!).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Oltre a quelli che hai citato non ne ricordo altri, probabilmente ho sofferto così tanto che li ho rimossi 😀
        La mia scuola per puzza aveva i vetri alle finestre, figuriamoci un videoregistratore per mandare film! Però erano i primi Novanta, noi studenti avevamo a casa videoteche talmente vaste che ce ne fregava assai del cineforum a scuola 😀

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  7. Giuseppe ha detto:

    Questo è un “adattamento” bradburyano che ho sempre accuratamente evitato, nonostante il racconto da cui è tratto unito al fatto di avere Hyams alla regia (dentro di me non la consideravo comunque una garanzia sufficiente per rischiare), e leggendo la tua impietosa recensione capisco che l’istinto mi ha guidato bene 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo Hyams è stato annientato dall’incontro con Van Damme, destino condiviso da altri bravi registi, e da allora non è più lo stesso Hyams che abbiamo amato. Quindi se c’è lui alla regia, di solito è un film da evitare.
      Figuriamoci poi se “allunga” un racconto di Bradbury: era matematico fosse una stupidata.

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  8. Il Moro ha detto:

    non conoscevo questo film, e mi sa che è meglio così. Ho però adorato il racconto, che nella descrizione del tirannosauro che avanza contiene secondo me una delle descrizioni più potenti e impressionanti di un “mostro” nella letteratura.

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