[Telemeno] 1985 – Hunter + Spenser

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Gli anni Ottanta hanno conosciuto un’esplosione di creatività narrativa oggi impensabile, quindi in quella grande fucina di eroi le mode e le tematiche nascevano e tramontavano a grande velocità. Nelle serie TV viste finora si è notato come la nascita esplosiva del cinema ninja americano, grazie alla Cannon del 1981, aveva spinto gli autori a usare figure nuovissime come ninja giapponesi per fonderle con un grande classico della narrativa popolare locale: il cinese infido alla Fu Manchu, nato dai romanzi di Sax Rohmer di inizio Novecento. Così gli eroi televisivi anni Ottanta spesso hanno a che vedere con “signori del male” cinesi aiutati da ninja giapponesi, il tutto condito con quelle arti marziali note da sempre agli americani ma che solo in quel momento il biondo Chuck Norris a stelle e a strisce sta facendo accettare su grande schermo come prodotto autoctono, e non più come pittoresca curiosità straniera.
Ma tutto questo ha i giorni contati, perché i cinesi (buoni o cattivi) passano presto in secondo piano di fronte ai Viet Cong. La tripletta Fratelli nella notte (1983), Missing in Action (1984) e Rambo 2: La vendetta (1985) scuote dalla fondamenta ogni narrativa popolare: se negli anni Settanta si parlava solo dei reduci in America, ora si parla dei reduci rimasti all’estero e di come i vietnamiti che vivono in America siano un problema spinoso. Ora sono loro i nuovi cattivi, e non sembrano interessati alle arti marziali.

I ragazzi terribili Frank Lupo e Stephen J. Cannell sono i signori dell’azione televisiva anni Ottanta, e nel settembre del 1984 lanciano uno dei loro prodotti di maggior successo: la serie “Hunter“, durata per sette stagioni con in più vari film televisivi e relativi ritorni in tempi recenti.

Quando la TV era piena di duri

Negli anni Ottanta le donne toste e armate stanno sempre più prendendo piede nell’apprezzamento del pubblico, e vedere personaggi femminili forti, indipendenti e addirittura sullo stesso piano dei colleghi maschi è un bel biglietto da visita per qualsiasi produzione. Così due furbacchioni come Lupo e Cannell si ricordano di Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976), dove il detective duro e maschilista si ritrova a lavorare al fianco di una donna che non è certo meno tosta di lui. (Cioè la mitica Tyne Daly, che sfrutterà il successo del film per la mitica serie “Cagney & Lacey” del 1981.)
Prendi un detective di Los Angeles che è la versione televisiva di Callaghan, con lo sguardo duro, il grilletto facile e la battuta pronta, e fallo affiancare da una detective con la gonna che in quanto a grinta non ha da invidiare a nessuno: la ricetta è pronta per un lungo e fortunato successo televisivo.

Le pari opportunità si conquistano a pistolettate!

Poteva una serie così profondamente anni Ottanta – con tanto di protagonista formatosi nelle giungle del Vietnam – lasciarsi sfuggire tematiche asiatiche? Ovviamente no, ecco così l’episodio 2×02 (28 settembre 1985) dal titolo Night of the Dragons, il cui primo passaggio italiano sicuro è su Rai2 il 25 gennaio 1989, con il titolo “La notte dei draghi“.
Purtroppo la presenza del consueto baffuto Al Leong e di altri volti noti, come il solito James Hong che fa il cattivo, non vuol dire che ci sia della marzialità, che è anzi totalmente assente.

Dietro un James Hong c’è sempre un baffuto Al Leong

Il perfido Chang (Hong) sta per ammazzare tutti i vietnamiti di Chinatown per prendere il potere, aiutato dal poliziotto Lau (Clyde Kusatsu) di cui tiene in ostaggio la figlia.

Nella stessa scena vediamo due dei più prolifici caratteristi di cinema e TV

Tra una battuta sui ristoranti cinesi – vuoi mettere una bistecca americana? – un pugno e un colpo di fucile, Hunter (Fred Dryer) e McCall (Stepfanie Kramer) porteranno la pace a Chinatown… Una pace eterna, visto l’altissimo numero di morti dell’episodio!

Coraggio… fatti americanizzare!

Mi piace ricordare che Hunter lo si vedeva spesso imbracciare un fucile a pompa Franchi SPAS-12, che faceva la sua porca figura anche nelle locandine sulle guide TV: visto che adoravo la sua linea e come veniva bene in video – e poi è il fucile sdoganato dal cinema da Terminator (1984)! – Hunter ha sempre avuto un posticino nel mio pantheon di eroi d’azione dell’epoca.

La questione della malavita vietnamita torna in una serie coeva e di pari successo, con protagonista un investigatore privato di tutt’altro clima, visto che vive nella gelida Boston: creata da John Wilder, la serie “Spenser” (Spenser: For Hire) porta su schermo l’eroe di quei romanzi di Robert B. Parker che sul finire dei Settanta la Mondadori inizia a portare con successo nelle edicole e librerie italiane, prima che il personaggio scompaia dal nostro Paese insieme alla sua serie TV, all’epoca molto apprezzata al suo arrivo su Rete4 nel 1987.

Bella la vita a Los Angeles, eh? Qui a Boston Spenser si gela la testa

Nell’episodio 2×81 (14 marzo 1987) dal titolo My Brother’s Keeper – il suo primo passaggio noto è su Rete4 il 15 aprile 1987, con il titolo I fratelli del drago – il nostro Spenser (Robert Urich, attore molto amato all’epoca ma temo oggi dimenticato) viene ingaggiato da un vietnamita per cercare un soldato americano che anni prima l’ha aiutato a lasciare Saigon insieme alla sua famiglia, di fatto salvando la vita a tutti loro. Spenser scopre che il soldato è intenzionato a pubblicare un libro di memorie dove racconta alcuni fatti molto brutti a cui ha assistito in Vietnam, e questo lo fa finire nel mirino del perfido Tommy Nguyen (il solito Mako), che non vuole si sappiano certe verità scomode.

Al fianco di ogni Mako c’è un baffuto Al Leong

La situazione si scalda quando il soldato viene trovato in fin di vita, e viene acciuffato un killer – con la faccia dell’ubiquo George Cheung – in procinto di finire il lavoro. Starà a Spenser assicurare Nguyen e la sua banda criminale alla giustizia.

Chi ha interpretato ogni etnia asiatica in TV alzi le mani

Gli stessi attori asiatici che fino a qualche tempo prima interpretavano maestri marziali cinesi, ora sono tutti vietnamiti: o mafiosi o criminali in cerca di un riscatto da qualche fattaccio compiuto dagli americani in Vietnam.
Al volo mi piace citare l’episodio 3×10 (30 novembre 1985) della serie “Supercopter” (Airwolf), creata dal celebre Donald P. Bellisario nel 1984 immagino legandosi al film Tuono blu (1983). Sbarcata su Italia1 nel 1988, è incredibile come io non abbia mai sentito neanche nominare questa serie, fino a un paio d’anni fa, quando il mio sindacalista me l’ha spacciata come una serie storica e imperdibile. Boh…

Un attore che potreste aver incontrato, in TV…

Il solito George Cheung torna a calarsi nei panni di un vietnamita, insieme a quel Robert Ito più famoso per il suo ruolo di giapponese nella serie medica “Quincy”, in una trama che verte su azioni di guerra in Vietnam che ora hanno ripercussioni in America: starà al biondo, americanissimo e a petto nudo Hawke (Jan-Michael Vincent) risolvere la situazione.

Le arti marziali si sposano male con i crimini di guerra, sono un condimento esotico che si accompagna con tutt’altro tipo di narrativa, quindi sembrano d’un tratto diminuire sensibilmente ma non dobbiamo disperare: si avvicina quel 1989 in cui la giapponese Sony compra l’americana Columbia Pictures e tutto esplode. Una delle grandi case dell’intrattenimento americano ora è di proprietà straniera… e a quarant’anni dalla Seconda guerra mondiale i giapponesi tornano cattivi. Ma non così cattivi, visto che hanno i soldi. Come recita un proverbio arabo, al cane che ha denari si dice “Signor Cane”.
Dimentichiamoci dunque dei vietnamiti, protagonisti solo di alcune opere anni Ottanta, anche perché alla fine qualcuno si sarà accorto che farli interpretare da cinesi e giapponesi era parecchio ridicolo… ah no, gli americani adorano il mischione etnico, probabilmente l’hanno fatto apposta.

C’erano un cinese, un giapponese, un mongolo e un vietnamita… e avevano tutti la faccia di George Cheung!

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

Informazioni su Lucius Etruscus

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14 risposte a [Telemeno] 1985 – Hunter + Spenser

  1. Vasquez ha detto:

    Bello Hunter! Bello Spenser! Bello “New York, New York”! Scusa Lucius io l’ho conosciuto che si chiamava così. Che parte incredibile quella di Tyne Daly. Non facevo che chiedermi dove fosse questo posto magico dove una mamma con – quanti erano alla fine? cinque? – tutti quei figli potesse fare pure la poliziotta… Le due attrici si sono re-incontrate in una puntata di “Giudice Amy”. Che per quanto era mitica Tyne pure lì avrebbero potuto chiamare la serie “Assistente sociale Maxine” e nessuno si sarebbe lamentato. Io no di certo.
    Perdona la deriva non marziale del commento, è solo che ….troppi ricordi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io “New York, New York” l’ho conosciuto tardi, quando nei primi del Duemila La7 l’ha comprato e l’ha trasmesso, credo come “Cagney & Lacey” ma forse ricordo male. Peccato che sia irrecuperabile in italiano, perché mi ci ero appassionato: non so se abbiano comprato tutte le stagioni, ma di sicuro hanno trasmetto un sacco di episodi. L’accostamento “donna single e indipendente” con “madre di famiglia” era davvero azzeccato.
      “Il giudice Amy” me lo sono visto tutto con voracità, spesso infuriandomi con alcuni risvolti di sceneggiatura: il rifiuto di Tyne di mettersi con Richard Crenna per motivi improponibili mi ha fatto infuriare!!! 😛
      E sì, in pratica dopo le prime puntate la povera giudice Amy era mera comparsa nella serie che racconta le avventure dell’assistente sociale Tyne ^_^

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      • Vasquez ha detto:

        Davvero non è possibile rivedere le mitiche Cagney e Lacey che parlano in italiano? Peccato davvero.
        Li adoravo, separatamente e come coppia, i personaggi di Tyne e Richard. A Maxine a volte gli sceneggiatori facevano pagare il prezzo di essere integra e retta. Del resto a volte capita anche nella realtà: si prende una decisione, poi si mantiene per puro puntiglio anche se si sa che la scelta migliore sta da tutt’altra parte. No, davvero, un personaggio coi contro-…fiocchi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi sarebbe piaciuto rivedermi un po’ di episodi per il ciclo dedicato a Martin Kove, che era il collega “piacione” di Cagney e Lacey, ma niente: in inglese si trova qualcosa, anche su YouTube, ma in italiano niente. Davvero un peccato.
        Troppo spesso le scelte de “Il giudice Amy” mi sembravano puro moralismo bacchettone, ma è innegabile che la serie ti acchiappava e non ti mollava fino alla fine. L’ho vista davvero con gran piacere.

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  2. Cassidy ha detto:

    Dritto al cuore! Andavo pazzo per “Hunter” anche da bambino capivo che era un Dirty Harry ripulito dalle controversie Miliusiane, basta dire che Rick Hunter aveva la stessa giacca di Eastwood. Poi vabbè, avevo una cotta per Dee Dee MaCall che compensava con la criniera di capelli la differenza d’altezza con Hunter. “Spenser” mi manca invece, credo che non andasse in onda ad un orario comodo per le mie abitudini di bambino teledipendente, comunque ho una sola certezza nella vita, questa tua rubrica la sta confermando ogni settimana: Al Leong li ha menati tutti! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Considera che sto saltando un sacco di serie, perché molto difficile (o impossibile) da recuperare in modo utile, ma una cosa è chiara: non importa il titolo, Al Leong c’era sempre!!!
      “Spenser” era più una serie pre-serale, aveva molta meno pubblicità ma di sicuro aveva successo, visto i vari “Gialli Mondadori” con il personaggio usciti in edicola, con sopra sempre specificato il richiamo alla serie TV.
      Hunter con il suo fucilone era pura gioia maschia: non c’era situazione ingarbugliata che una buona fucilata non potesse risolvere 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Prima sparare, poi fare domande! E il granitico Rick non era certo tipo da colpi singoli, fucilone o pistola che fosse 😀
        “Spenser” era decisamente più tranquillo, oltre ad essere purtroppo assai più dimenticato (al pari di altre serie con Urich protagonista quali “Vega$” o “Gavilan”) rispetto al collega dal grilletto facile… se poi vogliamo passare da “assai più” a “del tutto” dimenticato, allora direi che la palma d’onore spetta proprio a “Supercopter”, serie non poi così storica né tanto meno imperdibile: io, per dire, la seguivo principalmente per via del fatto che il personaggio di Jan-Michael Vincent si chiamasse Hawke 😉
        P.S. Al Leong spacca dovunque! 👍

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Malgrado all’epoca Italia1 fosse il mio canale d’elezione e stessi sempre lì, non ho mai sentito parlare di “Supercopter”, o magari avrò visto la pubblicità dimenticandomene subito. Non l’ho mai sentito citare fino a un paio d’anni fa, ed ora bum: ecco spuntare George Cheung dalla serie ^_^
        I baffoni di Al Leong sono stati una presenza fissa di quel decennio e un po’ anche del successivo: personalmente ricordo solo un film in cui d’un tratto dice qualcosa, nelle serie TV non credo d’averlo mai sentito parlare: era il muto del kung fu 😀

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  3. Lorenzo ha detto:

    Da piccolo i telefilm non li guardavo, però mia mamma si sparava quotidianamente i polizieschi, e me li ricordo tutti, compresi alcuni ormai dimenticati tipo Cannon, Bronk, I giorni di Bryan… Hunter era tra i suoi preferiti. Quando ancora gli eroi potevano essere stempiati.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ciclo sempre più cicl…onico! Nel senso che diventa di volta in volta una somma di emozioni aggiungendo a quelle familiari che suscitano ricordi di serie del cuore, quelle (per me) “inedite” per cui sta facendo diventare familiari anche i volti di grandi attori/caratteristi che prima non avrei distinto: ora invece è tutto un…ah c’è anche lui, ah eccolo, e lui dov’è finito, ancora lui…grazie allo zinefilo ho una famiglia cinematografica…allargata! 🙂

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