Bloodfist 4 (1992) Rischio di morte

Continua la saga meno saga della marzialità, con le sue vicende totalmente slegate e i suoi titoli che fanno la gioia dei distributori italiani, pronti ad inventarsene di nuovi in ogni occasione possibile.

Stavolta tocca a Bloodfist IV: Die Trying, uscito nelle videoteche americane nel novembre 1992, e di lì a poco la Number One Video lo porta in quelle italiane con il titolo Rischio di morte.
Italia1 lo trasmette in prima visione venerdì 24 settembre 1993 con lo stesso titolo, ma poi la Legocart nei primi Duemila vara la collana “Cintura Nera” e ristampa in DVD il film, stavolta con il titolo Rivincita pericolosa.

La Concorde Pictures di Roger Corman prosegue a testa bassa nel puntare su Don “The Dragon” Wilson, e voglio sperare che l’abbia fatto perché un minimo di risposta di pubblico fosse tangibile, e non per pura pigrizia: sono sicuro che all’epoca, in cui chiunque avesse un minimo di conoscenza atletica finiva su un set cinematografico, ce n’erano davvero tanti da promuovere a “star marziale”, ma il mio timore è che a Corman di questo genere proprio non fregasse niente.
Per l’occasione affida a un giovane regista quasi esordiente la possibilità di sporcarsi le mani con la marzialità. Paul Ziller oggi lo trovate su TV8, specialista di filmettini romantichelli a secchiate, ma con l’inizio dei Novanta è un regista di cassetta versato nei thriller e nell’action più o meno marziale. Non sarà Hitchcock ma è un onesto professionista e il lavoro lo porta sempre a casa.

Uno di quei titoli farlocchi che piacciono ai distributori italiani

Stavolta il nostro Drago interpreta Danny Holt, un esattore (repo man) di quelli che la banca manda a recuperare le auto dai clienti non paganti, così il film inizia con lui che mentre ruba un’auto è beccato sul fatto e ci si picchia sul prato di casa: pensiamo tutti che dopo il precedente film, in cui era carcerato, il nostro protagonista della saga proprio non ce la faccia a rigare dritto, e invece stava solo recuperando l’auto per conto della banca.
Non è un lavoretto tranquillo né tanto meno sicuro, specie se l’auto da recuperare appartiene a Gary Daniels: un’occasione per assistere alla scena migliore del film, il che vuol dire che il resto è tutto in discesa.

Una recitazione pacata e appena accennata

Stavolta l’agenzia di Holt l’ha mandato a recuperare l’auto sbagliata, cioè l’auto è giusta ma appartiene a un losco criminale poco disposto a lasciarla andare. Non che tenga all’auto in sé, ma alla scatola di cioccolatini in essa contenuta. Non proprio alla scatola di cioccolatini in sé, ma a ciò che contiene. Non proprio a ciò che… va be’, avete capito che è una trama a matriosca.
Paul Ziller per l’occasione ci ha tenuto proprio a scrivere una sceneggiatura che si dipana lentamente ma che fa dell’esagerazione la propria bandiera.

Lo vuoi un altro cioccolatino?

Per recuperare l’auto, infatti, il cattivo arriva in magazzino con la sua banda e stermina tutti, poi arrivano i poliziotti e sparano e tutti, perché erano poliziotti corrotti, poi arriva l’FBI e spara a tutti, perché sono agenti corrotti, poi arriva… oh, ma in quanti cercano ’sti cioccolatini? E so’ tutti corrotti???
Per fortuna ci sono anche poliziotti onesti che indagano, come il noto caratterista James Tolkan, ma è da solo: ogni forza dell’ordine ritratta qui è formata da agenti doppiogiochisti che fingono di aiutare il nostro eroe e invece vogliono pure loro un cioccolatino.

Vi ricordate l’epoca in cui ogni tanto nei film sbucava lui?

Quando scopriamo che dentro quei cioccolatini macchiati del sangue di decine di persone ci sono cosi di metallo che fungono da interruttori nucleari è chiaro che siamo nella follia pura, ma ormai il film è deragliato.
Ormai non esiste più legame con una qualsiasi trama e c’è solo gente che entra in scena per menare il Drago e prendersi un cioccolatino, e non manca la fatalona di turno, malamente interpretata dalla confusa Catya “Cat” Sassoon, meteora del cinema marziale di cui ho già parlato.

Una classe da vera shampista, direbbero Latte e i Suoi Derivati

All’inizio Lisa (la nostra Cat) si spaccia per babysitter della figlia di Danny, un modo subdolo per avvicinarsi a lui e scoprire dove abbia nascosto quei cioccolatini che in realtà lui non sa di avere, ma è una trovata che non sta in piedi: la donna infatti non ha il tempo materiale di organizzare quel piano, visto che solo cinque secondi prima il cattivo era convinto i cioccolatini stessero da tutt’altra parte.
Ziller cerca di fare un thriller mozzafiato dove in pratica tutti i personaggi siano cattivi mascherati da buoni, è come se Danny si fosse svegliato in una realtà dove tutti lo vogliono morto, e in ogni singola scena lo vediamo affrontare gente normale che d’un tratto si rivela far parte dei cattivi. È tipo l’invasione degli ultracorpi…

Ma non t’avevo già menato, maledetto baccellone?

Si smette velocemente di seguire la trama, o ciò che assomiglia a una trama, e si ha tempo di gustare i bravi lottatori chiamati in scena perché Ziller li riprenda male. Però non è colpa sua, semplicemente sta usando lo stile dell’epoca: cioè “rendi non marziale una scena marziale”.
Se un bravo atleta tira un’ottima tecnica, ben inquadrato, c’è il rischio che il film venga etichettato come “marziale” e questo non va bene, nella testa di quelli che ancora non hanno capito cosa piacesse all’epoca: inserire nel montaggio un veloce cambio di inquadratura che rovini la scena lo fa sembrare un “film thriller d’azione marziale”. Tanto sempre nella stessa cesta da videoteca finisce, però i registi a queste stupidaggini ci tenevano, dimostrando di non capire cosa avessero in mano.

Una delle tante buone idee visive rovinate malamente

Questo è il primo film della saga di Bloodfist che non copia palesemente da un titolo con Van Damme, e ciò lo rende palesemente zoppo: dovendo inventarsi una trama originale, con un autore chiaramente non in grado di farlo, è chiaro che il risultato sarà decisamente al di sotto di qualsiasi sufficienza.
In compenso il nostro Dragone recita sempre allo stesso modo, senza alcun minimo miglioramento rispetto agli inizi carriera, dando prova di essere coerente con se stesso: non vuole fingere di stare imparando, perché è chiaro che questo è il massimo che possa dare.

Ora che la saga non usa più la carriera di Van Damme come “stampella”, quanto male andrà? Lo scopriremo la prossima settimana.

L.

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12 risposte a Bloodfist 4 (1992) Rischio di morte

  1. Cassidy ha detto:

    La Z di Corman è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che vuole ucciderti per averla 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ieri Dudikoff e oggi Wilson…se è un sogno non svegliatemi! Anche perché, forse, nel sogno, la trama diventa decente e la marzialità…marziale! 🙂

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  3. wwayne ha detto:

    James Tolkan lo ricordo con piacere per una sua comparsata in Piccola peste torna a far danni. In quel film interpreta un professore frustrato e ormai rassegnato a sentirsi dare sempre e solo risposte sbagliate dai suoi stupidissimi alunni: proprio per questo, quando Piccola peste risponde in maniera corretta ad una sua domanda facilissima, sprizza entusiasmo da tutti i pori come se Piccola peste avesse risolto un’equazione da medaglia Fields. Ecco la scena in questione:

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  4. Kukuviza ha detto:

    Non erano proprio questi i cioccolativi a cui si riferiva Forrest Gump, comunque mi ha fatto ridere tantissimo.
    Pure le foto “minimali” piuttosto ridicole. Mentre a James Tolkan in quella foto, gli dai un gatto bianco e diventa subito Blofeld.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo le foto rispecchiano lo stile del film, parecchio ridicolo 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti qui Don persevera imperterrito nel fare la figura del cioccolatino (dove però l’ingrediente principale NON è il cioccolato) 😛
        Cos’altro dire? Ad ogni nuovo “Bloodfist”, sono sempre più convinto a mia volta che a Corman nulla sia mai fregato di qualcosa anche solo lontanamente somigliante a dei film marziali…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Da bravo imprenditore sapeva che doveva coprire tutti i generi, così da raggiungere ogni pubblico possibile in videoteca, ma è chiaro come del genere marziale si disinteressasse completamente. Il che di solito è normale, ma nei primi Novanta, con l’esplosione totale e richieste alle stelle, stupisce che uno come Corman non abbia capito dove stesse tirando il vento in videoteca.
        Gli sarebbe bastato tirare un sasso per colpire un palestrato qualsiasi, pronto a diventare star marziale per due o tre film da girare al volo e incassare facile, invece una volta ingaggiato The Cioccon ha deciso che non avrebbe fatto altro. Visto che pure Golan non ha capito il fenomeno marziale dell’epoca, diciamo che è qualcosa che ha colto i grandi alla sprovvista.

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Trame deliranti, regia parkinson per mostrare e non mostrare e l’immancabile accrocchio nucleare. C’era tutto per fare bene, ma chissà come mai, hanno tirato fuori qualcosa di pessimo.
    Sbaglio o nel ’92 Van Damme uscì con “I nuovi eroi”? O era “Double Impact” con doppia dose di JCVD? Mi sa che dava troppo nell’occhio copiare questi film. Anche se un doppio Dragon Wilson…

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  6. Pingback: Bloodfist 5 (1994) Bersaglio umano | Il Zinefilo

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