Hard Justice (1995) Giustizia spietata

Il cinema marziale esploso nel 1988 ha infiammato gran parte degli anni Novanta per poi scomparire per sempre, lasciando dietro di sé rovine fumanti.

Ci sono stati casi di attori che potevano al massimo fare la comparsa in qualche piccola produzione ma erano atletici e sapevano muovere qualche muscolo, così di punto in bianco si sono trovati protagonisti assoluti di film marziali che vendevano di brutto in videoteca. Per qualche anno questi attori, la cui faccia sulla locandina appariva anche su riviste e guide TV, hanno creduto di aver fatto il colpaccio, di aver “sfondato”, ma poi è arrivata la fiammata finale, il genere è scomparso nel nulla e tanti attori sono rimasti bruciati. E sfondati.

Non tutti loro ce l’hanno fatta a riciclarsi, non tutti hanno avuto la pelle dura di nomi come Jeff Wincott o Sasha Mitchell, che da protagonisti venerati dai fan si sono ritrovati a fare comparse e caratteristi anonimi. Attori marziali come David Bradley sono semplicemente scomparsi insieme al genere che li ha resi immortali.

Ignoro se Bradley l’abbia scelto lui, di scomparire per sempre insieme al cinema marziale di cassetta, quello che l’aveva incoronato protagonista già alla prima apparizione in American Ninja 3 (1989), o semplicemente se non è più riuscito a trovare neanche il ruolo di “tappezzeria”, come hanno fatto i suoi colleghi. Sta di fatto che questo di Hard Justice è uno degli ultimi ruoli di un attore totalmente privo di qualsiasi dote recitativa ma con la grinta giusta e doti atletiche innegabili.

Diretto dall’esordiente Greg Yaitanes, oggi prolifico regista televisivo, il film è presentato (con che coraggio?) al Festival di Cannes nel maggio 1995 e secondo IMDb è uscito in patria americana solo nell’ottobre 1996.

La consueta Number One Video lo porta nelle nostre videoteche nel 1997 con il titolo Giustizia spietata, e la ancor più consueta Stormovie lo presenta in DVD nel 2007 con lo stesso titolo.
Apparso su Italia1 l’8 marzo 1996 in prima visione con il titolo Giustizia d’acciaio, ma quasi sicuramente slittato al 15 marzo successivo per un cambio di palinsesto, il film riappare nel 2003 su piccoli canali locali, stavolta come Giustizia spietata, ma direi che mediamente è un film ignoto alla TV.

Giustizia dura ma con un cuore di panna marziale

L’ecosistema cinematografico non ama gli spazi vuoti, appena una nicchia ecologica rimane libera arriva subito una qualche specie ad occuparla: con la scomparsa della Cannon, una casa israeliana specializzata il filmetti d’azione rozza che piacciono agli spettatori privi di puzza sotto il naso, subentra la Nu Image Films, una casa israeliana specializzata in filmetti d’azione rozza che piacciono agli spettatori privi di puzza sotto il naso. La perfetta erede che poi diventerà quella che oggi è nota come Millennium Films, con molti più soldi da investire, molti più talenti su cui contare ma con sempre lo stesso cuore di pura caciara d’azione nel petto.

Il decano Avi Lerner e un nome che dovrebbe esservi familiare, Boaz Davidson (autore dei vostri filmacci d’azione preferiti), sono ancora due produttori rozzi con parecchia strada davanti per creare prodottini memorabili, ma è chiaro che stanno facendo esperienza con un obiettivo ben chiaro: far capire a tutti che la Nu Image è la nuova Cannon.

C’è una nuova Cannon in città, e si chiama Nu Image Films

Per il loro eroe marziale Bradley quindi mettono in atto un’operazione troppo palese per fare finta che sia semplice “coincidenza narrativa”: hanno preso Colpi proibiti (1990) della Cannon, uno dei film che dimostrano quanto la casa non avesse capito nulla di Van Damme, e l’hanno ricopiato paro paro, scena per scena, cucendolo addosso a Bradley. Per tutti quelli che considerano Van Damme un attore scarso, sappiate… che Bradley riesce ad esser peggio!

Nick Adams (David Bradley) è uno di quei poliziotti duri e puri che non aspettano rinforzi, il che, lo so, è vago: nella storia del cinema poliziesco non è mai esistito un solo caso di poliziotto che aspetti i rinforzi, tanto che c’è da chiedersi che li organizzino a fare, i rinforzi.
Comunque Nick è disposto a fare tutto per acciuffare lo spietato trafficante d’armi Jimmy Wong (Yuji Okumoto), quindi fa di testa sua e succede il fattaccio: Jimmy ferito riesce a fuggire ma fa in tempo a uccidere una donna che teneva in ostaggio, il che fa sentire in colpa il nostro Nick, in uno dei rarissimi momenti in cui film si discosta leggermente dall’essere una fotocopia di Colpi proibiti.

Nick, poliziotto che non aspetta mai i rinforzi, com’è antica usanza al cinema

Nick è tanto triste, povero Nick, e per elaborare il suo lutto lascia pistola e distintivo e scompare. La sua collega ed amica Hannah (Benita Andre) però lo trova subito, perché il poliziotto è andato nel posto dove andava sempre a pescare col padre. Ah, che sceneggiatura pregna.
Da notare come Nick tolta la divisa da poliziotto sia vestito di pelle e guidi una grande moto rombante: non sembra proprio uno sbirro nell’anima.

Quando piove grandina, come dice Cassidy, e così mentre ancora sta soffrendo per la tipa morta per colpa sua Nick riceve un’altra brutta notizia: un suo caro amico poliziotto è stato ucciso nel carcere dove era entrato sotto copertura.
Bisogna fare qualcosa, quindi il nostro eroe si fa arrestare con una finta accusa d’omicidio e va sotto copertura nel carcere dove quelli sotto copertura li ammazzano per divertimento. Se l’ha fatto Van Damme, può farlo pure lui.

Nick si fa subito nuovi amici in carcere

In cella conosce Mastro Lindo, resa italiana dell’originale Mr. Clean (Jim Maniaci), che imitando un vecchio “cattivo” di un film con Bud Spencer diventa amico degli omaccioni che lo riempiono di botte. Infatti prima Mastro Lindo fa il bullo da galera, minacciando il nostro eroe, poi ci becca un sacco di mazzate e diventa il migliore suo. Certe dinamiche penitenziarie sono complicate…

Ecco come si fa amicizia in cella

Nick capisce subito che quel carcere è un gran brutto posto, e ci voleva proprio un genio: un indizio fondamentale viene dal fatto che il direttore Pike ha l’irresistibile faccia incisa nel cuoio di Charles Napier, buon’anima.

Nessun detenuto può stare tranquillo, con un direttore così

È chiaro che il direttore non solo chiude un occhio davanti ai traffici di alcuni boss dietro le sbarre, ma quasi sicuramente ne è azionista silenzioso.
Però c’è da dire che si tratta di un carcere a cinque stelle: le celle sono spaziosissime. Quella dove sono Nick e Mastro Lindo è più grande di casa mia!

Il carcere è brutto, ma almeno le celle sono ariose

Mentre ancora il nostro eroe deve riuscire a capire chi abbia ucciso l’amico, la situazione peggiora sensibilmente con l’arrivo di un detenuto fresco fresco: proprio lui, Jimmy Wong, che cammina al rallentatore copiando scena per scena l’Uomo dei Sogni (Patrick Kilpatrick) di Colpi proibiti.

«Portami un sogno, Burke»… ah, no, ho sbagliato film!

Riusciranno Nick e Mastro Lindo a sopravvivere alla furia omicida del pericoloso trafficante d’armi, che ha alle spalle molti più insospettabili “soci” di quanto si possa pensare?

Con quelle facce, forse è meglio se restano in galera

La fotografia di Moshe Levin avrebbe avuto bisogno di una digitalizzazione in DVD con più cura dei colori e del contrasto (nelle foto di questa pagina ho provveduto io a colpi di fotoscioppate), ma è chiaro che il direttore della fotografia abbia avuto mandato di ricopiare identico lo stile del film con Van Damme, con tanto di giochi di luce tra le sbarre.
Invece il costumista deve aver ricevuto informazioni sbagliate o aver capito male: Bradley in canotta non raggiunge minimamente la gagliardiaggine di Van Damme in maglia bianca.

No, David, proprio no: pari un macellaio a Ferragosto…

La Nu Image più che sulla trama punta sulle tante scene d’azione, in cui Bradley è libero di sfoderare i suoi calci migliori, e sui caratteristi di lusso, come per esempio il mitico professor Toru Tanaka, anche se la sua è giusto una comparsata di pochi secondi. Lo stesso significa che la casa ci tiene ad avere i volti giusti, quindi noi fan siamo felici.

Il professor Toru Tanaka si vede poco ma si sente tanto!

Non dimentichiamo poi che la Nu Image è anch’essa una casa di base istraeliana, quindi proprio come la Cannon ha accesso a valanghe di armi da usare nei film. Se in Colpi proibiti si rasentava il minimo sindacale, qui mitragliette e mitraglioni non mancano di certo.

Non è un film israeliano se non ci sono fucili e mitragliatori ovunque

Giustizia spietata è chiaramente un prodotto minuscolo, plagio smaccato di un altro prison movie, con attori non certo talentuosi e qualsiasi altro difetto vi venga in mente: eppure ha il cuore al posto giusto, sempre però guardandolo con l’ottica del mondo in cui è nato, quei mitici anni Novanta in cui qualsiasi film mostrasse scene di combattimenti marziali veniva ricoperto d’oro dal popolo delle videoteche.
Certo, in Italia il film non ha avuto alcuna fortuna, ma il suo grave problema è l’essere arrivato da noi nel 1997, cioè quando ormai l’esplosione marziale era bella che finita e rimanevano solo rovine fumanti in giro. E strambi sbirri marziali persi nel fumo.

Vederlo con il gusto di oggi sarebbe inutile e ingiusto, è un film profondamente legato al 1995 in cui è nato, ma se avete avuto la fortuna di infettarvi nella Grande Pandemia Marziale a cavallo fra Ottanta e Novanta, allora riconoscerete anche in questo minuscolo filmetto tutti i sintomi buoni dell’epoca.

Forse Bradley è stato il più duro e puro degli eroi marziali, perché invece di iniziare a scomparire sullo sfondo, in piccoli ruoli da comparsa, ha preferito cavalcare verso il tramonto e uscire di scena quando il mondo che lo amava ha smesso di esistere. Yippee ya-yeh, David.

L.

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9 risposte a Hard Justice (1995) Giustizia spietata

  1. Fabio ha detto:

    Aaah la “Nu Image”,rovistando nella mia videoteca privata priva di “puzza sotto al naso”😏 mi rendo conto di avere un discreto numero di film targati appunto “Nu Image”,casa che all’epoca imparo’ dagli errori della “Cannon Films”,evitando budget oltre le loro possibilita’,e soprattutto lavorando principalmente nell’home video,ora che e confluita nella “Millennium Films” da anni sono ritornati nel giro delle distribuzioni cinematografiche,sperando che la cosa non gli porti sfiga,soprattutto di questi tempi,per qui occhio israeliani,non esagerate con le spese,se no’ il BOOM lo faranno i vostri portafogli😱!!.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vero, la Cannon spendeva come una casa di serie A ma tanto per tutti – critici e giornalisti – era sempre una casaccia di serie B (o peggio), al di là del film in questione, e quando poi nella metà degli anni Ottanta scoprirono che in videoteca vendevano camionate di cassette, mentre al cinema dovevano faticare contro i parrucconi che remavano contro, è stato chiaro che la sua erede avrebbe dovuto prima puntare “in basso”, prima semmai di salire.
      La Nu Image ha saputo distribuire molto bene e a livello capillare, quando poi ha varato la Millennium dedicata all’azione e/o marziale ha saputo chiamare i talenti giusti e ha fatto faville sin da subito. Quindi oggi che vedo il loro logo su grandi titoli al cinema sono contento, perché si sono davvero meritati ogni grammo di successo 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    Il paragone con l’ecosistema è brillante lasciatelo dire, il film molto meno, anche se è pieno di facce giuste, sulla canotta di ferragosto ho sputato la colazione dal naso dal ridere 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io ho sputato quando ho visto Bradley in canotta, ma sullo schermo 😀
      La casa si sta ancora facendo le ossa, ha chiamato le facce giuste e i calci buoni, ma si vede che è ancora un prodotto troppo rozzo: il decano Avi Lerner in seguito saprà regalarci film di “pugni in gabbia” decisamente migliori ^_^

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Non c’è nulla da fare, quando ci sono queste recensioni Z le divoro, il cuore mi batte come in nessun’altra occasione di lettura internettiana, la giornata svolta, il sorriso e le risate si stampano sul mio volto. Ne vorrei sempre di più ma al contempo, recuperando un po’ di raZionalità, capisco che è importante diluirle per godersele appieno. 🙂
    Tra l’altro ho il sospetto di non averlo visto quindi la lettura è risultata, se possibile, ancor più incuriosita/interessante! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Bradley e Napier insieme mi ricordano un po’ più di qualcosa, in effetti, per cui non escludo di averlo visto ai tempi su qualche rete locale… Per sicurezza verificherò 😉

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  5. Romulus ha detto:

    Nel cast c’e anche Vernon Wells il Bennet di Commando.

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