Boyka: Undisputed (2017) Troppo poco, troppo tardi

È la storia di Christopher Lee, che nel 1958 interpreta Dracula il vampiro. Non era certo un attore di primo pelo, da molti anni recitava ma è inutile negarlo: il conte Dracula gli ha regalato un successo travolgente e immediato in tutto il mondo. La Hammer subito prepara una bella dozzina di filmacci di vampiri da fargli fare, ma Lee ha l’occhio lungo e rifiuta: non vuole che alla sua morte venga ricordato solo perché è stato Dracula. Infatti dei mille miliardi di film che ha interpretato, alla sua morte viene ricordato solo perché è stato Dracula e Saruman ne In Signore degli Anelli… Visto che aveva ragione?
Ogni giorno Lee ha la Hammer alla porta, a cui risponde «No, no, no: Dracula nun lo fo!» Ogni giorno la gente lo ferma per strada, «Ah Christoper, facce Dracula!» ma lui è inamovibile. Per otto anni si rifiuta categoricamente di tornare a vestire i panni che l’hanno reso celebre, e dopo una secchiata di film inutili – che nessuno ricorda – un giorno si sveglia in piena fase Capezzone rifatto da Neri Marcorè: e quello che prima era No… mo’ è Sì!

L’irrefrenabile e contagioso entusiasmo con cui Lee affronta il ruolo…

Una mattina, Lee si è svegliato, e bella ciao bella ciao ti fa Dracula principe delle tenebre (1966). E riveste i panni del Conte Dracula. E fa schifo. I critici dell’entusiasmo a prescindere vi convinceranno che un Dracula che non parla incarna la muta rabbia animale del vampiro: siamo onesti, Lee non parla perché Dracula gli sta sul culo e lo fa così male che nessuno gli romperà più le balle con ‘sta storia. E sbaglia.
Comincerà a fare Dracula come se piovesse, interpretando tutte quelle bojate che non voleva assolutamente fare: arrivando a girare Dracula padre, Dracula figlio, Dracula figlia della sorella, era Dracula pure quella (1976) o qualcosa del genere.

Va’ a chiedere a quell’Etrusco che cazzo c’entra Christopher Lee!

I critici bravi, quelli che scrivono libri di saggistica stampati su carta, non forniscono spiegazione di questo improvviso e immotivato cambio di scelta: perché rifiutarsi per otto anni di abbassarsi un po’ le mutande e poi alla fine strapparsele via di brutto? Contattato qualcuno personalmente, a microfoni spenti ipotizzano che Lee sia stato convinto dai soldi, ma a me puzza: Già il giorno dopo l’uscita del primo film la Hammer avrebbe dato tutto, a Lee: se voleva tirare sul prezzo poteva farlo per otto mesi, non per otto anni! Per poi darsi via come l’ultima delle baldracche.
Non sapremo mai perché Christopher Lee abbia capezzonato nel 1966, percorrendo una strada che aveva capito benissimo nel 1958: girando cioè filmacci inutili che l’avrebbero infognato in un unico personaggio rendendo inutile una prolifica carriera di miliardi di film. (Che nessuno ricorda.)
La stessa cosa, ma diversa, è successa a Scott Adkins. Che di anni però ne ha aspettati solo sette…

Comincia ‘sta recensione oppure no?

Quando nel 2006 Adkins azzecca il personaggio della vita, con Undisputed II (2006), aveva una signora gavetta che i suoi colleghi si sognano. Da anni si faceva la schiena a pezzi sui set dei film di Hong Kong e in comparsate in cui mostrava la montagna di talento che aveva in ogni centimetro del suo corpo.
Già all’epoca cercavo di spiegare il segreto del suo successo con la metafora di Beethoven: che sarà stato pure un artista bravino eh, ma da solo non poteva nulla. Perché una musica di Beethoven funzioni serve un bravo direttore d’orchestra e un bravo esecutore. Adkins è un ottimo esecutore, ma ha bisogno di un ottimo direttore d’orchestra – Isaac Florentine, che un giorno ricorderemo come il Menahem Golan degli anni Duemila. E ha bisogno di un compositore: chi è Beethoven? Ovviamente è J.J. “Loco” Perry, titanico coreografo che ha creato lo stile di combattimento di Boyka.
Adkins-Florentine-Perry hanno creato Boyka nel 2006 (usando poi sgommatine del suo talento per il Deadpool di Wolverine. Le origini), ma azzeccare il capolavoro può avvenire per fortuna. Capire che invece si parla di vero talento è riprendere quello stesso personaggio perfetto… e migliorarlo.

«I’m the most complete fighter in the world» (Boyka)

Undisputed III (2010) è uno dei più grandi film di arti marziali della storia non perché vanti chissà che trama, ma perché sa dire le cose giuste al momento giusto, sa mostrare i combattimenti giusti al momento giusto, sa quando parlare e quando menare. Sa come parlare e sa fottutamente bene come menare.
Il secondo Boyka è mille volte meglio del primo perché non è più il bieco cattivo monocorde ma diventa il corrucciato principe, l’eroe contrastato, il cattivo-ora-buono, ma soprattutto raccoglie a sé un’eredità troppo spesso dimenticata (e del tutto ignota al pubblico italiano): Boyka è un crippled master, un campione sciancato.
È facile vincere tutto quando sei un eroe, ma quando sali sul ring con un ginocchio fottuto raccogli in te tutta l’epica del combattimento, il mito del “lottare feriti” che moltiplica per dieci l’emozione nello spettatore. Dopo Fang, lo spadaccino monco cinese, e Zatôichi, lo spadaccino cieco giapponese, di sicuro nel Gotha dei crippled master c’è Boyka, il lottatore zoppo russo.
Prendete tutto quanto ho scritto finora e buttatelo nel cesso. Avrete così Boyka: Undisputed

Assomiglia a Boyka, ma solo da lontano…

Annunciato già dal mio vecchio blog morto il 25 agosto 2014, il film viene presentato in anteprima il 22 settembre 2016 al Fantastic Fest di Austin (Texas): da allora è iniziato un teatrino di rimandi e slittamenti che non si sa quando avrà fine. Forse un’uscita americana ci sarà nell’agosto 2017, forse uscirà prima in Germania. Forse boh.
In attesa di poter finalmente comprare un’edizione home video qualsiasi – basta sia Regione 2 – mi sono accontentato di una versione in lingua originale che gira per il web: non vi sarà difficile rimediarla…

Sarà meglio per te che dopo mi compri originale!

Ve lo ricordate Isaac Florentine, che sin dal primo momento era dato per regista del film? Be’, scordatevelo: ora c’è il bulgaro Todor Chapkanov, tecnico di grandi film che da solo dirige inutili filmacci tipo Weather Wars (2011) e Miami Magma (2011).
Ve lo ricordate J.J. “Loco” Perry, papà delle coreografie che hanno conquistato il mondo? Be’, scordatevelo: sul set di Ninja II (2013) Scott ha conosciuto lo svedese-asiatico Tim Man, quello di Kill ‘em All (2013), che magari costa meno…
Rimane solo lo sceneggiatore David N. White, mentre del “team Florentine” c’è solo Boaz Davidson come ispiratore. (Vi devo ricordare che è il regista che venne cacciato a pedate da Menahem Golan dal set de L’invincibile Ninja nel 1981 e che nel 2009 si è vendicato ricopiando quel film scrivendo la sceneggiatura di Ninja per Adkins?)

Andatevene pure, che tanto ve ripiglio a tutti!

Le squallide location russo-bulgare ormai non fanno più effetto: tutti i film le usano, pure le grandi produzioni americane – che tanto stanno tutte alla canna del gas. Però anche la Bulgaria comincia ad alzare i prezzi ed evidentemente alla Millennium Films gli hanno dato i posti più brutti, perché il film davvero mostra lo squallore più squallido.
Per ridurre i costi già al lumicino tutta la storia si svolge in una sala, con capatine in altre sale, ma questo non sarebbe un problema… se Boyka facesse la sua cosa nella casa. Invece quel tizio assomiglia a Boyka… ma non è lui!

Non rovinate il ring, che non ci sono i soldi per prenderne un altro

Yurj Boyka è un ricercato che vive alla luce del sole nella città a due passi dalla prigione da cui è evaso. Prigione che però non si chiama più Gorgon: ho come l’impressione che questo film sia stato fatto stando attenti a non citare mai il precedente, per questioni di copyright.
«Come va il ginocchio?» «Bene»: questo veloce scambio di battute ci informa che ora magicamente la gamba di Boyka è guarita e lui non è più il maestro zoppo. Regala Bibbie alla chiesa locale e questo ci ricorda che è religioso. Ad un certo punto dice che ha fatto cose brutte: questo è l’unico aggancio con i due film precedenti.
Va be’, è un altro Boyka, è un tizio che si chiama così. Però ora ci fa dei combattimenti che… levati, ma levati proprio. Ecco appunto, levati proprio

Belle foto, ma combattimenti molto meno incisivi

Tim Man fa i suoi compitini e Scott Adkins dimostra che è ancora in splendida forma, sebbene da sette anni faccia cazzatine inutili che gli hanno fottuto la carriera. (Ce ne ha messo di tempo per capire che a portare il caffè a Van Damme si va solo a fondo!)
Resosi conto di aver fatto una cazzatona ona ona, quando nel 2010 ha iniziato a NON fare Boyka in ogni film, ora Adkins sta cercando di recuperare il tempo irreparabilmente perduto. Il fisico c’è, la bravura c’è, il talento è ancora lì… ma è un esecutore che suona musica a caso senza né un direttore d’orchestra né un compositore. In pratica è un suonatore ambulante, di quelli che nella metro dici “Che bravo” e te ne vai senza dargli manco un centesimo.
Le mosse ricordano quelle che faceva Boyka ma non lo sono. I tanti combattimenti del film sono ripresi molto bene ma non hanno carattere, non c’è evoluzione: a un certo punto l’avversario cade a terra così, quasi che si sia stufato e abbia deciso di cadere per finire quella roba.

Scattata la foto, finito il combattimento…

Boyka sta giustamente sfruttando il dono che Dio gli ha dato – ispirata idea di sceneggiatura del terzo film – e vuole combattere nei grandi circuiti, ma durante le qualificazioni ricrea identica la scena che apre Hard Target 2 (2016) e uccide l’avversario sul ring. Teoricamente è un duro che nella sua vita ha ammazzato la qualunque, ma adesso è buono e così è devastato. Trova nella borsa del morto una lettera della moglie e va di nascosto in Bulgaria a dimostrare che non è vero che tutte le ragazze dell’est sono belle: qui per esempio hanno preso una racchia!
Indovinate un po’? C’è il brutto e cattivo boss locale che vuole ghermire la donna, che non si sa che cacchio ci deve fare: per farle estinguere il debito del marito morto le fa fare… la cameriera! Ammazza quant’è cattivo ‘sto boss!
La donna, costretta all’orribile onta di un onesto lavoro retribuito, viene salvata da Boyka che fa un patto col boss: farà tre match onesti e lui lascerà andare la donna. Un piano perfetto, perché è noto che i boss rispettano sempre i loro patti…

«Ora ti percuoto!» (cit.)

Nella più scontata scontatezza il film muore, annegato da battutine ridicole, personaggi stupidi e occasioni mancate. Quando Boyka si allena nella palestra del consultorio gestito dalla donna, con i bambini che lo guardano, era l’occasione per iniziare il solito “training montage coi ragazzini”, simbolo del combattente buono e giusto la cui violenza è stemperata dall’innocenza infantile. No, troppo facile: i ragazzini spariscono dopo trenta secondi. E allora che cacchio l’hai fatti vedere a fare?
Boyka mena a casaccio degli avversari a casaccio finché arriva Koshmar the Nightmare (ridicolo gioco di parole dal francese cauchemar), titanico mostrone muscolone, macistissimo che fa malissimo, pompatissimo tatuato pure in bocca, uno che ti spezza in due pure col naso.
Perché presentare un personaggio così esagerato… per il combattimento più stupido della storia del cinema marziale? Nullità allo stato brado…

Aridàteme Isaac Florentine!!!!

Insoddisfacente sotto ogni punto di vista, questo Boyka: Undisputed è il Dracula: principe delle tenebre di Adkins: dopo tanti lunghi anni d’attesa… la minchiata fa più male!
Il giorno dopo l’uscita di Undisputed II in ogni angolo del mondo (tranne in Italia) Adkins è diventato Boyka, il personaggio marziale più noto e amato del Duemila, l’unico ruolo per cui l’attore verrà ricordato, e fare minchiatine in giro non è servito a nulla. Come ha fatto Christopher Lee – che vale diecimila Adkins messi uno sopra all’altro – ad aggiungere un unico altro ruolo alla memoria collettiva? Ha fatto un personaggio famosissimo in una superproduzione internazionale. E questo gli ha consentito, alla sua morte, di essere ricordato in ben due ruoli sui diecimila ricoperti.
Per aggiungere qualcosa a Boyka, Adkins come minimo dovrebbe interpretare il nuovo James Bond, al massimo il nuovo Jason Bourne: visto che neanche se morissero tutti gli attori maschi al mondo lui verrebbe scelto per quei ruoli, si mettesse l’anima in pace e cercasse un regista e un coreografo – e uno sceneggiatore, va’ – e tirasse fuori qualcosa di almeno decente per un eventuale Undisputed V, che il quarto gli è venuto davvero male…

L.

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27 risposte a Boyka: Undisputed (2017) Troppo poco, troppo tardi

  1. Cassidy ha detto:

    Sai già tutto, dovrei riuscire a vedere il film stasera, quindi ho saltato tutto il tuo pezzo e ti convidivo sulla fiducia 😉 Cheers!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    È possibile che quando si è bravi a fare qualcosa, nessuno creda che tu sappia fare altro?
    Comunque, messer Adkins credo di ricordarlo più magrolino (rispetto a come sta messo qui, eh!) in un film tipo El Gringo: soporifero ma non troppo, mi pare che tirasse a stento due pugni, senza calciorotare nessuno. O forse ha calciorotato mentre dormivo, vallo a sapere – le storie col mcguffin/borsa piena di soldi (zoldi, sul tuo blog? :P) non mi hanno mai catturato molto.

    Comunque, bella la cattiveria del megaboss: magari, era così crudele da pagarle pure i contributi? 😄

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Boyka, Undisputed…grandi emozioni…ma la tua recensione mi ha un po’ “freddato”!!! Grossi passi indietro?

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  4. Denis ha detto:

    Peccato che spreco marziale.
    Comunque stanotte su Cielo rifanno Perdita Durango.

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  5. Cumbrugliume ha detto:

    L’aspettavo come la seconda venuta del messia ;_;

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Me cade pure la certezza di Boyka, che 2017 orrendo si prospetta

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Boyka c’è, ma manca un coreografo, un regista e uno sceneggiatore. E purtroppo si vede…

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      • Giuseppe ha detto:

        In pratica, Boyka è tornato, ma senza il team giusto che rendesse il suo ritorno davvero degno di tale nome… peccato, perché in questi anni di attesa pensavo si fosse lavorato in primis a scongiurare proprio un’eventualità del genere. E invece hanno solo fatto passare del tempo così, senza costrutto…
        P.S. Nel prossimo Undisputed potrebbe avere a che fare con, che so, il figlio segreto di Francisco Scaramanga 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ davvero un peccato perché dopo tanti anni era facile che Adkins non fosse più in grado di affrontare l’impegno fisico di un personaggio così estremo, invece è in forma più che smagliante e questo rende più cocente la delusione.
        E’ incredibile la differenza che passa fra gli stereotipi classici di Undisputed 3 e 4: nel primo sono una base da cui partire, nel secondo uno scoglio contro cui naufragare…

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  9. Cassidy ha detto:

    Finalmente posso leggerti 😉 Il paragone con Christoper Lee è centrato, la volta quasi buonista del personaggio mi ha quasi stordito, ma avergli restituito il ginocchio è stato un calcio al secchio del latte, non ha ancora capito Scott che deve fare SOLO film diretti da Isaac Florentine? Cheers!

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