Blast (1997) Johnny Cage, eroe diehardo

Il loro era un piano meticoloso, le loro attrezzature del massimo livello, erano ben preparati, intelligenti e spietati. Ma non avevano tenuto conto… dell’inserviente!

Quando su Prime Video appare un’introvabile copia italiana di Blast con cui Albert Pyun racconta di un eroe diehardo, è chiaro che il Grande Sceneggiatore ti sta mandando un segnale: devi recuperare questa incredibile chicca d’annata.

Arrivato nelle videoteche americane nel marzo 1997, la Cecchi Gori lo porta in Italia in data ignota con lo stesso titolo, e da allora il vuoto totale, prima della miracolosa apparizione su Prime Video.

Il film estinto in Italia, recuperato da Santo Prime Video

Siamo in un periodo di piena attività per la Filmwerks, la casa che Pyun ha fondato nel 1993 con i suoi due fidi collaboratori Tom Karnowski e Gary Schmoeller. Stando alle dichiarazioni di quest’ultimo a TheSchlockPit.com nel 2020, la casa è nata per la creazione di film di genere diretti al mercato dell’home video, grazie alla distribuzione della Trimark Pictures. Ogni socio ha compiti semplici e precisi: Schmoeller trova i soldi, li passa a Karnowski che permette a Pyun di dirigere. Una catena di montaggio che ha sfornato una ventina di film in circa sette anni, tutti a costi bassissimi.

La casa che Pyun costruì per creare Z d’azione

A Pyun non piace girare a Los Angeles, in pratica quel poco di soldi racimolati dalla produzione li spende quasi tutti a viaggiare per il mondo con una ventina di tecnici al seguito, a girare scene in ambientazioni esotiche: forse è per questo che gli attori lo adorano, perché girare con lui richiede zero impegno recitativo e vacanze esotiche gratuite. Così in occasione di questo Blast il regista richiama tutti i suoi attori, ma proprio tutti, organizzando per loro una parata di minuscole apparizioni totalmente inutili, giusto per regalare vacanze gratis ai suoi “ragazzi”. Solo il protagonista non ha mai lavorato prima con Pyun: ha fatto di ben peggio…

Ciao, per legge sono tenuto a scusarmi per il mio ruolo in Mortal Kombat

«Dei 23 complotti terroristici sui quali l’FBI ha indagato ad Atlanta, solo uno si è dimostrato reale». Va ricordato che prima dell’11 settembre 2001 il terrorismo su suolo americano era materia perfetta per storie thriller in quanto non esisteva nella realtà: ecco perché fece molto scalpore l’attentato di Atlanta del 1996, sebbene il suo solo morto impallidisce di fronte ai numeri a cui gli attentati del nuovo millennio ci hanno purtroppo abituati.
Quell’evento ha eccitato ogni sceneggiatore in attività, quindi poteva la Filmwerks non organizzare il suo personale Die Hard riutilizzando quell’evento?

Come si fa a creare un film ambientato durante le Olimpiadi con dieci persone come cast? Per Albert Pyun non è un problema: facciamo che i terroristi prendono in ostaggio il palazzetto dello sport dove si svolgono le gare di nuoto quando ancora non c’è nessuno, facciamo che qualche ragazza in costume è la Nazionale di Nuoto, due tizi che camminano è la sicurezza, gli stessi tizi con passamontagna sono terroristi. Che ci frega? È la Filmwerks: ha fatto di ben peggio nella sua vita!

Si vede che siamo nel bel mezzo delle Olimpiadi?

Così abbiamo un enorme palazzetto sportivo vuoto a fare il grattacielo Nakatomi e tre o quattro tizi in passamontagna a fare i terroristi, guidati dal perfido Omodo Alal, che ovviamente ha il cognome arabeggiante che fa “cattivo” a prescindere. Ad interpretarlo è il celebre butterato d’origine venezuelana Andrew Divoff, che di lì a qualche mese sarà mitico protagonista di Wishmaster (1997) e che con Pyun aveva già lavorato in Hong Kong 97 (1994), Adrenalin (1996) e Nemesis 4 (1996).

Divoff, un divo eternamente cattivo

Tra i suoi uomini spicca Vincent Klyn, storico cattivo da videoteca che collabora con Pyun da sempre, sin da quando è stato lanciato nel ruolo del super-cattivo Fender di Cyborg (1989): da allora, purtroppo, è destinato a piccole apparizioni di pochi secondi, come in Nemesis (1992) e Knights (1993).

Un super cattivo da comparsata

Appena il cattivo prende in ostaggio le nuotatrici olimpiche – davvero poco credibili, visto che non hanno un solo muscolo nelle gambe! – gli alti vertici dell’FBI si attivano… chiamando Tim Thomerson, presente in ogni film anni Novanta uscito in videoteca.

Pronto, Albert? Ma certo che vengo, ho mai detto di no a un film in video?

Ad aiutarlo c’è Yuji Okumoto, l’antagonista di Daniel-san in Karate Kid 2 (1986) e che con Pyun ha lavorato in Nemesis (1992) e Pistole sporche (1997).

La quota asiatica del film

Vista la gravità della situazione, bisogna chiamare un cervellone di prima grandezza per aiutare, e così entra in scena Rutger Hauer, con cui Pyun ha appena girato lo “yojimbesco” Omega Doom (1996). Credo che ad Hauer non andasse di partecipare a questa produzione o magari voleva sperimentare, sta di fatto che lo vediamo sempre in penombra, con due lunghe trecce da squaw indiana e sulla sedia a rotelle. Per fortuna appare solo per qualche minuto, giusto il tempo di farci sapere che a Vienna ne ha combinate di cotte e di crude, malgrado nessuno gliel’abbia chiesto.

Ah, se vi dovessi raccontare tutto quello che m’è successo a Vienna…

A difendere le ragazze c’è il loro allenatore, che però se ne frega e cerca solo di salvarsi la pelle: non stupisce sia interpretato dal mellifluo Thom Mathews, che fa sempre il cattivo o l’infame nei film di Pyun, come in Kickboxer 4 (1994) o Heatseeker (1995).

Quando c’è un ruolo da infame, Thom Mathews è là!

Finora abbiamo conosciuto le comparse, è ora di conoscere l’eroe diehardo della storia, l’inserviente che per caso si ritrova ad essere l’uomo giusto al momento giusto e che da solo dovrà sbaragliare i terroristi: Jack Bryant, un nome figo al punto giusto ma purtroppo interpretato da Linden Ashby, che aveva appena interpretato (male) Johnny Cage in Mortal Kombat (1995). Qualcuno per errore doveva aver pensato che aveva l’aspetto di un combattente: errore madornale.

Sì sì, proprio la faccia dell’eroe diehardo alla McClane…

Jack fa l’inserviente nelle strutture che ospitano i Giochi Olimpici ma ci soffre, perché ha un passato di campione di arti marziali (tae kwon do nelle tramette di Prime Video, aikido stando al film) ma un incidente alla gamba gli ha spezzato la carriera: quindi è un “maestro sciancato“? No, perché mai, in nessun momento del film mostra il minimo accenno ad alcuna marzialità: se nella trama l’avessero fatto ex campione di briscola sarebbe stato la stessa cosa. Più di semplici scazzottate da bar non ci vengono mostrate, quindi la presunta marzialità del protagonista non ha alcun senso.

Campione mondiale di calci negli zebedei

Tutto va come deve andare, i terroristi sono presi alla sprovvista da un inserviente così scaltro e la loro unica carta per fermarlo è minacciare la donna che ama, che scoprono essere già in loro possesso.

— Quello non può essere un semplice inserviente!

Come frase dieharda ci siamo, ma verso la fine l’asticella si alza di parecchio:

— Non c’è via di uscita.
— Cosa ti fa pensare che io voglia uscire? Sto venendo a prenderti!

E la “frase maschia” alla Rambo 2 («Sono io che vengo a prenderti») è piazzata, il film può anche finire qui.

Le signore McClane sono destinate ad essere ostaggi

Ashby come eroe d’azione è totalmente fuori parte, anche se ogni tanto stringe un bastone da passeggio. La sensazione è che Albert Pyun – che firma la sceneggiatura mascherandosi dietro il nome posticcio di Hannah Blue – volesse davvero fondere il genere diehardo con i “maestri sciancati“, con un John McClane che parte svantaggiato perché mezzo zoppo ma, una volta avocati a sé i poteri dell’eroe, riesce a trasformarsi in Boyka 3, cioè lo “zoppo che mena duro”.
Tutto questo però rimane ben chiuso nella testa di Pyun, perché su schermo abbiamo un tizio totalmente inespressivo che non si sa cosa pensi, che inizia la vicenda prendendo un deambulatore, quindi con un serio problema alla gamba, e poi comincia a correre di qua e di là come se niente fosse, anche se l’attore non è capace manco di quello e scivola in continuazione nei corridoi del palazzo. Perché accennare ad una fantomatica disabilità del protagonista se poi questa scompare subito dopo? Siamo così in zona Boyka 4: errore madornale.

«Yippee ki-yay, motherfucker» (cit.)

Pyun sembra aver rinunciato ai punti forti del suo stile – fotografia ricercata, eroi contrastati e sfaccettati, forti drammi personali – per dedicarsi completamente ad un prodotto diehardo, il che è un bene: peccato che abbia a disposizione una piscina vuota e qualche attore improvvisato, senza alcuna capacità d’azione, così come Pyun non è mai stato un regista d’azione in senso classico. Il risultato è che si ride tantissimo in faccia ai caratteristi che fanno le loro comparsate, si ride in faccia al Johnny Cage dei poveri che fa il McClane dei poveri, si ride in faccia a tutti e non rimane altro.

Oh, ma che avete tutti da ridere?

Se non altro è altamente consigliato il finale, un autentico capolavoro: dove non è riuscito l’eroe diehardo… ci pensa Rutger Hauer! Come può un uomo sulla sedia a rotelle che per tutto il film è stato in una stanza buia… d’un tratto sbucare dal nulla e fermare un terrorista che sta per far saltare tutto in aria? Non ve lo dico, dovete vedere la scena perché è genialmente Z e perché riderete per mezz’ora di fila!
Davvero un peccato che Hauer nella sua autobiografia parli di decine e decine di film ma non sprechi una sola parola per il suo lavoro con Albert Pyun.

Sempre sia lodato Prime Video che riporta alla luce chicche ormai perdute come questa, che in lingua italiana è estinta da più di vent’anni, ma è un peccato che Pyun non abbia usato la sua geniale visione Z per arricchire questa storia dieharda tutta da ridere.

L.

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19 risposte a Blast (1997) Johnny Cage, eroe diehardo

  1. Zio Portillo ha detto:

    Due cose: la prima è che non vi di sbattermi a vedermi sto filmaccio, mi cerco giusto la scena finale con Hauer perché mi hai stuzzicato a dovere. E la seconda è che, parlando di attentati, mi hai ricordato che ho nel cassetto da una vita “Arlington Road”. Ne ho ricordi più che piacevoli ma non si becca mai in tv. L’ho registrato per caso ed è là che mi attende.

    Ma il primo attentato su suolo americano non fu quello di Oklahoma City? Vado a memoria eh, ma mi pare sia prima di Atlanta…

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  2. Cassidy ha detto:

    Pyum, gli eroi Diehardi, un accenna di maestri sciancati, persino Rutger, ci sono troppe rubriche e Filoni cari al Zinefilo tutti insieme in un solo film, davvero San Prime per averlo fatto emergere dal suo catalogo e complimenti a te per averlo scovato. Solo all’idea di Rutger con le trecce mi viene da ridere, corro a vedere il film! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi piace pensare che qualcuno a Prime Video abbia voluto omaggiare i vari cicli del Zinefilo!
      Scherzi a parte, c’è davvero tanta roba in questo film: già solo il finale con Hauer è un capolavoro Z per sempre! ^_^

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  3. Evit ha detto:

    Segnato! (Mai sentito prima)

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Ora me lo metto su in sottofondo mentre faccio le faccende di casa, mi guardo davvero solo la scena finale che mi hai messo troppa curiosità! Grazie per esserti sacrificato per tutti noi ancora una volta ed esserti visto questo film “brutto quanto blasta” al posto nostro.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah “brutto quanto blasta” è un capolavoro, semmai lo stampassero in DVD sarebbe la fascetta perfetta 😀
      In realtà sono fan di Albert Pyun da quando ero ragazzo, perciò non so resistere al suo richiamo, soprattutto con film come questo: strapieni di volti noti dell’action di serie Z e con trama “dieharda” ^_^
      Fammi sapere che ne pensi del finale con Hauer…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    AMO LA Z, volevo dichiararlo ancor prima di vederlo (cosa che farò quanto prima)
    Sai che mi veniva da ridere già solo a leggere il tuo post? Mi attendono momenti indimenticabili, graZie di tutto! 🙂

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  6. Madame Verdurin ha detto:

    Vista la scena… che dire… cioè, davvero, da dove comincio?? Però non voglio nemmeno fare troppi spoiler… Dico solo che non penso che Rutger si sia messo l’esplosivo nella sedia a rotelle in quel momento, secondo me ce lo aveva prima, anzi da sempre: la fiaschetta di whiskey ci dimostra che è un tipo sempre pronto a tutto. Lo stesso non si può dire dei soccorritori che tirano subito fuori la bionda dalla piscina e lasciano annegare il paraplegico… E scusa, parliamo del gilet esplosivo che in realtà si toglieva semplicemente tirando giù la zip? E perchè la bionda non se l’è tolto prima? Solo quando faceva ridere, come Roger Rabbit? Grazie Lucius perché mi son fatta una risata proprio grossa!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il bello di questi filmacci è farsi delle grasse risate alla faccia loro ^_^
      Un vero professionista si porta sempre dell’esplosivo appresso, sotto la sedia, che non si sa mai…
      Ad analizzare i singoli elementi di questo film non se ne esce più, per questo fa ridere 😛

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  7. Giuseppe ha detto:

    Un Pyun che non ricordavo assolutamente! Ma com’è possibile? Adesso, per prima cosa, mi cerco la scena finale, e poi passerò a cercare anche il resto ^__^

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